Paris Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2020/21

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Oggi VALIUM vola nella Ville Lumière, dove dal 24 Febbraio al 3 Marzo si è svolta la Paris Fashion Week. In calendario, 71 sfilate e 25 presentazioni. Sono stati nove giorni sfavillanti, oltremodo esplosivi, densi di appuntamenti: il debutto di Felipe Oliveira Baptista alla direzione creativa di Kenzo, la collezione finale di Alessandro Dell’ Acqua per Rochas, il debutto parigino di Ermenegildo Zegna, il comeback di Coperni….Oltre che, naturalmente, i défilé di big internazionali del calibro di Dior, Saint Laurent, Chloé, Balmain, Celine, Vivienne Westwood, Balenciaga, Valentino, Givenchy, Stella McCartney, Giambattista Valli, Alexander McQueen, Chanel (peraltro, il 19 Febbraio scorso ricorreva il primo anniversario della scomparsa di Karl Lagerfeld), Miu Miu e Louis Vuitton, tanto per citarne alcuni. Moltissimi i designer esordienti, tra cui i francesi Boyarovskaya, Germanier e Xuly Bët, attesissimi il debutto dell’ africano Kenneth Ize e la sfilata di Thebe Magugu, primo vincitore “made in Africa” del Premio Louis Vuitton. Il team cinese, invece, è stato penalizzato dal fattore Coronavirus: la stilista Uma Wang ha preferito orientarsi su una presentazione, mentre Jarel Zhang, Maison Mai, Masha Ma, Calvin Luo e Shiatzy Chen hanno dovuto annullare i rispettivi fashion show parigini. La Fédération de la Haute Couture et de la Mode , tuttavia, ha garantito loro una visibilità massiccia attraverso le più disparate piattaforme di comunicazione. Veniamo ora alle cinque collezioni che VALIUM ha selezionato. Riflettori puntati su Dior, Saint Laurent, Maison Margiela, Balmain, Miu Miu. Si comincia con Dior:che lo show abbia inizio!

Una collezione che è un racconto autobiografico intessuto sui ricordi di Maria Grazia Chiuri. L’immaginario a cui attinge affonda le radici negli anni ’70 e nel movimento di liberazione della donna, ma anche in fotogrammi implicitamente associati all’ empowerment femminile: la sartoria della madre della designer, le attrici che le clienti desideravano emulare, l’ atelier milanese di Germana Marucelli, Mila Schön ritratta da Ugo Mulas, le opere della pittrice Carla Accardi…A quell’ iconografia si ispirano look di uno chic discreto, intrisi di estro ma portabilissimi, inseriti in una collezione oltremodo armonica. Il pattern a quadri tanto caro a Christian Dior predomina, declinato in tutti i capi e le versioni possibili, ma anche i pois fanno la loro apparizione: per Monsieur, entrambi i motivi erano i cardini di un’ eleganza informale. Il colletto bianco arrotondato abbinato alla cravatta nera è un leitmotiv; la collezione lo evidenzia in una serie di completi in black and white per poi riproporlo in varianti molteplici. Trionfano le frange, sugli orli dei capispalla oppure all over sugli abiti, le gonne spaziano dai modelli plissettati a quelli a portafoglio esplorando le lunghezze più svariate, le giacche sagomate si alternano ai caban e ai bomber jacket. L’allure è fresca, disinvolta, e si sposa con accessori iconici: la Saddle bag portata a tracolla, i gambaletti neri in rete, la bandana bene in vista sul capo nel tipico stile anni ’70. Insegne luminose che recitano “Consent” (consenso) ed altri slogan inneggianti al women power  – tutti realizzati dal collettivo Claire Fontaine – campeggiano nella location della sfilata, al cui ingresso è stato posto un “I say I” (io dico io) a caratteri cubitali. La frase, potentemente autoaffermativa, è anche il titolo di un’ imminente mostra dedicata alla scrittrice, critica d’arte e nota femminista Carla Lonzi oltre che all’arte italiana al femminile. Sostenuta da Dior, l’esposizione si terrà dal 23 Marzo al 21 Giugno 2020 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

 

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SAINT LAURENT. 1

Denominatore comune: degli audacifuseaux in latex. Sono declinati in nero, viola, rosso, turchese, ed abbinati a giacche dall’ impeccabile taglio sartoriale. Tessuti come il tartan, il gessato e il pied de poule sottolineano la loro eleganza senza tempo, dando vita a un mix di fetish e di bon chic che le camicie con jabot impreziosiscono ulteriormente. Quando alle giacche si sostituiscono trench in pelle o dei fur jacket squadratissimi, il risultato non cambia: è puro stile Yves Saint Laurent sia in quanto a seduttività raffinata che agli incredibili cromatismi. Il fucsia, il viola, l’ocra, lo smeraldo, il teal, l’azzurro polvere si combinano e si alternano, creando dei connubi di un intenso magnetismo con il nero vinilico. Un mood sexy pervade l’ intera collezione, veicolato dal latex onnipresente (plasma indifferentemente top, gonne, abiti e corpetti) ma anche dalle trasparenze delle bluse e dei body in pizzo. Le gonne in latex, in particolare, rappresentano una valida alternativa ai fuseaux, soprattutto grazie all’ abbinamento con i cuissardes nello stesso materiale. Tuttavia, non riescono a rubare la scena al capo iconico della collezione (i fuseaux, appunto) e alle vertiginose slingback con fibbia sadomaso a cui si accompagna.

 

SAINT LAURENT. 2

SAINT LAURENT. 3

 

MAISON MARGIELA. 1

Riciclare per dare origine a una nuova vita e, al tempo stesso, a una nuova coscienza: è questo l’ intento di John Galliano, che prosegue nella sua opera di decostruzione e riassemblaggio dei capi classici già iniziata con Maison Margiela Artisanal. Galliano concentra l’attenzione sul guardaroba del XX secolo, lo seziona e lo rielabora prefiggendosi di mantenerne la valenza intrinseca. Il tutto, naturalmente, a partire da indumenti d’antan originali: significativo è l’ esempio di uno dei look di chiusura, un abito da flapper risalente agli anni ’20, trasformato in un tripudio di chiffon violetto con tanto di stampe al laser. Altri “esperimenti” sono stati compiuti su cappotti ridotti ai soli revers ed alla pettorina (lo chiffon o la plastica trasparente, in genere, sopperiscono alle parti mancanti dei capi), ampi colli in lana dotati di una sola manica, ensemble di giacca e gonna con imbastiture a vista invasi da abbondanti inserti in pelo. Spettacolari i gilet sfrangiati che sembrano fatti di carta velina, soprendenti i giacchini a spina di pesce combinati con maniche in fake fur inanellate in grossi boccoli. Altrettanto d’impatto è la palette cromatica: il giallo, l’arancio, il marrone, il malva, l’azzurro polvere, il cobalto, il turchese e il vinaccia si affiancano in una favolosa tavolozza. Con la collezione Autunno/Inverno 2020/21 di Maison Margiela viene lanciata anche Recicla, una linea che per il momento include borse vintage in vimini restaurate  oppure ricavate dal pellame di borse second hand.

 

MAISON MARGIELA. 2

MAISON MARGIELA. 3

 

BALMAIN. 1

Anche nella collezione di Balmain, i cuissardes rivestono un ruolo importante: altissimi, sostituiscono i collant o i pantaloni perchè avvolgono l’ intera gamba. Spaziano dal marrone al nero, passando per il beige, e sono declinati in cuoio ma più spesso in vernice. Quei tre colori sono importanti perchè delineano anche la palette cromatica della collezione, dove vanno ad aggiungersi al blu, al bianco, al grigio, a squarci di blu elettrico e di rosso, accentuando l’ impatto di creazioni che coniugano lo stile signature di Olivier Rousteing con l’ heritage Balmain più squisito. Abiti e gonne foulard, maglioni quasi “araldici” per quanto appaiono riccamente decorati, bottoni vistosi e ornamentali ricorrono in creazioni che sbalordiscono, oltre a tutto il resto, per la straordinaria sartorialità dei capispalla: le giacche, i cappotti e persino i cardigan sfoggiano spalle evidenti e nettamente squadrate; sono spesso a doppiopetto, decorati da due file di bottoni, con revers importanti e in colori a contrasto. Non è un caso che la sfilata si apra proprio con una parata di 20 cappotti blu rigorosamente double-breasted, ma con un unico rever a fare la differenza. Poi, ci sono mantelle in ogni lunghezza e versione: per il giorno i modelli evidenziano asimmetrie e sovrapposizioni, per la sera si incorporano all’ evening dress plissé dando vita a uno spettacolare look da red carpet. Lo stile “Jolie Madame” puramente Balmain, insomma, ormai si è fuso con la contemporaneità grintosa e audace di Olivier Rousteing. Lo dimostrano anche i look vinilici drappeggiatissimi, oppure cosparsi di glitter e ruches (e rigorosamente abbinati ai cuissardes vertiginosi), che anticipano le ultime uscite: su quale rockstar li vedreste indosso?

 

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BALMAIN. 3

 

MIU MIU. 1

Uno chic squisitamente rétro, che attinge alle dive del silver screen hollywoodiano: Miu Miu inneggia alle eroine cinematografiche degli anni ’40 e ’50, spaziando dalle “sirene” alla Veronica Lake per poi omaggiare le bionde predilette da Hitchcock e le attrici del Neorealismo, ma sempre con il glamour a far da filo conduttore. Gli abiti che aprono la sfilata, lunghi e increspatissimi, fascianti e tinti di accattivanti colori (l’arancio, il giallo e lo smeraldo si affiancano al grigio e al rosa delicato), conquistano all’ istante. Seguono cappotti dagli orli rasoterra portati rigorosamente con la cintura, long dress in stile Impero, tailleur con gonna pencil stretti in vita, fake fur voluminosissime da diva, abitini bouffant ricchi di increspature. Il pattern check si alterna ad un  “graffiante” maculato, mentre bagliori e trasparenze predominano nei look da sera. Colpisce una mise in total black indossata da Kaia Gerber: l’abito, composto da una gonna lunga e sinuosa, viene abbinato a una cintura in pelle e a un top in chiffon con il corpetto tempestato di cristalli. Avrebbero potuto sfoggiarlo star del calibro di Ava Gardner o Lana Turner, ma la raffinatezza che sprigiona è del tutto priva di accenti “ladylike”. Prevale invece una allure giovane e fresca, seppur sofisticata. La stessa che emanano i maxicoat in nuance confetto che sfilano in chiusura, ennesimi pezzi iconici di una collezione battezzata con il pregnante nome di “Toying with elegance”.

