Sulle tracce del Principe Maurice – Breaking news: Viva gli Sposi!

 

Costantemente sulle tracce del Principe Maurice, VALIUM oggi ha il piacere il regalarvi un vero e proprio scoop: il matrimonio dell’ anno. Ebbene sì, il Principe è convolato a nozze! La data del lieto evento? Il 17 Giugno, una giornata assolata e solcata solo da qualche nuvola. Quel mercoledì, nella Sala Conferenze del Comune di Milano, Maurizio Agosti e Flavia Cavalcanti sono diventati marito e moglie con rito civile. La cerimonia, celebrata da un consigliere comunale incaricato dal sindaco Sala, ha avuto come testimoni l’ hair stylist e make up artist di fama internazionale Alessandro Filippi (per lo sposo) e Massimiliano Armocida (amico di lunga data della sposa). A questo punto, sarete curiosi di conoscere la consorte del Principe: è cosa buona e giusta. Flavia Cavalcanti, costumista di talento che vanta prestigiose collaborazioni, è originaria di Recife, anche detta “la Venezia del Brasile” (un dettaglio, quello “veneziano”, che sembra fungere da romantico trait d’union nelle vite dei due novelli sposi), e vive in Italia da quasi trent’anni. I lettori di VALIUM l’ hanno conosciuta nelle interviste che il Principe mi ha rilasciato durante la quarantena: eh già, si tratta proprio dell’ amica con la quale Maurice ha trascorso il lockdown milanese. Solare, esuberante, radiosa, il giorno delle nozze Flavia è stata immortalata dal fotografo Sandro Brant in uno scatto che coglie la quintessenza della sua personalità. Lei rappresenta il sole, Maurice la luna, e insieme formano una coppia che si completa e si arricchisce a vicenda.

 

(Foto di Sandro Brant)

Durante la cerimonia, gli sposi hanno brillato per la loro eleganza: il Principe si è presentato in un total look Valentino, mentre Flavia indossava un raffinatissimo abito monospalla color cipria – ovviamente, da lei ideato – firmato Flavia Cavalcanti Couture con tanto di Flassy Mask en pendant. Del beauty look si sono incaricati top name del settore quali Vasile Longhi, che ha curato quello dello sposo, e Dante Lamia, che ha creato per la sposa un’ acconciatura movimentata da onde morbide ed un make up focalizzato sugli occhi. Una menzione particolare va ad Efrem Guidi, amico fraterno di Maurice, il designer delle fedi nuziali: splendide e originalissime, non sono passate di certo inosservate. Uscendo dal Municipio, la coppia è stata travolta dai chicchi di riso come da prassi prima di dirigersi al Ristorante Terra & Mare, in via Gluck, dove gli amici – una quarantina, tra cui svariate celebs appartenenti al mondo della moda e dello spettacolo – hanno organizzato un pranzo di nozze a sorpresa proprio nei paraggi della casa di Flavia.

 

Gli sposi con i testimoni di nozze Alessandro Filippi (a sinistra) e Massimiliano Armocida (a destra)

In occasione del grande giorno, ecco la dichiarazione che il Principe Maurice ha rilasciato a VALIUM: ” Questa unione civile è frutto di qualcosa di molto più importante della passione romantica. E’ il risultato di un rapporto coltivato nella fiducia, nella stima , nella comunione di interessi e soprattutto di una complicità maturati nel tempo e conclamati nel lockdown.” Noi, però, vogliamo saperne di più…Vi invito quindi a non mancare l’ appuntamento con la prossima puntata di “Sulle tracce del Principe Maurice” per avere tutti, ma proprio tutti i dettagli delle nozze tra il Principe e Flavia Cavalcanti, che conoscerete meglio prestissimo attraverso un’ intervista a lei dedicata. Non mi resta che augurare tanta felicità agli sposi e salutarli con un “a presto” seguito, naturalmente, dalle mie più vive congratulazioni!

 

Al Comune di Milano, dove si è tenuta la cerimonia

Felicità in black & white sotto una pioggia di chicchi di riso (foto di Sandro Brant)

Un ritratto di Flavia Cavalcanti (foto di Sandro Brant)

Al Principe Maurice ridono gli occhi, mentre ci pensa su…

La quarantena milanese di Maurice e Flavia è stata coronata dal matrimonio: non si può dire che l’ emergenza da COVID-19 non abbia portato fortuna alla coppia!

