L’ accessorio che ci piace

La nuance? Ultraviolet, colore dell’ anno Pantone. Il design? Avveniristico, con platform vertiginoso e suola piatta. I dettagli? Tomaia laminata open toe e un cinturino “tubolare”, che parte dalla zeppa per inerpicarsi attorno alla caviglia. Chi pensava che le wedges fossero out, dovrà ricredersi: questo modello di PreferITA (dalla contrazione di “We prefer Italian shoes”, lo slogan del brand) Shoes non potrebbe essere più cool. Intriso di suggestioni “space”, è stato concepito per lanciarsi in un immaginario viaggio cosmico dove i colori e i materiali definiscono l’ iter dell’ esplorazione: la tomaia cangiante, il platform in vernice glossy, le linee futuribili del cinturino si declinano in un viola pop che evidenzia una allure glam deliziosa.

 

 

A firmare la zeppa è Irina Kareva, una giovane designer russa che, approdata in Romagna dalla lontana Siberia, ha studiato da modellista nel distretto calzaturiero di San Mauro Pascoli ed ha lanciato il brand PreferITA Shoes nel 2016. Oggi Irina, alla sua seconda collezione, definisce il proprio stile “urban chic”. La donna a cui si rivolge è indipendente, autonoma, grintosa e al tempo stesso estremamente femminile: per lei ha creato una collezione Primavera/Estate 2018 di ispirazione spaziale, attingendo all’ universo di luci al neon, riverberi in technicolor ed edifici svettanti delle metropoli dei millenni a venire. Un panorama avantgarde come la sperimentazione della designer, che alterna l’ utilizzo del vitello e della nappa laminata alle print serigrafate e ad un tripudio di nuance pop. Facendo onore al proprio nome, inoltre, PreferITA Shoes vanta una produzione rigorosamente “Made in Italy” che si snoda tra San Mauro Pascoli, Porto Sant’ Elpidio e Rimini.

 

“Spring Rhapsody”, la campagna pubblicitaria PE 2018 di Emilio Cavallini

 

E’ uno spazio quasi metafisico, costruito attorno a linee rigorose e ad un’ architettura minimal,  a fare da cornice alla campagna pubblicitaria Primavera/Estate 2018 di Emilio Cavallini. Il leggendario brand “made in Italy” delle calze couture presenta le sue ultime proposte di calzini e di collant in un’atmosfera sospesa che ne riflette il design ed i motivi ispiratori: romanticismo e sofisticatezza si intersecano, continuamente in bilico tra delicate trasparenze pastello e ricami intessuti su uno sfondo di cromie vibranti. La collezione coniuga una nostalgica ispirazione rétro a materiali tessili avantgarde, gioca sul contrasto e lo elegge a proprio filo conduttore. E’ così che ai raffinati intrecci crochet si affiancano pattern squisitamente geometrici, e che modelli iper contemporanei, dai toni vividi, si alternano ad audaci trame a rete, pizzi eclettici e finissimi ricami argentati. La Primavera/Estate 2018 di Emilio Cavallini decreta i calzini protagonisti indiscussi, tramutandoli in un must stiloso quanto poliedrico: si abbinano agli abitini, ai pantaloni, a mini e maxigonne senza distinzioni, donano un twist irresistibile a qualsiasi look. Le calze, nella migliore tradizione del brand, rappresentano un autentico capo a sè stante; il direttore creativo Pier Fioraso ne esalta le ricercate trame a rete,  gli straordinari contrasti materici e gli esuberanti motivi floreali declinandole nelle creazioni “couture” della Maison per eccellenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CREDITS

“Spring Rhapsody”
Styling and Direction: Pier Fioraso
Photography: Tommaso Ferri
Video: David Lopardo
Hair and Make-Up: Luigi Morino
Models: Azra, Karina and Umberto @Independent
Location: Villa Rondinelli, Fiesole

A special thanks to Luisaviaroma.com

 

Milano Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2018/19 (parte 1)

