L’accessorio che ci piace

 

 

Un ricordo di prima mano: erano i primi anni 70 quando, a soli quattro anni, davanti alle vetrine di un negozio di scarpe di Riccione – meta vacanziera dei miei, all’epoca – a mia madre piantai un capriccio: volevo assolutamente avere un paio di quei sandali che vedevo calzare da ragazze filiformi con gambe lunghissime, svettanti bionde in minigonna con i capelli lisci che arrivavano alla vita, valchirie statuarie e modaiole in transito tra l’aperitivo serale ed il night club. Li volevo a tutti i costi, quei sandali rasoterra ed infradito che si allacciavano alla gamba intrecciando un’ interminabile serie di lacci lungo tutto il polpaccio. Tutte li sognavano, tutte li esibivano e io ne rimanevo incantata: inerpicati su gambe flessuose invariabilmente scoperte da microgonne ridottissime, quei lacci erano in vernice e disponibili in due differenti colori: bianco e rosso. Mia madre cedette per sfinimento. Come li volevo? Bianchi, naturalmente: con il rosso, sin da mocciosa, non sono mai andata troppo d’accordo! E li ebbi. Oggi, ogni volta che noto i periodici comeback del sandalo alla schiava, detto poi ‘gladiatore’ e chi più ne ha più ne metta, con la mente torno a quell’ indimenticabile episodio della mia infanzia. I modelli sono evoluti, si sono diversificati, moltiplicati, alla suola ultrpiatta viene di frequente sostituito un tacco a spillo ed è raro dover intrecciare manualmente i lacci, già predisposti lungo la gamba in materiali più rigidi e strutturati. A volte, con mia grande gioia, capita però di imbattersi in un esemplare che ricorda, più o meno fedelmente, gli originali. E’ il caso di questo modello lace up di Stuart Weitzman, indossato da Kate Moss negli scatti di una celebratissima campagna pubblicitaria a firma di Mario Testino: suola rasoterra e appena 2 cm di tacco, i lacci si ‘inerpicano’ autonomamente lungo tutto il polpaccio e vengono fissati alla gamba con una fibbia dorata. Sono due i colori in cui il sandalo è disponibile: bronzo e nero, sofisticatamente in linea con una collezione spring/summer 2013 caratterizzata dalla classe e da un’eleganza all’ insegna di una preziosa sensualità.  Frequentemente associato – in versione 2000 –  allo stile boho, il sandalo alla schiava di Stuart Weitzman esprime, sfoggiato da Kate Moss, la sua più pura iconicità. Quest’ anno, con il boom del ritorno dello Swinging style, non vi è alcun dubbio che verrà esibito in abbinamento a un look ispirato all’epoca di Twiggy e Mary Quant, riappropriandosi delle sue più intime radici e delle sue origini più profonde. E’ anche per questo, che il sandalo alla schiava di Stuart Weitzman è l’accessorio che ci piace di questa settimana: già ai blocchi di partenza per  ripopolare le strade di una fauna femminile che giostrandosi tra hot pants, minigonne e abitini, ricalcherà allegramente il panorama visivo della mia infanzia, definirà le coordinate di un ricordo indelebile destinato a riprender vita nello spazio di un’ estate. Materializzandosi lungo i viali di Riccione e delle località balneari (e non ) più in della nostra penisola. non è  da mettere in questione che le novelle ‘valchirie’, le flessuose villeggianti dai polpacci intrecciati di listini di cuoio, riscuoteranno lo stesso interesse e la stessa ammirazione che suscitarono le loro precorritrici alcuni decenni orsono.

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