Il close-up della settimana

Photo by © User:Colin / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0 )

Vittoria tricolore ai British Fashion Awards 2018. Gli Oscar britannici della Moda, svoltisi il 10 dicembre scorso, hanno sancito il trionfo dell’ Italia: durante la cerimonia all’ iconica Royal Albert Hall di Londra, i top name della moda nostrana si sono aggiudicati ben quattro premi. Ad ottenere il prestigioso riconoscimento di Designer of the Year è stato Pierpaolo Piccioli di Valentino, che ha ricevuto la statuetta dalle mani di Brooke Shields. Gucci ha portato a casa il titolo di Brand of the Year, mentre Marco Bizzarri, presidente e CEO del marchio, è stato nominato – per il terzo anno di seguito – Business Leader. A Miuccia Prada è andato, invece, l’ Oustanding Achievement Award alla carriera, tributo a un’ inventiva poliedrica che coniuga da sempre moda ed arte. Standing ovation, dunque, per i quattro premiati eccellenti, che hanno saputo affermare e soprattutto ribadire il valore dello stile Made in Italy nel mondo. Tra gli altri insigniti degli ambitissimi Awards, omaggi ad una creatività e ad un’ innovazione che incidono significativamente sul fashion business mondiale, troviamo Clare Waight Keller di Givenchy (Designer of the Year per l’ abbigliamento donna), attesa sul palco da una Meghan Markle radiosa, Demna Gvisalia di Balenciaga (Accessories Designer of the Year), Virgil Abloh (premio Urban Luxe per la sua label Off-White), Kaia Gerber (Model of the Year), Kim Jones (che per il menswear Dior di cui è direttore creativo ha ricevuto il Trailblazer Award), e i fotografi di moda Mert & Marcus, che hanno ottenuto l’ Isabella Blow Award for Fashion. L’ impegno eco-friendly è valso a Vivienne Westwood lo Swarovski Award for Positive Change, il riconoscimento che la “Maison del cristallo” assegna a coloro che promuovono un cambiamento rilevante, ed orientato alla sostenibilità, per la società e per l’habitat. Vincitori britannici degli Awards sono stati invece, oltre che la stilista Clare Waight Keller, Craig Green (British Designer of the Year per l’ abbigliamento uomo) e – last but not least – Samuel Ross e Richard Quinn (rispettivamente insigniti del premio British Emerging Talent per il menswear e per il womenswear).

 

 

Black Halloween Night

MOSCHINO

Nero, gotico nero, profondo nero…Fortissimamente nero! Checchè se ne dica, per celebrare Halloween il nero rimane il colore top. In questa gallery lo ammiriamo declinato in stili letteralmente da brivido: sexy, misterioso, piumato, sulfureo, romantico, vedovile, punk, esoterico, vagamente fetish, il nero è il colore del buio e ben si adatta alla notte più stregata dell’ anno. Lo scelgo in versione plain black, che non lascia spazio (o quasi) ad altri colori. E’ così che si fa oscuro, che esprime in pieno la sua spettacolarità potente. Un nero totale e magnetico, intriso di un fascino irresistibilmente senza tempo.  Perchè “black is black”…E non c’è paragone che tenga.

 

AGANOVICH

ALBERTA FERRETTI

ERDEM

SAINT LAURENT

VALENTINO

SIMONE ROCHA

MAX.TAN

FRANKIE MORELLO

DOLCE & GABBANA

ANN DEMEULEMEESTER

ELIE SAAB

CHANEL

 

 

Il focus

 