GUCCI

Ultimo giorno di sfilate. A Milano si conclude una Fashion Week che sta facendo molto parlare di sè. Al centro delle discussioni è soprattutto il défilé di Gucci, amato e criticato in parti uguali per la potenza della sua messa in scena: Alessandro Michele, ispirandosi alle teorie cyborg di Donna Haraway, ha ideato una collezione che frantuma tutti i cardini dell’ identità di genere. In passerella hanno sfilano creature ibride e al di là di ogni schema categoriale, androidi che sembravano usciti dalla penna di Mary Shelley. A far da sfondo, una sala operatoria con lettini che evocavano l’ attento lavoro di “taglia e cuci” da cui avevano preso vita. I modelli avanzavano con cuccioli di drago in braccio o reggendo il calco della loro testa mozzata, indizi di un test cibernetico inneggiante al concetto del “multiplo” e dell’ “eterogeneo”: il risultato è un mix and match di pattern, copricapo etnici, abiti arricchiti da filamenti di cristalli ed “esplosioni di piume”, look protetti da un candido strato di tulle che ricordano i mobili coperti dal cellophane tipici degli anni ’60. Ma se sul versante stilistico la svolta di Gucci riscuote consensi unanimi, la visione di Alessandro Michele suscita, a volte, reazioni contrastanti. In questo caso, il dibattito si è innestato sulla scelta della sala operatoria della scenografia e sulle teste mozzate in passerella, ma anche i turbanti indossati dai modelli – come riporta il Corriere della Sera – sono stati oggetto di critiche: la comunità Sikh ha contestato l’ utilizzo “modaiolo” del suo tradizionale copricapo. Sia le lodi che i biasimi, comunque, non fanno altro che consolidare la carica rivoluzionaria del progetto di Michele. Visionarietà, audacia e sperimentazione si riconfermano i punti di forza di un designer che ha saputo imporre un’ estetica del tutto inedita, inconfondibile e già iconica. Oltre a Gucci, questa Fashion Week ha visto sfilare autentici guru della moda: Versace, Giorgio Armani, Alberta Ferretti, N.21, Dolce & Gabbana, Fendi, Moschino, Antonio Marras, Ferragamo, Pucci, Blumarine, Ermanno Scervino e moltissimi altri ancora, hanno portato in passerella un concentrato straordinario e eclettico di creatività Made in Italy. A partire da oggi, su VALIUM troverete una sintesi di Milano Moda Donna condensata in una serie di look tratti dai défilé. Non mi resta, quindi, che augurarvi una buona visione e salutarvi con uno “Stay tuned!”

 

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3 – Le cyborg-creature di GUCCI

 

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3 – La empowered woman di ALBERTA FERRETTI

 

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3 – Il pop-chic di ispirazione Jackie O’ di MOSCHINO

 

 

 

Michelle Hunziker: souvenir di Sanremo in 5 look (+ 1 chicca)

Armani Privé

Il Festival di Sanremo si è appena concluso ed è tempo di bilanci. Che sul versante fashion si concentrano rigorosamente su Michelle Hunziker e sugli splendidi abiti da lei sfoggiati sul palco dell’ Ariston: a vestirla sono stati brand di primo piano del made in Italy, guru dell’ eleganza le cui creazioni si sono meravigliosamente alternate durante le cinque serate della kermesse. Prima di proseguire, un plauso va anzitutto a Michelle. Spigliata ma mai sopra le righe, sofisticata ma mai distante, ha dimostrato una straordinaria padronanza scenica e ci ha deliziati con la sua versatilità. Verve, sorriso e garbo sono stati i suoi punti di forza, amalgamati in un mix perfettamente calibrato. Il look ha svolto un ruolo ad hoc nell’ esaltare il fascino della showgirl svizzera: mai come quest’ anno, credo, si è parlato degli abiti indossati dalla conduttrice di Sanremo. Spiritosa e sciccosissima, Michelle Hunziker ha coniugato couture e simpatia con risultati da 10 e lode. Di seguito, un “souvenir” delle sue mise concentrato in cinque scatti più una sorprendente chicca finale.

ARMANI PRIVE’– L’ abito con cui la Hunziker ha inaugurato il Festival (vedi foto sopra) ha suscitato una vera e propria ovazione: lungo, fasciante, in velluto nero e con uno scollo a V vertiginoso, ha sottolineato strepitosamente la sua classe e la sua sensualità.

