Paco Rabanne e la ‘Barbarella age’

 

Nato a San Sebastian nel 1934, la moda è già scritta nel suo destino: sua madre è la prima sarta di Balenciaga, e a casa sua si respira a tempo pieno aria di stile, coniugato in quella concreta e minuziosa manualità che costituisce la complementarità essenziale del processo creativo. Allo scoppio della guerra civile, la  famiglia Rabanne si trasferisce in Francia, dove Francisco -detto Paco – si iscrive agli studi di architettura. Al tempo stesso crea una sua collezione di gioielli e bottoni di plastica che vende alle grandi Maison parigine: Balenciaga, Dior e Givenchy. Sono gli anni della Swinging London, anni di immenso fermento che pervade, di riflesso, anche la Francia. ‘Innovare’ è la parola d’ordine di un periodo che, mai come allora, ha visto legare a doppio filo moda e società, moda e attualità in modo quasi simbiotico; Paco, nel 1965, è fermamente convinto che l’evoluzione debba passare, in primis, per un deciso stravolgimento dei materiali classici. Crea dunque il suo primo abito in plastica, a cui ne aggiunge altri, successivamente, in carta, metallo, nastro adesivo, fibre ottiche. Fonda la sua casa di moda appena un anno dopo, anche in virtù del consenso ricevuto dalle celebrities dell’epoca, occupandosi inoltre di collaborazioni con cinema, teatro e danza. E’ il 1968 quando crea i costumi di scena per Barbarella, ormai entrati nella storia. Interpretato da Jane Fonda, il film di Roger Vadim è una pellicola di fantascienza mutuata dai comics di Jean-Claude Forest che dei comics riflette lo spirito giocoso e a volte sornione, specie quando indugia sui particolari erotici e sulle denotazioni caratteriali dei vari personaggi. Per una Barbarella interpretata da Jane Fonda, Paco Rabanne crea aderenti bustini metalizzati, tutine attillatissime intramezzate da dettagli metallici, corpetti con applicazioni in plexiglas effetto nude look, giubbini argentati in stile astronauta e sexy mise che utilizzano lamè, frange, plastica in abbondanza, sempre rigorosamente abbinate a stivali con risvolto o a sensualissimi ma aggressivi cuissards. Un’anticipazione straordinaria di un trend ispirato dall’atmosfera che aleggia in virtù dell’imminente sbarco dell’uomo sulla luna, spunto che avrebbe creato, nella moda, un nuovissimo filone i cui protagonisti si rinvengono non solo in Rabanne, ma anche in Courrégès, Cardin, tra gli altri. Rimane storica la collezione Space Age di Courrègès: interamente ispirata alla luna, è un trionfo di tubini, miniabiti, body ultraderenti e stivaloni in colori lunari declinata in tessuti sintetici, plastica e vinile.  Rabanne, intanto, con le sue avveniristiche creazioni suscita il disappunto di Coco Chanel che parè lo definisca ‘il metallurgico della moda’. Nel 1968 inizia una collaborazione con la Puig che produce e commercializza i suoi profumi, società alla quale, nel 2000, quando esce di scena, cede il suo brand. Oggi, nonostante l’avvicendarsi di vari direttori creativi – recentissima la nomina di Lydia Maurer, in procinto di esordire con la collezione primavera estate 2013- il mood Rabanne non cessa di aleggiare costantemente su tutte le nuove creazioni.

Buon giovedì.

 

 

 

 

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