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Nell’autunno della moda, come dice un noto detto, “è il dettaglio a fare la differenza”. Il calo delle temperature si accompagna a un tripudio di capi e accessori tipici di stagione: sciarpe, maglioni, giacche, calzetti, cappelli, scarpe di ogni genere e materiale. La moda non è più solo una questione di stile, deve proteggere dal freddo. E lo fa con suprema creatività.

 

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Il fazzoletto: l’accessorio più cool per proteggere la testa dal sole

 

Con il sole che picchia forte, proteggere la testa è basilare. Un’idea? Non il classico cappello, ma un fazzoletto: si colloca a metà tra la bandana e il foulard. Rispetto alla bandana ha dimensioni più ampie; non tanto ampie, però, da uguagliare quelle di un foulard. Come si porta? In diversi modi: legato sotto il mento, sulla nuca, avvolto attorno alla testa a mò di turbante…Dipende dal fazzoletto e dallo stile di chi lo indossa; nessuna regola nè limitazione.

 

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Plastic age

 

Giocosi, vivaci e divertenti: gli occhiali da sole in plastica colorata sono un tormentone dell’estate. Più che occhiali sembrano un gadget; ricordano i modelli anni ’50 nelle forme e non è raro che si declinino in cromie fluo. Comunicano spensieratezza, sfoggiando un mood spigliato e esuberante. Unica controindicazione: non inforcateli se non siete sicure di saperli portare.

 

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Il ritorno del foulard, grande protagonista della Primavera Estate 2026

 

E’ l’accessorio-tormentone della Primavera Estate 2026, il protagonista di qualsiasi look: il foulard fa il suo ritorno in grande stile, combinando suggestioni rétro con un eclettismo del tutto contemporaneo. Abbraccia le fantasie più disparate; si porta annodato alla nuca o sotto il mento, senza tralasciare di esibirlo attorno al collo a mò di sciarpa leggera. Il suo punto di forza? Può essere indossato h 24, sia con i basic della quotidianità che con l’abito da sera. Sceglietelo per ispirarvi a una diva anni ’60 (il foulard era adorato da star come Grace Kelly, Sophia Loren, Elizabeth Taylor e Audrey Hepburn) e vi stuzzica l’idea di aggiornarne lo stile al mood del terzo millennio.

 

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La perla, “gioiello vivo” dal fascino senza tempo

 

Le perle sono frutto del mistero e dell’avventura: chi segue la carriera di una perla raccoglie tanto materiale da trarne cento favole.
(Karen Blixen)

 

Esiste una gemma che non passa mai di moda: è un gioiello senza tempo, elegante, versatile e affascinante. Ma è soprattutto un gioiello “vivo”, perchè prende vita dall’ostrica; quindi, da un organismo vivente. Sto parlando della perla, la cui unicità la rende preziosa e ricercata sin da tempi immemorabili. Le perle hanno diverse forme: a quella sferica, indubbiamente la più nota, si affiancano strutture irregolari (dette barocche), ovali, a goccia. Tuttavia, non esiste una perla uguale a un’altra. Anche i colori differiscono: il classico bianco si alterna al crema, al melanzana, al grigio, al rosa e al nero. Un esempio di perla nera è la perla di Tahiti, proveniente dalla Polinesia francese e venduta a prezzi esorbitanti. Le perle vengono suddivise in categorie che indicano la loro provenienza: le perle d’acqua dolce, originate da un mollusco chiamato cozza perlata, sono rintracciabili nei fondali di laghi, stagni e fiumi; le perle d’acqua salata, prodotte dalle ostriche, privilegiano l’immensità degli oceani e dei mari, ma le si trova anche nelle lagune.  Altre distinzioni riguardano la tipologia delle perle, che possono essere naturali o coltivate (le pregiatissime perle Akoya, quelle di Tahiti e le South Sea sono tutte d’acqua salata e vengono coltivate, rispettivamente, nelle acque del Giappone, in Polinesia e nei Mari del Sud). La valutazione viene fatta in base alla lucentezza, il requisito principale; la superficie dev’essere “specchiata” e riflettere la luce in modo intenso. Non meno importanti risultano la forma della perla, meglio se sferica, priva di imperfezioni, e il colore, preferibilmente uniforme e cangiante. Le perle di grandi dimensioni sono considerate di maggior valore. La perla, insomma, è il gioiello perfetto, ideale per le occasioni formali e informali: si abbina all’abito da sposa e ai look più disparati con la stessa naturalezza.