VALIUM loves pink: e chi mi segue lo sa bene. Ma quando il rosa si abbina a una stupefacente creazione di Haute Couture, è allora che prende vita il sogno. Lo dimostra questo look di Valentino, un’ autentica nuvola di piume rosa che Kaia Gerber ha indossato al défilé della collezione di alta moda Autunno/Inverno 2018/19. Un défilé ambientato nel “secret garden” dell’ Hotel parigino Salomon de Rothschild ed esaltato dal suo incanto, dalla sua magica atmosfera; non poteva esistere location migliore per le mise mozzafiato ideate da Pierpaolo Piccioli. Un unico leitmotiv ad ispirarle, il “tempo”. Il tempo inteso nella duplice accezione della Grecia antica, laddove il “Kairòs” si identifica con l’ immaginazione e il “Kronòs” con il suo divenire tangibile e concreta. Nel processo creativo, allo stesso modo, fantasia e ispirazione prendono forma attraverso la realizzazione. E’ la loro messa in atto nel reale a plasmarle, la traduzione delle idee in materia. Il dualismo mitico del tempo confluisce quindi in una dimensione intima, atemporale, che sancisce il predominio dei sogni e delle emozioni: lo spazio della creazione. Da questi presupposti scaturisce una collezione a dir poco sbalorditiva. Piccioli segue l’ istinto senza riserve, orientato a una bellezza che è espressione delle sue personali suggestioni oniriche. Ecco allora il lungo abito rosa confetto, vaporoso, completamente cosparso di piume. Scopre le spalle e si svasa nel fondo amplificando armonicamente il suo volume. Regale e ricco, l’ abito viene sdrammatizzato e movimentato, al tempo stesso, dall’ impalpabile leggerezza delle piume: il look è ammaliante, di straordinario impatto visivo. Sembra uscito da una fiaba o – a scelta – da uno scatto che immortala un party del jet set anni ’60 in tutto il suo glamour. Ad avvalorare quest’ opzione contribuisce anche lo scenografico hairstyle “firmato” da Guido Palau insieme a Josh Wood: in passerella, le modelle hanno sfilato con parrucche di lunghi capelli lisci, ma cotonatissimi alla radice. Un omaggio ai Sixties che il cat-eye iper grafico pensato dalla make-up artist Pat McGrath ha ulteriormente enfatizzato. Il risultato? Una mise che si addentra a nei meandri del sogno a trecentosessanta gradi.

 

Paris Fashion Week: 10 flash dalle collezioni PE 2019

GUCCI – Cappello a falda larga, glitter, piume: un look flamboyant e audace che omaggia i Dioscuri del teatro off anni ’70 Leo de Berardinis e Perla Peragallo

Parigi è sempre Parigi, parafrasando il titolo di un noto film. E anche stavolta, la Paris Fashion Week non si è smentita: glamour, ricerca, concetti ispirativi forti ma soprattutto la “grandeur” di défilé che sono veri e propri show in cui il glitz si intreccia alla genialità creativa. Moda e spettacolo si esaltano a vicenda, danno vigore ad un “racconto”, ne sottolineano i motivi. Così è avvenuto, ad esempio, per la sfilata-tributo di Dior alla danza ma anche “chez” Saint Laurent, dove le modelle hanno sfilato a pelo d’acqua, costeggiando enormi palme al neon e con la tour Eiffel sullo sfondo in omaggio a Monsieur Yves (le palme, va da sè, erano un chiaro richiamo a Marrakesch). Che dire poi di Chanel, che ha trasformato il Grand Palais in uno dei lidi tanto amati da Mademoiselle? Gucci non è stato meno sorprendente, portando in scena una sfilata sublimata dalla teatralità del club Le Palace: underground italiano e francese a confronto per un evento che la guest star Jane Birkin ha intramezzato intonando una “Baby alone in Babylone” da brividi, forse la sua hit più suggestiva. Mai come a Parigi, insomma, la locuzione inglese “fashion show” ha espresso tutto il suo potenziale. Per quanto riguarda lo stile, svariati brand hanno optato per il consolidamento di un’estetica squisitamente signature. Tra le eccezioni rientra Celine, che con l’ arrivo di Hedi Slimane al timone creativo ha virato al rock inneggiando alle notti più folli della Ville Lumière. Periodo di riferimento? Gli anni ’80 della coldwave francese  e dei suoi indimenticati idoli.

 

DIOR – Tessuti impalpabili e gradazioni di nude per un contemporaneo tutù: la danza come strumento di esplorazione della propria essenza

 

SAINT LAURENT – Hot pants in pelle, revers da smoking e fascia argento sulla fronte: rivive tutto il glam anni ’70 adorato da Monsieur Yves

 

VALENTINO –  Mega cappello esotico, frange e  “flares” con arabeschi di glitter: un Valentino inedito, deliziosamente hippie chic

 

MAISON MARGIELA – “Create the rules then break them”, recita una voce fuori campo durante il défilé: l’iconoclasta Galliano si fa supremo alfiere dell’ iconicità

 

CELINE – Anfibi e miniabito in total gold per rievocare i tempi d’oro della nightlife parigina: Slimane rivoluziona Celine con il suo inconfondibile stile rock

