“The Origins”: il mito di Memorabilia rinasce a nuova vita

Cirillo dj e il Principe Maurice, i due headliner del progetto

In attesa di ritrovare il Principe Maurice nella prossima puntata della rubrica che VALIUM gli dedica, “Sulle tracce del Principe Maurice”, ho il piacere – oltre che l’ onore – di anticiparvi un progetto che i suoi fan, e tutti i fan di Memorabilia, adoreranno. Signore e signori, rullo di tamburi per “The Origins”: un nuovo format, una nuova iniziativa che vedrà Maurice nelle sue vesti più leggendarie, quelle di icona della notte e del Teatro Notturno. Il luogo in cui debutterà questo inedito concept non poteva essere che Riccione, patria dell’ indimenticabile Cocoricò. Come in un cerchio che si chiude per ricrearsi subito dopo, “The Origins” riflette la natura ciclica delle cose: ad ogni fine succede un inizio, e così via all’ infinito. Ma partiamo innanziutto dall’ evento, che vi descrivo prendendo in prestito le parole del comunicato stampa ufficiale.

Sabato 19 Ottobre la collina di Riccione ospiterà la première del format più autentico riferito alla memoria techno degli anni ’90, diretta derivazione con i protagonisti storici del mito di Memorabilia: “The Origins”. Al Prince si ritroveranno coloro che hanno dettato le regole e definito l’immaginario diventando icone assolute per generazioni di techno lovers:  Cirillo, Saccoman, Ricci Jr., Cek saranno l’orchestra e il Principe Maurice, con la sua compagnia, il Teatro Notturno. Proprio come allora, più di allora: ORA!

Ma qual è la filosofia che sottostà al progetto? E’ presto detto. Se Memorabilia è la celebrazione del fenomeno musicale e performativo techno che ha segnato un’ epoca fondamentale per il mondo della notte, per la sua valenza artistica e storica, “The Origins” nasce dall’ esigenza di proseguirne il percorso emotivo  andando propriamente alla fonte di quel movimento che aveva trovato nella Piramide il suo straordinario habitat. Il mito e il rito vengono così celebrati proprio dai protagonisti di allora, che sentono l’esigenza di proporre un viaggio che riporta alle radici di un successo senza tempo. Il luogo, più che fisico, diventa mentale, in un coinvolgimento sensoriale totale e travolgente. “The Origins” non è “figlia” di Memorabilia, ma probabilmente la “madre” che si rivela finalmente quale matrice senza limiti di tempo e spazio per la potente energia che ha generato e che continua a nutrire con libertà, dignità e amore un mondo di suono, creatività e passione.

 

 

A pochi giorni dall’ esordio di un progetto così speciale, naturalmente, ho contattato il Principe Maurice per saperne di più. Ecco cosa mi ha raccontato su “The Origins” :

” Con tutti i protagonisti dell’ epoca d’oro della Piramide ci siamo confrontati e abbiamo pensato che fosse necessario reagire allo shock e all’ empasse per la chiusura del Cocoricò, riunendoci a corte per reagire anche alla confusione di format riferiti alla memoria storica del movimento giovanile musicale, artistico e sociale più importante degli ultimi decenni. Da qui è nata l’idea di tornare alle origini del tutto, ma chiudendo il cerchio (simbolo del progetto) e proponendo anche una nuova visione che dia il senso del passato che si trasforma, senza soluzione di continuità, in nuove sperimentazioni dei suoni e delle visioni. Insomma qualcosa, in attesa degli sviluppi non facili e immediati della situazione riccionese, che ribadisca i valori, la professionalità e la creatività necessari per mantenere vivo il lavoro svolto finora da tutti noi. E’ bello che tutto questo ricominci dalla collina magica, in un posto che mi è sempre piaciuto e che è stato rinnovato totalmente per l’occasione: il Prince. Ci crediamo molto e il feedback da parte del nostro pubblico è già altissimo! “

Il 19 Ottobre, quindi, tutti al Prince di Riccione per partecipare al nuovo, affascinante rituale che vi trascinerà in un vortice di atmosfere techno “primordiali”: un’ autentica esperienza sensoriale, un viaggio agli albori di Memorabilia che coinvolgerà in toto le vostre emozioni. Con “The Origins”, inizia un percorso che va a ritroso nel tempo per tracciare un futuro completamente da scoprire. “Tutto muta, nulla perisce”, disse Ovidio. E miti come la Piramide, si sa…non muoiono mai.

