La veletta: seduttività del mistero

 

Un classico della seduzione femminile, la veletta: quel gioco di ti vedo-non ti vedo’ che fomenta tutto l’appeal del mistero, del desiderio celato dietro a uno sguardo la cui potenziale carica erotica viene ricercatamente dissimulata, lasciata intuire, grazie a un velo sofisticatamente malizioso che suggerisce, anzichè mostrare. Salomè lo sapeva bene, tanto da lasciar cadere per ultimo il settimo velo della sua danza, quello che le ricopriva il volto: fu così che fece perdere la testa a Erode, intrigandolo follemente e irrevocabilmente. Le Burlesque star attuali usano la veletta in abbondanza, durante le loro performances: reminescenze storiche e mitiche che si insinuano fino a noi da tempi remoti, diffondendo una magia ed un fascino sottili ma potentissimi. La scintilla che si accende dalla vertigine dei sensi, un dettaglio, un sussurro che stimolano l’immaginazione: le collezioni autunno/ inverno di alcuni tra i designer più geniali hanno ampiamente riproposto questo accessorio dal sapore d’ incanto, simbolo di un fascino d’antan. Raf Simons per Dior con la veletta racchiude morbidamente il capo e il volto,  i cui lineamenti vengono enfatizzati da un make up che mescola il fluo ai toni metallizzati e risalta l’occhio grazie a un sapiente utilizzo dell’ eye-liner nelle tonalità più insolite e d’impatto.

 

 

Per Giambattista Valli le donne sono ninfe, boccioli in fiore, creature antropomorfe che si mimetizzano con la natura. La veletta ricopre aderentemente capo e volto lasciando intravedere un make up etereo, che richiama i toni del verde e dell’acqua ed attira una miriade di farfalle colorate a posarsi delicatamente, e in ordine sparso, su gemme di straordinaria bellezza. I colli degli abiti, come enormi corolle di petali, accrescono ulteriormente uno splendore femminile assimilato a quello floreale: sublime, archetipo, divinamente primordiale.

 

 

E poi, c’è Armani Privè che con la sua Haute Couture evoca, nelle tante gradazioni di blu, una notte al suo termine che si stempera lentamente nell’alba, ancora carica di luccichii e bagliori lunari prima di frammentarsi nel rosa, nell’ indaco e nel lilla che si diffondono con il sole appena sorto.  Armani ha incastonato pietre e paillettes in una rete sottile che assume i connotati di copricapo gioiello, ma le inserisce anche in uno degli accessori maggiormente intriganti presentati in passerella: suggestivi veli che, ricoprendo il capo, scendono sul volto: celandolo e, al tempo stesso, adornandolo in uno sfavillio di strass e di Swarovski. Preziosismi che si accordano, costantemente, alle sfumature dell’ abito,  rievocando la figura di una Salomè contemporanea in un intenso connubio tra malia e mistero. Virtuosismi che dimostrano come, il glamour, sia il risultato di indizi carichi di suggestività che poco hanno a che fare con i centimetri di pelle in mostra, quanto con l’assoluta attrazione che esercita un tocco di enigmatica sensualità.

 

Buon mercoledì.

 

 

 

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