Paris Fashion Week: 10 flash dalle collezioni AI 2019/20

ALEXANDER MCQUEEN Sarah Burton ci porta a Macclesfield, nel nord dell’ Inghilterra, dove è nata e cresciuta. Ispirandosi ai mulini in cui è si concentra la produzione tessile, alle tradizioni, ai festival, alle brumose lande locali, manda in scena una collezione contraddistinta da una straordinaria ricercatezza sartoriale: risaltano stupefacenti “English rose” plasmate su un voluminoso, scultoreo tripudio di taffetà tinto di fucsia, rosso e nero.

Ultimo appuntamento con il focus che VALIUM dedica alle Fashion Week delle collezioni Autunno/Inverno 2019/20. Il finale, in grande stile, è ambientato nella Ville Lumière: dal 25 Febbraio al 5 Marzo scorso, la settimana della moda parigina è stata un susseguirsi di creazioni, trend e motivi ispiratori di sorprendente suggestività. I riflettori si accendono sulle maxi spalline che rievocano gli anni ’80, ma esibiscono forme “scolpite” del tutto contemporanee; intriganti reminiscenze coinvolgono anche le decadi dei ’70 e dei ’50, di cui viene rielaborato il coté ribelle così come quello di matrice glam-chic. E se un tripudio floreale si affianca ad accenti “amorosi” e romantici, non mancano input prettamente attuali quali il mondo digital o i conflitti planetari: la moda, avvalendosi di una sartorialità squisita, fa uno statement ed espone il suo punto di vista su questi temi.

 

DIOR Lo chic si coniuga con la ribellione, la classe con la sovversività: Maria Grazia Chiuri guarda alla foto in cui la Principessa Margaret, per il suo ventunesimo compleanno, fu immortalata in un meraviglioso evening dress di Christian Dior da Cecil Beaton. Si rifà quindi ai Fifties delle Teddy Girl, rivoluzionarie figure femminili, reinterpretando pezzi iconici dell’ heritage della Maison come il tailleur Bar, il blouson nero in pelle, l’ abito Miss Dior, alla luce di una controcultura che all’ epoca dilagò letteralmente.

 

SAINT LAURENT – Focus sulle spalle, squadrate e super importanti. E poi, un omaggio agli anni ’70 tanto amati da Monsieur Yves: a prevalere sono giacche da smoking in varie declinazioni indossate con i soli collant, ma anche minidress monospalla, short abbinati ad alte cinture e a cappelli a falda larga. Il tutto, aggiornato ad un mood potentemente contemporaneo. Il total black predomina, acceso dal luccichio delle perline, mentre il finale è un susseguirsi di look surreali che, tra stampe zebrate e piume, stupisce tingendosi di cromatismi fluo.

 

CHANEL – Lunghi cappotti di tweed, pantaloni ampi e morbidi, fedora che replica sofisticatamente il pattern degli outfit: è un’ eleganza molto bon chic quella pensata da Karl Lagerfeld – insieme a Virginie Viard- per il suo “gran finale” chez Chanel. Questa volta la Maison ci trasporta in uno scenario alpino,  tra le montagne innevate, con lo “Chalet Gardenia” sullo sfondo. Pied-de-poule e stampe check la fanno da padrone, alternandosi alle fantasie nordiche riprodotte sulle gonne e sugli abiti in lana che, strizzati in vita, si svasano a campana con estrema grazia.

 

BALMAIN – Una femminilità fatta di contrasti che convivono in libertà e senza etichettature: la donna pensata da Olivier Rousteing alterna coprispalle impreziositi da un tripudio di rose a borchie e spuntoni disseminati sui biker jacket, sugli stivaletti, sui minidress dalla linea scultorea, non lesinando audaci outfit in piume o lunghi abiti con trama a rete declinati nel mohair più soffice. Berretti in pelle con visiera donano grinta a look che spaziano dal denim al cuoio, dalla vernice al PVC trasparente, delineando una seduttività potentemente unconventional.

