Valentino Haute Couture Autunno Inverno 2020/21: il valore del sogno

 

La collezione è stata presentata nello Studio 10 di Cinecittà, ma potrebbe aver avuto come location il mitico Studio 5 – quello dove Fellini girava i suoi film – da quanto è onirica e meravigliosamente sbalorditiva. “Of Grace and Light”, la live performance focalizzata sull’ Haute Couture Autunno Inverno 2020/21 di Valentino, lascia senza fiato: sprigiona magia in dosi massicce, un incanto accentuato dal video (guardalo qui) del fotografo Nick Knight che la introduce. La situazione mondiale attuale, segnata dal Covid-19, rappresenta uno spunto iniziale. Pierpaolo Piccioli si concentra sul “dopo”, sul concetto di “rinascita”, auspicando ad un Rinascimento che affondi le radici (proprio come avvenne secoli orsono) nell’Umanesimo e quindi nei valori umani. La moda si intreccia a doppio filo con questa concezione, in particolare l’Haute Couture: è un’ arte “in movimento”, che prende vita da un minuzioso lavoro manuale e viene plasmata attraverso un eccellente savoir faire artigianale. Infine è il corpo ad animarla, con le sue movenze e la sua gestualità. Ma la moda è anche sogno, creatività, bellezza nella quintessenza, tutti elementi da cui non può prescindere: per esprlmere il proprio punto di vista, Piccioli si è avvalso dell’ apporto di Nick Knight. Nel video diretto dal fashion photographer, esaltato da un etereo brano di FKA Twigs in sottofondo, il “fatto a mano” e l’arte digitale instaurano un dialogo spettacolare. I quindici look proposti dal direttore creativo di Valentino si calano in un universo visionario dove mappature ed effetti speciali li trasformano, li frazionano, li rivisitano tramite un tripudio di nuove forme e di colori: diventano fondali marini, piume di uccelli esotici, bouquet di fiori, ectoplasmi luminosi e fluttuanti, meteoriti infuocate. A conclusione del filmato, la frase  “Non vogliamo essere subito già così senza sogni”, che Pierpaolo Pasolini inserì nelle sue “Lettere Luterane”, avanza in scrolling orizzontale. Sono parole significative, perfettamente in linea con lo spirito della performance e della collezione stessa; un’ode ad un concetto di moda che va oltre il marketing e i fini meramente commerciali per esaltare l’ importanza della meraviglia, di un Umanesimo che mette al centro l’uomo ed il suo genio.

 

Un frame tratto dal video di Nick Knight

Dopo il video di Nick Knight, ha inizio la performance vera e propria. Il sipario si apre su una scena celestiale: è una visione lunare quella che il pubblico si trova di fronte, quindici modelle issate sui trampoli o su altissimi piedistalli che gli abiti che indossano, in un evanescente total white, celano sapientemente. Attorno a loro il buio, sullo sfondo piccole luci sparse…Sembra di ammirare un cielo stellato dal quale spuntano, circondate da un alone soffuso, fatate creature. Gli abiti sono lunghi almeno quattro metri, teatrali, vaporosi.

 

 

Le affascinanti Pierrot che li sfoggiano dondolano su altalene sospese nella notte oppure si stagliano, come candidi astri, sul suo sfondo nero.  In questa cornice surreale, non sorprende che le silhouette stravolgano ogni equilibrio e proporzione: i look vengono evidenziati al massimo, in tutta la loro magnificenza scultorea. Ecco così apparire delle autentiche opere d’arte dove miriadi di piume ondeggianti, volumi scolpiti nel taffetà, lineari tuniche, crinoline, ruches in abbondanza, frange senza fine e bagliori argentei si affiancano in un tableau vivant dove la magia raggiunge l’apoteosi. L’ ispirazione a cui si rifà il video accentua la suggestività della visione: Knight e Piccioli prendono come riferimento Loie Fuller, la memorabile danzatrice della Belle Epoque che usava esibirsi disegnando arabeschi con l’ incredibile quantità di stoffa dei costumi che la avvolgevano. La danza come movimento, e l’abito che grazie al movimento prende vita, sono uno dei cardini della concezione di Couture espressa da Pierpaolo Piccioli. Anche la scelta del bianco potrebbe incastrarsi nella filosofia del designer: emblema di un nuovo inizio, è il colore più rappresentativo del Rinascimento visto come “rinascita”, come punto di ripartenza. Il bianco è la purezza, la luminosità, sul bianco possono essere tracciati tutti i colori possibili. Che è quello che fa Nick Knight, d’altronde, nel video mozzafiato di “Of Grace and Light”. Ed è proprio sul connubio tra “digitale” e “umano” che il Rinascimento di cui parla Piccioli poggia le sue basi. Un Rinascimento della moda che riafferma il valore della fantasia, dello splendore, del savoir-faire più squisito: un trio indissolubile per dare vita a un sogno che la collezione Haute Couture Autunno Inverno 2020/21 di Valentino tramuta in straordinaria realtà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giambattista Valli Haute Couture AI 2020/21: suggestioni parigine declinate in un tripudio di tulle

 

