Il close-up della settimana

 

Tomas Maier ha lasciato Bottega Veneta. La notizia è arrivata neppure un paio di giorni fa, del tutto inattesa. Maier era al timone creativo del brand da ben 17 anni, durante i quali ha svolto un ruolo decisivo nel definirne l’ estetica e l’ identità stilistica: tedesco di Pforzheim, classe 1957, il designer era stato nominato Direttore Creativo nel 2001, quando Bottega Veneta è entrato a far parte del gruppo Kering. Dopo il debutto con una collezione di soli accessori, Meier ha rilanciato la Maison a livello globale adottando uno stile sobrio e sofisticato che è a tutt’ oggi il suo trademark. “E’ in gran parte dovuto alle esigenze creative di alto livello di Tomas, se Bottega Veneta è diventata la casa di moda che è oggi. L’ha ricollocata sulla scena luxury e ne ha fatto un riferimento indiscusso. Con la sua visione creativa, ha valorizzato magnificamente le competenze degli artigiani della Maison. Gli sono profondamente grato e lo ringrazio personalmente per il lavoro che ha svolto e per l’ eccezionale successo che ha contribuito a farci ottenere.”, ha commentato il Presidente e CEO di Kering François-Henri Pinault. Maier ha un background di tutto rispetto: formatosi alla Chambre Syndicale de la Haute Couture di Parigi, ha intrecciato successivamente collaborazioni con Guy Laroche, Sonia Rykiel e Hermès. Nel 1997 ha fondato in Florida un brand che porta il suo stesso nome, mentre in partnership con Uniqlo, di recente, ha creato una capsule collection dedicata alla Primavera/Estate 2018. In seguito al divorzio da Bottega Veneta, il designer si consacrerà a tempo pieno alla propria label; proprio poche ora fa, invece, è stato svelato il nome del Direttore Creativo che prenderà il posto di Maier presso la Maison vicentina: si tratta di Daniel Lee, già Design Director del ready-to-wear griffato Céline. Trentaduenne del Regno Unito, Lee annovera nel suo CV una laurea al Central Saint Martins College of Art and Design ed esperienze professionali in Maison Margiela, Balenciaga e Donna Karan precedenti al suo ingresso in Céline nel 2012. François-Henri Pinault ha speso parole entusiaste per il nuovo Direttore Creativo di Bottega Veneta: “La singolarità della sua visione, ispirata a un approccio creativo molto personale, mi ha convinto che sarebbe stato il miglior interprete di un nuovo capitolo nella storia della Maison. Il suo lavoro è caratterizzato da un grande rigore, da una grande padronanza dell’ expertise in atelier, da un’ autentica passione per i materiali e da un’ energia  che non vedo l’ora di veder prender forma in Bottega Veneta. “, ha affermato in un comunicato stampa. Daniel Lee, da parte sua, si è dichiarato ” onorato ed entusiasta di portare avanti l’eredità forgiatasi in Bottega Veneta negli ultimi 50 anni. Mantenendo codici radicati nella Maison come l’ artigianalità, la qualità e la raffinatezza, non vedo l’ ora di rielaborarli apportando, al tempo stesso, una nuova prospettiva e un nuovo senso della modernità”. Non ci resta che augurargli buon lavoro!

 

Nella foto: un look dalla collezione AI 2018/19 di Bottega Veneta

 

Il close-up della settimana

 

