Ode all’ acqua e all’ immensa vastità del mare: la campagna pubblicitaria PE 2018 di Stella McCartney

 

Azzurro come il mare, come iconici abiti che inneggiano al Little Boy Blue Pantone: con i piedi immersi nell’ acqua, sfoggiando pose plastiche, due modelle delineano figure asimmetriche su un’ immaginaria linea obliqua. Queste sagome ben definite, quasi scultoree, si contrappongono alla fluida vastità del mare creando un contrasto affascinante. E’ anche qui che risiede l’appeal di uno scatto tra i più belli della campagna pubblicitaria PE 2018 di Stella McCartney: lo firma il fotografo Johnny Dufort, che a uno splendido scenario marino coniuga un senso di evasione tipicamente estivo. La location è quella del mar Mediterraneo, delle spiagge più incontaminate della Sardegna, e nei loro spazi si muovono le top Sophie Hemmet, Karly Loyce e Sophie Rask. Mood spensierato e giocosità trionfano in immagini ad alto tasso di stile. Denim dai colori vivaci, evening dress sgargianti si affiancano ad accessori must have quali la Stella Star bag, la nuova Flo bag ed ai modelli più cool dell’ eyewear. In uno scatto, vediamo Sophie Rask galleggiare a pelo d’acqua come una novella Ofelia: è una foto d’ impatto, emblematica. Torna il leitmotiv del mare, un trait d’union tra l’ ispirazione della campagna e l’ impegno speso da Stella McCartney nella salvaguardia degli oceani. Non è un caso che sia proprio l’acqua, e la relazione che ci lega ad essa, il perno dell’ intera adv. Risorsa basilare per il pianeta, l’ acqua associa alle sue qualità più note un naturale senso di benessere e di quiete; preservare questo bene insostituibile rientra nel progetto di sostenibilità che la designer ha sposato da tempo. Sin dagli albori, infatti, il suo brand abbraccia valori eco-friendly e svolge un ruolo attivo nella tutela dell’ ambiente e degli animali.  Un esempio? Ha bandito pellicce, piume e pellami per sostituirli con materiali alternativi. L’ ode all’ acqua di questa campagna viene potenziata da uno short film che ne riprende i temi: potete visionarlo sul sito ufficiale di Stella McCartney e su tutte le sue piattaforme social.

 

 

 

 

CREDITS

Modelle: Karly Loyce, Sophie Hemmet, Sophie Rask

Foto e Film: Johnny Dufort

Music Track: “Sparkling World” by Roberto Cacciapaglia

Hair: Gary Gill

Make-up: Nami Yoshida

 

Kaimin, audacia e avveniristica sperimentazione

 

Quando Bjork ha indossato uno dei suoi abiti durante il Dj set che ha tenuto ad Art Basel Miami Beach 2017, ha fatto furore: color fucsia cangiante, silhouette come un’ avveniristica farfalla, la mise sfoggiata dalla popstar islandese è già iconica. A firmarla è Kaimin, giovane designer sudcoreana che fa dell’ eclettismo la sua bandiera. Artista concettuale, stilista, regista e attrice, Kaimin incarna una creatività sfaccettata e senza limiti. Passioni, ispirazioni, stimoli, tutto converge in lei e forgia il suo stupefacente immaginario. Dichiara di non avere messaggi da veicolare, ma la ricerca di un’ armonia tra gli opposti, tra lo Yin e lo Yang, è il leitmotiv di creazioni che concepisce con lo scopo di suscitare reazioni “ad ampio spettro”, che tocchino le corde delle emozioni: ci riesce alternando le tecnologie più innovative a lavorazioni ben rodate e testando sempre nuove prospettive. “Sperimentazione” è una parola d’ordine che anni orsono, quando si è trasferita a New York, Kaimin ha tramutato nel fulcro della sua estetica. Quel periodo ha rappresentato una tappa fondamentale nell’ iter della designer. Lo styling per riviste del calibro di Vogue, W, Arena Homme Plus e il lavoro a stretto contatto con guru come Ellen Von Unwerth, Steven Klein, Inez & Vinoodh e Terry Richardson sono state esperienze che, mixate allo spirito avantgarde della Grande Mela, hanno contribuito a definire i codici del brand che Kaimin ha battezzato con il suo stesso nome.  Nella sua ricerca, l’ audacia e un’ anima potentemente unconventional si fondono a una femminilità primordiale che abbraccia la sensualità in tutte le declinazioni: l’ erotismo raggiunge accenti fetish ma, paradossalmente, il corpo non viene mai esaltato. Almeno, non nel senso standard del termine. Gli abiti lo analizzano, lo alterano attraverso materiali hi-tech che accentuano un mood surreale, un’ alchimia di elementi Punk proiettati in futuribili scenari. Il risultato sono look esplosivi, ma mai privi di una sofisticatezza intrinseca, e un tripudio di colori al neon non fa che aggiungere giocosità a creazioni squisitamente, ricercatamente spettacolari. In questo post, una selezione di mise a tema “fluo con ruches” dalla collezione PE 2018 di Kaimin.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Haute Couture AI 2018/19: flash dalle sfilate di Parigi (parte 1)