Come molti altri designer, Giambattista Valli ha concepito la sua collezione Haute Couture Autunno Inverno 2020/21 durante il lockdown, e delle atmosfere uggiose che hanno segnato quel periodo si rinvengono indizi nel video di presentazione. Valli ha scelto un’unica modella per sfoggiare tutti i look, Joan Smalls, mentre le scene si sdoppiano grazie allo split-screen: nelle sequenze a destra la Smalls indossa abiti regali,  in quelle a sinistra scorrono le immagini di una Parigi in transizione tra l’ inverno e la primavera. La Ville Lumière, riconoscibile dalla Torre Eiffel che si staglia sullo fondo all’ inizio del video, è immersa in un grigiore cupo e a volte greve, ma i mandorli fioriti che la cinepresa inquadra aprono la strada alla speranza. La natura va avanti comunque, segue il suo corso, i fiori sbocciano nonostante il dramma del Coronavirus. E anche la Couture di Giambattista Valli sboccia, splendida e maestosa: lo stilista punta sul suo capo cult, l’abito in tulle, declinandolo in una serie di creazioni spettacolari, voluminose ma impalpabili, impreziosite da balze, strascichi e miriadi di ruches.

 

 

In tempi di Covid-19, il designer non lesina sui metri di tessuto e si mantiene fedele a un’ opulenza raffinata che è ormai il suo trademark. Un modo, forse, per sottolineare che lo stile non si arrende alla pandemia (sfilate a parte), che il gusto per la meraviglia ed il fiabesco “rifioriscono” ogni volta così come rifiorisce la natura. Ecco quindi che al tulle si affiancano materiali quali la seta, il taffetà magistralmente scolpito, tutti iper scenografici e adornati dal fiocco tipico del brand: quest’ ultimo, che sia un motivo ornamentale o parte integrante dell’ outfit, accentua la femminilità di look già di per sè aggraziati. Le lunghezze spaziano da quella maxi – con strascico o senza – a quella mini, non meno ricca: inserti o bordature di ruches, drappeggi, mantelle in chiffon multistrato, mega fiocchi e strascichi fluttuanti tramutano ogni abitino in un capolavoro supremo. Tra gli accessori risalta una gorgiera in tulle, indossata sul volto anzichè sul collo, che lascia scoperti solo gli occhi. Fa pensare a una mascherina protettiva deluxe; quel che è certo, è che corona l’ outfit in modo squisito. La palette cromatica alterna il rosa pastello al bianco, all’ avorio, al nero, al rosso e al fucsia: colori che valorizzano una collezione meravigliosamente in fiore nonostante il “fermo” imposto dalla pandemia globale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Change” di Viktor & Rolf: quando l’ Haute Couture racconta un mutamento epocale

LOVE – look 3

Continua l’ excursus di VALIUM su alcune collezioni Autunno Inverno 2020/21 di Haute Couture. Viktor & Rolf, naturalmente, non possono mancare: visionari, maestri di inventiva e autori di creazioni iconiche, si sono ispirati al travagliato periodo che stiamo vivendo a livello mondiale ed hanno  battezzato Change la loro collezione. E’ difficile trovare un nome altrettanto evocativo e d’ impatto per descrivere quest’ epoca di transizione. Un’ epoca che, a causa della pandemia di COVID-19, avanza verso un’ evoluzione sia negli stili di vita che nella socialità e nella sfera professionale. Viktor & Rolf  riflettono sul cambiamento tramite una mini collezione: sono soltanto nove i look che la compongono, suddivisi in tre filoni tematici e in altrettante tipologie di abito. C’è la camicia da notte, c’è la vestaglia, c’è il cappotto, un trio che tendiamo istintivamente a collegare alle reminiscenze della quarantena. La vestaglia in quanto cardine dell’ homewear, la camicia da notte perchè sostituisce l’abito da sera, il cappotto come capo imprescindibile per le nostre uscite. Ogni trio di outfit si associa ad uno stato d’animo. “Anxiety”, “Confusion” e “Love” sono le emozioni su cui Viktor & Rolf si focalizzano per raccontare un mondo in via di mutamento: poche nozioni basilari con l’intento di esprimere una visione senza orpelli, senza inutili divagazioni. Colori ed elementi ben precisi, quindi,  contribuiscono a definire ciascun mood e ciascun gruppo di creazioni. “Anxiety” è una triade impregnata di cupezza in cui prevalgono tonalità fosche; spazia da una camicia da notte blu che sembra un abito da sera, in stile Impero e impreziosita da ricami a forma di nuvola con i contorni argentati, a una spettacolare vestaglia-mantella grigia in faux fur adornata di lunghi polsini, rever e cintura con fiocco in matelassé nero. Il cappotto, invece, è un trench color grigio antracite avveniristico, oversize e tempestato da coni in 3D, alcuni cosparsi di glitter: mi fa pensare a una creazione futuribile che, proprio grazie a quei coni, fomenta il distanziamento sociale.

 

ANXIETY – look 1 

ANXIETY – look 2

ANXIETY – look 3

“Confusion”, al contrario di quanto il suo nome potrebbe far pensare, è un terzetto all’ insegna del rosa. Se concettualmente rimanda al contrasto di emozioni che questo cambiamento epocale porta con sè, stilisticamente rievoca la femminilità tipica di Viktor & Rolf: orli rasoterra, linee svasate e look declinati in un delizioso rosa pastello. Si inizia con una camicia da notte monospalla, manica a sbuffo ed emoticon ricamate all over (forse un riferimento al recente boom della comunicazione virtuale?), per poi passare a una vestaglia che è un’ opera d’arte in velluto, asimmetrica e con una manica arricchita da fiocchi-signature Viktor & Rolf in dimensioni decrescenti. I dettagli – tutti rigorosamente color giallo canarino – stupiscono per raffinatezza: le bordature sono realizzate con del nastro a treccia e i maxi polsini ostentano un tessuto matelassé. Il cappotto, come gli altri due della collezione, è magistralmente proiettato nel futuro. Svasatissimo, asimmetrico, con un’ enorme manica a sbuffo, sfoggia un tripudio di applicazioni tubolari in differenti grandezze e in svariate nuance di giallo e rosa.

