L’ elisir di Marina: un ricordo di Marina Ripa di Meana

Marina Ripa di Meana se ne è andata ieri, dopo 16 anni di coraggiosa lotta contro un male incurabile. Ma la personalità travolgente, l’audacia, la brama di vita che l’ animavano l’hanno resa immortale: non voglio salutarla con un addio, bensì con un “Ciao, Marina!” che strizza l’occhio alla sua verve esplosiva e ad una vita affrontata, giorno dopo giorno, come un’ incredibile avventura. Ne avevo parlato in un post che ho pubblicato in VALIUM nel 2012 (trovate qui il link) e che oggi ripropongo in suo ricordo: perchè, ovunque lei sia ora, Marina rimane e rimarrà per sempre “la più bella del reame”.

L’ elisir di Marina

 

“Una sera andammo a una prima dell’ Opera. Lei indossava un abito con spacchi laterali sino alla vita e un cappello di piume di struzzo vertiginoso, ma arrivammo che lo spettacolo stava per avere inizio. Al suo ingresso, il pubblico che affollava le gallerie e la platea fu come colto da una improvvisa agitazione psicomotoria. Non guardavano che lei, molti si alzarono in piedi per vederla meglio, irritando il direttore d’ orchestra a tal punto, che fu tentato di abbandonare il podio.”

Così Costanzo Costantini, ex giornalista de Il Messaggero, la ricorda nel libro Cocaina a colazione:  all’epoca, quel periodo di transizione tra gli anni ’60 e ’70, Marina Ripa di Meana veniva considerata all’ unanimità una delle donne (se non “la” donna) più belle e affascinanti di Roma. Ne I miei primi quarant’anni, autobiografia edita nel 1984 che conta ancora su innumerevoli ristampe, Marina metteva nero su bianco le vicissitudini di una vita rutilante, di un caleidoscopio di esperienze che lei, esuberante, sfrontata, effervescente, affrontava con coinvolgimento totale grazie a un cocktail di intelligenza, vanità e ambizione con il valore aggiunto di essere autentica, libera, scevra da “borghesi” (come si diceva allora) stereotipi. Le avventure di Marina hanno inizio con un matrimonio blasonato: a poco più di 20 anni sposa il duca Alessandro Lante della Rovere, da cui ha Lucrezia. Ma  il rapporto vacilla e, quando fallisce definitivamente, crea la sua indipendenza aprendo lo storico Atelier di Piazza di Spagna. Sono gli Swinging Sixties: l’era in cui si butta a capofitto nella vita mondana capitolina  intrecciando la sua esistenza con quella dei nomi più significativi e altisonanti del jet set, della cultura e dell’arte romana. Dalla relazione con un “misterioso” e facoltoso esponente dell’aristocrazia passa alla tormentata ma infuocata passione con il pittore Franco Angeli, ribelle e coinvolto in toto in quell’ideologia comunista che, nei primi anni ’70, era propria di tutto un mondo culturale e sociale italiano. Con Angeli imbastisce un rapporto intriso di scintille, intramezzato da furiosi litigi e passionali riappacificazioni, ma che segnerà un periodo cruciale della sua vita: Marina frequenta artisti come Mario Schifano, Tano Festa, quella “scuola di  Piazza del Popolo” che si riunisce al bar Rosati, ed è musa del suo compagno che la ritrae in opere di  particolare bellezza. Nei suoi primi quarant’anni altre burrascose relazioni movimentano la sua vita, e contemporaneamente la mondanità a oltranza, le conoscenze celebri, i viaggi in paesi esotici, la gestione dell’atelier saranno le coordinate fisse della sua quotidianità, vissuta nel mitico appartamento di via Borgognona.Marina indomabile, bizzarra, forza della natura non si scoraggia davanti ai periodi più bui e cresce da sola la figlia Lucrezia con una grinta non comune, ma non evitando di destreggiarsi nelle sue avventure di “cappa, cuore e spada”. Moravia, Goffredo Parise, Sandro Penna, Laura Betti, Pasolini ma anche Talitha Getty, Paola Liegi, Marta Marzotto sono solo alcuni tra coloro che conosce, e frequenta, in anni scatenati in cui lusso e mondanità si mescolano al nuovo understatement degli anni di piombo che vede nella cultura, e nella lotta proletaria, una funzione salvifica. Marina, che si interfaccia a questa epoca con la sua sfolgorante bellezza e con la sua eccentricità, brilla di luce propria e ad un Maurizio Costanzo che,dopo averla invitata a “Bontà loro”, sembra non tenerla in particolare considerazione, molla semplicemente una torta in faccia. La sua vita rientrerà nei binari solo dopo l’ incontro con Carlo Ripa di Meana, di nobil casato, che sposa nel 1982 dopo un frenetico andirivieni tra Roma e Venezia e mille altre peripezie: la svolta la porta ad abbracciare la politica , ad interessarsi alle cause civili -dal 1995 sarà per 12 anni ambasciatrice in italia dell’ IFAW (International Fund for Animal Welfare) – tramutandosi in perfetta animalista e addetta alle cause civili. Poliedrica, scrive in tutto 14 libri, trova il tempo di fondare una rivista (Elite) e di dirigerla per due anni, si dedica alle battaglie contro la sterminazione del cuccioli di foca ed in difesa del “No nukes”. Ma nell’ estate del 2011 riceve da suo marito forse il regalo più bello: la mostra “Il sogno fotografico di Franco Angeli” organizzata a Roma, nei Mercati di Traiano: la passione con Angeli rivive in scatti fotografici di cui Marina è musa e soggetto principale, ritratti in bianco e nero che testimoniano il clima, il mood più profondo di tutta un’era . Con Carlo Ripa di Meana come curatore, il link tra passato e presente viene valorizzato da una sensibilità mirata ad evidenziare il talento artistico dell’ “artista di Piazza del Popolo senza pregiudizi o gelosie retrospettive, focalizzando nel rapporto con Marina una delle espressioni più prolifiche della sua vena creativa. Oggi, a quasi tre decenni dall’ uscita di I miei primi 40 anni, Marina Ripa di Meana torna in libreria con un’ ennesima tranche della sua autobiografia: “Invecchierò, ma con calma” (Mondadori) è tutto un programma di intenti per una donna che, al di là dei racconti delle sue nuove vicissitudini – tra cui una coraggiosa e indefessa battaglia con il cancro – rivela, 30 anni dopo, la stessa prepotente passione, la fame di vita, la capacità di stupire e di allontanarsi da ogni rigido schema conformista evidenziando la preziosità di uno spirito rimasto intatto nel modo di affrontare l’esistenza, affatto scalfito da una vita vissuta a 360° e a 100 all’ora. E’ tutto questo che ci fa pensare a una Marina che, nonostante il tempo e la “calma”, non invecchierà affatto: è suo l’elisir dell’ eterna giovinezza, quella per cui non servono nè botox, nè lifting…ma solo una quantità incalcolabile di  passione e vitalità che vengono da dentro.

