Vivienne Westwood & Burberry, quando “heritage” fa rima con “British”

 

Annunciata mesi fa, era attesissima. E in questi giorni è stata finalmente lanciata: Vivienne Westwood & Burberry, la collezione in limited edition scaturita da una sinergia tra Riccardo Tisci, Vivienne Westwood e Andreas Kronthaler, campeggia ora nei flagship Burberry di Londra e di innumerevoli metropoli internazionali. Per “raccontarla” in sintesi, potremmo definirla l’ incontro tra due heritage iconici. Il glorioso archivio Punk di Vivienne Westwood viene reinterpretato, infatti, in connubio con lo storico motivo check di Burberry, instaurando un trait d’ union tra due veri e propri pilastri dello stile britannico. Due stili a contrasto, ma non inconciliabili: è dalla loro fusione, anzi, che nasce il prorompente appeal di questa capsule. Il mood sovversivo del Punk (avete notato, a proposito, come questa settimana gli articoli di VALIUM si snodino all’ insegna di un fil rouge ben preciso?) si intreccia con la tradizione e il mix che ne risulta è un’ esplosiva combinazione di passato e futuro. In linea con l’ imprinting unisex che caratterizzava il Punk, la limited edition celebra capisaldi dello stile Westwood come il minikilt, le maxizeppe stringate,  la t-shirt con lo slogan, il basco cosparso di spille, gli enormi colli a punta, che adottando il pattern tartan di Burberry sfoggiano un twist del tutto inedito. Associata a una magnifica campagna pubblicitaria scattata da David Sims, Vivienne Westwood x Burberry nasce con l’ intento di sostenere Cool Earth, associazione no profit che si batte contro la deforestazione e i cambiamenti climatici: una causa abbracciata dalla “Mother of Punk” ormai da tempo. Nelle foto, alcuni pezzi chiave della capsule (per ammirarla per intero, cliccate qui).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dolce & Gabbana approda a SoHo e conquista New York

 

Dolce & Gabbana loves New York! Il duo creativo del Made in Italy lo dimostra inaugurando una boutique nel cuore della Grande Mela, a SoHo, più precisamente al 155 di Mercer Street. La location scelta – una ex caserma dei Vigili del Fuoco – è altamente suggestiva, gli interni spettacolari e in stile Dolce & Gabbana DOC: l’ edificio, datato 1854, vanta una facciata in ghisa restaurata secondo un progetto d’epoca, mentre lo store si snoda su tre piani associati ad altrettanti concept esclusivi. Colpisce subito il mix tra i codici del brand e un’ innovatività prettamente ispirata a gusti, stili e input della Millennial Generation. Calata nelle atmosfere cool di SoHo, la boutique Dolce & Gabbana ne veicola gli umori e li combina con i caratteri di una squisita contemporaneità. L’ universo Millennial predomina, e con esso la mutevolezza perenne delle leggi del web: un “hic et nunc” che si fa stile di vita, la velocità e la metamorfosi come must di un reale contraddistinto dalla transitorietà. Un mondo cangiante e ricco di sfaccettature che lo store riflette a partire dagli arredi, dai dettagli architettonici. Non è un caso che il freestanding regni sovrano, come i pannelli damascati oro mai all’ insegna della fissità, o che persino la scala mobile che sale al primo piano vari il suo percorso in conformità con la struttura; a fare da fil rouge, ampi spazi dalle linee nette e giochi di luce teatrali distribuiti sui tre piani in cui campeggiano le collezioni Uomo, Donna, Bambino e gli accessori.

 

 

 

Il piano terra: Amore & Bellezza – Ovvero, Dolce & Gabbana incontrano i Millennials. Amante del bello e intrigato dai leitmotiv della contemporaneità, il duo intreccia un dialogo con la Generazione Y assimilandone la passione per i social e per la comunicazione via web.  Scritte, graffiti e disegni risaltano sulle pareti, mentre uno schermo al LED trasmette live streaming gli aggiornamenti dell’ account Instagram di Dolce & Gabbana. Riflessi iridati e luci al neon in technicolor evidenziano l’ allure ipermoderna del locale, e sono ancora delle coloratissime insegne al neon a riprodurre i nomi dei tre piani.

