Samantha

 

Ero seduta accanto a una ragazza con un abito di gomma; sembrava che l’avessero pitturata di lattice. Il segnaposto diceva: Samantha Binghamton e ogni due secondi le scattavano una foto. Aveva una selvaggia chioma nera (forse una parrucca) e un collo lungo e magro, (…) molto elegante (…). Aveva conosciuto il marito – seduto accanto a lei – in seconda elementare. Lui veniva da una famiglia favolosamente ricca e ora aveva una delle gallerie più famose del mondo. Lei era stata una celebre agente cinematografica, amicissima di Dustin Hoffman e John Houston, e uno dei suoi clienti era in un film che aveva fatto piazza pulita degli Oscar l’anno precedente. Eppure, nonostante avesse solo 28 anni e fosse quasi all’apice della carriera, aveva deciso che non era felice. Dato che suo marito la poteva mantenere e lei non aveva bisogno di lavorare, aveva mollato il lavoro due settimane prima per diventare una rock star. Quello era il suo sogno. Al momento non aveva ancora trovato un manager, ma sembrava dovesse succedere da un momento all’altro. (…) Nella toilette ci applicammo vari strati di make up cavati dalla trousse di Samantha. “Il tipo seduto vicino a te”, disse incipriandosi il naso, “stai con lui, vero?Viviamo insieme”, risposi. E’ Stash”. Proprio questo volevo chiederti “, ricominciò lei. E’ Stash Stosz, vero? Quello a cui hanno appena fatto una recensione terribile?  “Già”. Tirò fuori uno spinello dalla borsetta. “E’ ricco?” chiese accendendo lo spinello e passandomelo. “No”. “E tu?” “Neanche”. “E allora, perché stai con lui?” “Beh, io….” Balbettai. Ero sbalordita.

 

Tama Janowitz, da “Schiavi di New York”

 

 

Giambattista Valli Haute Couture AI 2020/21: suggestioni parigine declinate in un tripudio di tulle

 

Come molti altri designer, Giambattista Valli ha concepito la sua collezione Haute Couture Autunno Inverno 2020/21 durante il lockdown, e delle atmosfere uggiose che hanno segnato quel periodo si rinvengono indizi nel video di presentazione. Valli ha scelto un’unica modella per sfoggiare tutti i look, Joan Smalls, mentre le scene si sdoppiano grazie allo split-screen: nelle sequenze a destra la Smalls indossa abiti regali,  in quelle a sinistra scorrono le immagini di una Parigi in transizione tra l’ inverno e la primavera. La Ville Lumière, riconoscibile dalla Torre Eiffel che si staglia sullo fondo all’ inizio del video, è immersa in un grigiore cupo e a volte greve, ma i mandorli fioriti che la cinepresa inquadra aprono la strada alla speranza. La natura va avanti comunque, segue il suo corso, i fiori sbocciano nonostante il dramma del Coronavirus. E anche la Couture di Giambattista Valli sboccia, splendida e maestosa: lo stilista punta sul suo capo cult, l’abito in tulle, declinandolo in una serie di creazioni spettacolari, voluminose ma impalpabili, impreziosite da balze, strascichi e miriadi di ruches.

 

 

In tempi di Covid-19, il designer non lesina sui metri di tessuto e si mantiene fedele a un’ opulenza raffinata che è ormai il suo trademark. Un modo, forse, per sottolineare che lo stile non si arrende alla pandemia (sfilate a parte), che il gusto per la meraviglia ed il fiabesco “rifioriscono” ogni volta così come rifiorisce la natura. Ecco quindi che al tulle si affiancano materiali quali la seta, il taffetà magistralmente scolpito, tutti iper scenografici e adornati dal fiocco tipico del brand: quest’ ultimo, che sia un motivo ornamentale o parte integrante dell’ outfit, accentua la femminilità di look già di per sè aggraziati. Le lunghezze spaziano da quella maxi – con strascico o senza – a quella mini, non meno ricca: inserti o bordature di ruches, drappeggi, mantelle in chiffon multistrato, mega fiocchi e strascichi fluttuanti tramutano ogni abitino in un capolavoro supremo. Tra gli accessori risalta una gorgiera in tulle, indossata sul volto anzichè sul collo, che lascia scoperti solo gli occhi. Fa pensare a una mascherina protettiva deluxe; quel che è certo, è che corona l’ outfit in modo squisito. La palette cromatica alterna il rosa pastello al bianco, all’ avorio, al nero, al rosso e al fucsia: colori che valorizzano una collezione meravigliosamente in fiore nonostante il “fermo” imposto dalla pandemia globale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sera d’estate

