La saggezza inizia con la meraviglia: lo show mozzafiato di Mary Katrantzou al Tempio di Poseidone

 

“La saggezza inizia con la meraviglia”, disse Socrate. E di meraviglia, la collezione Primavera/Estate 2020 di Mary Katrantzou ne sfoggia in abbondanza: basti dire che, osservandola, sembra di ammirare delle squisite creazioni di Haute Couture. Non a caso, è stata presentata con un evento che ha coniugato la sfilata con la celebrazione del 30esimo anniversario della nascita di ELPIDA, l’associazione fondata da Marianna V. Vardinoyannis a sostegno dei bambini malati di cancro. Uno show di tale portata non poteva che avvalersi di una location spettacolare: Mary Katrantzou ha optato per il millenario Tempio di Poseidone a Capo Sunio, in Grecia, conosciuto anche grazie ai tramonti mozzafiato che si godono dal promontorio su cui si erge. Il risultato? Memorabile, uno straordinario mix di estrosità creativa e monumentalità storica. Passato, presente e futuro si fondono in un’ alchimia che il sottofondo musicale di Vangelis rende ancor più magica. Esiste un termine ben preciso per definire il concept della sfilata: in greco moderno è ελληνικότητα, ellinikótita, ovvero “grecità”.

 

 

Perchè con questa collezione la stilista, nata ad Atene, omaggia la Grecia ad ampio spettro. Il suo è un tributo alla storia, alla cultura, allo spirito di un paese ricco di un heritage immenso. Anche nel pensiero: è nella Grecia antica che nacque la filosofia. Proprio da quell’ epoca Mary Katrantzou trae ispirazione, un’ ispirazione tradotta in abiti che ne riflettono tutto lo splendore. Il colore rappresenta il fulcro attorno al quale si concentra, prendendo in prestito i principi dei più noti filosofi. Espressione degli umori corporali e di linfa vitale, il colore nell’ antica Grecia è un emblema di potenza; Platone lo definì “una fiamma che scaturisce da ogni tipo di corpo”. Katrantzou lo profonde negli abiti realizzando creazioni monocrome, “spezzate” soltanto da dettagli ton sur ton. Risaltano il blu del mar Egeo, il viola imperiale di Tiro, il bianco e nero tipico del marmo, ma anche un prezioso verde smeraldo, l’oro, l’acquamarina, il rosa, il rosso, il fucsia. Le silhouette sono voluminose, svasate, ad anfora oppure sferiche, le ruche si moltiplicano così come le piume, le frange e le applicazioni floreali, che si affiancano a un tripudio di perline e di cristalli Swarovski. Ogni look è altamente evocativo, plasmato su un fil rouge specifico. Fitti plissè rimandano alle colonne dei templi, mantelle incorporate a long dress dorati rievocano la maestosità del dio Helios, mentre una bralette ricamata richiama la bilancia di Nemesi, dea della giustizia. I motivi decorativi attingono direttamente all’ antichità: se la costante di Archimede diventa un pattern, la rosa dei venti prolifera e il mappamondo troneggia sulle ampie gonne con crinoline. Interi abiti vengono costruiti su ruche nelle più disparate versioni, altri si rivestono di splendide composizioni floreali. L’effetto mosaico è frequente, acceso da uno scintillio costante, e origina un caleidoscopio cromatico su voluminosi abiti a sfera. Tra i materiali predominano la seta, il satin duchesse, il tulle, che dà forma a una mantella rasoterra su cui ricade una cascata di fiori: sovrapposta a un long dress altrettanto impalpabile, completamente tinta di rosa, costituisce uno dei look di punta della collezione. Ed è sempre la mantella, leitmotiv ricorrente, ad accentuare la ricercatezza degli outfit. Declinata in svariate lunghezze, dona sontuosità agli abiti che sfilano sullo sfondo di un magico crepuscolo.

