Kaimin, audacia e avveniristica sperimentazione

 

Quando Bjork ha indossato uno dei suoi abiti durante il Dj set che ha tenuto ad Art Basel Miami Beach 2017, ha fatto furore: color fucsia cangiante, silhouette come un’ avveniristica farfalla, la mise sfoggiata dalla popstar islandese è già iconica. A firmarla è Kaimin, giovane designer sudcoreana che fa dell’ eclettismo la sua bandiera. Artista concettuale, stilista, regista e attrice, Kaimin incarna una creatività sfaccettata e senza limiti. Passioni, ispirazioni, stimoli, tutto converge in lei e forgia il suo stupefacente immaginario. Dichiara di non avere messaggi da veicolare, ma la ricerca di un’ armonia tra gli opposti, tra lo Yin e lo Yang, è il leitmotiv di creazioni che concepisce con lo scopo di suscitare reazioni “ad ampio spettro”, che tocchino le corde delle emozioni: ci riesce alternando le tecnologie più innovative a lavorazioni ben rodate e testando sempre nuove prospettive. “Sperimentazione” è una parola d’ordine che anni orsono, quando si è trasferita a New York, Kaimin ha tramutato nel fulcro della sua estetica. Quel periodo ha rappresentato una tappa fondamentale nell’ iter della designer. Lo styling per riviste del calibro di Vogue, W, Arena Homme Plus e il lavoro a stretto contatto con guru come Ellen Von Unwerth, Steven Klein, Inez & Vinoodh e Terry Richardson sono state esperienze che, mixate allo spirito avantgarde della Grande Mela, hanno contribuito a definire i codici del brand che Kaimin ha battezzato con il suo stesso nome.  Nella sua ricerca, l’ audacia e un’ anima potentemente unconventional si fondono a una femminilità primordiale che abbraccia la sensualità in tutte le declinazioni: l’ erotismo raggiunge accenti fetish ma, paradossalmente, il corpo non viene mai esaltato. Almeno, non nel senso standard del termine. Gli abiti lo analizzano, lo alterano attraverso materiali hi-tech che accentuano un mood surreale, un’ alchimia di elementi Punk proiettati in futuribili scenari. Il risultato sono look esplosivi, ma mai privi di una sofisticatezza intrinseca, e un tripudio di colori al neon non fa che aggiungere giocosità a creazioni squisitamente, ricercatamente spettacolari. In questo post, una selezione di mise a tema “fluo con ruches” dalla collezione PE 2018 di Kaimin.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Peggy Moffitt, icona 60s tra Pop Art e “bowl cut”

 

Quando si parla di “bowl cut”, uno dei tagli di capelli più cool delle ultime sfilate, la mente torna al suo iconico look: Peggy Moffitt, top model degli Swinging Sixties, ne fece un inconfondibile signature style. Un make up occhi di ispirazione Kabuki, la chioma scolpita da Vidal Sassoon in persona, Peggy abbinava al rigore geometrico del “five point” – l’ altro nome che fu dato al taglio – mise coloratissime, ma lineari e dense di richiami Op. Lo stile che sfoggiava, d’altronde, viene considerato autentica Pop Art. E pensare che i suoi esordi la videro alle prese più con i ciak che con l’obiettivo fotografico:  nata a Los Angeles, classe 1940, la futura top debuttò come attrice nel 1955 prima di approdare nelle fascinose brume parigine. Fu proprio nella Ville Lumière che ebbe inizio la sua liason con la couture, e da allora Peggy Moffitt si dedicò alla carriera di modella senza disdegnare comparsate nei film. Quando gli anni ’50 lasciarono il posto ai rivoluzionari Sixties, complice il suo ruolo di musa del designer Rudi Gernreich,  la fama di Peggy cominciò a decollare: Gernreich era un precursore, fu il primo a proporre creazioni unisex ampiamente declinate in plastica e in vinile, ma il suo spirito avantgarde si identificò indissolubilmente in un costume da bagno “topless” chiamato monokini.  Lo lanciò nel 1962, nel pieno di un’ era che inneggiava alla libertà in ogni sua forma, e su consiglio di Diana Vreeland lo fece immortalare in scatti ad opera di William Claxton, marito di Peggy Moffitt e membro del trio inseparabile che lo vedeva a fianco di Gernreich e della sua musa.

