
L’Autunno è la stagione delle prime nebbie. Un fenomeno affascinante per alcuni, fastidioso per altri. Ma vi siete mai chiesti cosa sia davvero quella nuvola immortalata tante volte nei film di Federico Fellini? Il termine nebbia ha origini latine: “nebula”, nell’antica Roma, poteva significare sia “nebbia” che “nuvola”. In effetti, la nebbia non è altro che una nuvola che si forma, anzichè nel cielo, direttamente sopra il suolo. In Autunno sorge soprattutto di sera, o di notte, quando le temperature si raffreddano considerevolmente e in modo repentino. Ma affinchè si formi la nebbia, è necessario che l’aria fredda raggiunga il cosiddetto “punto di rugiada”, che è quello in cui il vapore acqueo si condensa. Quando l’umidità arriva al 100%, il vapore acqueo presente nella massa d’aria comincia a condensare originando fittissime e minuscole gocce d’acqua: una vera e propria nuvola a contatto con il suolo e sospesa nell’atmosfera.

Di giorno, il calore dei raggi del sole fa sì che le goccioline evaporino, tramutandosi in vapore acqueo. Ma quando scende la sera, e il freddo e l’umidità aumentano notevolmente, il vapore acqueo condensa, ovvero torna allo stato liquido, trasformandosi nelle goccioline d’acqua che compongono la nebbia. Quali sono i parametri per definire la nebbia, assicurarsi che si tratti di nebbia davvero e non di foschia? L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha deliberato l’utilizzo del termine “nebbia” nel caso la visibilità risulti inferiore a un chilometro. Quando la visibilità è inferiore ai 30 metri, si parla di “nebbia densa”; se è compresa tra i 50 e i 30 metri di “nebbia fitta”, tra i 50 e i 200 metri di “nebbia spessa”. Con “foschia”, invece, si indica una riduzione della visibilità che va dall’uno ai cinque chilometri.

Esistono tanti tipi di nebbia: da irraggiamento, da avvezione, da umidificazione, frontale, sopraffusa, alta…Senza entrare troppo nei dettagli, voglio soffermarmi su una nebbia intrisa di meraviglia. Nelle aree artiche e antartiche, dove la temperatura oltrepassa abbondantemente il punto di congelamento (e può arrivare, per intenderci, fino a – 30 o – 40 gradi), il vapore acqueo si tramuta in microscopici cristalli di ghiaccio. Si parla dunque di “nebbia gelata”. Sempre in queste zone esiste poi una nebbia chiamata “polvere di diamante”: è una sorta di pioggia di aghi di ghiaccio che non riduce la visibilità e si manifesta con un cielo completamente limpido e soleggiato.


Foto via Unsplash

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