 

 

Anche gli accessori, le scarpe e i gioielli partecipano a quest’ode alla grecità. Le modelle calzano sandali che gli artigiani greci realizzano a mano, servendosi di tecniche secolari. I gioielli appartengono all’archivio della Maison Bulgari, fondata nel 1884 a Roma dall’argentiere greco Sotirio Voulgaris, mentre la colonna sonora della sfilata è firmata (come già detto) dal Premio Oscar Vangelis. Il fulcro concettuale e la doppia celebrazione, dell’ heritage greco e del trentennale di ELPIDA al tempo stesso, sono il valore aggiunto di uno show che inneggia alla bellezza pura. Lo splendore dello scenario e quello degli abiti si uniscono in un connubio che sottolinea, valorizza e ribadisce la magnificenza ellenica: oggi come ieri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto (cropped) del Tempio di Poseidone in chiusura dell’ articolo: Petroskaz / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0) via Wikimedia Commons

 

 

 

Il close-up della settimana

 

Nel pieno della Fase 2 dell’ emergenza Coronavirus, quando tutti i negozi, comprese le boutique, hanno riaperto o sono in riapertura, si fa impellente interrogarsi sul futuro della moda. Come cambieranno le sfilate, le collezioni, il processo creativo stesso? Quest’era di profonde mutazioni coinvolgerà anche il fashion system? E in che modo? La risposta è sì: decisive evoluzioni sono in vista. Partiamo innanzitutto dalle sfilate Uomo Primavera/Estate 2021 e dalle pre-collezioni Uomo e Donna Primavera/Estate 2021. La loro presentazione è prevista, ma in modalità virtuale: dal 14 al 17 Luglio, infatti, la Camera Nazionale della Moda inaugurerà la prima Digital Fashion Week. Il progetto nasce come un proseguimento dell’ iniziativa “China, We are with You” dello scorso Febbraio, lanciata per permettere ai new talent cinesi di presentare le proprie creazioni nonostante l’ esplosione del Coronavirus nel paese del Dragone, e sarà diffuso attraverso una piattaforma digitale apposita. Oltre alle collezioni, verranno proposti approfondimenti sui brand, video di backstage, interviste, excursus fotografici, focus incentrati su specifici temi, live e lectio magistralis a cui assistere in streaming. Non verranno trascurati i marchi emergenti, e uno spazio ad hoc sarà riservato agli showroom con lo scopo di promuovere e attivare gli acquisti dei buyer. La molteplicità delle iniziative in programma e dei loro potenziali fruitori rende la Digital Fashion Week particolarmente rilevante. Tramite questo progetto, la CNMI si prefigge di favorire la ripartenza di un sistema che rappresenta un fiore all’ occhiello della creatività italiana, e di farlo rivolgendosi a un pubblico vasto e variegato. La Settimana della Moda Digitale sarà visibile nel sito web della Camera della Moda e su tutti i suoi canali social, inclusi YouTube e il cinese Weibo. Ma come affrontano la Fase 2 i designer, e che prevedono per le loro future collezioni? Giorgio Armani ha sintetizzato visivamente il proprio punto di vista in “Angels”, un’ illustrazione creata dall’ artista Franco Rivolli: la dottoressa – con le ali di un angelo – che tiene l’Italia tra le braccia è già diventata un’ immagine iconica, e cattura lo sguardo anche grazie al murale che la riproduce. Armani ha riaperto le sue boutique il 18 Maggio aderendo alle nuove disposizioni relative alla sicurezza, ed ha annunciato che il 10% dei ricavi delle vendite dei capi delle collezioni PE 2020 verrà devoluto in beneficenza. Riguardo alle sfilate, presenterà la nuova collezione Armani Privè sulle passerelle milanesi (nello specifico a Palazzo Orsini), anzichè parigine, nel Gennaio 2021, e nel frattempo i suoi clienti potranno fissare un appuntamento tramite il sito Armani.com per recarsi nelle boutique della Maison. Il tutto, naturalmente, allo scopo di favorire uno shopping senza rischi e il più possibile conforme alle esigenze degli acquirenti. Le linee guida adottate dal mondo della moda evidenziano il valore della durata dei capi, di acquisti oculati  all’insegna della qualità e di una produzione ecosostenibile. L’abito “che dura” si contrappone all’avvicendarsi frenetico del fast fashion, lo chic diventa senza tempo e il concetto di stagionalità viene rivoluzionato in toto.