 

CHANEL – Il tailleur si impregna di luminosità e sfoggia i colori di un tenue arcobaleno: sofisticatezza allo stato puro esaltata dalle suggestioni balneari del défilé

 

GIVENCHY – Come in un gioco di specchi, estetica e genere intrecciano un rapporto di mutuo scambio: plissettato, drappeggiato, sculturale pur nella sua fluidità, l’abito si tramuta in opera d’arte

 

MIU MIU – Tacchi e calzettoni, chioma da sirena, lo chemisier sfizioso indossato sotto il cappotto: dire “girly”, per Miu Miu, è sinonimo di chic

 

ROCHAS –  Il giallo carico, spettacolare ed energetico regala all’ outfit un’ allure decisamente “eye-catching”: colore e piume stemperano ogni residuo di rigore minimal rintracciabile nelle sue linee

 

 

 

 

Haute Couture PE 2018: flash dalle sfilate di Parigi (parte 2)

Chanel

Chanel ricrea un immenso giardino sotto le cupole del Grand Palais e dà un party in onore della rosa: la sua collezione è un’ ode alla regina dei fiori e al colore con cui ha in comune il nome. Sfilano look all’ insegna della preziosità pura che alternano squisite applicazioni floreali a miriadi di piume, chiffon a profusione, ricami di cristalli e paillettes magicamente cosparse sugli abiti. Tra le silhouette predomina quella svasata, a corolla, già candidata (come anticipato da Karl Lagerfeld) a fare da fil rouge alle creazioni di Alta Moda della Maison. L’ iconica veletta fissata al capo con un bouquet dona alle modelle un’ incantevole allure da “fiore in boccio”.

 

Chanel

Chanel

Chanel

 

Valentino

Il valore del savoir faire artigianale, della manualità che si intreccia straordinariamente con la creazione: Valentino battezza ogni abito con il nome della sarta che gli ha dato vita e omaggia la proverbiale eccellenza del suo Atelier. La collezione di Pierpaolo Piccioli è intrisa di un glamour ispirato a un’ Alta Moda “archetipa” che guarda ai “Gowns of Emotions” di Lady Duff Gordon reinterpretandoli attraverso la lente di un sogno. Ampie mantelle, pantaloni palazzo, fiocchi che diventano parte integrante del look, abiti “costruiti” su giochi di ruches spettacolari si declinano in taffetas per esaltare la loro qualità sculturale e conquistano grazie ad accostamenti cromatici sbalorditivi. Gli enormi cappelli di piume creati da Philip Treacy  accentuano suggestioni a metà tra l’ onirico e il rétro.

 

Valentino

Valentino

Valentino

 

Givenchy

Clare Waight Keller prende il posto di Riccardo Tisci e presenta una collezione altamente evocativa. Emerge come una visione notturna, un giardino sfiorato dall’ argenteo bagliore lunare. I suoi fiori assumono una grazia diafana,  misteriosa e al tempo stesso cristallina che condivide con i look visti in passerella: è un approccio alla preziosità che fonde l’ opulenza con la purezza estrema, il trionfo di uno stile che deliziosamente calibra femminilità e rigore. Piume, balze, nuance vibranti in dégradé movimentano silhouette pulite e toni neutri esaltandone la sofisticata linearità.

 

Givenchy

Givenchy

Givenchy

 

“Tied Up in Knits”: Pier Fioraso e il suo editoriale per Vanity Teen

 

Un mood giocoso e rilassato, un modello dalle forme plastiche su uno sfondo “pulito”, grafico e netto che il total white rende quasi abbagliante. Ma a risaltare su tutto è il knitwear, un tripudio di maglioni che coniugano perfettamente le atmosfere playful ed uno stile che sembra fatto apposta per assaporarle. A una palette che esalta il blu Klein, il grigio e il nero si abbinano pattern geometrici a righe o a stelle stilizzate; non mancano i decori tipici del “giardiniere alchimista” di Gucci nè cuori ed ancore simili a tatuaggi “Old School”. Il focus a 360° sui maglioni è favorito anche dal fatto che il modello, oltre a loro, non indossa altro. Artefice del  brillante escamotage è Pier Fioraso, designer di Emilio Cavallini convertito in stylist e direttore creativo per un editoriale che si avvale degli scatti di  Ira Giorgetti. Il photo-shoot, destinato alla versione on line di Vanity Teen (guarda qui la sua versione integrale), vede protagonista Michele Pezzoni ed offre una panoramica sulle ultime tendenze knitwear tratte dalle collezioni AI 2017/18 di griffe del calibro di Gucci, Valentino, Saint Laurent e Givenchy: un quartetto d’eccezione che Pier Fioraso riunisce  in vero e proprio tributo all’ insegna dello stile.

