L’ accessorio che ci piace

 

Nasce all’ insegna di un mood quasi “mistico”, dove la sacralità barocca di Dolce & Gabbana viene meravigliosamente tradotta in stile. La Devotion Bag venne lanciata, infatti, durante la sfilata della collezione Autunno Inverno 2018/19: “Santa Moda”, “Fashion Devotion” e “Fashion Sinner” erano solo alcuni degli slogan che campeggiavano sugli oufit. I codici del brand si aggiornavano alla contemporaneità avvalendosi della consueta ironia e sottolineando una squisità sartorialità. Volando sulle ali di un drone, la Devotion fece la sua prima comparsa in passerella lasciando stupefatto il pubblico, che da allora non ha mai smesso – tanto per usare un verbo pertinente – di adorarla. Oggi, la celebre borsa di Dolce & Gabbana si declina in una miriade di materiali, stili e dimensioni; non c’è bisogno di dire che il suo fascino, se mai ve ne fosse stato bisogno, sia aumentato in modo esponenziale. A VALIUM piace particolarmente in versione mini (misura 19 x 13 cm) e tinta di una splendente nuance di fucsia.

 

 

Questa top handle è stata appositamente pensata per le occasioni speciali: creata in nappa mordoré, è un piccolo gioiello di preziosità. Dotata di manico e di tracolla removibile, colpisce soprattutto per la sofisticata chiusura gioiello che, ispirandosi ad una delle iconiche rivisitazioni di Dolce & Gabbana del Sacro Cuore di Gesù, riproduce un cuore dorato intarsiato di perle. Persino la tracolla rimanda al savoir faire dell’ Alta Gioielleria. L’ interno della borsa, dunque, non poteva che essere pregiatissimo, completamente realizzato in vitello ed arricchito da una tasca piatta. La Devotion Bag ci piace perchè è un perfetto connubio di “cool” e “chic”, è un cult senza tempo e la gradazione di fucsia sfoggiata da questo modello è una delle nostre preferite (ma la palette include anche l’oro, l’argento e il rosa cipria). Possiamo star certi, in sintesi e rifacendoci un po’ alla giocosità tipica di Dolce & Gabbana, che è una borsa a cui…saremo sempre devoti!

 

 

 

 

L’ accessorio che ci piace

 

Chi non ricorda le Spice Girls? E soprattutto, chi non ricorda le sneakers con vertiginose zeppe che furono il trademark del loro look? Oggi, le “chunky sneakers” ritornano alla grande e diventano un must have del guardaroba. Alla New York Fashion Week, in passerella, Agatha Ruiz de la Prada ha fatto sfilare modelle issate su platform che definire “maxi” è dire poco: tutto merito di Cosima Ramirez de la Prada, sua figlia, ormai entrata a far parte a pieno titolo del brand “di famiglia”. Dal 2017 Cosima, erede del marchio insieme a suo fratello Tristan,  firma sfiziosissime capsule di accessori. Sotto l’egida dell’ hashtag #CosimaLovesAgatha ha creato occhiali da sole dal sapore vintage,  bijoux plasmati su un tripudio multicolor di punti giocosi e minimal; due collezioni perfettamente incastonate nell’ universo di Agatha Ruiz de la Prada, con il quale condivide la vena surreale. L’ essenza di Cosima sembra riflettersi nelle sue limited edition spumeggianti, divertenti, “intergalattiche”, come lei stessa le definisce. Nata nel 1990 a Madrid, la figlia di Agatha Ruiz de la Prada e del giornalista Pedro J.Ramirez ha studiato tra l’ Inghilterra e gli Stati Uniti laureandosi in Storia alla Brown University. Aveva 24 anni quando ha cominciato ad affiancare sua madre in azienda; tre anni dopo, il debutto con la prima capsule #CosimaLovesAgatha. Oggi Cosima lancia la sua terza limited edition, una rivisitazione delle “chunky sneakers”: le ribattezza Zapatillas Cosmicas e le tramuta in pezzo iconico della collezione Autunno/Inverno 2019/20 di Agatha Ruiz de la Prada.

