Equinozio di Primavera

DOLCE & GABBANA

Arriva ufficialmente la Primavera. L’Equinozio sancisce la sua entrée con un ugual numero di ore di buio e luce, ma anche con riti atavici la cui magia si perde nella notte dei tempi. Il tramonto avvolge il paesaggio in una luce rosata, l’ aria si fa frizzante e la luna splende ogni notte più luminosa. Ci piace celebrare la nuova stagione ricordando la dea Flora, divinità romana della fioritura, e salutare il risveglio della natura con un tripudio di fiori che sbocciano sugli abiti, sulle chiome, sugli accessori: perchè anche la moda inneggia alla rinascita attraverso un’ inebriante esplosione floreale.

 

RODARTE

MATTY BOVAN

RAPHAELLA BOOZ

MARY KATRANTZOU

ROD ALMAYATE

VALENTINO

GIRL OF NOW FOREVER di ELIE SAAB

 

FENDI PEEKABOO

GUCCI

LUISA BECCARIA

DOLCE & GABBANA

RODARTE

POLLINI

PETER PILOTTO

SIMONE ROCHA

GUCCI

STUART WEITZMAN

DELPOZO

MIU MIU

MSGM

ERDEM

OSCAR DE LA RENTA

BLUMARINE

DAISY  SUNSHINE collection – MARC JACOBS

MARC JACOBS

BADGLEY MISCHKA

 

 

 

 

I “Fashion Statements” di Viktor & Rolf

 

Da un “No photos, please” che evoca il conflittuale rapporto tra paparazzi e star allo spiazzante “Trust me I’m a liar”. E poi, via via sempre più corrosivamente: “Sorry if I’m late, I didn’t want to come”, “Leave me alone”, “Go f…k yourself” e una miriade di ulteriori slogan a metà tra ironia e sarcasmo. Sono i “Fashion Statement” di Viktor & Rolf, il leitmotiv della loro collezione di Haute Couture Primavera/Estate 2019. Pensavate di essere abituate ai “claim” che invadono le creazioni di moda? Questa è tutta un’ altra storia. Viktor & Rolf li tramutano in spettacolari ossimori, dicotomie che fanno del contrasto il loro principale atout: i loro slogan campeggiano su long dress vaporosi come nuvole di tulle, eterei e rarefatti al punto tale da rievocare gli abiti delle Principesse delle fiabe. Pensate solo che, per realizzare questa collezione, il duo olandese ha impiegato ben otto chilometri di tulle! Forme scultoree, capolavori impreziositi da volant, fiocchi, balze e fitte ruche si svasano ad A o assumono una linea a clessidra accentuando una allure fortemente onirica, dove l’ elemento surreale si concentra nella contrapposizione tra le frasi “caustiche” e la leggiadria del tulle. La palette cromatica è deliziosa, un arcobaleno di colori pastello che non di rado virano al degradé e al fluo. Sul catwalk, le creazioni sono state accompagnate a un hairstyle “preraffaellita”, chiome lunghissime e ondulate come in un dipinto di Dante Gabriel Rossetti. Look imponenti, maestosi ma soavi al tempo stesso hanno stupito il pubblico grazie alla loro magnificenza scenografica: non è un caso che questi abiti abbiano già ammaliato celebrity del calibro di Julia Roberts, Poppy e Caroline Vreeland (la nipote della leggendaria Diana). Le foto di backstage del défilé risaltano la minuziosissima cura riposta da Viktor & Rolf nel definire ogni minima gradazione, ogni minima ruche. E’ il trionfo di una Couture avantgarde, contemporanea, che fonde sapientemente il sogno con la dimensione street. A suggellare il tutto, un regale long dress in balze di tulle rosa sul quale spicca la scritta “Less is more”: l’ ironia si converte nel cardine attorno a cui ruota una bellezza inedita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il close-up della settimana

 

 