 

ALBERTA FERRETTI – Nel corso della seconda serata, Michelle ha stregato il pubblico con uno spettacolare long dress in mikado di seta color magenta che le lasciava le spalle totalmente nude. A completare il look, sandali neri con tacco a spillo e la bionda, lunga chioma sciolta sulla schiena.

 

TRUSSARDI – Per la scelta del brand della terza serata, la showgirl ha “giocato in casa”. Con i capelli raccolti di lato  e a effetto bob, ha esibito una fascinosa allure rétro. Ad esaltarla, lo splendido mermaid dress Trussardi Dafne con corpino in crepe elasticizzata ed ampia gonna movimentata da inserti plissé in chiffon.  L’ abito, in due differenti nuance di rosa, è tempestato da una miriade di cristalli ricamati in degradé.

 

MOSCHINO – E’ o non è, Sanremo, la “Città dei Fiori”? La quarta serata Michelle ha indossato un ball gown composto da un tripudio di petali in una tonalità sfumatissima di viola: metri e metri di tulle distribuiti tra il sottogonna e gli strascichi evidenziano la sua teatralità e il suo sbalorditivo mood da fiaba.

 

ARMANI PRIVE’ – Per la serata conclusiva del Festival, la scelta di Michelle è nuovamente caduta su Re Giorgio: qui la vediamo in un prezioso abito in total black con corpino rigido e vaporosa gonna di tulle a balze. Ricami in cristalli e lamè a profusione ne accentuano l’ allure a dir poco incantevole.

 

LA CHICCA by MOSCHINO – Venerdì sera, sempre in tema floreale, Michelle ha conquistato l’audience sfoggiando uno stupefacente abito-bouquet di Moschino: il collo, vistoso, è un trionfo di rose e fiori di ogni genere. E mentre Claudio Baglioni e Pierfrancesco Favino la circondavano prodigandosi in divertenti gag, la Hunziker omaggiava al tempo stesso la tradizione sanremese e un Festival che ha donato a tutti una ventata di frizzante aria Primaverile.

 

Campagne Pubblicitarie PE 2018: il ritorno della Furla Society

 

Non abbandona il look opulento neppure nel weekend, va pazza per l’ oro e indossa una tiara preziosa quanto una corona vera e propria: ladies and gentlemen, meet Ducale. La incontriamo nella sua casa sontuosa, décor barocco e carta da parati damascata, mentre siede altera su una poltrona-trono. La pelle ambrata risalta occhi “en pendant” con il color cobalto dell’ abito, le mani indugiano sulle vesti tempestate di gemme e oro. Se dovessimo descriverla con un aggettivo, sarebbe “regale”. Non è un caso che accompagni le sue mise a una raffinata bag cobalto su cui campeggia una fibbia jewel in total gold: è una borsa che la racconta e rappresenta, che ne definisce l’ allure in toto. Se poi aggiungiamo che Ducale è un membro della Furla Society, tutto diventa più chiaro.  La celebrazione del carisma e dell’ unicità è il tema chiave, infatti, della celebre campagna pubblicitaria di Furla, che per la Primavera Estate 2018 torna con un gruppo di protagonisti tutto nuovo. Ancora una volta, personalità e stile si intersecano in un gioco di corrispondenze che associano ogni borsa a una donna – o a un uomo, perchè a far parte della banda sono entrati anche due maschietti – con un “trademark” proprio e inconfondibile: c’è Furla Stacy Casanova, che si muove tra le calli di Venezia sbocconcellando frutta. C’è Furla Toucan, fascinosa e grande fan delle piume. C’è Ducale, con la sua dimora iperluxury, e poi, ancora, c’è Furla Arancya, che vive il momento e conquista con il suo spirito libero. Ci sono infine Furla Zeus, un adone palestrato, e Furla Ulisse, un surfista che adora l’ avventura.