 

CONFUSION – look 1

CONFUSION – look 2

CONFUSION – look 3

C’è bisogno di amore, per andare avanti. Oltrepassando la rabbia, la malinconia, l’ incertezza legate alla situazione attuale. E l’amore può diramarsi in molteplici direzioni: l’ amore per il bello, ad esempio, è quello che permette di apprezzare appieno la collezione Change di Viktor & Rolf. I tre look della serie “Love” invitano a trovare rifugio nell’ eleganza sorprendente e nello “spiritual glamour” del brand olandese. Sappiamo che potremo sempre contare su questi elementi, a dispetto di cosa ci porterà il futuro. Perchè se il cambiamento va abbracciato, è importante avere la consapevolezza che la bellezza è senza tempo e che sarà sempre una fonte di conforto, un punto di riferimento essenziale per le nostre vite. Leitmotiv della triade di “Love” sono i cuori, che impreziosiscono gli outfit, e il colore bianco. La camicia da notte è un long dress in stile Impero adornata dal punto smock e da molteplici cuori rossi, bianchi e neri in pizzo, mentre la vestaglia è a dir poco principesca: collo a scialle, fiocco in vita, gonna voluminosa con strascico, alterna il cotone con pattern in rilievo ai dettagli in matelassè, come le grandi tasche rosse a forma di cuore. Il cappotto, infine, è il capo più iconico della collezione. Completamente profilato da glitter di cristallo, si svasa nel fondo e miriadi di cuori in un dégradé che va dal rosso al rosa pallido lo ornano a cascata dalle spalle fino all’orlo. Pensando a Change, non a caso, è proprio questo look che affiora subito in mente: un outfit inconfondibile e prezioso.

 

LOVE – look 1

LOVE – look 2

 

 

“Le Mythe Dior”, il fiabesco corto che Matteo Garrone dedica alla collezione di Haute Couture della Maison

 

Cos’è la Maison Dior, se non un mito? Non è un caso che, in questi giorni, il corto associato alla collezione di Alta Moda Autunno Inverno 2020/21 della griffe stia letteralmente spopolando (clicca qui per ammirarlo). Tutti ne parlano, tutti lo osannano e, soprattutto, tutti ne sono rimasti incantati. Diretto da Matteo Garrone, Le Mythe Dior è il suo titolo e fonde una miriade di spunti: la fiaba, la storia della moda (in particolare dell’ Haute Couture), la mitologia, il Surrealismo, la magia, il mistero…creando un amalgama dal potente fascino. E’ stata Maria Grazia Chiuri a chiedere la collaborazione del regista, ad instaurare un connubio artistico rivelatosi assolutamente vincente. Chi ha visto Pinocchio, tanto per citare l’ultimo film di Garrone, non può fare a meno di ricordare le atmosfere fatate, e al tempo stesso molto autentiche, che aleggiavano su tutta la pellicola. Lo stesso avviene per Le Mythe Dior, un racconto intriso di poesia. A cominciare dalla location, quel Giardino di Ninfa (rileggi qui l’articolo che VALIUM gli ha dedicato) talmente ricco di meraviglie da essere decretato Monumento Naturale della Repubblica Italiana. E’ qui che Chiuri e Garrone ambientano il corto che, scena dopo scena, rievoca le suggestioni insite nella collezione Dior. L’ ispirazione di Maria Grazia Chiuri attinge ad un determinato periodo storico, il secondo dopoguerra, facendo rivivere il cosiddetto Théâtre de la Mode: tra il 1945 e il 1946, i grandi couturier francesi organizzarono un tour mondiale  dove i loro abiti venivano indossati da manichini in miniatura per promuovere lo splendore dell’ Haute Couture d’oltralpe. Le sequenze iniziali di Le Mythe Dior, infatti, si aprono su un atelier in pieno fermento; le première della Maison lavorano a ritmo serrato per portare a termine le favolose creazioni che verranno sfoggiate da manichini alti 40 cm. Sono outfit da sogno, impreziositi da balze, ricami, fitti plissè, e declinati nelle più magnetiche nuance naturali. Il che non è casuale: il viaggio che stanno per compiere si snoderà attraverso un bosco incantato.