 

 

Il primo piano: Stravaganza – Un piano completamente all’ insegna della leopard print. Pareti a pannelli, tappeti, abiti e accessori sono un’ ode a un pattern che ha fatto la storia di Dolce & Gabbana tramutandosi in emblema di audacia e di pura eccentricità. Vero e proprio signature del brand, il leopardato viene debitamente celebrato da questo spazio wild-chic.

 

 

Il secondo piano: DNA – Contemporaneità, futuro e innovazione sono concetti che acquistano significato solo se sostenuti da un background di spessore. L’ importanza dell’ heritage è fondamentale; è’ un patrimonio di luoghi, reminescenze e riferimenti culturali che definiscono il senso di appartenenza, le proprie radici. Quelle di Dolce & Gabbana affondano nell’ “italianità” e la declinano in un inconfondibile connubio di creatività, sartorialità e tradizione.  Il secondo piano inneggia ai valori del duo ed a uno stile che nell’ abito lingerie o a tre pezzi, nel pizzo nero e nella borsa Sicily rinviene i suoi capi iconici: senza tempo e al di là di ogni tendenza proprio perchè carichi di una profonda valenza ispirativa, di un valore emblematico che trascende il concetto stesso di “moda”.

 

Photo: Dolce & Gabbana

 

“Vennari signed R.F.”: Roberto Ferlito firma una capsule collection per Vennari

 

Roberto Ferlito e Vennari: un connubio esclusivo. Il direttore creativo di Schield (che i lettori di VALIUM conoscono bene: trovate la sua intervista qui), il brand di fashion luxury jewelry adorato da nomi del calibro di Rihanna, Kate Moss e la Regina Letizia di Spagna, ha inaugurato una collaborazione con la storica Maison fiorentina di alta gioielleria. Il sodalizio si traduce in una capsule collection, Vennari signed R.F., che verrà lanciata in occasione della Paris Fashion Week e sancirà questa entusiasmante e inedita partnership creativa. A fare da protagonisti, l’ inconfondibile stile scultoreo, ironico – e al tempo stesso iconico – di Roberto Ferlito e la lunga tradizione orafa Vennari, che coniuga un alto tasso di raffinatezza e preziosità dei materiali. Nella capsule, contemporaneità e heritage si fondono in uno sbalorditivo mix. I codici avantgarde di Schield si rinvigoriscono a contatto con gli stilemi luxury di un brand che ha tramandato il proprio savoir faire da generazione in generazione: il risultato non può che essere la ricercatezza più fine. Vennari, il cui atelier ha sede nell ‘ Antica Torre in via de’ Tornabuoni, è un nome cult nell’ ambito della gioielleria di alta gamma. L’ eleganza della quale si fa portavoce viene espressa persino dall’ubicazione dei suoi headquarters creativi nel cuore di Firenze, lungo la via del lusso del capoluogo toscano; una location emblematica, intrisa di allure secolare. Ferlito  attinge ai connotati più fortemente radicati nell’ identità del brand per tramutarli in uno chic senza tempo e dall’ alto valore artigianale. La collezione è composta da pezzi rigorosamente fatti a mano, scolpiti in una lega d’oro a 18 carati o d’ oro bianco e impreziositi da gemme come il peridoto, lo zaffiro e il diamante, che donano un tocco di colore e di aggiuntivo splendore. Quella con Vennari rappresenta, per il direttore creativo di Schield, l’ennesima  collaborazione dopo i recenti sodalizi con Mary Katrantzou e N.21. La capsule collection Vennari signed R.F. , introdotta dagli scatti del sempre geniale Diego Diaz Marin, verrà presentata nello showroom parigino del brand in rue du Mont Thabor 36 durante l’ imminente Fashion Week: un “save the date” è tassativo!

