P. M. N. 3: MSGM celebra i suoi capi iconici con una capsule in full color

 

Il suo nome è P.M. N. 3 ed è la capsule tramite cui MSGM celebra i capi iconici del suo archivio reinterpretandoli con un twist iper contemporaneo. All’ insegna del puro glam si alternano felpe con stampe-logo, t-shirt, maglie crop in cromie multicolor, pantaloni sia in versione slim che con leggera svasatura, gonne plissettate, abiti patchwork o in floral print, e non mancano camicie con polsini a contrasto o pervase di pattern stripes. Lo chic serale si declina in total pink e prende la forma di un tuxedo con pantalone in coordinato. In questo tripudio in full color sono inclusi anche gli accessori: foulard  che ostentano palette di nuance con i relativi codici si fanno ancor più sorprendenti affiancandosi a variopinti bouquet floreali. E’ il trionfo di uno stile vibrante, che a una allure vagamente sporty coniuga forme movimentate da un mix and match di pattern, shade cangianti e plissé scultorei. Da P.M.N.3 ho selezionato 5 + 1 capi: la mia personale sintesi di una capsule che è già un must per tutti i fan di MSGM, e non solo.

 

 

Alla giacca tuxedo in jersey (vedi foto sotto il titolo) mi piace abbinare – in modo niente affatto scontato – i pantaloni slim nell’ identica nuance di rosa. In doppio crepe cady, sono adornati da tasche frontali all’ americana e da una tasca piatta posizionata sul retro.

 

 

L’ abito nero in viscosa, sleeveless e lungo fino a metà polpaccio, viene ravvivato da una miriade di plissé multicolor.

 

 

Senza maniche, in misto lana, la maglia crop è una vera e propria scacchiera di colori sul davanti, mentre il retro è in plain pink. Le bordadure a costine creano un contrasto giocoso di toni, “sigillato” dalla lettera M in bella vista sul fondo del top.

 

 

E’ impreziosito da una scia di piume, il mini abito patchwork che riassume i punti cardine di P. M. N.3: scolpito da una miriade di pieghe, alterna check in technicolor e pattern floral a un bianco candido prima di declinarsi nel fascinoso rosa confetto del plumage. La linea ad A rievoca decise reminescenze Sixties.

 

 

Ancora rosa, fortissimamente rosa: ma questa volta si tratta di una preziosa nuance di rosa antico. La longuette plissé è in poliestere interamente ricoperto di paillettes, e “danza” intorno al corpo con soavità leggera. Abbinata ad una delle felpe sporty della capsule, acquista subito un’ irresistibile allure fondata sull’ antitesi di stili.

 

 

Still life in movimento e dissonanze armoniche: la campagna pubblicitaria PE 2018 di Marni

 

Scatti di “still life in movimento”: non potrebbe esistere definizione più calzante per descrivere la campagna pubblicitaria Primavera/Estate 2018 di Marni. Gesti accennati, pose atipiche animano i soggetti prima che la foto li cristallizzi in una strana fissità. Da un mix di couture e stravaganza prende vita un percorso che surfa attraverso il tempo, approda nel passato e lambisce le sue atmosfere languide per poi proseguire in un’ inarrestabile ricerca del bello. Firmata da Jamie Hawkesworth, la campagna Marni immortala modelli e modelle dalla bellezza decisa, ma unconventional: unicità e carattere sono le sue parole d’ordine. Hawkesworth avvolge i protagonisti degli scatti in una luce calda e al tempo stesso eterea, dove la nozione di tempo sembra dissolversi momentaneamente nel nulla. Abiti dalle forme oversize e dai volumi ben definiti esaltano il contrasto tra le loro geometrie rigorose e una postura irriverente, ma sono i piccoli oggetti a sancire un contatto con il presente e con la sua dimensione: simil bonsai in plastica, biglie, omini colorati spuntano accanto ai piedi dei modelli e ancorano le immagini al “qui e ora”. Forse smarriti e poi ritrovati, i ninnoli si inseriscono nello still life della foto con vis ironica. Perchè in questo mix and match concettuale sono proprio le dissonanze, i contrasti e gli elementi inaspettati a delineare, paradossalmente,  un’ affascinante armonia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CREDITS

Fotografo: Jamie Hawkesworth

Art Direction: Giovanni Bianco & GB65

Modelli: Kiki Willems, Querelle Jansen, Line Kjaergaard, Nicole Atieno, Lucas Chancellor