 

MIU MIU. 2

MIU MIU. 3

 

 

 

Milano Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2020/21

GUCCI. 1

Dal 18 al 24 Febbraio, Milano ha ribadito il suo status di capitale della moda. 56 sfilate, 96 presentazioni, 34 eventi più un gran numero di mostre e appuntamenti hanno calamitato l’attenzione su una Fashion Week ricca di proposte, ma sfortunamente penalizzata dall’ espansione del coronavirus: l’assenza dei fashion operator cinesi (circa 1000 tra giornalisti e buyer) si è fatta sentire, anche se grazie all’ iniziativa “China We are with you” la Camera della Moda Italiana ha permesso loro di partecipare via web alla kermesse. Il sodalizio tra la CNMI e la società Chic Group, inoltre, ha fatto sì che otto brand cinesi emergenti presentassero digitalmente – ed attraverso contenuti appositi – le loro collezioni al Fashion Hub, dove oltre ai new talents made in China erano presenti designer provenienti dall’ Africa e dalla Danimarca. Tornando ai défilé, in passerella hanno sfilato i grandi nomi della moda italiana: Gucci, Alberta Ferretti, Moncler Genius, Prada, Moschino, e, ancora, Marni, Versace, Salvatore Ferragamo, Bottega Veneta, Missoni (per citarne solo alcuni), con Giorgio Armani in chiusura tra i “big” in calendario il 24 Febbraio. Anche nella capitale lombarda si è assistito ad un vivace andirivieni di ritorni, new entry e sfilate co-ed. Philippe Plein, per esempio, è tornato sulle passerelle milanesi così come Ports 1961, quest’ ultimo dopo una lunga assenza. La formula di far sfilare insieme i look Uomo e Donna è stata adottata da ben dieci brand (tra cui Versace, al suo debutto in co-ed), dimostrando di essersi ormai pienamente affermata. Le battute conclusive della Fashion Week sono state contraddistinte dell’ emergenza coronavirus. Giorgio Armani, Laura Biagiotti e Moncler Genius, pertanto, hanno deciso di mandare in scena a porte chiuse – ma ovviamente in live streaming – le loro collezioni. Tra i numerosi eventi organizzati, da segnalare l’ asta di 30 outfit (più un cappello su misura firmato Gareth Pugh) tratti dall’ archivio di Anna Dello Russo, che ha presentato anche il suo libro “ADR Book – Beyond Fashion”, e due chicche culturali imperdibili: la mostra “Memos: A proposito della moda in questo millennio”, a cura di Maria Luisa Frisa e realizzata dalla CNMI in collaborazione con il Museo Poldi Pezzoli (terminerà il 4 Maggio) e “Haimat. The sense of belonging”, l’ esposizione che Giorgio Armani dedica al grande fotografo Peter Lindbergh negli spazi del suo Armani/Silos (è visitabile fino al 2 Agosto). La data di chiusura di entrambe permette di visitarle anche a Fashion Week terminata. Veniamo ora ai cinque brand su cui VALIUM ha concentrato la sua attenzione: si tratta di Gucci, Fendi, Moschino, Versace e Dolce & Gabbana.

E’ inevitabile: Gucci ci trasporta, ogni stagione, in un universo immaginifico irresistibile e del tutto onirico. La collezione Autunno Inverno 2020/21 ha compiuto questo miracolo per l’ennesima volta. Chiamando la sfilata “Ritual” in virtù del cerimoniale che la accompagna, un rito quasi liturgico, Alessandro Michele ci introduce in una sorta di show nello show: su una grande pedana ruota una vetrina circolare al cui interno brulica il backstage del défilé, 60 modelle sottoposte alle cure degli hairstylist, dei make up artist e dei vestieristi. Lo staff dell’ Ufficio Stile Gucci indossa un’ uniforme grigia, colore che non denota di certo monotonia dal momento che identifica i visionari “façonnier de rêves” (creatori di sogni) della Maison. La sfilata inizia con la voce fuori campo di Federico Fellini che riflette sulla sacralità del cinema e dei suoi rituali: un chiaro parallelismo con il concept ideato da Michele, ma non solo. Il regista dell’ onirico per eccellenza e il “creatore di sogni” al timone del brand fiorentino sono accomunati – seppur con le dovute differenze – da un’ ispirazione molto simile. Per l’Autunno Inverno 2020/21 Alessandro Michele attinge a un “amarcord” che rievoca abiti e stili tipici dell’ infanzia. I colletti sono arrotondati, in pizzo come i guanti, le maniche a sbuffo, le gonne plissettate, i pantaloni ampi e rigorosamente alla caviglia. Spiccano look in tartan ma, soprattutto, sontuosi long dress a balze che sembrano usciti da una fiaba, quelle che incantavano noi bambine. Gli accessori rafforzano questo mood fatato: Mary Jane in vernice e con la zeppa accompagnano quasi tutti i look, cerchietti e hair accessories in strass risaltano accanto a cappelli da “Gatto con gli Stivali”, collant in pizzo si alternano a calzerotti cosparsi di piume. L’ allure, però, è tutto fuorchè naive. Per contrasto, gli abiti si coniugano con tessuti dalle trasparenze impalpabili o con colli e imbracature fetish in patent leather nero. Libertà, estro ed un inedito concetto di bellezza rimangono i cardini delle creazioni di Alessandro Michele, che ci sorprende con un “tableau vivant” di modelle posizionate sul perimetro della giostra/carillon in vetro dove è racchiuso il backstage: una nuova, sempre ammaliante “stanza delle meraviglie”.

 

GUCCI. 2

GUCCI. 3

 

FENDI. 1

La collezione sublima l’ eleganza signature di Fendi: seducente, decisa ma al tempo stesso estremamente raffinata. Sfoggiando troneggianti chignon composti da treccine, le modelle sfilano sinuose in abiti, cappotti e ensemble di gonna e maglione contraddistinti dal dettaglio iconico di stagione, lunghe maniche a sbuffo dai volumi “geometrici” che spuntano quasi a sorpresa. Le linee sono fluide e ben modellate sul corpo, talvolta svasate, il velluto prevale e i lunghi cardigan sono stretti in vita da una cintura. “Femminilità” sembra essere la parola d’ordine di look che alternano la pelle e la pelliccia al sensuale chiffon e al Paisley in pizzo. Accanto alle forme pencil o a ruota, appaiono silhouette impalpabili che evidenziano il coté più audace della donna Fendi: in un tripudio di trasparenze in total black, viene svelata l’ intrigante lingerie a rete sottostante. Tra i colori predominano il rosa cipria, il grigio, il bianco, il giallo, il marrone e l’arancio pastello.

 

FENDI. 2

FENDI.3

 

MOSCHINO. 1

Jeremy Scott inneggia alla Rivoluzione Francese prendendo spunto dalle proteste che coinvolgono svariati popoli mondiali. Ma il suo, piuttosto che un “j’accuse”, è un momento di tregua che offre al pubblico, una pausa di gioia e di sdrammatizzazione. Manda quindi in scena una Marie Antoinette in puro stile Moschino, vestita di un’ ampia crinolina che arriva a metà coscia (a proposito, c’è da dire che la minigonna sarà uno dei grandi ritorni dell’ Autunno Inverno 2020/21) abbinata ad altissimi cuissardes con plateau e lacci in raso. E’ una Marie Antoniette, la sua, che non disdegna l’iconografia affermatasi sulla falsariga del film di Sofia Coppola: colori sorbetto sia per gli abiti che per le maestose acconciature Pouf, dolcetti a profusione ed uno chic che flirta con sbuffi e fiocchi. La crinolina è senza dubbio il leitmotiv della collezione, e viene declinata in versioni molteplici. La ammiriamo in denim ricoperto di dorati arabeschi Barocchi, in tessuto matelassé adornato di ricami oro, accompagnata al celebre biker jacket di Moschino, sia nero che color rosa Barbie, o a felpe che ritraggono Anime giapponesi. Lo show raggiunge il suo apogeo con gli straordinari abiti-cake delle ultime uscite. Riproducono torte vistose, a più strati, decorate di ghirigori e di rose in simil zucchero: delizie per la vista che esaltano l’estro di cui è intrisa questa “ghiotta” collezione.

 

MOSCHINO. 2

MOSCHINO. 3

 

VERSACE.1

Donatella Versace celebra l’ inclusività e l’uguaglianza. La sua prima sfilata in co-ed sancisce un’ autentica parità tra uomo e donna in fatto di look: alcuni outfit si declinano sia al maschile che al femminile con poche differenze. Non si tratta di no gender, bensì di un modo squisitamente sartoriale di eliminare le differenze. Stampe floreali, zebrate, quadrettate accomunano l’ uomo e la donna, il medesimo suit fucsia viene indossato da entrambi con la sola variazione in doppiopetto per lei, le pellicce tigrate in dégradé sono le stesse, quelle maschili appena più lunghe. Lo stile Versace, graffiante, si fa protagonista assoluto: le minilunghezze sono un leitmotiv del womenswear,  ricorrono in gonnelline svolazzanti, pantaloni svasati e abitini minimal. Il tipico glam del brand si incarna in un nero “grafico” per poi stemperarsi grazie ad accenti casual (come i jeans multistripe in gradazioni délavé) e ad un tocco sporty che dinamizza i look, combinando per esempio una maglia da rugby con la minigonna e la toque di Astrakhan. Sono poi presenti parka, top da gym con logo Versace, piumini cortissimi, tutti abbinati a dei tronchetti in total black o in total white muniti di platform. La sera definisce una nuova sensualità “made in Medusa” attraverso minidress vertiginosi e senza spalline, dalla linea arrotondata sullo scollo. A concludere lo show è proprio l’ outfit più d’impatto di questa serie: un miniabito argentato indossato da Kendall Jenner. La linea è minimal ma sinuosa, una bordatura silver impreziosisce e sottolinea la scollatura. Nonostante l’orlo inguinale e le forme nette,  è uno degli evening dress più “ricchi” mai apparsi in una collezione.

 

VERSACE.2

VERSACE. 3

 

DOLCE & GABBANA. 1

Nero, bianco, grigio, un tocco di rosso e uno di beige: su questa palette Dolce & Gabbana imbasticono una collezione che è un inno all’ artigianalità ma anche alle molteplici sfaccettature della donna siciliana, loro musa da tempo. I colori scelti diventano essi stessi degli emblemi di sicilianità. Il “profondo nero” tradizionalmente sfoggiato dalla popolazione femminile dell’isola, ad esempio, predomina e si declina negli outfit più svariati: pull dalle lunghe maniche, paltò con applicazioni floreali, trench, ensemble corredati di coppola, abiti fascianti con inserti see-through, ma lo ritroviamo anche in un potente simbolo di seduttività come le calze autoreggenti (versione contemporanea dei collant a giarrettiera). Il materiale clou è la lana, rigorosamente lavorata a mano. Dolce & Gabbana hanno infatti dichiarato di aver affidato la realizzazione dei capi ad un gran numero di magliaie a domicilio, così da valorizzare il savoir faire “Made in Italy”. Inutile dire che il risultato sia straordinario, raffinatissimo e molto accurato: lavorata ai ferri o all’ uncinetto, la maglia assume persino una texture che ricorda lo shearling. Poi c’è il bianco della “purezza Barocca”, bluse ed abiti ricchi di volant, ricami, pizzi ed inserti crochet, bustini sovrapposti a camicie maschili con cravatta. Il grigio è in buona parte associato ai completi gessati o da uomo, ma anche a lunghi e comodi coat in lana. Il risultato è una collezione che, esaltando la più squisita artigianalità italiana, riesce a coniugare preziosi manufatti con uno stile che è un tributo formidabile all’ isola di Sicilia.