“Se vai via senza un’ emozione non sto facendo il mio lavoro. Non voglio che la gente esca come se fosse stata al pranzo della domenica: voglio che ne esca divertita o disgustata. Basta che provi un’ emozione”, dice (riferendosi ai suoi fashion show) nel trailer del documentario che gli è stato dedicato. E di emozioni, Alexander McQueen ce ne ha regalate a miriadi: le sue creazioni non cesseranno mai di meravigliarci, di estasiarci, di lasciarci senza fiato. Non è un caso che Ian Bonhôte e Pete Ettedgui abbiano deciso di celebrarle in un docufilm incentrato sull’ universo di colui che, come recita il titolo, rimarrà un “genio della moda” indimenticato. In 111 minuti di pellicola, la carriera di McQueen viene ripercorsa dagli esordi in Savile Row fino alla sbalorditiva, avveneristica sfilata della collezione PE 2010 “Plato’s Atlantis” (incentrata sul ritorno a un mondo primigenio negli abissi), l’ ultima che creò prima di morire suicida a soli 40 anni: una fiaba non a lieto fine, la sua, ma senza dubbio indicativa dell’ ineffabile potenza dei sogni. Il sogno di Lee Alexander McQueen, figlio della working class londinese, era la moda. Lo portò avanti grazie a un talento e a una tenacia straordinari, noncurante degli scarsi mezzi che gli derivavano dalla sua condizione sociale, spronato da una madre che fu la sua più strenua sostenitrice. A 16 anni lavorava già presso i prestigiosi laboratori sartoriali della capitale inglese, a 20 entrò a far parte dello staff di Romeo Gigli a Milano, dove rimase un triennio prima di volare di nuovo a Londra per diplomarsi alla Central Saint Martins. Il resto è storia. La fondazione di Alexander McQueen, suo brand omonimo, nel 1992, la nomina alla direzione creativa di Givenchy nel 1996 e il conseguente trasferimento a Parigi, i riconoscimenti (fu decretato per ben quattro volte Designer inglese dell’ anno, incoronato Designer dell’ anno e ricevette l’ onorificenza di Commendatore dell’ Ordine dell’ Impero Britannico), il profondo rapporto di amicizia che allacciò con Isabella Blow…Corrosivo, dissacrante, iconoclasta, fu definito l'”hooligan della moda” per la carica rivoluzionaria che ha sempre contraddistinto la sua opera. Una definizione che non ne ha mai sminuito la valenza artistica: perchè, ancor prima che un designer, Alexander McQueen (che per imporsi fece a meno del primo nome Lee) è stato un Artista con la A maiuscola.

 

Un look tratto dalla collezione “Widows of Culloden”, AI 2006/2007

La moda era la sua ossessione, la sua espressione massima. In essa incanalava un’ immaginario ad ampio spettro che indagava i concetti di vita e morte passando per temi quali le suggestioni cinematografiche, il gotico vittoriano, il patriottismo scozzese, un romanticismo intriso di accenti orrorifici, l’ esotismo e il primitivismo tribale. A fare da leitmotiv, una ricerca creativa incessante ed una sartorialità che rielaborava sorprendentemente l’ autorevole tradizione di Savil Row: “Devi conoscere le regole per infrangerle” era il suo motto, che onorava sovvertendo di continuo i codici senza snaturarli della loro essenza. Per ispirarsi, si concentrava sull’ allestimento scenico di un défilé spaziando poi nell’ ideazione dei vari look: spettacolarità e arte si fondevano in un connubio sbalorditivo, esaltati da accessori dal sapore fetish e dai cappelli-capolavoro di Philip Treacy. Memorabili restano i suoi omaggi ad Edgar Allan Poe (“Supercalifragilistic”, AI 2002/2003), ad Alfred Hitchock (“The Man Who Knew Too Much”, AI 2005/2006), a Bosch ( “Angels & Demons”, AI 2010/2011), alla religione Yoruba (“Eshu”, AI 2000/2001). Genio, natura, oscurità e caducità dell’ esistenza sono elementi che, in McQueen, danno vita ad un amalgama vigoroso e “feroce”, selvaggio, senza filtri nè tantomeno ammiccamenti. Il documentario “Alexander McQueen – Il genio della moda“, uscito nelle sale il 10 Marzo, si avvale di un’incalzante alternanza di fotogrammi di archivio e delle testimonianze di coloro che hanno conosciuto il McQueen più intimo (amici, collaboratori, consanguinei) per tracciarne un ritratto potentemente autentico.  Il ritratto di un “bad boy” del quale un celebre scatto di Tim Walker – dove il designer viene immortalato mentre, con un’ espressione sfrontata, si appoggia al teschio che divenne l’ emblema della sua Maison – ci restituisce in modo mirabile la quintessenza: quella di un contemporaneo Amleto in perenne bilico tra l’ “essere” e il “non essere”. Con l’ irriverenza come valore aggiunto.

