Ferragosto e i suoi proverbi

 

Che cosa dice la saggezza popolare del giorno più torrido dell’anno? Su quali aspetti punta, a quali si ispira? A farla da padrona è il caldo, seguito dal cibo e dal meteo. Ma esistono anche proverbi incentrati sulle “provviste” da fare in piena estate pensando già all’inverno: la favola della cicala e la formica di Esopo docet. Un po’ come dire, chi vive da cicala durante l’estate non può aspettarsi aiuto dalla formica con l’arrivo dei primi freddi…

 

 

Per Ferragosto piccioni e anitre arrosto.

 

 

La vigilia di Ferragosto anche gli uccelli digiunano nel bosco.

 

 

Per l’Assunta l’oliva è unta.

 

 

Chi va al fiume dopo Ferragosto non ha cervello o non ce l’ha a posto.

 

 

Se vuoi la buona rapa per Santa Maria sia nata.

 

 

Per Ferragosto fatto il carbone e tagliato il bosco.

 

 

Per la Madonna d’agosto, si rinfresca il bosco.

 

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Ferragosto in campagna

 

Quando da bimbi si è vissuto in campagna e calpestato l’erba dei prati, dormito nei boschi, sorpreso l’uccello nel nido e bevuto nelle giumelle le acque vive e correnti, si è profumati di poesia per tutti gli anni che ci restano.

(M. F. Sauvage)

 

Trascorrere l’estate in campagna, evitando il caos ferragostano dei lidi vacanzieri: più che un’idea, un’opportunità. La campagna offre molteplici occasioni per potersi ritemprare sia nel corpo che nello spirito. Innanzitutto l’aria pura, del tutto priva di smog. E poi una full immersion nella natura, dove a regnare è un silenzio rotto solo dai suoni tipici delle aree rurali: il cinguettio degli uccelli, il sussurro delle foglie che ondeggiano al ritmo della brezza, il canto incessante dei grilli e delle cicale. I colori, in campagna, sono più accesi; il cielo più terso, i sapori più intensi. L’alba e il tramonto segnano l’inizio e la fine di ogni giornata. La campagna si vive con tutti i cinque sensi; dall’olfatto che capta gli aromi della terra, il profumo dei fiori e delle piante bagnate di rugiada, al gusto, che si rigenera attraverso i tipici sapori locali.

 

 

La campagna è un’oasi di relax, un’ode alle piccole cose che ci riempiono di stupore. Il rapporto con il tempo si modifica, i minuti si dilatano. Si riscoprono piaceri come il mangiare insieme all’aria aperta, una passeggiata in cerca di more, un libro letto davanti al tramonto mentre si è distesi su un prato. Il sorgere del sole è annunciato dal canto del gallo, che invita a vivere seguendo nuovi ritmi e una nuova consapevolezza. Le uscite notturne non contemplano luci al neon, ma un cielo cosparso di stelle.

 

 

In campagna non c’è traffico, non si fanno file, scompare la baraonda cittadina. Lo sguardo spazia tra l’azzurro del cielo e il verde circostante, soffermandosi su una gamma infinita di colori: il rosso dei papaveri, il viola della lavanda, l’oro del grano…La natura la fa da padrone.

 

 

L’atmosfera idilliaca favorisce la riconnessione con se stessi e amplifica le emozioni. La campagna, dunque, rappresenta una meta estiva ideale: per chi rifugge dal chiasso, dalle località alla moda, dalle spiagge sovraffollate. Per chi punta a riscoprire la gioia di assaporare cibi genuini, seguire ritmi lenti e ripristinare il valore della convivialità con la comunità locale.

 

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“Eri dritta e felice”, una poesia di Leonardo Sinisgalli

 

Eri dritta e felice
sulla porta che il vento
apriva alla campagna.
Intrisa di luce
stavi ferma nel giorno,
al tempo delle vespe d’oro
quando al sambuco
si fanno dolci le midolla.
Allora s’andava scalzi
per i fossi, si misurava l’ardore
del sole dalle impronte
lasciate sui sassi.

