Tendenze AI 2018/19 – Il passamontagna: no ai cliché, sì allo chic

GUCCI

Il passamontagna fa boom! Lo decretano le collezioni Autunno/Inverno 2018/19, dove il celebre copricapo in lana spopola letteralmente. In passerella lo abbiamo ammirato in molteplici versioni: lasciando scoperti, di volta in volta, l’ intero volto o solo gli occhi, ha spaziato dai modelli gioiello alle rivisitazioni di romantiche cuffie d’altri tempi. Se lo associavate unicamente alle vacanze sulla neve o a certe attività predatorie, dovrete ricredervi. Il passamontagna, oggi, prende le distanze da qualsiasi cliché per tramutarsi in accessorio squisitamente urban, l’ iconico ed ideale complemento di un look iper-chic. Non siete convinte? Provare per credere.

 

MATTY BOVAN

CALVIN KLEIN

VERSACE

CHANEL

MAISON MARGIELA

PREEN BY THORNTON BREGAZZI

DIOR

MARNI

MARINE SERRE

 

Visioni glam-rock in interni, a metà tra notte e alba: la campagna pubblicitaria AI 2018/19 di Saint Laurent con Mica Argañaraz

 

“Palermo Summer Nights”, il progetto ideato da Anthony Vaccarello per Saint Laurent, ha il suo sequel. Ma al cambio di stagione si accompagnano differenze sostanziali. Innanzitutto, la location:  non più la capitale sicula, bensì una casa ritratta solo in interni. Il décor è bohémien,  zeppo di tappeti e di cuscini etno. Divani e poltrone in pelle hanno un sapore anni ’70, un profuso esotismo evoca la suggestività dei souk. E’ qui che Inez & Vinoodh ambientano la seconda parte della campagna pubblicitaria AI 2018/19 di Saint Laurent. Un flashback per ricordare le “notti estive di Palermo” che l’hanno preceduta: in quegli scatti, un gruppo costituito da Mica Argañaraz, Kaia Gerber, Paul Hameline, Kiki Willems, Luka Isaac e altri modelli-muse della Maison veniva immortalato mentre folleggiava in un’ antica villa siciliana. Atmosfere tra il glam e il decadente davano vita a uno scenario nel più puro stile Saint Laurent, “jeunesse dorée intrisa di indolenza rock”. Con l’ arrivo dell’ Autunno, il party rimane un fulcro ma variano le coordinate temporali. Siamo presumibilmente all’ alba,  “la festa – parafrasando Rino Gaetano – è finita” e la top argentina Mica Argañaraz riveste il ruolo di protagonista assoluta. Quegli istanti sono colti in fotogrammi, perlopiù in bianco e nero, di una potenza incredibile. Svanita la baldoria, Mica affronta le ultime ore della notte in un laconico ma intenso “face to face”. E’ il suo look a parlare per lei: i minishorts in pelle, il cinturone, la giacca in pelliccia esaltano un mood squisitamente rock. In primo piano, i Billy ankle boots con mega platform sanciscono il loro status di irrinunciabili must-have. Ma spicca anche, in uno scatto, un tavolino su cui una tazza di caffè  e un pancake campeggiano accanto alla stilosissima Vicky bag: come a instaurare una sorta di dialogo tra un breakfast in solitaria e un accessorio dalla raffinatezza unica. Sono momenti sospesi, sublimati dal silenzio e dagli ultimi residui di buio…Inez & Vinoodh li fissano in immagini che fondono dosi massicce di glam con una visionarietà e una magia senza pari.

 

 

 

 

 

 

 

 

CREDITS

Photographers: Inez and Vinoodh

Styling: Alastair McKimm

Casting direction: Piergiorgio Del Moro and Samuel Ellis Scheinman

Hair style: Jimmy Paul

Make up: Kanako Takase

 

 

Sulle tracce del Principe Maurice: suggestioni di viaggio e note d’incanto tra Kiev e il Bel Paese

 

Dal nostro ultimo incontro (rivivilo qui), lo scenario è mutato radicalmente: alla Rotonda a Mare di Senigallia si sostituiscono le cromie rosso-oro del foliage, ma nel Principe non c’è certo traccia di spleen autunnale. Rinvigorito da affascinanti trasferte all’estero, deliziato dalle scoperte che gli riserva una quotidianità colta nel suo lato magico, racconta a ruota libera episodi, progetti e aneddoti trascinandoti in un vortice di energia. L’ estate si è conclusa con una nota di tristezza: la morte del suo mentore Lindsay Kemp ha toccato profondamente il Principe. Eppure, questa malinconia è stata presto sublimata da accenti di creatività pura. Il tributo a Kemp che ha organizzato a Venezia, durante la Biennale del Cinema, ha letteralmente ipnotizzato il pubblico. Ma soprattutto, ha evidenziato ancora una volta la potenza incredibile di un’ Arte che scaturisce dal cuore: è qui che confluiscono il genio, la verve istrionica e il travolgente carisma del Principe Maurice.