 

Un look tratto dalla collezione “Plato’s Atlantis”, PE 2010

 

 

 

 

Paris Fashion Week: 10 flash dalle collezioni AI 2019/20

ALEXANDER MCQUEEN Sarah Burton ci porta a Macclesfield, nel nord dell’ Inghilterra, dove è nata e cresciuta. Ispirandosi ai mulini in cui è si concentra la produzione tessile, alle tradizioni, ai festival, alle brumose lande locali, manda in scena una collezione contraddistinta da una straordinaria ricercatezza sartoriale: risaltano stupefacenti “English rose” plasmate su un voluminoso, scultoreo tripudio di taffetà tinto di fucsia, rosso e nero.

Ultimo appuntamento con il focus che VALIUM dedica alle Fashion Week delle collezioni Autunno/Inverno 2019/20. Il finale, in grande stile, è ambientato nella Ville Lumière: dal 25 Febbraio al 5 Marzo scorso, la settimana della moda parigina è stata un susseguirsi di creazioni, trend e motivi ispiratori di sorprendente suggestività. I riflettori si accendono sulle maxi spalline che rievocano gli anni ’80, ma esibiscono forme “scolpite” del tutto contemporanee; intriganti reminiscenze coinvolgono anche le decadi dei ’70 e dei ’50, di cui viene rielaborato il coté ribelle così come quello di matrice glam-chic. E se un tripudio floreale si affianca ad accenti “amorosi” e romantici, non mancano input prettamente attuali quali il mondo digital o i conflitti planetari: la moda, avvalendosi di una sartorialità squisita, fa uno statement ed espone il suo punto di vista su questi temi.

 

DIOR Lo chic si coniuga con la ribellione, la classe con la sovversività: Maria Grazia Chiuri guarda alla foto in cui la Principessa Margaret, per il suo ventunesimo compleanno, fu immortalata in un meraviglioso evening dress di Christian Dior da Cecil Beaton. Si rifà quindi ai Fifties delle Teddy Girl, rivoluzionarie figure femminili, reinterpretando pezzi iconici dell’ heritage della Maison come il tailleur Bar, il blouson nero in pelle, l’ abito Miss Dior, alla luce di una controcultura che all’ epoca dilagò letteralmente.

 

SAINT LAURENT – Focus sulle spalle, squadrate e super importanti. E poi, un omaggio agli anni ’70 tanto amati da Monsieur Yves: a prevalere sono giacche da smoking in varie declinazioni indossate con i soli collant, ma anche minidress monospalla, short abbinati ad alte cinture e a cappelli a falda larga. Il tutto, aggiornato ad un mood potentemente contemporaneo. Il total black predomina, acceso dal luccichio delle perline, mentre il finale è un susseguirsi di look surreali che, tra stampe zebrate e piume, stupisce tingendosi di cromatismi fluo.

 

CHANEL – Lunghi cappotti di tweed, pantaloni ampi e morbidi, fedora che replica sofisticatamente il pattern degli outfit: è un’ eleganza molto bon chic quella pensata da Karl Lagerfeld – insieme a Virginie Viard- per il suo “gran finale” chez Chanel. Questa volta la Maison ci trasporta in uno scenario alpino,  tra le montagne innevate, con lo “Chalet Gardenia” sullo sfondo. Pied-de-poule e stampe check la fanno da padrone, alternandosi alle fantasie nordiche riprodotte sulle gonne e sugli abiti in lana che, strizzati in vita, si svasano a campana con estrema grazia.

 

BALMAIN – Una femminilità fatta di contrasti che convivono in libertà e senza etichettature: la donna pensata da Olivier Rousteing alterna coprispalle impreziositi da un tripudio di rose a borchie e spuntoni disseminati sui biker jacket, sugli stivaletti, sui minidress dalla linea scultorea, non lesinando audaci outfit in piume o lunghi abiti con trama a rete declinati nel mohair più soffice. Berretti in pelle con visiera donano grinta a look che spaziano dal denim al cuoio, dalla vernice al PVC trasparente, delineando una seduttività potentemente unconventional.