Viva gli Sposi

Flavia, raggiante, in Piazza del Duomo

Friends

Sfoggiando le fedi firmate da Efrem Guidi

Friends

Friends

Maurice in uno scatto dai toni dark. Ma il 17 Giugno, per il Principe del Teatro Notturno, è stata una giornata piena di luce…(foto di Sandro Brant)

 

All photos courtesy of Maurizio Agosti

 

 

Il close-up della settimana

(Foto di Paolo Roversi)

Cambio della guardia alla direzione creativa di Givenchy: il designer statunitense Matthew M. Williams è entrato in carica ieri stesso, subentrando a Clare Waight Keller che ha “divorziato” dalla Maison il 10 Aprile scorso. A Williams, finalista del LVMH Prize nel 2016, è stata affidata la creazione di tutte le collezioni Uomo e Donna. La sua nomina si inserisce in un contesto di importanti cambiamenti per il gruppo  LVHM – basti pensare all’ arrivo del nuovo CEO Renaud de Lesquen tre mesi orsono – e si propone di inaugurare una fase del tutto inedita nella storia del brand. Le parole spese da Sidney Toledano , Presidente e CEO di LVMH Fashion Group, sono eloquenti: ” Sono molto lieto che Matthew M. Williams si unisca al gruppo LVMH oggi. Dalla sua partecipazione al Premio LVMH, abbiamo avuto il piacere di vederlo sviluppare il suo immenso talento. La sua visione unica della modernità rappresenta per Givenchy un’eccezionale opportunità per scrivere un nuovo capitolo della sua storia con forza e successo. “, dichiara nel sito della Maison (leggi qui il comunicato stampa per intero). Il Curriculum di Williams annovera, oltre a collaborazioni con Lady Gaga e Kanye West nelle vesti di direttore artistico, la fondazione (nel 2015) di un brand innovativo come Alyx. Ribattezzato in seguito 1017 Alyx 9SM, il marchio ha instaurato partnership con griffe del calibro di Dior Homme, Nike e Moncler, tanto per citarne alcune. Lo stilista, che manderà in scena il prossimo Ottobre la sua prima collezione “parigina”, commenta entusiasticamente il nuovo incarico: “È un immenso onore entrare a far parte della Maison Givenchy. La posizione unica che occupa e la sua aura senza tempo la rendono un’icona indiscutibile. Non vedo l’ora di lavorare con i suoi team e ateliers per portare Givenchy in una nuova era basata su modernità e inclusività. “, leggiamo sempre nel sito del brand. Non ci resta che attendere Ottobre per visionare l’imprinting che Williams donerà alla leggendaria Maison fondata nel 1952 da Hubert de Givenchy.

Foto: Matthew M. Williams nello scatto di Paolo Roversi che Givenchy ha allegato alla notizia del suo ingresso nel gruppo LVMH.

 

 

Il close-up della settimana

 