 

Un gabbiano d’argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte, stelle.
(Pablo Neruda)

A cena qui, stasera? Un frizzantino per iniziare e il mare che riempie lo sguardo. Quando il sole tramonta è il momento ideale: il cielo vira a un mix di arancio, giallo e rosa, immergendo il panorama in una luce onirica. Sulla spiaggia le voci si smorzano, sostituite dallo stridio dei gabbiani. Le onde si acquietano e il loro ritmo diventa ipnotico, instaurando una meravigliosa armonia con la calma del mare. Sono momenti magici, intrisi di vibrazioni mistiche: istanti in cui l’ anima abbraccia l’infinito e si fa un tutt’uno con il cosmo. Aggiungete a questo stato di grazia del buon vino e un delizioso menu a base di pesce. Ma anche chiacchiere a ruota libera, sorrisi,  l’ ebbrezza delle ore condivise con qualcuno con cui siete in sintonia…Vi renderete conto che sì, la vita è davvero bella, e che in fondo basta poco per essere felici: il mare, un cielo al tramonto, un calice di bollicine e la frizzante euforia di una serata estiva. “Carpe Diem”, diceva Orazio. Cogliete l’attimo! Distaccatevi dalla quotidianità per inoltrarvi appieno in una dimensione incantata.

 

 

Marc Jacobs lancia Perfect, la fragranza che ha come motto “I am perfect as I am”

 

“I am perfect as I am”, sono perfetto così come sono: uno slogan che per Marc Jacobs è diventato un vero e proprio mantra. Non stupisce, dunque, che sia proprio Perfect il nome della sua nuovissima fragranza, un’ eau de parfum giocosa e “scoppiettante”. L’originalità, l’unicità, la diversità rappresentano dei valori supremi, legati a doppio filo con l’ accettazione di sè e con l’ autostima. Marc Jacobs ha voluto celebrarli attraverso un’ essenza mozzafiato a partire dal suo pack: il flacone dalle linee arrotondate, tinto di un rosa che si irradia dall’ interno, sfoggia un tappo sormontato un tripudio di charms, selezionati ad uno ad uno dal designer stesso. Multicolor e eterogenei, questi oggetti in miniatura (un fiocco, una stella, una buccia di banana, una tessera del domino, una mini scarpa) danno vita a un pot-pourri pieno di stile. La confezione è altrettanto sorprendente, decorata com’è con il disegno di un flacone di Perfect sul palmo di una mano e con il nome manoscritto del profumo  affiancato da una manciata di stelle: un’ illustrazione dell’ artista Jacky Blue che emana brio, spensieratezza ed eleganza al tempo stesso.

 

 

Dopo aver esaminato l’involucro, eccoci arrivati al jus. Che è luminoso e iper femminile, ma assolutamente sui generis. Perfect esordisce con fresche note floreali di narciso e di rabarbaro, mentre il suo cuore è ricolmo di soffice latte di mandorla. Il fondo, intenso, combina avvolgenti accordi di cashmeran e legno di cedro. L’ imprinting olfattivo della nuova fragranza di Marc Jacobs riflette alla perfezione i valori a cui si associa. La valorizzazione della propria unicità, il distacco da qualsiasi standard estetico o interiore, l’ accettarsi per come si è sono dei temi che evidenzia anche la advertising campaign di Perfect: inneggianti alle nuance pastello, le immagini alternano 42 individui diversissimi tra loro nell’ aspetto, nel genere, nell’ etnia. Li accomunano la forte personalità e una bellezza del tutto unconventional, che non passa inosservata, ma soprattutto la gioiosa consapevolezza dell’ essere “one of a kind”. Il top photographer Juergen Teller immortala i testimonial in un collage vivace dove ognuno di loro si esprime a ruota libera,  senza inibizioni. Il cast annovera modelle del calibro di Alek Wek, Lila Moss (sorella minore di Kate), Mei Kawajiri, Akon Changkou, Margo e Madelyn Whitley, oltre che molti volti nuovi “arruolati” tramite una selezione via Instagram.