 

 

 

 

 

 

 

CREDITS

Styling and Direction: Pier Fioraso

Photos: Ira Giorgetti

Model: Michele Pezzoni (Urban Models)

Hair & Make Up: Luigi Morino

All looks available at Luisa Via Roma

 

La moda come linguaggio: incontro con Sara Schiavo

Sara in un ritratto di Nelum Francesca Caramini

Se creare, come Camus disse, è “vivere due volte”, Sara Schiavo (leggi qui l’ articolo che VALIUM ha dedicato al suo editoriale “Persinette”) si è assicurata esistenze molteplici grazie alla sua inventiva. Il senso artistico nel sangue, geniale e intuitiva, la giovane creativa romana ha messo in gioco il suo talento a 360°: l’ eclettismo è uno dei tratti che più la identifica. Un eclettismo che nel connubio tra idee e ricerca, nel continuo divenire del flusso ispirativo, nella necessità di esprimersi tramite un’ iconografia potente trova la sua linfa principale. Art director, stylist, designer, consulente, Sara, sostanzialmente, “racconta storie”. E lo fa attingendo all’ immensa forza evocativa veicolata dall’ immagine, dall’ impatto visivo.  La moda rappresenta il cardine su cui poggia la sua intera visione creativa,  un fil rouge che si snoda in un viavai di contaminazioni costanti: fotografia, arte, cinema, riferimenti storici, fiabe, personaggi, “fotogrammi” di vita quotidiana, tutto diventa prezioso materiale che alle suggestioni dona forma e concretezza. Ma non pensate ad una “moda” come pura espressione del gusto del momento; per Sara Schiavo la moda è un linguaggio che ingloba passato, futuro e presente, li mette in dialogo e non viene mai meno al suo valore comunicativo. E’ lei stessa a spiegarcelo in una torrida serata estiva, mentre a Roma l’ afa poco a poco sfuma nel rigenerante Ponentino.

La tua carriera ruota attorno al concetto di “moda”. Com’è cominciato, tutto?

Ho fatto studi artistici, ero portata per il disegno e mi è venuto naturale. Dopo il diploma in grafica pubblicitaria e la laurea in Scienze della Moda e del Costume all’ Università della Sapienza, mi sono iscritta all’ Accademia di Costume e Moda. Ho subito capito che quella sarebbe stata la mia strada. Il mio primo photo shoot risale al progetto di scouting “Final Work – Talents 2011” a conclusione dell’Accademia: contestualizzare i 5 oufit da me creati, che mi sono valsi il 3° posto e hanno sfilato ad Altaroma, è stato il cuore del lavoro. Con dei miei amici fotografi (Paula Ling yi Sun, Nelum Francesca.Caramini, Alessandro Cantarini e Martina Scorcucchi, per una volta nelle vesti di modella) abbiamo scattato alle Cave di Marmo di Carrara, perché la lavorazione della pelle degli abiti era tutto un richiamo alle forme delle rocce e alle loro venature. E’ stata una bellissima avventura, il progetto ha ottenuto molta visibilità e hanno cominciato a contattarmi diverse persone interessate a me non solo come designer, ma anche come art director e stylist. Dopo l’Accademia ho lavorato per due anni all’ Ufficio Stile di Valentino e ho collaborato con un magazine indipendente, FAMO, dove mi occupavo di moda. Dopodiché, tra consulenze e campagne pubblicitarie, ho lavorato essenzialmente come freelance. Dall’ anno scorso insegno Senso Estetico all’ Accademia delle Arti e delle Nuove Tecnologie di Roma, da giugno allo IED di Roma Styling per la moda e a tutt’ oggi, tra l’altro, faccio cool hunting per due brand: ricerco tendenze e immagini che siano di spunto per le collezioni. Mi piace molto perché la curiosità è una mia caratteristica.

Dall’ editoriale “Oh, Ophelia!” (published on Sticks and Stones agency) –  Photo by Marco Valerio Nati

Che cosa rappresenta, per te, la moda?

