Valentino Daydream, un sogno ad occhi aperti al Summer Palace di Pechino

 

Daydream, ovvero “sogno ad occhi aperti” ma anche “fantasticare”, se considerato come verbo: così Pierpaolo Piccioli ha chiamato il défilé-evento che Valentino ha mandato in scena il 7 Novembre al Summer Palace di Pechino. Nella settecentesca, splendida location – un’ ex residenza imperiale situata in un parco che ospita svariati edifici, pagode, padiglioni e persino un lago – ha sfilato una collezione di Haute Couture che ha onorato il titolo dello show. Un vero e proprio sogno ad occhi aperti ha ammaliato, fatto fantasticare il pubblico accorso, evidenziando l’incanto puro scaturito dal connubio tra il Rinascimento Italiano, ormai un’ispirazione signature della Maison, e la tradizione cinese più squisita: le creazioni indossate dalle modelle, meravigliose in quanto a bellezza e a spettacolarità, emanano una allure colma di fascino. Abiti dai volumi extra, quasi sempre svasati, ostentano una sartorialità strepitosa arricchita da fiocchi, decori scultorei, finissimi ricami, un tripudio di ruche e di applicazioni floreali, il tutto declinato in una palette cromatica mozzafiato. Rosso e fucsia in bicolor, verde smeraldo, rosa, oro, argento e bianco ghiaccio si alternano al “rosso Valentino” in un crescendo di preziosità, risaltando una serie di drappeggi, puff sleeve e forme a ventaglio a dir poco “imperiali”.

 

Una pagoda del Summer Palace di Pechino

Dotati di strascichi e lunghe mantelle non di rado, gli abiti – a cui Piccioli ha dato il nome dei sarti artigiani grazie ai quali hanno preso vita – vantano uno straordinario processo di realizzazione: basti pensare ai 500 metri di stoffa utilizzati per una singola creazione, alle migliaia di paillettes (fino a 32.000) profuse su alcune mise così come ai fiocchi e ai fiori innumerevoli applicati sui long dress, un’ abbondanza di materiali che ha richiesto infinite ore di lavorazione. Il risultato di tanto splendore, in passerella ha raggiunto il suo apice: l’ incedere delle modelle, visioni celestiali (un termine che in questo caso potrebbe derivare proprio da “Celeste Impero”) nei loro copricapi scintillanti, creature argentee dalla testa ai piedi, leggiadre dee orientali, ha pervaso la sala di una magia indescrivibile. Il make up ideato da Pat McGrath, in tal senso, è stato basilare. A fare da leitmotiv sono dosi massicce di eyeliner, mascara e lipstick rosso laccato, utilizzate però in modo differente. Un look in total silver ha lasciato a bocca aperta il pubblico: miriadi di paillettes ricoprono un lungo abito con cappuccio, mentre il viso della modella, completamente argentato a sua volta, ne accentua l’allure lunare: viaggiando con la fantasia, potrebbe quasi sembrare un omaggio alle oltre 900 tonnellate di “tael” d’argento che, due secoli orsono, l’ Imperatrice Cixi destinò alla ristrutturazione del Summer Palace portandolo all’ odierno splendore. Altre uscite hanno visto prevalere volti di porcellana adornati di rossetto e di un eyeliner in deciso stile cat eye, mentre velette in rete rigida tempestata di Swarovski si sono contraddistinte per la loro iconicità. In questo caso, i visi vengono celati pressochè totalmente, rimandando forse a un concetto di “maschera” molto presente nella cultura cinese. Il beauty look di Pat McGrath e le creazioni di Pierpaolo Piccioli si sono fuse in un mix superbo, onirico ed oltremodo raffinato. La filosofia del direttore creativo di Valentino, sempre più tesa all’ inclusività e al pluralismo culturale, ha trionfato anche nel Paese della Grande Muraglia, dove il savoir faire italiano e le suggestioni cinesi hanno dato vita a una stupefacente alchimia. Non c’è alcun dubbio: Daydream ha scritto una nuova pagina nella storia della Maison Valentino.