 

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I dj protagonisti dell’ iniziativa

 

 

 

Photo courtesy of Maurizio Agosti

 

Tarocchi, cosmo e mistero: arriva MAC x Pony Park, la make up collection più esoterica di MAC

 

Esiste un mese più magico di Ottobre? Forse no, dato che una festa come Halloween lo conclude in gran bellezza. Dall’ esoterismo halloweeniano ai Tarocchi il passo è breve: non a caso, proprio in questi giorni MAC presenta la sua nuovissima collezione, creata in collaborazione con la make up artist coreana Pony Park (al secolo, Park Hye Min) dalla quale prende il nome. Un’ aria di mistero spira sin dal packaging dei prodotti di MAC x Pony Park, nero e impreziosito da una riproduzione dorata dei Tarocchi dedicati alla luna, al sole, alle stelle…Simboli tanto emblematici quanto celestiali. Il che non stupisce, data la passione nutrita da Pony Park per gli Arcani Maggiori e per la loro iconografia, ma anche per i cristalli: questa collezione, quindi, non poteva che essere un fatato e sofisticato omaggio al cielo stellato. MAC l’ ha appena lanciata sia on line, che nei suoi store disseminati in tutto il mondo, ammaliandoci con il mood incantevolmente enigmatico che emana.

 

Pony Park nell’ad della collezione

MAC x Pony Park, in limited edition, include due highliter, una palette occhi, una serie di lipstick liquidi dai colori ipnotici, un gloss “plumping” dedicato alle labbra, pennelli e ciglia finte oltre che, dulcis in fundo, uno spray adibito al fissaggio del trucco.  Seguitate a leggere, se volete addentrarvi nei più magici meandri del suo universo.

 

 

Lo sguardo si ammanta di tutto l’ incanto possibile con Eyeshadow x 8: Hocus Pocus, una palette di  otto ombretti declinati in un’ affascinante gamma di rosa, oro e bronzo-dorati. Per caratterizzarla, Pony Park ha scelto il Tarocco della Luna. Simbolo degli aspetti più reconditi della mente, l’inconscio e la memoria, l’astro d’argento si associa al lato onirico, intuitivo e fantasioso dell’ animo umano. Gli ombretti di Hocus Pocus (il nome rimanda ad una sorta di “Abracadabra”) riflettono questi indizi tramite cromie avvolgenti e al tempo stesso delicate, ad alto tasso di pigmenti: sono Brownie Points (un rosa duochrome), Lie Low (un marrone-oro che vira al pesca), LaDiDa (un bronzo che vira al rosso perlato), Lo and Behold (un prugna vagamente rossiccio), All in All (un oro che vira al bronzo perlato), Carboncopy (un beige-rosa che vira al ghiaccio perlato), Blanche Cloud Nine (un marrone chiaro che vira al rosa) e Touch Wood (un marrone-rossastro perlato).

 

 

Gli illuminanti inclusi nella limited edition non potevano che essere “lunari”. Ne sono presenti due, gli Extra Dimension Skinfinish Highlighter: entrambi vantano un finish satinato ed olografico che riveste la pelle di riflessi. Sono disponibili nelle tonalità Sky’s the Limit (un oro chiaro platinato) e Cold Comfort (un lavanda pallido e bluastro). Il Sole e le Stelle rappresentano i Tarocchi a cui si associano: il primo, emblema della luce che risplende nell’ anima, il secondo, allegoria del contatto con il cosmo, della speranza e del destino.

 

 

Il clou della collezione è senza dubbio costituito dai Matte Lip Mousse, nove lipstick a dir poco stellari (è il caso di dirlo). La loro texture è in realtà una mousse iper soave, a lunga durata e dalla coprenza che può essere modulata a proprio piacimento. Il finish matte, ma oltremodo soffice, ne intensifica la colorazione e le proprietà idratanti. Le nuance dei Matte Lip Mousse esplorano diverse gradazioni di rosa e di rosso: i loro nomi? My Better Half (un rosso intenso), Moot Point (un vinaccia avvolgente), Cordon Bleu (un rosa vivace), One-Hit Sharp Cookie (un nude dai toni caldi), Off the Record (rosso vino), Love is Blind (un fucsia freddo e vibrante), Stone’s Throw (burgundy), Beck and Call (un rosa freddo e delicato) e Privacy Please (un corallo vivido che vira al rosa). A contraddistinguere i Matte Lip Mousse sono i Tarocchi delle Stelle. Per chi ama dar volume alle proprie labbra, rimpolpandole a dovere, c’è invece Lip-Plumping Lip Gloss, un gloss lucidissimo e tinto di rosa tenue.