Nel pieno della Fase 2 dell’ emergenza Coronavirus, quando tutti i negozi, comprese le boutique, hanno riaperto o sono in riapertura, si fa impellente interrogarsi sul futuro della moda. Come cambieranno le sfilate, le collezioni, il processo creativo stesso? Quest’era di profonde mutazioni coinvolgerà anche il fashion system? E in che modo? La risposta è sì: decisive evoluzioni sono in vista. Partiamo innanzitutto dalle sfilate Uomo Primavera/Estate 2021 e dalle pre-collezioni Uomo e Donna Primavera/Estate 2021. La loro presentazione è prevista, ma in modalità virtuale: dal 14 al 17 Luglio, infatti, la Camera Nazionale della Moda inaugurerà la prima Digital Fashion Week. Il progetto nasce come un proseguimento dell’ iniziativa “China, We are with You” dello scorso Febbraio, lanciata per permettere ai new talent cinesi di presentare le proprie creazioni nonostante l’ esplosione del Coronavirus nel paese del Dragone, e sarà diffuso attraverso una piattaforma digitale apposita. Oltre alle collezioni, verranno proposti approfondimenti sui brand, video di backstage, interviste, excursus fotografici, focus incentrati su specifici temi, live e lectio magistralis a cui assistere in streaming. Non verranno trascurati i marchi emergenti, e uno spazio ad hoc sarà riservato agli showroom con lo scopo di promuovere e attivare gli acquisti dei buyer. La molteplicità delle iniziative in programma e dei loro potenziali fruitori rende la Digital Fashion Week particolarmente rilevante. Tramite questo progetto, la CNMI si prefigge di favorire la ripartenza di un sistema che rappresenta un fiore all’ occhiello della creatività italiana, e di farlo rivolgendosi a un pubblico vasto e variegato. La Settimana della Moda Digitale sarà visibile nel sito web della Camera della Moda e su tutti i suoi canali social, inclusi YouTube e il cinese Weibo. Ma come affrontano la Fase 2 i designer, e che prevedono per le loro future collezioni? Giorgio Armani ha sintetizzato visivamente il proprio punto di vista in “Angels”, un’ illustrazione creata dall’ artista Franco Rivolli: la dottoressa – con le ali di un angelo – che tiene l’Italia tra le braccia è già diventata un’ immagine iconica, e cattura lo sguardo anche grazie al murale che la riproduce. Armani ha riaperto le sue boutique il 18 Maggio aderendo alle nuove disposizioni relative alla sicurezza, ed ha annunciato che il 10% dei ricavi delle vendite dei capi delle collezioni PE 2020 verrà devoluto in beneficenza. Riguardo alle sfilate, presenterà la nuova collezione Armani Privè sulle passerelle milanesi (nello specifico a Palazzo Orsini), anzichè parigine, nel Gennaio 2021, e nel frattempo i suoi clienti potranno fissare un appuntamento tramite il sito Armani.com per recarsi nelle boutique della Maison. Il tutto, naturalmente, allo scopo di favorire uno shopping senza rischi e il più possibile conforme alle esigenze degli acquirenti. Le linee guida adottate dal mondo della moda evidenziano il valore della durata dei capi, di acquisti oculati  all’insegna della qualità e di una produzione ecosostenibile. L’abito “che dura” si contrappone all’avvicendarsi frenetico del fast fashion, lo chic diventa senza tempo e il concetto di stagionalità viene rivoluzionato in toto.

 

“Angels”, il murale con l’illustrazione che Franco Rivolli ha creato per Giorgio Armani

Anche Alessandro Michele, tra gli altri, aderisce a questa nuova visione. Nel suo diario-manifesto “Appunti dal Silenzio”, che posta periodicamente su Instagram, dichiara che d’ora in poi presenterà le sue collezioni solo due volte l’anno, ma in tutta libertà e facendo a meno di etichette ormai obsolete come “Cruise”, “Primavera/Estate”, “Autunno/Inverno” e così via. Affiderà alla musica classica, espressione di un linguaggio universale e altamente connettivo, la terminologia che contraddistinguerà le sue creazioni: si parlerà quindi di  “rapsodie”, “madrigali”, “notturni”, “minuetti” e “sinfonie” per riferirsi ai frutti dell’ iter creativo.

 

“Appunti dal Silenzio”, il diario-manifesto che Alessandro Michele pubblica sul suo profilo Instagram

La velocità sfrenata che ha regnato finora nel fashion system è destinata a sparire. Niente più collezioni, capsule e limited edition lanciate a un ritmo inarrestabile; al loro posto, Michele privilegierà creazioni scaturite da tempi che assecondano l’ispirazione e svincolati da ogni scadenza. La “narrazione” del fashion design ha bisogno di “indugiare sul sogno”, come scrive lo stilista, di acquistare potenza scongiurando una produzione forsennata. Alla base di questa fase innovativa, per Alessandro Michele, c’è un ritorno all’ essenziale che prende le distanze da tutto il superfluo. Il direttore creativo di Gucci spiega i suoi intenti con parole pregnanti e evocative: ” Avverto la necessità di riaccostarmi, in maniera autentica, al movente di una scelta. A quell’ insieme di motivi che hanno costruito il mio andare. Ho capito, nel tempo, che questi motivi hanno nomi e intensità diverse, ma si addensano tutti fatalmente intorno ad una stessa urgenza: la possibilità di raccontare.” Per la moda, non c’è dubbio, è appena iniziata una nuova era. (nella foto di copertina, uno scatto tratto dalla sfilata PE 2020 di Gucci)

 

 

Il close-up della settimana

 