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Sontuose, sbalorditive, très chic, le sfilate parigine AI 2018/19 di Haute Couture si sono appena concluse. La quintessenza della moda, intesa come alta sartorialità declinata in creazioni uniche, è stata ancora una volta celebrata da collezioni che lasciano senza fiato in quanto a magnificenza degli abiti e a savoir faire artigianale: ispirazione e visionarietà si fondono in un connubio perfetto, perdendo momentaneamente di vista il tangibile per esplorare tutte le infinite diramazioni del sogno. In questi post, la sintesi visiva di alcuni défilé. Con un’ annotazione: il color fucsia, pressochè onnipresente, si accinge a diventare un leitmotiv “couture” della prossima stagione.

 

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3. GIVENCHY:  l’ omaggio di Clare Waight Keller allo stile “puro”, sofisticato e scultoreo di Hubert de Givenchy.

 

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3. SCHIAPARELLI: lo spirito Surrealista sublimato da un ballo in maschera d’antan che rivisita le passioni-emblema (come le farfalle) della “Schiap”.

 

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3. DIOR: le riflessioni di Maria Grazia Chiuri sull’ Haute Couture sono esaltate da una palette “polverosa” che include tutte le nuance del nude.

 

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3. RALPH & RUSSO: ispirazione Eighties per una Couture sgargiante e inneggiante alla contessa Jacqueline de Ribes, icona di stile che il duo creativo incorona a sua musa.

 

(To be continued)

 

Il focus

 

Un solo aggettivo, per descrivere questo look: iconico. Iconico nello stile, nei dettagli e persino nell’ ispirazione, dato che nasce come tributo ad una musa 80s del calibro di Tina Chow. La collezione Primavera/Estate di Philosophy ruota interamente attorno alla sua figura e ne celebra il look inconfondibile, un concentrato di suggestioni “tomboy” e puro chic. Modella, designer di gioielli e fashion icon, Tina Chow nacque in Ohio da padre americano di origini tedesche e madre giapponese. Cominciò a posare come volto di Shiseido e, da allora, venne immortalata da top names della fotografia mondiale quali Helmut Newton, Arthur Elgort e Cecil Beaton: in lei, una femminilità squisitamente orientale si contrapponeva, per contrasto, a un pixie cut androgino che esaltava i suoi lineamenti perfetti. L’ unicità è sempre stato l’ atout di questa regina di stile – ben presto divenuta musa di Yves Saint Laurent e Issey Miyake – che collezionava abiti di Mariano Fortuny e adorava mixare capi couture ai suoi acquisti nei mercatini. Anche quando iniziò a trascurare i folli party newyorchesi per dedicarsi al design del gioiello, le sue creazioni in oro, argento, bambù, cristallo di rocca, seta e legno rivelarono un’ estrosità e doti da trendsetter indiscussa: era la fine degli anni ’80 e poco tempo dopo, nel 1992, Tina Chow sarebbe morta a causa di complicanze associate all’ Aids. Questo look, ideato da Lorenzo Serafini per Philosophy, evoca mirabilmente il fascino di un’ icona che, a tutt’ oggi, rimane un punto di riferimento supremo. Un lungo abito di pizzo in total black alterna trasparenze e bande di geometrici ricami. Il top, fasciante, si adorna di dettagli a contrasto come i polsini e un foularino dal gusto sporty, mentre una vistosa cintura obi interrompe la sofisticatezza del nero con un tocco di rosso passione. Ai piedi, sandali alla schiava infradito accentuano la sensualità della mise ricordando i tradizionali okobo, le calzature indossate dalle maiko (apprendiste geisha) giapponesi.