Perfect di Marc Jacobs è disponibile in versione eau de parfum nei formati da 50 e 100 ml.

 

 

Alcuni scatti tratti dalla adv campaign del profumo. Di seguito, i credits.

Foto: Juergen Teller
Direzione Creativa e styling:  Katie Grand
Casting: Anita Bitton at The Establishment
Hair: Gary Gill
Makeup: Diane Kendal
Unghie: Mei Kawajiri

 

 

“Change” di Viktor & Rolf: quando l’ Haute Couture racconta un mutamento epocale

LOVE – look 3

Continua l’ excursus di VALIUM su alcune collezioni Autunno Inverno 2020/21 di Haute Couture. Viktor & Rolf, naturalmente, non possono mancare: visionari, maestri di inventiva e autori di creazioni iconiche, si sono ispirati al travagliato periodo che stiamo vivendo a livello mondiale ed hanno  battezzato Change la loro collezione. E’ difficile trovare un nome altrettanto evocativo e d’ impatto per descrivere quest’ epoca di transizione. Un’ epoca che, a causa della pandemia di COVID-19, avanza verso un’ evoluzione sia negli stili di vita che nella socialità e nella sfera professionale. Viktor & Rolf  riflettono sul cambiamento tramite una mini collezione: sono soltanto nove i look che la compongono, suddivisi in tre filoni tematici e in altrettante tipologie di abito. C’è la camicia da notte, c’è la vestaglia, c’è il cappotto, un trio che tendiamo istintivamente a collegare alle reminiscenze della quarantena. La vestaglia in quanto cardine dell’ homewear, la camicia da notte perchè sostituisce l’abito da sera, il cappotto come capo imprescindibile per le nostre uscite. Ogni trio di outfit si associa ad uno stato d’animo. “Anxiety”, “Confusion” e “Love” sono le emozioni su cui Viktor & Rolf si focalizzano per raccontare un mondo in via di mutamento: poche nozioni basilari con l’intento di esprimere una visione senza orpelli, senza inutili divagazioni. Colori ed elementi ben precisi, quindi,  contribuiscono a definire ciascun mood e ciascun gruppo di creazioni. “Anxiety” è una triade impregnata di cupezza in cui prevalgono tonalità fosche; spazia da una camicia da notte blu che sembra un abito da sera, in stile Impero e impreziosita da ricami a forma di nuvola con i contorni argentati, a una spettacolare vestaglia-mantella grigia in faux fur adornata di lunghi polsini, rever e cintura con fiocco in matelassé nero. Il cappotto, invece, è un trench color grigio antracite avveniristico, oversize e tempestato da coni in 3D, alcuni cosparsi di glitter: mi fa pensare a una creazione futuribile che, proprio grazie a quei coni, fomenta il distanziamento sociale.

 