Il balletto, a Natale, accentua ulteriormente la sua allure magica. E se si tratta de Lo Schiaccianoci, possiamo esser certi che lo fa a 360°: la storia di Clara e di Hans-Peter, le loro oniriche avventure nel Regno dei Dolci della Fata Confetto, le lotte contro il perfido e grottesco Re dei Topi, iniziano proprio la Vigilia di Natale e si snodano attraverso le atmosfere della notte più incantata dell’ anno. Non è un caso che questa “summa” di meraviglie invernali costituisca un’ opera tradizionalmente proposta in occasione delle festività natalizie. Ispirato da una fusione tra il racconto Schiaccianoci e il Re dei Topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann e Storia di uno Schiaccianoci di Alexandre Dumas padre, il balletto Lo Schiaccianoci debuttò al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo nel 1892 e piacque subito allo Zar Alessandro III. Non c’è da stupirsi, d’altronde, visto che alla trasposizione della trama avevano lavorato nomi del calibro di Marius Petipa per le coreografie e  Petr Ilic Cajkovskij per le musiche. Oggi, ormai pietra miliare del balletto, Lo Schiaccianoci porta il suo sogno di Natale anche sul grande schermo: alle 20,15 del 17 Dicembre il pubblico italiano potrà ammirare al cinema, in diretta, il celebratissimo spettacolo natalizio del Royal Ballet di Londra. Si tratta di un evento imperdibile, una diretta via satellite dal Royal Opera House di Covent Garden che permetterà agli appassionati di fruire live questa straordinaria fiaba danzata, accompagnata da scene di backstage e da focus approfonditi sui ballerini che la interpretano.

 

 

Lo Schiaccianoci del Royal Ballet vanta un cast di prim’ordine: include Francesca Hayward nel ruolo di Clara, Alexander Campbell in quello di Hans-Peter (lo Schiaccianoci), Federico Bonelli, Laura Cuthbertson e Gary Avis nei panni, rispettivamente, del Principe, della Fata Confetto e di Drosselmeyer. Sono presenti, inoltre, Mayara Magri e Marcelino Sambè. Il balletto, dalla durata di 2 ore e 15 minuti (intervallo compreso), è uno dei molti spettacoli della Royal Opera House Live Cinema Season, un progetto che da 11 anni diffonde in 1600 cinema di 53 paesi del mondo l’ opera e i balletti inscenati nel famoso teatro londinese. In Italia, la distribuzione è a carico di Nexo Digital in collaborazione con La Repubblica, MYmovies.it, Classica HD, Danza&Danza e Danzadove, Sipario-La Rivista dello Spettacolo, il British Council e l’ iniziativa UK Italy Partners for Culture. La Royal Opera House, per il broadcasting internazionale, ha siglato una partnership con Trafalgar Releasing, che dal 2006 trasmette live sul grande schermo eventi di vasta portata. Dopo Lo Schiaccianoci, Il prossimo balletto che il Royal Ballet porterà nei cinema sarà La Bella Addormentata. Save the date: 16 Gennaio 2020. Per maggiori info sul progetto, consultate i siti web https://www.roh.org.uk/cinemas e www.nexodigital.it, dove trovate anche l’elenco dei cinema in cui potrete assistere allo show.

 

 

Il close-up della settimana

 

Lo aspettavamo da tempo, e finalmente è arrivato anche in Italia: sto parlando di Pat McGrath Labs, il brand della regina del make-up Pat McGrath, un’ autentica artista che vanta collaborazioni con Maison del calibro di Valentino (per cui ha firmato, tra gli altri, lo spettacolare beauty look della sfilata “cinese” Daydream), Prada, Versace, Dolce & Gabbana, Alexander McQueen, Comme des Garçons e molte, moltissime altre griffe ancora. Il marchio, fondato da McGrath nel 2015, è oggi distribuito sia in Francia che in Italia, dove potete trovarlo presso lo store Sephora Milano Duomo e nel sito web sephora.it. Gli iconici prodotti della make up artist più famosa del pianeta, quindi, d’ora in poi saranno disponibili nel Bel Paese e potremo testarli e visionarli “live”: una notizia bomba, se consideriamo che arriva a pochi giorni da Natale. Le collezioni del brand, dei must have irresistibili, sfoggiano una allure luxury persino nei packaging “barocco-avanguardisti”; basta pensare alla confezione della palette occhi Mothership IV Decadence, laccata e decorata con l’ effigie di una corona su sfondo nero. Parlando di emblemi regali, non va tralasciato che Pat McGrath è stata insignita dell’ onorificenza di Membro dell’ Ordine dell’ Impero Britannico dalla Regina Elisabetta, così come è stata definita “make up artist più influente al mondo” da Anna Wintour, regina del Fashion System oltre che dell’ universo VOGUE. Premiata dal The Council of Fashion Designer of America, McGrath – nata a Northampton, in Inghilterra, nel 1965 – adora la moda e i suoi memorabili beauty look, oltre che in passerella, sono apparsi in innumerevoli campagne pubblicitarie e magazine patinati. Visionaria, geniale, audace, la guru del make up predilige creazioni ultrapigmentate e decisamente speciali in quanto a riflessi ed a profondità cromatica. Riguardo l’ approdo in Italia del suo brand, si è detta entusiasta e già concentrata su nuovi prodotti couture per permettere ai fan di Pat McGrath Labs di spaziare tra svariati stili, dai look naturali a quelli più sofisticati o esplosivi. Tempo fa dichiarò: ” Dico sempre “Usare senza cura” – credo che il make up sia un gesto pensato per essere vissuto senza regole. Ogni collezione che creo ha lo scopo di fomentare l’ossessione, l’ ispirazione e la dipendenza dalla bellezza.” E possiamo star certi che sia sempre rimasta fedele ai suoi principi.