Un veicolo per comunicare sentimenti, per esprimere esperienza, un modo di vedere il mondo. Per me la moda non è soltanto l’abito, la tendenza del momento. E’ il linguaggio attuale, può riguardare qualsiasi contesto e qualsiasi settore: anticipa i linguaggi futuri, rimanda al passato e ti spinge a comunicarlo in modo più attuale…La moda è il mezzo di espressione più potente che esista, e per esprimersi ha infiniti modi: il design ne rappresenta solo uno.

Come hai vissuto il periodo dei tuoi studi all’ Accademia di Costume e Moda, “vivaio” di talenti illustri come – solo per citarne alcuni – Alessandro Michele, Frida Giannini e Tommaso Aquilani?

Dell’ Accademia ho un ricordo bellissimo anche perché è stato bellissimo relazionarmi con gli altri studenti. Da loro ho imparato tanto, la creatività era alle stelle e la voglia di fare altissima rispetto a quello che ci veniva proposto dall’ Accademia stessa. Abbiamo cominciato a creare delle cose tra di noi spontaneamente, per il puro piacere della sperimentazione: i costumi per le feste che organizzavamo in Accademia, gli allestimenti… E’ stato forse uno dei periodi più belli che io ricordi, perché eravamo completamente liberi e “artistoidi”!

Da “Oh, Ophelia!” – Photo by Marco Valerio Nati

Da “Oh, Ophelia!” – Photo by Marco Valerio Nati

Hai esordito come “junior designer” nel team di Valentino: un ottimo inizio, non c’è che dire. Cosa ci racconti al riguardo?

E’ stato molto costruttivo perché l’entrare subito a contatto con un’azienda così strutturata ha sicuramente accelerato la mia crescita professionale. Se oggi sono molto organizzata è perché ho lavorato da Valentino, dove tutto funzionava alla perfezione. Ho una base solida alle spalle. Mi è un po’ mancato l’aspetto della ‘libertà’: in fondo sono una “free spirit” e la vita d’ufficio non fa per me. Ma ne è valsa la pena per capire cosa volevo veramente fare. Pur lavorando tantissimo, io sentivo sempre il bisogno di stare sul set fotografico…

Che valore ha rivestito, per te, quell’ esperienza?

Quando lavoravo da Valentino, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli erano già direttori creativi dal 2008. L’azienda, con loro, è cresciuta moltissimo. Hanno fatto un ottimo lavoro. Era bellissimo anche solo vedere quando gli abiti venivano realizzati, le vendeuse che ricevevano le ospiti nei salon Haute Couture…Ho avuto la fortuna di calarmi nelle atmosfere di una delle Maison più importanti al mondo, con un Dna fortissimo. E’ stata un’esperienza molto intensa, ma il bisogno di sperimentare fa parte di me stessa…Preferisco mettermi in gioco in realtà molteplici.

Da “The Dreamers” (published on Book Moda) – Photo by Ursu

Da “The Dreamers” – Photo by Ursu

Oggi crei nelle vesti di Art Director, Fashion Editor, designer e Fashion stylist. Qual è il ruolo che ti calza più a pennello?

La direzione artistica è il ruolo che più mi compete, perché le mie capacità organizzative mi consentono di gestirlo perfettamente. La ricerca è un’altra cosa che mi appassiona moltissimo, l’arrivare a partorire un’idea. Per me è un modo molto forte di esprimermi. Mi piace condividere e costruire le mie visioni insieme ad altri professionisti, è bellissimo così come lo è individuare i personaggi più adatti a raccontare una storia: il fotografo, la modella, la make up artist, l’hairstylist, la location, lo studio della luce e dell’atmosfera…Il gioco di squadra conduce a risultati sempre nuovi. Ho avuto anche esperienze come regista di fashion film.

A quali ispirazioni attinge la tua visione creativa?

Magari vado in macchina, per strada vedo un posto e immagino una storia. Tutto può essere fonte di ispirazione: a volte è la natura, altre l’arte, altre ancora il cinema oppure un personaggio, che sia esistente o meno. A volte delle specie di visioni che mi diverto a interpretare. Cerco sempre, dopo aver avuto un’idea, di far ricerca, di approfondire, di trovare spunti per descrivere la storia che via via si sviluppa…Per me è essenziale.

