Palette d’equinozio

ROCHAS

L’ Autunno è arrivato, e l’ Equinozio ha ufficialmente sancito il suo ingresso. La nuova stagione porta con sé una caratteristica, inconfondibile palette cromatica. Basti solo pensare al foliage, la transizione del fogliame degli alberi a tonalità quali il giallo, il rosso, il marrone in svariate gradazioni: lo spettacolo che le fronde offrono è tale da essere ammirato tramite escursioni apposite. Il beige, il ruggine, il senape e il burgundy si alternano in una suggestiva tavolozza a cui si aggiungono il celeste etereo del cielo venato di foschia, il vinaccia dei grappoli d’uva, il rosso dei frutti di bosco. Tutti colori che le collezioni AI 2018/19 non tralasciano di replicare, instaurando un connubio tra stile e meraviglie della natura declinate nelle nuance più pittoresche e intense.

 

VERSACE

ROKSANDA

ALEXANDER MCQUEEN

SIES MARJAN

MOLLY GODDARD

ALBERTA FERRETTI

 

Autunno Wishlist – 10 + 1 motivi fashion per amare la nuova stagione

DOLCE & GABBANA – Il beanie in versione regale

All’ Equinozio d’Autunno mancano ancora tre settimane, ma è il momento giusto per dare un’ occhiata in giro ed esplorare le tendenze più interessanti di stagione: outfit, dettagli beauty, accessori che contribuiranno a donare un tocco speciale ai mesi a venire.  In questa selezione, qualche proposta da includere in una wishlist ad alto tasso di coolness.

 

DELPOZO – Il bolerino in ecopelliccia color blu Klein

 

MARCO DE VINCENZO – Il piumino-fiocco in PAL system

 

DSQUARED2 – L’hairstyle 60s cotonato della adv scattata da Mert Alas & Marcus Piggott

 

GUCCI – Le sneaker Flashtrek con cristalli

 

TOM FORD – L’ animalier in un mix and match di pattern, colori e materiali

 

ADAM SELMAN – I collant in full color e l’ allure 80s

 

GIORGIO ARMANI – I vistosi bijoux etno da abbinare ad accessori a tema

 

JOHN GALLIANO  – L’ abito nude in tulle da indossare sopra i pantaloni

 

DIOR – La Saddle bag in versione patchwork, cool trend di stagione

 

BURBERRY – La mantella rainbow con colletto in total red

 

 

Pre-Fall 2018: l’ incanto del dreamy dress

Delpozo

E’ tempo di Pre-Fall: con l’Autunno dietro l’angolo, la voglia di sperimentare nuovi look sale alle stelle. Le collezioni dedicate a questo periodo “ibrido”, a cavallo tra l’Estate e la nuova stagione, ci vengono incontro con creazioni ad hoc. Per esaltarne l’ incanto, niente di meglio che una selezione di abiti che sembrano usciti da una fiaba. Che siano da giorno o da sera, il risultato non cambia: denominatore comune, un’ anima dreamy e l’ esplorazione di un’ iconica femminilità.

 

Christopher Kane

Marco De Vincenzo

Roksanda

Valentino

Givenchy

Prabal Gurung

Georges Hobeika

Alexander McQueen

Carolina Herrera

 

 

In a Holiday Mood

DELPOZO

Righe marinare, pattern etnici, colori che evocano il piumaggio di un pappagallo esotico…Il tutto, alternato a un bianco luminoso o ad eteree texture declinate nelle cromie di un tramonto tropicale. Le collezioni Resort  (in questo caso, 2018) celebrano “la vacanza” per definizione e con essa il viaggio, l’ esplorazione di terre lontane e di nuove culture: niente di meglio per tracciare una breve sintesi del mood che anima la tanto vagheggiata Estate.

 

MARY KATRANTZOU

GIORGIO ARMANI

GIVENCHY

MISSONI

 

Photo: Maison

 

Azzurrità infinita

Ralph & Russo

Un azzurro chiaro, impalpabile, terso come un mare incontaminato e come il cielo d’estate: Little Boy Blue è la più rasserenante tra le nuance che Pantone dedica alla stagione calda. Il suo nome richiama la tonalità delle tradizionali coccarde in tulle che si appendono alla porta per annunciare l’ arrivo di un maschietto, ma rifugge da ogni barriera di genere. Ci piace però associare il Little Boy Blue alla soavità dei fiocchi nascita, alla loro consistenza eterea, con lo scopo di rievocare gli spazi illimitati a cui si lega. E’ così che mare e cielo, replicandone la gradazione di azzurro, si fondono in un’unica distesa indistinta: quella dell’ infinito.