 

  Il gran finale della sfilata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poesia into the dark: il backstage beauty & hair AI 2019/20 della Haute Couture di Dior

 

Sarà che Halloween è dietro l’angolo, ma l’ atmosfera si fa sempre più oscura. Il nero regna sovrano e coinvolge in toto il look: è un nero raffinatissimo, quasi d’altri tempi, vagamente gotico. Il make up se ne appropria per donare intensi accenti al volto, sfoggiando zone d’ombra ad alto tasso di suggestività e di mistero. In passerella, il beauty look della sfilata AI 2019/20 di Dior Haute Couture ha evidenziato questi input attraverso un maquillage che difficilmente si farà dimenticare. L’autore è Peter Phillips, il Creative and Image Director di Dior Make Up: ispirato dalla tenebrosa palette della collezione, Phillips ha optato per un focus dark sugli occhi, uno smoky eye talmente scuro e denso da risaltare persino dietro le fitte trame a rete delle velette indossate dalle modelle. Per realizzarlo ha utilizzato il profondo nero della Diorshow Tri(o)blique 035 Smoky Canvas Palette sulla palpebra superiore e su tutto il contorno dell’ occhio, ma ha evitato il mascara per scongiurare un effetto troppo seduttivo a discapito del coté poetico del make up. Allo scopo di intensificare l’ alone scuro dello sguardo, poi, ha steso una riga di khol e ha rimarcato le sopracciglia con Diorshow Brow Styler e Diorshow Pump’n’Brow. La pelle del viso è rimasta quasi al naturale. Phillips ha voluto uniformarla e illuminarla, rendola traslucida: i prodotti di cui si è servito sono il Dior Backstage Face & Body Primer e il Dior Backstage Face & Body Foundation, che ha applicato in un velo sottile prima di fissare con la cipria in polvere Dior Forever & Ever Control Invisible Loose Powder. Nessun contouring nè punto di luce, solo una pelle puramente luminosa. Anche le labbra hanno esibito un look nude, sottolineate da pochi tocchi di Dior Addict Lip Maximizer Plumping Gloss.

 

 

A curare l’ hairstyle è stato un altro guru del settore: Guido Palau, Global Creative Director di Redken, che ha pensato ad una crocchia circondata da miriadi di treccine. Per donare un aspetto “satinato” allo chignon si è avvalso della lozione Satinwear 04 Heat Protectant Blow Dry di Redken, mentre le trecce sono state create con l’ausilio della Redken Rough Paste 12, una pasta ad hoc per plasmare e definire  qualsiasi tipo di acconciatura. In questo caso, il prodotto ha garantito la texture ruvida ideale su cui imbastire l’ intreccio. Il look, nel suo complesso, è apparso stupefacente: valorizzato da grandi mono orecchini pendenti, choker raffinatissimi e collier con preziosi ciondoli (tutti con perle opalescenti a fare da leitmotiv), hanno arricchito di iconicità pura le riflessioni sulla funzione degli abiti che Maria Grazia Chiuri ha elaborato ispirandosi all’ architetto Bernard Rudofsky.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alta Moda AI 2019-20: flash dalle sfilate di Parigi (parte 2)

1.

Continua l’excursus di VALIUM sui défilé parigini di Haute Couture. In questa seconda ed ultima puntata ci inoltreremo nei meandri di creazioni da sogno come quelle di Valentino, Viktor & Rolf, Maison Margiela Artisanal e Jean-Paul Gaultier.

 

2.

3.  MAISON MARGIELA ARTISANAL – John Galliano, il rapporto tra social e società, la sperimentazione sartoriale. Autodefinendosi “anarchico e impulsivo”, il designer traduce l’era di Instagram in stampe che proiettano immagini e pattern sugli outfit e si lancia a briglia sciolta in una rivoluzione che dona funzioni inedite (e assolutamente no gender) ai basic del guardaroba: i pantaloni diventano abiti con tanto di bustino, mentre i look da uomo ostentano giarrettiere “sadomaso” in pelle nera.