Photos by Diego Diaz Marin courtesy of Fingercoast Studio

Gucci Cruise 2017: l’ ode a Londra di Alessandro Michele

La “prima volta londinese” della collezione Gucci Cruise 2017 non ha mancato di suscitare il clamore che ci si aspettava. Nella suggestiva e secolare location del chiostro dell’ abbazia di Westminster è andato in scena un fashion show  inneggiante ai più celebrati emblemi dell’ estetica British, una “poesia per Londra” che Alessandro Michele ha composto traducendo nel suo stile trademark tipicità, vezzi e spunti rigorosamente made in the UK: c’è la Union Jack, riprodotta sulla felpa cannolè e sui mocassini metal con morsetto. C’è il tartan, declinato nei cappotti e nei kilt a pieghe. Ci sono i pattern floral ispirati ai giardini inglesi, i suit in tweed e i long dress pervasi di ruches “vittoriane”, i jeans bleach-splattered e il chiodo borchiato di stampo punk. E poi ci sono gatti, King Charles Spaniel, pavoni déco, tigri, sinuosi serpenti applicati od intarsiati sulle gonne, sui pull, sui minidress riccamente adornati e sulle pellicce. Epoche, figure, culture e controculture si amalgano tracciando un excursus ispirativo che abbraccia secoli, attinge allo streetstyle e al tempo stesso guarda alla fiaba, mixa dettami tradizionali in un tripudio di pattern a contrasto, balze, pois, abitini see-through, jabot e bagliori lamè. Il tutto, accentuato da una palette in cui risaltano un giallo, un azzurro e un rosso strong accanto a tinte pastello coniugate in versione pop come il celeste, il rosa baby e il verde lime. “Amo l’ estetica inglese; la sento vicina al mio linguaggio”, spiega Alessandro Michele, e non tralascia di rifinire con la sua estrosa impronta i 96 look: accessori come il foulard legato al mento, le lunghe calze in pizzo e la paglietta oxfordiana sottolineano mise dall’ inventiva “caleidoscopica”. Le platform con suola arcobaleno sono già candidate a tramutarsi in must have, iconici dettagli di una collezione che – come nei tasselli di un puzzle – fa combaciare suggestioni, eccentricità e ridondanze in un incastro perfetto. Il risultato è uno stile incantevole per unicità e impatto visivo: una conferma in più della straordinaria abilità di Michele nel dare forma al proprio immaginario.

Il trend tribal folk: la nuova frontiera dell’ etnico

Valentino

 

Il mondo è la sua fonte di ispirazione: con le sue etnie, le sue culture, le innumerevoli tradizioni, i suoi costumi ma, soprattutto, i suoi codici stilistici. Incalcolabili, eclettici, profondamente mutevoli a seconda delle variabili – oltre che geografiche – storiche e culturali. Il trend tribal folk attinge a queste tipicità rielaborandole, mixandole, attualizzandole o stravolgendone i connotati per tradurle in dettami di assoluta contemporaneità o input avveniristici. Al di là di ogni dilagante globalizzazione, la moda riesce a mantenere intatto il fil rouge che caratterizza i più svariati patrimoni di stile valorizzandoli con dosi massicce di creatività, ricercatezza e fantasia: è la nuova frontiera dell’ etnico tout court.

 

 

Givenchy

Stella Jean

Alexander McQueen

Mara Hoffman

Céline

Donna Karan

Alberta Ferretti

Valentino

Etro

Missoni

Anna Sui

 

Bamboo confidential: un corto per omaggiare l’iconica borsa Gucci

 

Bamboo Confidential: è questo il titolo del cortometraggio che Gucci ha lanciato ufficialmente in rete il 16 settembre. Protagoniste d’eccezione, due borse iconiche della Maison come la storica Bamboo -in versione shopper – e la Lady Lock, al centro di un intrigo che le vede ricercate, concupite. desiderate e di conseguenza scambiate, salvaguardate come in un thriller sapientemente intriso di glamour e di mistero. Ispirato vagamente a un noir degli anni ’40, Bamboo Confidential ridà vita alle atmosfere ed ai luoghi londinesi dell’ Hotel Savoy, dove Guccio Gucci ebbe la geniale intuizione di fondare una griffe di pelletterie artigianali influenzato dal profondo senso del gusto e dello stile che respirava nell’ ambiente. Il suo sogno si concretizzò nel 1921, quando a Firenze nacque la sua impresa non solo di pelletterie, ma di articoli da viaggio e per l’equitazione. Nel 1938 Gucci ha già aperto una boutique in via Condotti, nel pieno centro di Roma, e riesce a superare l’austero periodo bellico grazie alla fantasia e alla creatività: sostituisce il pellame con materiali economici quali il lino, la canapa, il bambù, la juta, e nel 1947, due anni dopo della costituzione in s.r.l. del marchio, lancia la borsa con i manici di bambù, un cult della sua produzione: verrà chiamata Bamboo bag e si tramuterà, nel tempo, in uno dei capisaldi del brand fiorentino.