 

 

Dotate di un platform alto 12 cm, le Zapatillas Cosmicas si declinano in un mix sgargiante di colori quali il bianco, il viola, l’azzurro, il rosso, sfoggiano il cuore “signature” del brand su un lato e sono realizzate in cuoio al 100% . E’ proprio il colore uno dei punti di forza di queste spettacolari sneakers, ribelli e iper glamour al tempo stesso. Oltre che per “agathizzarle”, Cosima dichiara di averle pensate variopinte con l’ obiettivo di opporsi al nero dilagante. L’ ispirazione guarda ai rave anni ’90, punto di riferimento per ogni mise ad alto tasso di eccentricità e di inventiva; il ritmo martellante della techno, allora, faceva da sfondo ad una nuova “fantasia al potere”, l’esaltazione della creatività individuale contrapposta all’ omologazione. Per valorizzare la loro allure esclusiva, le Zapatillas Cosmicas saranno acquistabili solo nei giorni immediatamente successivi alla sfilata: se ve ne siete già innamorate, non vi resta che affrettarvi ad acquistarle! Le trovate nell’ e-shop di Agatha Ruiz de la Prada.

 

 

 

 

White ankle boots mania

 

Da principio furono i “go go boots” di Courrèges. Quando il couturier francese li lanciò, nel 1964, fecero subito boom: quegli stivaletti bianchi divennero un must e l’ accessorio icona della sua Maison. Il tacco medio-basso, l’altezza a metà polpaccio li collocavano in una via di mezzo tra la scarpa e lo stivale, la linea minimal flirtava con lo stile Optical dell’ epoca. Il colore che sfoggiavano – il bianco, appunto – esaltava suggestioni lunari associate al primo sbarco sull’ “astro d’argento”. E se il nome “go go boots” passò poi ad indicare modelli diversi di stivale, la voga dei tronchetti è rimasta una costante (tra alti e bassi) per oltre mezzo secolo. Oggi, più viva che mai, torna ad abbracciare quel bianco “primigenio”: lo stivaletto candido spopola in passerella, trionfa nello street style, è sold out nei negozi e nei siti di e-commerce. Tutte lo vogliono, proprio come ai tempi della Swinging London. Questo Inverno è esplosa una vera e propria “white ankle boots mania”, e non stupisce. Declinato in innumerevoli stili, modelli e materiali, lo stivaletto bianco non passa inosservato e dona un tocco di classe naturale al look. I brand lo rivisitano con creatività in dosi massicce: Maison Margiela lo abbina a tacchi cilindrici, Fendi propone un esemplare in tessuto stretch simile a un calzino da tennis. Prada lo vivacizza con dettagli fluo ed opta per un design che rievoca una sneaker, mentre Givenchy lancia un bootie dal pattern “grafico”. E’ in bicolor bianco e nero, molto optical. E rimanda – forse non a caso – alla gloriosa era in cui lo stivaletto si chiamava “go go boot” e sembrava fatto apposta per avventurarsi su qualsiasi suolo: persino su quello lunare.

 

MAISON MARGIELA

FENDI

PRADA

 

 

CHANEL

 

GIVENCHY

 

 

 

 

 

 

L’ accessorio che ci piace

 

L’ argento: lunare, metafisico, vagamente spaziale. Se l’oro è per antonomasia associato al Natale, l’ argento si lega a doppio filo con l’ Inverno. Rievoca lande innevate, lo splendore di una Regina dei Ghiacci, i bagliori delle stelle che brillano nel cielo freddo. Non è un caso che, in ambito fashion, l’argento rientri tra le tendenze al top di stagione. MM6, la linea contemporanea di Maison Margiela, lo celebra dedicandogli la sua collezione Autunno/Inverno per intero: 25 look monocromi e risplendenti di raffinati fulgori. Gli accessori non fanno eccezione, contribuendo ad esaltare questa argentata allure. E’ così che l’ iconica pochette caramella abbandona gli squillanti colori “in vernice” per declinarsi in pura lucentezza laminata. Realizzata in pelle effetto stropicciato, misura 49 x 20 cm e ha i bordi zigzagati come l’ involucro di un’ autentica candy. La chiusura è a zip, l’ interno foderato. Non manca neppure il codice a barre, tocco finale che accentua e convalida il suo aspetto da caramella: è fuor di dubbio che l’ argento le doni un gusto del tutto speciale.

 

 

 

 

L’ accessorio che ci piace

La nuance? Ultraviolet, colore dell’ anno Pantone. Il design? Avveniristico, con platform vertiginoso e suola piatta. I dettagli? Tomaia laminata open toe e un cinturino “tubolare”, che parte dalla zeppa per inerpicarsi attorno alla caviglia. Chi pensava che le wedges fossero out, dovrà ricredersi: questo modello di PreferITA (dalla contrazione di “We prefer Italian shoes”, lo slogan del brand) Shoes non potrebbe essere più cool. Intriso di suggestioni “space”, è stato concepito per lanciarsi in un immaginario viaggio cosmico dove i colori e i materiali definiscono l’ iter dell’ esplorazione: la tomaia cangiante, il platform in vernice glossy, le linee futuribili del cinturino si declinano in un viola pop che evidenzia una allure glam deliziosa.

