Mellow Rose Pantone, un rosa al bacio

HAIDER ACKERMANN

Nome in codice, Mellow Rose 15-1515 TCX. Segni particolari: un rosa declinato in una sfumatura tenue, iper femminile, suadente come un tramonto d’ inverno. Last but not least, Mellow Rose – prendete nota! – sarà il rosa della stagione fredda. Così ha stabilito Pantone, ma anche un gran numero di brand che, adottandola ampiamente nella moda, nel make up e nel design di interni, ha decretato il trionfo di questa seduttiva nuance. VALIUM dedicherà presto un approfondimento alla sua variante modaiola più cool, il cappotto in fake fur. Nel frattempo, punta i riflettori su cinque look che ne esaltano differenti sfaccettature: Haider Ackermann lo coniuga ad uno stile chic e grafico, mentre Blumarine lo impreziosisce di bagliori glamour. Gucci lo omaggia con un tripudio di ruches, Max Mara lo propone in versione satinata e Stella McCartney lo rende romantico grazie a un ricercatissimo pizzo floral. Ma il suo nome, Mellow Rose, evoca anche prelibatezze dolciarie: e non solo perchè “mellow” vale a dire (tra l’altro) pastoso, soffice. A tingersi del nuovo rosa Pantone, infatti, è nientemeno che il Bacio Perugina, autentica icona del mondo del cioccolato.

 

 

La glassa che lo ricopre, composta da una miscela di fave di cacao Ruby, veste il Bacio di un total pink inedito, privo di coloranti e dal gusto deliziosamente fruttato. Dopo ottant’anni dalla creazione del cioccolato bianco, il rosa diventa dunque il colore cult di un’ edizione limitata di Baci Perugina disponibile nella confezione Bijou da 150 gr. e nel Tubo da tre pezzi: a quasi un secolo di vita, lo storico cioccolatino reclamava  un look fashion e non poteva che optare per la nuance più charmante di sempre.

 

BLUMARINE

 

GUCCI

 

MAX MARA

 

STELLA MCCARTNEY

 

 

Jeunes filles en fleurs: il backstage beauty & hair PE 2018 di Rodarte

 

Nuvole di infiorescenze adornano i capelli, si inerpicano sulle braccia, cingono dita e polsi spuntando dai bijoux: candide o appena tinte di rosa risaltano, eteree, donando una magica ricercatezza alla mise. Il fiore di cui si parla è la gypsophila (detta anche “velo di sposa”), che il défilé Primavera/Estate di Rodarte ha incoronato fulcro del suo beauty look. Niente di meglio, per esaltare gli iper femminili abiti in pizzo della collezione. Balze, trasparenze e ricami accentuano un’ allure romantica che, agghindata di fiori, si tramuta in un autentico tableau vivant botticelliano. Ideatrice dello spunto è l’hairstylist Odile Gilbert: sulle chiome, intreccia rami di gypsophila alternandola a fiocchi nei toni del bianco, del nero e dell’ oro, oppure crea spettacolari bouquet  che incorniciano il viso. Le modelle avanzano nel chiostro dell’ antica abbazia parigina di Port-Royal come creature idilliache, visioni  raffinatamente oniriche. E se il make up artist James Kaliardos dipinge una goccia di pioggia argentata sulle loro palpebre, la manicure di Tracy Lee si avvale di una miriade di petali che potenzia deliziosamente l’ appeal floreale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Peggy Moffitt, icona 60s tra Pop Art e “bowl cut”

 

Quando si parla di “bowl cut”, uno dei tagli di capelli più cool delle ultime sfilate, la mente torna al suo iconico look: Peggy Moffitt, top model degli Swinging Sixties, ne fece un inconfondibile signature style. Un make up occhi di ispirazione Kabuki, la chioma scolpita da Vidal Sassoon in persona, Peggy abbinava al rigore geometrico del “five point” – l’ altro nome che fu dato al taglio – mise coloratissime, ma lineari e dense di richiami Op. Lo stile che sfoggiava, d’altronde, viene considerato autentica Pop Art. E pensare che i suoi esordi la videro alle prese più con i ciak che con l’obiettivo fotografico:  nata a Los Angeles, classe 1940, la futura top debuttò come attrice nel 1955 prima di approdare nelle fascinose brume parigine. Fu proprio nella Ville Lumière che ebbe inizio la sua liason con la couture, e da allora Peggy Moffitt si dedicò alla carriera di modella senza disdegnare comparsate nei film. Quando gli anni ’50 lasciarono il posto ai rivoluzionari Sixties, complice il suo ruolo di musa del designer Rudi Gernreich,  la fama di Peggy cominciò a decollare: Gernreich era un precursore, fu il primo a proporre creazioni unisex ampiamente declinate in plastica e in vinile, ma il suo spirito avantgarde si identificò indissolubilmente in un costume da bagno “topless” chiamato monokini.  Lo lanciò nel 1962, nel pieno di un’ era che inneggiava alla libertà in ogni sua forma, e su consiglio di Diana Vreeland lo fece immortalare in scatti ad opera di William Claxton, marito di Peggy Moffitt e membro del trio inseparabile che lo vedeva a fianco di Gernreich e della sua musa.