 

VALENTINO – Romanticismo e poesia, in senso sia figurato che letterale: Pierpaolo Piccioli – in collaborazione con Jun Takahashi di Undercover –  li profonde a man bassa in una collezione il cui leitmotiv, una stampa neoclassica raffigurante due amanti che si baciano, viene intervallato da motivi di farfalle e rose. Affascinato dal “Movimento per l’ Emancipazione della Poesia”, che è solito disseminare liriche sui muri di tutto il mondo, il designer si avvale dell’ apporto di giovani poeti quali Robert Montgomery, Greta Bellamacina, Mustafa The Poet e Yrsa Daley-Ward per riprodurre versi in ogni più recondito angolo degli abiti e degli accessori.

 

MAISON MARGIELA – Sulla linea delle tematiche sviluppate nella collezione Artisanal Primavera/Estate 2019, John Galliano porta avanti il concetto di “degenerazione” degli abiti e di “decadenza digitale”. Entrambi conducono a una purificazione estrema degli outfit, che vengono ridotti al nucleo attraverso sartoriali rielaborazioni della loro struttura portante. Leitmotiv sono le spalle enfatizzate, le maniche allungate, l’ essenzialità delle linee. Tra cuciture a vista, graffiti multicolor e inaspettati sbuffi di piume, il brand ridefinisce i crismi della sua nuova estetica senza tralasciare le ormai iconiche Mary Jane ultrapiatte, stavolta rigorosamente in total black.

 

CELINE – Hedi Slimane abbandona il glam-rock del suo esordio con Celine a favore del mood “bourgeois” insito nel DNA del brand. L’ ispirazione spazia a cavallo tra gli anni ’70 e gli ’80, ripristinando gonne-pantalone, jeans skinny, bluse con jabot, mantelle anche in pelliccia e una grande quantità di blazer. Torna il giaccone in shearling, il golfino scintilla d’oro in stile disco e i look sono completati da cuissardes oltre il ginocchio. Predominano colori sobri come il beige, il blu, il grigio, il nero, affiancati a pennellate di bordeaux. L’allure anni ’70 è accentuata dagli occhiali da sole “aviator” che all’epoca facevano furore.

 

GIVENCHY – “The Winter of Eden”, “l’ Inverno dell’ Eden”, è il titolo della collezione. E come in uno stato di grazia cristallizzato ed idilliaco al tempo stesso, Clare Waight Keller sposa armonicamente forme geometriche, ben scolpite,  con il fascino soave delle fantasie floreali e del plissé. Il focus è sulle spalle e sulle maniche, esaltate rispettivamente da maxi volumi arrotondati e grandi strutture a campana, ma risaltano anche le inedite puffer jacket che vanno a sovrapporsi a spolverini lineari. Ricordano un vero e proprio giardino dell’ Eden, invece, gli abiti “fioriti”, plissettati e con colletto a ruche: declinati in colori vivaci, ma non squillanti, rievocano la preziosità degli antichi vasi giapponesi.

 

COMME DES GARçONS – Il nero trionfa, in questa collezione ispirata al “buio” del mondo contemporaneo. Rei Kawawubo mette la sua proverbiale ricerca sulle forme, sui volumi e sui materiali al servizio di creazioni a dir poco spettacolari: “armature” in pelle e gomma, crinoline futuribili, vistosi cappucci, linee a palloncino quando non a vera e propria sfera si accompagnano a fitte ruche, intarsi in rete ed abiti che sembrano ridotti a brandelli a causa di un’ esplosione. Sono look che hanno un so che di apocalittico, rievocano le bombe e le macchine da guerra, ma più che al “militaresco” rimandano a una sorta di gotico avantgarde. A un “Raduno delle Ombre” (così Kawawubo battezza la sua collezione) che, riunendosi, riescono a esorcizzare ogni male.