 

 

1.

2.

3. JEAN-PAUL GAULTIER – Una collezione che punta verso l’alto: ispirato dall’ idea di un cappuccio a forma conica, Gaultier eleva sopra il capo abiti e capispalla, ma innalza anche i colli e le spalline di chiara matrice anni ’80. Le pellicce leopardate in fake fur sfoggiano revers rivolti al cielo, così come gran parte dei look vi si staglia assumendo linee “cone-shaped”. Non mancano rivisitazioni dei cult del designer accanto a pattern psichedelici, piume, paillettes e rifiniture arcobaleno.

 

 

1.

2.

3. VIKTOR & ROLF – Magia ed incantesimi per una collezione all’ insegna dello “Spiritual Glamour”. Viktor & Rolf inneggiano alla notte, alla natura, a un glamour intriso dell’ incanto di un sortilegio, optando per tonalità buie che esplorano varie declinazioni del nero notte: l’artista e designer tessile olandese Claudy Jongstra le ottiene grazie a un sapiente uso dei pigmenti vegetali e ricerca la “formula alchemica” del Burgundian Black, il mitico nero originato da una mistura di ingredienti antichissimi. Le forme sono ampie, di volta in volta a uovo o svasatissime, e donano una allure inconfondibile alle “streghe” del 2000.

 

 

1.

2.

3. VALENTINO – Ancora una volta Pierpaolo Piccioli ci regala una collezione che è spettacolarità pura e raffinatissima: un viaggio in lande esotiche che lasciano molteplici tracce sia dal punto di vista stilistico che negli stupefacenti colori. Ecco allora risaltare svariate nuance di giallo, il viola, il lilla, l’azzurro, il fucsia, il rosa, il verde mela, senza tralasciare – ovviamente – il leggendario “rosso Valentino”. Il savoir faire sartoriale è minuziosissimo, degno del plauso generale alla fine della sfilata; i volumi scultorei, modellati sul taffetà, si alternano a forme più fluide a base di chiffon. Un tripudio di spessi fili in lana ornamentali accentua il tocco folk, così come i copricapi in stile mongolo o marcatamente marocchino.

 

 

 

 

Alta Moda AI 2019-20: flash dalle sfilate di Parigi (parte 1)

1.

La settimana parigina dell’ Alta Moda si è conclusa il 4 Luglio, ma non è mai troppo tardi per un focus sui défilé. In passerella hanno sfilato le collezioni Autunno Inverno 2019/2020, evidenziando una volta di più la meraviglia, il sogno, la pura bellezza che si associano ad ogni creazione di Haute Couture. Tra i top name del Made in Italy erano presenti Valentino, Giorgio Armani Privé, Giambattista Valli, Antonio Grimaldi, alternatisi sul catwalk a Maison francesi ed internazionali del calibro di Chanel, Iris Van Herpen, Givenchy, Jean-Paul Gaultier, Viktor & Rolf e molte altre ancora. Omaggiare questa creatività senza confini è tassativo, un assoluto must: per non dimenticare che il connubio di fantasia, sartorialità e quintessenza del savoir fare elevano la moda ad una dimensione sublime, quella dell’ arte. Da oggi, su VALIUM, troverete una sintesi dei fashion show in diverse puntate, ciascuna composta da una selezione di look tratti dalle collezioni di quattro designer; il tutto, rispettando rigorosamente l’ordine cronologico del Calendario delle sfilate. Enjoy it!

 

2.

3. DIOR – La moda come architettura, la Haute Couture come attento studio del corpo e delle sue proporzioni: ispirandosi alle teorie dell’ architetto Bernard Rudofsky, Maria Grazia Chiuri manda in scena una collezione che attraverso l’ uso massiccio del total black scava nelle fondamenta dell’ Alta Moda. La location della sfilata? L’ Hotel Particulier di Dior, da sempre luogo di incontro tra i direttori creativi e gli atelier della Maison.