Lascio a te la parola affinché possa descriverci questa splendida esperienza veneziana.

Alla 75ma Mostra del Cinema ho fatto un red carpet con la mia amica Guia Zapponi, bravissima attrice. E’ stato divertente, ma la cosa più importante per me è stato l’esser riuscito a organizzare un “flash mob” in omaggio a Lindsay Kemp. Da solo non avrei mai potuto farlo, ero troppo coinvolto emozionalmente. Ho quindi chiesto aiuto a Andy dei Bluvertigo. Ci siamo detti, “Perché non ripercorriamo l’incontro tra Kemp e David Bowie?”, dove io avrei interpretato Lindsay e Andy, David. A lui l’idea è piaciuta tantissimo e l’abbiamo messa in atto. Senza invito esclusivo, senza pass, senza registrazione…L’abbiamo messa in atto e basta, sulla Terrazza della Biennale che ha cominciato subito ad affollarsi: la gente sentiva che stava succedendo qualcosa. Ho esordito con un djset, poi mi sono trasformato in Lindsay Kemp ed intonando insieme a Andy “The man who sold the world” è partito questo set glam rock. E’ stato un successo, non mi aspettavo che arrivasse così tanta gente! Poter ricordare Lindsay e David, per me, è stata una grande consolazione. Non abbiamo fatto tanta pubblicità, il che ha richiamato il pubblico giusto: a quanti realmente interessa essere toccati nell’ anima, quanti partecipano solo per esibirsi? Il nostro è stato un anti-red carpet party fatto col cuore.

 

 

 

Il Principe con Andy Fluon in “Stardust – Tribute to Lindsay Kemp and David Bowie” alla Biennale del Cinema

Abbandonate le atmosfere vacanziere, ci ritroviamo in un Autunno già inoltrato. Come hai inaugurato la nuova stagione?            

Andando verso est, e la prima tappa è stata Kiev in compagnia della mia amica e manager Oksana Kuzmenko. A Kiev sono andato per relazioni pubbliche, più che per lavoro, e ho avuto modo di incontrare Aleksandr Lobortas: un gioielliere straordinario entrato nel Guinness dei Primati. Con Oksana, nel suo atelier bunker, abbiamo ammirato dei gioielli stupendi per un pomeriggio intero. E’ stato un incontro stupefacente, per la preziosità e la bellezza di quel che ho visto! Sono riuscito ad ispirare, a mia volta, Lobortas, che presto creerà una serie di stilografiche gioiello “forgiate” sul mio personaggio. Quei momenti sono stati da sogno: mi hanno impressionato la passione, l’entusiasmo, la creatività. I monili che ho ammirato rievocavano Fabergé, gli zar, sono creazioni stratosferiche valorizzate da un’accurata ricerca sulla sfaccettatura delle pietre. In quei giorni, poi, a Kiev ricorreva San Michele e abbiamo visitato un luogo sacro ed incredibile. Pecherska Lavra è un monumentale complesso di monasteri in stile ortodosso (quindi architettonicamente molto ricco), uno dei quali è costruito su una rete di catacombe e di cunicoli.

 

Pecherska Lavra, a Kiev

L’ atmosfera di grande spiritualità al suo interno viene esternata da una solennità che incarna il senso della devozione. Ho vissuto una sorta di estasi mistica scaturita dalle sonorità, da ciò che vedevo, dai rituali monastici…Rimango sempre molto colpito da queste espressioni. Di Kiev mi porto dentro, quindi, due episodi speciali. Quello con Lobortas è stato un incontro di anime, ma la preziosità che ci circondava era tale da renderlo surreale. A Pecherska Lavra, invece, la spiritualità era talmente intensa da risultare struggente. Dall’ Ucraina ci siamo poi diretti verso Baku, dove avevo in programma una performance in un importante locale.

 

Il Principe insieme a Oksana Kuzmenko e al grande gioielliere Aleksandr Lobortas

Approfitto di questo suggestivo spunto per chiederti: che rapporto hai con il divino?