 

 

 

Photo e paintings by Franco Angeli

 

Glitter People

 

” Ero sempre in imbarazzo perchè mio padre vestiva in giacca e cravatta e mia madre indossava le décolletè e un comodo maglione mentre i genitori dei miei amici erano punk o hippy. “

Shirley Manson

 

 

Photo by Artemka (Opera propria) [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

Glitter People

 

” La danza insegna il rispetto degli altri, la concentrazione, la consapevolezza del corpo. Un attore con la mentalità di un ballerino ha grandi vantaggi. Se è tutto estro e zero disciplina, magari tende a perdersi. Non ha un coreografo che prima lo costringe a fare la sbarra. “

Sara Serraiocco

 

 

Da un’ intervista a “Marie Claire” Italia di Daniela Lucci, 12 Settembre 2013

Photo by Poi Power of Ideas (Opera propria) [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

Glitter People

 

” Gianni era una persona eccezionale, aveva sempre il sorriso sulle labbra. Mio fratello ha vissuto la sua vita al massimo, nella sua carriera ha creato collezioni che ancora oggi sono considerate pietre miliari della moda e continuano a essere fonte di ispirazione per molti. “

Donatella Versace

Nella foto, il “tableau vivant” che ha concluso la sfilata Versace PE 2018 “Tribute to Gianni Versace. Celebration of his Life and Works”, omaggio di Donatella al genio di suo fratello Gianni: un momento epico, oltre che un gran finale. Carla Bruni, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Cindy Crawford e Helena Christensen sono all’ improvviso apparse, iconiche e regali, a ribadire il loro ruolo di muse nell’ epopea di Gianni Versace.