La nuova Designer Collaboration di H&M è stata appena svelata: sarà Moschino il “partner in crime” coinvolto nel connubio annuale tra il colosso svedese e una griffe del luxury. La news è stata diffusa nel corso del Coachella Music Festival da Jeremy Scott in persona, che insieme a Gigi Hadid l’ ha annunciata anche attraverso l’ account Instagram di H&M. La collezione che prenderà vita sarà un turbine di giocosità, personaggi dei cartoon e colore ad ampie dosi nel più puro stile Scott. Verranno inclusi 45 capi di womenswear, 20 di menswear e una miriade di accessori, ma non mancherà un tributo a Franco Moschino grazie alla presenza di iconiche stampe d’archivio. In un’ intervista con il web magazine del leader del low cost, Jeremy Scott ha definito “Humour meets haute couture meets the street” il mood che pervade le sue creazioni, e si è dichiarato entusiasta del fatto che la collezione sia abbordabile da chiunque, ovunque e che possa trasportare un po’ di scoppiettante gioiosità nella vita di ognuno. A tante effervescenti premesse non si può che rispondere con un “Chapeau”: va da sè che l’ 8 Novembre, data di lancio della capsule, è da annotare subito tra i save the date. I capi della “co-lab” con Moschino – che succede per nazionalità a Marni, con cui H&M siglò una Designer Collaboration nel 2012 – saranno acquistabili on line e in store H&M selezionati.

 

 

Dolce & Gabbana approda a SoHo e conquista New York

 

Dolce & Gabbana loves New York! Il duo creativo del Made in Italy lo dimostra inaugurando una boutique nel cuore della Grande Mela, a SoHo, più precisamente al 155 di Mercer Street. La location scelta – una ex caserma dei Vigili del Fuoco – è altamente suggestiva, gli interni spettacolari e in stile Dolce & Gabbana DOC: l’ edificio, datato 1854, vanta una facciata in ghisa restaurata secondo un progetto d’epoca, mentre lo store si snoda su tre piani associati ad altrettanti concept esclusivi. Colpisce subito il mix tra i codici del brand e un’ innovatività prettamente ispirata a gusti, stili e input della Millennial Generation. Calata nelle atmosfere cool di SoHo, la boutique Dolce & Gabbana ne veicola gli umori e li combina con i caratteri di una squisita contemporaneità. L’ universo Millennial predomina, e con esso la mutevolezza perenne delle leggi del web: un “hic et nunc” che si fa stile di vita, la velocità e la metamorfosi come must di un reale contraddistinto dalla transitorietà. Un mondo cangiante e ricco di sfaccettature che lo store riflette a partire dagli arredi, dai dettagli architettonici. Non è un caso che il freestanding regni sovrano, come i pannelli damascati oro mai all’ insegna della fissità, o che persino la scala mobile che sale al primo piano vari il suo percorso in conformità con la struttura; a fare da fil rouge, ampi spazi dalle linee nette e giochi di luce teatrali distribuiti sui tre piani in cui campeggiano le collezioni Uomo, Donna, Bambino e gli accessori.

 

 

 

Il piano terra: Amore & Bellezza – Ovvero, Dolce & Gabbana incontrano i Millennials. Amante del bello e intrigato dai leitmotiv della contemporaneità, il duo intreccia un dialogo con la Generazione Y assimilandone la passione per i social e per la comunicazione via web.  Scritte, graffiti e disegni risaltano sulle pareti, mentre uno schermo al LED trasmette live streaming gli aggiornamenti dell’ account Instagram di Dolce & Gabbana. Riflessi iridati e luci al neon in technicolor evidenziano l’ allure ipermoderna del locale, e sono ancora delle coloratissime insegne al neon a riprodurre i nomi dei tre piani.

 

 

Il primo piano: Stravaganza – Un piano completamente all’ insegna della leopard print. Pareti a pannelli, tappeti, abiti e accessori sono un’ ode a un pattern che ha fatto la storia di Dolce & Gabbana tramutandosi in emblema di audacia e di pura eccentricità. Vero e proprio signature del brand, il leopardato viene debitamente celebrato da questo spazio wild-chic.