 

 

A firmare la zeppa è Irina Kareva, una giovane designer russa che, approdata in Romagna dalla lontana Siberia, ha studiato da modellista nel distretto calzaturiero di San Mauro Pascoli ed ha lanciato il brand PreferITA Shoes nel 2016. Oggi Irina, alla sua seconda collezione, definisce il proprio stile “urban chic”. La donna a cui si rivolge è indipendente, autonoma, grintosa e al tempo stesso estremamente femminile: per lei ha creato una collezione Primavera/Estate 2018 di ispirazione spaziale, attingendo all’ universo di luci al neon, riverberi in technicolor ed edifici svettanti delle metropoli dei millenni a venire. Un panorama avantgarde come la sperimentazione della designer, che alterna l’ utilizzo del vitello e della nappa laminata alle print serigrafate e ad un tripudio di nuance pop. Facendo onore al proprio nome, inoltre, PreferITA Shoes vanta una produzione rigorosamente “Made in Italy” che si snoda tra San Mauro Pascoli, Porto Sant’ Elpidio e Rimini.

 

L’ accessorio che ci piace

 

Coup de foudre! E’ amore a prima vista tra VALIUM e i nuovissimi Joplin booties griffati Saint Laurent. Almeno per oggi, accantoniamo le collezioni estive e andiamo alla scoperta di uno degli accessori più “rock & glam” della prossima stagione fredda: vi garantisco che ne vale la pena. Nel pieno dei festeggiamenti per il 50mo del ’68, lo stile dell’epoca incarna un punto di riferimento fisso per l’ universo fashion. E Saint Laurent, che con il periodo a cavallo tra i Sixties e i Seventies possiede un feeling innato, non poteva che rivisitarlo rasentando l’eccellenza: lo stivaletto Joplin ne evoca le atmosfere sin dal nome, un omaggio a una leggenda del rock – Janis Joplin, appunto – che in una voce uscita dalle viscere  racchiudeva il grido di una generazione intera. Alto a metà polpaccio, slanciato, Joplin sfoggia un tacco 10 a parallelepipedo e si allaccia alla caviglia con una vistosa fibbia. L’ anima rock di Saint Laurent riaffiora, si traduce in un design che viaggia a ritroso nel tempo pur esprimendo una contemporaneità squisita. Non è un caso che a far da testimonial al bootie sia una Kaia Gerber più che mai calata in un mood hippie dalle molteplici venature glam: i pantaloni di velluto, l’ ampia blusa leopard e il cappello-turbante la fanno somigliare a una rockstar o a una delle affascinanti muse di Monsieur Yves. Ai piedi di Kaia, un paio di Joplin in versione bohémienne,  scamosciati e in nuance cammello.

 

 

Di questi stilosissimi stivaletti esistono infatti altre due declinazioni, interamente in pelle di vitello come la prima: i Joplin si tingono di nero e ostentano un esotico pattern leopardato, ma non variano dettagli come la suola in cuoio, la zip laterale e la preziosa fibbia in bronzo anticato che porta inciso il logo Saint Laurent Paris. Io non nascondo di avere un debole per il modello color mou, che trovo di un’ iconicità assoluta. E voi, in quale variante li preferite?

 

 

 

 

L’ accessorio che ci piace

Con l’ arrivo dei primi caldi, il quesito “Sneakers o sandali?” si ripresenta puntuale. Sies Marjan ci permette di risolverlo grazie a una scarpa iper cool, che ha per nome Erin e fa parte della sua collezione Primavera/Estate. Alta fino alla caviglia, Erin è sneaker e sandalo al tempo stesso e si declina (anche) in un delicato lilla che i trend forecasting candidano già a sostituto del rosa. Il suo design è un mix che calibra irresistibilmente suggestioni sporty e glamour. A un alto platform e a un tacco 12, svasato, viene affiancata una tomaia a contrasto, realizzata in pelle naplak e stringata come una scarpa da ginnastica. Il bianco dei lacci riappare anche nelle bordature,  sottolineando l’ apertura sulla punta. La fodera in pelle di capretto dona un tocco di ricercatezza in più. Il tacco è un autentico capolavoro: fedele alla linea signature di Sies Marjan,  stempera il mood athleisure in una femminilità estrosa e non convenzionale: il risultato è un concentrato eclettico di stili che catapulta direttamente Erin tra i più intriganti must have primaverili.

