
Dell’ Andalusia, su MyVALIUM, avete già conosciuto Tarifa e la Feria de Abril di Siviglia. Oggi, invece, ci addentreremo in un percorso più inesplorato ma non meno caratteristico e affascinante: la “ruta de los pueblos blancos”, l’itinerario dei villaggi bianchi. Il perchè di questo nome è evidente; si tratta di 19 villaggi rurali (e parlo solo di quelli maggiormente conosciuti a livello turistico e culturale) situati, in gran parte, nelle province di Malaga e di Cadice, la cui caratteristica principale è costituita dalle tipiche case dipinte di bianco. Un vezzo? Tutt’altro. E’ il modo che gli andalusi adottarono per difendersi dal sole rovente, che in estate, credetemi, picchia davvero forte; il bianco della calce riflette i raggi solari provocando una sorta di “rimbalzo” che impedisce al calore di infiltrarsi all’interno delle dimore. I paesini, principalmente di origine araba, sono arroccati sulle montagne e sulle colline. Li circonda uno scenario a dir poco meraviglioso: boschi, rocce, torrenti, valli, sentieri, parchi naturali…La loro collocazione strategica offriva ai “Mori” la possibilità di difendersi dagli attacchi dei nemici. Visitando i pueblos blancos, dunque, possiamo imbatterci in un fitto intreccio di vicoli inerpicati sulle alture, e insieme ai vicoli ammiriamo le numerose piazzette, i castelli, gli angoli panoramici, le chiese che costellano ogni villaggio. Una serie di lampioni antichi, rigorosamente in ferro battuto, accresce il fascino di questi luoghi donando loro una suggestività incomparabile. Tutte le casette bianche, come se non bastasse, sono adornate da un pittoresco tripudio di fiori colorati.

Ma quali sono i pueblos blancos che compongono l’itinerario? La “ruta” maggiormente percorsa, che conta 235 km, oltre ai 19 paesini di cui vi accennavo include Ronda, spettacolare, posizionata a strapiombo sul canyon El Tajo e sul fiume Guadalevín (che ha plasmato il canyon). Ronda non è esattamente un paesino, ha dimensioni più grandi, e vale proprio la pena di visitarla: vi basti dire che era adorata da intellettuali del calibro di Ernest Hemingway, James Joyce, Juan Ramón Jiménez, Luis Borges e Rainer Maria Rilke. Dista circa 100 km da Malaga e la sua Ciudad, ovvero il centro storico risalente al periodo moresco, è assolutamente imperdibile. Vi consiglio di non percorrere la “ruta” in un unico giorno. Ai villaggi va dedicato il tempo che meritano; soltanto così potrete assaporare appieno la loro atmosfera incantata.

Vi troverete, a questo punto, indecisi su quali pueblos blancos visitare. Ognuno ha una personale lista dei più belli, la scelta non è facile. L’artista e fashion photographer Diego Diaz Marín, ad esempio, ci consiglia di vedere Nerja, Frigiliana, Comares e Cómpeta: sono tutti situati nella Axarquìa, la regione della Costa del Sol in cui vive. Tra i villaggi più belli vengono spesso segnalati anche Alcalá del Valle, Arcos de la Frontera, Grazalema, Olvera, Setenil de las Bodegas e Ubrique. Andiamo subito a scoprire cosa potrete ammirare in questi pueblos.

Alcalá del Valle, adagiato in una valle verdeggiante, è noto perchè ospita il sito megalitico dei Dólmenes de Tomillos, tre dolmen (antichissimi monumenti funerari) antecedenti al 2000 a.C. E’ presente anche un mehir, roccioso, che mozza il fiato con la sua imponenza. Non perdetevi, poi, il Monastero de Caños Santos, una secolare meta di pellegrinaggi, la cappella dell’Eremo del Señor de la Misericordia e la chiesa barocca di Santa María del Valle (la patrona del pueblo), dove vengono conservati un fonte battesimale e diverse opere d’arte del 1600.