Non posso non credere in un’entità superiore che potrei definire con la natura stessa: l’espressione massima della divinità per me è già visibile nell’ erba che cresce, nel fiore che sboccia, perché è tutto grande e meraviglioso. Questa energia potente, che crea la vita e la distrugge, è sicuramente identificabile con un senso del divino che mi porto dentro. Mi affascinano le storie, i messaggi, le filosofie orientali, però sostanzialmente credo che Dio sia in ognuno di noi e in ogni cosa bella o drammatica che vediamo quotidianamente. Mi affascinano i riti: anche quello che compivamo noi nelle discoteche, in fondo, era una sorta di rituale. Naturalmente, nel rito religioso il livello filosofico e spirituale è molto diverso. Più alto e radicato nelle tradizioni.

 

Una delle cupole dorate di Pecherska Lavra

Baku è famosissima per il suo circuito di Formula 1. Come la trovi a livello di “movida” e di pubblico della notte?

Ho preferito Baku al di fuori del circuito della Formula 1 perché l’ho trovata molto più gradevole, meno caotica. Questa volta me la sono goduta perfettamente e ho notato che c’è gente bella, elegante, che ad ogni età ama vivere la città. Per il compleanno del Jack Daniel’s mi sono esibito in una sorta di area “dei docks”, piena di movida: un locale attaccato all’ altro e tutti ispirati a diverse nazioni. La mia performance si è tenuta al Madrid Bar, che in realtà è un bellissimo locale all’aperto. A Baku adorano il dinner show, mangiare e poi ballare è una formula che funziona! Quindi, ho cantato durante una cena spettacolo: è stata una serata un po’ in stile America anni ’20 del proibizionismo, dato che inneggiava al whiskey, ed io mi sono esibito con gran divertimento in uno dei personaggi che ogni tanto mi saltan fuori. Il successo è stato enorme, ma la cosa più bella è stata aver potuto godere della città. A Baku la gente, di sera, esce anche solo per passeggiare. C’è voglia di incontrarsi, di girare, molta vivacità. Nei parchi trovi chi chiacchiera sulle panchine fino a tardi…C’è voglia di comunicare e di sedursi. Questo mi è piaciuto proprio tanto!

 

Il compleanno del Jack Daniel’s al Madrid Bar di Baku

Tornato in Italia, poi, sono stato coinvolto nelle celebrazioni del 50nario di un’azienda di tecnologia molto importante del senese. E’ nata dall’ intuizione di due meccanici che hanno elaborato una teoria per la lavorazione del legno ora esportata in tutto il mondo: una di quelle belle realtà che danno lustro alla nostra creatività anche nel campo della tecnologia. E’ stato bello festeggiare in questa azienda familiare, con il suo patriarca, tutta riunita attorno a quel successo. Nel senese ho anche scoperto una tenuta, “La Fratta”, che dal 1208 appartiene alla stessa casata. E’ un mondo incantato, un’ oasi d’eccellenza da godere con tutti i cinque sensi. Il mio ritorno in Toscana mi ha fatto riscoprire come il senso della famiglia sia ancora fondamentale, nella società italiana, per creare delle cose belle. E per “famiglia”, bada bene, io intendo anche il gruppo di amici e collaboratori storici che diventano tali. “Famiglia” come confidenza, stima, fiducia reciproca…Questo legame fatto di sogni e di speranze condivise è ciò che mi è più rimasto impresso nel mio vagare tra Kiev e il Bel Paese.

 

 

Stai diventando sempre più internazionale, a livello di performance. Qual è l’atout del tuo successo oltreconfine?

Il mio è il linguaggio universale dell’arte vera, quella vissuta con il cuore, dove la magia e la fantasia sono importanti ma lo è soprattutto un animo sincero. Io non fingo, le mie emozioni sono autentiche. Mi piace l’idea di riuscire ad arrivare con uno sguardo dentro qualcuno e di rapirlo, di portarlo nel mio mondo: con la grande convinzione di essere esattamente quello che desideravo essere in quel momento lì per quella persona.

Torniamo in Italia, e più precisamente alla Villa delle Rose di Riccione. Dove so che ti sei esibito, il 15 Settembre scorso, insieme alla Contessa Pinina Garavaglia…Che ci racconti di quella serata?