(da “Vidi le muse. Poesie di Leonardo Sinisgalli”. Milano, A.Mondadori Editore, 1943)

 

Giugno: la scheda del mese

 

E poiché tutta questa bellezza non può essere il Paradiso, so nel mio cuore che è giugno.
(Abba Goold Woolson)

 

LE CARATTERISTICHE: Giugno, il sesto mese dell’anno, è un tripudio di sole e rigogliosità della natura. Ha una durata di 30 giorni, ed è il mese in cui l’Estate fa il suo ingresso ufficiale, il 21, con il Solstizio; il mese in cui la frutta e i fiori sono abbondanti, il mese in cui si inizia a mietere il grano. Se pensi a Giugno, un periodo in cui il grande caldo e l’orda vacanziera sono ancora relativamente lontani, la prima cosa che ti vengono in mente sono gli immensi campi di papaveri e di girasoli. I colori e i profumi sono vivaci, inebrianti. Il clima è un invito a vivere all’aperto e a trascorrere i primi weekend al mare oppure in campagna. Le giornate sono sempre più lunghe, si respira aria di libertà. E il contatto con la natura diventa un leitmotiv che proseguirà per tutta l’Estate.

 

 

IL NOME: in latino il suo nome era Iunius, da Iunonis, ovvero Giunone. Nell’antica Roma, infatti, questo mese era dedicato alla dea del parto e del vincolo nuziale.

I SEGNI PARTICOLARI: una luce intensa e vibrante. Colori caldi, tramonti stupendi e un primo assaggio d’Estate, a cui segue, dopo Il Solstizio, la magica atmosfera della notte di San Giovanni. Questa festa, che ricorre il 24 Giugno, dal punto di vista astronomico è perfettamente “simmetrica” a quella del Natale.

 

 

LE RICORRENZE: due le più importanti. Il 2 Giugno si celebra la Festa della Repubblica, il 24 la solennità di San Giovanni Battista, patrono di molte città italiane.

 

 

I SEGNI ZODIACALI: fino al 20 Giugno il Sole staziona nel segno dei Gemelli, dal 21 passa in quello del Cancro dove rimane fino al 22 Luglio.

IL COLORE: il corallo, simbolo della vitalità e dell’energia che questo mese ci dona.

 

 

LA PIETRA PREZIOSA: sono diverse. Quest’anno concentreremo la nostra attenzione sulla perla e sulla pietra di luna, una gemma illuminata da un particolare bagliore che richiama, appunto, quello del chiaro di luna.

 

 

IL PROFUMO: quello intenso e rilassante della lavanda ma anche quello dei fiori di tiglio, la cui dolcezza inebriante avvolge le luminose serate estive.

IL SAPORE: come per il mese di Maggio, è senza dubbio il sapore della frutta di stagione. A Giugno abbondano le ciliegie, le angurie, i meloni, le pesche, le albicocche, le susine e frutti di bosco come i mirtilli, il ribes e i lamponi, tutti ricchi di antiossidanti. Non c’è che l’imbarazzo della scelta, sia in fatto di gusto che di proprietà salutari.

 

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20 Marzo, Equinozio di Primavera

 

Primavera dintorno
brilla nell’aria, e per li campi esulta,
sì ch’a mirarla intenerisce il core.
(Giacomo Leopardi, da “Il passero solitario”)

Sta arrivando la Primavera, la gioia è nell’aria. La bella stagione entrerà ufficialmente alle 15.46. Oggi, come succede ad ogni Equinozio, le ore di luce e quelle di buio avranno pari durata. Ma a poco a poco la luce avrà la meglio e le giornate saranno sempre più lunghe. Nell’armonia odierna, in questo equilibrio perfetto di chiarore e oscurità, c’è una nuova promessa: la natura si risveglia, il clima si fa mite, gli animali escono dal letargo. E anche noi cominciamo a trascorrere più tempo all’aria aperta, complice il ritorno del sole. La Primavera è una stagione di apertura, porta con sè l’ebbrezza e il senso di libertà dopo i rigori invernali. I fiori sbocciano, la campagna si riempie di colori e di profumi. L’intimità e l’introspezione tipiche della stagione fredda lasciano spazio all’allegria, alla voglia di rinascita. C’è il desiderio di aprirsi al mondo, di rinnovare la propria vita, di innamorarsi…La Primavera si lega all’alba, quando il sorgere del sole e il cielo luminoso sconfiggono le tenebre e sanciscono il preludio di un nuovo inizio. Buon Equinozio di Primavera a tutt* voi.

