Il close-up della settimana

(Photo by Richard Avedon)

Il 50mo anniversario della nascita della minigonna la vede protagonista al pari di Mary Quant.  E a ragion veduta: Twiggy (al secolo, Lesley Hornby), nata nel 1949 nel sobborgo londinese di Neasden , della minigonna divenne immagine, portabandiera e testimonial ufficiale. La sua carriera nel fashion business inizia inaspettatamente, per un fortuito caso. E’ una sciampista sedicenne quando nella parrucchieria in cui lavora viene notata dal fotografo  Justin de Villeneuve, che rimane colpito dal suo fisico longilineo, magrissimo, quasi androgino, e dal volto tempestato di lentiggini su cui spiccano due occhi enormi e molto intensi. Un talent-scout come de Villeneuve intuisce immediatamente che Lesley cela un potenziale immenso: è lei la ragazza degli Swinging Sixties, sarà lei a rappresentare, con il suo aspetto che rompe ogni canone estetico prestabilito, il nuovo modello di donna legato all’epoca più ribelle e innovatrice a cui il dopoguerra abbia mai assistito. Inizialmente suo boyfriend, successivamente suo manager, Justin de Villeneuve pianifica il lancio di Lesley anche nel nome: sarà semplicemente Twiggy, “ramoscello”, ad indicare la sua magrezza assoluta che imporrà in un baleno il modello della “donna stecchino”. Non più maggiorate, non più burrose e compiacenti rotondità evidenziate ad hoc per attirare lo sguardo maschile, esaudire i suoi appetiti visivi: nei ’60 le ragazze hanno lunghissime gambe, pochi fianchi, niente seno, e sfrecciano dinamiche nel paesaggio urbano in minigonna e collant, al bando gli ancheggiamenti. In un solo anno Twiggy diviene una celebrity a tutti gli effetti e Mary Quant, per il lancio su vasta scala della minigonna, la sceglie senza esitare: non esiste ragazza la cui immagine sia più perfettamente legata al nuovo stile fatto di microlunghezze, linee geometriche e colori profusi,o travolto dall’ ondata optical del black & white. Da quel momento in poi, Twiggy si tramuta in ambasciatrice privilegiata del capo che rivoluzionerà per sempre non solo la moda ma i costumi, il rapporto tra i sessi, la sessualità stessa. Con gli occhioni corredati dalle  immancabili ciglia finte spalancati sullo Swinging world, la donna simbolo dei 60s conquista consensi, proseliti e imitatrici, veicolando il mondo occidentale verso un vero e proprio giro di boa. Come modella Twiggy è richiestissima, quotata, immortalata da grandi della fotografia quali Richard Avedon, Barry Lategan, Bert Stern che la renderanno icona di un’epoca effervescente, forse unica. Questa foto la ritrae al top dello stile 60s per eccellenza: miniabito geometrico dalle linee pulite e stilizzate, colori pastello, enormi orecchini in pendant con i toni dell’ abito, di cui esaltano le geometrie proponendosi come due sfere colorate. Lo sfondo è rigorosamente piatto, di un carico rosa antico che sottolinea toni e colori esibiti dalla Swinging Girl.  Il make up, come sempre, enfatizza lo sguardo e vela le labbra di un gloss cangiante. Il taglio sfoggiato, un bob ramato alla Vidal Sassoon, è un dettaglio in più che contribuisce a rendere la foto un ritratto d’epoca. Mezzo secolo è passato da quando Twiggy, seguita a ruota da migliaia di altre ragazze, sfoggiava minigonne e miniabiti con sofisticata disinvoltura. Un mezzo secolo che ha visto evolvere ad andamento vertiginoso l’humus culturale contemporaneo in toto. Oggi, minigonne e abitini sono sempre presenti nei nostri guardaroba e quest’ anno, grazie a un massiccio ritorno dello stile 60s , più che mai. Eppure, guardando questa Twiggy ipercompresa nel suo ruolo di musa e ‘testimonial’ degli Swinging Sixties, una forte nostalgia ci assale: quella di un’ epoca  in pieno fermento, che rimetteva in discussione valori e modelli aprendo gli orizzonti a sempre nuove opportunità. La minigonna ne diventa simbolo e capo iconico, eredità assoluta di anni che hanno contribuito a cambiare il mondo. Anche in due spanne di stoffa!

 

Photo by Richard Avedon via Confetta on Flickr, CC-BY-NC-SA 2.0

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