 

Peggy Moffit in uno scatto di William Claxton

Le foto che ritraggono Peggy in monokini sono oggi dei cult, testimonianze di un mood ribelle che negli anni ’60 coinvolse ad ampio spettro anche la moda. Ma il set fotografico è una costante che ritorna, per l’ iconica modella, nella pellicola “Blow up” di Michelangelo Antonioni, dove appare tra le protagoniste dei photo shoot scattati da Thomas/David Hammings. Nel 1967 fu suo marito William Claxton a dirigerla: il corto “Basic Black”, archetipo dei futuri fashion film, rientrò tra le opere della mostra intitolata The Total Look: The Creative Collaboration Between Rudi Gernreich, Peggy Moffitt and William Claxton con cui il Los Angeles Museum of Contemporary Art’s Pacific Design Center omaggiò negli anni ’80 il trio creativo. La figura di Peggy, emblema di una vera e propria svolta epocale, continua ad essere una fonte di ispirazione inesauribile: non è un caso che la rock band The Handcuffs e musicisti come Boyd Rice e Giddle Partridge le abbiano dedicato, rispettivamente, il proprio album di esordio e una limited edition in vinile.

 

 

I fashion show dell’ Autunno/Inverno 2017/18 e i più famosi hairstylist celebrano, inoltre, il “bowl cut” di Peggy Muffitt rivisitandolo in innumerevoli versioni. Una su tutte? Quella esibita dalla top ucraina Irina Kravchenko in passerella e nell’ advertising campaign di Anteprima. Ma il celebre taglio geometrico fu oggetto anche di un’ indimenticabile “citazione” sul catwalk parigino della sfilata AI 2008/2009 di Saint Laurent e viene riproposto dalle celeb di continuo: l’ hanno sfoggiato (tra le altre) Linda Evangelista, Agyness Deyn, Lady Gaga e, last but not least, persino la nostra Alessandra Martines nella saga fantasy TV “Fantaghirò”.

 

AI 2008/09: il bowl cut di Saint Laurent

AI 2017/18: il bowl cut di Irina Kravchenko per Alexander Wang

 

Foto di Peggy Moffitt via Kristine from Flickr, CC BY-NC 2.0

 

Il close-up della settimana

 

La terza edizione del Premio Giovani Imprese-Believing in the Future, lanciato da Altagamma con la collaborazione di Borsa Italiana, Maserati e Sda Bocconi, ha decretato la vittoria di Marco De Vincenzo per la categoria Moda. Il designer, definito “una tra le voci più originali e interessanti del Made in Italy contemporaneo”, è salito sul podio insieme ai cinque altri vincitori  proclamati dalla giuria: l’ e-commerce di vini italiani Tannico per la sezione Digital-Innovation, il brand di arredo outdoor di alta gamma Ethimo per la sezione Design, il gruppo di ristorazione Langosteria per la sezione Alimentare, la società di ingegneria meccanica e meccatronica (specializzata nell’ alimentazione ecologica e nella ricarica wireless) Eggtronic per la sezione Motori e il brand leader delle vacanze benessere di lusso Lefay Resorts per la sezione Hotellerie. La Fondazione Altagamma è nata nel 1992 con l’ intento di promuovere l’ eccellenza e l’unicità italiane. La sua mission si fonda sul rafforzamento della competitività dell’ industria culturale e creativa Made in Italy con l’ obiettivo di contribuire alla crescita socio-economica del Paese. Per Marco De Vincenzo, classe 1978, messinese, il riconoscimento sancisce un percorso creativo che nel 2009, ai suoi esordi, gli valse il primo premio di Who’s Next, il concorso che Vogue Italia dedica ai new talents. Il lavoro del designer si contraddistingue da sempre per la ricerca, per la sperimentazione e per la continua instaurazione di partnership esclusive.

(Nella foto, un look della sfilata AI 2017/18 di Marco De Vincenzo)

 

Il close-up della settimana

 

Mentre “Franca: Chaos and Creation”, il docufilm dedicato all’ indimenticata Franca Sozzani, si accinge ad approdare nelle sale cinematografiche di tutta Italia, Vogue inizia il suo nuovo corso e lo celebra il 22 Settembre, con un evento organizzato in occasione della settimana della moda milanese. La location scelta è l’ ex Scalo Farini, il titolo del party “Vogue Italia: The New Beginning” e la direzione artistica di Riccardo Tisci, un nome che è una garanzia: sarà l’ ex designer di Givenchy – dove ha militato per ben 12 anni – ad interpretare il leitmotiv del numero di Vogue Italia di Settembre, l’ “italianità” . “Vogue Italia ha da sempre una vocazione internazionale, ma oggi vuole rivendicare con forza le sue radici italiane e il grande cambiamento che il Paese, e il suo sistema moda, stanno attraversando”, ha dichiarato il direttore del magazine Emanuele Farneti. E Riccardo Tisci, nel 2010 incluso nella lista “The Most 100 Influential People” stilata da Time, non poteva essere il creativo più adatto ad offrire un proprio contributo speciale. Sarà l’ Italia con la sua eleganza, con il suo genio e con il suo savoir faire la protagonista di questo appuntamento irrinunciabile. Tisci ha deciso di omaggiarla rievocando una delle epoche più prestigiose della nostra storia: “La parola che meglio descrive  l’ Italia per me è Renaissance, Rinascimento“, spiega, aggiungendo che non a caso ha eletto La Divina Commedia a fil rouge della serata. Il party, che conterà su una “live soundtrack” appositamente realizzata dai Dj e producers Jamie Jones e Seth Troxler, prevede la partecipazione di un alto numero di esponenti del fashion system internazionale ed è stato concepito come una travolgente festa. “The New Beginning” sancisce anche il progetto di collaborazioni che Vogue Italia ha inaugurato  insieme ai top names della creatività e del fashion design, dando loro modo di esprimersi al di fuori degli ambiti abituali. Basti pensare al numero di Agosto, al quale Hedi Slimane ha contribuito con la creazione di un portfolio fotografico che oltrepassa le 40 pagine.

