La Roma oscura de Il segno del comando

 

C’è una Roma sconosciuta ai turisti: intrecci di vicoli come labirinti che sfociano in piazze lastricate di ciotoli. E’  una Roma notturna e silenziosa, semideserta, che si insinua come un’ oasi antica e misteriosa all’ interno della città caotica e trafficata. Una Roma fatta di solenni e lugubri palazzi nobiliari abitati da personaggi che vivono fuori dal tempo, in un mondo personale di passioni e di ossessioni iniziatiche, in cui aleggiano strane presenze. E’ la Roma che scoprirà il prof. Foster, arrivato da Cambridge per disquisire sul diario romano di Byron al British Council e da quel momento in poi preso nel vortice di antiche leggende ed esoterici presagi, in cui viene irretito quasi inconsapevolmente da una torbida’ setta’ che  si rivela in un doppio volto, in una doppia realtà. Deciso a saperne di più dopo un sonetto in cui Byron descrive un’esperienza inquietante concludendo i suoi versi con ‘Tenebrose presenze’, viene coinvolto in una strana storia di reincarnazioni, predestinati e artisti maledetti accomunati dalla passione per l’occulto, per lo spiritismo, per il soprannaturale. Una profezia di negromanti designa Foster come il reincarnato di un pittore morto cento anni prima di cui è sosia, condannandolo a morire il 28 marzo, come il pittore…Ma una macabra caccia al tesoro a cui lo conduce proprio il sonetto di Byron, lo porta a scoprire luoghi e figure chiave per la sua salvezza: la trova nei versi sibillini del Salmo della doppia morte, partitura per organo di un musicista attratto da mondi oscuri e ‘morto nel peccato’ secoli prima. Ma intanto la realtà e l’ intangibile si intrecciano, intersecano, passato e presente si uniscono e sdoppiano, rivelando un lato oscuro nei luoghi, nelle persone e nelle situazioni in cui niente, nessuno è come appare, e muoiono persone legate alla ‘trama esoterica’ . Anche la figura ambigua di Lucia, in abiti gipsy e dalle misteriose apparizioni e sparizioni, crea una realtà confusa e onirica trascinando Foster in taverne secolari che svaniscono nel nulla, tenebrose sedute spiritiche negli angoli più lugubri di antichi castelli, tetre sartorie teatrali abitate solo da manichini. Dovrebbe morire il 28 marzo, Foster: l’unico modo che ha per salvarsi è trovare il potente Segno del Comando, un amuleto in grado di sconfiggere la profezia, e crede di essere sulla strada giusta, di aver trovato il luogo in cui si nasconde grazie alle parole a doppia chiave contenute nel Salmo. Ma sarà stupore quando questo non avviene, altri morti si susseguono orribilmente, e persino il finale della storia si dirama in una doppia versione: quella di un commissario di Polizia che snocciola una conclusione dalla razionalità pura, in cui magia equivale a superstizione ed appannaggio di fanatici, contrapposta alla versione esoterica che conduce Foster a impossessarsi del Segno del Comando grazie a un viottolo buio dove, nella fantomatica Taverna dell’ Angelo appena riapparsa, sarà Lucia a rivelargli il mistero. Può capitare dunque che all’ interno di una trama oscura e misteriosa, il fantasma della modella di un pittore maledetto del passato venga a salvarti e che sia il suo amore, l’amore di una Lucia presenza di due mondi oscillanti tra il terreno e l’ ultraterreno, a consegnarti il misterioso, salvifico Segno del Comando: Foster lo aveva già con sè, dono di Lucia la prima sera insieme, alla Taverna. Un medaglione su cui è incisa una civetta, opera di un antico orafo e negromante, ha impedito che la profezia si avverasse. All’ alba del 29 marzo, Foster è vivo grazie a un dettaglio, incastonato perfettamente nel romanticismo byroniano: la sua vita prosegue, messa in salvo da un fantasma che ha attraversato secoli e tempo per raggiungerlo, mosso dal più passionale tra i sentimenti. L’ambiguità di Lucia, ora, abbandona le ombre rivelando una limpida luminosità…quella dell’ amore.

La realtà stessa ha dunque un doppio volto, in cui la razionalità si interseca suo malgrado, ma costantemente, inevitabilmente, con l’insondabile…

 

 

Foto tratte dallo sceneggiato TV Il segno del comando, 1971, diretto da Daniele D’ Anza.

Buon mercoledì.

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