 

L’ accessorio che ci piace

 

Coup de foudre! E’ amore a prima vista tra VALIUM e i nuovissimi Joplin booties griffati Saint Laurent. Almeno per oggi, accantoniamo le collezioni estive e andiamo alla scoperta di uno degli accessori più “rock & glam” della prossima stagione fredda: vi garantisco che ne vale la pena. Nel pieno dei festeggiamenti per il 50mo del ’68, lo stile dell’epoca incarna un punto di riferimento fisso per l’ universo fashion. E Saint Laurent, che con il periodo a cavallo tra i Sixties e i Seventies possiede un feeling innato, non poteva che rivisitarlo rasentando l’eccellenza: lo stivaletto Joplin ne evoca le atmosfere sin dal nome, un omaggio a una leggenda del rock – Janis Joplin, appunto – che in una voce uscita dalle viscere  racchiudeva il grido di una generazione intera. Alto a metà polpaccio, slanciato, Joplin sfoggia un tacco 10 a parallelepipedo e si allaccia alla caviglia con una vistosa fibbia. L’ anima rock di Saint Laurent riaffiora, si traduce in un design che viaggia a ritroso nel tempo pur esprimendo una contemporaneità squisita. Non è un caso che a far da testimonial al bootie sia una Kaia Gerber più che mai calata in un mood hippie dalle molteplici venature glam: i pantaloni di velluto, l’ ampia blusa leopard e il cappello-turbante la fanno somigliare a una rockstar o a una delle affascinanti muse di Monsieur Yves. Ai piedi di Kaia, un paio di Joplin in versione bohémienne,  scamosciati e in nuance cammello.

 

 

Di questi stilosissimi stivaletti esistono infatti altre due declinazioni, interamente in pelle di vitello come la prima: i Joplin si tingono di nero e ostentano un esotico pattern leopardato, ma non variano dettagli come la suola in cuoio, la zip laterale e la preziosa fibbia in bronzo anticato che porta inciso il logo Saint Laurent Paris. Io non nascondo di avere un debole per il modello color mou, che trovo di un’ iconicità assoluta. E voi, in quale variante li preferite?

 

 

 

 

Flashbacks

 

Corre l’ anno 2007 e Jean-Paul Gaultier ci manda in visibilio con una collezione di Haute Couture tra le più iconiche e indimenticabili. “Les vierges”, questo il suo nome, fonde stile e ispirazione sacra in creazioni celestiali, un aggettivo che non potrebbe essere più pertinente: a fare da fulcro è l’ iconografia mariana, per la quale l’ “enfant terrible” della moda prova una profonda fascinazione. In passerella sfilano modelle con l’aureola, i volti levigati come statue, le lacrime della “Mater Dolorosa” a solcare le guance. Nessun intento di dissacrazione in questi look, semmai l’ evocazione di una bellezza pura e luminosa. Ovviamente, riletta à la Gaultier. Basta pensare alle aureole, che si tramutano in eccentrici copricapi a metà tra il barocco e l’ ecclesiale: sono raggiere di piume, stellari simili a quelli dell’Immacolata Concezione, corone di cristalli policromi, nimbi che ricordano le vetrate colorate delle chiese. La mise che ho scelto a rappresentare “Les Vierges” è un sofisticato concentrato del mood che anima la collezione. La vaporosa leggerezza del tulle esalta la soavità di una figura incorporea, valorizzandola grazie a una delicata nuance di rosa polvere. Un grande fiocco, declinato nel color oro delle solennità mariane secentesche, stringe la vita e campeggia sul davanti. Sullo scollo, una sfilza di immaginette sacre adorna un orlo di ruches che impreziosisce anche l’ aureola “fiammeggiante” di lunghe piume dorate, ed è sempre l’ oro a delineare le lacrime che scorrono sul volto cereo della modella. Il risultato è un look sognante, sottilmente ambiguo: la “Vierge” di Jean-Paul Gaultier, con il suo abito voluminoso e il suo incarnato diafano, fa pensare ad un incrocio tra certe bambole decorative d’antan, in porcellana e sontuosamente vestite, e una creatura mistica. Tra sacro e profano, a trionfare è la divina Couture di Jean-Paul Gaultier.

 

Tra suggestioni acquatiche e Xavier Cugat: Musicalia, la collezione PE 2018 di Delpozo

 