(Nella foto, Riccardo Tisci con Naomi Campbell)

 

Photo by Renan Katayama (11 – Ricardo Tisci e Naomi Campbell) [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons

La moda come linguaggio: incontro con Sara Schiavo

Sara in un ritratto di Nelum Francesca Caramini

Se creare, come Camus disse, è “vivere due volte”, Sara Schiavo (leggi qui l’ articolo che VALIUM ha dedicato al suo editoriale “Persinette”) si è assicurata esistenze molteplici grazie alla sua inventiva. Il senso artistico nel sangue, geniale e intuitiva, la giovane creativa romana ha messo in gioco il suo talento a 360°: l’ eclettismo è uno dei tratti che più la identifica. Un eclettismo che nel connubio tra idee e ricerca, nel continuo divenire del flusso ispirativo, nella necessità di esprimersi tramite un’ iconografia potente trova la sua linfa principale. Art director, stylist, designer, consulente, Sara, sostanzialmente, “racconta storie”. E lo fa attingendo all’ immensa forza evocativa veicolata dall’ immagine, dall’ impatto visivo.  La moda rappresenta il cardine su cui poggia la sua intera visione creativa,  un fil rouge che si snoda in un viavai di contaminazioni costanti: fotografia, arte, cinema, riferimenti storici, fiabe, personaggi, “fotogrammi” di vita quotidiana, tutto diventa prezioso materiale che alle suggestioni dona forma e concretezza. Ma non pensate ad una “moda” come pura espressione del gusto del momento; per Sara Schiavo la moda è un linguaggio che ingloba passato, futuro e presente, li mette in dialogo e non viene mai meno al suo valore comunicativo. E’ lei stessa a spiegarcelo in una torrida serata estiva, mentre a Roma l’ afa poco a poco sfuma nel rigenerante Ponentino.

La tua carriera ruota attorno al concetto di “moda”. Com’è cominciato, tutto?

Ho fatto studi artistici, ero portata per il disegno e mi è venuto naturale. Dopo il diploma in grafica pubblicitaria e la laurea in Scienze della Moda e del Costume all’ Università della Sapienza, mi sono iscritta all’ Accademia di Costume e Moda. Ho subito capito che quella sarebbe stata la mia strada. Il mio primo photo shoot risale al progetto di scouting “Final Work – Talents 2011” a conclusione dell’Accademia: contestualizzare i 5 oufit da me creati, che mi sono valsi il 3° posto e hanno sfilato ad Altaroma, è stato il cuore del lavoro. Con dei miei amici fotografi (Paula Ling yi Sun, Nelum Francesca.Caramini, Alessandro Cantarini e Martina Scorcucchi, per una volta nelle vesti di modella) abbiamo scattato alle Cave di Marmo di Carrara, perché la lavorazione della pelle degli abiti era tutto un richiamo alle forme delle rocce e alle loro venature. E’ stata una bellissima avventura, il progetto ha ottenuto molta visibilità e hanno cominciato a contattarmi diverse persone interessate a me non solo come designer, ma anche come art director e stylist. Dopo l’Accademia ho lavorato per due anni all’ Ufficio Stile di Valentino e ho collaborato con un magazine indipendente, FAMO, dove mi occupavo di moda. Dopodiché, tra consulenze e campagne pubblicitarie, ho lavorato essenzialmente come freelance. Dall’ anno scorso insegno Senso Estetico all’ Accademia delle Arti e delle Nuove Tecnologie di Roma, da giugno allo IED di Roma Styling per la moda e a tutt’ oggi, tra l’altro, faccio cool hunting per due brand: ricerco tendenze e immagini che siano di spunto per le collezioni. Mi piace molto perché la curiosità è una mia caratteristica.

Dall’ editoriale “Oh, Ophelia!” (published on Sticks and Stones agency) –  Photo by Marco Valerio Nati

Che cosa rappresenta, per te, la moda?