PARAKIAN Paris SS 2017 adv campaign – Photo by  Paolo Santambrogio

Esistono leitmotiv che ricorrono nel tuo immaginario artistico?

Il personaggio femminile in generale: fanciulla, donna romantica, madre, figlia. La figura femminile è per me spesso fonte di ispirazione, forse perché riesco ad immedesimarmi maggiormente. In generale, comunque, penso che i miei progetti siano tutti molto diversi tra loro perché mi piace fare cose nuove, collaborare con fotografi con stili completamente dissimili. Anche i miei fotografi preferiti hanno un’estetica personalissima, molto riconoscibile: penso ad Harley Weir, a Michal Pudelka, a Tim Walker

In che direzione evolvono i tuoi progetti futuri?

Per scaramanzia, preferirei non parlarne ancora. Sicuramente non mi fermerò!

Da “Daughters” (published on Mia Le Journal n. 2) – Photo by Sara Mautone

Da “Daughters” – Photo by Sara Mautone

Da “Devozione” (published on Liike Magazine Issue One) – Photo by Cristiano Pedrocco

Da “Devozione” – Photo by Cristiano Pedrocco

Da “Devozione” – Photo by Cristiano Pedrocco

Da “Persinette” (published on Paperonfire) – Photo by Daria Paladino

Da “Somnia Naturae” (published on Switch Magazine October Issue) – Photo by Marco Valerio Nati

Da “Somnia Naturae” – Photo by Marco Valerio Nati

CREDITS

Oh, Ophelia!” published on Sticks and Stones agency
art direction & styling Sara Schiavo
photography Marco Valerio Nati
model Alice Pagani
mua Mariangela Palatini
styling assistant Noemi Clarizio
The Dreamers” published on Book Moda
art direction & styling Sara Schiavo
 photography Ursu
models Cecile @iconmodels, Christina @iconmodels and Vittorio @iconmodels
mua & hair Claudio Ferri using Lancôme, Nars and Artego
styling assistant Giulia Mantovani and Angelo De Luca
photography assistant Franco Sassara
mua & hair assistant David Ciorba and Elena Florentina
special thanks to C.o.h.o. Loft, Rome
PARAKIAN Paris SS17 adv campaign
art direction & styling Sara Schiavo
photography Paolo Santambrogio
model Claire De Regge
mua & hair Luciano Chiarello 
styling assistant Gianluca Francese
with Chiara Giannoni, Luca Parrini and Riccardo Oggionni
special thanks for jewels Bernard Delettrez
Daughters” published on Mia Le Journal N°2
art direction Sara Schiavo
photography Sara Mautone
models Caitlin Marie @iconmodels, Patrycja Gacka & Jennifer Distaso
styling Alexia Mingarelli & Sarah Venturini
mua & hair Guia Bianchi
Devozione” published on Liike Magazine Issue One
art direction & styling Sara Schiavo
photography Cristiano Pedrocco
model Valentina Oteri
mua & hair Eleonora Juglair
styling assistant Angelo De Luca
photography assistant Taieb Ksiksi
Persinette” published on Paperonfire
art direction & styling Sara Schiavo
photography Daria Paladino
model Serena Ihnatiuc
mua Micaela Baruffa
hair Salvino Palmieri
styling assistant Noemi Clarizio
photo retouching Laura Gianetti
special thanks to Gold Fever Hair Extensions, Olga Teksheva and Coup de Théâtre
Somnia Naturae” published on Switch Magazine October Issue
art direction Sara Schiavo
photography Marco Valerio Nati
model Anna Bihas
styling Alexia Mingarelli
mua & hair Eleonora Juglair
styling assistant Gianluca Francese