Styling: Camilla Nickerson

Hair: Jimmy Paul

Make up: Dick Page

Produzione: Sylvia Farago LTD Production

 

 

Il close-up della settimana

 

Tomas Maier ha lasciato Bottega Veneta. La notizia è arrivata neppure un paio di giorni fa, del tutto inattesa. Maier era al timone creativo del brand da ben 17 anni, durante i quali ha svolto un ruolo decisivo nel definirne l’ estetica e l’ identità stilistica: tedesco di Pforzheim, classe 1957, il designer era stato nominato Direttore Creativo nel 2001, quando Bottega Veneta è entrato a far parte del gruppo Kering. Dopo il debutto con una collezione di soli accessori, Meier ha rilanciato la Maison a livello globale adottando uno stile sobrio e sofisticato che è a tutt’ oggi il suo trademark. “E’ in gran parte dovuto alle esigenze creative di alto livello di Tomas, se Bottega Veneta è diventata la casa di moda che è oggi. L’ha ricollocata sulla scena luxury e ne ha fatto un riferimento indiscusso. Con la sua visione creativa, ha valorizzato magnificamente le competenze degli artigiani della Maison. Gli sono profondamente grato e lo ringrazio personalmente per il lavoro che ha svolto e per l’ eccezionale successo che ha contribuito a farci ottenere.”, ha commentato il Presidente e CEO di Kering François-Henri Pinault. Maier ha un background di tutto rispetto: formatosi alla Chambre Syndicale de la Haute Couture di Parigi, ha intrecciato successivamente collaborazioni con Guy Laroche, Sonia Rykiel e Hermès. Nel 1997 ha fondato in Florida un brand che porta il suo stesso nome, mentre in partnership con Uniqlo, di recente, ha creato una capsule collection dedicata alla Primavera/Estate 2018. In seguito al divorzio da Bottega Veneta, il designer si consacrerà a tempo pieno alla propria label; proprio poche ora fa, invece, è stato svelato il nome del Direttore Creativo che prenderà il posto di Maier presso la Maison vicentina: si tratta di Daniel Lee, già Design Director del ready-to-wear griffato Céline. Trentaduenne del Regno Unito, Lee annovera nel suo CV una laurea al Central Saint Martins College of Art and Design ed esperienze professionali in Maison Margiela, Balenciaga e Donna Karan precedenti al suo ingresso in Céline nel 2012. François-Henri Pinault ha speso parole entusiaste per il nuovo Direttore Creativo di Bottega Veneta: “La singolarità della sua visione, ispirata a un approccio creativo molto personale, mi ha convinto che sarebbe stato il miglior interprete di un nuovo capitolo nella storia della Maison. Il suo lavoro è caratterizzato da un grande rigore, da una grande padronanza dell’ expertise in atelier, da un’ autentica passione per i materiali e da un’ energia  che non vedo l’ora di veder prender forma in Bottega Veneta. “, ha affermato in un comunicato stampa. Daniel Lee, da parte sua, si è dichiarato ” onorato ed entusiasta di portare avanti l’eredità forgiatasi in Bottega Veneta negli ultimi 50 anni. Mantenendo codici radicati nella Maison come l’ artigianalità, la qualità e la raffinatezza, non vedo l’ ora di rielaborarli apportando, al tempo stesso, una nuova prospettiva e un nuovo senso della modernità”. Non ci resta che augurargli buon lavoro!

 

Nella foto: un look dalla collezione AI 2018/19 di Bottega Veneta

 

Tendenze PE 2018 – L’ anima eclettica degli 80s

Versace

Anni ’80, welcome back! Il ritorno del decennio più edonistico dell’ ultimo mezzo secolo è sancito in modo unanime dalle collezioni Primavera/Estate. Sfaccettatissimi, eclettici, multiformi, gli Eighties non hanno avuto, in realtà, un’ unica anima fashion. Li ha percorsi un pot-pourri di tendenze e stili privi di un filo conduttore ben preciso: spalle imbottite e tailleur da career woman convivono con il New Romantic, il Dark, il Paninaro look, il puro glam si alterna a una miriade di colori fluo e al binomio “chiodo + tutù” sfoggiato da Madonna con tanto di croci e di bijoux. Impossibile, poi, trascurare il decostruttivismo della triade Yamamoto-Miyake-Kawakubo, seguito da un nuovo minimal dal sapore jap e dai primi indizi di “total black” mania. Non solo nuance audaci e overstatement, quindi: la moda anni ’80 è uno scoppiettante melting pot rivisitato, oggi, in una serie di dettami cult che inneggiano alla contemporaneità più cool.