In realtà ho fatto semplicemente da chevalier a Pinina, la nostra è un’amicizia che risale addirittura agli anni ‘80. Quella serata è stata un’occasione per rivedere vecchi amici fuori dall’ ambiente del Cocoricò, fuori dall’ ambiente della techno ma più orientati verso l’house. Durante la cena mi sono esibito a livello canoro: il dinner show è un mio must, ultimamente!

 

 

Tu e Pinina Garavaglia: cosa pensi del suo look e del suo lifestyle iper flamboyant?

Ho conosciuto Pinina Garavaglia nella “Milano da bere” degli anni ‘80, quando lei lavorava come PR di locali importanti come l’Amnesie e la Belle Epoque. Pinina intuì subito le mie potenzialità nel mondo della notte, nonostante all’ epoca lavorassi in banca: cominciò a “utilizzarmi” nelle sue serate in maniera simpatica, non certo per lavoro ma più per divertimento. E’ stata lei a darmi un imprinting. Il suo motto “Audace ci piace” è senza dubbio la sintesi di come siamo entrambi, anche se poi io ho virato su una teatralità più dark, più riferita al mondo di Lindsay Kemp. Adoro Pinina, la stimo moltissimo: ha un’immensa cultura, una grande ironia e soprattutto una potente inventiva. E’ appassionata di antiquariato, musica, letteratura…Con lei, insomma, non posso che andare d’accordo sotto tutti i punti di vista. Il suo look è sempre “esagerato”, ma curato, quindi ci sta! Ed è tutt’altro che effimera: l’effimero è un concentrato di emozioni fugaci che resta nelle retrovie dell’anima, se intriso di preparazione e di eleganza.

 

Il Principe Maurice e la Contessa Pinina Garavaglia

Due personaggi come voi, accomunati dal gusto barocco e dall’ amore per la notte, ne avranno vissuti, insieme, di aneddoti! Puoi raccontarcene uno?

Sicuramente lo straordinario incontro con Andy Warhol, che nell’ ’87 Pinina ospitò a Milano dopo il vernissage dell’esposizione del suo Cenacolo. Famosa in tutto il mondo come “contessa rock”, Pinina diede un ricevimento a casa sua: ricordo questo bellissimo divano di velluto rosa di fronte a un camino barocco. Andy Warhol se ne stava seduto lì da solo, silenzioso, quasi imbambolato. Chiesi a Pinina se potevo avvicinarlo, mi disse che potevo. Così andai e mi sedetti accanto a Warhol: lo ringraziai di essere venuto a Milano, gli espressi la mia gioia per incontrarlo di persona…Lui non rispose nulla, girò la testa lentamente e mi guardò. La sua espressione era un po’ infastidita, del tipo “Che vuoi? Lasciami nel mio torpore!”, però per me fu un grande onore. Il suo sguardo era sempre nel vuoto, ma a me guardò negli occhi e io fui felice! Mi sembrò anche di percepire una leggera curva sul suo labbro, come a dire “Guarda questo, che faccia tosta!”…Credo che avesse apprezzato il mio coraggio. Quell’ impercettibile confidenza nei miei confronti mi diede potere, mi diede lustro quella sera: fu proprio divertente!

 

 

Per concludere, una domanda sui tuoi progetti non può mancare…

Il 13 Ottobre è in programma un evento dedicato alla presentazione di un progetto cinematografico di cui parlerò più avanti. Il mio autunno sarà incentrato sugli sviluppi di questa pellicola, che mi vedrà protagonista per la prima volta nonché coautore della sceneggiatura. Vi darò tutti i dettagli al momento giusto: è un progetto a cui tengo tantissimo, che darà una svolta alla mia carriera. Sarà una bella prova! E io ci sto dentro, ho voglia…Il film verrà realizzato completamente in Veneto – con sottotitoli in italiano ma anche in inglese, perché la produzione sarà internazionale – e questo valorizzerà il territorio, la storia, le tradizioni, addirittura l’enogastronomia della regione straordinaria nella quale vivo e che tanto amo.