 

Dsquared2

Blumarine

Ermanno Scervino

Ralph & Russo

 

 

 

Kaimin, audacia e avveniristica sperimentazione

 

Quando Bjork ha indossato uno dei suoi abiti durante il Dj set che ha tenuto ad Art Basel Miami Beach 2017, ha fatto furore: color fucsia cangiante, silhouette come un’ avveniristica farfalla, la mise sfoggiata dalla popstar islandese è già iconica. A firmarla è Kaimin, giovane designer sudcoreana che fa dell’ eclettismo la sua bandiera. Artista concettuale, stilista, regista e attrice, Kaimin incarna una creatività sfaccettata e senza limiti. Passioni, ispirazioni, stimoli, tutto converge in lei e forgia il suo stupefacente immaginario. Dichiara di non avere messaggi da veicolare, ma la ricerca di un’ armonia tra gli opposti, tra lo Yin e lo Yang, è il leitmotiv di creazioni che concepisce con lo scopo di suscitare reazioni “ad ampio spettro”, che tocchino le corde delle emozioni: ci riesce alternando le tecnologie più innovative a lavorazioni ben rodate e testando sempre nuove prospettive. “Sperimentazione” è una parola d’ordine che anni orsono, quando si è trasferita a New York, Kaimin ha tramutato nel fulcro della sua estetica. Quel periodo ha rappresentato una tappa fondamentale nell’ iter della designer. Lo styling per riviste del calibro di Vogue, W, Arena Homme Plus e il lavoro a stretto contatto con guru come Ellen Von Unwerth, Steven Klein, Inez & Vinoodh e Terry Richardson sono state esperienze che, mixate allo spirito avantgarde della Grande Mela, hanno contribuito a definire i codici del brand che Kaimin ha battezzato con il suo stesso nome.  Nella sua ricerca, l’ audacia e un’ anima potentemente unconventional si fondono a una femminilità primordiale che abbraccia la sensualità in tutte le declinazioni: l’ erotismo raggiunge accenti fetish ma, paradossalmente, il corpo non viene mai esaltato. Almeno, non nel senso standard del termine. Gli abiti lo analizzano, lo alterano attraverso materiali hi-tech che accentuano un mood surreale, un’ alchimia di elementi Punk proiettati in futuribili scenari. Il risultato sono look esplosivi, ma mai privi di una sofisticatezza intrinseca, e un tripudio di colori al neon non fa che aggiungere giocosità a creazioni squisitamente, ricercatamente spettacolari. In questo post, una selezione di mise a tema “fluo con ruches” dalla collezione PE 2018 di Kaimin.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il focus

 

Un solo aggettivo, per descrivere questo look: iconico. Iconico nello stile, nei dettagli e persino nell’ ispirazione, dato che nasce come tributo ad una musa 80s del calibro di Tina Chow. La collezione Primavera/Estate di Philosophy ruota interamente attorno alla sua figura e ne celebra il look inconfondibile, un concentrato di suggestioni “tomboy” e puro chic. Modella, designer di gioielli e fashion icon, Tina Chow nacque in Ohio da padre americano di origini tedesche e madre giapponese. Cominciò a posare come volto di Shiseido e, da allora, venne immortalata da top names della fotografia mondiale quali Helmut Newton, Arthur Elgort e Cecil Beaton: in lei, una femminilità squisitamente orientale si contrapponeva, per contrasto, a un pixie cut androgino che esaltava i suoi lineamenti perfetti. L’ unicità è sempre stato l’ atout di questa regina di stile – ben presto divenuta musa di Yves Saint Laurent e Issey Miyake – che collezionava abiti di Mariano Fortuny e adorava mixare capi couture ai suoi acquisti nei mercatini. Anche quando iniziò a trascurare i folli party newyorchesi per dedicarsi al design del gioiello, le sue creazioni in oro, argento, bambù, cristallo di rocca, seta e legno rivelarono un’ estrosità e doti da trendsetter indiscussa: era la fine degli anni ’80 e poco tempo dopo, nel 1992, Tina Chow sarebbe morta a causa di complicanze associate all’ Aids. Questo look, ideato da Lorenzo Serafini per Philosophy, evoca mirabilmente il fascino di un’ icona che, a tutt’ oggi, rimane un punto di riferimento supremo. Un lungo abito di pizzo in total black alterna trasparenze e bande di geometrici ricami. Il top, fasciante, si adorna di dettagli a contrasto come i polsini e un foularino dal gusto sporty, mentre una vistosa cintura obi interrompe la sofisticatezza del nero con un tocco di rosso passione. Ai piedi, sandali alla schiava infradito accentuano la sensualità della mise ricordando i tradizionali okobo, le calzature indossate dalle maiko (apprendiste geisha) giapponesi.