Un veicolo per comunicare sentimenti, per esprimere esperienza, un modo di vedere il mondo. Per me la moda non è soltanto l’abito, la tendenza del momento. E’ il linguaggio attuale, può riguardare qualsiasi contesto e qualsiasi settore: anticipa i linguaggi futuri, rimanda al passato e ti spinge a comunicarlo in modo più attuale…La moda è il mezzo di espressione più potente che esista, e per esprimersi ha infiniti modi: il design ne rappresenta solo uno.

Come hai vissuto il periodo dei tuoi studi all’ Accademia di Costume e Moda, “vivaio” di talenti illustri come – solo per citarne alcuni – Alessandro Michele, Frida Giannini e Tommaso Aquilani?

Dell’ Accademia ho un ricordo bellissimo anche perché è stato bellissimo relazionarmi con gli altri studenti. Da loro ho imparato tanto, la creatività era alle stelle e la voglia di fare altissima rispetto a quello che ci veniva proposto dall’ Accademia stessa. Abbiamo cominciato a creare delle cose tra di noi spontaneamente, per il puro piacere della sperimentazione: i costumi per le feste che organizzavamo in Accademia, gli allestimenti… E’ stato forse uno dei periodi più belli che io ricordi, perché eravamo completamente liberi e “artistoidi”!

Da “Oh, Ophelia!” – Photo by Marco Valerio Nati

Da “Oh, Ophelia!” – Photo by Marco Valerio Nati

Hai esordito come “junior designer” nel team di Valentino: un ottimo inizio, non c’è che dire. Cosa ci racconti al riguardo?

E’ stato molto costruttivo perché l’entrare subito a contatto con un’azienda così strutturata ha sicuramente accelerato la mia crescita professionale. Se oggi sono molto organizzata è perché ho lavorato da Valentino, dove tutto funzionava alla perfezione. Ho una base solida alle spalle. Mi è un po’ mancato l’aspetto della ‘libertà’: in fondo sono una “free spirit” e la vita d’ufficio non fa per me. Ma ne è valsa la pena per capire cosa volevo veramente fare. Pur lavorando tantissimo, io sentivo sempre il bisogno di stare sul set fotografico…

Che valore ha rivestito, per te, quell’ esperienza?

Quando lavoravo da Valentino, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli erano già direttori creativi dal 2008. L’azienda, con loro, è cresciuta moltissimo. Hanno fatto un ottimo lavoro. Era bellissimo anche solo vedere quando gli abiti venivano realizzati, le vendeuse che ricevevano le ospiti nei salon Haute Couture…Ho avuto la fortuna di calarmi nelle atmosfere di una delle Maison più importanti al mondo, con un Dna fortissimo. E’ stata un’esperienza molto intensa, ma il bisogno di sperimentare fa parte di me stessa…Preferisco mettermi in gioco in realtà molteplici.

Da “The Dreamers” (published on Book Moda) – Photo by Ursu

Da “The Dreamers” – Photo by Ursu

Oggi crei nelle vesti di Art Director, Fashion Editor, designer e Fashion stylist. Qual è il ruolo che ti calza più a pennello?

La direzione artistica è il ruolo che più mi compete, perché le mie capacità organizzative mi consentono di gestirlo perfettamente. La ricerca è un’altra cosa che mi appassiona moltissimo, l’arrivare a partorire un’idea. Per me è un modo molto forte di esprimermi. Mi piace condividere e costruire le mie visioni insieme ad altri professionisti, è bellissimo così come lo è individuare i personaggi più adatti a raccontare una storia: il fotografo, la modella, la make up artist, l’hairstylist, la location, lo studio della luce e dell’atmosfera…Il gioco di squadra conduce a risultati sempre nuovi. Ho avuto anche esperienze come regista di fashion film.

A quali ispirazioni attinge la tua visione creativa?

Magari vado in macchina, per strada vedo un posto e immagino una storia. Tutto può essere fonte di ispirazione: a volte è la natura, altre l’arte, altre ancora il cinema oppure un personaggio, che sia esistente o meno. A volte delle specie di visioni che mi diverto a interpretare. Cerco sempre, dopo aver avuto un’idea, di far ricerca, di approfondire, di trovare spunti per descrivere la storia che via via si sviluppa…Per me è essenziale.

PARAKIAN Paris SS 2017 adv campaign – Photo by  Paolo Santambrogio

Esistono leitmotiv che ricorrono nel tuo immaginario artistico?

Il personaggio femminile in generale: fanciulla, donna romantica, madre, figlia. La figura femminile è per me spesso fonte di ispirazione, forse perché riesco ad immedesimarmi maggiormente. In generale, comunque, penso che i miei progetti siano tutti molto diversi tra loro perché mi piace fare cose nuove, collaborare con fotografi con stili completamente dissimili. Anche i miei fotografi preferiti hanno un’estetica personalissima, molto riconoscibile: penso ad Harley Weir, a Michal Pudelka, a Tim Walker

In che direzione evolvono i tuoi progetti futuri?