 

DOLCE & GABBANA. 2

DOLCE & GABBANA. 3

 

 

London Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2020/21

SIMONE ROCHA. 1

Dal 13 al 18 Febbraio è stata la volta di Londra e della sua Fashion Week: 60 sfilate intramezzate da iniziative importanti e prestigiosi premi. Tra gli eventi clou, il fashion show TommyNow che, negli spazi della Tate Modern, ha presentato sia la collezione Primavera Estate 2020 di Tommy Hilfiger che la capsule TommyXLewis realizzata con il pilota di Formula 1 Lewis Hamilton. Il tema della sostenibilità ha giocato un ruolo preponderante: collezioni e brand sempre più consapevoli hanno decretato un vero e proprio trionfo dell’ eco-green. Il progetto Made to Last di Mulberry, ad esempio, dava ai clienti la possibilità di vendere le proprie borse della griffe per reinvestire poi la somma in nuovi prodotti. I nomi dei grandi assenti in passerella hanno annoverato quelli di House of Holland, Alexachung e Ports 1961, che sfilerà a Milano, mentre è stata riconfermata l’ iniziativa Positive Fashion che ha permesso l’accesso alle sfilate anche a un pubblico non specializzato. Tre, infine, le premiazioni svoltesi durante la London Fashion Week: l’ International Woolmark Prize 2020 (vinto dall’ irlandese Richard Malone), che includeva anche uno speciale riconoscimento in onore di Karl Lagerfeld, il Karl Lagerfeld Award for Innovation (vinto da BODE), e il Queen Elizabeth II Award for British Design, a conclusione della settimana della moda. A vincere il premio istituito da Sua Maestà Elisabetta II è stata Rosh Mahtani, fondatrice del brand di gioielli Alighieri. Nato nel 2014, il marchio ha esordito con una collezione ispirata alla Divina Commedia ed ha ripreso il nome del Sommo Poeta. Qui di seguito, trovate la selezione di VALIUM relativa alla London Fashion Week.

 

Simone Rocha guarda di nuovo all’ Irlanda, per lei fonte inesauribile di ispirazione, e fonde motivi culturali, religiosi e tradizionali della Verde Erin. Sceglie colori come il bianco, il panna, il nero, affiancati a sprazzi di blu e viola, per raccontare una parabola incentrata sull’ eterno ciclo di nascita, vita e morte: molto tulle, raso abbondante, forme ampie e fluide predominano, ma il vero leitmotiv è costituito dai dettagli in lana Aran (ottenuta dalle pecore delle isole omonime) lavorati in punto irlandese che adornano gli outfit come se fossero sciarpe o maglioni casualmente annodati sugli abiti. Queste trecce color avorio vengono impreziosite da spille argentate che esaltano la femminilità del look, e si accompagnano ad accessori quali borse in rete da pescatore, lunghe sacche in perle simili a conchiglie ed orecchini da cui pendono “lampadari” di cristalli. Da “La cavalcata al mare” del drammaturgo irlandese John M. Synge l’ispirazione spazia al cattolicesimo, declinandosi in immacolati look da sposa ricamati ed abbinati a suggestivi veli in pizzo Chantilly che ricoprono completamente il volto.

 

SIMONE ROCHA. 2

SIMONE ROCHA. 3

 

ERDEM. 1

Erdem torna indietro nel tempo e presenta una collezione – ricca di rimandi agli anni ’20 e ’30 – dedicata a Cecil Beaton ed ai suoi inizi di carriera: i tipici grafismi Déco, gli abiti in stile Flapper, il lamé, le perle, l’ argento in svariate gradazioni (The Age of Silver è anche il nome della collezione) fanno da leitmotiv e si affiancano a motivi marcatamente “beatoniani”, come le stampe check in bianco e nero ispirate ai suoi fondali, l’ abito da Pierrot che adorava e il trench nero plasticato con cui Stephen Tennant lo ritrasse. Il designer canadese guarda all’ imminente mostra sugli esordi di Beaton, “Cecil Beaton’s Bright Young Things”, in programma da Marzo alla National Portrait Gallery di Londra, e manda in scena look che ai caratteristici pattern floreali alternano fantasie di stelle, pizzo e ruches a profusione, suit pigiama con svolazzanti jabot, tutti all’ insegna di uno chic da Anni Ruggenti. Molto d’impatto il coat trapuntato giallo limone ornato da ampi revers, teatrali i copricapi in piume in stile Zigfield Follies e sofisticatamente seduttivi i girocollo composti da grandi rose in seta nera.

 

ERDEM. 2

ERDEM. 3

 

JW ANDERSON. 1

Una grande ricerca sugli stili, sui volumi e sui materiali, che spesso sembrano quello che non sono: JW Anderson presenta una collezione chiamata “Nouveau chic” e tiene decisamente fede ai suoi intenti. Svariati designer, tra coloro che hanno sfilato a Londra, optano per motivi ispiratori che attingono agli anni ’20 del ‘900 e li traghettano nel 2020 in continue rivisitazioni. Un esempio? Anderson reinterpreta due abiti “à la Flapper“, scintillanti di frange argentee, e ne riveste le spalle con quel che pare un collo di pelliccia mentre è una massa di trucioli per imballaggio. Questo elemento, peraltro, riappare di frequente: definisce gorgiere, maniche, mantelline sovrapposte a lunghe mantelle…e scintilla di oro e argento come un prezioso decoro. Le geometrie, fil rouge della collezione, svolgono un ruolo di spicco. Abiti a doppio sbuffo, cappotti oversize trapezoidali con revers a mò di enormi triangoli, ampie svasature, acquistano una nuova armonia e si alternano a tripudi di ruches. Risalta un outfit composto da gorgiera in tulle e gonna arricciata, ristretta nel fondo (entrambe verde oliva), abbinate a un corpetto plasmato su “squame” in oro metal. Fa pensare a una moderna sirena, ma una sirena di bosco.

 

JW ANDERSON. 2

JW ANDERSON. 3

 

CHRISTOPHER KANE. 1

Christopher Kane continua ad esplorare il rapporto tra sessualità e natura: ispirato dal peccato originale, il designer rievoca la cacciata di Adamo ed Eva dal Giardino dell’ Eden e simbolizza attraverso un triangolo la relazione amorosa tra uomo, donna e natura (in questo caso, rappresentata dall’ albero della conoscenza del bene e del male). Ed è sempre un triangolo a “incorniciare” la stampa riferita al celebre dipinto di Lucas Cranach il Vecchio, “Adamo ed Eva”, che Kane imprime sulle t-shirt e sulle felpe. Ma il triangolo diviene anche una sorta di logo astratto dell’ erotismo: eccolo allora proliferare sui cappotti, sugli abiti, sulle gonne – condizionando, talvolta, persino le loro forme – oppure plasmare reggiseni e top in pizzo o colli di vernice con la punta rivolta verso il basso. Alcuni outfit lo propongono sotto forma di intagli geometrici che scoprono la pelle, altri si avvalgono dello stesso spunto per adornare pettorine candide sovrapposte a dei lunghi maglioni. E se il tipico ornamento fetish in silicone è un trait d’union con le precedenti collezioni, la sensualità di queste creazioni si esprime anche nei sinuosi abiti see-through in metal mesh che, alternati a fantasie animalier e stampe pitonate (ogni riferimento al serpente che tentò Eva non è puramente casuale), non passano di certo inosservati.

 

CHRISTOPHER KANE. 2

CHRISTOPHER KANE. 3

 

BURBERRY. 1

Con “Memories” – così ha chiamato la collezione – Riccardo Tisci omaggia Thomas Burberry, il fondatore dello storico brand britannico. Ma non solo: i suoi ricordi coinvolgono la Londra dell’ epoca in cui studiava Moda alla Central Saint Martins, multiculturale e piena di fermento, il lasso di tempo trascorso in India, la decisione di imparare a meditare per abbracciare una nuova spiritualità. La sfilata si è svolta all’ Olympia Exhibition Centre di Kensington, un padiglione dal soffitto a volta in ferro battuto, dove hanno sfilato look che declinano il celebre tartan Burberry in un vero e proprio  pot-pourri di stili e materiali. Il check, però, non è l’unico protagonista della collezione: suit con cinture simili ad obi giapponesi, stampe animalier, bluse che sembrano indossate al contrario, trench alternati a parka, ecopelliccie e giacconi trapuntati, camicie annodate in vita e una miriade di sovrapposizioni fondono accenti country, sporty e urban di continuo. Il taglio degli outfit è soprendente, inedito ed iper sartoriale, i mix and match sono all’ordine del giorno. Un cappotto check sfoggia voluminose maniche di ecopelliccia nera, il pullover e le sneaker da tennis si abbinano ad una gonna da sirena in lamè, il classico trench beige – tagliato in vita da una cerniera – rivela uno scamiciato a quadretti indossato con pantaloni fascianti color oliva. Delle inedite, sottili pieghettature diventano, infine, un leitmotiv sia per le mise da giorno che da sera, dove impreziosiscono un lungo abito nero in stile Impero esibito da Maria Carla Boscono.

 

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BURBERRY. 3

 

 

New York Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2020/21

CAROLINA HERRERA. 1

Da qualche giorno, la parata delle Fashion Week ha ufficialmente ripreso il via. Dal 7 al 12 Febbraio sono state le sfilate di New York ad accendere i riflettori sulle collezioni Autunno Inverno 2020/21: 70 show in tutto, tra defezioni e grandi attese. La concomitanza con la notte degli Oscar ha fatto sì che alcuni designer, come Tom Ford (presidente del CFDA, Council of Fashion Designers of America), Christian Siriano, M Missoni e Baja East, si trasferissero a Los Angeles per presentare le proprie creazioni, mentre altri brand hanno privilegiato l’ Europa. Qualche nome? Jeremy Scott (che ha scelto di sfilare in occasione della prossima Paris Haute Couture Week), Telfar (sfilerà anche lui a Parigi, ma durante la Fashion Week), Tommy Hilfiger (che ha optato per Londra). Grande assente anche Ralph Lauren, un pilastro dell’ American Style, che ha rinviato il suo défilé ad Aprile. VALIUM, come ogni anno, segue le sfilate e ve ne propone un sunto: rispetto all’ Autunno Inverno 2020/21, la selezione riguarderà cinque brand per ogni Settimana della Moda. Iniziamo quindi con la Grande Mela per volare subito dopo a Londra, Milano e Parigi. Stay tuned!