 

Peggy Moffit in uno scatto di William Claxton

Le foto che ritraggono Peggy in monokini sono oggi dei cult, testimonianze di un mood ribelle che negli anni ’60 coinvolse ad ampio spettro anche la moda. Ma il set fotografico è una costante che ritorna, per l’ iconica modella, nella pellicola “Blow up” di Michelangelo Antonioni, dove appare tra le protagoniste dei photo shoot scattati da Thomas/David Hammings. Nel 1967 fu suo marito William Claxton a dirigerla: il corto “Basic Black”, archetipo dei futuri fashion film, rientrò tra le opere della mostra intitolata The Total Look: The Creative Collaboration Between Rudi Gernreich, Peggy Moffitt and William Claxton con cui il Los Angeles Museum of Contemporary Art’s Pacific Design Center omaggiò negli anni ’80 il trio creativo. La figura di Peggy, emblema di una vera e propria svolta epocale, continua ad essere una fonte di ispirazione inesauribile: non è un caso che la rock band The Handcuffs e musicisti come Boyd Rice e Giddle Partridge le abbiano dedicato, rispettivamente, il proprio album di esordio e una limited edition in vinile.

 

 

I fashion show dell’ Autunno/Inverno 2017/18 e i più famosi hairstylist celebrano, inoltre, il “bowl cut” di Peggy Muffitt rivisitandolo in innumerevoli versioni. Una su tutte? Quella esibita dalla top ucraina Irina Kravchenko in passerella e nell’ advertising campaign di Anteprima. Ma il celebre taglio geometrico fu oggetto anche di un’ indimenticabile “citazione” sul catwalk parigino della sfilata AI 2008/2009 di Saint Laurent e viene riproposto dalle celeb di continuo: l’ hanno sfoggiato (tra le altre) Linda Evangelista, Agyness Deyn, Lady Gaga e, last but not least, persino la nostra Alessandra Martines nella saga fantasy TV “Fantaghirò”.

 

AI 2008/09: il bowl cut di Saint Laurent

AI 2017/18: il bowl cut di Irina Kravchenko per Alexander Wang

 

Foto di Peggy Moffitt via Kristine from Flickr, CC BY-NC 2.0

 

Ultra Violet, il colore Pantone dell’ anno per il 2018

 

Pantone sceglie Ultra Violet: sarà questa magica nuance di viola, elettrico e con una punta di blu, ad accompagnarci lungo tutto il 2018. Enigmatico, mistico, cosmico, Ultra Violet emana magnetismo e coniuga un mood contemplativo all’ alone luminoso diffuso dagli schermi degli strumenti digitali. Come ogni anno, Pantone eccelle nell’ intercettare stati d’animo ed input sociali. Mai come ora c’è bisogno di lasciarsi guidare dall’ immaginazione, di esplorare le nostre potenzialità e di innalzarle alle più alte vette dell’ ispirazione creativa, di affinare la spiritualità e la percezione intuitiva. Ultra Violet traduce questi indizi in una cromia ben precisa: ricorda il colore del cielo un attimo prima che si faccia buio e ne riflette la vastità infinita, evoca il cosmo e i suoi misteri. La nuance del 2018 viene da sempre associata alla controcultura e alla sperimentazione artistica, a quello spirito unconventional che icone come Jimi Hendrix, David Bowie e soprattutto Prince – che ne fece il suo colore-emblema – hanno fuso con la propria unicità a titolo indissolubile. Come dimenticare poi Ultraviolet, musa di artisti del calibro di Salvador Dalì e Andy Warhol, del quale interpretò quasi tutti i film? Nata Isabelle Collin Dufresne, il suo nome d’arte è un tributo alla nuance che più amava ed alla tinta di capelli che spesso – da antesignana di un trend che nel 2000 avrebbe fatto furore – esibiva. Il colore contrassegnato da Pantone con il codice 18-3838 è legato anche all’ introspezione mistica e alla meditazione: la sua tonalità funge da potente incentivo alla connessione esoterica. Per onorare Ultra Violet, ho selezionato 10 look dalle collezioni AI 2017/18 e PE 2018, tutti all’ insegna di uno stile ricercatissimo ma spettacolare. Vale a dire, nel più puro Ultra Violet mood.