 

Photo courtesy of Maurice Agosti

 

Mutiny, “opera prima” di Galliano per Maison Margiela: una fragranza di rottura

 

 

John Galliano lancia la sua prima fragranza per Maison Margiela. Il nome? Mutiny, “ammutinamento”: non potrebbe esistere sostantivo più pregnante per raccontarla.  Ribellione, sovvertimento delle regole, potere all’ inventiva. E’ la filosofia di Galliano che, da iconoclasta qual è, si lancia in una sfida a tutto campo del conventional e dei suoi stereotipi. Bandire il conformismo, inneggiare all’ autoespressione, affermare la propria identità senza filtri o imposizioni: tutto questo è Mutiny, un profumo che fa della tuberosa un cardine da declinare in tre potenti, preziose note. Accordi di agrumi accompagnano l’ esordio del jus,  esaltando la sua allure ipnotica. Un bouquet di fiori d’arancio e gelsomino sboccia in un cuore luminoso prima di fondersi con il vibrante cachemire, vaniglia e safron donano un imprinting di autenticità pura. Il fondo di oud, legnoso e intenso,  smorza la sensualità della tuberosa per evocare una femminilità prepotentemente contemporanea. E’ il Maestro Profumiere Dominique Ropion a firmare, sotto la direzione creativa di John Galliano, questa fragranza “di rottura”: le ha dato vita destrutturandola, e poi strutturandola, sulle orme del tipico iter sartoriale di Maison Margiela. E come in una creazione del marchio, il flacone color oro riflette negli intagli il suo processo di decostruzione.

 

 

 

La advertising campaign di Mutiny non poteva che essere, essa stessa, un atto di ribellione: il direttore creativo Fabien Baron ha arruolato un vero e proprio esercito di “Mutinists” per veicolare il messaggio che la fragranza incarna. Tra loro rientrano Willow Smith (17 anni, attrice e performer oltre che figlia d’ arte: suo padre è Will Smith, sua madre Jade Pinkett), Hanne Gaby Odiele (29 anni, modella intergender), Molly Bair (21 anni, modella con un passato segnato dal bullismo), Princess Nokia (25 anni, rapper), Sasha Lane (22 anni, attrice), Teddy Quinlivan (23 anni, modella). E’ a questa squadra di straordinarie donne, ognuna portatrice di un’ unicità tutta propria, che spetta il compito di diffondere i valori di Mutiny: non ultimo, una bellezza che va oltre la banalità degli stereotipi e germoglia nella vastità poliedrica del “diverso” in tutte le sue declinazioni.

Mutiny è disponibile in versione Eau de Parfum nei formati da 50 e 90 ml

 

 

Uno scatto tratto dalla adv campaign diretta da Fabien Baron

La “Mutinist” Willow Smith

 

 

Paris Fashion Week: 10 flash dalle collezioni PE 2019

GUCCI – Cappello a falda larga, glitter, piume: un look flamboyant e audace che omaggia i Dioscuri del teatro off anni ’70 Leo de Berardinis e Perla Peragallo

Parigi è sempre Parigi, parafrasando il titolo di un noto film. E anche stavolta, la Paris Fashion Week non si è smentita: glamour, ricerca, concetti ispirativi forti ma soprattutto la “grandeur” di défilé che sono veri e propri show in cui il glitz si intreccia alla genialità creativa. Moda e spettacolo si esaltano a vicenda, danno vigore ad un “racconto”, ne sottolineano i motivi. Così è avvenuto, ad esempio, per la sfilata-tributo di Dior alla danza ma anche “chez” Saint Laurent, dove le modelle hanno sfilato a pelo d’acqua, costeggiando enormi palme al neon e con la tour Eiffel sullo sfondo in omaggio a Monsieur Yves (le palme, va da sè, erano un chiaro richiamo a Marrakesch). Che dire poi di Chanel, che ha trasformato il Grand Palais in uno dei lidi tanto amati da Mademoiselle? Gucci non è stato meno sorprendente, portando in scena una sfilata sublimata dalla teatralità del club Le Palace: underground italiano e francese a confronto per un evento che la guest star Jane Birkin ha intramezzato intonando una “Baby alone in Babylone” da brividi, forse la sua hit più suggestiva. Mai come a Parigi, insomma, la locuzione inglese “fashion show” ha espresso tutto il suo potenziale. Per quanto riguarda lo stile, svariati brand hanno optato per il consolidamento di un’estetica squisitamente signature. Tra le eccezioni rientra Celine, che con l’ arrivo di Hedi Slimane al timone creativo ha virato al rock inneggiando alle notti più folli della Ville Lumière. Periodo di riferimento? Gli anni ’80 della coldwave francese  e dei suoi indimenticati idoli.