 

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A mio padre

Io e mio padre negli anni ’70

Sono passati quasi due anni da quel tristissimo 18 Settembre del 2024. Due anni, eppure sembra solo ieri. Quel dolore straziante è ancora vivo. Prima di allora, non avevo mai avuto un incontro così ravvicinato con la morte. Ricordo di averti tenuto tra le braccia chiamandoti, accarezzandoti il viso, mentre tu eri inerme. Quasi non potevo, o non volevo credere che te ne fossi andato via per sempre. Che non mi avresti più risposto, che non avremmo più scherzato insieme…Che non sarei più scesa di sotto ogni notte, nel tuo appartamento, per misurarti la saturazione e controllare se andava tutto bene. Ma oggi, nel giorno della Festa del Papà, voglio pensare a te nei tuoi anni migliori. Quelli felici della giovinezza, della famiglia, dei sogni e delle passioni. Ho decine di video dove ti intervistavo e tu, già centenario, mi raccontavi della tua infanzia, dei lunghi mesi passati in Brasile, di una Fabriano che non esiste più. Posso sintetizzare la tua vita in frammenti di ricordi, in un pot-pourri di forti emozioni: la mamma, Emilia, che hai perso quando avevi solo 5 anni (lei ne aveva 27), un dolore che ti ha accompagnato per tutta la vita e ha tramutato tua madre in una figura mitica, una sorta di dea.

 

Papà da bambino circondato dalle donne, tutte riunite attorno a una macchina da cucire. Ci sono anche la zia Pina (la seconda da sinistra) e la mamma Emilia (la seconda da destra)

Poi la vita in famiglia, cresciuto da tuo padre, allora troppo indaffarato con gli affari, ma soprattutto da sua sorella Giuseppina, che era poco più di un’adolescente. E il viaggio in Brasile, raggiunto in nave dopo non so quanti giorni, in cerca di una vita diversa e più appagante: avevi pressappoco 20 anni e la testa piena di sogni e di speranze giovanili. Però, non molto tempo dopo, la nostalgia ti ha catturato e sei voluto ritornare in Italia: dalla terra dei carioca hai portato dei piccoli coccodrilli imbalsamati, una lingua (il portoghese) che sembra cantata e il ricordo di un amore che non ha potuto seguirti. Non hai mai dimenticato il suo nome.

 

 

Caro papà, figlio dei ruggenti anni ’20 che adorava la musica, il tip-tap e i film con Ginger Rogers e Fred Astaire…Disciplinato e al tempo stesso un po’ viveur, eri giovanissimo quando è scoppiata la Seconda Guerra Mondiale e ti sei dato anima e corpo alla famiglia dopo aver sposato mia madre, che aveva dodici anni meno di te.

 

Papà nel giorno del suo matrimonio (è quello con gli occhiali scuri). In primo piano la sposa, mia madre, a braccetto con il padre Marino

Ma a quei tempi ti sei dedicato anche alla tua più grande passione, l’insegnamento: non è un caso che, in città, tutti ti conoscano ancora come “il maestro”. Era l’epoca in cui raggiungevi le scuole di campagna in Vespa, poi con la tua leggendaria 500 bianca;  l’epoca in cui hai iniziato a insegnare nel collegio del Monastero di San Silvestro, sul Monte Fano, un’esperienza che hai custodito nel cuore fino agli ultimi giorni di vita.

 

Papà diretto al Monastero di San Silvestro con la sua mitica 500 bianca (sullo sfondo).