Firmata Wes Gordon, la collezione Autunno Inverno 2020/21 di Carolina Herrera conquista per le nuance vibranti e per un riuscito mix di maestosità e minimalismo. I volumi sono perlopiù imponenti, predominano le svasature e i volant impreziosiscono gli outfit monospalla, ma la geometria delle linee sancisce una scultoreità priva di accenti “frou-frou”. La palette si compone di colori saturi e decisi come il giallo, il blu elettrico, il rosso, il fucsia, il turchese, l’arancio…Emerge una femminilità vagamente bamboleggiante, che alterna miriadi di ruches a fascianti abiti in maglina, dove i decori floreali appaiono sotto forma di intarsi o stampe. E se gli ampi minidress A-line sono enfatizzati da maniche balloon altrettanto ampie, mantelle e maniche a kimono inneggiano, parimenti, alle forme scampanate imperanti nella collezione.

 

CAROLINA HERRERA. 2

CAROLINA HERRERA. 3

 

SELF PORTRAIT. 1

Le spalle nude sono un leitmotiv della Fashion Week di New York. E quasi sempre a scoprirle sono maniche a palloncino, lunghe o corte: è anche il caso di Self Portrait, che le assurge ad emblema di seduttività in una collezione dove la raffinatezza degli abitini in pizzo si alterna ai volumi oversize dei pantaloni in vernice ed all’ appeal dei capispalla con cintura in vita. “Femminilità” è la parola d’ordine di tutte le creazioni. Giacche da smoking portate con i gambaletti, bluse con mantelline merlettate, tutine corte e bouffant, abiti in ecopelle ornati a punto smock, long dress a balze in un vibrante fucsia emanano una allure intrisa di charme, accentuata da un vago mood anni ’40 e da una palette che a nuance pastello come il celeste e il cipria affianca il bianco, il nero ed un intenso burgundy.

 

SELF PORTRAIT. 2

SELF PORTRAIT. 3

 

SALLY LAPOINTE. 1

Segni particolari: look rigorosamente monocromi. Oltre che tanto, tanto glamour. Sally LaPointe manda in scena una collezione fedele alla sua cifra stilistica ed alla propria interpretazione dell’ evening wear. Si ispira a due donne sicure di sè, a due icone supreme come Bianca Jagger e Grace Jones, creando look audaci senza scoprire un centimetro di pelle. Preferisce puntare sul fascino, come quello dei cappotti con le maniche adornate di piume, delle jumpsuit in glitter all over e degli altissimi cuissardes.Prevalgono i pantaloni, fascianti o a sigaretta, i colli sono in pelliccia e le gonne mini, oppure con un vertiginoso spacco. Super d’impatto il long dress drappeggiato che si apre su una coscia inguainata in una parigina sfavillante degli stessi bagliori dell’ abito. I colori, magnetici, includono il giallo chartreuse, il cipria, il giada, il violetto, il marrone, il rosso, il grigio perla. E poi, risalta un accessorio clou: il marsupio a forma di minibag incorporato alla cintura. Fa da fil rouge a svariati look ed è già candidato a must have di stagione.

 

SALLY LAPOINTE. 2

SALLY LAPOINTE. 3

 

BRANDON MAXWELL. 1

Chic e portabilissima: potrebbe essere riassunta con questi due aggettivi la collezione di Brandon Maxwell. L’ allure disinvolta ma elegante ed una sensualità tipicamente urbana sono i punti di forza di ogni look. Un paio di stivali che arrivano al ginocchio fa da denominatore comune ad outfit centrati sia sulla gonna che sul pantalone, laddove le gonne sono cortissime e il pantalone, aderente, viene infilato dentro lo stivale. Jeans iper attillati, shearling in pelle bianca con mega revers, comodi maglioni, minitrench, pantaloni in pelle, giacche a doppiopetto sfoggiate sulle gambe nude sono i cardini dell’ easy-chic di Maxwell, che accentua il mood urban tramite i beanie indossati dalle modelle: un tocco di iconicità che raddoppia quella del marsupio leopardato portato a tracolla.

 

BRANDON MAXWELL. 2

BRANDON MAXWELL. 3

 

ANNA SUI. 1

Ispirazione eroine dell’ horror per Anna Sui, che fa sfilare una collezione “diabolica” e spettacolare. Abiti in stile vittoriano si declinano in vernice e pelle, le stampe Liberty si alternano a quelle floreali, “ossessive”, quasi psichedeliche  presenti su buona parte degli outfit, il nero spadroneggia. Il mood è dark, intriso di romanticismo gotico: basti pensare alla gonna in pelle a vita altissima, allacciata come un bustier, che si abbina ad un soprabito completamente lavorato in pizzo, o al completo damascato – in total black come l’oufit precedente – dove le piume ornamentali rievocano una preziosa ragnatela. Anna Sui non abbandona le reminiscenze tardo Sixties, ma le rilegge in chiave oscura. Ecco quindi che un long dress con mantellina incorporata sfoggia decori floreali multicolor sul velluto increspato tinto di un profondo nero. Formidabili anche i copricapo (by James Coviello) su cui svettano miriadi di piume a foggia di corna.

 

ANNA SUI. 2

ANNA SUI. 3

 

 

 

Paris Fashion Week: 10 +1 flash dalle sfilate PE 2020

BALENCIAGA – Abiti come uniformi, look rivelatori di una professione o di uno status symbol; naturalmente, il tutto “rivisto e corretto” secondo lo stile di Demna Gvasalia. Il womenswear della collezione risalta abiti, trench e giacche tipicamente anni ’80 sia nelle forme che nei pattern, come alcuni maculati che rievocano il boom dell’ animalier ai suoi albori. Ma sono le spalline enormi, maestose e squadratissime a sancire il trionfo di un’estetica “alla Dinasty”, almeno fino a quando non entra in scena una serie di long dress lineari, amplificati dalle crinoline e tinti di un monocolor vibrante: un omaggio a Cristòbal Balenciaga ed ai suoi inizi di carriera.

Quarto ed ultimo appuntamento con le Fashion Week delle capitali mondiali della moda: il nostro tour si conclude con Parigi, dove le sfilate delle collezioni Primavera Estate 2020 hanno chiuso i battenti il 1 Ottobre. Nella Ville Lumière si è assistito ad uno sfolgorante connubio di chic parisien, stravaganza ragionata e coscienziosità eco-sostenibile. La natura, il mondo vegetale, l’ambiente hanno fatto da leitmotiv a svariate collezioni ed ai rispettivi fashion show, (basti pensare a quelli di Dior e di Marine Serre), di conseguenza il tema “floral” è risultato vincente sia nei pattern che nei motivi ornamentali. Tra i materiali, il denim  ha fatto la sua riapparizione declinandosi in versione délavé e riciclata, in linea con le tematiche eco, mentre le silhouette hanno evidenziato una fluidità pressochè umanime, scolpita di frequente dal plissé. Per le spalline anni ’80 è stato un boom anche a Parigi, dove l’ ispirazione è andata a ritroso nel tempo in molteplici occasioni: i decenni dei ’70 e dei ’90 sono riaffiorati in più d’una collezione, ma alcune griffe si sono spinte persino oltre, facendo rivivere epoche come quella di Marie Antoinette e la Belle Epoque. Dal punto di vista cromatico si è registrato, invece, un predominio di colori vivaci, non di rado sconfinanti nel fluo (vedi Valentino). Qualche colpo di scena? Gli abiti – coloratissimi e plissettati – scesi come paracaduti sui corpi delle modelle durante lo show di Issey Miyake, allestito nel centro culturale Le Centquatre, Naomi Campbell che ha chiuso il défilé di Saint Laurent, un autentico tripudio di luci sullo sfondo della Torre Eiffel, la surreale intrusione alla sfilata di Chanel della YouTuber “Marie S’Infiltre”, prontamente allontanata da Gigi Hadid: “Paris est toujours Paris”, come recitava il titolo di un vecchio film.

 

DIOR – La donna giardiniera di Maria Grazia Chiuri è una figura doppiamente emblematica: si ispira a Catherine Dior, sorella di Monsieur Christian, appassionata di botanica e coraggiosa attivista durante la Seconda Guerra Mondiale, e al tempo stesso rimanda alla natura e all’arte di prendersene cura. Non è un caso che alla scenografia del défilé abbia collaborato Coloco, un gruppo di architetti che esalta il giardinaggio in quanto strumento di inclusività; piante eterogenee e provenienti da località diverse convivono armoniosamente, favorite da un progetto che coniuga la botanica con l’etica e con la responsabilità. I look della collezione, ricchi di decori e applicazioni tratti dal mondo vegetale, esaltano colori intensi in dégradé e sfoggiano preziose lavorazioni a base di rafia, pizzo e tulle.

 

SAINT LAURENT – La location è il Trocadero, illuminato da un tripudio di spettacolari fasci di luce. Sullo sfondo della Torre Eiffel sfila una parata di look che celebra, a un tempo, lo stile “rock anni ’70” di Vaccarello e l’heritage della Maison: il nero predomina e viene coniugato con una miriade di minishort, bluse trasparenti, coat trequarti, giacche da smoking. Ed è proprio lo smoking, un cult di Yves Saint Laurent, a trionfare nei look di chiusura. Decilnato in versione scintillante, in velluto o in un prezioso satin, si abbina ai calzoncini così come ai bermuda e ai pantaloni, ma ma con l’ orlo rigorosamente alla caviglia. Naomi Campbell conclude la sfilata sfoggiando un tuxedo in total black che irradia bagliori: un’icona senza tempo per un capo senza tempo che non cesserà mai di affascinare.

 

BALMAIN – Geometrie optical in black and white delineano abiti che sembrano tagliati seguendo la sagoma delle loro forme. Squarci inaspettati, scolli off the shoulders abbinati a maniche extralong, pantaloni asimmetrici privi di una gamba predominano insieme alle spalline extrasize. Dal bianco e nero si passa poi a una palette vivacissima: il giallo, il blu elettrico, il rosa, l’arancio e il verde mela ravvivano suit in denim con microtop e una serie di evening dress scolpiti da un plissé spettacolare o cosparsi di piume. L’ ispirazione è anni ’90, ma a muse come Beyoncé, le Destiny Child e Britney Spears Olivier Rousteing affianca una Grace Jones più che mai al top, rievocata da fascianti tute con cappuccio incorporato.

 

CELINE – Gli anni ’70, un trademark della cifra stilistica di Slimane, ammantati di una allure tipicamente parigina: per la Primavera Estate 2020 Hedi Slimane rimane fedele ai suoi stilemi, spingendosi ancora oltre nell’ esplorazione di un’ estetica che contribuì a consolidare il “discreto fascino della borghesia” francese: gonne pantalone, jeans délavé a profusione, bluse con collo a fiocco o con jabot si accompagnano a giacche scamosciate, shearling e pellicce a pelo lungo, ma sono soprattutto gli accessori a definire i look. Gli occhiali da sole a goccia, alternati a lunghi stivali ed a cappelli simili a turbanti, sono i puntini sulle i che contribuiscono a rievocare un decennio quasi mitico, omaggiato anche nell’ abito plissettato e scintillante (una transizione dall’ Hippie style a quello di matrice “Studio 54”) che chiude la sfilata.