Per scaramanzia, preferirei non parlarne ancora. Sicuramente non mi fermerò!

Da “Daughters” (published on Mia Le Journal n. 2) – Photo by Sara Mautone

Da “Daughters” – Photo by Sara Mautone

Da “Devozione” (published on Liike Magazine Issue One) – Photo by Cristiano Pedrocco

Da “Devozione” – Photo by Cristiano Pedrocco

Da “Devozione” – Photo by Cristiano Pedrocco

Da “Persinette” (published on Paperonfire) – Photo by Daria Paladino

Da “Somnia Naturae” (published on Switch Magazine October Issue) – Photo by Marco Valerio Nati

Da “Somnia Naturae” – Photo by Marco Valerio Nati

CREDITS

Oh, Ophelia!” published on Sticks and Stones agency
art direction & styling Sara Schiavo
photography Marco Valerio Nati
model Alice Pagani
mua Mariangela Palatini
styling assistant Noemi Clarizio
The Dreamers” published on Book Moda
art direction & styling Sara Schiavo
 photography Ursu
models Cecile @iconmodels, Christina @iconmodels and Vittorio @iconmodels
mua & hair Claudio Ferri using Lancôme, Nars and Artego
styling assistant Giulia Mantovani and Angelo De Luca
photography assistant Franco Sassara
mua & hair assistant David Ciorba and Elena Florentina
special thanks to C.o.h.o. Loft, Rome
PARAKIAN Paris SS17 adv campaign
art direction & styling Sara Schiavo
photography Paolo Santambrogio
model Claire De Regge
mua & hair Luciano Chiarello 
styling assistant Gianluca Francese
with Chiara Giannoni, Luca Parrini and Riccardo Oggionni
special thanks for jewels Bernard Delettrez
Daughters” published on Mia Le Journal N°2
art direction Sara Schiavo
photography Sara Mautone
models Caitlin Marie @iconmodels, Patrycja Gacka & Jennifer Distaso
styling Alexia Mingarelli & Sarah Venturini
mua & hair Guia Bianchi
Devozione” published on Liike Magazine Issue One
art direction & styling Sara Schiavo
photography Cristiano Pedrocco
model Valentina Oteri
mua & hair Eleonora Juglair
styling assistant Angelo De Luca
photography assistant Taieb Ksiksi
Persinette” published on Paperonfire
art direction & styling Sara Schiavo
photography Daria Paladino
model Serena Ihnatiuc
mua Micaela Baruffa
hair Salvino Palmieri
styling assistant Noemi Clarizio
photo retouching Laura Gianetti
special thanks to Gold Fever Hair Extensions, Olga Teksheva and Coup de Théâtre
Somnia Naturae” published on Switch Magazine October Issue
art direction Sara Schiavo
photography Marco Valerio Nati
model Anna Bihas
styling Alexia Mingarelli
mua & hair Eleonora Juglair
styling assistant Gianluca Francese

Vivetta trionfa a Pechino

 

Vivetta Ponti torna da Pechino trionfante. La designer nata ad Assisi ha appena vissuto una delle esperienze più straordinarie della sua carriera: selezionata nell’ ambito del Mercedes-Benz International Designer Exchange Project (IDEP),  è stata infatti invitata a presentare la sua collezione Autunno/Inverno 2017/18 alla Mercedes-Benz China Fashion Week. Un traguardo importante che l’ ha vista primeggiare su una rosa di cinque stilisti italiani, selezionata tra i talenti creativi a cui Mercedes-Benz offre sostegno e visibilità internazionale. Insieme a Vivetta, protagonista dello scambio bilaterale previsto dal progetto è stata la designer cinese Angel Chen, che ha mandato in passerella la sua collezione il 23 Febbraio durante Milano Moda Donna. Con la genialità inventiva di Vivetta Ponti, invece, l’ appuntamento era fissato alle ore 17 del 30 Marzo nella central hall del distretto 751 D-Park di Pechino. Giocosa, a tratti eccentrica e vagamente surreale, l’ estetica della stilista si è  arricchita di due nuovi spunti ispirativi: l’ iconografia circense anni ’40 e una palette che rimanda alle cromie vibranti di Jean Metzinger, artista francese convertito al cubismo.