 

 

Il secondo piano: DNA – Contemporaneità, futuro e innovazione sono concetti che acquistano significato solo se sostenuti da un background di spessore. L’ importanza dell’ heritage è fondamentale; è’ un patrimonio di luoghi, reminescenze e riferimenti culturali che definiscono il senso di appartenenza, le proprie radici. Quelle di Dolce & Gabbana affondano nell’ “italianità” e la declinano in un inconfondibile connubio di creatività, sartorialità e tradizione.  Il secondo piano inneggia ai valori del duo ed a uno stile che nell’ abito lingerie o a tre pezzi, nel pizzo nero e nella borsa Sicily rinviene i suoi capi iconici: senza tempo e al di là di ogni tendenza proprio perchè carichi di una profonda valenza ispirativa, di un valore emblematico che trascende il concetto stesso di “moda”.

 

Photo: Dolce & Gabbana

 

“Burlesque Extravaganza”: l’opera prima di Grace Hall esce in DVD

 

Star del Burlesque, attrice, showgirl, conduttrice, e ora anche regista e produttrice: di Emma Nitti, alias Grace Hall, non si può certo dire che non sia uno spirito eclettico. Chi segue VALIUM la ricorderà nelle vesti di presentatrice del Summer Jamboree 2017, intervistata insieme ai colleghi (Eve La Plume e Jackson Sloan) che la affiancavano sul palco del Festival che Senigallia dedica alla Musica e alla Cultura anni ’40 e ’50 (leggi qui l’ intervista a Grace Hall e ai conduttori dell’ ultima edizione della kermesse).  Da allora, Grace non se ne è stata con le mani in mano. Proprio ieri, ad esempio, “Burlesque Extravaganza” – il documentario che ha diretto e prodotto  in coproduzione con la Zed Film – è uscito in home video con la 30 Holding ed è già acquistabile su Amazon.it: un bel traguardo per la vulcanica diva dell’ Art of Tease! Ed esplosiva è anche la pellicola in cui esplora il Burlesque nella sua dimensione più pura e autentica. “Burlesque Extravaganza” nasce “on the road”, è un diario di viaggio che Grace ha concepito durante una tournée tra Nord Europa, Stati Uniti e Canada catturando umori e suggestioni  di un mondo intriso di profondo fascino. Su tutto, spicca la magia: nel Burlesque la danza, il canto, l’ abilità, il circo si intrecciano al trasformismo e alla fantasia, coniugano talento e arte e trionfano grazie a un unico denominatore comune, la passione. Addentrarsi nel pianeta Burlesque è  aprire una magic box ricolma di lustrini, immergersi in atmosfere che scintillano di incanto.

 

La locandina del docufilm

 

Dietro ogni act si cela un febbrile fermento creativo. Spazia dalla ricerca di coreografie sempre nuove alla creazione del costume di scena, passando per l’ ideazione del make up e dell’ acconciatura. Grace racconta questi rituali attraverso le voci dei protagonisti, performer diversi per nazionalità ed etnia ma anche per tipologia fisica: perchè non dimentichiamo che il Burlesque ha anche svolto un ruolo decisivo nella lotta contro gli stereotipi di bellezza. Celebra il corpo in tutte le sue forme, taglie, dimensioni; non esiste un unico standard, qualunque donna può essere bella: l’ Arte del Tease e lì a ricordarglielo. E’ così che il film di Grace Hall, tra memoir di viaggio, interviste in backstage e rutilanti show, stimola una riflessione sulle virtù terapeutiche del Burlesque e lo elegge ad importante strumento nel percorso dell’ accettazione di sé.

 

 

Imparare a conoscere il proprio corpo, padroneggiarlo nel linguaggio gestuale è imparare ad amarsi, prendere coscienza del proprio potenziale, incentivare la fiducia in se stesse.  Coltivare l’ Arte del Tease significa riscoprire una seduttività fatta di grazia, giocosità e ironia: è diventare “soggetto” valorizzando una femminilità che si riappropria dei propri atout e prende linfa da una nuova consapevolezza. Con un pizzico di stravaganza – anzi, di “Burlesque Extravaganza” – che accentua ed esalta l’ irripetibile unicità individuale.

 

 

Grace dietro la cinepresa: Ciak, si gira!