 

THOM BROWNE – I cardini dello stile WASP incontrano quelli della Francia pre-rivoluzione: il risultato è una collezione che fonde il preppy con le crinoline. Browne racconta questo mix in maniera surreale, genialmente eccentrica, ma avvalendosi di un’ accuratissima sartorialità. Risaltano il trompe-l’oeil profuso e un tocco ironico, soprattutto negli outfit simili a divise dell’ high school abbinati a zeppe tanto playful quanto vertiginose, oppure nelle crinoline indossate sulle gambe nude. Il seersucker fa da tessuto-leitmotiv a silhouette svasate, arricchite da gonfie gonne multistrato o sorprendenti culotte d’antan. Il tocco iconico? Le acconciature torreggianti, in puro stile Marie-Antoinette, su cui si posano veli che ricoprono anche il volto.

 

VALENTINO – Pierpaolo Piccioli parte da splendide rivisitazioni di un capo basic, la camicia bianca, per sviluppare una collezione – come sempre – da standing ovation. Voluminose maniche a sbuffo, ruches, gorgiere e colletti stilizzati ricorrono nei look in total white che aprono la sfilata, mentre il colore comincia ad avanzare sotto forma di stampe e, poco a poco, esplode in una serie di evening dress tinti di nuance al neon. Non mancano accenti di matrice Rinascimentale, un trademark della “new era” di Valentino. Piume, paillettes, pizzi e volants impreziosiscono abiti che non lesinano incursioni nel nero, ma il bianco riemerge nel look di chiusura: uno spettacolare long dress ornato da una miriade di ruches scultoree.

 

GIVENCHY – Rivisitazioni del minimalismo americano anni ’90 coniugato con gli anni ’90 francesi, stilisticamente intrisi di residui “barocchi” del decennio precedente: potrebbe essere, in sintesi, il nucleo attorno al quale ruota questa collezione. Clare Waight Keller privilegia linee pulite, ma fluttuanti, di tanto in tanto arricchite da forme a sbuffo o movimentati drappeggi. Colpiscono i materiali: ai top, ai trench e agli abiti in pelle si alterna un denim a dosi massicce e rigorosamente riciclato, un’ode alla sostenibilità, che si declina in jeans squarciati o in abiti bicolor composti da due toni differenti di tessuto délavé. Silhouette più morbide contraddistinguono i numerosi long dress dall’ imprinting floreale, che puntano sul monospalla o su scolli a V vertiginosi ingentiliti da ampie puff sleeves.

 

STELLA MCCARTNEY – La collezione più sostenibile mai realizzata da Stella McCartney, che ha usato più del 75% di materiali eco-friendly per ribadire il suo messaggio: la designer, ormai da anni, esorta ad uno shopping responsabile e ad una moda in linea con le esigenze ambientali. Avvalendosi di una palette “discreta”, ma illuminata da squarci di arancio, turchese e color giada, McCartney dà vita a look disinvolti e freschi, che esaltano una silhouette generalmente ristretta nel fondo e con maniche svasate per contrasto. Spicca un motivo decorativo, una sorta di bordatura a zig-zag arrotondato, che appare sulla maggior parte degli abiti, delle tute e dei capispalla come a sottolinearne l’allure fluida, e non mancano le stampe floral: un omaggio alla natura.

 

LOUIS VUITTON – Ispirazione Belle Epoque per Nicholas Guesquière, che manda in scena una collezione-tributo ad una delle più importanti epoche della storia francese: un periodo contrassegnato dai primi accenni di emancipazione femminile e dalla nascita della griffe Louis Vuitton, fondata nel 1854 sulla scia della voga del viaggio. Gli stilemi che Guesquière privilegia non potevano tralasciare il Liberty, presente nelle stampe e nei motivi ornamentali, mentre bagliori Déco, profusi sui tipici pattern geometrici, si affiancano ai colletti arrotondati ed alle maniche a sbuffo. Anche dettagli come gli stivaletti stringati e lo chignon morbido, citano l’era memorabile dell’ Exposition Universelle parigina. Tuttavia, a sorpresa, a fare da fil rouge sono miniskirt e gonne portafoglio, capi contemporanei che il connubio con il Déco rende vagamente “Biba style”.

 

MAISON MARGIELA – Presentata con la collezione Artisanal l’estate scorsa, la Snatched Bag è una borsa no-gender. John Galliano l’ha riproposta sulle passerelle parigine in occasione delle sfilate di Ready-to-Wear, dove non è passata inosservata: non è un caso che il suo nome, in slang, significhi più o meno “terrific”. La Snatched bag sfoggia un aspetto inedito, assolutamente unico, che conquista all’ istante. E’ geometrica, “spigolosa” ma accattivante, e può essere indossata sia a tracolla che a mano, oppure ancora come un marsupio. Ulteriori suoi punti di forza sono i colori, un’ ampia gamma a partire dal bianco (come quella nella foto), ed i formati maxi e mini che la contraddistinguono. Cos’altro dire di questa borsa, se non che concentra tutto lo spirito iconoclasta di Galliano?

 

 

 

 

Milano Fashion Week: 10 +1 flash dalle sfilate PE 2020

GUCCI – La moda contro ogni forma di imposizione, anche quella del vestire: fedele ai propri principi, Alessandro Michele ribadisce il suo concetto di stile come consacrazione della diversità e dell’ autodeterminazione. Va in scena quindi una collezione lontana da qualsiasi stilema avvistato nei suoi quasi cinque anni alla direzione creativa di Gucci, e tuttavia permeata  – al pari della Gucci Cruise 2020 – dall’ ispirazione Seventies: ma in questo caso si tratta dei Seventies reinterpretati dalla stessa Maison, precisamente quelli dell’ “era Tom Ford”. Michele li rivisita attraverso un processo di Guccification che mixa sensualità, linee nette e un seducente color block. L’ accessorio clou? Un alto choker in vernice nera dal vago sapore fetish.

Il nostro iter dedicato alle Fashion Week delle collezioni Primavera Estate 2020, oggi ci porta a Milano. Nella capitale meneghina la parola d’ordine sembra essere “portabilità”: senza rinunciare agli sperimentalismi, le creazioni privilegiano look indossabilissimi nella vita quotidiana. Tornano alla grande le spalline anni ’80, con i loro maxivolumi, le linee si fanno più essenziali coniugandosi con una lavorazione ricercata e con un’ eccentricità attentamente calibrata. Dal punto di vista cromatico, ritroviamo il binomio rosa-arancio al top di stagione (vedi London Fashion Week) e una “golosa” palette pastello, ma, soprattutto, si registra l’avanzata del menta, del giada e di un’ azzurro tendente al giada già candidati a nuance chiave del 2020. Predominano, poi, le stampe: fantasie jungle, tropicali e floral si alternano al batik ed a psichedelie all’ insegna del colore. Gli accessori sono più che mai “scolpiti” ed adottano, di volta in volta, dimensioni maxi o mini. Sul versante calzature predominano i tacchi massicci, svasati sul fondo, oppure rasoterra, e la punta si affila. Le borse sono sempre più di design (la Whitney Bag di Max Mara porta addirittura la firma di Renzo Piano), ed i modelli in miniatura svettano al top, mentre tra i cappelli si segnala il boom dei cappellini con visiera, che hanno tutta l’ intenzione di soppiantare falde larghe e cloche. La Fashion Week milanese ci ha sbalordito con degli incredibili colpi di scena: Jennifer Lopez ha concluso la sfilata di Versace sfilando nell’iconico Jungle Dress che rese celebre nel 2000, mentre Moschino ha mandato in passerella una collezione, cubista e spettacolare, completamente dedicata a Picasso. In attesa di partire insieme per Parigi, godetevi quindi la selezione di look + un accessorio che VALIUM vi propone!

 

PRADA – E’ un inno allo stile individuale, alla personalità – più che agli abiti di per sé – quello che che manda in scena Miuccia Prada. Le silhouette sono all’ insegna del “less is more” eppure ricercatissime, profuse di accenti anni ’50. Prevalgono giacche e cappotti trequarti con grandi bottoni, longuette sia sotto forma di gonna che di abiti, forme che vanno a restringersi nel fondo. La palette “discreta”, composta perlopiù dal bianco, dal nero ravvivati dall’ arancio e da gradazioni di marrone e verde bosco, è impreziosita da motivi ornamentali vagamente Déco che riproducono felci dorate.

 

ALBERTA FERRETTI – L’estate di Alberta Ferretti è coloratissima e pervasa da un mood “boho”: l’ispirazione anni ’70 è potente, esalta uno chic informale ma soprattutto un glamour che rivisita, in puro stlle Ferretti, uno dei decenni più fertili e creativamente innovativi. Pantaloni che scoprono l’ ombelico, top sfrangiati, caftani in maxilunghezze e in versione minidress abbondano, sfoggiando di volta in volta stampe esotiche o all’ insegna del batik e del dégradé. I look in nero e bluette che chiudono la sfilata fanno pendant con il fondale, una video installazione raffigurante una cascata ideata dall’artista Fabrizio Plessi.

 

FENDI – Molto beige, molto ocra, molto marrone per una collezione in cui Silvia Venturini Fendi inneggia al fascino insito nella quotidianità. Lunghezze mini, oppure lunghe e fluttanti, contraddistinguono look portabilissimi, ma non certo privi di stile: capispalla scamosciati, coat-vestaglia in stampa check, gonne e t-shirt in crochet a rete si alternano ad abiti see-through con lunghe maniche a sbuffo, inserti trasparenti su giacche abbottonatissime e vistose stampe floreali. Risaltano dettagli come i calzini indossati con i sandali e con le décolleté, mentre, dal punto di vista sartoriale, lo straordinario savoir faire della Maison si riconferma tale.

 

VIVETTA – Ispirazione vacanze in Grecia per Vivetta Ponti; o meglio, sull’ isola greca di Skorpios, dove Aristotele Onassis approdava con gli sciccosissimi ospiti del suo yacht. Pensando al guardaroba di quell’ equipaggio femminile, la designer si sbizzarrisce nella creazione di capi ladylike ma in versione “fiabesca”, com’è nel suo stile: maniche a sbuffo, drappeggi, orli di piume, cuori e grandi fiocchi ornamentali sono i leitmotiv di look in cui il satin lucente si alterna a un tulle pervaso di pizzi e di applicazioni floreali. “Femminilità” potrebbe essere la parola d’ordine dell’ intera collezione.