Immaginate di immergervi nell’ azzurrità di una piscina immortalata dalla fotografa slovacca Maria Svarbova mentre un cha cha cha di Xavier Cugat impazza in sottofondo: affiora subito un mood giocoso, un pot-pourri di nuance pastello e forme morbidamente scolpite che sembrano seguire il flusso delle note. E’ questo mix di suggestioni a dare vita a Musicalia, la collezione che Josep Font, Direttore Creativo di Delpozo, dedica alla Primavera/Estate. Predominano atmosfere rétro, riemerge quel Waldorf Astoria che fu leggendaria cornice di soirée a ritmo di mambo e pomeriggi trascorsi a bordo piscina. Sensazioni di gioiosa leggerezza si diffondono con la brezza estiva, traducendosi in abiti dai volumi impalpalbili che coniugano geometrie minimal, asimmetrie, balze, increspature e ruches con incredibile armonia. Piume e ricami si posano con la stessa soavità sulle creazioni, accentuandone la vis poetica. Nel più puro stile Delpozo,  spetta poi ai colori delineare il mood della collezione: una palette che vibra di rosso, turchese, giallo, rosa e giada si affianca ai toni del bianco e raggiunge il top della briosità in una serie di stampe policrome. L’ acquamarina, il cipria e il giallo fluo catturano i riflessi dell’ acqua alternandoli a una luminosità profusa,  ed è sempre un tripudio di nuance a regnare su un Paisley rivisitato in chiave deliziosamente floral. I fiori esotici riappaiono nei ricami: a fare da leimotiv è la Diphylleia Grayi, i cui petali diventano del tutto trasparenti ogni volta che piove. Non poteva mancare il fiocco-signature del brand, che si declina in copricapo in paglia e tramuta l’ allure playful in potente iconicità.

 

 

 

 

 

 

 

 

Photo: Delpozo

 

Sunset

Ermanno Scervino

Rosa e rosso che si affiancano, si intrecciano, si amalgamano in una sinfonia suggestiva: i tramonti, a Maggio, abbracciano tutte le gradazioni di questo sorprendente duo cromatico. La moda lo riproduce come un leitmotiv in innumerevoli collezioni, dando vita a un trend che ha sdoganato un connubio impensabile fino all’ altro ieri. Il rosa e il rosso, due evergreen del guardaroba, hanno iniziato una liason ormai interminabile: richiamano un cielo infuocato al calar del sole, cirri irradiati delle loro sfumature che tramutano il tramonto in uno scenario mozzafiato. Non è un caso che questo binomio di nuance si declini in look di forte impatto visivo, che seducono all’ istante e non si fanno dimenticare. Rosa e rosso rappresentano un’alleanza vincente, al di là di ogni tendenza perchè attinge il suo fascino da uno spettacolo intriso di una meraviglia immutabile e perenne.

 

Brandon Maxwell

Oscar de la Renta

Sies Marjan

Isabel Marant

 

Flower Power e squarci di azzurro: il backstage beauty & hair PE 2018 di Talbot Runhof

 

“I fiori non ti deludono mai”: un messaggio poetico che Talbot Runhof elegge a titolo della sua collezione Primavera/Estate 2018. Non è difficile immaginare che il leitmotiv delle creazioni sia un inno forte e chiaro al Flower Power, condito di colori e di floreali suggestioni anni ’70. Shantung e tulle, cristalli e ricami, nuance pastellate e vibranti si alternano in un mix visivamente potente, ricco di dettagli sartoriali, che declina lo slogan “Peace & Love” nella sua più contemporanea versione. “Crea amore, non guerra. Sii forte. Sii cool”, ammoniscono Johnny Talbot e Adrian Runhof, e mandano in scena look completamente costruiti attorno a questi input. Il make up e l’ hairstyle che hanno accompagnato il défilé della collezione non potevano che rispecchiarne il concept: il risultato è stato un backstage beauty tra i più applauditi della Paris Fashion Week.

 

 

Il make up artist Romero Jennings per MAC Cosmetics ha steso sulle palpebre pennellate irregolari di ombretto liquido azzurro tempestato di glitter. L’ effetto, mozzafiato, oltre ad esaltare lo sguardo tracciava un sofisticato link con il color turchese predominante nei look. Jennings si è poi servito di dosi massicce di mascara per ottenere ciglia “cloggy” ad alto tasso di reminescenze rétro. Labbra matte nei toni del nude hanno creato un equilibrio ideale con un trucco occhi decisamente scenografico.

 

 

L’ hairstylist Alexandre Dinter, Direttore Creativo Internazionale di La Biosthétique, ha ideato un’ acconciatura perfettamente in linea con il concept della collezione. Partendo da un’ ispirazione anni ’70, ha elaborato asimmetrie e onde ben poco nostalgiche ma squisitamente attinenti alla contemporaneità: una chioma fluttuante, naturale, in movimento, con riga laterale e ciocche ondulate alla sommità del capo. Per realizzarla, Dinter ha utilizzato prodotti La Biosthétique come  Spray Beach Effect Styling Spray, Fixateur Mousse e Powder Spray, vaporizzandolo dal basso per ottenere volume extra nelle lunghezze.