 

 

Arlecchini, Pierrot, stelle ed unicorni finemente ricamati si alternano in look dalle soavi suggestioni rétro e declinati in materiali-emblema di Vivetta, come il popeline ed un fiabesco tulle. Ad affiancarli, il velluto e il vinile che risalta, grintoso, in una miriade di colori e di preziosi intarsi. “Sono lusingata di aver avuto la possibilità di presentare la mia collezione a Pechino questa stagione e di rafforzare la mia estetica italiana presso il pubblico cinese.”, ha dichiarato Vivetta. ” Sono grata a Mercedes-Benz perchè ha aiutato ad accrescere la presenza del mio brand in un mercato importante. Non vedo l’ ora di scoprire cosa succederà nei prossimi anni per Vivetta.” La designer ha debuttato con un’ esperienza triennale nell’ ufficio stile di Roberto Cavalli prima di fondare il suo omonimo brand a Firenze, nel 2009. Da allora, annovera tra le sue fan nomi del calibro di Anna Dello Russo, Alexa Chung, Elle Fanning, Portia Freeman e Felicity Jones. Il marchio è in continua crescita, valorizzato da una produzione rigorosamente Made in Italy, e conta su una distribuzione internazionale di tutto rispetto: Selfridges, Harrods, Barney’s NY, Bosco di Ciliegi, Moda Operandi, Avenue 32 e Le Bon Marché rientrano già nel suo prestigioso network. Il recente viaggio “sulla Via della Seta” di Vivetta non ha fatto che accrescerne la fama e l’ appeal.

 

 

Il Mercedes-Benz International Designer Exchange Program si è rivelato prezioso, in tal senso. Michael Bock, direttore della divisione Sport & Lifestyle Marketing di Mercedes-Benz, ha così commentato l’ iniziativa: ” Vivetta Ponti e Angel Chen sono i nomi sui quali abbiamo puntato per questa edizione dell’IDEP. Entrambe le stiliste coniugano una trascinante creatività con una maestria sofisticata, in linea con i principi chiave del nostro marchio. Siamo lieti di poterle presentare in uno scambio diretto che abbraccia due continenti e di fornire loro un trampolino di lancio per il successo futuro in nuovi mercati”.

 

 

 

 

 

Photo courtesy of GM/PR Press Office Milano

Il close-up della settimana

 

Tra Massimo Giorgetti e Pucci è “divorzio consensuale”: dopo due anni al timone creativo della Maison, entro la fine di Aprile il designer abbandonerà il suo incarico. La decisione è stata presa di comune accordo, con largo anticipo rispetto ad una conclusione del contratto prevista per il 2018. “Collaborare con un marchio come Emilio Pucci, uno dei più rappresentativi e storici nel panorama della moda – commenta Giorgetti nel comunicato stampa – è stata un’ esperienza di grande ispirazione, che ha contribuito alla mia crescita professionale. Oggi il mio brand ha sempre più bisogno di tutta la mia attenzione e di tutte le mie energie. Ringrazio Laudomia Pucci, il gruppo LVMH, Mauro Grimaldi e tutto il team di Emilio Pucci per avermi supportato in questa bella avventura”. Per la griffe toscana si tratta del settimo turnover ai vertici dell’ ufficio stile dopo la cessione, nel 2000,  al gruppo LVMH: prima di Giorgetti si sono avvicendati Antonio Berardi, Julio Espada, Christian Lacroix, Matthew Williamson e Peter Dundas, chiamato alla direzione creativa di Roberto Cavalli. Si apre ora la fase di ricerca di un successore. Mentre Massimo Giorgetti si dedicherà anima e corpo a MSGM, il brand da lui fondato nel 2009, tra i suoi papabili eredi si fanno i nomi di Lorenzo Serafini e Josephus Thimister (rispettivamente designer ed ex designer per Philosophy e per Balenciaga). Per il momento, nessuna nota ufficiale è stata diramata: quel che è certo è che, dopo il trasferimento degli headquarters da Firenze a Milano, Pucci si accinge ad affrontare un nuovo ed importante capitolo della sua storia leggendaria.

 

LUISAVIAROMA: torna Firenze4Ever

Vito Nesta

Al via Firenze4Ever, l’ evento – punto di incontro tra arte, fashion, celebs e influencer organizzato a Firenze, con cadenza biennale, da LUISAVIAROMA. La 14ma edizione avrà inizio stasera, con una cena di gala e un party che vedranno la cantautrice, modella e attrice Kelly Rowlands nelle vesti di main performer. La serata verrà ravvivata da esibizioni esclusive di Tom Odell, Jasmine Thompson, Dragonette e Sebastian Ingrosso, e vanta un parterre di tutto rispetto: Petite Meller, Scott Schuman, Mia Moretti, Lindsay Lohan e l’ influencer Kenza sono solo alcuni dei prestigiosi nomi che prenderanno parte all’ opening di questo straordinario appuntamento. La cena di gala prevede inoltre una charity auction in cui opere di artisti contemporanei del calibro di – tra gli altri – Bosco Sodi, Gualtiero Vanelli, Gianfranco Manfredini, Chiharu Shiota verranno battute all’ asta da Simon De Pury. I proventi saranno interamente devoluti alla Fondazione Andrea Bocelli e destinati alla ricostruzione delle scuole haitiane distrutte dall’ uragano Matthew.