La limited edition MAC x Pony Park si conclude, infine, con una rivisitazione dello spray fissante per il make up Prep+Prime Fix+, un cult del brand, che attraverso microperle luminose mantiene il trucco inalterato e dona al volto un magnifico aspetto glowy. Due pennelli con le setole di diversa consistenza, Face Powder Brush e Duo Fibre Eye Shader Brush (l’uno dedicato alla stesura delle polveri, l’altro ideale per le sfumature), completano la collezione insieme a False Lashes, un paio di ciglia finte: tutti strumenti che accentuano ulteriormente il fascino di una collezione intrisa di seduttività cosmica.

 

 

 

Paris Fashion Week: 10 +1 flash dalle sfilate PE 2020

BALENCIAGA – Abiti come uniformi, look rivelatori di una professione o di uno status symbol; naturalmente, il tutto “rivisto e corretto” secondo lo stile di Demna Gvasalia. Il womenswear della collezione risalta abiti, trench e giacche tipicamente anni ’80 sia nelle forme che nei pattern, come alcuni maculati che rievocano il boom dell’ animalier ai suoi albori. Ma sono le spalline enormi, maestose e squadratissime a sancire il trionfo di un’estetica “alla Dinasty”, almeno fino a quando non entra in scena una serie di long dress lineari, amplificati dalle crinoline e tinti di un monocolor vibrante: un omaggio a Cristòbal Balenciaga ed ai suoi inizi di carriera.

Quarto ed ultimo appuntamento con le Fashion Week delle capitali mondiali della moda: il nostro tour si conclude con Parigi, dove le sfilate delle collezioni Primavera Estate 2020 hanno chiuso i battenti il 1 Ottobre. Nella Ville Lumière si è assistito ad uno sfolgorante connubio di chic parisien, stravaganza ragionata e coscienziosità eco-sostenibile. La natura, il mondo vegetale, l’ambiente hanno fatto da leitmotiv a svariate collezioni ed ai rispettivi fashion show, (basti pensare a quelli di Dior e di Marine Serre), di conseguenza il tema “floral” è risultato vincente sia nei pattern che nei motivi ornamentali. Tra i materiali, il denim  ha fatto la sua riapparizione declinandosi in versione délavé e riciclata, in linea con le tematiche eco, mentre le silhouette hanno evidenziato una fluidità pressochè umanime, scolpita di frequente dal plissé. Per le spalline anni ’80 è stato un boom anche a Parigi, dove l’ ispirazione è andata a ritroso nel tempo in molteplici occasioni: i decenni dei ’70 e dei ’90 sono riaffiorati in più d’una collezione, ma alcune griffe si sono spinte persino oltre, facendo rivivere epoche come quella di Marie Antoinette e la Belle Epoque. Dal punto di vista cromatico si è registrato, invece, un predominio di colori vivaci, non di rado sconfinanti nel fluo (vedi Valentino). Qualche colpo di scena? Gli abiti – coloratissimi e plissettati – scesi come paracaduti sui corpi delle modelle durante lo show di Issey Miyake, allestito nel centro culturale Le Centquatre, Naomi Campbell che ha chiuso il défilé di Saint Laurent, un autentico tripudio di luci sullo sfondo della Torre Eiffel, la surreale intrusione alla sfilata di Chanel della YouTuber “Marie S’Infiltre”, prontamente allontanata da Gigi Hadid: “Paris est toujours Paris”, come recitava il titolo di un vecchio film.

 

DIOR – La donna giardiniera di Maria Grazia Chiuri è una figura doppiamente emblematica: si ispira a Catherine Dior, sorella di Monsieur Christian, appassionata di botanica e coraggiosa attivista durante la Seconda Guerra Mondiale, e al tempo stesso rimanda alla natura e all’arte di prendersene cura. Non è un caso che alla scenografia del défilé abbia collaborato Coloco, un gruppo di architetti che esalta il giardinaggio in quanto strumento di inclusività; piante eterogenee e provenienti da località diverse convivono armoniosamente, favorite da un progetto che coniuga la botanica con l’etica e con la responsabilità. I look della collezione, ricchi di decori e applicazioni tratti dal mondo vegetale, esaltano colori intensi in dégradé e sfoggiano preziose lavorazioni a base di rafia, pizzo e tulle.