 

Per saperne di più:

www.gracehall.it

www.zedfilm.it

www.iltempiodelburlesque.it

www.burlesquextravaganzathemovie.com

 

Photo courtesy of Emma Nitti

 

Il close-up della settimana

 

Addio a un leggendario couturier: sabato scorso, nel suo castello nei pressi di Parigi, si è spento Hubert de Givenchy. Aveva 91 anni. Aristocratico per nascita e nei modi, uno charme innato, Givenchy ha indissolubilmente associato il suo nome a quello di Audrey Hepburn, che rese un’ autentica icona di stile. Fu lui a vestirla in film memorabili quali “Colazione da Tiffany” (1961), “Sabrina” (1956), “Vacanze romane” (1953), ma anche nella vita quotidiana. Il loro fu un sodalizio magnifico e inattaccabile dal tempo, che neppure la morte della diva riuscì a spezzare: nell’ immaginario collettivo rimarranno “lo stilista e la sua musa” per antonomasia. Chi potrà mai scordare il tubino nero che Audrey indossava in “Colazione da Tiffany”? A Hubert de Givenchy va il merito di aver reinventato questo evergreen del guardaroba che creò Coco Chanel e di averlo reso iconico. Pensare che quando incontrò la Hepburn per la prima volta, nel 1953, il couturier aveva fondato la sua Maison da appena un anno. Prima di allora il conte Hubert James Marcel Raffin de Givenchy, nato a Beauvais nel 1927, aveva studiato all’ Ecole Nationale Superieure des Arts di Parigi e aveva mosso i primi passi nella moda negli atelier di Jacques Fath, Robert Piguet, Lucien Lelong e Elsa Schiaparelli. Nel 1952, galvanizzato dal successo di Christian Dior, aveva aperto una Maison propria battezzandola Givenchy. Un anno dopo, la sua prima collezione era stata acclamatissima anche grazie a un capo-signature, la blusa Bettina, che il couturier aveva dedicato alla sua modella, musa e addetta stampa Bettina Graziani: una blusa dal taglio essenziale, ma impreziosita da maniche “danzanti” che seguivano la gestualità del corpo.

 

 

Quando la produzione del film “Sabrina” lo contattò per proporgli di creare 15 costumi di scena, Hubert de Givenchy rimase letteralmente conquistato dalla personalità di Audrey Hepburn e dalla sua allure; tra i due scoccò un “coup de foudre” professionale che li rese  inseparabili. Aggraziata, sofisticata, affascinante, l’ attrice incarnava alla perfezione l’ideale femminile della Maison di cui divenne una naturale portavoce. Hubert de Givenchy creò i costumi per buona parte dei film in cui recitò e “monopolizzò” il suo guardaroba, ma Givenchy annoverava tra le clienti fisse anche VIP del calibro di Jacqueline Kennedy, la principessa Grace di Monaco, Marella Agnelli, l’ imperatrice Farah Palahvi, la duchessa di Windsor e movie star come Marlene Dietrich, Greta Garbo, Ingrid Bergmann e Lauren Bacall. Ricerca, ingegnosità creativa e iconicità sono i tre elementi lungo i quali si snodò tutta la carriera del designer:  l’ abito a sacco, il cappotto Balloon, l’ abito Baby Doll, l’ abito a palloncino e l’ abito a bustino sono creazioni che, lanciate negli anni ’50, rimangono dei veri e propri capi cult.

 

 

Nel 1957, grazie a un’ alleanza tra lo stilista e suo fratello Jean-Claude, nacque la Parfums Givenchy.  Il primo profumo che porta la sua firma, L’ Interdit, era stato destinato in esclusiva ad Audrey Hepburn e quando venne commercializzato quell’ anno stesso, la diva ne fu eletta testimonial. Fu una novità senza precedenti: mai, prima di allora, una fragranza aveva avuto una star a prestarle il volto. Nel 1959 Hubert de Givenchy dedicò due profumi al pubblico maschile, Monsieur de Givenchy e Eau de Vétiver,  e sempre all’ uomo si rivolgeva Givenchy Gentleman, la linea di prêt-à-porter inaugurata nel 1969. Maestro di eleganza, nel 1980 il couturier fu insignito della Legion d’Onore francese, ma otto anni dopo decise di abbandonare il fashion system e cedette la sua Maison al colosso del lusso LVMH. Con Hubert de Givenchy se ne va il guru di uno chic innovativo contraddistinto da forti connotati identificativi: Hubert de Givenchy ha saputo precorrere i tempi intuendo il potente valore dell’ iconicità.