 

“Angels”, il murale con l’illustrazione che Franco Rivolli ha creato per Giorgio Armani

Anche Alessandro Michele, tra gli altri, aderisce a questa nuova visione. Nel suo diario-manifesto “Appunti dal Silenzio”, che posta periodicamente su Instagram, dichiara che d’ora in poi presenterà le sue collezioni solo due volte l’anno, ma in tutta libertà e facendo a meno di etichette ormai obsolete come “Cruise”, “Primavera/Estate”, “Autunno/Inverno” e così via. Affiderà alla musica classica, espressione di un linguaggio universale e altamente connettivo, la terminologia che contraddistinguerà le sue creazioni: si parlerà quindi di  “rapsodie”, “madrigali”, “notturni”, “minuetti” e “sinfonie” per riferirsi ai frutti dell’ iter creativo.

 

“Appunti dal Silenzio”, il diario-manifesto che Alessandro Michele pubblica sul suo profilo Instagram

La velocità sfrenata che ha regnato finora nel fashion system è destinata a sparire. Niente più collezioni, capsule e limited edition lanciate a un ritmo inarrestabile; al loro posto, Michele privilegierà creazioni scaturite da tempi che assecondano l’ispirazione e svincolati da ogni scadenza. La “narrazione” del fashion design ha bisogno di “indugiare sul sogno”, come scrive lo stilista, di acquistare potenza scongiurando una produzione forsennata. Alla base di questa fase innovativa, per Alessandro Michele, c’è un ritorno all’ essenziale che prende le distanze da tutto il superfluo. Il direttore creativo di Gucci spiega i suoi intenti con parole pregnanti e evocative: ” Avverto la necessità di riaccostarmi, in maniera autentica, al movente di una scelta. A quell’ insieme di motivi che hanno costruito il mio andare. Ho capito, nel tempo, che questi motivi hanno nomi e intensità diverse, ma si addensano tutti fatalmente intorno ad una stessa urgenza: la possibilità di raccontare.” Per la moda, non c’è dubbio, è appena iniziata una nuova era. (nella foto di copertina, uno scatto tratto dalla sfilata PE 2020 di Gucci)

 

 

Flashback Floreali

 

L’ intermezzo floreale di VALIUM non poteva non guardare al passato e tralasciare un look che ha fatto storia. Siamo nel 2007, Alexander McQueen presenta la sua collezione Primavera/Estate “Sarabande”. A concluderla è un gran finale: la modella Tanya Dziahileva incede in passerella indossando un abito composto da miriadi di rose vere. Passo dopo passo alcune rose si staccano, volteggiando e poi posandosi sul catwalk rivestito di parquet. E’ una circostanza emblematica, la perfetta rappresentazione della bellezza in tutta la sua caducità. Perchè neppure la più eclatante fioritura può esimersi dall’ assoggettarsi all’ eterno ciclo di vita e morte, ed è la morte stessa la sua conseguenza naturale. Bellezza e morte, quindi, si contrappongono e si intersecano in una tensione continua, in un percorso inesorabile. McQueen non ha mai fatto mistero di adorare la natura, rendendola uno dei motivi ispiratori ai quali ha maggiormente attinto. I fiori, in particolare la rosa, incarnano il fulcro di una passione che  è anche un concetto: sono splendidi, scenografici, ricchi di incanto, ma al tempo stesso fragili e decadenti. Attraverso di essi il designer “racconta” una natura esplosiva, al suo apice, che irrompe con violenza travolgendo gli abiti e i copricapi. Le collezioni diventano un giardino in stile inglese che alle rigogliose porzioni di verde alterna gli arbusti più selvaggi. Cascate di fiori, come avviene nel look di chiusura della collezione “Sarabande”, si riversano sull’ abito quasi a sottolineare la loro clamorosa bellezza. E anche se tanto splendore si rivela effimero, di breve durata, la morte non ne sancisce mai la fine: accentua, al contrario, un fascino poetico e decadente che fa della fragilità il suo punto di forza.