 

 

 

 

 

 

New Icons: Mariacarla Boscono

Mariacarla per Tom Ford, AI 2019/20

Da quando si è tinta i capelli di rosso, il color rame è uno dei più gettonati dal parrucchiere. E con questo nuovo look, non c’è che dire, Mariacarla Boscono ha raggiunto l’ apice del glam. Se poi aggiungiamo che per la top spira aria di novità anche dal punto di vista sentimentale, potremmo dedurre che stia vivendo un vero e proprio stato di grazia: la relazione con il trapper italo-tunisino Ghali è stata “ufficializzata” da una story di Instagram dove, in vacanza alle Maldive, i due si scambiano un bacio durante una partita a ping-pong, ma la neo-coppia è stata avvistata anche alla cena di gala che Vogue Italia ha organizzato in occasione del 25mo di attività di Mert & Marcus, il celebre duo della fashion photography, il 21 Febbraio scorso. Elegantissimi e in total look black (o quasi), i fidanzati più cool del momento sono riapparsi su Instagram in tutto il loro splendore. Non è un caso che qualcuno li abbia già ribattezzati i “Bosghali”, sulle orme dei “Ferragnez”, esaltando nel frattempo il coté social-patinato dei due innamorati. Nonostante il video del bacio sia già virale, va detto che Mariacarla Boscono e Ghali hanno sempre evitato accuratamente ogni clamore: niente selfie à go-go, niente sovraesposizione mediatica. L’ unica foto che li ritrae insieme risale all’ evento di Vogue e, più che svelare una love story, la lascia supporre. Il che è completamente in linea con il DNA di Mariacarla, nata a Roma 38 anni fa e una carriera ultraventennale di modella iniziata ai più alti livelli. Musa di Karl Lagerfeld e di Riccardo Tisci, nel 1997 è stata voluta in esclusiva da Comme des Garçons che l’ ha ingaggiata con un contratto triennale; da allora, la sua escalation è stata inarrestabile e l’ha portata a suddividersi tra passerelle, photoshoot per i più prestigiosi magazine, innumerevoli campagne pubblicitarie: nel suo curriculum figurano brand del calibro di Fendi, Versace, Gucci, Givenchy, Calvin Klein, Dolce & Gabbana, Valentino, Giorgio Armani, Alessandro Dell’ Acqua, Saint Laurent, Alexander McQueen, Ralph Lauren, Roberto Cavalli, Vivienne Westwood e molti, moltissimi altri ancora. Nel 2003 è stata immortalata da Bruce Weber per il Calendario Pirelli, dove è riapparsa anche nel 2004 e 2009. La sua bellezza particolarissima, intrigante, non stereotipata – 1,78 di altezza, ovale allungato, occhi distanti di un castano intenso – ha attratto guru della fotografia quali Peter Lindbergh, Tim Walker, Steven Meisel, e le è valsa il podio delle supermodel italiane più note al mondo. Dal 2006, dopo il debutto a New York ne “Le serve” di Jean Genet, Mariacarla si è dedicata sporadicamente anche alla recitazione teatrale, ma in passerella regna  a tutt’oggi incontrastata:  alla Milano Fashion Week l’ abbiamo vista sfilare (tra gli altri) per Valentino, Versace, Ferragamo e Tod’s, incantando il parterre con la sua inedita capigliatura fulva. E se il detto “nuovo hairstyle, nuova vita” corrisponde al vero, la nuova vita della top romana ha senza dubbio come sottofondo il flow poetico che anima le melodie di Ghali.

 

Mariacarla per Versace, AI 2019/20

Mariacarla per Burberry, AI 2019/20

Mariacarla nella campagna pubblicitaria di Valentino scattata da Juergen Teller

Mariacarla per Salvatore Ferragamo, AI 2019/20

Mariacarla per Valentino Haute Couture, PE 2019

Mariacarla per Tom Ford, AI 2019/20

Mariacarla per Tod’s, AI 2019/20

Mariacarla per Off-White, AI 2019/20

Mariacarla per Dsquared2, AI 2019/20

Mariacarla per Valentino, PE 2019

Mariacarla per Chanel, AI 2019/20

Mariacarla in alcuni fotogrammi del fashion film, diretto da Sharna Osborne e sotto la direzione creativa di Katie Grand, per la PE 2019 di MSGM

 

 

 

 

Magie floreali dal potente fascino: il backstage beauty & hair PE 2019 della Haute Couture di Valentino

 