 

Photo: dall’ alto verso il basso

“Hubert de Givenchy adjusts Bettina, 1952”

“The ‘Bettina Blouse’, 1952”

via Kristine on Flickr, CC BY-NC 2.0

“Audrey Hepburn” via Ultra Swank on Flickr, CC BY-NC-SA 2.0

 

Il close-up della settimana

 

Da Burberry approda Riccardo Tisci:  la sua nomina a Direttore Creativo dello storico brand britannico è stata ufficializzata in questi giorni. Sarà Tisci, dunque – e non Phoebe Philo come volevano i rumours – a prendere il posto di Christopher Bailey, che ha dato forfait dopo 17 anni trascorsi al vertice stilistico della griffe. L’ ingresso ufficiale del designer tarantino è previsto per il 12 Marzo, quando inizierà a lavorare alla collezione che porterà in passerella il prossimo Settembre; il suo incarico lo vedrà al timone creativo di tutte le linee del brand. A un anno dal divorzio da Givenchy, Riccardo Tisci si prepara ad affrontare un’ avventura che lo affiancherà di nuovo a Marco Gobbetti, attuale CEO di Burberry: fu proprio Gobbetti, allora Presidente e Amministratore Delegato di Givenchy, a volere Tisci come creative director della Maison nel 2005. Entrambi hanno speso parole entusiaste per la rinnovata collaborazione, che per il designer arriva dopo una partnership con Nike e una serie eclettica di impegni quali la direzione artistica del party The New Beginning di VOGUE Italia, la realizzazione dell’ artwork di un album di Jay Z e Kanye West e l’ ideazione delle mise che popstar del calibro di Madonna, Rihanna e Beyoncé hanno esibito in tour. Il sodalizio con Burberry coinciderà inoltre, per Tisci, con un progetto che lo coinvolgerà nella creazione dei costumi dell’ opera “Seven Deaths” che l’ artista Marina Abramovic metterà presto in scena. “Sono onorato e felice di unirmi a Burberry come chief creative officer e di ritrovare Marco Gobbetti.”, ha dichiarato il designer riguardo la sua nomina presso il brand londinese, “Ho un enorme rispetto per l’ heritage britannico e l’ appeal globale di Burberry e sono entusiasta del potenziale di questo marchio eccezionale”. E’ fuor di dubbio: per Burberry inizia un nuovo corso, e il nome di Riccardo Tisci sarà sicuramente foriero di straordinarie sorprese.

 

Photo: via Robert Shele (  https://www.menswear-market.com) on Flickr, CC BY 2.0

 

Il close-up della settimana

La collezione di Pierpaolo Piccioli per Moncler Genius

 