 

 

The Wave: la collezione PE 2020 di Marco De Vincenzo è un’ ondata di colore travolgente

 

A proposito dell’ arcobaleno, di cui VALIUM ha tanto parlato di recente: la collezione Primavera/Estate 2020 di Marco De Vincenzo è un’ esplosione di nuance multicolor. De Vincenzo l’ha battezzata The Wave, e come un’onda ci travolge con il dirompente fascino dei look monocromo. Ognuno corrisponde a una cultura, ad un’identità. La loro somma è una “comunità empatica”, come viene definita nel sito web del designer messinese; in altre parole, un inno in technicolor all’inclusività, ad un intreccio armonico di differenze. Segni particolari della collezione: colore puro declinato in infinite sfumature, trame “modulari” in 3D, tulle scultoreo ed ornamentale. Seguiamo l’onda!

 

 

Per ammirare la collezione completa, clicca qui

 

 

Quando “bellezza” fa rima con “multiculturalità”: la sfilata Dior Cruise 2020 a Marrakech

 

La sera è scesa, fa già buio. Ma le luci di miriadi di fiaccole, intervallate da falò sospesi, galleggiano sull’ immensa piscina del palazzo di El Badi. Siamo a Marrakech, in una location straordinariamente suggestiva: è la location che Dior ha scelto per la sfilata della collezione Cruise 2020, un inno alla bellezza scaturita da un intreccio di culture. Aver puntato su Marrakech, affascinante crocevia tra il Mediterraneo, l’ Europa e l’ Africa, è indicativo. Memore di quel Marocco che nel ‘900 attirò intellettuali, artisti e viaggiatori bohémien, Maria Grazia Chiuri ha voluto rievocarne i topos immaginativi e le atmosfere per intraprendere un percorso in cui reminiscenze, paesaggi e suggestioni si coniugano, esaltandolo, con l’heritage della Maison (come dimenticare la fascinazione che il Marocco esercitava su Yves Saint Laurent, primo direttore creativo Dior dopo la dipartita di Monsieur Christian? ).  Emblema dei temi ai quali Chiuri si ispira è il Wax, un tessuto cerato e ricco di variopinte stampe considerato dai più una tipicità africana. In realtà, la storia del Wax (o Batik, se preferite) rispecchia fedelmente quel mix di eterogeneità che la designer romana celebra nella collezione Cruise 2020: nasce in Olanda nel 1864 per essere commercializzato in Indonesia, dove però riscuote scarso successo. Al contrario, nel Continente Nero sarà richiestissimo. Simbolico punto di incontro tra Europa, Asia e Africa, il Wax, come il Marocco, concentra in sè un connubio di culture. E’ un denominatore comune, un “common ground”, un’ intersezione tra le differenze. Non è un caso che faccia da leitmotiv all’ intera collezione, e che l’ atelier ivoriano Uniwax abbia rivisitato la sua trama tessile combinandola con i codici Dior. Il Wax, insomma, diventa un “viatico” indispensabile per la rilettura di nuove e di antiche stampe. Delinea paesaggi, bestiari, memorie ed impressioni, mescola la fauna della Savana all’ iconografia dei Tarocchi, reinterpreta addirittura un cult della Maison come il tailleur Bar. Il Wax dà vita a dei look sfaccettati, multiformi e multietnici di un’ eleganza squisita: lunghi abiti, ampie mantelle, pantaloni cropped o affusolati, gonne e tuniche plissettatissime, caftani e minidress lo sfoggiano a tutto spiano, declinandolo in tessuti rigorosamente naturali (shantung, garza di seta, seta écru) e in una palette che esplora i colori più incantevoli e caratteristici dei panorami africani. Risaltano l’ ocra, il ruggine, l’indaco, il sabbia, il blu, il bianco e il nero in total look, svariati toni di marrone; tonalità intrise di un’ esotismo che si fonde con il pluralismo e – di conseguenza – con il concetto di “inclusività”, condicio sine qua non per la convivenza tra culture diverse. Oltre a Uniwax, una fitta rete di collaboratori ha affiancato Maria Grazia Chiuri nella creazione della collezione Cruise 2020: tra essi, l’artista e designer africano Pathé Ouédraogo, la designer anglo-giamaicana Grace Wales Bonner, l’artista afro-americana Mickalene Thomas, il collettivo SuMaNo di artigiane marocchine, il guru dei cappelli Stephen Jones insieme a Martine Henry e Daniela Osemadewa. (Per ammirare la collezione completa clicca qui)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chanel Métiers d’Art 2018/19, l’ Antico Egitto rivive a New York