 

 

1.

2.

3. RALPH & RUSSO – L’ ispirazione attinge all’ Art Déco, rielaborandone i preziosismi: linee sinuose, plissé, cascate di perle si alternano a decori simili a ventagli opalescenti e ricamatissimi, grafismi geometrici in puro stile anni ’30 ed abiti fluttuanti che esaltano un’ opulenza iper raffinata, ma disinvolta. La femminilità – ça va sans dire – trionfa. Ed uno stile impostosi quasi un secolo orsono vive una rinnovata modernità.

 

 

1.

2.

3. GIORGIO ARMANI PRIVE’ – Un’ eleganza squisita, sfolgorante come i bagliori che riflettono i tessuti delle mise. Volumi calibrati definiscono il connubio tra gonne ampie, multistrato, e bustini affusolati, mentre le giacche, perfettamente sagomate, si abbinano a pantaloni dalla linea fluida. Il luccichio emanato dai cristalii cosparsi all over conquista quanto la palette cromatica, che affianca il giada, il rosa cipria, l’azzurro polvere senza disdegnare il nero e stupisce con sorprendenti giochi di pois.

 

 

1.

2.

3. GIVENCHY – Il concetto di “Noblesse Radicale” fa da perno alla collezione, un tributo all’ heritage di Haute Couture della Maison. Clare Waight Keller riesplora le linee ed i volumi, battezzando ciascun look con il nome degli Châteaux francesi che hanno avuto un ruolo significativo nella genesi dell’ Alta Moda. Ecco quindi sfilare creazioni sofisticatissime, teatrali, dove forme inedite si avvicendano a drappeggi, pizzi, esplosioni di piume e la gonna più sontuosa viene indossata con il dolcevita.

 

 

TO BE CONTINUED…

 

 

I “Fashion Statements” di Viktor & Rolf

 

Da un “No photos, please” che evoca il conflittuale rapporto tra paparazzi e star allo spiazzante “Trust me I’m a liar”. E poi, via via sempre più corrosivamente: “Sorry if I’m late, I didn’t want to come”, “Leave me alone”, “Go f…k yourself” e una miriade di ulteriori slogan a metà tra ironia e sarcasmo. Sono i “Fashion Statement” di Viktor & Rolf, il leitmotiv della loro collezione di Haute Couture Primavera/Estate 2019. Pensavate di essere abituate ai “claim” che invadono le creazioni di moda? Questa è tutta un’ altra storia. Viktor & Rolf li tramutano in spettacolari ossimori, dicotomie che fanno del contrasto il loro principale atout: i loro slogan campeggiano su long dress vaporosi come nuvole di tulle, eterei e rarefatti al punto tale da rievocare gli abiti delle Principesse delle fiabe. Pensate solo che, per realizzare questa collezione, il duo olandese ha impiegato ben otto chilometri di tulle! Forme scultoree, capolavori impreziositi da volant, fiocchi, balze e fitte ruche si svasano ad A o assumono una linea a clessidra accentuando una allure fortemente onirica, dove l’ elemento surreale si concentra nella contrapposizione tra le frasi “caustiche” e la leggiadria del tulle. La palette cromatica è deliziosa, un arcobaleno di colori pastello che non di rado virano al degradé e al fluo. Sul catwalk, le creazioni sono state accompagnate a un hairstyle “preraffaellita”, chiome lunghissime e ondulate come in un dipinto di Dante Gabriel Rossetti. Look imponenti, maestosi ma soavi al tempo stesso hanno stupito il pubblico grazie alla loro magnificenza scenografica: non è un caso che questi abiti abbiano già ammaliato celebrity del calibro di Julia Roberts, Poppy e Caroline Vreeland (la nipote della leggendaria Diana). Le foto di backstage del défilé risaltano la minuziosissima cura riposta da Viktor & Rolf nel definire ogni minima gradazione, ogni minima ruche. E’ il trionfo di una Couture avantgarde, contemporanea, che fonde sapientemente il sogno con la dimensione street. A suggellare il tutto, un regale long dress in balze di tulle rosa sul quale spicca la scritta “Less is more”: l’ ironia si converte nel cardine attorno a cui ruota una bellezza inedita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alta Moda PE 2019: flash dalle sfilate di Parigi (parte 3)