 

Gucci

Saint Laurent

Christopher Kane

Isabel Marant

Moschino

Tom Ford

Balmain

Ermanno Scervino

Stella McCartney

 

 

Diorshow, un tripudio di colore per il make up occhi

 

Un’ Estate ad alto tasso di colore e di teatralità: è quanto ci propone Dior con la linea Diorshow, che esalta lo sguardo attraverso un’ autentica esplosione di tonalità Pop. Donare alle ciglia un volume extra è sempre stata la prerogativa di Diorshow Pump ‘n Volume, mascara “rivoluzionario” dalla texture esclusiva. Oggi, Pump ‘n Volume si arricchisce di quattro nuove nuance iper pigmentate per osare mix cromatici audaci e potenziati dall’ elevato effetto volumizzante. La sua formula cremosa, a base di cere e polveri elastiche, è un concentrato di morbidezza che si presta a illimitati giochi di colore: niente di meglio che sperimentarli con le shade in limited edition appena lanciate. Purple Pump 160, Blue Pump 260, Coral Pump 640 e Pink Pump 840 sono un viola, un blu elettrico, un corallo e un rosa che doteranno di vibranti accenti al neon il vostro make up occhi.

 

 

 

Ma Diorshow è anche un On Stage Liner che ricrea perfettamente il backstage beauty dei défilé della Maison. Questo eyeliner dalla punta ibrida, scorrevole come un pennarello e flessibile come le setole di un pennello, spicca per la maneggevolezza estrema. Sottile e preciso, favorisce un tratto deciso e al tempo stesso splendidamente fluido: con un solo gesto riproduce i look più iconici mandati in scena. Le nuance in cui è disponibile sono 14, valorizzate da una formula waterproof e da un’ alta concentrazione di pigmenti che alterna finish differenti in uno spettacolare tripudio grafico; a un nero ultralucido si affiancano shade di volta in volta sature, perlate o matte, ma sempre straordinariamente intense e a lunghissima tenuta (fino a 24 ore). Le gradazioni incluse sono 001 Matte White, 091 Matte Black, 096 Vinyl Black, 176 Matte Purple, 261 Matte Pop Blue, 296 Matte Blue, 351 Pearly Turquoise, 461 Matte Pop Green, 466 Pearly Bronze, 541 Matte Yellow, 781 Matte Brown, 851 Matte Pink, 861 Matte Red, 876 Matte Rusty: utilizzatele singolarmente o in abbinamenti strategici che accentuino ciascun colore.

 

 

 

 

Photo: Dior

 

L’ accessorio che ci piace

 

Coup de foudre! E’ amore a prima vista tra VALIUM e i nuovissimi Joplin booties griffati Saint Laurent. Almeno per oggi, accantoniamo le collezioni estive e andiamo alla scoperta di uno degli accessori più “rock & glam” della prossima stagione fredda: vi garantisco che ne vale la pena. Nel pieno dei festeggiamenti per il 50mo del ’68, lo stile dell’epoca incarna un punto di riferimento fisso per l’ universo fashion. E Saint Laurent, che con il periodo a cavallo tra i Sixties e i Seventies possiede un feeling innato, non poteva che rivisitarlo rasentando l’eccellenza: lo stivaletto Joplin ne evoca le atmosfere sin dal nome, un omaggio a una leggenda del rock – Janis Joplin, appunto – che in una voce uscita dalle viscere  racchiudeva il grido di una generazione intera. Alto a metà polpaccio, slanciato, Joplin sfoggia un tacco 10 a parallelepipedo e si allaccia alla caviglia con una vistosa fibbia. L’ anima rock di Saint Laurent riaffiora, si traduce in un design che viaggia a ritroso nel tempo pur esprimendo una contemporaneità squisita. Non è un caso che a far da testimonial al bootie sia una Kaia Gerber più che mai calata in un mood hippie dalle molteplici venature glam: i pantaloni di velluto, l’ ampia blusa leopard e il cappello-turbante la fanno somigliare a una rockstar o a una delle affascinanti muse di Monsieur Yves. Ai piedi di Kaia, un paio di Joplin in versione bohémienne,  scamosciati e in nuance cammello.