 

Furla Ducale

Mentre il video della campagna Holiday 2017 (dove la Furla Society ha fatto il suo debutto) ruotava attorno alle eccentriche avventrici di un bar e a un giovane barista, stavolta una voce fuori campo descrive i sei protagonisti. Gusti, abitudini e tratti caratteriali si svelano per gradi per poi sfociare in un finale dove viene presentata la borsa che li emblemizza. Furla, il brand fondato nel 1927 a Bologna da Aldo Furlanetto, è sempre rimasto fedele a un heritage che coniuga l’ estetica contemporanea al più squisito savoir faire artigianale. Il suo DNA tutto italiano si riflette anche nella campagna pubblicitaria PE 2018, un’ ode al fascino e alla straordinaria bellezza del nostro Paese. Dagli scenari di Venezia alla Furla Society, il focus si sposta su borse eterogenee quanto l’ indole dei suoi membri. Ma l’ accento sull’ individualità non impedisce di evidenziare tipi umani in cui ognuno può riconoscersi:  l’ identificazione è dietro l’ angolo.  Giocosità e ironia rimangono i punti di forza di una campagna che, sotto la direzione creativa di Wednesday London, è stata scattata a Londra da Stas May e tradotta in video da Andrew Rotschild con la collaborazione della stylist Beth Fenton.

 

Furla Toucan

 

Venezia e le “Regine di Cuori”: la campagna pubblicitaria PE 2018 di Dolce & Gabbana

 

Mancano due weekend esatti all’ inizio del Carnevale di Venezia, il Carnevale più conosciuto al mondo, ma il fascino che pervade calli e campielli è sempre mozzafiato. Non è un caso che sia proprio la città lagunare a fare da sfondo alla campagna pubblicitaria Primavera/Estate 2018 di Dolce & Gabbana: emblema iconico delle meraviglie d’ Italia, Venezia esalta e sintetizza l’ heritage del brand. Luca e Alessandro Morelli (altrimenti detti Morelli Brothers) la immortalano in scatti vibranti, luminosi, intrisi di quel glam italico che è ormai il trademark del duo di designer, e si avvalgono di un cast di modelle Millennials per movimentare i suoi scenari. Laura Murray, Kitty Spencer, Frankie Herbert, Sabrina Percy, Eleonore Von Habsburg, Isabel Getty e Bea Fresson organizzano spaghettate in Piazza San Marco, fanno escursioni in gondola, interagiscono con i locali in uno scoppiettante inno all’ italianità che coniuga folklore e stile. A fare da protagonisti, l’ allegra brigata ed i preziosi abiti che indossa: creazioni dedicate a una “Regina di Cuori” che seduce con un’ esplosione di rose stampate, sete impalpabili e ricami barocchi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Photo by Luca e Alessandro Morelli

 

“Vennari – Milk and Diamonds”: Roberto Ferlito per Vennari negli scatti di Diego Diaz Marin

 

Natale: tempo di party, di bagliori….e di preziosi regali. Tre elementi che a fine anno si intrecciano in uno scintillante, irresistibile connubio. Electric Bands, la nuova capsule collection creata per Vennari da Roberto Ferlito, lo incarna in pieno nella fusione tra l’ heritage orafo dello storico marchio fiorentino di Haute Joaillerie e l’ iconico design sculturale del direttore creativo di Schield (leggi l’ intervista di Roberto Ferlito per VALIUM qui). La capsule è composta di 5 pezzi in oro 18 carati sapientemente lavorati a mano: un choker, orecchini, orecchini pendenti, un anello e un braccialetto, tutti a foggia di fascetta stringi-cavo e con chiusura regolata da una vite con pomello.  Le viti sono disponibili anche singole, impreziosite da pietre come lo zaffiro, il diamante o il peridoto  per creare un mix and match personalizzato da accenti di colore. Raffinatissima ma unconventional, Electric Bands esalta uno chic senza tempo che tramuta dei veri e propri statement jewels in accessori must della quotidianità. Gli scatti in cui Diego Diaz Marin (trovi qui la sua ultima campagna per Schield pubblicata da VALIUM) immortala la capsule sono, come sempre, di straordinario impatto visivo. La protagonista della photostory – che significativamente si intitola “Vennari -Milk and Diamonds” – è immersa in una vasca da bagno piena di latte, indossa un bustier nero e i gioielli che sfogga la rendono regale. Fa pensare a una Cleopatra o a una Poppea contemporanee (entrambe adoravano bagnarsi nel latte), ma calate in un recipiente magico degno di Alice nel Paese delle Meraviglie:  in superficie galleggiano fiori, fette di pompelmo, spuntano polipi che si abbarbicano sul décolleté della modella. Strumenti della vanità femminile o elementi surreali che si materializzano? Sta a noi decidere. Quel che è certo è che, in questa campagna, il genio visionario di Diego Diaz Marin e la profonda eleganza dei gioielli di Roberto Ferlito per Vennari si esaltano e valorizzano a vicenda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CREDITS