Ti ricordo affettuoso e protettivo durante la mia infanzia, a volte un po’ collerico, ma incapace di portar rancore; sensibile, amante della cultura e della bellezza. Nei miei anni “teen” gli scontri tra noi erano frequenti: dopotutto, quella è l’età in cui per la psicanalisi vanno “uccisi” simbolicamente i propri genitori. Non accettavi le mie scelte, il mio percorso di studi, anche se oggi realizzo che avevi ragione. Un flashback: noi due insieme in campagna, ai “Monticelli”, con l’immancabile radio per ascoltare la musica che amavi tanto. Una passeggiata lungo un sentiero prima di arrivare a una radura che ai miei occhi, avrò avuto 4 anni, era il salone di un meraviglioso castello dove i principi e le principesse organizzavano un ballo spettacolare.

 

Io durante la passeggiata ai Monticelli. La foto è stata scattata da mio padre. 

Quella mattina siamo stati benissimo: scherzavi, mi hai scattato tante foto, eravamo sereni. C’era un’armonia tra noi che con il tempo, con il passar degli anni, non è mai svanita. La dimostrazione di un affetto che a volte non coglievo appieno a causa del tuo rigore. Ma ho capito ben presto che è proprio grazie ai tuoi insegnamenti, alla resilienza e al senso della disciplina che mi hai inculcato, che io sono qui, fiduciosa  e stoica nonostante tutte le battaglie della vita.  Caro papà, ti voglio tanto bene.

 

 

Settembre e i suoi proverbi

 

Settembre nei proverbi: sono molti i detti che dedica a questo mese la cultura contadina. In campagna, la fine dell’estate rappresenta un periodo di svolta. Si raccolgono gli ultimi frutti, gli ultimi ortaggi estivi, e si prepara il terreno per le semine autunnali. Ma soprattutto, Settembre è il mese della transumanza: il bestiame viene fatto “migrare” dai pascoli d’alta quota alle pianure seguendo il percorso segnato dai tratturi, sentieri rurali formatisi durante secoli di spostamenti delle mandrie e delle greggi. Il rito antichissimo della transumanza, dal latino “transumare” ovvero “attraversare”, consta di due fasi ben distinte. La montificazione implica la migrazione del bestiame dalle aree pianeggianti ai pascoli di montagna. E’ il tempo dell’alpeggio, che ha inizio tra Maggio e Giugno e dura tutta l’estate: l’erba dei pascoli, in quel periodo, è alta e rigogliosa; si rivela dunque una buona fonte di nutrimento per gli animali. La demontificazione prevede il procedimento inverso, sancisce cioè la fine dell’alpeggio e il ritorno del bestiame in pianura. Questo trasferimento avviene a Settembre, quando l’arrivo dell’autunno è imminente ma il maltempo non è ancora arrivato. Il fenomeno della transumanza ha rivestito, e riveste tuttora, un’importanza tale da essere stato decretato Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO. Ma passiamo ora ai proverbi riferiti al mese di Settembre: ruotano principalmente attorno al meteo e alla superstizione popolare.

 

 

Di Settembre, la notte al dì contende.

 

 

Se in Settembre senti tonare tini e botti puoi preparare.

 

 

L’uva settembrina, è fragola zuccherina. 

 

 

A Settembre pioggia e luna, è dei funghi la fortuna. 

 

 

Quando la cicala canta in Settembre, non comprare grano da vendere. 

 

 

Aria settembrina fresco la sera e fresco la mattina. 

 

 

Pioggia in Settembre poco acquista e nulla rende.

 

 

Settembre caldo e asciutto maturare fa ogni frutto.

 

 

Brache, tela e meloni in Settembre non son buoni. 

 

 

Se fa bello per San Gorgone, la vendemmia va benone.

 

 

Di Settembre o porta via i ponti o secca le fonti. 