 

 

 

Appaiono quindi due portantini, due gemelli in uniforme (che ricorda quella dei dipendenti di certi luxury hotel d’antan) intenti ad inoltrarsi nella boscaglia mentre reggono il baule colmo di vestiti. D’ora in poi, nel corto si succederanno emblemi significativi ed eventi simbolici: basti pensare al baule stesso, che riproduce la storica facciata parigina dell’ atelier Dior in avenue Montaigne. E’ un baule che, nella migliore tradizione delle fiabe, funge da scrigno fatato e calamita l’attenzione generale. Il suo involucro è talmente prezioso che ci si chiede cosa contiene, perchè si trova lì, quali meraviglie custodisce. Le creature mitologiche – o semplicemente fantastiche – del bosco ne rimangono ammaliate. Una sirena che nuota lungo un fiume smette di fluttuare quando vede i due gemelli avanzare sopra un ponte, mentre un gruppo di ninfe, che giocano tra loro immerse nell’acqua, resta a bocca aperta non appena scorge le creazioni mignon. Il baule prosegue il suo iter attirando l’ interesse di una donna chiocciola, della bellissima compagna di un fauno, di una statua “seduta” su una roccia: tutte scelgono l’abito che le conquista, a tutte vengono prese le misure. Spunta persino Narciso, intento a specchiarsi in un laghetto, ma il percorso dei portantini è inarrestabile e raggiunge le creature, forse, più magiche del corto: mimetizzata con il tronco di un albero,  le chiome zeppe di foglie e rami, una coppia di spiriti del bosco si bacia senza sosta. Ma la ragazza nota il baule e si incanta di fronte ad un abito impalbabile, con il corpetto sapientemente ricamato, dello stesso colore del tronco. La cinepresa si sposta a Parigi, dove nell’atelier Dior le première stanno già realizzando a grandezza naturale gli abiti selezionati dalle abitanti della foresta. Le sequenze successive rivelano le creazioni che hanno sedotto quelle incantate creature: la compagna del fauno corre felice tra gli alberi in un abito nero plissè composto interamente da balze, le ninfe sfoggiano un peplo che sembra plasmato sull’ oro liquido, la donna chiocciola e la statua risultano regali nelle lunghe tuniche pieghettate, color carta da zucchero per la prima, bianca per la seconda, mentre la sirena nuota in un fluido abito di tulle che richiama le gradazioni acquatiche. Le Mythe Dior concentra così, in un corto da fiaba, l’incontro di immaginari, concetti e luoghi che si compenetrano tra loro. Matteo Garrone attinge al suo background di pittore figurativo per dar vita a delle scene modulate dalla luce, dove la plasticità dei corpi e la sontuosa preziosità degli abiti evidenziano la medesima impronta artistica. Cinema e moda, peraltro, possiedono più di un elemento in comune: pongono il focus sul corpo, si avvalgono di procedimenti che alternano il lavoro individuale a quello di squadra. In questo caso, inoltre, persino l’artigianalità crea una connessione tra la settima arte e l’ Haute Couture. L’ autenticità del corto di Garrone scaturisce dalla totale assenza degli effetti speciali: le creature fantastiche del bosco diventano tali grazie alla perizia del make up artist, così come l’ Alta Moda nasce dal savoir faire del “fatto a mano”. Il regista si ispira alla fiaba e scava nelle sue radici fino ad arrivare al mito, elemento fondante della cultura occidentale; la vena surrealista che pervade il racconto fa da trait d’union con i motivi ispiratori di Maria Grazia Chiuri, affascinata dalle immagini surrealiste di artiste quali Dora Maar, Leonora Carrington, Lee Miller, Jacqueline Lamba, Dorothea Tanning. Il Surrealismo è il trionfo del magico, dell’ invisibile sul visibile, del sogno, di un’ alchimia in grado di trasformare. Ecco quindi la sirena, la statua, le ninfe, la donna chiocciola, una volta indossati gli abiti Dior, tramutarsi in icone di bellezza e meraviglia. Mitologia, fiaba e Surrealismo si intrecciano fino a formare un connubio potentemente evocativo. Ammirare questo straordinario corto dà adito ad ulteriori riflessioni, non ultima quella che ha visto nascere la collezione in tempi di quarantena. Maria Grazia Chiuri l’ha concepita a Roma, durante il lockdown dovuto all’ emergenza Coronavirus: un periodo che ha totalmente stravolto la nozione di fashion show.

 

 

Non si può fare a meno di pensare – accantonando per un attimo i riferimenti al Théâtre de la Mode – che in un momento in cui vengono chiuse le porte delle sfilate al pubblico, è la Couture ad andare incontro alle potenziali clienti: giunge a loro come se fosse un dono, un incantevole regalo, attraversando un bosco fatato perchè la magia e il sogno sono intimamente associati al concetto di Alta Moda. E se Garrone si rifà alle Metamorfosi di Ovidio, la presenza di creature mitologiche può legarsi anche al concetto di unicità. Ninfe, sirene, statue viventi sono donne speciali, inconfondibili, “irripetibili” al pari di una creazione di Alta Moda e della donna alla quale si rivolge Dior. Questa chiave di lettura alternativa potrebbe proseguire equiparando i manichini in miniatura a delle bambole: un dettaglio che rimanda all’ infanzia e dunque alla fiaba, colonna portante del corto. Se i vestiti rimanessero in dimensioni ridotte, potrebbero essere destinati a delle piccole fate dei boschi…Persino il baule, che riproduce l’atelier Dior di avenue Montaigne, ricorda una casa delle bambole. La colonna sonora di Le Mythe Dior riveste un’importanza cruciale nel sublimarne l’incanto. Composta dal Maestro Paolo Buonvino, è una melodia lunare che esordisce con le note di un carillon per farsi a poco a poco più cadenzata. Il suo mood, etereo e onirico, fa pensare a certe soundstrack felliniane. E poi, last but not least, ci sono gli abiti ideati da Maria Grazia Chiuri: un raffinatissimo omaggio all’ heritage Dior fatto di linee svasate, pepli, gonne a corolla, tailleur sagomatissimi e rétro, mantelli incorporati all’ abito e fitti plissè fino ad arrivare a un cult della tradizione Couture, l’ abito da sposa. I colori? Il rosso dei fondali corallini, il grigio luminescente, l’oro, il bronzo, il marrone della terra, il bianco, il beige, l’ottanio delle profondità marine. Per ribadire e sottolineare la necessità dell’ armonia tra uomo e natura, un concetto-leitmotiv della Maison mirabilmente espresso nel corto che accompagna questa collezione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Negli scatti qui di seguito, un “dietro le quinte” delle riprese al Giardino di Ninfa.