Photographed by Diego Diaz Marin

Styled by Giulia Vennari

Hair and make up by Giulia Avarello

Model: Cloe (Casting Models)

 

Il close-up della settimana

 

La terza edizione del Premio Giovani Imprese-Believing in the Future, lanciato da Altagamma con la collaborazione di Borsa Italiana, Maserati e Sda Bocconi, ha decretato la vittoria di Marco De Vincenzo per la categoria Moda. Il designer, definito “una tra le voci più originali e interessanti del Made in Italy contemporaneo”, è salito sul podio insieme ai cinque altri vincitori  proclamati dalla giuria: l’ e-commerce di vini italiani Tannico per la sezione Digital-Innovation, il brand di arredo outdoor di alta gamma Ethimo per la sezione Design, il gruppo di ristorazione Langosteria per la sezione Alimentare, la società di ingegneria meccanica e meccatronica (specializzata nell’ alimentazione ecologica e nella ricarica wireless) Eggtronic per la sezione Motori e il brand leader delle vacanze benessere di lusso Lefay Resorts per la sezione Hotellerie. La Fondazione Altagamma è nata nel 1992 con l’ intento di promuovere l’ eccellenza e l’unicità italiane. La sua mission si fonda sul rafforzamento della competitività dell’ industria culturale e creativa Made in Italy con l’ obiettivo di contribuire alla crescita socio-economica del Paese. Per Marco De Vincenzo, classe 1978, messinese, il riconoscimento sancisce un percorso creativo che nel 2009, ai suoi esordi, gli valse il primo premio di Who’s Next, il concorso che Vogue Italia dedica ai new talents. Il lavoro del designer si contraddistingue da sempre per la ricerca, per la sperimentazione e per la continua instaurazione di partnership esclusive.

(Nella foto, un look della sfilata AI 2017/18 di Marco De Vincenzo)

 

Scarpe da sogno, Manga e Barbie world: l’ universo girly-chic di Francesca Bellavita

 

Biondissima, radiosa, spumeggiante, Francesca Bellavita ti travolge con lo stesso entusiasmo che l’ ha portata a realizzare il suo sogno più grande: creare calzature dedicate alle giovani donne che, come lei, affrontano la vita con giocosità condita di un pizzico di sex  appeal. Bergamasca, un iter formativo DOC, Francesca approda allo shoe design dopo un esordio come stilista freelance per Colmar ed altri marchi leader dello sportswear chic. “Francesca Bellavita”, il brand che porta il suo stesso nome, debutta con una collezione PE 2017 che ne concentra il mood nella quintessenza: lo stile è girly, ma deluxe, e mixa le suggestioni dei manga giapponesi con il Barbie world. Non è un caso che persino il packaging delle scarpe – personalizzabili grazie a un kit di decori ad hoc –  si ispiri alla tipica confezione  color fucsia in cartone e cellophane dove è racchiusa la bambola-icona Mattel. E il claim che riporta a chiare lettere – “Dont’ call me doll” con il “don’t” coperto da una cancellatura –  è una vera e propria dichiarazione di intenti, perchè colei che calza “Francesca Bellavita” è audace, ironica e non teme certo di esibire una femminilità esplosiva. Ma al coté squisitamente estetico si affiancano la ricercatezza della lavorazione handmade e dei materiali pregiati, due indiscussi  punti di forza del brand: ogni collezione viene realizzata nel distretto di Vigevano, storica culla del savoir faire calzaturiero a cui fanno riferimento colossi del luxury del calibro di Valentino, Christian Louboutin e Manolo Blahnik. Ho incontrato Francesca per saperne di più sulle sue creazioni, sul suo universo ispirativo e sulla sua passione.