ANXIETY – look 1 

ANXIETY – look 2

ANXIETY – look 3

“Confusion”, al contrario di quanto il suo nome potrebbe far pensare, è un terzetto all’ insegna del rosa. Se concettualmente rimanda al contrasto di emozioni che questo cambiamento epocale porta con sè, stilisticamente rievoca la femminilità tipica di Viktor & Rolf: orli rasoterra, linee svasate e look declinati in un delizioso rosa pastello. Si inizia con una camicia da notte monospalla, manica a sbuffo ed emoticon ricamate all over (forse un riferimento al recente boom della comunicazione virtuale?), per poi passare a una vestaglia che è un’ opera d’arte in velluto, asimmetrica e con una manica arricchita da fiocchi-signature Viktor & Rolf in dimensioni decrescenti. I dettagli – tutti rigorosamente color giallo canarino – stupiscono per raffinatezza: le bordature sono realizzate con del nastro a treccia e i maxi polsini ostentano un tessuto matelassé. Il cappotto, come gli altri due della collezione, è magistralmente proiettato nel futuro. Svasatissimo, asimmetrico, con un’ enorme manica a sbuffo, sfoggia un tripudio di applicazioni tubolari in differenti grandezze e in svariate nuance di giallo e rosa.

 

CONFUSION – look 1

CONFUSION – look 2

CONFUSION – look 3

C’è bisogno di amore, per andare avanti. Oltrepassando la rabbia, la malinconia, l’ incertezza legate alla situazione attuale. E l’amore può diramarsi in molteplici direzioni: l’ amore per il bello, ad esempio, è quello che permette di apprezzare appieno la collezione Change di Viktor & Rolf. I tre look della serie “Love” invitano a trovare rifugio nell’ eleganza sorprendente e nello “spiritual glamour” del brand olandese. Sappiamo che potremo sempre contare su questi elementi, a dispetto di cosa ci porterà il futuro. Perchè se il cambiamento va abbracciato, è importante avere la consapevolezza che la bellezza è senza tempo e che sarà sempre una fonte di conforto, un punto di riferimento essenziale per le nostre vite. Leitmotiv della triade di “Love” sono i cuori, che impreziosiscono gli outfit, e il colore bianco. La camicia da notte è un long dress in stile Impero adornata dal punto smock e da molteplici cuori rossi, bianchi e neri in pizzo, mentre la vestaglia è a dir poco principesca: collo a scialle, fiocco in vita, gonna voluminosa con strascico, alterna il cotone con pattern in rilievo ai dettagli in matelassè, come le grandi tasche rosse a forma di cuore. Il cappotto, infine, è il capo più iconico della collezione. Completamente profilato da glitter di cristallo, si svasa nel fondo e miriadi di cuori in un dégradé che va dal rosso al rosa pallido lo ornano a cascata dalle spalle fino all’orlo. Pensando a Change, non a caso, è proprio questo look che affiora subito in mente: un outfit inconfondibile e prezioso.

 

LOVE – look 1

LOVE – look 2

 

 

“Le Mythe Dior”, il fiabesco corto che Matteo Garrone dedica alla collezione di Haute Couture della Maison

 

Cos’è la Maison Dior, se non un mito? Non è un caso che, in questi giorni, il corto associato alla collezione di Alta Moda Autunno Inverno 2020/21 della griffe stia letteralmente spopolando (clicca qui per ammirarlo). Tutti ne parlano, tutti lo osannano e, soprattutto, tutti ne sono rimasti incantati. Diretto da Matteo Garrone, Le Mythe Dior è il suo titolo e fonde una miriade di spunti: la fiaba, la storia della moda (in particolare dell’ Haute Couture), la mitologia, il Surrealismo, la magia, il mistero…creando un amalgama dal potente fascino. E’ stata Maria Grazia Chiuri a chiedere la collaborazione del regista, ad instaurare un connubio artistico rivelatosi assolutamente vincente. Chi ha visto Pinocchio, tanto per citare l’ultimo film di Garrone, non può fare a meno di ricordare le atmosfere fatate, e al tempo stesso molto autentiche, che aleggiavano su tutta la pellicola. Lo stesso avviene per Le Mythe Dior, un racconto intriso di poesia. A cominciare dalla location, quel Giardino di Ninfa (rileggi qui l’articolo che VALIUM gli ha dedicato) talmente ricco di meraviglie da essere decretato Monumento Naturale della Repubblica Italiana. E’ qui che Chiuri e Garrone ambientano il corto che, scena dopo scena, rievoca le suggestioni insite nella collezione Dior. L’ ispirazione di Maria Grazia Chiuri attinge ad un determinato periodo storico, il secondo dopoguerra, facendo rivivere il cosiddetto Théâtre de la Mode: tra il 1945 e il 1946, i grandi couturier francesi organizzarono un tour mondiale  dove i loro abiti venivano indossati da manichini in miniatura per promuovere lo splendore dell’ Haute Couture d’oltralpe. Le sequenze iniziali di Le Mythe Dior, infatti, si aprono su un atelier in pieno fermento; le première della Maison lavorano a ritmo serrato per portare a termine le favolose creazioni che verranno sfoggiate da manichini alti 40 cm. Sono outfit da sogno, impreziositi da balze, ricami, fitti plissè, e declinati nelle più magnetiche nuance naturali. Il che non è casuale: il viaggio che stanno per compiere si snoderà attraverso un bosco incantato.