 

C’è dell’ oro al Metropolitan Museum of Art di New York: tutto merito di Chanel, che ha mandato in scena la collezione Métiers d’Art 2018/19 in un tripudio di bagliori gold inneggianti all’ Antico Egitto. Una scelta non casuale, data la location. Le modelle hanno sfilato sullo sfondo del maestoso Tempio di Dendur, ospitato nell’ ala Sackler del MET dal 1978, e passo dopo passo hanno ridestato suggestioni  custodite nei meandri del tempo. Ad ispirare Karl Lagerfeld è la civiltà egizia con i suoi miti, la sua simbologia, le sue leggendarie regine. Non poteva essere  che Métiers d’Art, la collezione-tributo all’ artigianalità delle maestranze che collaborano da 20 anni con la Maison, a tradurre in pura magnificenza quegli spunti: l’ oro ne incarna il leitmotiv, proponendosi di volta in volta in versione sgargiante, brunita, “stropicciata” o tendente al bronzo. Regale, divino, emblema di potere, nell’ Antico Egitto l’ oro è associato all’ immagine di Ra, il dio del Sole, che sorge dietro un monte per dar vita all’ universo. Lagerfeld cattura il suo fulgore e lo distribuisce sui tailleur con spalline “spigollose”, sui preziosi abitini-tunica, sui maglioni fluidi. Rivivono il mito di Iside e Osiride,  lo scarabeo ribadisce la propria valenza di rinascita andando ad adornare la fibbia delle cinture. Il tweed e la pelle laminata si alternano ai tessuti fluttuanti di body-jumpsuit candide, svasate in fondo a mò di flares. Ma in tutti gli accessori, nei minuziosi dettagli, nei bijoux vistosi, è ancora una volta l’oro a rivelare la straordinaria incredibile eccellenza dei maîtres artisans: moltiplicato tra intarsi, polsini, colletti, ornamenti e bordature, raggiunge il suo picco iconico declinandosi in toque simili a corone e in stivali dal tacco scolpito con finissimi decori.  Persino le gambe si tingono di full gold, in un’ abbinata suggestiva con il make up da moderne Nefertiti sfoggiato dalle modelle. Per instaurare un link con la dinamica contemporaneità newyorchese, i graffiti-geroglifici dello street artist Cyril Congo risaltano su buona parte dei look. Ed è in questo connubio tra la più squisita solennità egizia e l’ energia “urban” del Nuovo Mondo che risiede il fascino di una collezione ormai tramutatasi in un’ autentica pietra miliare nella storia della Maison Chanel. (Per ammirare tutti i look, clicca qui)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Versace State of Mind: la prima volta newyorchese della Maison della Medusa

 

