Maschere

 

“Nascondi chi sono, e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni.”

W.Shakespeare, da Macbeth, atto III, scena II


Quante volte, quanto spesso nella vita, indossiamo delle maschere? Maschere invisibili, che deformano, occultano, stravolgono il nostro vero essere…Maschere inconsapevoli, che posiamo sul volto senza accorgercene. Maschere che ci assegnano gli altri. Maschere che intenzionalmente utilizziamo per tramutarci in chi non siamo. Maschere che sono sfaccettature o proiezioni di noi stessi. Il relativismo della nostra identità, già analizzato da Pirandello, porta a una rimessa in discussione totale del nostro io, a una disgregazione eclatante della personalità che, nel disorientamento completo, sfocia nella manifestazione più pregnante della sua frantumazione: la  follia (come in Uno, nessuno, centomila). Macbeth, spinto da una profezia che esalta la sua ambizione, indossa una maschera per raggiungere i suoi invasati obiettivi, fomentato da Lady Macbeth e poi da un assolutismo visionario che si tramuta in follia. Jeanne e Paul, in Ultimo tango a Parigi, usano maschere per annullare la propria identità allacciando una relazione basata su una carnalità senza nomi, senza età, senza un passato: che vive solo nel ‘qui ed ora’. L’esito è tragico, intriso di sangue. L’alterazione dell’ identità – quando non è solidificata, consapevolmente radicata nell’ interezza di chi la vive – si sdoppia, triplica in maschere come in un infinito gioco di specchi, e l’unico modo per coglierla nella sua essenza più profonda è riconoscerla nella sua modularità, nella sua flessibilità, nelle sue sfaccettature. Le Maschere della Commedia dell’Arte, al contrario, nella maschera (moretta o bautta) rafforzavano, definivano la loro identità in una tipicizzazione che concretizzava l’essenza pura del personaggio: la ‘maschera’ non ha bisogno di un volto ma è definita da un costume caratteristico ed invariato, dalla modulazione della voce, dalla cantilena dei dialetti, dalla gestualità eloquente…In tempi di Carnevale, per paradosso, la maschera è un interessante strumento per fornire indizi sulla nostra identità: come scrisse Xavier Forneret quasi due secoli orsono, ” Durante il Carnevale, l’ uomo mette sulla propria maschera un volto di cartone.”.

Buon mercoledì.

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