 

 

Il close-up della settimana

La t-shirt con lo storico slogan “We should all be feminists” della collezione Dior PE 2017

La sua commozione era palpabile, e a ragione: Maria Grazia Chiuri, dal 2016 al timone creativo di Dior, il 1 Luglio è stata insignita della massima onorificenza concessa dalla Repubblica Francese, la Légion d’Honneur. Scroscianti applausi hanno accompagnato una premiazione motivata con l’ impegno, con la visione creativa e con la determinazione che Chiuri -prima stilista donna italiana ad ottenere il riconoscimento – rivela anche nel sostenere l’ ideologia femminista, contribuendo a donare prestigio alla Maison Dior sia sul versante della Couture che su quello sociale dell’ empowerment e della sorellanza. Tematiche, queste ultime, che la designer veicola grazie non solo a slogan divenuti celebri (come il memorabile “We should all be feminists” stampato sulla t-shirt di un look della Primavera Estate 2017), bensì attraverso motivi ispiratori che danno vita a delle vere e proprie collezioni-manifesto. La couturière romana ha ricevuto l’ onorificenza dal Segretario di Stato Marlène Schiappa, ministro delle Pari Opportunità, con immensa emozione. Il fatto stesso che il Premio sia stato conferito da una politica che è altresì scrittrice, attivista, da sempre attenta alla condizione femminile, ha avuto una valenza emblematica: valori ed obiettivi tracciano un trait d’union tra il ministro e Maria Grazia Chiuri. Sottolineando lo scopo di creare uno stile “modellato” sulla donna d’oggi, la designer ha ribadito la sua lotta contro gli stereotipi in base al genere e all’ età, ma anche a poli opposti come il sentimento e la ragione, a favore di una complementarietà che va di pari passo con l’ evoluzione. Ad applaudirla, tra gli altri, il marito Paolo, i figli Nicolò e Rachele, un entusiasta Valentino Garavani insieme a Giancarlo Giammetti, innanzi ai quali Marlène Schiappa ha definito il lavoro di Chiuri un affascinante dialogo che connette “moda, arte, cultura, attivismo e femminismo”. La “directrice artistique” di Dior, rivolgendosi alle giovani donne, ha evidenziato invece come credere in se stesse sia la condicio sine qua non per l’ empowerment, e le ha spronate a incentivare la fiducia e il proprio istinto.

 

 

 

Giambattista Valli x H & M: 10 capi selezionati dalla pre-collezione (già sold out) della co-lab 2019

 