1. JEAN-PAUL GAULTIER I fondali marini incontrano il Giappone: la fauna e la flora subacquea sono il fil rouge di una collezione che li tramuta in sartorialità pregiata “navigando” verso il Sol Levante. Abiti con plissettature che ricordano le increspature delle onde e reggiseni impreziositi da coppe che riproducono le fattezze delle spugne di mare si alternano all’ iconica “marinière” (notevole la sua versione in tulle) e ad accenti di giapponesità nelle linee. Risaltano le spalline vistose, over, a punta di squalo, che  delineano un tributo agli anni ’80 in puro stile Gaultier.

 

2.

3.

 

1. VIKTOR & ROLFOtto chilometri di tulle per dar vita ad abiti fiabescamente spettacolari. Linee ampie e maxi svasature vengono arricchite da un tripudio di balze, volants e ruches: l’ allure è principesca, onirica. E si fa decisamente surreale grazie ad una serie di slogan che campeggia, a contrasto, sulle creazioni impalpabili. Scritte sarcastiche si contrappongono all’ eterea palette di nuance pastello creando una sorta di ossimoro: il risultato è scioccante, ma conquista. Non è un caso che uno degli abiti sia già diventato un pezzo da museo (lo troverete infatti, prossimamente, al Boijmans van Beuningen di Rotterdam).

 

2.

3.

 

1. VALENTINOLa bellezza suprema: 65 abiti che hanno lasciato a bocca aperta il parterre. Pierpaolo Piccioli si ispira alla meraviglia della natura, allo splendore dei fiori, e crea dei look spettacolari per forme e colori. Volumi importanti, balze e ruches a miriadi, pizzi minuziosi, tessuti di volta in volta soavi o ricchi, ma sempre fluttuanti, si coniugano con un’ assoluta ricercatezza nelle lavorazioni. Le nuance, di forte impatto, spaziano dal living coral all’ indaco passando per stupefacenti accostamenti di rosso e lilla. Sfilano numerose modelle di colore e, a sorpresa, Naomi Campbell chiude uno show concepito come tributo alla rivista afroamericana “Ebony” ed al concetto di moda inclusiva.

 

2.

3.

 

1. BALMAIN – Olivier Rousteing debutta con la sua prima collezione di Haute Couture: per Balmain è un ritorno all’ Alta Moda dopo un’ assenza durata 16 anni. Nella boutique di rue Saint-Honoré sfilano look che inneggiano alla perla ed al suo fascino puro, candido, splendidamente siderale. Perle oversize plasmano miniabiti, diventano gonne a palloncino, si declinano in minaudière ed in bracciali; le ritroviamo, in dimensioni ridotte, addensate in preziosi motivi ornamentali. Nuance glaciali nei toni del bianco, dell’ azzurro e del rosa predominano, avvolgendo di luminosità perlacea mise costruite su maxi fiocchi e virtuosismi scultorei. Perlati anche il beauty look e l’hairstyle, che emanano una allure galattica iper scenografica.  

 

2.

3.

 

 

Alta Moda PE 2019: flash dalle sfilate di Parigi (parte 2)

1. CHANEL Il Grand Palais si tramuta in un giardino mediterraneo che fronteggia una grande villa ottocentesca. In questa cornice – che Coco Chanel avrebbe adorato – sfilano abiti impreziositi da un tripudio di fiori: li ritroviamo sotto forma di applicazioni, ricami, pizzi, minuziosi decori in resina e ceramica. Spuntano a sorpresa sulle fodere a vista e dalle scollature, accentuando l’ allure iper femminile di look che alternano il black & white a deliziose cromie pastello.