 

VALENTINO – Romanticismo e poesia, in senso sia figurato che letterale: Pierpaolo Piccioli – in collaborazione con Jun Takahashi di Undercover –  li profonde a man bassa in una collezione il cui leitmotiv, una stampa neoclassica raffigurante due amanti che si baciano, viene intervallato da motivi di farfalle e rose. Affascinato dal “Movimento per l’ Emancipazione della Poesia”, che è solito disseminare liriche sui muri di tutto il mondo, il designer si avvale dell’ apporto di giovani poeti quali Robert Montgomery, Greta Bellamacina, Mustafa The Poet e Yrsa Daley-Ward per riprodurre versi in ogni più recondito angolo degli abiti e degli accessori.

 

MAISON MARGIELA – Sulla linea delle tematiche sviluppate nella collezione Artisanal Primavera/Estate 2019, John Galliano porta avanti il concetto di “degenerazione” degli abiti e di “decadenza digitale”. Entrambi conducono a una purificazione estrema degli outfit, che vengono ridotti al nucleo attraverso sartoriali rielaborazioni della loro struttura portante. Leitmotiv sono le spalle enfatizzate, le maniche allungate, l’ essenzialità delle linee. Tra cuciture a vista, graffiti multicolor e inaspettati sbuffi di piume, il brand ridefinisce i crismi della sua nuova estetica senza tralasciare le ormai iconiche Mary Jane ultrapiatte, stavolta rigorosamente in total black.

 

CELINE – Hedi Slimane abbandona il glam-rock del suo esordio con Celine a favore del mood “bourgeois” insito nel DNA del brand. L’ ispirazione spazia a cavallo tra gli anni ’70 e gli ’80, ripristinando gonne-pantalone, jeans skinny, bluse con jabot, mantelle anche in pelliccia e una grande quantità di blazer. Torna il giaccone in shearling, il golfino scintilla d’oro in stile disco e i look sono completati da cuissardes oltre il ginocchio. Predominano colori sobri come il beige, il blu, il grigio, il nero, affiancati a pennellate di bordeaux. L’allure anni ’70 è accentuata dagli occhiali da sole “aviator” che all’epoca facevano furore.

 

GIVENCHY – “The Winter of Eden”, “l’ Inverno dell’ Eden”, è il titolo della collezione. E come in uno stato di grazia cristallizzato ed idilliaco al tempo stesso, Clare Waight Keller sposa armonicamente forme geometriche, ben scolpite,  con il fascino soave delle fantasie floreali e del plissé. Il focus è sulle spalle e sulle maniche, esaltate rispettivamente da maxi volumi arrotondati e grandi strutture a campana, ma risaltano anche le inedite puffer jacket che vanno a sovrapporsi a spolverini lineari. Ricordano un vero e proprio giardino dell’ Eden, invece, gli abiti “fioriti”, plissettati e con colletto a ruche: declinati in colori vivaci, ma non squillanti, rievocano la preziosità degli antichi vasi giapponesi.

 

COMME DES GARçONS – Il nero trionfa, in questa collezione ispirata al “buio” del mondo contemporaneo. Rei Kawawubo mette la sua proverbiale ricerca sulle forme, sui volumi e sui materiali al servizio di creazioni a dir poco spettacolari: “armature” in pelle e gomma, crinoline futuribili, vistosi cappucci, linee a palloncino quando non a vera e propria sfera si accompagnano a fitte ruche, intarsi in rete ed abiti che sembrano ridotti a brandelli a causa di un’ esplosione. Sono look che hanno un so che di apocalittico, rievocano le bombe e le macchine da guerra, ma più che al “militaresco” rimandano a una sorta di gotico avantgarde. A un “Raduno delle Ombre” (così Kawawubo battezza la sua collezione) che, riunendosi, riescono a esorcizzare ogni male.

 

 

 

 

 

 

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