Poesia profusa e primaverile incanto: la collezione Haute Couture Primavera Estate 2019 di Valentino, in passerella, ne ha sprigionati ad ampie dosi. Abiti impalpabili, sognanti, spettacolari come enormi corolle di fiori hanno letteralmente ammaliato il parterre, conquistandolo con la loro teatralità mozzafiato. Il backstage beauty & hair della sfilata non poteva non essere altrettanto scenografico: tutto merito della guru make up artist Pat McGrath, che ha mandato in scena un’ esplosione floreale strabordante di inventiva e fascino. Tre differenti look si sono alternati con un unico risultato, quello di stupire il pubblico, accentuando ulteriormente la suggestività delle creazioni di Pierpaolo Piccioli. Un make up a base di eyeliner, mascara e lipgloss in abbondanza – sfoggiato anche da Naomi Campbell a chiusura dello show – è stato affiancato da due varianti che definire “da fiaba” è dir poco: dopo aver sottolineato l’occhio con quantità massicce di kohl, Pat McGrath ha incollato alle ciglia delle extension di piume extralong in pendant con l’ abito indossato dalle modelle. L’ effetto è stato strabiliante, uno “sguardo piumato” incredibile per giochi cromatici e per raffinatezza. Sulle labbra, solo un sottile velo di gloss allo scopo di evidenziare al massimo i decori che circondavano l’occhio come fluttuanti petali.

 

 

Una versione parimenti sontuosa di questo look valorizzava, invece, le stampe degli evening dress replicando sulle palpebre, sulle tempie e sulla fronte delle modelle i virtuosismi floral delle stoffe. Alternando pigmenti puri e diluiti, quasi “acquarellati”, Pat McGrath ha tratteggiato delicatissime e rarefatte fantasie fiorite rivestite da uno scintillio argenteo. Per renderle ancora più preziose, le ha cosparse poi di cristalli minuscoli: dei piccoli bijoux, gli stupefacenti “puntini sulle i” di un make up arricchito di magia diafana e potente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un fatato Martedì Grasso

PAM HOGG

Abiti incredibili, a metà tra la realtà e il sogno. Vaporosi virtuosismi in tulle, copricapo simili a parrucche del ‘700, Pierrot del Terzo Millennio, mise che sembrano uscite da un cartoon, divagazioni in stile fiabesco oppure circense: a Carnevale, è risaputo, ogni look fatato vale.

 

MOSCHINO

 

ANDREAS KRONTHALER FOR VIVIENNE WESTWOOD

 

MARC JACOBS

 

VIVETTA

 

 

 

Milano Fashion Week: 10 flash dalle collezioni AI 2019/20

VERSACE – Un Versace più che mai Punk aggiorna l suoi emblemi iconici all’ “era digital”: le spille a balia diventano jewels, la celebre greca modella i choker, ricami barocchi si inerpicano sui collant in full color…Grinta e femminilità si fondono nei seduttivi abiti-sottoveste, nei bustier con fibbie sovrapposti al pull. Le cromie pop predominano, volgendo al fluo sul collo in pelliccia di cappotti – non di rado abbinati alle sneaker – su cui campeggia un arabescato pattern a V.

Procedendo nel suo percorso dedicato alle Fashion Week, VALIUM fa tappa a Milano. E seleziona come sempre dieci look, corrispondenti ad altrettante collezioni, che hanno sfilato in passerella durante la presentazione della moda Autunno/Inverno 2019/20. La vibrante contemporaneità dell’era digital, potenti suggestioni sporty e una ricerca che prende vita da solidi motivi ispiratori sono il fil rouge di creazioni in cui le esplosioni “instagrammabili” di colore trionfano, alternandosi a tonalità neutre che si accompagnano ad uno chic più sobrio o dal sapore rétro.

 

PRADA – il romanticismo in versione Mary Shelley. All’Uomo Prada dell’ AI 2019/20 segue una collezione Donna che ne sviluppa gli input ispiratori. E alla figura di Frankenstein si succedono look che sembrano dedicati alla sua controparte femminile: pizzi, ricami ed enormi rose (sia sotto forma di applicazioni che di stampe) impreziosiscono tailleur e cappotti simili a divise militari, delineando la metaforica risposta di Miuccia Prada alle tematiche più buie che incombono sulla nostra epoca.