Se dovessi sintetizzare la tua bio in poche frasi, che mi racconteresti?

Ti racconto che all’inizio mi ero iscritta a Giurisprudenza, ma ho capito fin da subito che non avrei mai voluto passare la mia vita con un tailleur addosso! Confusa, ho passato qualche mese a Londra dove ho scoperto l’esistenza dell’Istituto Marangoni e tornata in Italia mi sono immediatamente iscritta.

 

 

Heartbeat

 

Prima il diploma in Fashion Design all’ Istituto Marangoni, poi la specializzazione in Shoe Design dall’ Ars Sutoria School di Milano: quando hai capito che le scarpe erano il tuo grande amore?

La prima volta che ho disegnato un paio di scarpe all’Istituto Marangoni è stato un fulmine a ciel sereno. Ho capito immediatamente che il mio futuro sarebbe stato quello!

Quali sono i punti cardine del tuo immaginario creativo?

Adoro tutto cio’ che è divertente e colorato. Dalle caramelle ai giocattoli passando per i manga giapponesi. La citta’ infatti che mi ispira di piu’ al mondo è Tokyo, ci vado almeno una volta l’anno. Le insegne luminose, le Shibuya girls e il mondo kawaii mi fanno impazzire! Da tutto questo immaginario nasce anche il mio particolare packaging!

 

Fluffy Flat

 

Crystal Pink

 

Cosa rende le tue scarpe dei pezzi iconici?

Il fatto di essere diverse da tutto cio’ che è presente sul mercato in questo momento. E’ un mondo dove tutti si prendono troppo sul serio, dove tutti si vestono di nero. In tutto cio’ arrivo io con le mie scarpe gialle e rosa, con pon pon, cristalli a cuore e tomaie che ricordano i marshmallow!

 

Bootie Goth Pink

 

Hai debuttato con la tua prima collezione pochi mesi fa e sei già acclamatissima. Cosa si prova ad essere considerata un’autentica star emergente?

Mah, intanto grazie mille! Diciamo che la cosa che mi rende davvero felice è vedere le clienti super soddisfatte delle mie calzature, sia per il look che per la comodita’ anche si tratta per lo piu’ di tacchi 10 cm. E’ in quei momenti che so di aver centrato il mio obiettivo: rendere felici le donne con le mie scarpe!

A quale donna pensi, quando crei?

A una donna sexy e ironica, che non si prende mai troppo sul serio. E’ quella donna che beve troppo champagne e ride un po’ troppo fragorosamente!

 

Dalla campagna pubblicitaria Francesca Bellavita PE 2017

 

Tre aggettivi per definire il tuo stile: quali scegli?

Sexy, ironico e divertente, proprio come la mia donna ideale!

La tua collezione esalta il valore dell’hand made, della ricercatezza, dei materiali pregiati. Come nasce la passione di Francesca Bellavita per il savoir faire artigianale?

Per me è importantissimo produrre in Italia. La nostra terra è meravigliosa, la nostra artigianalita’ non ha pari. Inutile dire che un paio di scarpe prodotte in Italia non potra’ mai essere neanche lontanamente comparato ad uno prodotto all’estero. Persino i francesi vengono a produrre qui e questo la dice lunga!

 

Il caratteristico packaging Barbie-like

 

I colori sono un elemento importante della tua cifra stilistica. Qual è quello che ti rappresenta maggiormente?

Naturalmente il rosa in tutte le sue sfumature!

Le feste natalizie sono sempre più vicine. Se dovessi indicarci un tuo modello “must” per la daily life ed uno per un’occasione speciale, su quali punteresti?

Sicuramente per il giorno una scarpa sexy, ma comoda, come Fluffy Flat, una ballerina resa molto divertente dal pon pon gigante staccabile tramite calamita, quindi puo’ essere indossata anche senza per un look piu’ sobrio o intercambiato con i pon pon a forma di coniglietto o di topolino per un outfit piu divertente! Mentre per un’ occasione elegante consiglio sicuramente Crystal, la nostra pump in serpente e vernice con fiocco e cristallo a cuore applicati sul davanti. Sia nella versione fucsia che nella versione nera per le donne piu’ classiche.