 

AUTUNNO/INVERNO 2017/18

 

Preen by Thornton Bregazzi

Fendi Haute Fourrure

Fausto Puglisi

Gucci

Delpozo

PRIMAVERA/ESTATE 2018

 

Versace

Kenzo

Gucci

Moschino

Rochas

 

Lo sfizio

 

526 Cioccolato: un colore associato ad un preciso codice, una nuance che rievoca alla perfezione il colore intenso, e persino il sapore, della delizia da cui prende il nome. Il colpo d’occhio è incisivo e carico di una suggestività che cattura potentemente il coté immaginativo. Questa gradazione gourmand di marrone, d’altronde, è in buona compagnia e si inserisce in una palette in cui trionfano tonalità  d’ impatto come il 254 Verde Mela, il 326 Arancio, il 399 Rosa Bon Bon e il 179 Pervinca, tutte accuratamente classificate come a definire il nuovo corso di Emilio Pucci, un universo “dazzling” e intriso di colore. Massimo Giorgetti alterna le stampe signature della Maison ad una serie di look in tinte sature e in un monocolor differenziato appena da un ton sur ton acceso da tessuti lucenti, a effetto laccato e completamente rivestiti di paillettes: la nuance 526 Cioccolato è “spalmata” su un top che, declinato in un materiale fluido, riflette un tripudio di bagliori per poi movimentarsi ulteriormente grazie a una cascata di frange che, lunghissime e fitte, adornano le maniche fin quasi a sfiorare terra. Il taglio è minimal, dritto e essenziale; una linearità che si “spezza” solo nelle svasature che fanno da denominatore comune sia al top, che ai pantaloni extralong nell’ identica sfumatura di cioccolato fondente delle frange. Il connubio di sparkling e mat dà vita a un concentrato di glam che Giorgetti ama definire “bling” per accentuarne il twist sgargiante, ad alto tasso di preziosità. Il risultato è una mise dal mood anni ’70 che rivisita in puro stile Pucci, e declinandola “al cioccolato”,  la scintillante allure di una Queen of Disco.

 

Preen by Thornton Bregazzi: quando il beauty look è in boccio

 

Un paio di giorni fa parlavamo di Flower Power. E cos’altro se non “Figlie dei Fiori” potrebbero essere definite, letteralmente, le modelle che hanno sfilato per la collezione PE 2017 di Preen by Thornton Bregazzi?   La top make up artist Val Garland ha cosparso di una miriade di fiori il loro volto, le loro labbra, il loro décolleté:  l’ effetto è sorprendente, un tripudio floreale in technicolor  che inneggia a tutto tondo alla Primavera. Gli ingredienti base di questo make up incredibile sono i petali delle margherite, dei non ti scordar di me, delle viole, tutti rigorosamente reali e sottoposti ad un’ operazione di essiccazione e pressatura. Per fissarli in modo efficace alla pelle, Val Garland ha utilizzato dosi massice di crema idratante e, successivamente, colla per ciglia finte. Ha composto così dei veri e propri arabeschi fioriti che sostituiscono il make up tradizionale: come preziosi ornamenti, i petali  risaltano sull’ incarnato con allure botticelliana.

Il volto diviene una tavolozza sulla quale la fioritura prende forma dalle impercettibili tonalità del nude. Le labbra “sbocciano” decise, senza tralasciare – in alcuni casi – piccole foglie e steli. Come cornice dell’ opera d’ arte creata da Val Gardner, il celebre hairstylist Eugene Souleiman ha ideato un look altrettanto intriso di mood 70s:  il focus è sulle trecce, lasciate semisciolte ed apparentemente scompigliate nel più puro stile hippy. Se cercate ispirazione per la seconda tranche del Coachella Music Festival (dal 21 al 23 Aprile), siete servite!