 

Rainbow Magic

Libertine

Proprio mentre negli USA, a Santa Monica, impazza la pizza glitter e arcobaleno di Dagwoods, per le cromie dell’ iride è di nuovo boom: le collezioni Primavera/Estate le adottano copiose, in versioni che non disdegnano i luccichii oppure alternano stripes geometriche a nuance sfumate. L’ arcobaleno, uno dei più straordinari fenomeni naturali, non cesserà mai di ispirare il fashion world. Una magia che lo ha introdotto nella categoria del mito e colori che sono pura meraviglia visiva ne accrescono il fascino a titolo perenne. Il suo è un incanto atavico, lo stupefacente emblema che segna la fine della tempesta. Non è un caso se un po’ tutti, prima o poi, abbiamo amato credere a quell’ antica leggenda irlandese che colloca una pentola piena d’oro alla fine del suo arco iridato: nessun’ associazione con la crisi economica, piuttosto una malia che si ripete ogni volta che il suggestivo spettacolo dell’ arcobaleno ci rapisce e ci lascia senza fiato.

 

Philosophy di Lorenzo Serafini

Dolce & Gabbana

Moschino Resort

 

Carolina Herrera

 

 

P. M. N. 3: MSGM celebra i suoi capi iconici con una capsule in full color

 

Il suo nome è P.M. N. 3 ed è la capsule tramite cui MSGM celebra i capi iconici del suo archivio reinterpretandoli con un twist iper contemporaneo. All’ insegna del puro glam si alternano felpe con stampe-logo, t-shirt, maglie crop in cromie multicolor, pantaloni sia in versione slim che con leggera svasatura, gonne plissettate, abiti patchwork o in floral print, e non mancano camicie con polsini a contrasto o pervase di pattern stripes. Lo chic serale si declina in total pink e prende la forma di un tuxedo con pantalone in coordinato. In questo tripudio in full color sono inclusi anche gli accessori: foulard  che ostentano palette di nuance con i relativi codici si fanno ancor più sorprendenti affiancandosi a variopinti bouquet floreali. E’ il trionfo di uno stile vibrante, che a una allure vagamente sporty coniuga forme movimentate da un mix and match di pattern, shade cangianti e plissé scultorei. Da P.M.N.3 ho selezionato 5 + 1 capi: la mia personale sintesi di una capsule che è già un must per tutti i fan di MSGM, e non solo.

 

 

Alla giacca tuxedo in jersey (vedi foto sotto il titolo) mi piace abbinare – in modo niente affatto scontato – i pantaloni slim nell’ identica nuance di rosa. In doppio crepe cady, sono adornati da tasche frontali all’ americana e da una tasca piatta posizionata sul retro.

 

 

L’ abito nero in viscosa, sleeveless e lungo fino a metà polpaccio, viene ravvivato da una miriade di plissé multicolor.

 

 

Senza maniche, in misto lana, la maglia crop è una vera e propria scacchiera di colori sul davanti, mentre il retro è in plain pink. Le bordadure a costine creano un contrasto giocoso di toni, “sigillato” dalla lettera M in bella vista sul fondo del top.

 

 

E’ impreziosito da una scia di piume, il mini abito patchwork che riassume i punti cardine di P. M. N.3: scolpito da una miriade di pieghe, alterna check in technicolor e pattern floral a un bianco candido prima di declinarsi nel fascinoso rosa confetto del plumage. La linea ad A rievoca decise reminescenze Sixties.

 

 

Ancora rosa, fortissimamente rosa: ma questa volta si tratta di una preziosa nuance di rosa antico. La longuette plissé è in poliestere interamente ricoperto di paillettes, e “danza” intorno al corpo con soavità leggera. Abbinata ad una delle felpe sporty della capsule, acquista subito un’ irresistibile allure fondata sull’ antitesi di stili.