Versace trionfa nella Grande Mela. Il 2 Dicembre, giorno del compleanno di Gianni Versace (che avrebbe compiuto 72 anni), la Maison ha debuttato sulle passerelle newyorchesi in grande stile. Non potevano essere che l’energia, il travolgente mood della capitale del mondo ad animare una “prima volta”  tanto speciale. Un’ energia, peraltro, sublimemente irradiata dalle creazioni Pre-Fall 2019 mandate in scena. Ma non è l’unico tratto che New York e il brand della Medusa condividono. Li accomuna il costante intreccio tra passato e futuro, tra tradizione e modernità: valori di cui la sfilata del 2 Dicembre ha rappresentato il suggello. Nel video che precede l’evento, una giovane coppia si muove con disinvoltura nelle ampie e trafficate Avenue di Manhattan. Sguardo fiero, falcata sicura, l’ uomo e la donna Versace coniugano l’ imprinting mitologico della Maison con una allure squisitamente urbana, ed a partire da questo spunto si sviluppano i leitmotiv dell’ intera collezione. Pattern zebrati e di cuori multicolor si affiancano al mix di stelle, greche ed arabeschi profuso in una new version della stampa “Voyage Barocco”; le cromie spaziano dal nero alle nuance più sgargianti, rinsaldando il link tra mediterraneità e vivacità cosmopolita. Tra  i materiali, risaltano la vernice e molteplici dettagli in pelliccia. Non mancano le spille a balia, iconico emblema dell’ heritage Versace, mentre accessori come i foulard sofisticatamente annodati attorno al collo si contrappongono a beanie in lana molto “metropolitani”. Il mood predominante? Sexy, spumeggiante, audace. Aggettivi non solo riferiti a uno stile, bensì a uno stato d’animo vero e proprio. Un “Versace state of mind”, per l’ esattezza. La collezione – che ha incluso look maschili e femminili – ha sfilato all’ interno dell’ American Stock Exchange Building e si è conclusa all’ insegna dei festeggiamenti, con i modelli scatenati sul catwalk dominato da una mega scultura raffigurante la mano che sorregge la fiaccola della Statua della Libertà: un “the end” effervescente in linea con l’ esplosivo debutto di Versace nella Grande Mela.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Milan Fashion Week: 15 tendenze

La Settimana della Moda di Milano si è appena conclusa, lasciando emergere nuove e ben definite tendenze. Ne riassumo alcune tra le più salienti in 15 look, dandovi appuntamento alla prossima settimana per arricchire l’ argomento di ulteriori spunti.

GUCCI – La poetica del “no-gender”

MAX MARA – La new Marilyn ispirata agli scatti californiani di George Barris

DOLCE & GABBANA – La mamma 50s style

VERSACE – Bold cuissardes al posto dei collant

FAUSTO PUGLISI – Il maxicappotto in colori vibranti

EMILIO PUCCI – La blusa nude look dal gusto 70s con sciarpina/jabot

MARNI – La vita strizzata da un’ alta cintura sempre e comunque

ANTONIO MARRAS – Il prezioso mix & match di materiali con dettagli fur

MOSCHINO – Hip Hop & Cartoons couture

PRADA – Il nuovo bon bon look

FENDI – Sembianze di un cappotto, lunghezza mini

ALBERTA FERRETTI – La Dama dei boschi

N. 21 – Lo sparkling gold come basic

MSGM – La patchwork fur

AU JOUR LE JOUR – Le disco – queen del 70s dancefloor

TO BE CONTINUED…

Alta Moda ss 2015 di Dolce & Gabbana

 