 

 

Di questi stilosissimi stivaletti esistono infatti altre due declinazioni, interamente in pelle di vitello come la prima: i Joplin si tingono di nero e ostentano un esotico pattern leopardato, ma non variano dettagli come la suola in cuoio, la zip laterale e la preziosa fibbia in bronzo anticato che porta inciso il logo Saint Laurent Paris. Io non nascondo di avere un debole per il modello color mou, che trovo di un’ iconicità assoluta. E voi, in quale variante li preferite?

 

 

 

 

Pitti Uomo 94: perchè è imperdibile in 10+1 punti

 

Coundown a Pitti Uomo 94: la celebre kermesse fiorentina dedicata alla moda maschile aprirà i battenti il 12 Giugno e, fino al 15 dello stesso mese, si snoderà in un susseguirsi di eventi e di progetti speciali. Ad ospitarla, come sempre, gli spazi della Fortezza da Basso, che si affolleranno di oltre 1240 espositori (di cui il 45% internazionali) e attireranno circa 19.500 buyer, inclusi 8500 provenienti dall’ estero. Ma la 94ma edizione della rassegna emana un appeal che va ben al di là dei dati numerici. Miriadi di righe in movimento la percorrono, ondeggiando per poi intersecarsi in un ipnotico gioco di illusione ottica: P.O.P. Pitti Optical Power, questo il suo tema, celebra infatti l’ optical art e la tramuterà in un’ autentica festa virtual-visuale che, con la moda al centro, si prefigge di esplorare orizzonti della percezione inediti, di ricercare prospettive innovative e trasversali. Il bianco e nero, però, è bandito. I magnetici pattern che esprimono la vision sono un caleidoscopio in full color che ammanta di giocosità gli interni della Fortezza da Basso, grafismi e cromatismi che ridefiniscono gli spazi dando vita a dei continui cortocircuiti visivi. Per illustrare il motivo trainante, regia e motion graphics si fondono in un esplosivo mix  scandito dal ritmo dell’ elettropop: ideato e prodotto da Lateral Creative Hub, il digital art project di Pitti Uomo 94 si avvale della motion graphics di Ditroit, della regia di Diego Diaz e la sua “soundtrack” porta la firma di Alessandro Branca per Human Touch Music. Accanto all’ effervescente leitmotiv P.O.P., sono innumerevoli gli appuntamenti, le chicche e le iniziative che renderanno questa edizione un assoluto must. Quali? Proviamo a sintetizzarli in 10 punti:

1. LA POP ARENA. Concepita dal life-styler Sergio Colantuoni, è un’ area lounge in optical technicolor che ospiterà (tra l’ altro) le talk a tema del magazine Scandinavian Man, il  “fioritissimo” evento per il 40mo di Lardini e il #Leathersolerock party, un tributo al prestigio di  Cuoio di Toscana.

2. GUEST NATION GEORGIA. La Giorgia, affacciata sul Mar Nero, è l’ antichissima terra di mezzo che sancisce il confine tra Europa e AsiaPitti Uomo la celebra ospitando i suoi fashion designer più promettenti – Aznauri, Anuka Keburia, Gola Damian, Situationist, Tatuna Nikolaishvili, Vaska – e presentando le collezioni che hanno appositamente dedicato a questo progetto.

3. I GO OUT. All’ insegna dello slogan “Outdoor Meets Fashion, Fashion Meets Outdoor”, 30 brand internazionali reinterpretano l’ outdoor style in collezioni trasversali:  clothing, accessori e oggetti coniugano la ricerca stilistica al concetto di “aria aperta”  e instaurano un nuovo punto di contatto tra natura e uomo. Saranno presenti marchi come Diemme, Griffin, Goldwin Inc., Mountain Research, Roa, Sease, Woolrich Outdoor e Reda Active, per citarne solo alcuni.

4. SECRET FLORENCE. Riscoprire gli angoli più magici di Firenze in occasione di Pitti Uomo è una chance non da poco: dal 9 al 16 Giugno un’ alternanza di performance, concerti, eventi e proiezioni organizzati nei luoghi meno esplorati della “città del Giglio” la renderà possibile. L’ iniziativa è sostenuta dal Comune di Firenze e Pitti Immagine in connubio con 5 partner (Fondazione Fabbrica Europa, Lo Schermo dell’Arte Film Festival, Musicus Concentus, Tempo Reale/Centro di ricerca, produzione e didattica museale, Virgilio Sieni/Centro nazionale di produzione) culturalmente attivi sul territorio.

