Addio a Sylvia Kristel

Sylvia Kristel in una foto di Bart Van Leeuwen


Quando uscì quella locandina, e il libro – con ‘quella copertina lì’ – il popolo italiano andò in fibrillazione: un nudo di donna senza la minima traccia di volgarità, di una raffinatezza unica. Una donna sofisticata, dalla pelle di porcellana, che sfoggiava un irresistibile taglio corto e – nuda, a parte un paio di braghe al polpaccio preziosamente ricamate – tra le sue mani reggeva solamente una collana di perle. Gli occhi verdi spalancati sul mondo, languidi, erano privi di qualsiasi ammiccamento. Il risultato d’ insieme, di una sensualità pazzesca che aveva ben poco a che fare con la nudità ma piuttosto con un modo di porsi, di esprimere una voluttà dei sensi. Come titolo, quel film e quel libro, avevano solo un nome; un nome di donna, Emmanuelle, che pronunciare sarebbe stato presto fonte di appetiti pruriginosi. E in un’ Italia che, all’ epoca, al massimo si turbava per i collant neri 70 denari delle Kessler o della Carrà, questa nudità innocente sconvolse ogni coordinata mentale e morale. Era il 1974: Emanuelle definiva per la prima volta, sul grande schermo, la differenza sottile ma sostanziale tra pornografia ed erotismo. Icona di questa svolta nell’ eros mediatico fu Sylvia Kristel, olandese, ex modella ventiduenne. Già dotata del titolo Miss TV Europea, fu notata dal regista Just Jaeckin che la lanciò nel primo dei film basati su un libro erotico di Emanuelle ArsanEmanuelle, appunto – a cui seguirono, tra gli anni ’70 e i primi ’80, diversi sequel. Il successo fu enorme, planetare: ormai nessun’altra tranne che la Kristel avrebbe potuto interpretare l’eroina creata dalla Arsan. Il processo identificativo fu tale che solo la sua figura slanciata, morbida al punto giusto, solo il suo candore sensuale potevano dar vita alla ‘libertna’ francese alle prese con l’ erotismo tra Parigi e l’Indocina. Conclusa la serie di Emanuelle, l’ attrice olandese non riuscì più a distaccarsi dal ruolo sexy che l’aveva lanciata e ricevette copioni solo ‘a tema’, interpretando tra l’altro Lady Constance in una versione cinematografica di L’amante di Lady Chatterley (1981). All’inizio del 2000 si cimentò in Emanuelle 7 (2001) concedendosi al pubblico nell’ ultima apparizione sul grande schermo dell’ avventurosa parigina che connotò tutta un’epoca e divenne simbolo dell’ eros per adolescenti e uomini fatti: la sua freschezza, la sua sensualità naturale costitivano le coordinate di un personaggio completamente nuovo, che si distanziava dalla ‘femme fatale‘ e non aderiva in alcun modo agli eccessi di una diva del porno. Dopo aver pubblicato la sua autobiografia nel 2006, Nue, Sylvia Kristel era ricomparsa nel film TV Le ragazze dello swing, nel ruolo della madre del trio Lescano. Ma la sua salute pare già barcollasse, costringendola al ricovero, come nel giugno 2012 a causa di un ictus. Risale a ieri l’ annuncio della sua scomparsa: affetta da tempo da un tumore, Sylvia Kristel ne è rimasta stroncata durante il sonno. Aveva solo 60 anni, Una morte arrivata troppo presto, senza appello, ma che non riuscirà a scalfire Emanuelle dall’ immaginario collettivo: lei, ormai, vivrà per sempre nel suo archetipo di donna che padroneggia la propria sessualità in modo temerario, ma del tutto naturale.

Buon venerdì.

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