Iniziata il 20 Febbraio con la presentazione del progetto Moncler Genius – otto collezioni in cui il brand di piumini ha coinvolto altrettanti designer – la Fashion Week di Milano è nel pieno del suo svolgimento. Fino a lunedì 26, le collezioni donna per l’ Autunno/Inverno 2018/19 andranno in scena in un susseguirsi serrato di show e manifestazioni. Qualche cifra? 64 sfilate ufficiali, 91 presentazioni e 28 eventi, senza calcolare i défilé fuori calendario come quelli – solo per citarne alcuni – di Dolce & Gabbana, John Richmond e Elisabetta Franchi. Salgono a 9 le sfilate unificate Uomo e Donna, un’ evoluzione che è un segno dei tempi oltre che indizio di un’ ideale libertà espressiva. Moltissimi, inoltre, sono gli anniversari festeggiati nel corso di questa edizione: tanto per cominciare i 60 anni della Camera della Moda, che li celebra con la mostra “Italiana. L’ Italia vista dalla moda 1971-2001” inaugurata il 22 Febbraio a Palazzo Reale, ma si accinge a spegnere 60 candeline anche Mila Schon, che per sabato ha in previsione un grande party. Etro omaggia oggi il suo mezzo secolo con un fashion show ad hoc mentre Versace, sempre oggi stesso, onorerà i 40 anni del marchio e i 20 di Donatella Versace alla direzione creativa sfilando nella splendida cornice di Palazzo Reale. Ad accentuare il clima effervescente saranno poi due eventi che definire attesissimi è dir poco. Conta ben 5000 invitati il mega happening con cui Tommy Hilfiger presenterà, domenica, “Tommy x Gigi”,  la quarta tranche della sua partnership con Gigi Hadid. Sabato sarà invece la volta di Anna Dello Russo, che oltre a presentare il libro “AdR Book: Beyond Fashion” metterà all’ asta 30 mise del suo stiloso guardaroba. E lo farà per una buona causa: i proventi sono destinati alla Swarovski Foundation Scholarship Program, che sostiene i talenti emergenti della moda. Alla voce “sfilate” si segnalano ritorni e defezioni. Romeo Gigli e Antonio Berardi fanno un trionfale comeback fuori calendario, mentre tra i grandi assenti figurano Francesco Scognamiglio (che ha celebrato i 20 anni della sua Maison ad AltaRoma), Bottega Veneta (che ha optato per la Fashion Week di New York), Aquilano.Rimondi e Byblos. Tornano a far parte del cartellone ufficiale Emporio Armani (dopo la pausa londinese), Emilio Pucci, Philosophy. Accanto a loro, tre new entry dai nomi già consolidati: Francesca Liberatore, Erika Cavallini e Christian Pellizzari debuttano a Milano Moda Donna e condividono con Moncler e Tommy Hilfiger l’ ingresso tra i big.

Per saperne di più: http://www.cameramoda.it/it/

 

Il close-up della settimana

 

Pitti Uomo ha appena aperto i battenti e presenta un cartellone, come sempre, ricco di eventi. Cominciamo dalle cifre: sono 1230 gli espositori che prendono parte alla kermesse, 541 dei quali arrivano dall’ estero, e tra i 36.000 visitatori ben 24.300 sono buyer. Parlando di sfilate, invece, salirà proprio oggi in passerella il brand americano Brooks Brothers, che in occasione del suo bicentenario si aggiudicherà il Premio Pitti Immagine 2018. A fare da leitmotiv alla 93ma edizione della manifestazione fiorentina è il cinema: la storica location della Fortezza da Basso si è tramutata in un immenso set con i modelli nei panni di attori e i padiglioni allestiti come sale cinematografiche. A spiegare il perchè del filo conduttore è Claudio Marenzi,  presidente di Sistema Moda Italia e di Pitti Immagine, che ha evidenziato come, oggi, più che di “consumatore” si parli di un “consum-attore” che grazie ai social e al digitale interagisce costantemente con i brand. Marenzi ha anche ribadito l’ importanza di tracciare un ideale trait d’union tra Pitti Uomo e la fashion week di Milano dedicata al menswear: il connubio risulterebbe ad hoc per sancire il ruolo cardine della Settimana della Moda italiana accanto a quella parigina. Fino a venerdì 12 Gennaio, intanto, la Fortezza da Basso ospiterà un croglolo internazionale di talenti, culture e stili. Guest designer di Pitti Uomo n.93 saranno i giapponesi Jun Takahashi e Takahiro Miyashita, che presenteranno domani, alla Stazione Leopolda, le collezioni Uomo Autunno/Inverno 2018/19 dei rispettivi brand Undercover by Jun Takahashi e Takahiromiyashita The Soloist.