 

SAINT LAURENT – La location è il Trocadero, illuminato da un tripudio di spettacolari fasci di luce. Sullo sfondo della Torre Eiffel sfila una parata di look che celebra, a un tempo, lo stile “rock anni ’70” di Vaccarello e l’heritage della Maison: il nero predomina e viene coniugato con una miriade di minishort, bluse trasparenti, coat trequarti, giacche da smoking. Ed è proprio lo smoking, un cult di Yves Saint Laurent, a trionfare nei look di chiusura. Decilnato in versione scintillante, in velluto o in un prezioso satin, si abbina ai calzoncini così come ai bermuda e ai pantaloni, ma ma con l’ orlo rigorosamente alla caviglia. Naomi Campbell conclude la sfilata sfoggiando un tuxedo in total black che irradia bagliori: un’icona senza tempo per un capo senza tempo che non cesserà mai di affascinare.

 

BALMAIN – Geometrie optical in black and white delineano abiti che sembrano tagliati seguendo la sagoma delle loro forme. Squarci inaspettati, scolli off the shoulders abbinati a maniche extralong, pantaloni asimmetrici privi di una gamba predominano insieme alle spalline extrasize. Dal bianco e nero si passa poi a una palette vivacissima: il giallo, il blu elettrico, il rosa, l’arancio e il verde mela ravvivano suit in denim con microtop e una serie di evening dress scolpiti da un plissé spettacolare o cosparsi di piume. L’ ispirazione è anni ’90, ma a muse come Beyoncé, le Destiny Child e Britney Spears Olivier Rousteing affianca una Grace Jones più che mai al top, rievocata da fascianti tute con cappuccio incorporato.

 

CELINE – Gli anni ’70, un trademark della cifra stilistica di Slimane, ammantati di una allure tipicamente parigina: per la Primavera Estate 2020 Hedi Slimane rimane fedele ai suoi stilemi, spingendosi ancora oltre nell’ esplorazione di un’ estetica che contribuì a consolidare il “discreto fascino della borghesia” francese: gonne pantalone, jeans délavé a profusione, bluse con collo a fiocco o con jabot si accompagnano a giacche scamosciate, shearling e pellicce a pelo lungo, ma sono soprattutto gli accessori a definire i look. Gli occhiali da sole a goccia, alternati a lunghi stivali ed a cappelli simili a turbanti, sono i puntini sulle i che contribuiscono a rievocare un decennio quasi mitico, omaggiato anche nell’ abito plissettato e scintillante (una transizione dall’ Hippie style a quello di matrice “Studio 54”) che chiude la sfilata.

 

THOM BROWNE – I cardini dello stile WASP incontrano quelli della Francia pre-rivoluzione: il risultato è una collezione che fonde il preppy con le crinoline. Browne racconta questo mix in maniera surreale, genialmente eccentrica, ma avvalendosi di un’ accuratissima sartorialità. Risaltano il trompe-l’oeil profuso e un tocco ironico, soprattutto negli outfit simili a divise dell’ high school abbinati a zeppe tanto playful quanto vertiginose, oppure nelle crinoline indossate sulle gambe nude. Il seersucker fa da tessuto-leitmotiv a silhouette svasate, arricchite da gonfie gonne multistrato o sorprendenti culotte d’antan. Il tocco iconico? Le acconciature torreggianti, in puro stile Marie-Antoinette, su cui si posano veli che ricoprono anche il volto.

 

VALENTINO – Pierpaolo Piccioli parte da splendide rivisitazioni di un capo basic, la camicia bianca, per sviluppare una collezione – come sempre – da standing ovation. Voluminose maniche a sbuffo, ruches, gorgiere e colletti stilizzati ricorrono nei look in total white che aprono la sfilata, mentre il colore comincia ad avanzare sotto forma di stampe e, poco a poco, esplode in una serie di evening dress tinti di nuance al neon. Non mancano accenti di matrice Rinascimentale, un trademark della “new era” di Valentino. Piume, paillettes, pizzi e volants impreziosiscono abiti che non lesinano incursioni nel nero, ma il bianco riemerge nel look di chiusura: uno spettacolare long dress ornato da una miriade di ruches scultoree.