H&M ha svelato la design co-lab 2019: lo stilista che firma la nuova limited edition “couture” del colosso low cost svedese è l’ italianissimo Giambattista Valli. La notizia è stata ufficializzata il 24 Maggio, durante il charity gala dell’ amfAR; a fare da cornice all’ evento, un Festival di Cannes glam e sfavillante al pari delle testimonial scelte per il lancio del sodalizio: Bianca Brandolini D’Adda, Chiara Ferragni, Kendall Jenner, H.E.R., Chris Lee (Li Yuchun) e Ross Lynch hanno indossato proprio all’ amfAR i capi disponibili in pre-drop, un anticipo della collezione che uscirà il 7 Novembre 2019 in versione completa. Le fan dell’ attesissima co-lab di H&M hanno potuto usufruire quindi di una “prèmiere” (tanto per rimanere in ambito cinematografico, data la location Cannois) del tutto speciale, ossia l’ acquisto di pezzi in anteprima a 24 ore di distanza dall’ annuncio diffuso all’ amfAr e poi sui social. L’ inizio delle vendite era fissato per il 25 Maggio, alle 10 del mattino, presso lo store milanese H&M di Piazza del Duomo e l’ official website del marchio, ma – udite udite – poche ore dopo la pre-collezione era già sold out. Sì, avete capito bene: ha registrato immediatamente il tutto esaurito! Non c’ è da meravigliarsi, considerata la sofisticata preziosità degli abiti che Valli, esaltando il suo stile signature, rende superbamente iconici grazie a un tripudio di tulle, pizzo, eteree ruche e lunghi strascichi. Chi non ha fatto in tempo ad accaparrarsi queste creazioni mozzafiato, però, non disperi. Non resta che attendere l’ Autunno per ammirare la limited edition nella sua interezza, evitando di lasciarsi sfuggire dei capi già divenuti must-have. “Stay tuned”, insomma, come afferma Giambattista Valli in un recente video! La co-lab, intanto, è stata salutata con parole entusiaste sia dal designer romano che da Ann Sofie Johansson, Creative Advisor di H&M: “Sono davvero felice di questa collaborazione: H&M mi ha permesso di trasmettere la mia visione dello stile e di celebrare la bellezza con un pubblico più ampio. L’ obiettivo è condividere la mia passione per la bellezza, così come far parte dei più bei ricordi di coloro che indosseranno i miei capi e contribuire a creare storie d’amore in tutto il mondo. “, ha dichiarato lo stilista. Ann Sofie Johansson, da parte sua, ha aggiunto: “Siamo entusiasti di aver collaborato con Giambattista Valli. E’ il maestro dell’ alta moda con un talento indiscusso per le silhouette. Poter offrire ai nostri clienti i suoi esclusivi modelli è un sogno che si avvera. Non vediamo l’ora di scoprire quale sarà la loro reazione dopo l’ annuncio di questa fantastica collezione.” Ho cercato di dar corpo al fervore espresso dalle frasi citate selezionando per voi 10 capi (tra outfit, lingerie e accessori) dai 25 che compongono la pre-collezione. Avete già iniziato il countdown al prossimo 7 Novembre? (cliccate qui per visionare tutti i pezzi lanciati in pre-drop)

 

E’ ricco di fascino l’abito in tulle plissettato color fucsia, vaporoso come una nuvola e stretto in vita da una cintura con fiocco.

Rievoca le spettacolari creazioni di alta moda griffate Valli l’ evanescente abito pesca tinto di un pesca pastello e corredato di strascico.

Un delizioso collier in strass con pendente a fiocco: lo stesso motivo ritorna anche in una coroncina con fascetta posteriore in grosgrain e in una cintura che agli strass affianca perle ornamentali trasparenti.

Un’ altra meraviglia con strascico per accentuare l’allure da fiaba: l’abito, interamente in pizzo, si avvale di multistrati di tulle per esaltare il volume della gonna e una fibbia a forma di cuore (tempestata di strass) riprende il logo associato al #project della co-lab.

I mocassini in pelle nera cosparsi di perle sono una vera chicca…

…e deliziosi a dir poco risultano i sandali impreziositi da cuori-glitter decorativi.

Questo paio di pantaloni in lana, grigi e a sigaretta, ha una linea vagamente Sixties. Viene abbinato a una giacca dall’ identico pattern e può essere sdrammatizzato con un reggiseno “corazzato” da portare a vista (vedi foto successiva).

Il reggiseno (lo trovate anche in nero) diventa un vero e proprio top: privo di ferretto, ha coppe preformate e stecche laterali di sostegno. Non c’è bisogno di dire che il suo punto di forza sia l’ alto tasso di seduttività rétro.

Sporty e chic al tempo stesso, la maglietta in felpa di cotone ha maniche ad aletta tagliate a raglan e il collo adornato da perle come a formare un’ elegante collana.