 

MOSCHINO – Jeremy Scott omaggia Picasso e dà vita ad una collezione a dir poco incredibile. I look, spettacolari, citano le muse dell’ artista e i suoi soggetti ricorrenti, inscenando una parata “cubista” difficile da dimenticare: con un mood Spanish a far da filo conduttore, i ritratti del Maestro si traducono in abiti eccentrici dove trionfano i grafismi, le asimmetrie ed un trompe-l’oeil davvero mozzafiato. Enormi maniche a sbuffo sono una costante, sia in versione “classica” che  in stile trompe-l’oeil, la figura del torero troneggia (coronata da un copricapo-maschera, firmato Stephen Jones,  che riproduce un toro cubista) e durante la sfilata si possono scorgere sia il celebre Arlecchino di Picasso che la “Donna con mandolino”, uno strumento che Scott plasma prodigiosamente sugli abiti.

 

MARNI – Una collezione all’ insegna della sostenibilità, un’ ode ai materiali riciclati,  un tema eco che ricorre persino nell’ ispirazione: tutti elementi che hanno spronato Francesco Risso ad immaginare una “jungle fever” tangibile, suggestioni e brividi suscitati da look che rimandano costantemente alla natura. Completi drappeggiati, abiti a palloncino, full skirt e giacche-kimono sono contraddistinti da asimmetrie costanti, cromie verde foglia e “pitture” floreali multicolor che non di rado si tramutano in autentiche fantasie psichedeliche. Predominano le maxilunghezze ed i giacconi esibiscono ampie maniche squadrate.

 

MARCO DE VINCENZO – Una sfilata a cielo aperto, sotto il sole della Darsena: la prima in assoluto, a Milano, allestita in questa location. E’ qui che prende vita l’arcobaleno di Marco De Vincenzo, che presenta una serie di look monocromatici arricchiti da eccezionali lavorazioni. I colori per cui opta – a partire dal nero e dal check iniziali – sono il celeste, l’azzurro, il turchese, il giada, il grigio perla, il bianco, il panna, il giallo, il rosa, il rosso e il fucsia, declinati in abiti dalle trame in 3D ed adornati con frange o bordature di tulle increspato. Ed è sempre il tulle a forgiare l’ accessorio più iconico della collezione: un foulard annodato sotto il mento e in rigoroso pendant cromatico con gli outfit.

 

VERSACE – Abbandonando i vibranti colori della collezione AI 2019/20, Donatella Versace torna al nero e ad un’estetica fortemente anni ’90. Ma la pulizia delle linee non intacca certo la seduttività delle mise, contraddistinte da minilunghezze o da una silhouette affusolata: nel primo caso, i sandali alla schiava con tacco a stiletto accentuano l’ allure sofisticata. Al nero si alternano le nuance al neon di alcuni look, ma soprattutto una stampa jungle nei toni del verde e del rosa. La stessa stampa riprodotta sul Jungle Dress, l’iconico abito della Maison, sfoggiato in chiusura del défilé da una statuaria Jennifer Lopez: fu proprio lei a renderlo celebre nel 2000, indossandolo ai Grammy Awards. Per l’occasione, JLo ne ha indossata una versione “aggiornata” ancora più sensuale, sleeveless e con un vertiginoso spacco frontale, che ha mandato in visibilio in pubblico. Non è un caso che fu proprio il Jungle Dress ad ispirare la creazione di Google immagini, dove la ricerca dell’ abito divenne la più popolare di sempre.

 

GIORGIO ARMANI – In “Terra”, questo il nome della collezione, si avvicendano i capi signature del più recente Giorgio Armani: pantaloni ampl e fluttuanti, giacche nehru, lunghi abiti impalpabili, gliet che impreziosiscono gli outfit. L’ ispirazione privilegia l’ ambiente naturale, affiancando le stampe floral-vegetali a pattern paillettati che delineano farfalle, applicazioni di rose in tessuto, sciccosi boa di frange e ruches che rievocano gli agglomerati cristallini. E se i colori greige, blu e marrone rimandano ad un’idea emblematica di “terra”, il rosa, il lilla ed un celeste delicatissimo – spesso accesi di bagliori – ne sottolineano le risorse più eteree. Accessori come collane a cascata e grandi orecchini lavorati a cerchio sembrano esaltare, invece, accenti marcatamente tribali.

 

MAX MARA – Un agente segreto che non rinuncia alla propria seduttività: è questa la donna della Primavera Estate 2020 di Max Mara, che ispirandosi alla serie TV “Killing Eve” tinge di tenui nuance pastello capi ed accessori di stampo militare. Il monocolor predomina, bermuda e camicie multitasche si abbinano rigorosamente alla cravatta, le giacche hanno spalline squadrate come le t-shirt; linee sobrie si affiancano, per contrasto, a pantaloni da paracadutista cosparsi di ruches. Ma sono i dettagli a definire la personalità della musa ispiratrice di Ian Griffiths: in passerella, le modelle sfoggiano un paio di treccine ed indossano i gambaletti con le gonne ed i bermuda. Una menzione speciale va al képi, tipico cappello della Gendarmerie francese. Declinandosi nelle identiche tonalità di celeste, lilla e giallo pastello, viene abbinato persino con i long dress sinuosi e fruscianti che chiudono la sfilata, a dimostrazione di come un copricapo iper-spartano possa tramutarsi in un simbolo di femminilità: non vi sembra un motivo sufficiente per sceglierlo come accessorio della Milano Fashion Week?

 

 

 

 

London Fashion Week: 10+1 flash dalle sfilate PE 2020

MOLLY GODDARD – Elevando ai massimi livelli il suo know-how sartoriale, Goddard esalta lo stile che l’ha resa celebre. Tulle a profusione, volumi over e una miriade di ruches si tingono di cromie pastello o più vivaci. L’inedito abbinamento con materiali quali il satin, il knitwear e il denim dà vita ad outfit squisitamente drappeggiati e impreziositi da ampie maniche balloon.

Dall’ esplosivo mix & match di Vivienne Weswtood alla raffinata essenzialità di JW Anderson, le sfilate londinesi non hanno mancato neppure stavolta di catturarci con le loro proposte poliedriche. Per la selezione dei 10 + 1 look tratti dalla London Fashion Week, mi sono ispirata ad un fil rouge ben preciso: il romanticismo, la femminilità, la grazia eterea donata dal tulle coniugato con una discreta dose di ruches e di volants. Un filone, questo, ampiamente rappresentato ed evidenziato persino nelle collezioni dei brand più “insospettabili”, inneggiante in genere a soavi nuance pastello o, al contrario, cromaticamente vibranti. Non c’è da stupirsi, quindi, che anche l’accessorio che conclude la gallery qui di seguito si armonizzi con il medesimo stile e lo esalti tramite un tripudio floreale al tempo stesso sfiziosissimo e molto chic.

 

HUISHAN ZHANG – Femminilità a tutto campo per una collezione che attinge all’ Oriente declinando il tipico “Qipao” in differenti versioni ed alternandolo a trasparenze floreali in pizzo e tulle. Colpiscono le fitte ruches, profuse sia in verticale che in orizzontale su abiti che avvicendano un profondo nero a svariate – ma immancabilmente magnetiche – gradazioni di blu.

 

BORA AKSU – L’ ispirazione guarda ad una Principessa persiana della dinastia Qajar, Taj Saltaneh, femminista ed attivista per i diritti delle donne. Di conseguenza, Aksu crea una collezione che ripercorre le tappe più importanti della storia della moda e raggiunge l’ apogeo della femminilità aggraziata (il suo marchio di fabbrica) con una serie di impalpabili abiti in tulle a balze declinati in colori vivacissimi: tra il fucsia, il giallo e l’arancio spicca quel connubio dello stesso arancio con il rosa che è uno dei leimotiv cromatici della London Fashion Week.

 

VICTORIA BECKHAM – Portabilità e fantasia, un binomio che Victoria Beckham accentua in outfit fluttuanti, che si muovono con la donna che li indossa (parafrasando le sue stesse parole) e sorprendono grazie a pennellate inaspettate di colore. Il taglio essenziale dei power suit viene ravvivato da dettagli speciali: una blusa con collo a ruches, pantaloni in tonalità sorbetto, revers tipicamente anni ’70. Risaltano abiti longuette, dalla linea fluida e vagamente boho, tinti di un verde mela o di un viola acceso che li rendono a dir poco iconici.

 

SIMONE ROCHA – La designer si ispira ad antiche tradizioni irlandesi accentuando la suggestività del suo signature style. Gli splendidi abiti in tulle, arricchiti da balze in pizzo multistrato, alternano le puff sleeves alle maniche che oltrepassano il polso e sfoggiano stampe simili a quelle delle porcellane. Le linee balloon di Rocha risaltano anche su inediti long dress glitterati, ma è la rafia l’autentica novità: si sovrappone agli outfit sotto forma di decori o di “strutture” ornamentali vere e proprie. Il risultato? Un tocco bucolico che accresce il romanticismo sottilmente gotico della collezione.

 

ERDEM – Fedele alla sua estetica ricca di poesia, Erdem  crea numerosi long dress dal sapore vittoriano ma li affianca a poncho sfrangiati e multirighe. E’ Tina Modotti (fotografa, attrice e attivista italiana),  infatti, ad ispirare questa collezione: i look citano soprattutto il suo periodo messicano rinvigorendo i caratteristici motivi floreali di Erdem con sgargianti, molteplici colori ed abbinando agli abiti grandi fiocchi, foulard annodati lateralmente al corpo e cappelli a falda larga con lunghe sciarpe come sottomento. Anche in questo caso, il bicolor rosa-arancio risulta una delle combinazioni cromatiche più spettacolari.

 

PREEN BY THORNTON BREGAZZI – Una collezione sostenibile, composta da materiali rigorosamente riciclati. Le tematiche ambientali svolgono un ruolo di primo piano per Justin Thornton e Thea Bregazzi, che le hanno abbracciate seppur senza ostentazioni. I look esaltano il loro stile signature, dove predominano ruches, volants e pizzi, ma coniugandolo con texture assolutamente inedite ed eco-friendly. Per sottolineare il mood etereo delle creazioni, le modelle calzano scarpe da ballerina con lacci declinate in diversi colori.

 

CHRISTOPHER KANE – Da qualche anno Kane esplora un erotismo dai tratti vagamente fetish, e questa collezione non sfugge alla regola. “The Ecosexual Collection” esalta la natura come motivo ispiratore e crea un parallelismo tra la sua forza riproduttiva e quella umana. Il contatto con la natura è il fulcro attorno al quale ruotano i look: la sensualità che scaturisce dall’ amarsi in un prato, dal dormire sotto le stelle si esprime in creazioni dove l’elemento floreale è molto presente accanto, però, ad elementi fetish come una serie di oblò strategici, abbondanti borchie e, soprattutto, inserti azzurro-trasparenti in silicone che spuntano a sorpresa.

 

ROKSANDA – Il connubio tra “architettura, arte e moda” di Roksanda non cessa mai di stupire. Lunghi abiti vengono scolpiti dalle balze ed adornati con mantelle che li completano, il parka si alterna ai cappotti sartoriali ed il drappeggio, insieme al plissé, plasma le forme oltre che i volumi. I giochi di colore sono mozzafiato: il rosso accanto al rosa acceso o all’ arancione, l’ ocra accanto a sfumature di nude, un tocco di giallo accanto al rosa pastello…E poi, i “graffiti” astratti e multicolor che contraddistinguono alcuni look. L’ ispirazione di Roksanda, non a caso, attinge all’ artista Mary Weatherford ed ai suoi dipinti con strisce al neon incorporate.

