‘Jayne Mansfield 1967’: biondo platino e tragedia

 

” Sono stata identificata con il rosa per tutta la mia carriera, ma non ci vado pazza come ho portato la gente a credere. I miei colori preferiti sono in realtà neutri – bianco e nero – ma in fondo chi pensa a una ‘movie queen’ in bianco e nero? Tutto dev’ essere in colori vividi. Questa frase, lungi dall’ essere una mera riflessione, riassumeva in toto una filosofia di vita per Jayne Mansfield, bionda esplosiva e ipermaggiorata che, negli anni ’50, si impose all’attenzione del pubblico sulla scia di una fama di pin up. L’eterna rivale di Marilyn, che però non riuscì mai a scalzare dal podio, si dice che contasse in realtà su un elevato quoziente intellettivo e su solide basi di studi di teatro. Il sex appeal e il look prorompente, a dispetto di ciò, furono perennemente i due suoi connotati base identificativi, da lei stessa fomentati e studiatamente ostentati: doti che la diedero in pasto a un’enorme curiosità da parte di stampa e pubblico, ma che come attrice cinematografica non le permisero mai di raggiungere vette eccelse. Quando morì in un orribile incidente d’auto, Jayne Mansfield aveva appena 34 anni. Quella notte maledetta del 27 giugno 1967, che avrebbe troncato di netto la sua vita e i suoi innumerevoli amori, è stata oggi ricostruita da Simon Liberati, autore di una biografia ‘a ritroso’ della strabordante star di Hollywood. Il libro – Jayne Mansfield 1967–  uscito in Italia, lo scorso 19 novembre, per i tipi di Fandango, prende il via dalla narrazione dell’ orrendo episodio: era una calda notte d’estate quando la Buick Electra 225 color blu metallizzato su cui viaggiavano la star, il suo amante e avvocato Samuel Brody e i suoi tre figli, si schiantò contro un autoarticolato in improvvisa frenata mentre l’auto sfrecciava lungo l’Highway 90, in direzione New Orleans, dove Mansfield era attesa per un’ intervista. Lo scontro, tremendo, non risparmiò i corpi di Brody e dell’attrice, determinando una morte macabramente ‘spettacolare’ la cui notizia fu diffusa dalle agenzie stampa di tutto il mondo. Jayne Mansfield 1967, vincitore del Prix Femina 2011 e acclamato come miglior romanzo francese dello stesso anno, evolve narrativamente approdando, tramite flashback ad hoc, alla rievocazione della vita travagliata della  platinata star : tre matrimoni, cinque figli, molteplici amanti, uno stile di vita che implicava la perenne presenza dei riflettori, Jayne Mansfield fu seconda solo a Liz Taylor nel personale record di ‘diva più fotografata di Hollywood‘. Curava individualmente la sua promozione creando scoop -celebre quello che vede sbirciarle il seno (strategicamente scoperto ) da una Sophia Loren incuriosita- di cui raccoglieva, poi, le foto in apposite cartelle. Una star che adorava il rosa e gli eccessi: basta pensare che la sua villa di 40 stanze, a Beverly Hills, venne battezzata Pink Palace in virtù del colore che vi regnava assoluto, affiancato ad una profusione di cuori. Eppure, nonostante le 100 richieste di intervista a settimana e le cinque proposte di matrimonio che riceveva al giorno, Jayne Mansfield viene descritta, da Liberati, come una diva tormentata e passata attraverso ogni tipo di esperienza. Pochissimi i suoi film di rilievo, paralleli a una vorticosa e continua apparizione nei locali notturni internazionali che le diedero ricchezza, un’ enorme fama ma raramente i consensi della stampa: i suoi atteggiamenti venivano considerati sconvenienti e la pubblicità, costantemente, contribuiva a mettere in risalto la sua condotta scandalosa. Stremata, spesso in viaggio – racconta Liberati – verso paradisi artificiali, alternando una profonda solitudine allo stordimento procurato da plurimi amori, Jayne Mansfield si incamminava già, inconsapevolmente, verso il suo tragico destino. Una fine che, paradossalmente, l’avrebbe riscattata: consacrandola, nell’ immaginario collettivo, eterno mito e icona.

Jayne Mansfield 1967, di Simon Liberati

Ed. Fandango, pp. 288.

 

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