 

GIVENCHY – Rivisitazioni del minimalismo americano anni ’90 coniugato con gli anni ’90 francesi, stilisticamente intrisi di residui “barocchi” del decennio precedente: potrebbe essere, in sintesi, il nucleo attorno al quale ruota questa collezione. Clare Waight Keller privilegia linee pulite, ma fluttuanti, di tanto in tanto arricchite da forme a sbuffo o movimentati drappeggi. Colpiscono i materiali: ai top, ai trench e agli abiti in pelle si alterna un denim a dosi massicce e rigorosamente riciclato, un’ode alla sostenibilità, che si declina in jeans squarciati o in abiti bicolor composti da due toni differenti di tessuto délavé. Silhouette più morbide contraddistinguono i numerosi long dress dall’ imprinting floreale, che puntano sul monospalla o su scolli a V vertiginosi ingentiliti da ampie puff sleeves.

 

STELLA MCCARTNEY – La collezione più sostenibile mai realizzata da Stella McCartney, che ha usato più del 75% di materiali eco-friendly per ribadire il suo messaggio: la designer, ormai da anni, esorta ad uno shopping responsabile e ad una moda in linea con le esigenze ambientali. Avvalendosi di una palette “discreta”, ma illuminata da squarci di arancio, turchese e color giada, McCartney dà vita a look disinvolti e freschi, che esaltano una silhouette generalmente ristretta nel fondo e con maniche svasate per contrasto. Spicca un motivo decorativo, una sorta di bordatura a zig-zag arrotondato, che appare sulla maggior parte degli abiti, delle tute e dei capispalla come a sottolinearne l’allure fluida, e non mancano le stampe floral: un omaggio alla natura.

 

LOUIS VUITTON – Ispirazione Belle Epoque per Nicholas Guesquière, che manda in scena una collezione-tributo ad una delle più importanti epoche della storia francese: un periodo contrassegnato dai primi accenni di emancipazione femminile e dalla nascita della griffe Louis Vuitton, fondata nel 1854 sulla scia della voga del viaggio. Gli stilemi che Guesquière privilegia non potevano tralasciare il Liberty, presente nelle stampe e nei motivi ornamentali, mentre bagliori Déco, profusi sui tipici pattern geometrici, si affiancano ai colletti arrotondati ed alle maniche a sbuffo. Anche dettagli come gli stivaletti stringati e lo chignon morbido, citano l’era memorabile dell’ Exposition Universelle parigina. Tuttavia, a sorpresa, a fare da fil rouge sono miniskirt e gonne portafoglio, capi contemporanei che il connubio con il Déco rende vagamente “Biba style”.

 

MAISON MARGIELA – Presentata con la collezione Artisanal l’estate scorsa, la Snatched Bag è una borsa no-gender. John Galliano l’ha riproposta sulle passerelle parigine in occasione delle sfilate di Ready-to-Wear, dove non è passata inosservata: non è un caso che il suo nome, in slang, significhi più o meno “terrific”. La Snatched bag sfoggia un aspetto inedito, assolutamente unico, che conquista all’ istante. E’ geometrica, “spigolosa” ma accattivante, e può essere indossata sia a tracolla che a mano, oppure ancora come un marsupio. Ulteriori suoi punti di forza sono i colori, un’ ampia gamma a partire dal bianco (come quella nella foto), ed i formati maxi e mini che la contraddistinguono. Cos’altro dire di questa borsa, se non che concentra tutto lo spirito iconoclasta di Galliano?

 

 

 

 

Givenchy Le Rouge, Le Rouge Deep Velvet e Le Rouge Night Noir, una triade di rossetti che omaggia la Couture di Clare Waight Keller

 

Givenchy, ovvero Couture nella moda nonché nel make up, dove i prodotti della Maison fanno sfoggio di lussuose qualità sensoriali. Per l’Autunno, le labbra si vestono di uno chic del tutto speciale grazie a tre linee di rossetto appena lanciate: si chiamano Le Rouge, Le Rouge Deep Velvet e Le Rouge Night Noir. La triade, un sofisticato omaggio agli stilemi di Clare Waight Keller, è composta da lipstick che sono il complemento ideale delle creazioni della designer, da due anni al timone creativo di Givenchy, e vanta un look impeccabile persino nella confezione. Basti pensare che Le Rouge, Le Rouge Deep Velvet e Le Rouge Night Noir sfoggiano, rispettivamente, astucci di vera pelle, di sontuoso velluto rosso e scintillanti su base “noir”, questi ultimi a richiamare la collezione Autunno Inverno 2018/19 da cui i rossetti prendono il nome (Night  Noir, appunto). Preziosa è anche la palette cromatica delle tre linee, che spazia dai colori più intensi ad un connubio di nero e di nuance sfavillanti: denominatore comune, una texture morbida che scivola sulle labbra e le dota di un tocco di eleganza pura, esaltandole di volta in volta con un finish matte, poudré oppure madreperlato.  La Couture di Clare Waight Keller, non c’è dubbio, nella triade dei Le Rouge ha trovato il suo perfetto pendant.