 

BURBERRY – Con Riccardo Tisci al timone creativo, il brand-emblema della Britishness ha rivoluzionato la propria identità stilistica. Questa collezione prosegue sulla via dell’ innovazione e diversifica il patrimonio creativo del brand, sviluppando spunti del tutto inediti come le suggestioni sporty e l’ evening wear. Incentrati su una palette di bianco, grigio e beige, i look evidenziano un’ eleganza disinvolta arricchita non di rado da drappeggi, maniche scultoree e strascichi laddove meno te li aspetteresti. Le piume e le trasparenze non mancano, adottate in chiave mai sfrontata: l’ abito immortalato in questo scatto ne è una perfetta dimostrazione.

 

FYODOR GOLAN – L’ accessorio che ho selezionato dalla London Fashion Week è molto in linea con l’estetica romantica evidenziata nella gallery qui sopra. Un bouquet in diverse gradazioni di rosa “fiorisce” su un choker impreziosendo un look pink tono su tono. In una collezione avveniristica, sorprendente e mozzafiato come quella di Fyodor Golan si inserisce come dettaglio rappresentativo di una femminilità che proietta i connotati “frou-frou” direttamente nel futuro: l’ hairstyle di stampo settecentesco, ma frisé e tinto di un rosa cipria che non coinvolge le radici del capello, accentua con ironia questo mood rivoluzionario.

 

 

 

 

 

New York Fashion Week: 10 +1 flash dalle sfilate PE 2020

TOM FORD Il glamour signature del brand abbraccia accenti urban e sporty chic. Ispirandosi al famoso scatto in cui Edie Sedgwick e Andy Warhol sembrano sbucare da un tombino, Tom Ford dà vita ad una collezione molto “metropolitana”: che, non a caso, sfila in una galleria in disuso della subway di New York.

Come ogni stagione, VALIUM va all’ esplorazione delle Fashion Week di New York, Londra, Milano e Parigi: propone quindi una selezione di 10 look – più un accessorio – tratti dalle collezioni Primavera Estate 2020 che stanno sfilando in queste quattro metropoli. Oggi ci trasferiamo a New York, dove la Settimana della Moda si è conclusa l’ 11 Settembre scorso. Nella Grande Mela, molte sono le rivisitazioni dei trend che hanno spopolato di recente: frange, glitter, ruches, volumi balloon, mood anni ’70  vengono accentuati, esasperati ed aggiornati al 2020.  Resiste il dégradé così come i colori pastello, con un predominio del cipria e dell’ albicocca, ma la palette è perlopiù vivacissima. Il giallo trionfa, il fucsia e il rosa abbagliano accanto al verde mela, all’arancio e a un metafisico total white. Silhouette ultrafemminili si alternano a linee essenziali e nette, puntando su materiali quali il satin, la pelle, i tessuti plastificati, pur senza trascurare le trasparenze del tulle. All’ insegna del top color della New York Fashion Week, vale a dire il giallo, è anche l’accessorio che chiude questa gallery: sebbene per parlare di trend dovremo attendere la conclusione delle quattro Settimane della Moda che dettano legge, emerge già un radioso e briosissimo indizio di stagione.

 

ECKHAUS LATTA – Ruches e volant rivisitati in puro stile Zoe Latta e Mike Eckhaus, abiti glitterati dalle linee iper minimal, trasparenze e giochi visivi dal sapore optical: il duo rielabora i crismi della femminilità in modo del tutto personale e, soprattutto, senza mai cessare di stupire.

 

BIBHU MOHAPATRA – Virtuosismi scultorei e flash di colore che includono il giallo, il turchese, l’arancio. Bibhu Mohapatra gioca con le forme ed i volumi, scopre le spalle di sovente e non disdegna il tulle pur prediligendo tessuti più plasmabili. Il plissè declinato in inserti ornamentali geometrici, svolazzanti e simmetrici è uno dei dettagli iconici della collezione.

 

AREA – Un’ esplosione di frange, lunghissime, copiose, va oltre il concetto di “decorazione” per comporre interi – quanto sorprendenti – evening dress: è uno degli elementi clou di questa collezione, ispirata sia alla Black Culture anni ’90 che alla couture intramontabile di Christian Dior e Balenciaga. Ecco quindi che un ricorrente “bubble dress” acquista toni avveniristici e completamente inediti.

 

CHRISTIAN COWAN – Sexy-glam, audacia e gambe al vento potrebbero essere le parole d’ordine della collezione. Bagliori in lamè si coniugano con tonalità smaglianti come il fucsia e il rosso, oppure optano per la tenuità del cipria, del celeste e del lilla. Spicca un “arlecchinesco” pattern a rombi – ma rigorosamente in black and white – e non mancano outfit scenografici, impreziositi da voluminose maniche di piume.

 

SIES MARJAN – La ricca palette di Sies Marjan si intensifica spalmandosi su una varietà di tessuti che spazia dal satin al plastificato, passando per la pelle. Giallo, blu, vinaccia, verde smeraldo, rosso, celeste e lilla predominano, ma il colore clou è un’azzurro oltremare che replica l’esatta shade dei lapislazzuli: esaltato dalla seta, contraddistingue gli outfit più cool della collezione.

 

ZIMMERMANN – Senza abbandonare il romanticismo, Nicky Zimmermann fa rivivere le estati australiane dei suoi anni teen: ampie maniche a sbuffo, molto pizzo, long skirt con top dagli orli mini si contrappongono a miniabiti leggeri e riccamente decorati. Il colore si accende soprattutto nelle stampe vintage, a tema surf, riprodotte sugli oufit. Insieme alle onde che campeggiano sul fondale del catwalk, sono un dettaglio che rievoca potentemente la spiaggia e le sue atmosfere.

 

HELMUT LANG – Il minimalismo come leitmotiv supremo. Che, a parte un look contraddistinto da spalline squadratissime tipicamente anni ’80, si accompagna però a plissè fluttuanti, drappeggi e trasparenze iper femminili. Allo stesso modo il total white, colore che riflette la purezza delle linee, si alterna a varie nuance di beige, all’azzurro, al rosa e ad un giallo limone che sottolineano il fascino della collezione.

 

MARC JACOBS – E’ forse la collezione più giocosa di Marc Jacobs: coloratissima, divertente, esplosiva, fomenta il buonumore e, al tempo stesso, trascina nelle surreali atmosfere di una fiaba. Cappelli a falda larga, miniabiti ricchi di applicazioni floreali in tulle, tailleur pantalone sgargianti e long dress vagamente Hippie si alternano all’ insegna di un mix’n’match sia di pattern che cromatico. Il beauty look anni ’60, con lunghe ciglia in stile Twiggy, è stato uno dei più ammirati della Fashion Week.

 

TOMO KOIZUMI – Dopo il debutto della stagione scorsa, Tomo Koizumi continua a mozzarci il fiato con le sue incantevoli nuvole di tulle. Per l’Estate 2020 propone sette creazioni  realizzate con centinaia di metri di organza, che increspa in fittissime ruche. I volumi sono maxi, plasmano l’abito nella sua interezza, mentre i colori si avvalgono del dégradé: un ton sur ton di azzurro, rosa, viola, giallo e menta evoca quasi un effetto bonbon, mentre il bianco e il nero si mantengono “integri”. La spettacolarità dei look viene arricchita da un tripudio di fiocchi, il “grazie” di Koizumi a tutti coloro che hanno lavorato alla sua collezione.

 

MICHAEL KORS – L’ accessorio che scelgo per completare questo sintetico resoconto della NYFW è una borsa firmata Michael Kors. A tracolla e dalla linea rotonda, è tinta di un vivacissimo giallo limone e colpisce grazie alla sua allure energetica e vibrante. Oltre ad intrigare per il design accattivante, quindi, “vince” in quanto stiloso emblema di una nuance che sulle passerelle di New York ha decisamente fatto tendenza.

 

 

 

 

Paris Fashion Week: 10 flash dalle collezioni AI 2019/20

ALEXANDER MCQUEEN Sarah Burton ci porta a Macclesfield, nel nord dell’ Inghilterra, dove è nata e cresciuta. Ispirandosi ai mulini in cui è si concentra la produzione tessile, alle tradizioni, ai festival, alle brumose lande locali, manda in scena una collezione contraddistinta da una straordinaria ricercatezza sartoriale: risaltano stupefacenti “English rose” plasmate su un voluminoso, scultoreo tripudio di taffetà tinto di fucsia, rosso e nero.

Ultimo appuntamento con il focus che VALIUM dedica alle Fashion Week delle collezioni Autunno/Inverno 2019/20. Il finale, in grande stile, è ambientato nella Ville Lumière: dal 25 Febbraio al 5 Marzo scorso, la settimana della moda parigina è stata un susseguirsi di creazioni, trend e motivi ispiratori di sorprendente suggestività. I riflettori si accendono sulle maxi spalline che rievocano gli anni ’80, ma esibiscono forme “scolpite” del tutto contemporanee; intriganti reminiscenze coinvolgono anche le decadi dei ’70 e dei ’50, di cui viene rielaborato il coté ribelle così come quello di matrice glam-chic. E se un tripudio floreale si affianca ad accenti “amorosi” e romantici, non mancano input prettamente attuali quali il mondo digital o i conflitti planetari: la moda, avvalendosi di una sartorialità squisita, fa uno statement ed espone il suo punto di vista su questi temi.

 

DIOR Lo chic si coniuga con la ribellione, la classe con la sovversività: Maria Grazia Chiuri guarda alla foto in cui la Principessa Margaret, per il suo ventunesimo compleanno, fu immortalata in un meraviglioso evening dress di Christian Dior da Cecil Beaton. Si rifà quindi ai Fifties delle Teddy Girl, rivoluzionarie figure femminili, reinterpretando pezzi iconici dell’ heritage della Maison come il tailleur Bar, il blouson nero in pelle, l’ abito Miss Dior, alla luce di una controcultura che all’ epoca dilagò letteralmente.

 

SAINT LAURENT – Focus sulle spalle, squadrate e super importanti. E poi, un omaggio agli anni ’70 tanto amati da Monsieur Yves: a prevalere sono giacche da smoking in varie declinazioni indossate con i soli collant, ma anche minidress monospalla, short abbinati ad alte cinture e a cappelli a falda larga. Il tutto, aggiornato ad un mood potentemente contemporaneo. Il total black predomina, acceso dal luccichio delle perline, mentre il finale è un susseguirsi di look surreali che, tra stampe zebrate e piume, stupisce tingendosi di cromatismi fluo.