 

 

Ad accompagnare il video ad essa oggi intitolato, un sottofondo come Bad Vibration di The Black Angels ed un montaggio serrato, incalzante, in cui si succedono scene ambientate tra porte girevoli, scalinate ed ascensori di un luxury hotel che vedono protagoniste due splendide donne ‘munite’ di Bamboo e Lady Lock ed un individuo (di cui, nella prima e tuttora unica tranche del video, non è chiara l’ identità) che intende assolutamente immortalarle con un flash della sua macchina fotografica. Operazione che, al momento, per costui non va a buon fine. La speciale celebrazione della Bamboo bag proseguirà sui social ed in particolare su Instagram, dove 40 blogger di 19 Paesi sono stati invitati ad interpretare il loro personale Bamboo Confidential con autoscatti in cui vengono ritratti, insieme alla Bamboo bag, nei più disparati ascensori internazionali. Un modo alternativo, al tempo stesso creativo, per omaggiare l’ inventiva e l’alta artigianalità che da più di mezzo secolo caratterizzano una borsa-icona e decisamente superstar firmata Gucci.

Il Pop Touch di David Lachapelle per Sella bag, nuovo must firmato Tod’s

 

Tod’s lancia la sua nuova it bag per l’Autunno/Inverno 2013/14: si chiama Sella bag e si ispira ad una sella dressage, vantando dettagli –  quali la striscia di cuoio sottile da cui è ricavata, curvato come una sella, e i particolari in ottone che ricordano le briglie – specificamente legati al mondo dell’equitazione. Per presentarla, il brand marchigiano si è avvalso della collaborazione di un fotografo d’eccezione come David Lachapelle, noto per le sue opere ad alta sperimentazione artistica. Un connubio dal quale è sorto un progetto caratterizzato da una straordinaria sinergia creativa, Pop Touch, che intraprende il percorso di un viaggio onirico nel mondo della selleria all’ insegna di atmosfere assolutamente inedite. La Sella bag si tramuta, così, in vagheggiato oggetto del desiderio nella cornice di un paesaggio fiabesco e surreale intramezzato da bozzetti, scenari e immagini di backstage. Una traiettoria in chiave pop, che riesce mirabilmente a esprimere il legame tra la tradizionale ricercatezza della lavorazione artigianale e l’ innovazione data dall’ estetica squisitamente contemporanea dell’accessorio luxury,  caratterizzato da nuance vibranti ed eleganti al tempo stesso. Lachapelle racconta la Sella bag attraverso un linguaggio artistico insolito e travolgente, che mixa dinamismo e fantasia con originalità coinvolgendo gli storici codici del brand: lusso, qualità e artigianalità,  Il fotografo statunitense ha espresso il suo marcato entusiasmo per  il  progetto Pop Touch, commentando che l’ intero processo creativo e collaborativo implicato nella sua realizzazione viene evidenziato nella bellezza delle immagini prodotte. La nuova creazione Tod’s è già in vendita presso tutte le boutique del marchio, destinata a tramutarsi nell’ ultimissimo, iconico must have d’autunno.