 

 

 

Appaiono quindi due portantini, due gemelli in uniforme (che ricorda quella dei dipendenti di certi luxury hotel d’antan) intenti ad inoltrarsi nella boscaglia mentre reggono il baule colmo di vestiti. D’ora in poi, nel corto si succederanno emblemi significativi ed eventi simbolici: basti pensare al baule stesso, che riproduce la storica facciata parigina dell’ atelier Dior in avenue Montaigne. E’ un baule che, nella migliore tradizione delle fiabe, funge da scrigno fatato e calamita l’attenzione generale. Il suo involucro è talmente prezioso che ci si chiede cosa contiene, perchè si trova lì, quali meraviglie custodisce. Le creature mitologiche – o semplicemente fantastiche – del bosco ne rimangono ammaliate. Una sirena che nuota lungo un fiume smette di fluttuare quando vede i due gemelli avanzare sopra un ponte, mentre un gruppo di ninfe, che giocano tra loro immerse nell’acqua, resta a bocca aperta non appena scorge le creazioni mignon. Il baule prosegue il suo iter attirando l’ interesse di una donna chiocciola, della bellissima compagna di un fauno, di una statua “seduta” su una roccia: tutte scelgono l’abito che le conquista, a tutte vengono prese le misure. Spunta persino Narciso, intento a specchiarsi in un laghetto, ma il percorso dei portantini è inarrestabile e raggiunge le creature, forse, più magiche del corto: mimetizzata con il tronco di un albero,  le chiome zeppe di foglie e rami, una coppia di spiriti del bosco si bacia senza sosta. Ma la ragazza nota il baule e si incanta di fronte ad un abito impalbabile, con il corpetto sapientemente ricamato, dello stesso colore del tronco. La cinepresa si sposta a Parigi, dove nell’atelier Dior le première stanno già realizzando a grandezza naturale gli abiti selezionati dalle abitanti della foresta. Le sequenze successive rivelano le creazioni che hanno sedotto quelle incantate creature: la compagna del fauno corre felice tra gli alberi in un abito nero plissè composto interamente da balze, le ninfe sfoggiano un peplo che sembra plasmato sull’ oro liquido, la donna chiocciola e la statua risultano regali nelle lunghe tuniche pieghettate, color carta da zucchero per la prima, bianca per la seconda, mentre la sirena nuota in un fluido abito di tulle che richiama le gradazioni acquatiche. Le Mythe Dior concentra così, in un corto da fiaba, l’incontro di immaginari, concetti e luoghi che si compenetrano tra loro. Matteo Garrone attinge al suo background di pittore figurativo per dar vita a delle scene modulate dalla luce, dove la plasticità dei corpi e la sontuosa preziosità degli abiti evidenziano la medesima impronta artistica. Cinema e moda, peraltro, possiedono più di un elemento in comune: pongono il focus sul corpo, si avvalgono di procedimenti che alternano il lavoro individuale a quello di squadra. In questo caso, inoltre, persino l’artigianalità crea una connessione tra la settima arte e l’ Haute Couture. L’ autenticità del corto di Garrone scaturisce dalla totale assenza degli effetti speciali: le creature fantastiche del bosco diventano tali grazie alla perizia del make up artist, così come l’ Alta Moda nasce dal savoir faire del “fatto a mano”. Il regista si ispira alla fiaba e scava nelle sue radici fino ad arrivare al mito, elemento fondante della cultura occidentale; la vena surrealista che pervade il racconto fa da trait d’union con i motivi ispiratori di Maria Grazia Chiuri, affascinata dalle immagini surrealiste di artiste quali Dora Maar, Leonora Carrington, Lee Miller, Jacqueline Lamba, Dorothea Tanning. Il Surrealismo è il trionfo del magico, dell’ invisibile sul visibile, del sogno, di un’ alchimia in grado di trasformare. Ecco quindi la sirena, la statua, le ninfe, la donna chiocciola, una volta indossati gli abiti Dior, tramutarsi in icone di bellezza e meraviglia. Mitologia, fiaba e Surrealismo si intrecciano fino a formare un connubio potentemente evocativo. Ammirare questo straordinario corto dà adito ad ulteriori riflessioni, non ultima quella che ha visto nascere la collezione in tempi di quarantena. Maria Grazia Chiuri l’ha concepita a Roma, durante il lockdown dovuto all’ emergenza Coronavirus: un periodo che ha totalmente stravolto la nozione di fashion show.