 

 

 

 

 

Photos courtesy of Giardino di Ninfa Press Office

 

 

Digital Paris Haute Couture Week AI 2020/21: tra preview e interpretazioni d’autore

 

La magia dell’estate porta con sè ogni anno, a Luglio, le sfilate dell’ Haute Couture; a Parigi, le più prestigiose Maison internazionali presentano abiti capolavoro che rinsaldano meravigliosamente il link tra Moda e Arte. Ma cosa è cambiato nell’ organizzazione di questo appuntamento, in tempi di emergenza COVID? Innanzitutto la modalità dei fashion show, che da défilé veri e propri si sono tramutati in performance digitali. Dal 6 all’ 8 Luglio, per volere della Fédération de la Haute Couture et de la Mode, le collezioni Autunno Inverno 2020/21 dell’ Haute Couture Week parigina si sono spostate sul web declinandosi nelle più disparate versioni. Cortometraggi, anticipazioni, video d’autore che traducono l’essenza delle collezioni, interviste, scene di backstage, storytelling incentrati sull’ ispirazione, si alternano in uno splendido pot-pourri inneggiante alla creatività pura. Per seguirli, è bastato collegarsi alla piattaforma on line della Fédération de la Haute Couture et de la Mode nel sito fhcm.paris/ oppure ai social (in particolare Facebook, Instagram e YouTube) e ai website delle varie Maison dove sono, peraltro, tuttora visionabili. Ma anche rinomati magazine on line del calibro di Vogue o del New York Times hanno preso parte all’ iniziativa, così come emittenti TV e radiofoniche quali Canal + e la francese Radio Nova. I brand partecipanti, 34 in tutto, si sono sbizzarriti in presentazioni inedite che stanno molto facendo parlare di sè: Schiaparelli, ad esempio, ha proposto un corto che racconta i motivi ispiratori del suo creative director Daniel Roseberry in attesa di far sfilare la collezione a Los Angeles, nel Dicembre 2020; Ralph & Russo, dal canto loro, hanno “mandato in passerella” una modella-avatar (Hauli), mentre Valentino si è avvalso di una partnership artistica con il fashion photographer londinese Nick Knight per “raccontare” le proprie creazioni, anticipando la sfilata in programma il 21 Luglio prossimo in quel di Roma. Chanel ha puntato su una serie di video di backstage realizzati in atelier, mentre Giambattista Valli ha scelto l’ affascinante Joan Smalls che viene immortalata, in una sequenza di superbi scatti, nei suoi look destinati all’ Autunno Inverno. In questi giorni, inoltre, non è passato inosservato il corto che il regista Matteo Garrone ha dedicato alla collezione di Dior: un’autentica fiaba girata nel Giardino di Ninfa (rileggi qui l’articolo che VALIUM ha dedicato alla spettacolare area naturale in provincia di Latina), dove sirene, ninfe e creature fantastiche vengono sedotte dai preziosi abiti ideati da Maria Grazia Chiuri. Dopo il film su Pinocchio, Garrone ci stupisce con un video incantevole che rievoca atmosfere e personaggi altrettanto da sogno. Non è forse “il sogno” per eccellenza, d’altronde, l’ immaginario dell’ Haute Couture? Continuate a seguire VALIUM per approfondire alcune delle presentazioni più suggestive associate alle collezioni Autunno Inverno 2020/21 di Alta Moda.

 

 

Springtime

GIVENCHY

Colori, suggestioni e reminiscenze di Primavera: è la triade che incarnano questi abiti di Haute Couture. I preziosismi e la sartorialità caratteristici dell’ Alta Moda si coniugano con gli elementi più tipici della bella stagione. Cromatismi floreali, ruche simili a petali di rosa, tulle impalpabile su cui si posano le nuance dell’ alba si alternano a balze che rievocano onde marine tinte di verde acqua e a long dress nella stessa tonalità del crepuscolo; una gonna vaporosa è cosparsa di piume gialle come ranuncoli, un outfit sfoggia decori che ricordano un erbario. Iniziamo il weekend celebrando la bellezza, riannodando il link tra natura e genialità creativa:  sarà un buon modo per immergerci in una dimensione dove il sogno non lascia mai spazio all’ incubo.

