Il ghiacciolo e la sua storia

 

Mentre l’anticiclone africano sta raggiungendo il suo apice, con picchi di calore che sfiorano i 40 gradi, molti di noi cercano sollievo nei cibi e nei dolci freddi. Un esempio? Il classico ghiacciolo, acqua congelata e aromatizzata sostenuta da uno stecco di legno. La sua caratteristica principale sono i colori, vivaci e corrispondenti al gusto del gelato: bianco per il gusto al limone, arancione per quello all’arancia, verde per quello alla menta e così via. Ma il ghiacciolo è davvero rinfrescante? In realtà, offre un refrigerio temporaneo dal calore estivo. L’acqua di cui è composto, sicuramente, contribuisce a reidratare il corpo e ad abbassare la sua temperatura. Però non apporta nutrimento e contiene zuccheri aggiunti che fanno impennare la glicemia provocando, subito dopo, un crollo energetico. Per ovviare a tutto ciò, è consigliabile preparare i ghiaccioli in casa: utilizzare la frutta frullata permette di fare a meno degli zuccheri raffinati.

 

 

La storia del ghiacciolo è piuttosto singolare. Avreste mai detto che a inventarlo fu un bambino? Era il 1905 quando Frank Epperson, un undicenne di Oakland, California, lasciò distrattamente sul davanzale il bicchiere di acqua e soda che aveva mescolato con un bastoncino. Il freddo invernale, nottetempo, congelò completamente la bevanda. Il giorno dopo, Frank pensò di estrarre il ghiaccio che si era formato nel bicchiere e iniziò a gustarlo servendosi del bastoncino di legno. La sua idea fu talmente geniale che decise di brevettarla: il ghiaccio da gustare con lo stecco, un gelato  a cui diede il nome di popsicle, venne registrato nel 1923. In Italia il ghiacciolo arrivò molto più tardi, più o meno alla fine della seconda guerra mondiale, ma ottenne immediatamente ampi consensi.

 

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