Pur annoverando sciccosissimi minidress, nella pre-collezione predominano abiti lunghi, scenografici. E quando si parla di Giambattista Valli, “teatralità e femminilità” sono un binomio d’eccezione: non posso tralasciare l’ abito in total white, con una vaporosa gonna in tulle e il corpetto costellato di applicazioni floral in pizzo. Scollato a cuore, il bustier è sostenuto da due sottili bretelle scintillanti di strass.

 

 

 

 

Il close-up della settimana

 

Le illazioni sulle sue condizioni di salute si erano scatenate a partire da quando, alla Paris Haute Couture Week dello scorso Gennaio, non si era presentato per il saluto al pubblico al termine della sfilata di Chanel. Un comunicato diffuso dalla Maison attribuiva la sua assenza alla stanchezza, ma in molti hanno messo in dubbio questa spiegazione: l’ inesauribile energia di Karl Lagerfeld, la tempra teutonica che non aveva mai mancato di sfoggiare, erano pressochè proverbiali. E i rumours sono subito esplosi. Poi, il silenzio. Su Karl Lagerfeld più nessuna notizia fino alla mattina del 19 Febbraio, quando i media ne hanno annunciato la scomparsa: uno shock collettivo. Il designer tedesco si è spento all’ Ospedale Americano di Parigi a causa di un male incurabile.  Una morte, la sua, che lascia un vuoto immenso. Anche perchè il “Kaiser della Moda” era una figura già entrata nel mito, una leggenda vivente. Sembrava trascendere ogni coordinata associata all’età, all’ appartenenza ad un luogo e ad un’ epoca ben precisa: tutto, in lui, era iconicità pura. A cominciare dal look – inconfondibile ed immutabile nel tempo, un perenne total black rinvigorito da dettagli biker – per proseguire con il suo genio visionario, era come se fosse incluso tra gli “immortali” per diritto divino. Karl Lagerfeld vide la luce ad Amburgo in una data imprecisata, anche se dichiarò sempre di essere nato nel 1935. Figlio unico di una famiglia facoltosa, raccontava di aver passato l’ infanzia a disegnare e a leggere anzichè a giocare con gli altri bambini. Nel 1953, quando si trasferì a Parigi con la madre, la moda rientrava già tra le sue passioni. Dopo aver vinto il prestigioso Woolmark Prize, nel 1955 entrò nello staff di Pierre Balmain, dove rimase per tre anni prima di passare alla Maison Patou. Qui trascorse un quinquennio disegnando Haute Couture, poi si concesse un periodo sabbatico decidendo, infine, di tornare a Parigi e di aprire una piccola boutique.  All’ epoca iniziò a consultare Madame Zereakian, la veggente armena che annoverava Christian Dior tra i suoi clienti abituali: come riferì in seguito, gli fu predetto un gran “successo nella moda e nei profumi”. Nel 1965, la carriera di Karl Lagerfeld subì una decisa impennata. Fu allora che prese il timone di Chloé, con cui instaurò una collaborazione ventennale, e nello stesso anno approdò a Roma dove ottenne l’ incarico di direttore creativo presso la casa di moda delle sorelle Fendi, un ruolo (dal 1992 condiviso con Silvia Venturini Fendi) che ricoprì per il resto della sua vita. Instancabile, immaginifico, poliedrico, fu il primo free-lance della moda e commentò, con la consueta arguzia: ” Amo considerarmi un free-lance. Questa parola è l’unione di “free”, libero, come ho sempre voluto essere, e “lance”, che ricorda la parola francese “lancé”, com’era definita un tempo un’ ambita cortigiana. Io mi sento così, libero e mercenario”. Risale al 1983 – dieci anni dopo dalla morte di Mademoiselle Coco – la sua nomina alla direzione di creativa di Chanel, una carica a tempo indeterminato (come diremmo oggi) che lo elevò all’ Olimpo del fashion system. “Chez” Chanel, Lagerfeld diede vita ad un potente connubio tra l’ heritage della Maison e la contemporaneità più pop e iconica. Associò la sua immagine a muse che scopriva e che rendeva leggendarie (qualche nome? Claudia Schiffer, Vanessa Paradis, Alice Dellal, Carla DelevingneLily-Rose Depp e Kaia Gerber), scattò personalmente gran parte delle campagne pubblicitarie e riportò il brand ai fasti originari senza stravolgerne i codici.