 

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Agosto e i suoi proverbi

 

Che cosa si fa, ad Agosto, nelle aree rurali? Normalmente si prosegue con la trebbiatura, ma non solo: nei frutteti vengono raccolti molti tipi di frutta, mentre nei campi la raccolta di ortaggi come i pomodori, le melanzane, le zucchine, i peperoni, i fagioli e le patate procede di pari passo con le semine e i trapianti delle verdure autunnali. La cura del terreno è un autentico must campestre: in questo periodo viene irrigato, concimato, liberato dalle erbe infestanti. E’ poi essenziale eseguire trattamenti ad hoc per mantenerlo in salute, come l’eliminazione dei parassiti e la pacciamatura. Gli animali, soprattutto i bovini, gli ovini e gli equini, trascorrono il mese di Agosto al pascolo, dove possono cibarsi della loro erba preferita nei verdi prati di montagna. Il perchè di questa premessa “agreste”, ormai, lo sapete bene: oggi parleremo di proverbi, che affondano le loro radici nelle comunità rurali. E mentre nei borghi e nei villaggi si festeggia con la tradizionale serie di sagre, noi andremo ancora una volta ad abbeverarci alla fonte della saggezza popolare.

 

 

Di Settembre e di Agosto bevi vino vecchio e lascia stare il mosto

 

 

Luna d’Agosto illumina il bosco

 

 

Agosto moglie mia non ti conosco

 

 

Zappa la vigna d’Agosto se vuoi avere buon mosto

 

 

Agosto, s’è trebbiato e s’è riposto

 

 

Chi dorme d’Agosto, dorme a suo costo

 

 

Il sol d’Agosto inganna la massara nell’orto

 

 

D’Agosto cura la cucina, di Settembre la cantina

 

 

Acqua d’Agosto, olio miele e mosto

 

 

Alla prima acqua d’Agosto il caldo s’è riposto

 

 

Dal primo d’ Agosto le anitre si mettono arrosto

 

 

Col sole d’Agosto il raspo fa buon mosto

 

 

A San Lorenzo, della grande calura, tardi arriva e poco dura

 

 

Alla prima acqua d’Agosto cadono le mosche, quella che vi rimane morde come un cane

 

 

Se vuoi buona rapa che per Santa Maria sia nata

 

 

Agosto matura, Settembre vendemmia

 

 

A San Bartolomeo attacca la lucerna ai travi

 

 

Per il Perdon si mette la zappa in un canton

 

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Luglio e i suoi proverbi

 

Luglio, in campagna, è il mese della trebbiatura. Dopo che il grano è stato mietuto, si procede alla separazione dei chicchi dalla paglia. Il sole picchia forte, i campi si riempiono di rotoballe: quei giganteschi rotoli di fieno pronto per essere dato in pasto agli animali da allevamento. Le balle di fieno, udite udite, possono pesare dai tre ai dieci quintali. E non è molto, considerando che tra i golosi di fieno troviamo gli ovini, i bovini, gli equini, ma anche i conigli e i cincillà. Bisogna distinguere tra fieno e paglia: solo il primo, infatti, è un alimento; la seconda viene utilizzata esclusivamente come lettiera. Gli agricoltori realizzano le rotoballe a partire dal mese di Giugno, poi le immagazzinano e se ne servono per nutrire gli animali durante l’anno, soprattutto in periodi scarsi di cibo come l’inverno. Questa premessa sul mondo agricolo non è casuale: tutti i proverbi del mese di Luglio, come spesso avviene, ruotano attorno alle attività agresti. Scopriamo insieme questi detti, vere e proprie perle di saggezza popolare.

 

 

Luglio poltrone porta la zucca col melone

 

 

Se non fa caldo di Luglio e di Agosto, sarà tristo il mosto

 

 

Presto la pioggia suol venire a noia, ma in Luglio è un ricco dono e apporta gioia

 

 

Quando Luglio è molto caldo, bevi molto e tienti saldo

 

 

Se piove tra Luglio e Agosto, piove miele, olio e mosto

 

 

Chi vuole un buon rapuglio, lo semini in Luglio

 

 

In Luglio è ricca la terra, ma povero il mare

 

 

A Luglio gran calura, a Gennaio gran freddura

 

 

Quando Luglio è ardente, miete lesto

 

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