 

DIOR – Tessuti impalpabili e gradazioni di nude per un contemporaneo tutù: la danza come strumento di esplorazione della propria essenza

 

SAINT LAURENT – Hot pants in pelle, revers da smoking e fascia argento sulla fronte: rivive tutto il glam anni ’70 adorato da Monsieur Yves

 

VALENTINO –  Mega cappello esotico, frange e  “flares” con arabeschi di glitter: un Valentino inedito, deliziosamente hippie chic

 

MAISON MARGIELA – “Create the rules then break them”, recita una voce fuori campo durante il défilé: l’iconoclasta Galliano si fa supremo alfiere dell’ iconicità

 

CELINE – Anfibi e miniabito in total gold per rievocare i tempi d’oro della nightlife parigina: Slimane rivoluziona Celine con il suo inconfondibile stile rock

 

CHANEL – Il tailleur si impregna di luminosità e sfoggia i colori di un tenue arcobaleno: sofisticatezza allo stato puro esaltata dalle suggestioni balneari del défilé

 

GIVENCHY – Come in un gioco di specchi, estetica e genere intrecciano un rapporto di mutuo scambio: plissettato, drappeggiato, sculturale pur nella sua fluidità, l’abito si tramuta in opera d’arte

 

MIU MIU – Tacchi e calzettoni, chioma da sirena, lo chemisier sfizioso indossato sotto il cappotto: dire “girly”, per Miu Miu, è sinonimo di chic

 

ROCHAS –  Il giallo carico, spettacolare ed energetico regala all’ outfit un’ allure decisamente “eye-catching”: colore e piume stemperano ogni residuo di rigore minimal rintracciabile nelle sue linee

 

 

 

 

Il close-up della settimana

 

New steps in fashion, nuovi passi nel mondo della moda. Mai come in questo freddo Autunno – ma sotto certi aspetti “caldo”, come vedremo – si sono avvicendate tante eclatanti news relative al fashion system:  cessioni, defezioni e nuove nomine ai vertici creativi, traslochi oltreconfine per i défilé…Tutto si si sussegue a una velocità che lascia non poco spazio ai colpi di scena. Cominciamo con Versace. A fine Settembre, la Maison della Medusa è stata acquisita da Michael Kors per circa 2 miliardi di dollari. A operazione conclusa, la holding americana verrà denominata “Capri Holdings” e includerà i Versace tra i suoi azionisti. In questo nuovo polo globale del luxury (Michael Kors rilevò anche Jimmy Choo) Donatella Versace rimarrà al timone creativo ed anche il CEO Jonatan Akeroyd manterrà il suo ruolo. Capri Holdings (così chiamata in onore all’ isola, un’ iconica meta del glamour) punta ad una crescita del marchio che all’ incremento dei fatturati abbini, tra gli altri obiettivi, quello della rete retail e dell’ omnicanalità. E se John D. Idol, chairman di Michael Kors,ha definito “una pietra miliare” l’acquisto del prestigioso brand del Made in Italy, parole di entusiasmo sono state spese anche da Donatella Versace: attraverso questa transazione la griffe “potrà esprimere il suo pieno potenziale”, ha commentato la stilista. A 40 anni esatti dalla fondazione, quindi, Versace diventa stelle e strisce. Un passo, il suo, che segue le orme di altri storici marchi italiani del fashion passati nelle orbite di colossi mondiali del luxury: qualche esempio? Pucci, Bulgari e Fendi rientrano ormai nell’ universo Lvmh, mentre Gucci, Bottega Veneta, Pomellato e Brioni fanno capo a Kering. E che dire di Valentino, rilevato nel 2012 dal fondo del Qatar Mayhoola? Sono solo alcuni tra molti, discusissimi esempi. Perchè, pur negli innegabili vantaggi finanziari che questi investimenti comportano, ci si interroga sulla tutela delle eccellenze del Made in Italy e sull’assenza di grandi holding del lusso nel Bel Paese. Nel frattempo, come dicevamo, altre breaking news hanno movimentato il pianeta moda: Josep Font lascia Delpozo dopo 6 anni alla sua guida stilistica, periodo cruciale in cui ha donato un’inconfondibile impronta al marchio. Joseph nomina Susana Clayton nuovo direttore creativo, mentre nello stesso ruolo Margherita Maccapani Missoni fa il suo ingresso in M Missoni. Anche Lacoste scommette “al femminile”, affidando a Louise Trotter (appena uscita da Joseph) il timone dell’ ufficio stile. E mentre il debutto di Hedi Slimane da Celine continua a registrare lodi e critiche, Gucci approda nella Ville Lumière e incanta il pubblico de Le Palace con un défilé ispirato al teatro off italiano anni ’70 di Leo de Berardinis e Perla Peragallo.

 

Nella foto: un dettaglio della collezione PE 2019 di Delpozo, Glicinia