 

 

L’accessorio che ci piace

 

Le perle: un classico, tra i bijoux più amati. Chi non ricorda le lunghe collane, gli orecchini, le spille che le nostre madri riservavano alle serate importanti? Per la Maison Chanel, le perle incarnano una forte valenza simbolica e identificativa: M.lle Coco non si separava mai dalla sua collana a un filo di perle rigorosamente false, a dimostrare che la classe non fosse appannaggio esclusivo di benestanti e aristocratici e dunque il privilegio di una élite, bensì la prerogativa di chiunque possedesse l’ audacia di imporre uno stile proprio e personale. Oggi, con la collezione primavera/estate 2013, Karl Lagerfeld intende omaggiare Coco Chanel attraverso una linea in cui le perle sono indiscusse protagoniste. Si tratta di maxiperle, numerose e raggruppate tra loro, distinte per dimensioni e materiali, proposte nella versione girocollo e bracciale. Voluminose, in pasta di vetro e madreperlate, si uniscono a grappoli per andare a costituire la gioielleria più preziosamente sofisticata dell’estate. Cingono delicatamente il collo riattualizzando il classico ‘filo di perle’ d’antan, scendono sui polsi esibendo in un ciondolo il logo della Maison, si diversificano nei materiali: ne esiste una versione in metallo argentato altrettando chic, ma il leit motiv che le accomuna è il tema Bubble Pearls, intrecci dinamici di perle di differenti dimensioni che creano riflessi luminescenti e giochi di volumi sia nell’ opzione in pasta di vetro che metallizzata. E’ il collier il grande protagonista della collezione: elegantissimo nella sua modernità, corposo nei grappoli di perle che lo compongono, incantevole nell’ abbinamento con gli outfit minimal e dalle linee nette indossati dalle modelle in passerella, si autoproclama simbolo di una nuova classe che attinge alla tradizione rielaborandone gli atout e i temi base. I valori più tipici della Maison Chanel vengono così creativamente trasposti a una visione contemporanea senza mai venir meno alla cultura stilistica lanciata dalla grande Coco.

 

 

 

L’ accessorio che ci piace

 

Ricercatezza, artigianalità, colore, tradizione: anche la collezione borse Dolce & Gabbana ruota attorno ai motivi fondamentali che identificano i capi e gli accessori della Primavera/Estate 2013 del geniale duo. Materiali e lavorazioni richiamano alla classica tradizione mediterranea, proponendo la rafia ad ampie dosi ed in varie versioni: stampata, in crochet e in ricami di corallo, caratterizzata sempre e comunque da una finissima perizia artigianale. All’ interno di un’ ampia scelta di borse nei più disparati modelli e materiali, è proprio la rafia ad interessarci e a dar corpo all’ accessorio su cui puntiamo i riflettori questa settimana: la handbag di medie dimensioni.  Denotata da una ricercatissima lavorazione che cura nel minimo dettaglio le decorazioni così come le bordature,  simili a merlettature in rafia, la borsa si declina in un gioco di colori perfettamente armonizzato ed esibisce particolari in pelle, come i manici e la chiusura sigillata da uno sfizioso lucchetto dorato. Ci piace perchè è uno squisito esempio di alto stile, è maneggevole e si coniuga ecletticamente sia con gli scenari urbani che costieri.

 

Di queste handbag colpiscono il gusto finissimo, gli ornamenti completamente in rafia che ricordano quelli di alcuni tipici, elaborati centrotavola dell’ isola sicula: la sicilianità non cessa, infatti, neppure stavolta di rappresentare il leit motiv basilare di tutti gli accessori che Domenico Dolce e Stefano Gabbana propongono per la bella stagione. E’ una sicilianità che,tramutandosi in pura poesia, traduce le suggestioni più fervide delle interminabili estati locali. I colori della handbag, vividi e accesi, si modulano in tonalità che vanno da una prevalenza di verde, arancio e rosso passando per un fantastico contrasto di rosso, bianco e turchese, giungendo infine all’ armonia prettamente barocca del nero accostato al verde ed al beige dorato. La rafia – che rimanda alle bollenti temperature siciliane – si proclama materiale estivo per eccellenza, sottolineando al tempo stesso i caratteri stilistici associati alla bella stagione ed i dettami di una tradizione imperitura e al di là di ogni coordinata temporale: espressioni di eccellenza non solo di una Sicilia visceralmente amata, ma del Made in Italy tout court.