 

 

Non si può fare a meno di pensare – accantonando per un attimo i riferimenti al Théâtre de la Mode – che in un momento in cui vengono chiuse le porte delle sfilate al pubblico, è la Couture ad andare incontro alle potenziali clienti: giunge a loro come se fosse un dono, un incantevole regalo, attraversando un bosco fatato perchè la magia e il sogno sono intimamente associati al concetto di Alta Moda. E se Garrone si rifà alle Metamorfosi di Ovidio, la presenza di creature mitologiche può legarsi anche al concetto di unicità. Ninfe, sirene, statue viventi sono donne speciali, inconfondibili, “irripetibili” al pari di una creazione di Alta Moda e della donna alla quale si rivolge Dior. Questa chiave di lettura alternativa potrebbe proseguire equiparando i manichini in miniatura a delle bambole: un dettaglio che rimanda all’ infanzia e dunque alla fiaba, colonna portante del corto. Se i vestiti rimanessero in dimensioni ridotte, potrebbero essere destinati a delle piccole fate dei boschi…Persino il baule, che riproduce l’atelier Dior di avenue Montaigne, ricorda una casa delle bambole. La colonna sonora di Le Mythe Dior riveste un’importanza cruciale nel sublimarne l’incanto. Composta dal Maestro Paolo Buonvino, è una melodia lunare che esordisce con le note di un carillon per farsi a poco a poco più cadenzata. Il suo mood, etereo e onirico, fa pensare a certe soundstrack felliniane. E poi, last but not least, ci sono gli abiti ideati da Maria Grazia Chiuri: un raffinatissimo omaggio all’ heritage Dior fatto di linee svasate, pepli, gonne a corolla, tailleur sagomatissimi e rétro, mantelli incorporati all’ abito e fitti plissè fino ad arrivare a un cult della tradizione Couture, l’ abito da sposa. I colori? Il rosso dei fondali corallini, il grigio luminescente, l’oro, il bronzo, il marrone della terra, il bianco, il beige, l’ottanio delle profondità marine. Per ribadire e sottolineare la necessità dell’ armonia tra uomo e natura, un concetto-leitmotiv della Maison mirabilmente espresso nel corto che accompagna questa collezione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Negli scatti qui di seguito, un “dietro le quinte” delle riprese al Giardino di Ninfa.

