Alle origini della Befana: Frau Holle, Berchta e Frigg

 

“L’ Epifania tutte le feste porta via”, dice il proverbio. Vale quindi la pena di assaporare appieno questa ricorrenza e di accentuarne la magia puntando i riflettori sulla sua protagonista: in pochi sanno infatti che la vecchina che ogni 6 Gennaio, a cavallo di una scopa, si cala nei camini per riempirli di doni, si ispira a tre figure mitologiche che ricoprivano ruoli fondamentali presso le antiche popolazioni celtiche. La Befana affonda le sue origini nelle divinità generatrici, nelle forze propiziatrici della natura, in quella “Dea Madre” che la cultura Pagana rappresentava sotto molteplici sembianze. Queste divinità erano essenzialmente tre e portavano i nomi di  Holla (anche detta Frau Holle), Berchta e Frigg.

 

Frau Holle in un dipinto di Wilhelm Stumpf

Holla, Signora dell’ Inverno, era la Dea dei fenomeni naturali oltre che la protettrice del focolare domestico e degli animali. Berchta era associata invece alla fertilità della natura, degli esseri umani e del bestiame. Frigg, moglie di Odino (supremo Dio della mitologia norrena) e Grande Madre di tutte le divinità, degli spiriti e delle creature naturali, era la “Donatrice” e Signora delle Acque. Le tre Dee, nei 12 giorni che succedevano al Solstizio d’Inverno, sorvolavano i campi portando le loro benedizioni. Sostavano poi di tetto in tetto e, calandosi dai comignoli, donavano luce, fortuna e buoni auspici agli abitanti delle case in cui regnavano l’ armonia e la laboriosità. Al contrario, maledicevano le dimore in cui trascuratezza, pigrizia e caos proliferavano. Per attirarsi i favori delle Dee, dunque, le famiglie erano solite depositare offerte di latte, cibo o dolci sui tetti e nei caminetti, pronti ad accoglierle.

 

Berchta

Frigg – prima Filatrice e fautrice dell’ arte della filatura – era accompagnata da Fulla, sua devota ancella, impersonificatrice dell’abbondanza e della ricchezza della natura. La consorte di Odino vagava nelle case, nelle cantine e nelle stalle, assaggiava i cibi che le venivano offerti, e dove riceveva una buona accoglienza donava le sue benedizioni. Holla, Berchta e Frigg:  le tre Dee erano dotate di una bellezza talmente accecante e luminosa che era impossibile guardarle senza rimanerne abbagliati. Tuttavia il loro aspetto mutava costantemente, arrivando a trasformarle in anziane ripugnanti per simboleggiare la fine che, con il Solstizio d’ Inverno, portava a una rinascita, a un nuovo ciclo naturale.

 

“Frigga and the Beldame”: un dipinto di Harry George Theaker che potrebbe anche raffigurare la doppia iconografia di Frigg

Fu proprio su questa bruttezza estrema che il Cristianesimo fece leva, descrivendole come streghe o malvagie rapitrici di bambini (soprattutto Berchta, della quale girava voce che li uccidesse infilzandoli con il naso adunco) ai fini di scoraggiare il loro culto e le usanze pagane delle offerte in cibo che il popolo era solito compiere. In realtà, le tre Dee incarnavano qualità altamente positive: amavano l’ infanzia in quanto frutto della procreazione, proteggevano le filatrici per l’ analogia esoterica  che esisteva tra la lavorazione del fuso ed il destino, e propiziavano la rigogliosità della natura e del raccolto. Erano Dee che elargivano doni e benedizioni di casa in casa, assumendo solo temporaneamente l’ aspetto di tre ottuagenarie.

 

Frigg e Odino in un dipinto di Harry George Theaker

La (transitoria) parvenza decrepita, che le tre Dee nordiche coniugavano con una profonda bontà interiore, è un elemento fondante della leggenda della Befana: una sorta di “strega buona” che premia con bei regali i bravi bambini donando carbone a quelli che si sono comportati male. Con il passare dei secoli e con l’avvento del Cristianesimo, evolvette così la tradizione delle tre Dee. Un’ altra leggenda – stavolta di matrice cristiana – narra che i Re Magi chiesero come raggiungere Betlemme ad un’anziana che non volle dar loro direttive. In seguito la donna, pentita del suo gesto, si mise in viaggio e, vagando di casa in casa in cerca di Gesù Bambino, lasciò doni a tutti i bimbi incontrati sul suo cammino: tanto basta per ribadire la valenza bonaria che assume da sempre la figura della Befana.

 

Frau Holle in un dipinto contemporaneo di Mauro Breda

 

 

 

10 idee regalo per un’ Epifania da fiaba

 

La neve sta donando un tocco di sognante magia a queste vacanze di Natale ormai giunte agli sgoccioli: ancora un weekend, e al caleidoscopio scintillante delle luminarie si sostituiranno i toni neutri di un’ ordinaria quotidianità. Ma lungi da me l’ intenzione di fare – è il caso di dirlo – da guastafeste. Vi invito, anzi, ad assaporare ogni istante dell’ atmosfera incantata che porta con sè l’ Epifania, tappa culminante di un percorso intriso di suggestività. Tra pathos religioso e folklore (la leggendaria Befana), le usanze parlano chiaro: c’è ancora spazio per i regali, magari sotto forma di “pensieri” sulla scia di quelli già acquistati a Natale. Siete a corto di idee? VALIUM vi viene incontro presentandovi una carrellata di  capi ed accessori da infilare nella tradizionale calza appesa al camino. Qui di seguito trovate dieci spunti, dieci must-have strepitosi che vi catapulteranno in un fiabesco Paese delle Meraviglie invernale.

 

GUCCI – Mantella in broccato floreale e dettagli in lurex: dalla collezione Cruise 2019

PAT MCGRATH – Blitztrance Divine Duo lipstick, colore Aquamarine, nelle nuance MatteTrance Guinevere e Fuchsia Perfect

DOLCE & GABBANA – Orecchini barocchi con perle e pietre incastonate in cristallo Swarovski

ALBERTA FERRETTI – L’ iconico cappello nero a tesa larga della collezione AI 2018/19

DSQUARED2 – Disco Lolita Silk and Woven Sleeves in paillettes e tulle

PUCCI – Clutch a tracolla in velluto con stampa Gaiola, una delle tipiche fantasie della Maison

GIORGIO ARMANI – Guanti in pelle bicolor con spacchetti laterali

MARNI – Décollété con tacco obliquo effetto specchio

NARS – Ignited Eyeshadow Palette in 12 nuance matte/shimmer multidimensionali

MOSCHINO – Zaino rosa baby con patch Teddy Circus