 

CHANEL – Lunghi cappotti di tweed, pantaloni ampi e morbidi, fedora che replica sofisticatamente il pattern degli outfit: è un’ eleganza molto bon chic quella pensata da Karl Lagerfeld – insieme a Virginie Viard- per il suo “gran finale” chez Chanel. Questa volta la Maison ci trasporta in uno scenario alpino,  tra le montagne innevate, con lo “Chalet Gardenia” sullo sfondo. Pied-de-poule e stampe check la fanno da padrone, alternandosi alle fantasie nordiche riprodotte sulle gonne e sugli abiti in lana che, strizzati in vita, si svasano a campana con estrema grazia.

 

BALMAIN – Una femminilità fatta di contrasti che convivono in libertà e senza etichettature: la donna pensata da Olivier Rousteing alterna coprispalle impreziositi da un tripudio di rose a borchie e spuntoni disseminati sui biker jacket, sugli stivaletti, sui minidress dalla linea scultorea, non lesinando audaci outfit in piume o lunghi abiti con trama a rete declinati nel mohair più soffice. Berretti in pelle con visiera donano grinta a look che spaziano dal denim al cuoio, dalla vernice al PVC trasparente, delineando una seduttività potentemente unconventional.

 

VALENTINO – Romanticismo e poesia, in senso sia figurato che letterale: Pierpaolo Piccioli – in collaborazione con Jun Takahashi di Undercover –  li profonde a man bassa in una collezione il cui leitmotiv, una stampa neoclassica raffigurante due amanti che si baciano, viene intervallato da motivi di farfalle e rose. Affascinato dal “Movimento per l’ Emancipazione della Poesia”, che è solito disseminare liriche sui muri di tutto il mondo, il designer si avvale dell’ apporto di giovani poeti quali Robert Montgomery, Greta Bellamacina, Mustafa The Poet e Yrsa Daley-Ward per riprodurre versi in ogni più recondito angolo degli abiti e degli accessori.

 

MAISON MARGIELA – Sulla linea delle tematiche sviluppate nella collezione Artisanal Primavera/Estate 2019, John Galliano porta avanti il concetto di “degenerazione” degli abiti e di “decadenza digitale”. Entrambi conducono a una purificazione estrema degli outfit, che vengono ridotti al nucleo attraverso sartoriali rielaborazioni della loro struttura portante. Leitmotiv sono le spalle enfatizzate, le maniche allungate, l’ essenzialità delle linee. Tra cuciture a vista, graffiti multicolor e inaspettati sbuffi di piume, il brand ridefinisce i crismi della sua nuova estetica senza tralasciare le ormai iconiche Mary Jane ultrapiatte, stavolta rigorosamente in total black.

 

CELINE – Hedi Slimane abbandona il glam-rock del suo esordio con Celine a favore del mood “bourgeois” insito nel DNA del brand. L’ ispirazione spazia a cavallo tra gli anni ’70 e gli ’80, ripristinando gonne-pantalone, jeans skinny, bluse con jabot, mantelle anche in pelliccia e una grande quantità di blazer. Torna il giaccone in shearling, il golfino scintilla d’oro in stile disco e i look sono completati da cuissardes oltre il ginocchio. Predominano colori sobri come il beige, il blu, il grigio, il nero, affiancati a pennellate di bordeaux. L’allure anni ’70 è accentuata dagli occhiali da sole “aviator” che all’epoca facevano furore.

 

GIVENCHY – “The Winter of Eden”, “l’ Inverno dell’ Eden”, è il titolo della collezione. E come in uno stato di grazia cristallizzato ed idilliaco al tempo stesso, Clare Waight Keller sposa armonicamente forme geometriche, ben scolpite,  con il fascino soave delle fantasie floreali e del plissé. Il focus è sulle spalle e sulle maniche, esaltate rispettivamente da maxi volumi arrotondati e grandi strutture a campana, ma risaltano anche le inedite puffer jacket che vanno a sovrapporsi a spolverini lineari. Ricordano un vero e proprio giardino dell’ Eden, invece, gli abiti “fioriti”, plissettati e con colletto a ruche: declinati in colori vivaci, ma non squillanti, rievocano la preziosità degli antichi vasi giapponesi.

 

COMME DES GARçONS – Il nero trionfa, in questa collezione ispirata al “buio” del mondo contemporaneo. Rei Kawawubo mette la sua proverbiale ricerca sulle forme, sui volumi e sui materiali al servizio di creazioni a dir poco spettacolari: “armature” in pelle e gomma, crinoline futuribili, vistosi cappucci, linee a palloncino quando non a vera e propria sfera si accompagnano a fitte ruche, intarsi in rete ed abiti che sembrano ridotti a brandelli a causa di un’ esplosione. Sono look che hanno un so che di apocalittico, rievocano le bombe e le macchine da guerra, ma più che al “militaresco” rimandano a una sorta di gotico avantgarde. A un “Raduno delle Ombre” (così Kawawubo battezza la sua collezione) che, riunendosi, riescono a esorcizzare ogni male.

 

 

 

 

 

 

London Fashion Week: 10 flash dalle collezioni AI 2019/20

SIMONE ROCHA – I virtuosismi in tulle si alternano ad una vernice molto fetish che rimanda alla pellicola “Peeping Tom” di  Michael Powell. Maniche a sbuffo e forme a palloncino predominano, abiti impalpabili sorprendono grazie a reggiseni a vista, culotte intraviste tra le trasparenze e calzettoni evidenziati dalle lunghezze mini. La collezione è un’ omaggio a Louise Bourgeois, l’ artista che da sempre ispira Simone Rocha.

VALIUM prosegue nel suo viaggio verso le capitali della moda. Oggi è la volta di Londra e della sua Fashion Week: dalle sfilate delle collezioni Autunno/Inverno 2019/20 ho, come sempre, selezionato dieci look emblematici. La capitale inglese sancisce il trionfo delle piume, delle linee a uovo o palloncino e delle morbide maniche a sbuffo, alternando silhouette essenziali ad una sartorialità scultorea. Il tulle si conferma tessuto al top ed ancora una volta è Molly Goddard a dotarlo di  un twist potentemente iconico, mentre sul versante pattern predominano svariate declinazioni del “mix and match”. Il colore esplode in pennellate vivide, non di rado fluo, mentre un tripudio di nuance pastello esalta creazioni sognanti. Da segnalare l’ evoluzione stilistica di Burberry guidato da Riccardo Tisci: un inedito e sbalorditivo amalgama in cui il Dna del brand si fonde con lo sportswear e con la lingerie più cool.

 

VICTORIA BECKHAM – Una femminilità decisa ma soft al tempo stesso, fatta di silhouette essenziali e fluide. Pantaloni ampi, attillati maglioncini in cachemire e gonne longuette delinano uno chic che si accende di squarci di rosso vivo. Coloratissimi anche gli stivali, aderenti come una seconda pelle e declinati in versione open toe. Lady Beckham, che ha appena lanciato il suo canale YouTube, è senza dubbio un vulcano di energia.

 

ERDEM – Eleggendo a musa la Principessa Orietta Doria Pamphilj, la collezione pullula di sofisticate linee a uovo, piume, fiocchi avvolti attorno al collo e profusi sugli abiti longuette a balze. Non mancano full skirt dal sapore anni ’60, mentre i fiori tanto amati dal designer si alternano ad  un pattern check in stile “bon ton”. Lunghi veli neri ricoprono il volto e gli outfit accentuando una allure misteriosa, vagamente dark, che ben si accorda con l’aristocratica eleganza delle creazioni.

 

MOLLY GODDARD – Gli abiti in tulle, un “trademark” dello stile Goddard, raggiungono l’apice della ricercatezza sartoriale: sbuffi, balze e fitte ruches ne fanno dei veri e propri capolavori scultorei. Per questa stagione si tingono di colori fluo e si indossano rigorosamente con i pantaloni, abbinati agli scarponcini casual che Penelope Chilvers ha creato per il fashion show. Tra gli accessori clou rientra anche un passamontagna che lascia scoperto il volto, di frequente annodato intorno al collo a mò di sciarpa.

 

BURBERRY – Con “Tempest” (questo il nome della collezione), Burberry consolida l’ iter della sua nuova fase creativa. Riccardo Tisci si rifà a due distinti filoni tematici, rielaborando suggestioni 90s nel primo, dove lo sportwear e rivisitazioni avantgarde del “check” prevalgono, e donando una allure inedita (top sleeveless in pelle, mantelle che adornano il trench come fossero strascichi) al secondo, più prettamente riferito all’ heritage del brand.

 

PETER PILOTTO – L’ ispirazione attinge a Zsolnay, celebre brand ungherese di ceramiche, e tutta una serie di look “acquarellati”, in sognanti tonalità pastello e dalle linee arrotondate, cattura letteralmente l’occhio. In un tripudio di frange, piume e pattern floral che rievocano carte da parati rétro, risalta lo scintillio metal di mise ultraplissettate come le tuniche di certe sculture della Grecia Antica.

 

CHALAYAN – Pochi colori: il bianco, il nero, il blu, il burgundy, il grigio, giostrati tra la tinta unita, il pattern fiorito e quello a righe. Linee nette ben si coniugano con asimmetrie e sapienti drappeggi. Materiali suddivisi tra tessuto e pelle accentuano il vigore di creazioni dalla femminilità essenziale, costantemente combinata con dettagli di corsetteria. Chalayan celebra il suo 25mo e manda in scena tre look che declamano il verbo “Essere” coadiuvati dai marionettisti di Bunraku.

 

CHRISTOPHER KANE – “Liquid Ladies”, ovvero il fetish in chiave chic: Kane esplora le declinazioni del desiderio a 360° e si addentra nell’ universo dei “Looners” (attratti dai palloni), dei “Rubberist” (fan della gomma) e degli “Sploshers”(amanti del liquido spalmato sul corpo), rendendo queste denominazioni degli slogan ricorrenti nella collezione. Look eleganti/intriganti evidenziano catenelle di cristalli a multiplo giro, bordature borchiate e numerosi dettagli in gomma.

 

MARY KATRANTZOU – Ispirandosi ai quattro elementi (fuoco, terra, aria, acqua), Katrantzou dà vita ad una collezione di raffinatissima couture. Trionfano ruches e piume di struzzo, la palette cromatica è un’ esplosione di colori arcobaleno. In quanto principi fondanti di vita, i quattro elementi si traducono in look che evocano una natura rigogliosa, straordinarie infiorescenze, galassie stratosferiche: un viaggio nelle meraviglie della creazione primordiale.

 

VIVIENNE WESTWOOD – Una collezione attivista per Dame Vivienne Westwood, paladina dell’ eco-sostenibile e della salvaguardia ambientale. In un travolgente mix di pattern si alternano culottes a vista, mantelle asimmetriche e completi check, senza tralasciare t-shirt “manifesto” che divulgano le ultimissime battaglie della designer. In testa, corone di cartone colorato recitano “Angel” e “World” come slogan, mentre parigine a metà coscia potrebbero essere scambiate per dei variopinti tattoo tribali.