Icone: Dale Bozzio e i Missing Persons

 

“Life is so strange, when you don’t know your destination…” recitavano le parole di uno dei suoi più grandi successi, incalzate da una cadenza ritmata ossessiva. Chi ha vissuto gli anni ’80 la ricorda sul palco pesantemente truccata, inguainata in avveniristici outfit in plexiglas, plastica e metal che le avviluppavano il corpo in sintetiche trasparenze. La chioma ipercotonata e ossigenatissima, le ciocche fucsia e viola, quell’aria da sex doll vagamente smarrita in un incrocio tra sex kittenpunk queen l’hanno resa una delle icone della music scene dell’epoca. Dale Bozzio, nome d’arte di Dale Frances Consalvi, nata a Medford – nel Massacchussets – il 2 marzo 1955, vive con il sogno di diventare attrice. In procinto di iscriversi all’ Emerson College per studiare recitazione, però, vince un concorso per aspiranti Playmates sbaragliando ben 200 concorrenti, ed inizia una carriera di Coniglietta al Playboy Club di Boston con lo pseudonimo di Toni Consalvi. Saranno in tutto quattro anni che, nel 1976, le valgono il riconoscimento di Bunny of the Year, ma non bastano a farla desistere dal sogno di far cinema. Il titolo ottenuto, però, le dà il diritto di volare a Los Angeles dove Hugh Hefner le offre un nuovo ruolo nella Mansion West e una collaborazione permanente con Playboy: un’offerta che Dale tuttavia declina. Incontrare Frank Zappa, in quel periodo, sarà per lei cruciale: i due si erano già conosciuti a Boston e Zappa, fiutando il suo talento, coinvolge Dale nella registrazione di alcuni dei suoi  più importanti lavori: la voce dell’ex Coniglietta è inclusa nella rock opera Joe’s Garage (1979), nel film Baby Snakes (1979), nella notissima I don’t wanna get drafted (1980) e nell’album concettuale Thing-Fish (1984). Intanto, nel 1979 Dale Consalvi è diventata Dale Bozzio grazie al matrimonio con Terry Bozzio, batterista di Zappa e suo futuro partner in Thing-Fish.E’ il 1980 quando, nell’intento di lanciarsi in una propria  carriera musicale, Dale fonda la band dei Missing Persons insieme a Warren Cuccurullo (già chitarrista di Zappa) e a suo marito Terry, a cui si aggiungeranno il bassista Patrick O’Hearn e il tastierista Chuck Wild. La band, nata sotto gli auspici del grande rocker di origini siciliane, si inserisce nel filone della new wave anni ’80 che dona un nuovo vigore all’ elettronica mixandola con il rock, e punta molto su un look avant-garde e d’ impatto: ciò la rende perfetta per il boom dei videoclip programmati a rotazione continua su MTV, un trend epocale che dedica la medesima importanza a suono e immagine. Va da sè che Dale Bozzio, leadsinger del gruppo, ne sia la quintessenza dell’ aspetto visivo: chi non identifica i Missing Persons con la sua platinata e “cybersexy” cantante, alzi la mano. L’album di esordio della band, Spring Session M (1982), è un successo strepisoso e lancia due superhit come Words e Destination Unknown. Seguiranno Rhyme and Reason (1984) e Color in your Life (1986), a cui non viene riservata la stessa accoglienza: crescono  i dissapori all’ interno del gruppo, i Missing Persons si sciolgono, Dale e Terry divorziano. Inizia così la breve carriera da solista di Dale, che Prince scrittura con l’etichetta Paisley Park: il sodalizio darà vita a un album, Riot in English (1988) , da cui viene tratto un singolo (Simon oh Simon) di notevole successo. Un’esperienza che -concluso il contratto con Prince – avrà  per lei un seguito discontinuo, alternandosi con tournée insieme a una nuova formazione dei Missing Persons, al tributo a Frank Zappa – organizzato al Ritz di New York – a cui nel 1991 Dale prende parte e a saltuarie riunioni con i membri originali della band. Qualunque sia il destino musicale dei Missing Persons, ad ogni modo, la figura di Dale Bozzio rappresenta un punto cardine nella sopravvivenza della band. Bozzio incarna un’icona indissolubilmente legata agli anni ’80 e allo stile più significativo e avanguardista di un’epoca che, insieme a nuove sonorità, si legava a un look futuribile, ‘sintetico’, celebrato dai Buggles nel titolo del loro album Living in the Plastic Age.  Oggi, Dale, riprendendo in mano le redini della propria carriera, sancisce una volta per tutte la fine dell”era della plastica” per tornare ad essere la donna in carne ed ossa che è sempre stata. Anche se, lo confessiamo: la sua chioma punk e i suoi outfit in plexiglas ci mancheranno, e non poco.

 

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