 

 

 

 

L’ accessorio che ci piace

 

Velette come straordinari capolavori di sartorialità, preziose e iconiche: Chanel le ha portate in passerella con la sua collezione Haute Couture Primavera/Estate 2018 aggiungendo un tocco ultrachic al défilé. Le velette, in impalpabile tulle nero, ricoprivano testa e volto delle modelle ed un bouquet di fiori le fissava alla sommità del loro capo. Diverse e  ricercatissime le lavorazioni, che alternano sofisticate trame a rete a cristalli disseminati sul tulle come tante piccole perle. I fiori, denominatore comune, si declinano in varietà e colori molteplici con un netto predominio del rosa, la nuance feticcio di Coco Chanel. Il risultato? Femminilità pura, condita di alte dosi di eleganza e di una allure romanticamente onirica. Non poteva che essere altrimenti, d’altronde, dato che a creare le velette sono stati nomi autorevoli del savoir-faire parigino come l’ atelier Lemarié e la Maison Michel: la loro partnership con il brand fondato da Mademoiselle Coco è di lunga data e all’ insegna della più squisita maestria artigianale. La fondazione della Maison Lemarié risale nientemeno che alla Belle Epoque, e la lavorazione delle piume divenne la sua specialità. Negli anni ’50 Lemarié iniziò a collaborare con couturier del calibro di  Balenciaga, Christian Dior e Coco Chanel ottenendo un successo strepitoso. Da allora, incanalò il suo know-how nell’ ideazione di splendide creazioni floreali in mussolina, velluto e tulle. Tra i suoi capolavori risalta, non a caso, l’ iconica camelia che si tramutò in uno degli emblemi di Chanel: a commissionarla all’ atelier fu Mademoiselle Coco in persona. La Maison Michel, sorta nel 1936 ad opera di Auguste Michel, quarant’anni dopo era già un top name della modisteria e degli accessori. Con Chanel ha instaurato una partnership datata 1997, evidenziandosi nella creazione di cappelli che combinano eccentricità ed eleganza in parti uguali.

 

 

 

Photo: Chanel

 

L’ accessorio che ci piace

 

Ispirazione Niki de Saint Phalle per Maria Grazia Chiuri, che ha pensato a una Primavera Estate Dior 2018 dedicata all’ opera della grande artista (oltre che musa della Maison, quando era sotto la guida di Marc Bohan).  Figura iconica, audace e poliedrica fautrice di un’ affermazione al femminile anche nel campo dell’arte, Niki de Saint Phalle ha portato avanti una ricerca che nell’ esplorazione della donna trova una sua centralità.  Dapprima impegnata a rappresentarla attraverso materiali di scarto per simboleggiarne la complessa condizione sociale, ha poi cambiato completamente rotta incarnando, nelle sue monumentali Nana, la libertà e la joie de vivre di colei che ha ormai acquistato potere e, in parallelo, sicurezza di sè.  Ma l’ opera che traduce il suo immaginario con maggior potenza è senza dubbio il  Giardino dei Tarocchi di Capalbio (leggi qui l’articolo che VALIUM gli ha dedicato), il parco popolato da statue e sculture ciclopiche che , ispirandosi agli Arcani Maggiori dei Tarocchi, mixano esoterismo e filosofia esistenziale: Maria Grazia Chiuri ne richiama i colori, i mosaici, gli stilemi figurativi e li assurge a leitmotiv della collezione Dior rivolta alla bella stagione.

 

 

Anche gli accessori vengono contagiati da questo straordinario tributo a Niki de Saint Phalle. Borse, scarpe, bijoux, foulard riportano le sue stampe, il suo tripudio di cromie giocose ed esaltano un mood gioioso, intriso di amore. Non è un caso che persino sulla Lady Dior, storica borsa della Maison, campeggi la scritta in rilievo “Love” in puro stile de Saint Phalle:  è coloratissima, arrotondata e un po’ naif, rievoca i vibranti grafismi di un libro a fisarmonica – “My love. Where shall we make love?”, 1969 – che l’artista dedicò proprio all’ amore. Lo sfondo ecru della borsa le dona il massimo risalto, la sottolinea al pari di uno dei famosi slogan di Maria Grazia Chiuri. Anche stavolta, il logo Dior diviene elemento iconico e si tramuta in un block charm anticato color oro che riproduce il nome del brand: un dettaglio di preziosità ulteriore per una vera e propria statement bag.