 

2.

3.

 

1- ARMANI PRIVE’ Giorgio Armani inneggia agli Anni Ruggenti e lo fa in versione Orientale, puntanto su un vibrante bicolor di rosso e blu elettrico che ricorda le lacche cinesi. E’ proprio questo inedito accostamento cromatico a fare da leitmotiv alla collezione: cattura lo sguardo coniugandosi con materiali lucenti come la vernice, i tessuti metalizzati e pervasi di paillettes, ma non disdegna sfumature in dégradé e declinazioni ad alto tasso di tulle e piume. La longuette predomina, seduttivamente affusolata o svasata quel tanto che basta per sottolineare uno stile ultra chic.

 

2.

3.

 

1. GIVENCHYAndata in scena negli spazi cubici e candidi di un’ala del Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, “Bleached Canvas” – questo il nome della collezione – inaugura la nuova era couture di Clare Waight Keller. Dopo l’ omaggio a Hubert de Givenchy della stagione scorsa, la designer promuove un’ estetica personalissima in cui i contrasti di volume, la sartorialità “scultorea” e le linee pure (ma al tempo stesso ricche) sono esaltati da una palette cromatica brillante intervallata da un sofisticato nero. Il set in total white la evidenzia e si tramuta nella tela bianca su cui viene immortalato lo stile Givenchy del terzo millennio.

 

2.

3.

 

1. MAISON MARGIELA ARTISANALUn fondale di graffiti multicolor, una passerella lastricata di specchi che amplifica l’ impatto visivo dei look: John Galliano manda in scena delle autentiche tenute da combattimento per la giungla urbana. Le nuance di un caleidoscopio digital trionfano accanto al pattern ricorrente di un barboncino blu elettrico, i volumi over si accompagnano a forme che alternano linee squadrate e fluidità. In queste mise metropolitane risaltano attillatissimi capispalla senza maniche, quasi delle creazioni fetish, che accentuano l’allure provocatoria della collezione.

 

2.

3.

TO BE CONTINUED…

 

 

Alta Moda PE 2019: flash dalle sfilate di Parigi (parte 1)

1.

La settimana è iniziata all’ insegna del “sogno”: a Parigi, le sfilate delle collezioni Primavera/Estate 2019 di Haute Couture hanno esordito lunedì per poi concludersi ieri, il 24 Gennaio.  La neve ha  accentuato l’ incanto di location al cui interno hanno preso vita show contraddistinti dalla fantasia più sfrenata. Una su tutte? L’ immenso tendone da circo che ha ospitato il défilé Dior, un’ ode all’ ispirazione circense ricorrente sia nell’ arte che nell’ universo di Monsieur Christian. Ha fatto molto parlare di sé anche la maestosa villa ricostruita da Chanel al Grand Palais, tramutato in un giardino mediterraneo con tanto di piscina. La casa di moda fondata da Mademoiselle Coco è tuttora al centro di un turbinio di rumours: Karl Lagerfeld – per la prima volta dal 1983 – non si è presentato al tradizionale saluto finale del défilé Chanel, delegando il compito al direttore dello Studio Creativo della Maison Virginie Viard. L’ interrogativo è diventato subito virale. Perchè l’ assenza di Herr Lagerfeld? Sono partite a raffica le ipotesi più disparate finchè un comunicato diffuso da Chanel ha dissipato (o almeno, ha tentato di dissipare) ogni dubbio: il “Kaiser della moda” si sentiva stanco e ha chiesto alla Viard di fare le sue veci. Ciò non è servito, purtroppo, a bloccare la macchina del gossip che si era ormai irrimediabilmente messa in moto. Mentre si moltiplicavano le illazioni sullo stato di salute di Karl Lagerfeld e dilagava il toto-scommesse su un suo possibile successore, i fashion show hanno continuato a trasportarci in una dimensione in cui solo il bello, la fiaba e la creatività allo stato puro la fanno da padrone. VALIUM  vi racconta a puntate, tramite una selezione di flash, alcune delle collezioni andate in scena.