E’ stato il  foyer Toscanini del Teatro Alla Scala a far da cornice, il 30 gennaio scorso,  alla presentazione della collezione Alta Moda spring/summer 2015 di Dolce & Gabbana.  A sorpresa fino all’ ultimo e nota solo  agli invitati, la  prestigiosa location ha accolto un esiguo numero di selezionatissimi ospiti che hanno assistito a un défilé di sessantasette look corredati di scarpe e gioielli in uno scenario assolutamente esclusivo e speciale: Domenico Dolce e Stefano Gabbana non hanno nascosto il loro entusiasmo per il sì ricevuto dalla Soprintendenza, onorandolo con uno straordininario evento durante il quale agli splendidi abiti in un unico esemplare – “Ogni pezzo deve essere unico. Non è solo la scelta di un vestito. E’ un po’ come la scelta di un’ opera d’arte”, hanno commentato i due designer – si sono alternati gli intermezzi di balletto che hanno visto protagonisti Roberto Bolle e Beatrice Carbone accompagnati dagli allievi dell’ Accademia Teatro Alla Scala. Una performance quanto mai appropriata non solo in virtù della location, bensì del tema della collezione. Ispirata al mondo del balletto e dell’ opera, Alta Moda ha rivelato delle vere e proprie meraviglie stilistiche: scenografiche e vaporose gonne in tulle di richiamo al tutù, regali mantelle in velluto, locandine in seta del Teatro Alla Scala ricamate sui bustier o cosparse su maestosi abiti da sera, tubini, corpetti in coccodrillo e completi finemente arabescati hanno rapito lo sguardo conducendolo in un universo di magica e fiabesca eleganza. A dominare la palette cromatica, un trio di rosso, bianco e nero con numerose pennellate gold. La squisita cura per i dettagli si è rivelata, anche stavolta, un fiore all’ occhiello di Dolce & Gabbana: profilature in macramè e visone, ricami oro, pietre preziose e cristalli ad impreziosire abiti e calze di seta hanno risaltato accanto ad accessori altrettanto pregiati, come le pochette in pelliccia e le scarpe (Mary Jane, ballerine e décolletè), alcune delle quali declinate in oro purissimo o tulle. Tra i gioielli – a cui è stata dedicata una presentazione a parte – un trionfo di tiare, coroncine e decorazioni per il capo hanno donato alle creazioni un ulteriore tocco di preziosa sontuosità.

Nelle immagini, alcuni look del défilè.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alta Moda e Alta Sartoria: la Couture firmata Dolce & Gabbana

 

Mentre all’ ombra della Torre Eiffel i défilè dell’ Haute Couture si avviano a conclusione, Dolce & Gabbana – da sempre refrattari ai clamori parigini – si accingono a presentare la loro nuova collezione di Alta Moda nel Bel Paese. Come di consueto, il duo creativo punterà su un défilè alla presenza di una clientela accuratamente selezionata, scegliendo location estremamente suggestive. Notoriamente, infatti, Domenico Dolce e Stefano Gabbana durante l’ inverno sono soliti ambientare le sfilate Couture in interni , mentre d’ estate i  défilè hanno la cornice dei luoghi più splendidi ed emblematici della Penisola: in passato la Maison ha optato per Taormina (dove, nel luglio del 2012, è stato lanciato il progetto Alta Moda), Venezia e Capri. I modelli presentati ad un’ esclusiva clientela internazionale, a poche ma prestigiose firme del fashion journalism e a qualche celebrity di rilievo sono più o meno un’ ottantina, tutti rigorosamente pezzi unici che vengono ordinati in sede di sfilata. Ricordiamo l’ alta spettacolarità degli abiti proposti, veri e propri capolavori di inventiva e sartorialità che potrebbero gareggiare in bellezza con il “gattopardiano” abito da ballo indossato da Claudia Cardinale: lunghi strascichi, tessuti preziosi a profusione, voluminose nuvole di tulle e straordinarie cascate di fiori hanno costituito, ad esempio, l’ indimenticabile leit motiv della collezione Spring Summer 2014. Ma un altro splendido progetto firmato Dolce & Gabbana è in fase di lancio definitivo: l’ Alta Sartoria rivolta al pubblico maschile, infatti, è giunta alla seconda collezione e verrà incorporata a tutti gli effetti nell’ universo Haute Couture del duo creativo. L’ uomo al quale si rivolge ama l’ esclusività, il lusso raffinato, l’ eleganza personalizzata dell’ abito “su misura”, la sartorialità squisita e ricercata nei dettagli. Alta Sartoria – il corrispettivo al maschile di Alta Moda – rappresenta la prestigiosa Couture che Domenico Dolce e Stefano Gabbana,  coadiuvati da una dozzina di sarti sopraffini, dedicano a quest’ uomo esigente e sofisticato.

(Nell’ immagine, un abito tratto dalla collezione Alta Moda SS 2014)