 

 

GEORGES HOBEIKA

GIAMBATTISTA VALLI

 

RALPH & RUSSO

 

VALENTINO

JEAN-PAUL GAULTIER

 

ARMANI PRIVE’

 

 

 

Un tripudio di fiocchi di neve sul divino Himalaya: il backstage beauty & hair PE 2020 di Guo Pei

 

Tra i beauty look più applauditi dei recenti défilé di Haute Couture parigini, rientra a pieno titolo quello che Guo Pei ha mandato in scena con la sua collezione “Himalaya”. Il tema mistico, lo stile opulento, l’ allure incantata fanno da leitmotiv a ogni creazione e ben si coniugano con un trucco che dona loro una forza impattante aggiuntiva. Il make up artist Dominic Skinner, in collaborazione con il MAC Pro Team, ha puntato tutto sulla potenza evocativa dell’ Himalaya. Il suo nome, “dimora delle nevi” in sanscrito, è indicativo. L’imponente catena montuosa asiatica include le vette più spettacolari del globo e non è un caso che, da sempre, sia impregnata di una maestosa aura sacrale: ammirata in lontananza ricorda il fior di loto, un importante emblema buddhista, e le leggende che la circondano sono innumerevoli. Skinner è rimasto affascinato dalla sua spiritualità, ampiamente riflessa nei preziosi abiti di Guo Pei, ed ha pensato a un beauty look che, per tradurla, si concentra sulla magia della neve. L’ Himalaya non offre vie di mezzo: alterna il torrido sole estivo al freddo polare invernale, è solenne e “perentorio” anche dal punto di vista climatico. Il make up artist, quindi, posiziona un tripudio di (falsi) fiocchi di neve tra le sopracciglia e sulle ciglia delle modelle, creando una meravigliosa apoteosi di biancore ravvivata da tocchi di rosso intenso. Per ottenere questo capolavoro, stende sulle sopracciglia uno strato di correttore e con la colla per ciglia finte fissa i fiocchi. La stessa procedura (correttore a parte) viene ripetuta per le ciglia, dove  la neve si posa a miriadi. Sul viso, invece, Dominic Skinner crea un rossore a contrasto mescolando due rossetti MAC, “E for Effortless” e “Shamelessy Vain”, realizzando un vistoso alone che coinvolge guance e zigomi. Come “final touch” aggiunge del gloss scarlatto che utilizza anche per le labbra, alternando il candore ad accenti rutilanti di grande effetto. Il risultato? Decisamente magnetico, perfettamente in linea con la collezione di Guo Pei. In una parola…Magico. E scusate se mi ripeto.

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda l’hairstyle, Beppe D’Elia per Beautick ha dato ampio spazio agli hair accessories sacrali abbinati agli outfit, raccogliendo le chiome in code basse attorcigliate su se stesse ed avvolgendole in un tessuto candido: un richiamo all’ immacolato fascino della neve che risalta, sparsa in abbondanti fiocchi, anche sul capo delle modelle.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alta Moda PE 2020: flash dalle sfilate di Parigi (parte 5)

 

GUO PEI. 1

Guo Pei ci porta sull’ Himalaya, sacra residenza degli dei nella fede buddista. L’ imponente catena montuosa asiatica – il cui nome, in sanscrito, significa “dimora delle nevi” – ispira una collezione che ne rievoca l’aura maestosa e, soprattutto, densa di misticismo: stoffe antichissime richiamano le sue eterne vette, preziosi “Thangka” inneggiano alla sua spritualità con ricami dorati sul broccato delle stole e delle maestose mantelle imperiali. Guo Pei utilizza l’obi giapponese per dar vita a splendidi decori, una scelta non casuale dato che le linee kimono sono ricorrenti e si alternano a quelle più marcatamente tibetane. Le “dee della neve” della designer sfoggiano look che alternano un tripudio d’oro sacrale a un candore profuso sia nei dettagli che negli abiti, voluminosi e incorporei come nuvole. Ad adornare questi ultimi sono piume e perle finissime, a plasmarli multistrati di organza “dilatati” da ricami floreali in 3D. Minuscole rose in tulle impreziosiscono anche la fodera dei capispalla: l’effetto è fiabesco, rievoca una miriade di fiocchi di neve. Le gonne adottano le mini lunghezze di vaporosi tutù oppure orli rasoterra, sontuosamente teatrali, le maniche sono perlopiù tubolari e si allungano fino a sfiorare il suolo. Perle, piume, broccati, pietre preziose e oro in abbondanza costituiscono il fil rouge di creazioni a dir poco divine: non potrebbe esistere aggettivo migliore, parlando del sacro Himalaya a cui si ispira Guo Pei (e da cui prende il nome la sua collezione).

 

GUO PEI. 2

GUO PEI. 3

 

YUIMA NAKAZATO. 1

“Cosmos”, la settima collezione Couture che Yuima Nakazato fa sfilare a Parigi, vede protagonista l’ Araba Fenice. Ispirarsi a questa mitologica figura significa, innanzitutto, celebrare l’armonia e il valore della vita. Sulla leggendaria fenice che risorge sempre dalle sue ceneri sono incentrati racconti, miti e narrazioni risalenti a tempi remotissimi: Nakazato li interiorizza per elaborare la sua contemporanea concezione di bellezza, e manda in scena look all’ insegna dell’ avanguardia tecnologica più avanzata. Nello specifico si avvale della tecnologia Biosmocking, focalizzata su tessuti digitalmente rielaborati, che offre la possibilità di modellare a piacimento i materiali e di realizzare creazioni uniche, completamente su misura. Abiti e accessori si declinano in Brewed Protein, stoffa-cardine del Biosmocking, attraverso un processo eco-sostenibile che scongiura gli sprechi e minimizza l’impatto ambientale. Niente ago e filo, dunque: la resina ecologica permette di plasmare la forma e le dimensioni dei capi per adattarli perfettamente al corpo, mentre fermagli metallici assemblano le diverse porzioni di tessuto. Il Biosmocking, inoltre, possiede qualità tridimensionali, aggiungendo un ulteriore atout al metodo di creazione utilizzato da Yuima Nakazato. Ne derivano abiti, fluidi ma scultorei al tempo stesso, che sfoggiano tutte le tonalità del fuoco: dal rosso al giallo passando per il ruggine, eccetto qualche look in cui predomina l’ azzurro cielo. Risaltano ampie mantelle dall’ effetto plissettato che sembrano instaurare un connubio onirico tra tridimensionalità e trompe-l’oeil. Straordinario l’hairstyle firmato da Hirofumi Kera, letteralmente fiammeggiante.