Alta Moda ss 2015 di Dolce & Gabbana

 

E’ stato il  foyer Toscanini del Teatro Alla Scala a far da cornice, il 30 gennaio scorso,  alla presentazione della collezione Alta Moda spring/summer 2015 di Dolce & Gabbana.  A sorpresa fino all’ ultimo e nota solo  agli invitati, la  prestigiosa location ha accolto un esiguo numero di selezionatissimi ospiti che hanno assistito a un défilé di sessantasette look corredati di scarpe e gioielli in uno scenario assolutamente esclusivo e speciale: Domenico Dolce e Stefano Gabbana non hanno nascosto il loro entusiasmo per il sì ricevuto dalla Soprintendenza, onorandolo con uno straordininario evento durante il quale agli splendidi abiti in un unico esemplare – “Ogni pezzo deve essere unico. Non è solo la scelta di un vestito. E’ un po’ come la scelta di un’ opera d’arte”, hanno commentato i due designer – si sono alternati gli intermezzi di balletto che hanno visto protagonisti Roberto Bolle e Beatrice Carbone accompagnati dagli allievi dell’ Accademia Teatro Alla Scala. Una performance quanto mai appropriata non solo in virtù della location, bensì del tema della collezione. Ispirata al mondo del balletto e dell’ opera, Alta Moda ha rivelato delle vere e proprie meraviglie stilistiche: scenografiche e vaporose gonne in tulle di richiamo al tutù, regali mantelle in velluto, locandine in seta del Teatro Alla Scala ricamate sui bustier o cosparse su maestosi abiti da sera, tubini, corpetti in coccodrillo e completi finemente arabescati hanno rapito lo sguardo conducendolo in un universo di magica e fiabesca eleganza. A dominare la palette cromatica, un trio di rosso, bianco e nero con numerose pennellate gold. La squisita cura per i dettagli si è rivelata, anche stavolta, un fiore all’ occhiello di Dolce & Gabbana: profilature in macramè e visone, ricami oro, pietre preziose e cristalli ad impreziosire abiti e calze di seta hanno risaltato accanto ad accessori altrettanto pregiati, come le pochette in pelliccia e le scarpe (Mary Jane, ballerine e décolletè), alcune delle quali declinate in oro purissimo o tulle. Tra i gioielli – a cui è stata dedicata una presentazione a parte – un trionfo di tiare, coroncine e decorazioni per il capo hanno donato alle creazioni un ulteriore tocco di preziosa sontuosità.

Nelle immagini, alcuni look del défilè.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maison Martin Margiela Artisanal SS2015: il ritorno di John Galliano

 Dopo una trepidante attesa, finalmente il debutto è avvenuto: John Galliano, nominato dal patron Renzo Rosso alla Direzione Creativa di Maison Martin Margiela, ha presentato la sua prima collezione destinandola alla Spring Summer 2015. L’ occasione, la London Fashion Week dedicata al Menswear. Ma in passerella, di moda uomo non si è vista traccia: si sono invece alternate statuarie modelle che hanno esibito i fasti di una Haute Couture, quella della linea Artisanal della Maison, in piena fioritura grazie alla genialità creativa di un Galliano in perfetta forma. Dopo le vicissitudini che causarono il suo allontanamento da Dior, il designer torna a far sfilare, per la prima volta, una propria collezione e lo fa con la grandeur che da sempre lo contraddistingue:innanzi a un front row di tutto rispetto (che include Anna Wintour, una delle maggiori fautrici del suo ritorno) sfilano 24 look spettacolari, di forte impatto scenografico, creatività allo stato puro. Nell’ incontro con Maison Martin Margiela, l’ istrionico Galliano ha operato una destrutturazione dell’ estetica stilistica più peculiare della Maison reinterpretandone i caratteri fondamentali e dando loro nuova linfa. Inno all’ artigianalità in un tripudio di ricercatezza sartoriale, preziosismi e maestria nelle lavorazioni,  la collezione è un’ esplosione di fantasia  ed avvicenda creazioni dalla maestosità unica caratterizzate da stravaganti applicazoni, da un teatrale mix di texture e costellate da tocchi di inventiva geniale (come gli abiti che sembrano indossati al contrario). Galliano sorprende, meraviglia e suscita stupore, cita l’ Arcimboldo e le Wunderkammer, dà sfogo al genio in look flamboyant, dedica a dettagli ed accessori la consueta attenzione. E’ il John Galliano che avevamo imparato a conoscere e ad amare, insomma, ai gloriosi “tempi” di Dior e che rilegge, con il suo inconfondibile tocco e straordinari virtuosismi di stile, i codici base di Maison Martin Margiela. Haute Couture nella quintessenza, che non ha esitato a incontrare i favori del pubblico, della stampa e degli addetti ai lavori.