Mood gothic: suggestioni esoteriche in total black

SIMONE ROCHA: come una notte cupa che si accende all’ improvviso di stelle

Con Halloween dietro l’ angolo, i sentori dark e magici raggiungono le più alte vette. Inizia l’ anno esoterico: il buio prevale sulla luce del giorno, cadono le barriere tra aldilà e mondo tangibile, un nuovo ciclo cosmico avanza in un tripudio di potenti energie. La notte di Samhain, l’ antico Capodanno celtico, segna questo rito di passaggio in un’ atmosfera incantata e fortemente evocativa. Uno scenario da cui l’ ispirazione fashion non poteva certo rimanere immune: mai come ora si assiste a un vero e proprio trionfo del mood esoterico tra i trend di stagione. Le collezioni Autunno/Inverno inneggiano a un total black “notturno”, che declina il coté dark in un suggestivo mix di simboli occulti e reminescenze di fiabe gotiche. Messi al bando i dettagli orrorifici o troppo cupi, è una allure lunare e onirica a trionfare: unicorni, farfalle, gufi, amuleti e galassie stellari adornano le creazioni di Alexander McQueen come magici emblemi, donando un tocco di preziosità aggiuntiva a long dress impalpabili che scintillano di ricami. Gli stessi decori pervadono di fatato incanto anche gli accessori. Il mood è notturno, rarefatto, vagamente ipnotico, tradotto dalla scia olfattiva di una fragranza – McQueen Parfum – che effonde nel buio un’ aura di seduttività misteriosa.

ALEXANDER MCQUEEN

Dolce & Gabbana traggono ispirazione dalla fiaba, evidenziandone le sfaccettature gotiche in un’ iconografia che riproduce candelabri, specchi incantati e antichi orologi da tasca su uno sfondo rigorosamente all black. Al luccichio delle paillettes che rievoca principesse svegliate da un bacio si contrappone il mondo oscuro della regina che interroga lo specchio, suo alleato fedele: “Chi è la più bella del Reame?”

DOLCE & GABBANA

In un contesto simile anche la rosa, simbolo esoterico del mistero della vita e della rigenerazione, si inserisce significativamente tra i leitmotiv ornamentali.

GUCCI

E’ un serpente a regnare, sovrano, nell’ immaginario stilistico di Alessandro Michele. Vessillo delle energie racchiuse nella Madre Terra, il serpente incarna l’ eterno ciclo della rinascita: Gucci lo evidenzia, sinuoso, mentre serpeggia sullo scollo di un abito che è un tenebroso tripudio di pizzi e ruches. Oppure lo cita nella forma dei grandi anelli su cui scolpisce altrettanto simboliche teste di tigri, leoni e volatili accentuandone la qualità iconica.

Tra la fauna esoterica dell’ Autunno/Inverno non poteva mancare un enigmatico gatto nero: Alexis Mabille lo raffigura in un doppio profilo simmetrico dando forma a un minidress, mentre Marc Jacobs adorna di fitte piume all black che ricordano quelle del corvo i capispalla di una collezione ad alto tasso gotico.

ALEXIS MABILLE

MARC JACOBS

ANTONIO MARRAS: total black gotico e perline Déco si abbinano a una veletta immancabile

VALENTINO: booties millelacci dal sapore d’antan

MOSCHINO

Chez Moschino il nero si tinge del fumo di un emblematico incendio devastatore e risalta la solennità cupa, vagamente d’antan, di enormi lampadari in cristallo con cui gli abiti si agghindano a mò di vistosi decori.

MOSCHINO: cappelli a cilindro corrosi dalle fiamme

 

Accenti di stile all’ ombra della tour Eiffel: tre beauty look dalla Paris Fashion Week

Givenchy

Un incarnato luminoso ma decisamente nature, che esalta la pelle  con un make up minimal nei toni del nude: il beauty look creato da Pat McGrath per Givenchy è pressochè impercettibile, ma sofisticato nella sua freschezza. Di forte impatto l’ hairstyling di Guido Palau, effetto bagnato con ciocche “grafiche” che ricadono sulla fronte come grandi virgole e la chioma raccolta in una coda bassa.

 

Valentino

E’ sempre il duo McGrath/Palau a firmare il beauty look di Valentino: focus su labbra tinte di carminio che risaltano su una pelle chiarissima e vellutata. A completare il make up, sopracciglia ben disegnate e solo un tocco di mascara. In vago stile preraffaellita – e “very Valentino“- la treccia lenta e bassa, romanticamente allungata grazie alle extension.

 

Kenzo

Cita gli anni ’70 dello Studio 54 e del fashion illustrator Antonio Lopez il make up di Kenzo, che Lynsey Alexander gioca completamente nei toni del rosso. E’ un glossy red infuocato e vibrante a brillare sulle labbra e a risaltare, profuso, tutto attorno all’ occhio e sulle tempie. Design scolpito per le chiome by Anthony Turner: in perfetto wet look, i capelli sono tirati indietro con dosi massicce di gel e raccolti in trecce attorcigliate su se stesse.