 

Pon pon coniglio

 

Puoi accennarmi qualcosa sui tuoi progetti futuri?

A parte conquistare il mondo con le mie scarpe?…Scherzo, ovviamente! Proprio perché siamo sul mercato da pochi mesi, è difficile accennare a progetti futuri! So solo che sono una ragazza con una lista infinita di sogni e spero di realizzarli tutti, prima o poi!

 

 

Crystal Black

 

Pon pon topo

 

La Petite Robe, 10 anni di “travel chic”: intervista con Chiara Boni

 

Occhi azzurro cielo, capelli tagliati in un bob platinatissimo, sorriso stampato sulle labbra: Chiara Boni irradia fascino a prima vista. La guardi e pensi che la sua allure radiosa – un mix di grazia, pragmastismo e stile – la identifichi in toto con la donna a cui ha dedicato il brand La Petite Robe. Fiorentina DOC, Chiara esordisce come designer all’ inizio degli anni ’70, quando irrompe nel settore della “moda giovane” con gli abiti griffati You Tarzan, Me Jane che crea per la boutique che ha aperto nella sua città. E’ impossibile dimenticare il mood frizzante veicolato da quel marchio: negli anni in cui il modo di vestire diventa un emblema generazionale, la ribellione eccentrica di You Tarzan, Me Jane rielabora le suggestioni sgorgate da una full immersion nella Swingin’ London della sua fondatrice. Da allora, con i tessuti stretch come iconico leitmotiv, il percorso stilistico di Chiara Boni è andato consolidandosi attraverso un iter di cui l’ ingresso nel Gruppo Finanziario Tessile nel 1985 e la creazione de La Petite Robe nel 2007 rappresentano due tappe fondamentali. Oggi La Petite Robe compie 10 anni e con You Tarzan, Me Jane condivide l’ intento rivoluzionario da cui prende vita: il suo nome evoca uno chic all’ insegna della praticità, abitini facili da lavare e non spiegazzabili che una donna sempre in giro per il mondo può agevolmente riporre in micro buste di tulle. Lo stile del brand, inconfondibile, coniuga un alto tasso di femminilità e linee essenziali, ma ricche di dettagli estrosi. I capi si modellano sul corpo assecondandolo, evidenziandolo in tutta la loro raffinata linearità ed adottando una palette che al nero affianca nuance, di volta in volta, vivaci, pastellate o intense: il fucsia, il cobalto, il rosso, il rosa baby e l’acquamarina si alternano al verde oltremare, al melanzana, al vino, tutti rigorosamente in versione monocroma. Il jersey rimane il materiale signature di La Petite Robe, che dal 2009 viene distribuito anche negli USA dove conquista fin da subito le celeb. Qualche nome? Beyoncé, Anjelica Houston, Angela Bassett, Oprah Winfrey sono solo alcune delle sue fan più sfegatate. Risale proprio al Settembre scorso l’ inaugurazione del flagship store losangelino di La Petite Robe, il primo in territorio stelle a strisce. Ho preso spunto da questa entusiasmante news per ripercorrere, insieme a Chiara Boni, la storia e gli stilemi di una carriera che dal 1971 brilla con accenti di creatività del tutto unici nel panorama del Made in Italy.

Era il 1971 quando a Firenze hai aperto la boutique “di rottura” You Tarzan me Jane. Con quale intento è nata e come descriveresti l’humus da cui ha preso forma?

Dall’irripetibile melting-pot di Londra, alla fine degli Anni ’60, prendeva vita lo spirito di You Tarzan, Me Jane: la mia risposta ribelle al formalismo della Moda Italiana che, a quei tempi, imponeva rigore ed essenzialità. Nel 1971, in via del Parione 33r a Firenze allestivo, così, insieme alla mia amica Elisabetta Ballerini, un inedito tendone da circo nel mezzo di un grande laboratorio-artigiano e iniziavo a proporre la mia Moda Giovane come alternativa all’offerta quasi esclusivamente sartoriale del mercato.

