La visionaria “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Yayoi Kusama

 

Yayoi Kusama, una delle più grandi artiste giapponesi viventi, dopo l’ incursione nel fashion fortemente voluta da Marc Jacobs – che ha ‘glorificato’ i suoi polka dots disseminandoli su abiti ed ogni tipo di accessori – ci regala un’ ennesima, intrigante sorpresa. Questa volta, però, il rutilante mondo della moda non c’entra: è di libri che si parla. E’ da poco uscito in Italia, infatti, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, con illustrazioni di Kusama e pubblicato per i tipi di Orecchio Acerbo.  “Io, Kusama, sono la moderna Alice nel Paese delle Meraviglie. Come Alice, che passa attraverso uno specchio, ho aperto un mondo di fantasia e libertà.”, recita l’ incipit del libro. Sembra quasi di vedere una Yayoi giovanissima che, ostracizzata dalla madre, nel 1958 abbandona il Giappone per aprirsi un percorso artistico negli avanguardismi di una New York City in pieno fermento sperimentale. I motivi ricorrenti della sua arte, pattern ossessivi e ripetitivi all’ infinito – un universo in cui rientrano  pois, reti, l’ “accumulo” legato al cibo e simboli fallici – la caratterizzeranno perennemente, d’ora in avanti, divenendo espressione stessa del disagio mentale che l’ha portata, oggi,  a scegliere di vivere dividendosi tra una struttura psichiatrica e il suo atelier. “La mia arte ha origine da allucinazioni che solo io posso vedere”, ha dichiarato Kusama tempo fa. Ed è proprio la sua arte allucinatoria a dar vita alle avventure dell’ eroina di Lewis Carroll inserendole in un contesto figurativo psichedelico e onirico che non esula, naturalmente, dal profonderle degli onnipresenti “polka dots” – “Dobbiamo dimenticare noi stessi attraverso i pois“, come ebbe a dire più volte. Le sue illustrazioni, innovativamente, non rispecchiano un punto di vista ‘onnisciente’: l’artista ‘entra’ nel libro e si immedesima nella figura di Alice dedicandosi a rappresentare, attraverso il suo sguardo, il bizzarro mondo nel quale si è calata. Le illustrazioni di Kusama sono tutto, fuorchè convenzionali. Evitano di ritrarre i personaggi , preferendo evocarli tramite gli oggetti che li identificano tout court: un sicuro stimolo alla fantasia  e alla creatività individuale. Persino Alice, nel libro, appare due sole volte. La prima, quando diventa minuscola e poi altissima dopo aver mangiato una ‘fetta’ di fungo, la seconda – ultima illustrazione del volume – mentre indossa un abitino rosso a pois bianchi che ricorda la collezione per Louis Vuitton creata da Marc Jacobs e dall’ l’eccentrica artista del Sol Levante. Con Yayoi Kusama il libro di Lewis Carroll si snocciola in  un percorso figurativo del tutto particolare, ipnotico ed estraneo a qualsiasi canone standard: ancora una volta, l’arte “visionaria” di questa illustratrice d’eccezione riesce a trascinare l’ occhio in un fluire inarrestabile di surreali, stupefacenti evocazioni visive.

Buon mercoledì.

 

 

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