Sempre in giornata, verrà inaugurata un’ importante mostra: LUISAVIAROMA sancisce la sua sinergia con l’ arte e con il design tramite Brilliant Ceramics, un percorso espositivo curato da Valentina Guidi Ottobri ed allestito nella Terrazza progettata da Patricia Urquiola. Ben Copperwheat e EKTA tramuteranno il concept store in una tela bianca a cui contribuiranno a dar forma e colore. Fulcro della mostra è il dialogo costante tra designer ed artigiani, punto di partenza per una visione fondata sulla contemporaneità. E’ così che nasce L’albero della vita, l’ avanguardista e sgargiante opera con cui Milena Muzquiz per Lladro’  racconta gli oltre 60 anni del celebre brand di porcellane spagnolo. La mostra esporrà pezzi (rigorosamente in limited edition) di Marcantonio Raimondi Malerba for Seletti, Clare Page e Richardson per Lladro’, Milena Muzquiz per Lladro’, Paolo Polloniato per Editamateria, Coralla Maiuri, Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto, Maurizio Galante, Vito Nesta, Maison Margiela, Matteo Cibic, Jaime Hayon per Bosa, Karin Karinson per Salvatore Lanteri, Nicola Falcone, Cristina Celestino per BottegaNove.

Lladro’

La kermesse proseguirà, il 10 Gennaio, con un secondo save the date d’ eccezione: nella location della boutique di LUISAVIAROMA, Scott Schuman presenterà le sue sneaker in limited edition nate dalla collaborazione con Sutor Mantellassi. Per tutti i fan di The Sartorialist il rendez-vous è fissato alle 17.30.

Maurizio Galante

Si proseguirà poi l’ 11 Gennaio, sempre alle 17.30, con The Icon Project di Peuterey. Un evento ed un’ installazione speciali faranno da cornice al debutto di Icon, la capsule creata da Peuterey in esclusiva per LUISAVIAROMA: un parka, un bomber e un trench in nuance inedite verranno esposti in un apposito corner e saranno acquistabili sia nella boutique che nel suo shop on line.

Maison Margiela

Il 12 Gennaio sarà la volta del Fashion & Technology Summit, che al Teatro della Pergola, dalle 9.30 alle 18, riunirà relatori internazionali e brand leader nei settori del fashion e della tecnologia per una serie di dibattiti e workshop che avranno come tema i trends futuri. E’ prevista la partecipazione di Polimoda, Business of Fashion (BOF), The Huffington Post USA, AOL, Peuterey, MediaMath, Launchmetrics  e Digital4Fashion di IAB ITALIA. Il Summit, frutto di un connubio tra LUISAVIAROMA, IAB ITALIA e Netcom, è alla sua terza edizione. Gli interessati potranno consultare il sito summit.lvr.com per il programma completo.

Matteo Cibic

Da sempre attenta ai giovani talenti emergenti, LUISAVIAROMA rinsalda la collaborazione con il Salone della Moda di Berlino. “A Berlino, ho scoperto marchi tedeschi originali e di alta qualità”, ha dichiarato il CEO e fondatore del top retailer fiorentino Andrea Panconesi. Ed è lo stesso Panconesi che, durante la sua visita al Salone della Moda di Berlino, ha selezionato designer promettenti e di sicuro interesse come Antonia Goy, Michael Sontag, Odeeh, René Storck e Tim Labenda, Gabriele Frantzen e Mykita. Il 13 Gennaio, alle 11.30, la Terrazza di LUISAVIAROMA ospiterà un incontro tra i new talents e la stampa: l’ evento, realizzato in collaborazione con champagne Perrier-Jouet e Monotee, precederà il ritorno al Salone della Moda di LUISAVIAROMA, che la settimana prossima partirà di nuovo alla volta di Berlino.

Tutte le foto (courtesy of LUISAVIAROMA Press Office) raffigurano le opere in esposizione alla mostra Brilliant Ceramics.