La tua passione per la moda è innata o si inserisce in un preciso background esistenziale?

Devo molto a mia madre. La mia formazione è stata frequentare per tanti anni con lei, donna di estrema eleganza, atelier e sartorie, l’osservazione mi ha svelato in modo naturale i segreti del corpo femminile e mi ha invogliata a valorizzarlo con un design cedevole alla morbida interpretazione delle forme.

Esistono immagini, suggestioni, reminiscenze a cui la tua ispirazione attinge in modo ricorrente?

Mi appassiona l’Arte in generale, di cui la Moda stessa rappresenta una forma. Da sempre fonte di ispirazione, l’Arte è diventata protagonista, insieme alla Moda, anche di alcuni dei miei eventi di presentazione.

La Petite Robe festeggia i suoi primi dieci anni. Quali sono gli step che hanno portato alla creazione del brand?

Ho fatto un percorso fatto di sperimentazioni consapevoli ma anche di rivoluzioni intuitive che solo a posteriori ho scoperto straordinariamente coerenti. Ho pensato a dei capi realizzati in tessuti stretch innovativi, progettati per incontrare le esigenze di una donna dinamica. Questo è stato il pensiero che mi ha portato alla creazione del brand.

 

 

A quale tipo di donna si rivolge Chiara Boni, e soprattutto: è la stessa donna dei suoi esordi?

Sì, è la stessa donna anche se forse un po’ meno giovane. Comunque le donne sono straordinariamente diverse, raffinate, sognatrici e divertenti, ma ciascuna a modo proprio. Ognuna è accesa da una sfumatura intensa di personalità. Le donne sono in continua evoluzione, il modo di vivere cambia e loro tengono il passo.

 

 

Per definire La Petite Robe” hai usato il termine di “travel chic”. Come approfondiresti questo concetto?

Un guardaroba flessibile, versatile e personalizzabile. La Petite Robe nasce proprio dalle esigenze di una donna moderna che non può concedersi il tempo di cambi d’abito durante la giornata, che in valigia ha poco spazio e che una volta arrivata in albergo non ha modo di farsi stirare un vestito.

Il leitmotiv della tua cifra stilistica è, senza dubbio, la femminilità. Quale valenza ricopre, la femminilità, per te?

La femminilità è dolcezza. Sboccia nell’animo di una donna e inonda di profumo tutto attorno. Una primavera permanente di sguardi, gesti e atteggiamenti.

 

 

La Petite Robe furoreggia sul mercato USA: non è un caso che proprio a Los Angeles sia stata inaugurata la vostra terza boutique monomarca.  Quali sono, a tuo parere, i motivi dell’enorme successo americano del brand?

Le clienti americane sono entusiaste. Il loro è un modo diretto di testimoniare affetto per il mio concetto di femminilità. Parlano attraverso i social e svelano passione per le linee accoglienti, giovanili e sensuali dei miei abiti. Il passaparola virale delle addicted oltreoceano è stato il vero punto di forza per la diffusione del brand in America.

 

 

I tuoi little dress, stilosi ma pratici ed essenziali, sembrano fatti su misura per una alter ego di Chiara Boni. Sbaglio, o quando crei tendi un po’ ad identificarti nella tua donna tipo?

Non sbagli, mi affido sempre all’autorità della prima persona: -Io lo indosserei?-.

Esiste una donna che vorresti fortissimamente vestire? Se sì, perché?

No. I miei vestiti sono pensati per tutte le donne. Ho una visione democratica della femminilità che non esclude nessuna taglia, forma o personalità.

 

 

In tempi di crisi, uno dei punti di forza del settore fashion sembra tradursi nell’ iconicità del prodotto. Sei d’accordo? E cosa aggiungeresti, al riguardo?

Sono assolutamente d’accordo. Infatti la cosa più difficile nella Moda è rinnovarsi rimanendo riconoscibili. È proprio qui che sta l’iconicità di un prodotto.

 

 

 

Tutti i look e gli accessori sono tratti dalla collezione “Grand Hotel” AI 2017/18 di La Petite Robe

Photo courtesy of press office