 

 

5. SCANDINAVIAN MANIFESTO. Nella Fortezza da Basso si parla scandinavo: Scandinavian Manifesto è uno spazio apposito tramite il quale Revolver Copenaghen Int. Fashion Trade Show ci introduce al panorama fashion della penisola nordeuropea ed ai suoi brand menswear più interessanti. Tra nomi noti ed emergenti, 15 marchi sfileranno all’ Arena Strozzi affiancati da icone del design, del decor, dell’ arte e della scena gourmet “Made in Scandinavia”.

6. IL GUCCI GARDEN INAUGURA DUE NUOVE SALE. Il suggestivo spazio ideato da Alessandro Michele e con sede a Palazzo della Mercanzia si arricchisce di due nuove sale. Per celebrare l’ evento, nella Gucci Garden Boutique verrà lanciata una serie di prodotti illlustrata da un artista alla sua prima collaborazione con il marchio.

7. L’ OMAGGIO A BASQUIAT. A 30 anni dalla scomparsa del celebre pittore e graffitista newyorchese, Lo Schermo dell’ Arte Film Festival lo omaggia con due film inclusi nel progetto Secret Florence: appuntamento il 12 Giugno, presso i locali del Cinema della Compagnia, con “Downtown 81” di Edo Bertoglio e con l’ anteprima del documentario “Boom For Real: the Late Teenage Years of Jean-Michel Basquiat”, una serie di interviste e di testimonianze tramite cui la regista Sara Driver racconta gli esordi di uno dei più geniali artisti dell’ era contemporanea.

8. FUMITU GANRYU_DESIGNER PROJECT. Pitti Uomo sceglie il neo-brand Fumitu Ganryu, dello stilista giapponese omonimo, come Designer Project della 94ma edizione. Classe 1976, un importante background in Comme des Garçons, Ganryu esplora il rapporto tra corpo e abito con un’ impronta modernamente concettuale. Il debutto della sua label indipendente è previsto per il 13 Giugno.

9. ROBERTO CAVALLI_SPECIAL.GUEST. Mercoledì 13 Giugno coinciderà con un ulteriore, del tutto speciale “save the date”. In quella data, infatti, il Gruppo Roberto Cavalli lancerà a Pitti la prima collezione menswear firmata da Paul Surridge. Il legame tra Firenze e una delle sue Maison storiche si rinsalda e sancisce ufficialmente un nuovo corso che affida all’ Uomo Cavalli un ruolo da protagonista assoluto.

10. CRAIG GREEN, GUEST MENSWEAR DESIGNER. Craig Green è il Menswear Guest Designer di Pitti Uomo 94. Una ricerca che mixa i dettami del workwear a forme futuristico-scultoree e défilé di culto grazie alla loro potenza impattante rientrano tra i principali atout del designer londinese, che vanta nel suo CV un Fashion Masters alla Central Saint Martins. Pluripremiato, non solo stilista bensì creativo e artista a 360°, Craig Green presenterà la sua collezione PE 2019 attraverso un’ esclusiva sfilata in programma il 14 Giugno.

11. I GUNS N’ ROSES IN CONCERTO. Pitti Uomo 94 si conclude con un evento collaterale a tutto rock: alle 21 del 15 Giugno, i Guns N’ Roses saliranno sul palco della Visarno Area per un attesissimo live. Ma la megaband americana non sarà l’unica a ravvivare a suon di musica la nightlife fiorentina. Dal 14 al 17 Giugno, infatti, Firenze Rocks (il festival organizzato da Live Nation in sinergia con Virgin Radio ed altri partner) si srotolerà in una serie di concerti che alternerà leggende come gli Iron Maiden, Ozzy Osbourne e i Foo Fighters a nuove leve DOC.

Per ulteriori e info e per il calendario completo di Pitti Immagine Uomo:

http://www.pittimmagine.com/corporate/fairs/uomo.html

 

Photo

Copertina: dal Digital Art Project Pitti Uomo 94 by Lateral Creative Hub

Panorama fiorentino by Jörg Bittner (Unna) [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], from Wikimedia Commons

 

Tra suggestioni gotiche e “memento mori”: la Gucci Cruise 2019 sfila nella necropoli di Arles

 