 

 

 

 

 

Photos courtesy of Giardino di Ninfa Press Office

 

 

Digital Paris Haute Couture Week AI 2020/21: tra preview e interpretazioni d’autore

 

La magia dell’estate porta con sè ogni anno, a Luglio, le sfilate dell’ Haute Couture; a Parigi, le più prestigiose Maison internazionali presentano abiti capolavoro che rinsaldano meravigliosamente il link tra Moda e Arte. Ma cosa è cambiato nell’ organizzazione di questo appuntamento, in tempi di emergenza COVID? Innanzitutto la modalità dei fashion show, che da défilé veri e propri si sono tramutati in performance digitali. Dal 6 all’ 8 Luglio, per volere della Fédération de la Haute Couture et de la Mode, le collezioni Autunno Inverno 2020/21 dell’ Haute Couture Week parigina si sono spostate sul web declinandosi nelle più disparate versioni. Cortometraggi, anticipazioni, video d’autore che traducono l’essenza delle collezioni, interviste, scene di backstage, storytelling incentrati sull’ ispirazione, si alternano in uno splendido pot-pourri inneggiante alla creatività pura. Per seguirli, è bastato collegarsi alla piattaforma on line della Fédération de la Haute Couture et de la Mode nel sito fhcm.paris/ oppure ai social (in particolare Facebook, Instagram e YouTube) e ai website delle varie Maison dove sono, peraltro, tuttora visionabili. Ma anche rinomati magazine on line del calibro di Vogue o del New York Times hanno preso parte all’ iniziativa, così come emittenti TV e radiofoniche quali Canal + e la francese Radio Nova. I brand partecipanti, 34 in tutto, si sono sbizzarriti in presentazioni inedite che stanno molto facendo parlare di sè: Schiaparelli, ad esempio, ha proposto un corto che racconta i motivi ispiratori del suo creative director Daniel Roseberry in attesa di far sfilare la collezione a Los Angeles, nel Dicembre 2020; Ralph & Russo, dal canto loro, hanno “mandato in passerella” una modella-avatar (Hauli), mentre Valentino si è avvalso di una partnership artistica con il fashion photographer londinese Nick Knight per “raccontare” le proprie creazioni, anticipando la sfilata in programma il 21 Luglio prossimo in quel di Roma. Chanel ha puntato su una serie di video di backstage realizzati in atelier, mentre Giambattista Valli ha scelto l’ affascinante Joan Smalls che viene immortalata, in una sequenza di superbi scatti, nei suoi look destinati all’ Autunno Inverno. In questi giorni, inoltre, non è passato inosservato il corto che il regista Matteo Garrone ha dedicato alla collezione di Dior: un’autentica fiaba girata nel Giardino di Ninfa (rileggi qui l’articolo che VALIUM ha dedicato alla spettacolare area naturale in provincia di Latina), dove sirene, ninfe e creature fantastiche vengono sedotte dai preziosi abiti ideati da Maria Grazia Chiuri. Dopo il film su Pinocchio, Garrone ci stupisce con un video incantevole che rievoca atmosfere e personaggi altrettanto da sogno. Non è forse “il sogno” per eccellenza, d’altronde, l’ immaginario dell’ Haute Couture? Continuate a seguire VALIUM per approfondire alcune delle presentazioni più suggestive associate alle collezioni Autunno Inverno 2020/21 di Alta Moda.

 

 

Cheeks Out Freestyle Cream Blush by Fenty Beauty: un volto dai colori pop

 

C’è voglia di colore, in estate…colore a piene mani! Ecco perchè la nuovissima linea di blush firmata Fenty Beauty mi ha subito colpito. Dimenticatevi del classico binomio “rosa e pesca”: Cheeks Out Freestyle Cream Blush sfoggia ben dieci nuance arcobaleno. Rihanna l’ha ideato per accordarsi con ogni mood e tipo di pelle, declinandolo in una texture cremosa molto pratica da utilizzare. Il prodotto è perfetto per le applicazioni on the go, quando si è in giro oppure in viaggio, oltre che per un make up veloce prima di uscire: basta stenderlo sugli zigomi con le dita e, subito dopo, tamponarlo. La sua consistenza impalpabile, priva di grassi, si fonde immediatamente con la pelle mantenendo il viso morbido e ben idratato. L’effetto “bonne mine” è istantaneo, ma non si limita a donare freschezza al volto: lo ravviva, semmai, con uno splash di colore puro e del tutto inedito. Le dieci gradazioni che il blush include possiedono l’ intensità dei pigmenti, sebbene si modulino in modo talmente armonioso sulla pelle da non risultare mai troppo sgargianti, e la loro formula waterproof impedisce che sbavino con il sudore o con l’acqua. Cheeks Out Freestyle Cream Blush è il completamento ideale del make up, il “final touch” che dona iconicità e luminosità. La sua leggerezza assicura la massima levigatezza dell’ incarnato, così come l’assenza di residui appiccicosi. Il supremo atout del prodotto, comunque, è il colore: quell’ alone cromatico ben calibrato che dota il volto di un magnetismo unico. Approfondiamo subito questo aspetto esplorando le dieci spettacolari shade di Cheeks Out Freestyle Cream Blush.