Ad Arcos de la Frontera, che si innalza sulla collina rocciosa della Peña De Arcos (sovrastante il lago di Arcos e il fiume Guadalete), non mancate di visitare il Castello de Los Arcos, l’antico castello arabo, all’interno delle cui mura si sviluppa la città vecchia con le sue tortuose viuzze. In Plaza del Cabildo è possibile ammirare una vista panoramica mozzafiato, mentre nei pressi del Callejón de las Monjas bar e ristoranti spuntano come funghi. A proposito di ristoranti, ho dimenticato di dirvi che i pueblos blancos sono celebri anche per la squisita cucina tradizionale, che include stufati a base di carne o pesce oltre che la tipica alboronia, il pisto andaluso con verdure, legumi e spezie.

Grazalema è forse il pueblo più battuto dai turisti, non a caso straripa di hotel, bed and breakfast e ristoranti. Sicuramente, viene considerato il più piovoso: eppure, con le temperature infuocate dell’estate andalusa, questo dettaglio rappresenta un punto di forza. Grazalema è ricco di angoli panoramici che regalano una vista spettacolare sulle montagne, e nel 1967 ha ricevuto il Premio Nazionale del Turismo per l’Abbellimento e il Miglioramento dei Villaggi di Spagna. I must-see del pueblo sono il Museo dell’Artigianato Tessile, arte in cui Grazalema eccelle, insieme alle chiese di Nuestra Señora de la Aurora e di La Encarnación, risalenti rispettivamente al XVIII e al XVII-XIX secolo.

Olvera, attorniato da boschi e immensi uliveti, presenta molteplici tracce delle sue origini arabe. L’antica fortezza moresca e la chiesa della Encarnación, in stile neoclassico, vengono considerati i suoi monumenti simbolo. Sono entrambi maestosi, e si ergono in cima alla collina attorno alla quale il pueblo si abbarbica. L’olio d’oliva è il prodotto caratteristico di Olvera. Va assaggiato senza se e senza ma: assaporatelo con dei crostini, è del tutto irresistibile.

Setenil de las Bodegas è un pueblo particolarissimo, sembra fagocitato dalla roccia. Questo villaggio, infatti, non si inerpica sulle pendici di una montagna o di una collina come gli altri: situato nel canyon scavato dal fiume Guadalporcún, è stato letteramente incastonato nelle rocce della gola. Le case spuntano da ogni cavità rocciosa, oppure la roccia le incornicia, dando vita a una magia unica nel suo genere. Non avete idea di cosa stia parlando? Osservate le foto qui sotto per capire meglio.
Anche a Setenil abbondano le viuzze, le botteghe (da qui il suo nome) e i ristoranti. Le sue case scavate nella – o costruite sulla – roccia, neanche a dirlo, sono l’attrazione principale del pueblo, ma vale anche la pena di approfondire la curiosità del nome Setenil: pare che derivi da “septem nihil”, ovvero “sette volte no”. Quando i cristiani tentarono di riprendersi il villaggio all’epoca della Reconquista, infatti, gli arabi fecero fallire i loro sforzi per ben sette volte.

Ubrique è collocato esattamente a metà tra la Sierra di Ubrique e la Sierra di Grazalema. Questo pueblo è celebre per l’artigianato del pellame, un’attività che localmente si sviluppò secoli orsono, ma anche per aver dato i natali a toreri di grande fama. Un nome su tutti?Jesús Janeiro Bazán, in pensione ormai da tempo, detto Jesulín de Ubrique. Perciò, se visiterete Ubrique, non tralasciate il Museo del Pellame situato nel seicentesco convento barocco dei Cappuccini, oppure chiese come Nuestra Señora de la O, Gesù Nazareno e Sant’Antonio (tutte datate dal XVI al XIX secolo), ma non dimenticate di ammirare il monumento e il museo, nell’arena della corrida, che il pueblo di Ubrique ha dedicato al mitico Jesulìn, torero stravagante e poliedrico che tra gli anni 90 e i primi anni del 2000 fu più volte protagonista della cronaca rosa.








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