 

DOLCE & GABBANA – “Eleganza”, il nome della collezione, è un tutto dire: il duo creativo inneggia ai crismi della sartorialità mandando in scena uno chic che sembra meravigliosamente ispirato al “cinema dei telefoni bianchi”. Abiti eterei bordati di pelliccia strizzano l’occhio a preziosi baby doll, pigiami e vestaglie da notte, non mancano completi mannish alla Marlene Dietrich e il leopardato si affianca ad una femminilità “floreale” in puro stile Dolce & Gabbana.

 

GUCCI – Il concetto di “identità” tanto caro ad Alessandro Michele riaffiora grazie alle maschere che celano e rivelano al tempo stesso:  sono maschere dal sapore fetish, adornate di lunghi chiodi “a cresta” che spuntano – sotto forma di decori – anche sugli abiti, oppure copriorecchio dorati simili a spettacolari jewels. La collezione, tra ampi pantaloni a sbuffo, vaporose gorgière ed abiti-Arlecchino muniti di stola, ribadisce l’ eccentricità signature di Gucci. Trionfano le sneakers, che le modelle reggono in mano come fossero handbag.

 

MARCO DE VINCENZO – Una palette di grigi e neri declinati in svariate gradazioni. Accanto, pennellate di beige, di burgundy e di viola: la collezione è completamente giocata su queste tonalità autunnali. Emerge una femminilità chic, ma disinvolta. Le frange si fanno iconico leitmotiv declinandosi in bicolor e radunandosi in fitte balze che movimentano abiti longuette e gonne a matita.

 

EMPORIO ARMANI – Il classy si fa sporty grazie ad una serie di bomber e puffer jacket abbinati ad outfit in cui la preziosità del velluto predomina. I pantaloni si affusolano, le gonne si accorciano evidenziando spessi collant color fumo en pendant con il look: l’ allure che emerge è molto cool, di una contemporaneità squisita. Conclude la sfilata una parata di rutilanti minidress in total red, che l’abbinamento con cuissardes-pantaloni nella stessa tinta rende ancor più seduttivi.

 

BYBLOS – Colore à  gogo per una collezione in cui si alternano lo chiffon più impalpabile e fiorito, tessuti hi-tech e un’ eco pelliccia in cromie al neon che dona iconicità finanche ai doposci. A questi ultimi sono abbinati eterei abiti cosparsi da una miriade di triangoli multicolor, mini dress in pattern grafici e trench “spalmati” di tonalità cangianti che fanno da leitmotiv alla maggior parte dei look.

 

N. 21 – Ispirandosi al thriller “Vestito per uccidere” (che Brian De Palma diresse nel 1980), Alessandro Dell’Acqua ridefinisce il concetto di “seduttività” con una collezione bon chic, ma intrisa di sorprendenti escamotage stilistici: il trench si accorcia frontalmente svelando la culotte, lo scollo del pull scende fin sotto al reggiseno, uno squarcio inaspettato sui cappotto scopre la spalla. Accessorio-feticcio di questa sfilata, la Lolita bag penzola languidamente dalle mani delle modelle.

 

ALBERTA FERRETTI – In passerella sfilano affascinanti cavallerizze urbane: sono i pantaloni a fare da leitmotiv alla collezione. Stretti in fondo, a vita alta, affusolati, da equitazione…I modelli si susseguono con stile, accompagnandosi ad ampi capispalla in mohair e a morbidi pull in cachemire. Un cappello a tesa larga accentua l’allure “cowboy”, evidenziata anche da stivaletti in camoscio a tema. Risaltano look in un sofisticatissimo total white intervallato solamente da abbottonature oro.

 

MARNI – Razionale versus irrazionale, cervello versus erotismo: un incontro-scontro dalle molteplici connotazioni e sfumature. Con “Neuroerotik” (questo il titolo della collezione) Francesco Risso lo traduce in look all’ insegna del dualismo stilistico: “assemblaggi”, squarci, asimmetrie, un color block continuo per sottolinearli ed un tripudio di plissè per esaltare il “work in progress” degli abiti. Piercing e lunghe catene sigillano il mood ispiratore, mentre stampe con enormi pois trasfigurati dai pixel lo reinterpretano in chiave digital.