 

YUIMA NAKAZATO. 2

YUIMA NAKAZATO. 3

 

 

 

Alta Moda PE 2020: flash dalle sfilate di Parigi (parte 4) – Speciale Jean-Paul Gaultier

 

Dopo 50 anni di carriera, Jean-Paul Gaultier  dice addio alla moda e mette in scena uno show travolgente, scoppiettante ma significativo. Uno “show”, attenzione, non un “défilé”, perchè di autentico spettacolo si tratta. I protagonisti? Una parata di oltre 200 tra capi cult e celebri leitmotiv delle sue collezioni. Ad indossarli non sono solo le maggiori top in circolazione, bensì mannequin che hanno fatto la storia della Maison e – last but not least – la “grande famiglia Gaultier“, composta dagli amici di lunga data dello stilista: in passerella sfilano (tanto per fare qualche nome) Dita Von Teese, Béatrice Dalle, Kiddy Smile, Mylène Farmer, Rossy de Palma e una sfolgorante Amanda Lear con tanto di toy boy al seguito. Dopo un’apertura “cinematografica” riferita al film del ’66 “Qui êtes-vous, Polly Maggoo?di William Klein, lo show ha inizio con un tableau vivant ispirato alla scena del funerale. Da una bara su cui spiccano due grandi coni metallici (un rimando a quelli dei celeberrimi corsetti di Gaultier) fuoriesce una “cara estinta” che estinta non lo è affatto: si catapulta in passerella in un look total white composto da baby doll bamboleggiante e calze in tinta, seguita poi da un vero e proprio circo Couture (e con la C maiuscola). L’ Alta Moda di Gaultier, decifrando la metafora, rinasce a nuova vita ed anzi, è più viva che mai! Non è un caso che nel sito del brand gli innumerevoli look proposti siano suddivisi in tre capitoli esplicativi. Nel primo risaltano giacche e camicie “fluttuanti” nella parte frontale dei top, gonne ricavate affiancando centinaia di opera glove o di collant, cravatte assemblate a forgiare bodysuit maschili (non dimentichiamo che negli anni ’70 Gaultier aveva già abbattuto le frontiere del gender) e una miriade di look costruiti sui basic della lingerie: reggicalze e bustier a profusione, tra i quali non passa inosservato il modello che alterna cinghie e lacci  sfoggiato da Dita Von Teese. La femminilità diventa consapevole, la donna si fa protagonista del gioco seduttivo e dona un twist personale, del tutto inedito e giocoso, anche al classico outfit che abbina top + gonna.

 

 

 

 

Il secondo capitolo punta sulla “francesità” e la rllegge secondo l’ iconografia Gaultier: lo inaugura un abito danzante nei colori della bandiera d’oltralpe, prima di lasciar spazio all’ iconico stile marinaio dove cappelli a tema e strisce bianche e blu la fanno da padroni – ovviamente in versione rivista e corretta. Un esempio? Il tipico top rigato viene ripensato in un’ organza plissé che delinea miriadi di ruche circolari, oppure a ventaglio. E poi, ci sono jeans (rigorosamente riciclati, altra intuizione anticipatrice del designer) in svariate fogge, dalle crinoline al modello cropped passando per quello a vita altissima, con semi-pattina e le bretelle di una salopette. Gli abbinamenti optano per un oro molto Barocco, coinvolgono il pizzo nero, un bolero in denim in stile torero viene esibito da un modello che sfila sulle punte.

 

 

 

Il terzo capitolo inneggia al Gaultier più iconoclasta, rielaborando il classico suit nero (unisex, of course) con camicia bianca. Gonne maschili indossate sui pantaloni, squarci improvvisi sulle maniche delle giacche e asimmetrie spiazzanti stravolgono l’ allure rendendola irriverente. Poco a poco, il nero dei completi si accosta all’oro e diventa sexy, evidenziando outfit da odalisca che alternano bustier “metallici” con coppe a cono, trasparenze inaspettate e veli a profusione. Per concludere, una serie di look dalla vaga ispirazione ethno-folk: l’ispirazione attinge ai Celti e punta sulla loro venerazione per la natura. Predominano enormi mantelle con strascico, coat oversize riccamente decorati, frange e piume, pattern in simil-tartan. La palette si fa mimetica e abbraccia le più svariate tonalità di verde, che combina soprattutto con il marrone: i colori della terra.