 

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Gli stivali da pioggia: la nuova ossessione dell’Autunno Inverno 2025/26

 

La tendenza al top dell’Autunno Inverno 2025/2026? Gli stivali da pioggia. Declinati in molteplici colori, altezze e stili, abbandonano gli scenari campestri per inoltrarsi nei centri urbani. Ma a differenza di quanto avveniva fino a pochi anni fa, non sono più riservati alla pioggia: si indossano in qualsiasi occasione, ad ogni ora della giornata. Abbinateli al look giusto e daranno prova di tutta la loro versatilità.

 

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Gioielli d’Autunno

 

“Ah, che sensazione ti dà tenere in mano un diamante! E’ come stringere un pezzo di luna.”
(Anna Magnani)

Gioielli: luminosi, minimali, opalescenti. Durante i mesi freddi l’oro predomina, ma scintilla con discrezione. E si abbina di sovente alle perle e ai loro iridescenti bagliori.

 

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Grigio, il colore di Novembre

 

Il colore di Novembre è il grigio, e non poteva essere altrimenti: grigio come il cielo, come la nebbia che si infittisce di notte e di mattina presto… grigio come il Craterellus cornucopioide, un fungo – noto anche come “trombetta dei morti” – che spunta in prossimità della Commemorazione dei Defunti. E poi come la moda, l’arredamento, gli accessori, che si tingono di grigio in questo periodo dell’anno. Perchè il rimando alla tonalità predominante promuove un senso di armonia e di connessione con il creato.

Un colore neutro

Il grigio è un colore neutro, o un “non colore”, poichè si ottiene mescolando il bianco e il nero. Ma in pochi sanno che può essere creato anche combinando il rosso, il blu e il giallo in parti uguali.

Il nome

Il suo nome ha un’origine germanica: proviene da “gris”, ovvero “brizzolato”.

La storia in pillole

Anticamente, il grigio era considerato tutt’altro che un colore scialbo: nel Medioevo veniva contrapposto al nero e considerato dunque una tonalità gioiosa. Dal XVI secolo in poi, il grigio l’ha fatta da padrone: dapprima, grazie ai libri e alle incisioni dell’epoca, poi diventando il “colore ufficiale” del Protestantesimo, che lo assurse a cromia portante dei luoghi associati alla vita di culto, domestica e sociale. Il grigio è sempre stato un “non colore” prediletto dagli artisti, in quanto consentiva di creare chiaroscuri straordinari; non è un caso che, tra il XV e il XVI secolo, il grisaille fosse la tecnica pittorica più utilizzata. Non riguardava solo i dipinti, bensì le vetrate, le miniature, le decorazioni dei muri. Il fulcro di questa tecnica era rappresentato dal monocromo, nello specifico l’uso di vari toni di grigio, che permetteva di realizzare dei magnifici giochi di luci, ombre e sfumature.

La simbologia

Nell’epoca contemporanea, il grigio viene perlopiù identificato con la malinconia, la monotonia, la mancanza di entusiasmo, la sobrietà: tutti significati che non si riconducono esattamente al brio. Per riassumere il concetto, dire “grigio” equivale a dire “grigiore”. Il grigio è associato all’età avanzata, e così alla saggezza; grigia è anche la cenere, un dettaglio che può rimandare al lutto. Ma non dobbiamo considerarlo un colore legato ad accezioni esclusivamente negative: un cielo grigio autunnale, ad esempio, è intriso di potenti suggestioni e vibrazioni cosmiche. Persino la nebbia ha un suo fascino, una sua poesia; con la sua coltre fiabesca, è in grado di creare atmosfere oniriche pervase di mistero e senso dell’ignoto.

 

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