 

 

 

Reminescenze 50s: l’ inverno 2015 omaggia l’ era della “dolce vita”

Rochas

 

Scompare Anita Ekberg, iconica diva de La dolce vita, ed è  subito boom anni ’50: quei ’50s dallo stile seduttivo e glam esibito, sul grande schermo, dalla Ekberg come dalle altre grandi star dell’ epoca.  Non è difficile emularlo: nelle forme, nei colori, nei materiali più tipici,  le collezioni Autunno/Inverno 2014/15 citano gli anni del dopoguerra copiosamente. Le reminescenze 50s declinate in gonne a ruota, cinture strizzavita, corpini e pencil skirt rappresentano sicuramente le più gettonate, così come accessori quali décolletè a punta, cappello e guanti. Ma il mood di queste collezioni, e degli outfit ispirati alle silhouette d’antan, è tutto fuorchè rétro: la donna contemporanea si muove sicura e fascinosa, infatti,  in abiti che omaggiano lo stile dopoguerra rivisitato con uno spiccato gusto attuale. Focus sulla femminilità, dunque, ma senza leziosismi: la pin up odierna è sicura di sè, indipendente e veste innanzitutto per piacere a sè stessa. E del decennio che culminò, nel ’60, con La dolce vita felliniana, adora il coté ricercato che accentua la propria essenza femminile con raffinata eleganza.

 

 

Rochas

 

 

Monique Lhuillier

 

 

Alice + Olivia

 

 

Cushnie et Ochs

 

 

Dolce & Gabbana

 

 

John Rocha

 

 

Christian Siriano

 

 

Dior

 

 

Stella Jean

 

 

Vivienne Westwood Red Label

 

 

Elisabetta Franchi

 

 

Ermanno Scervino

 

 

Lo sfizio

 

Bianco: in questi giorni di inizio 2015, il colore ideale per mettersi nei panni di una più che mai affascinante Regina delle Nevi. In realtà, al momento di ideare questa splendida e soffice mantella dai toni boho, Anna Molinari si è ispirata a ben altro: viaggiando a ritroso nel tempo, ha colto stili e umori dell’ indimenticabile Swinging London proiettandone il mood nell’ intera collezione Blugirl per l’ Autunno/Inverno. I riferimenti a due massime icone dell’ epoca, Anita Pallenberg e Marianne Faithfull, sono stati fondamentali. “Mi sono ispirata alle ragazze che seguivano i Rolling Stones – ha spiegato – erano donne che indossavano abiti meravigliosi e hanno creato una vera e propria moda. Io, ovviamente, le ho riportate ai tempi moderni e contemporanei e un po’ bohemienne. ” E’  così che al miniabito in stile Biba, ai pantaloni bootcut e ai capispalla dal twist rock si affiancano le pelicce di richiamo optical, i cappotti di alpaca e le camicie see-through, in un tripudio di colori pastello e di paillettes. La mantella è un capo a sè stante che si inserisce nei trend dell’ epoca come in quelli attuali: il suo è un ritorno massiccio e definitivo, declinato in molteplici versioni. Questa, di Blugirl, mirabilmente armonizzata in un look total white, ha gli orli sottolineati da piccoli pon pon e rifiniti da frange, citando uno stile e dei dettagli ornamentali squisitamente d’antan.  Risulta sfiziosa poichè rimanda ad un periodo di grande fermento rivoluzionario e creativo, anni in cui l’ espressione della propria unicità si contrapponeva alla crescente omologazione e l’ originalità nel vestire risultava una condicio sine qua non per definire lo status di qualsiasi It girl. Deliziosa nel suo gusto boho, questa mantella rientra nel filone womenswear che vedeva protagonisti boa di struzzo, elaborati caftani, abiti in stile gipsy accanto ai primi hot pants,  parte del guardaroba tipico sfoggiato dalle icone ispiratrici di Anna Molinari: per tutte le patite del magico Swinging mood, un irrinunciabile must have.