Cala il buio e l’ atmosfera si fa sepolcrale, ad Alyscamps: lingue di fuoco baluginano tra i resti della necropoli, fumi di nebbia si diffondono mentre le campane scandiscono cupi rintocchi. In sottofondo, i seicenteschi “Vespri della Beata Vergine” di Claudio Monteverdi impregnano l’aria di pathos e file di ceri ardono accanto ai monumenti funebri. E’ in questo scenario che va in scena la Gucci Cruise 2019. Una cornice suggestiva, carica di una significatività profonda: citata da Dante nel IX Canto dell’ Inferno, Alyscamps rappresenta uno delle più antiche “città dei morti” dell’ era romana e si trova in Provenza, nei pressi di Arles. Alessandro Michele l’ha scelta come location di una collezione gotica, ma non solo, in cui la riflessione sulla morte si interseca a un fil rouge ispirativo che più che mai viaggia attraverso lo spazio e il tempo.

 

 

L’ ululato delle civette e dei rapaci notturni risuona, sinistro, durante tutto lo show, i modelli costeggiano una scia di fuoco che li accompagna lungo questo singolare catwalk: a sfilare sono vedove d’antan, madonne rinascimentali, giovani groupie, aspiranti rockstar con il mito di Billy Idol, e i look che sfoggiano (ben 114) mixano sacro e profano ad una straordinariamente ricca varietà di stili. Lunghe cappe in velluto si alternano a skinny pants in vinile, abiti ricamati con costati votivi, moderni pepli dalle mille plissettature, stampe check e tigrate, un tripudio di piume, ruche e frange, luccichii profusi, dress caftano e suit dotati di pantaloni a zampa. I disegni del trio creativo Antoinette Poisson si avvicendano ad un mix and match di pattern che non tralascia l’ heritage, come l’ iconica Flora print proposta in abbondanza sui foulard.

 

 

 

Accanto è un pullulare di citazioni di Dante Alighieri, lettering SEGA, scritte “Memento Mori” e “Chambres des Squelettes” ostentate – rispettivamente – sui pants affusolati e sui sandali,  che coniugano l’ universo Gucci ai motivi ispirativi della collezione. Non mancano, però, ulteriori grafismi iconici: un esempio? Il Pan stilizzato che fa da logo al leggendario Chateau Marmont, l’ Hotel forse più indiscindibile dalla storia del rock. E non è certo un caso. Alla ricerca di nuovi tipi di bellezza, di un’estetica che sfrondando ogni stereotipo sperimenta identità inedite (“Mi piacciono le cose che sembrano qualcosa ma non lo sono”, ha dichiarato Alessandro Michele), i cenni al rock world e ai suoi idoli si affiancano come una costante che ricorre tra i temi della Gucci Cruise 2019.

 

 

 

Perchè in quest’ ode spassionata alla libertà di stile e ad un nuovo senso dell’ “essere” e dell’ “apparire” non poteva venir meno il potente appeal esercitato da chi “gioca” con il suo personaggio per eccellenza, come appunto fanno i divi del rock. In linea con tale mood, anche gli accessori si tramutano in veri e propri statement: megaocchiali declinati nei più fantasiosi modi, turbanti, pillbox hat e copricapi vintage che Frankie Olive adorna di lunghe piume si abbinano a sandali di stampo “francescano” e a sneakers con maxizeppa in puro stile Spike Girls, mentre handbag con la doppia GG in multiple declinazioni vengono frequentemente sostituite da bouquet di fiori  “in memoriam”.

 

 

 

Tra i monili, accanto a sontuosi pendenti d’oro che riproducono conchiglie, la croce si tramuta in un leitmotiv e appare in bella vista in ogni variante jewel. Nel pot-pourri di epoche che la Cruise assembla risalta, inoltre, un doveroso omaggio al periodo romano: acconciature a ondine che sembrano scolpite in un busto di fine Impero evidenziano una sofisticatezza minuziosa e irresistibile.

 

 

 

Tutto intorno, il fuoco continua a sfavillare nella notte. A metà tra Inferno dantesco e simbolo sacrale, non va trascurata la sua valenza di forza che favorisce l’unione degli opposti oltre che la rigenerazione ciclica della natura: due elementi con cui l’ estetica “gender fluid” di Gucci e l’ emblema ricorrente dell’ ouroboros hanno molto in comune. Ma a concludere lo show non è una vestale, bensì una donzella biancovestita che rievoca l’ etereità spettrale di – a scelta – una creatura dell’ oltretomba o de “La sposa cadavere”. Cala il sipario su uno show che sarà ricordato a lungo, oltre che per lo splendore dei suoi abiti, per la scenografia impattante e la strepitosa potenza evocativa.