 

2.

3.  SCHIAPARELLIUna collezione ispirata ai ricordi di infanzia di Elsa Schiaparelli: fiori e stelle predominano, combinandosi con la giocosità poetica e al tempo stesso surreale – o meglio, surrealista – che ha sempre connotato l’immaginario della couturière romana. A farlo rivivere sono minuziossimi ricami, miriadi di tulle e cromie d’impatto tra cui risalta – ça va sans dire – il rosa shocking in svariate declinazioni.

 

1. DIOR – Maria Grazia Chiuri accende i riflettori sul mondo del circo: dalla fascinazione provata da Christian Dior per il Cirque d’Hiver (fu proprio lì che, nel 1955, Avedon realizzò l’iconico scatto “Dovima tra gli elefanti”) alle interpretazioni a tema di artisti del calibro di Picasso, come l’ immenso Sipario per Parade che dipinse nel 1917. Trionfano gorgiere, tutù da acrobate, tute aderentissime impreziosite con ricami ad effetto tatuaggio ed ampi pantaloni stretti in fondo che rievocano quelli dei clown.

 

2.

3.

 

1. RALPH & RUSSO E’ un omaggio a Maria Félix, quello di Ralph & Russo: La Doña, icona del cinema messicano dei tempi d’oro, viene considerata la più leggendaria femme fatale latinoamericana. Per lei Cartier creò un collier passato alla storia, a forma di serpente e completamente rivestito di diamanti. La collezione di Ralph & Russo, citandolo, moltiplica ricami rettiliformi e li affianca a un’ esplosione di colori pop, trouser suit iper decorati e abiti da sera in fluttuante chiffon. Non manca, ovviamente, il cappello a falda larga che La Doña adorava: per esaltare un glamour da vera diva.

 

1. GIAMBATTISTA VALLIGiochi di volumi evidenziano le vertiginose svasature degli abiti e la linea a uovo delle mantelle abbinate ai minidress. La femminilità predomina, accentuata da un tripudio di ruches, piume e fiocchi. Minilunghezze si alternano agli orli rasoterra lasciando spazio a una terza variante: l’ abito corto che si allunga grazie a un ampio strascico, ormai un trademark di Giambattista Valli. Per la Primavera/Estate 2019 si declina anche in duchesse di seta e viene portato con un fez che fa da leitmotiv all’ intera collezione.

 

2.

3.

TO BE CONTINUED…

 

 

Ashi Studio, l’ abito come un’ incantevole fiaba

 

Dire Ashi Studio equivale ad evocare una Haute Couture da fiaba: abiti sontuosi, squisitamente scolpiti e ricamati minuziosamente a mano incarnano l’ essenza di un lusso che diventa opera d’arte vera e propria. Fondata nel 2007 a Beirut dal designer Mohammed Ashi, la Maison è diventata subito un punto di riferimento per la clientela raffinata. E non sorprende, perchè le creazioni di Ashi sembrano uscite da un sogno. Si ispirano alle sue radici arabe, ma non solo: declinate in tessuti pregiati, arricchite da preziosissimi ornamenti, subiscono il fascino delle più disparate culture e ne reinterpretano le suggestioni. Ad accomunarle è il desiderio di raccontare una storia, una fiaba, attraverso ogni abito. Il designer libanese attinge al suo amore per l’arte e lo traduce in uno chic senza tempo, eppure assolutamente contemporaneo. Basti pensare alla collezione di Alta Moda Autunno/Inverno 2018/19 di Ashi Studio, che coniuga tonalità come il bianco, il panna, il blu, il nero e il grigio perla con una sartorialità che sfiora le vette del sublime. Da questa collezione VALIUM ha tratto alcuni look, capolavori accomunati da un ammaliante candore: non nascono come abiti da sposa, ma del bridal possiedono tutto l’ incanto. Voi che ne dite?