 

 

 

 

 

Se questo show fantasmagorico mette la parola fine sulla carriera di Jean-Paul Gaultier, al tempo stesso celebra una Couture sempiterna. Il potente estro del designer francese, il suo genio precursore, l’ irriverenza che gli ha fatto guadagnare il soprannome di “enfant terrible”, impregnano creazioni del tutto senza tempo. Destinate a rimanere negli annali della storia della moda, certo, ma soprattutto a vivere tra la gente, tra le celeb,  in una realtà privilegiata forse, ma concreta. Quella di Gaultier si potrebbe definire una Couture “in movimento”, ironica, che inneggia a un luxury mai fané o fine a se stesso. E’ innovativa, vibrante, esuberante, oggi come ieri: dunque, immortale. Sia per la sua iconicità sia perchè fa ormai parte, a pieno titolo (basti pensare al bustier con coppe a cono che Madonna rese un cult durante il suo “Blonde ambition tour”), dell’ immaginario collettivo.

 

 

Alta Moda PE 2020: flash dalle sfilate di Parigi (parte 3)

GIAMBATTISTA VALLI. 1

Anche nel caso di Giambattista Valli, è stato davvero arduo selezionare tre look dalla collezione di Haute Couture Primavera Estate 2020. Alla Galleria del Jeu de Paume di Parigi, Valli ha preferito allestire una mostra aperta al pubblico piuttosto che far sfilare le sue creazioni. La scelta democratica del designer romano, che abbraccia l’inclusività distanziandosi dall’ “esclusivo”, ha riscosso un successo enorme, corroborato da abiti che rappresentano la quintessenza dell’ Alta Moda: i look sembrano sorti da un giardino fiorito. Full skirt composte da un tripudio di tulle, spirali di ruche, strascichi regali, taffetà che definisce virtuosismi scultorei e maniche a sbuffo, mantelle, megafiocchi, linee impero alternate a forme a palloncino, sono i cardini di una collezione che anche nelle nuance (giallo ranuncolo, fucsia, rosa, bianco, azzurro polvere) ricorda un paradiso floreale.

 

GIAMBATTISTA VALLI. 2

GIAMBATTISTA VALLI. 3

 

ELIE SAAB. 1

Il couturier libanese immagina una donna che esplora le sontuose stanze del Castello di Chapultepec, fatto costruire nel 1863 dal Viceré di Città del Messico, e dà vita a creazioni impregnate di echi dell’ impero messicano. Arabeschi dorati, pizzi, maniche a sbuffo e lunghe mantelle delineano un’ eleganza opulenta, maestosamente luxury, dove i ricami floreali si inerpicano su tessuti impalpabili e il punto vita viene sempre sottolineato da una cintura. Il mood è Barocco, impreziosito da bagliori costanti e da ruche che enfatizzano una femminilità da Red Carpet. La palette cromatica decreta il trionfo del bianco e dell’avorio, sporadicamente affiancati dal celeste, dal corallo, dal turchese, dal cipria e dal lime. Il risultato? Decisamente scenografico.

 

ELIE SAAB. 2

ELIE SAAB. 3

 

VIKTOR & ROLF. 1

Torna il tema della sostenibilità, ma in chiave del tutto inedita: ispirandosi ai personaggi del libro “La piccola casa nella prateria” di Laura Ingalls Wilder e all’iconica “Holly Hobbie” creata dall’ omonima scrittrice e acquarellista, Viktor & Rolf creano una collezione completamente incentrata sul patchwork. Lo stile ricorda quello del Far West, dell’ era vittoriana, con le lunghe gonne ed i colletti arricciati, ma il duo creativo lo rielabora alla luce del proprio imprinting. Gli abiti, prevalentemente lunghi, si svasano nel fondo e sono arricchiti di balze, la vita è alta, bande di ruche decorative fanno da leitmotiv, ma il clou è rappresentato dal patchwork che plasma ogni look. Per realizzare gli outfit, Viktor & Rolf hanno utilizzato miriadi di campioni di stoffa del loro archivio e li hanno assemblati insieme: ne è scaturita una collezione che coniuga i valori eco-sostenibili con la sublimazione di un’ estetica imperfetta.

 

VIKTOR & ROLF. 2

VIKTOR & ROLF. 3

 

VALENTINO. 1

L’ Alta Moda come espressione del “sogno”, quindi del subconscio: ovvero, la libertà di esprimere la nostra essenza più profonda e autentica. Pierpaolo Piccioli si ispira a questo principio per dar vita ad una collezione che segna un punto di svolta nella sua estetica. I lunghi abiti fiabeschi, arricchiti da gonne ampie e voluminose, lasciano il posto a silhouette più fascianti, molto spesso a mermaid dress che emanano un’ eleganza magnetica. Lavorazioni scultoree non mancano, come le ruche forgiate su un top che sembra composto da petali di rosa, i fiocchi che adornano la vita sono un inno alla femminilità. Accessori quali gli opera glove in pelle e gli orecchini con lunghissimi pendenti “a ventaglio” diventano un tutt’uno con il look, mentre i colori di partenza  – il bianco, il nero, il rosso – si alternano progressivamente al blu elettrico, al rosa confetto, al viola, al rosso Valentino e al verde giada. Conclude lo show un abito tinto di un pink etereo, con spacco laterale mozzafiato ed un tripudio di piume al posto del corpetto: se l’ Alta Moda è sogno, questa ne è la dimostrazione pura.

 

VALENTINO. 2

VALENTINO. 3

 

To be continued…