 

 

Tra suggestioni gotiche e “memento mori”: la Gucci Cruise 2019 sfila nella necropoli di Arles

 

Cala il buio e l’ atmosfera si fa sepolcrale, ad Alyscamps: lingue di fuoco baluginano tra i resti della necropoli, fumi di nebbia si diffondono mentre le campane scandiscono cupi rintocchi. In sottofondo, i seicenteschi “Vespri della Beata Vergine” di Claudio Monteverdi impregnano l’aria di pathos e file di ceri ardono accanto ai monumenti funebri. E’ in questo scenario che va in scena la Gucci Cruise 2019. Una cornice suggestiva, carica di una significatività profonda: citata da Dante nel IX Canto dell’ Inferno, Alyscamps rappresenta uno delle più antiche “città dei morti” dell’ era romana e si trova in Provenza, nei pressi di Arles. Alessandro Michele l’ha scelta come location di una collezione gotica, ma non solo, in cui la riflessione sulla morte si interseca a un fil rouge ispirativo che più che mai viaggia attraverso lo spazio e il tempo.

 

 

L’ ululato delle civette e dei rapaci notturni risuona, sinistro, durante tutto lo show, i modelli costeggiano una scia di fuoco che li accompagna lungo questo singolare catwalk: a sfilare sono vedove d’antan, madonne rinascimentali, giovani groupie, aspiranti rockstar con il mito di Billy Idol, e i look che sfoggiano (ben 114) mixano sacro e profano ad una straordinariamente ricca varietà di stili. Lunghe cappe in velluto si alternano a skinny pants in vinile, abiti ricamati con costati votivi, moderni pepli dalle mille plissettature, stampe check e tigrate, un tripudio di piume, ruche e frange, luccichii profusi, dress caftano e suit dotati di pantaloni a zampa. I disegni del trio creativo Antoinette Poisson si avvicendano ad un mix and match di pattern che non tralascia l’ heritage, come l’ iconica Flora print proposta in abbondanza sui foulard.

 

 

 

Accanto è un pullulare di citazioni di Dante Alighieri, lettering SEGA, scritte “Memento Mori” e “Chambres des Squelettes” ostentate – rispettivamente – sui pants affusolati e sui sandali,  che coniugano l’ universo Gucci ai motivi ispirativi della collezione. Non mancano, però, ulteriori grafismi iconici: un esempio? Il Pan stilizzato che fa da logo al leggendario Chateau Marmont, l’ Hotel forse più indiscindibile dalla storia del rock. E non è certo un caso. Alla ricerca di nuovi tipi di bellezza, di un’estetica che sfrondando ogni stereotipo sperimenta identità inedite (“Mi piacciono le cose che sembrano qualcosa ma non lo sono”, ha dichiarato Alessandro Michele), i cenni al rock world e ai suoi idoli si affiancano come una costante che ricorre tra i temi della Gucci Cruise 2019.

 

 

 

Perchè in quest’ ode spassionata alla libertà di stile e ad un nuovo senso dell’ “essere” e dell’ “apparire” non poteva venir meno il potente appeal esercitato da chi “gioca” con il suo personaggio per eccellenza, come appunto fanno i divi del rock. In linea con tale mood, anche gli accessori si tramutano in veri e propri statement: megaocchiali declinati nei più fantasiosi modi, turbanti, pillbox hat e copricapi vintage che Frankie Olive adorna di lunghe piume si abbinano a sandali di stampo “francescano” e a sneakers con maxizeppa in puro stile Spike Girls, mentre handbag con la doppia GG in multiple declinazioni vengono frequentemente sostituite da bouquet di fiori  “in memoriam”.

 

 

 

Tra i monili, accanto a sontuosi pendenti d’oro che riproducono conchiglie, la croce si tramuta in un leitmotiv e appare in bella vista in ogni variante jewel. Nel pot-pourri di epoche che la Cruise assembla risalta, inoltre, un doveroso omaggio al periodo romano: acconciature a ondine che sembrano scolpite in un busto di fine Impero evidenziano una sofisticatezza minuziosa e irresistibile.

 

 

 

Tutto intorno, il fuoco continua a sfavillare nella notte. A metà tra Inferno dantesco e simbolo sacrale, non va trascurata la sua valenza di forza che favorisce l’unione degli opposti oltre che la rigenerazione ciclica della natura: due elementi con cui l’ estetica “gender fluid” di Gucci e l’ emblema ricorrente dell’ ouroboros hanno molto in comune. Ma a concludere lo show non è una vestale, bensì una donzella biancovestita che rievoca l’ etereità spettrale di – a scelta – una creatura dell’ oltretomba o de “La sposa cadavere”. Cala il sipario su uno show che sarà ricordato a lungo, oltre che per lo splendore dei suoi abiti, per la scenografia impattante e la strepitosa potenza evocativa.