Da sinistra a destra ecco Fuego Flush (un tangerine delicato e shimmer), Petal Poppin (un baby pink delicato), Cool Berry (un malva delicato e shimmer), Drama Cla$$ (violetto), Bikini Martini (rosa bubble gum), Crush on Cupid (rosa brillante), Strawberry Drip (un rosa corallo delicato), Daiquiri Dip (rosso corallo), Summertime Wine (un color bacca shimmer) e Rosé Latte (un nude “brunito”). Potete applicare ogni nuance con la punta delle dita, per un effetto più easy, oppure servirvi di un pennello da blush. Voglio concludere in bellezza rivelandovi un dettaglio non da poco: Cream Blush è stato concepito per essere steso anche sulle labbra. Che aspettate ad esibire questo vibrante must have dal gusto pop?

 

Crush on Cupid

Strawberry Drip, Petal Poppin e Rosé Latte

 

Drama Cla$$

Crush on Cupid, Bikini Martini e Daiquiri Dip

Petal Poppin

Crash on Cupid

Cool Berry, Summertime Wine e Petal Poppin

Drama Cla$$

Fuego Flush

 

Summertime Wine

Petal Poppin

Bikini Martini

Summertime Wine

Strawberry Drip

 

 

 

L’accessorio che ci piace

 

Estate uguale voglia di libertà, che è anche riscoprire il gusto di essere chic e ultrafemminili. Ma in modo mai scontato, of course. Puntare su un’ eleganza cool implica un’ accurata scelta degli accessori, da sempre elementi di spicco nella creazione del look: sperimentare, osare, conquistare, sono gli imperativi che accompagnano questa entusiasmante operazione. Un consiglio? Optate per il rétro, sprigiona un fascino immortale. Area NYC, il brand fondato nella Grande Mela sei anni fa da Beckett Fogg e Piotrek Pansczczyk, in tal senso si rivela il top. E non perchè sia una griffe specificamente incentrata sul vintage: il glam è il suo marchio di fabbrica, mixato con l’ irriverenza, con una decadenza avantgarde e una spumeggiante vena pop. Non è un caso che il nome del marchio riprenda quello dell’ omonimo, famosissimo club newyorkese operativo negli anni ’80. Per l’estate 2020, Area NYC viaggia a ritroso nel tempo e si ispira ad un cult dal deciso sapore Fifties, la scarpa con tacco gattino, ma la rivisita secondo i propri stilemi.

Il modello è a punta stretta, con un ” kitten heel” alto 6, 5 cm. Riguardo al colore, Area  sceglie una nuance iridescente virata al lilla ravvivandola con una fantasia di fiori viola. E poi ci sono le frange, una cascata di cristalli che rimanda a quelle, numerosissime, che fanno da leitmotiv alla collezione Primavera Estate 2020 del brand: partono dallo scollo della mule e la adornano come una preziosa collana. L’effetto è strepitoso, la quintessenza del glam; oltrepassa l’ ispirazione rétro per emanare una allure squisitamente contemporanea. Le Floral Crystal Fringe Kitten Heel coniugano un’ impeccabile manifattura Made in Italy con un design raffinato e scenografico, l’ideale per una magica serata estiva. Ci piacciono perchè sono favolosamente chic, sfavillanti, da vera diva, pur senza sconfinare in un mood ladylike in eccesso o pedissequamente calcato sulle reminiscenze Fifties.