Vintage Christmas: Louise Brooks

 

Un’ icona, più che una diva, Louise Brooks: ‘flapper’ per eccellenza, il suo caschetto cortissimo e la frangetta sbarazzina sono a tutt’oggi  i ‘segni particolari’ con cui viene identificata, anche grazie a Guido Crepax che -nel suo fumetto Valentina – forgiò completamente fisionomia e acconciatura della protagonista ispirandosi a ‘Lulu’. L’ immagine promozionale natalizia che la ritrae, riflette in pieno l’ essenza dell’attrice: ribelle anticoformista, ha sempre mantenuto, con Hollywood, un rapporto piuttosto travagliato. Insofferente ai suoi dogmi ed alle sue  imposizioni, solo in Europa realizzò pienamente il suo talento artistico, esprimendo al meglio la sua vena tormentata, irrequieta, per certi versi enigmatica, ma dal grande carisma sensuale. Ne Il vaso di Pandora di Wedekind (portato sullo schermo, nel 1929, da G.Wilhelm Pabst) la sua interpretazione di Lulù sembra rivelare un suo alter ego, amplificandone caratteri e consistenza: il mito della donna fatale, insidiosa, ammaliatrice, con Louise manifesta un lato insolito sottolineandone la sua purezza intrinseca, il suo candore, la sua innocenza di fondo. Nei due film girati con Pabst (il secondo è Diario di una donna perduta, 1929) si evidenzia una figura femminile la cui ‘perdizione’ non è altro che una sovrastruttura, una risposta alla contaminazione di tutti i mali del mondo, una reazione al contesto che non scalfisce l’ innocenza, rendendo la donna -al tempo stesso -vittima e carnefice del proprio destino. Tornata in Patria, nonostante i grandi successi europei Louise non riallacciò il legame con Hollywood: mai in sintonia con gli Studios, lavorò come ballerina nei night, interpretò western di secondo piano, si diede alla radio e venne assunta ai grandi magazzini. La sua è la vita di una donna che rifugge dai riflettori: ama leggere e scrive saggi sul cinema muto che poi pubblicherà in un libro, Lulu in Hollywood. Ironica e autoironica, si definì ‘L’idiota più erudita del mondo’. La foto che la ritrae non propone ammiccamenti nè si prefigge di ispirare simpatia, o empatia, in chi la ammira: Louise è semplicemente sè stessa, in tutta la sua distaccata sofisticatezza. Nessun sorriso, nessun occhiolino, nessun regalo nè Babbi Natale nei paraggi. L’ immagine, in bianco e nero, la immortala accanto a un comò dai toni chiari sormontato da un albero di Natale in miniatura. La diva indossa un magnifico capospalla arabescato e bordato di pelliccia di mongolia, chiaro e luminoso, e tiene una mano dietro alla nuca evidenziando un volto perfettamente truccato ma dallo sguardo lontano, intento in personali riflessioni, quasi malinconico. Louise non guarda, volutamente, l’ obiettivo come se questo scatto fosse il fotogramma di un film di cui, lei stessa, è l’ interprete di un ennesimo personaggio. Eppure, la sua figura emana un carisma talmente spiccato da sembrare quasi magico, ipnotico: puro fascino fissato dall’ obiettivo, che sottolinea l’ intensa espressività  derivata sì dai suoi trascorsi di cinema muto, ma soprattutto da un appeal vibrante e da una personalità declinata in tutte le gradazioni di un incanto non comune.

Felice Weekend.

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