 

 

LE ROUGE – Segni particolari? E’ matt, luminoso, ad alta copertura e a lunga durata: il suo colore rimane intatto per almeno 12 ore. Si avvale di una formula che combina l’acido ialuronico con i fiori di Acmelia oleracea, garantendo un potente effetto nutriente e rimpolpante. Leviga le labbra e le avvolge in un comfort estremo, straordinariamente luxury. Le nuance in cui si declina sono ben 22, tra cui le nuovissime N. 333 L’ Interdit (un rosso “ricco” e intenso), N. 218 Violet Audacieux (viola prugna), N.316 Orange Absolu (un arancio esplosivo) e N.334 Grenat Volontaire  (rosso granata). Ecco invece le rimanenti tonalità: N. 102 Beige Plume (un nude rosato), N.103 Brun Créateur (un rosa antico scuro), N. 105 Brun Vintage (un rosa antico molto scuro), N. 106 Nude Guipure (un nude rosato intenso), N. 201 Rose Taffetas (un rosa caldo ed avvolgente), N. 202 Rose Dressing (un rosa caldo scuro), N. 204 Rose Boudoir (un rosa che vira vagamente al carminio), N. 209 Rose Perfecto (un fucsia elettrico), N. 303 Corail Décolleté (rosso corallo), N. 304 Mandarine Boléro (un rosso corallo che vira all’ arancio), N. 306 Carmin Escarpin (rosso carminio), N. 307 Grenat Initié (un rosso granata chiaro), N. 315 Framboise Velours (rosso fragola), N. 317 Corail Signature (corallo), N. 323 Framboise Couture (un rosso fragola che vira al fucsia), N. 324 Corail Backstage (un corallo che vira al rosa), N. 325 Rouge Fétiche (rosso) e N. 326 Pourpre Edgy (un rosso porpora scuro).

 

L’astuccio in vera pelle di Le Rouge

 

LE ROUGE DEEP VELVET – Il suo nome è tutto un programma: vellutato, poudré e pigmentato al punto giusto da risultare cromaticamente vibrante, avvolge le labbra in una pellicola matte che le riveste per 12 ore. Il finish opaco viene arricchito dal burro di mango incluso nella sua formula, che accentua la morbidezza e la colorazione del rossetto. Sofisticato e confortevole al tempo stesso, è disponibile in sei nuance: N. 14 Rose Boisé (rosa antico), N. 25 Fuchsia Vibrant (fucsia), N. 33 Orange Sable (un arancio che vira al rosa oro), N. 37 Rouge Grainé (rosso granata), N. 42 Violet Velours (viola scuro) ed il nuovissimo N. 10 Beige Nu, un rosa nude ultrachic.

 

L’astuccio in velluto rosso di Le Rouge Deep Velvet

LE ROUGE NIGHT NOIR – Magnetico, enigmatico, scintillante: questi i tre aggettivi che meglio lo descrivono. Si ispira a Night Noir, la collezione che Clare Waight Keller dedicò all’ Autunno Inverno 2018/19, e ne riflette l’allure iconica. Coniuga una base nera madreperlata con nuance misteriose che rievocano le cromie d’ Autunno più squisitamente raffinate, e vanta una formula a base di acido ialuronico e fiori di Acmelia oleracea. Il suo punto di forza sono i bagliori che emana, mirabilmente espressi in sei shade sfavillanti: N. 1 Night in Light (un nero “esoterico” e carico di charme), N.2 Night in Red (un profondo burgundy), N.3 Night in Gold (bronzo), N. 4 Night in Blue (un blu cobalto scuro), N. 5 Night in Plum (un vivace viola prugna) e N. 6 Night in Gray (un argento scuro).

 

L’astuccio luccicante di Le Rouge Night Noir

 

 

 

 

Glitter People

 

” Quando ero una bambina, pensavo che il successo significasse felicità. Ho sbagliato, la felicità è come una farfalla che appare e ci delizia per un breve momento, ma presto fugge via. “

Anna Pavlova

 

 

Foto: Anna Pavlova ne “La morte del cigno” di Fokine/Saint-Saëns, San Pietroburgo, 1905