 

L’ immagine con cui la Maison Chanel commemora Karl Lagerfeld nel suo website e sui social

Nel 1980 il designer fondò un marchio, Lagerfeld, che 24 anni dopo intrecciò il suo nome a H&M inaugurando la fortunata serie delle co-lab tra luxury e fast fashion. “Non ho mai avuto problemi a rompere le regole perchè non ne sono mai stato vittima”, disse, ed alla grande intelligenza abbinò sempre la curiosità, la cultura, l’ autoironia, l’incredibile talento di saper parlare a un pubblico di ogni età e di ogni ceto. Il terzo millennio vide il designer iper attivo: disegnò i costumi di scena per star del calibro di Madonna e Kylie Minogue, coltivò la sua passione per la fotografia e l’architettura, nel 2010 instaurò una breve collaborazione con Hogan e fu insignito della Legion d’ Onore francese. Due anni dopo, ebbe inizio una delle liason più importanti della sua vita: quella con Choupette, la gatta birmana che “daddy” Karl rese una vera e propria star, e pare che alla dolcissima felina sia andata parte della sua eredità miliardaria. La sua eredità stilistica, invece, è appena stata raccolta dalla fashion studio director di Chanel Virginie Viard, che per 30 anni lo ha affiancato assiduamente. E’ a lei che spetterà il compito, come dichiara il Presidente della Maison Bruno Pavlovsky citando Lagerfeld, di “continuare ad abbracciare il presente e inventare il futuro”. “Preferisco essere considerato un evoluzionista che un rivoluzionario, uno a cui piace riformare le cose in modo costruttivo. I rivoluzionari puri non sono mai arrivati da nessuna parte, nemmeno nella moda”, affermò ancora il designer: e non c’è dubbio che il suo genio, la sua visione, il suo straordinario intuito, lo abbiano portato molto, molto lontano. Con quel pizzico di mistero che ha sempre avvolto la sua vita in un’ eterea allure da fiaba. Ma la moda non è, d’altronde, una fiaba stessa?

 

Foto a inizio articolo di Christopher William Adach da Flickr, CC BY-SA 2.0

 

 

Il close-up della settimana

Photo by © User:Colin / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0 )

Vittoria tricolore ai British Fashion Awards 2018. Gli Oscar britannici della Moda, svoltisi il 10 dicembre scorso, hanno sancito il trionfo dell’ Italia: durante la cerimonia all’ iconica Royal Albert Hall di Londra, i top name della moda nostrana si sono aggiudicati ben quattro premi. Ad ottenere il prestigioso riconoscimento di Designer of the Year è stato Pierpaolo Piccioli di Valentino, che ha ricevuto la statuetta dalle mani di Brooke Shields. Gucci ha portato a casa il titolo di Brand of the Year, mentre Marco Bizzarri, presidente e CEO del marchio, è stato nominato – per il terzo anno di seguito – Business Leader. A Miuccia Prada è andato, invece, l’ Oustanding Achievement Award alla carriera, tributo a un’ inventiva poliedrica che coniuga da sempre moda ed arte. Standing ovation, dunque, per i quattro premiati eccellenti, che hanno saputo affermare e soprattutto ribadire il valore dello stile Made in Italy nel mondo. Tra gli altri insigniti degli ambitissimi Awards, omaggi ad una creatività e ad un’ innovazione che incidono significativamente sul fashion business mondiale, troviamo Clare Waight Keller di Givenchy (Designer of the Year per l’ abbigliamento donna), attesa sul palco da una Meghan Markle radiosa, Demna Gvisalia di Balenciaga (Accessories Designer of the Year), Virgil Abloh (premio Urban Luxe per la sua label Off-White), Kaia Gerber (Model of the Year), Kim Jones (che per il menswear Dior di cui è direttore creativo ha ricevuto il Trailblazer Award), e i fotografi di moda Mert & Marcus, che hanno ottenuto l’ Isabella Blow Award for Fashion. L’ impegno eco-friendly è valso a Vivienne Westwood lo Swarovski Award for Positive Change, il riconoscimento che la “Maison del cristallo” assegna a coloro che promuovono un cambiamento rilevante, ed orientato alla sostenibilità, per la società e per l’habitat. Vincitori britannici degli Awards sono stati invece, oltre che la stilista Clare Waight Keller, Craig Green (British Designer of the Year per l’ abbigliamento uomo) e – last but not least – Samuel Ross e Richard Quinn (rispettivamente insigniti del premio British Emerging Talent per il menswear e per il womenswear).