 

Il close-up della settimana

 

La terza edizione del Premio Giovani Imprese-Believing in the Future, lanciato da Altagamma con la collaborazione di Borsa Italiana, Maserati e Sda Bocconi, ha decretato la vittoria di Marco De Vincenzo per la categoria Moda. Il designer, definito “una tra le voci più originali e interessanti del Made in Italy contemporaneo”, è salito sul podio insieme ai cinque altri vincitori  proclamati dalla giuria: l’ e-commerce di vini italiani Tannico per la sezione Digital-Innovation, il brand di arredo outdoor di alta gamma Ethimo per la sezione Design, il gruppo di ristorazione Langosteria per la sezione Alimentare, la società di ingegneria meccanica e meccatronica (specializzata nell’ alimentazione ecologica e nella ricarica wireless) Eggtronic per la sezione Motori e il brand leader delle vacanze benessere di lusso Lefay Resorts per la sezione Hotellerie. La Fondazione Altagamma è nata nel 1992 con l’ intento di promuovere l’ eccellenza e l’unicità italiane. La sua mission si fonda sul rafforzamento della competitività dell’ industria culturale e creativa Made in Italy con l’ obiettivo di contribuire alla crescita socio-economica del Paese. Per Marco De Vincenzo, classe 1978, messinese, il riconoscimento sancisce un percorso creativo che nel 2009, ai suoi esordi, gli valse il primo premio di Who’s Next, il concorso che Vogue Italia dedica ai new talents. Il lavoro del designer si contraddistingue da sempre per la ricerca, per la sperimentazione e per la continua instaurazione di partnership esclusive.

(Nella foto, un look della sfilata AI 2017/18 di Marco De Vincenzo)

 

Il close-up della settimana

 

La Fashion Icon del 2017 è lei: Donatella Versace. A decretarlo sono i Fashion Awards, che il 4 Dicembre l’ hanno insignita di questo titolo in occasione delle premiazioni annuali dedicate ai protagonisti del mondo della moda. La cerimonia, tenutasi nella spettacolare cornice della Royal Albert Hall di Londra, ha celebrato la creatività e l’ innovazione nel settore fashion. Presentatori d’eccezione sono stati Jack Whitehall e Karlie Kloss, mentre la designer della Maison della Medusa ha ricevuto il premio dalle mani di Naomi Campbell, storica musa, fan e amica di Versace. Il riconoscimento è stato doppio, giacchè ad essere nominati Fashion Icon sono stati sia Donatella, che il brand fondato quasi 40 anni orsono dal fratello Gianni: dopo la morte di quest’ ultimo, la biondissima stilista ha preso le redini di un impero che ha guidato con creatività, genialità e intuito ai massimi livelli, creando un proprio universo iconico e sostenendo i new talents della moda con forza e convinzione. Dopo il boom della sfilata “Tribute”, dunque, un nuovo successo corona la carriera di Donatella Versace. “Sono davvero onorata di ricevere il premio Fashion Icon ai Fashion Awards 2017“, ha dichiarato la designer sul palco della Royal Albert Hall. ” Per 40 anni io e mio fratello abbiamo fatto ciò che amiamo e sono orgogliosa di portare avanti questa tradizione. Abbiamo celebrato l’ emancipazione, la gioia e ovviamente il glamour. Abbiamo sostenuto persone che condividono i nostri valori, e insieme a loro abbiamo creato delle immagini che sono diventate davvero iconiche nella moda. Mi emoziona molto vedere come Versace è stata apprezzata nei decenni, nel mondo e dalle diverse generazioni. Grazie al settore per averci supportato, grazie al mio team per la dedizione e il duro lavoro, grazie alla mia famiglia e ai miei amici che mi sono stati accanto più di quanto possano immaginare, e grazie a mio fratello Gianni, che è stato un genio. Il suo spirito incredibile è in tutto ciò che facciamo e in tutto ciò che crediamo.”

 

Photo via Celebrityabc from Flickr, CC BY-SA 2.0