Il close-up della settimana

Il mondo visionario e poetico di Antonio Marras si riflette, con immutata suggestività, in ognuna delle sue collezioni. L’ ispirazione che spazia tra luoghi – uno su tutti, la sua Sardegna – riferimenti iconici e una miriade di spunti culturali dona un prezioso valore aggiunto a creazioni che scaturiscono da un mix di estro ed arte pura. Oggi, la Triennale di Milano racconta 20 anni del suo percorso visivo in una mostra, Nulla dies sine linea, a cura di Francesca Alfano Miglietti. Dal 22 Ottobre al 21 Gennaio 2017 il Triennale Design Museum espone oltre 500 tra disegni e dipinti, schizzi, installazioni edite ed inedite, innumerevoli testimonianze di viaggio affiancate da diari, quaderni ed album che racchiudono un vero e proprio caleidoscopio di colori, di frammenti e di memorie. Un allestimento che si snoda per più di 1200 metri quadri sintetizzato da un titolo emblematico: “Nulla dies sine linea” è una celebre frase pronunciata da Plinio Il Vecchio riferendosi al pittore Apelle, che “non lasciava passar giorno senza tratteggiare col pennello qualche linea”.  L’attinenza con la doppia carriera – artistica e stilistica – di Antonio Marras è evidente, e si fa più pregnante ancora poichè sintetizza un universo creativo a tutto tondo e ricco di contaminazioni materiche, nelle tecniche e nei linguaggi. Artista, ma a sua volta organizzatore di mostre oltre che di molteplici eventi, nel 2001 Marras si è aggiudicato il premio Francesca Alinovi e dieci anni dopo ha partecipato, con un’ installazione, alla 54ma Biennale di Venezia. L’ esposizione con cui la Triennale lo celebra vuol essere, come dichiara Francesca Alfano Miglietti, “un’ esperienza totalizzante, un viaggio in un mondo suggestivo e provocatorio (suggestivo perchè provocatorio), a volte assoluto, a tratti spregiudicato”: il prezioso tributo ad un artista/stilista che rivela, scrive ancora la Alfano Miglietti,  “una sterminata curiosità intellettuale e una rara potenza creativa”.

Nulla dies sine linea

Dal 22 Ottobre al 21 Genaio 2017 c/o Triennale di Milano, viale Alemagna 6

Orari: 10,30 – 20,30 dal martedì alla domenica.

Nella foto, un look dalla collezione Resort SS 2016 di Antonio Marras

Il close-up della settimana

Addio alla “Regina del Tricot”: Sonia Rykiel è scomparsa a Parigi, il 25 Agosto, all’ età di 86 anni. Lottava da tempo contro il morbo di Parkinson, una condizione che nel 2012 rivelò nel libro-memoir N’oubliez pas que je joue mettendo nero su bianco l’ esperienza devastante della malattia. Il suo incontro con la moda era avvenuto precocemente, a soli 17 anni, quando a Parigi trovò lavoro come vetrinista di un laboratorio tessile, e sfociò in una vera e propria passione durante il periodo della sua gravidanza. Era il 1962 e Sonia pensò bene di iniziare a creare abiti pratici, confortevoli,  fatti su misura per le gestanti. Sei anni dopo apriva la sua prima boutique all’ interno delle Galeries Lafayette: la fondazione di un proprio brand rappresentò uno step del tutto naturale. Sonia Rykiel si è caratterizzata, da subito, per una forte identità stilistica che privilegiava la lana su tutti i materiali, trattandola alla stregua dei tessuti più preziosi e declinandola in stili, tonalità e pattern molteplici (uno su tutti quello, celebre, che alterna righe colorate e nere). Non convenzionale, “pasionaria”, pioniera, Sonia Flis (questo il suo vero nome) si è contraddistinta per un’ estetica all’ insegna di una femminilità briosa, ironica e al tempo stesso sofisticata e seduttiva, lanciando basic come il maglione su cui campeggiano slogan e donando nuova linfa al nero e alle paillettes. E’ stata la passione a guidarla costantemente, una joie de vivre riflessa in ogni sua creazione. Fu la prima, nel 1976, a coniare il termine démodè: un concetto che identificò uno stile e una tipica realtà bohemienne, molto “Rive Gauche”,  dell’ epoca. In poco tempo la griffe della “Regina del tricot” conobbe un’ espansione rilevante spaziando dal menswear agli accessori, dal kidswear ai profumi ed ai cosmetici; insignita della Legion d’ Onore nel 1985,  la designer rivelò la sua vena poliedrica cimentandosi in svariate pubblicazioni (Et je la voudrais nue…e Paris sur le pas de Sonia Rykiel, due volumi dedicati alla moda a cui si è aggiunto Tatiana Acacia, un compendio di favole per bambini), occupandosi del restauro dell’ Hotel Crillon e duettando con Malcolm McLaren in un brano dell’ album Paris, che il “padre del Punk” diede alle stampe nel 1994. Proprio in quegli anni – nel 1996, per l’esattezza – le fu diagnosticato il Parkinson, una notizia shock che mantenne nascosta fino all’ uscita del libro in cui decise di confidarla al pubblico. Nel frattempo, la direzione creativa del suo brand veniva occupata da Nathalie Rykiel – primogenita di Sonia – che ampliò la produzione aggiungendo una linea di gioielli ed una di sex toys. Iconica nella sua inconfondibile massa di capelli rossi con frangetta,  Sonia Rykiel verrà ricordata come una figura chiave del fashion world: carisma, audacia e genialità creativa mixati a doti innate di precorritrice di tendenze rappresentano i suoi immortali atout.