La frutta essiccata: delizia d’Inverno e must della tavola natalizia

 

La frutta essiccata, ovvero disidratata, è onnipresente sulla tavola natalizia: una tradizione antica, nata dall’atavica necessità di conservare la frutta durante i mesi freddi. La frutta sottoposta a disidratazione può essere consumata a fine pasto, abbinata a piatti ben precisi oppure gustata in dolci tipici delle feste quali il panpepato del Centro Italia, il panforte di Siena, il pandolce genovese, il buccellato siciliano e lo zelten del Trentino-Alto Adige. Ma non solo; la frutta essiccata, soprattutto le arance, viene spesso usata anche per decorare la casa o l’albero di Natale. Vediamo allora come si ottiene e quale frutta è possibile essiccare. Essiccare la frutta significa, innanzitutto, privarla di una buona parte dell’acqua che contiene; ciò viene effettuato tramite un processo di disidratazione che può essere naturale, lasciando cioè essiccare la frutta sotto il sole estivo, o meccanico, attraverso l’utilizzo di uno speciale essiccatore.

 

 

Che tipo di frutta viene disidratata, generalmente? Oltre alle arance, già menzionate, troviamo i datteri, l’uvetta, i fichi, le albicocche, le pere, le mele, le prugne, i kiwi e i cachi.

Le sue proprietà 

Ovviamente, le virtù della frutta essiccata non sono le stesse della frutta fresca. Le differenze derivano proprio dal processo di essiccazione, che determina grandi mutazioni rispetto alla distribuzione dei nutrienti. A subire le conseguenze di questo iter sono più che altro le vitamine, che ad alte temperature si deteriorano. Diversamente, i minerali, gli antiossidanti e le fibre beneficiano della disidratazione, raggiungendo una maggior concentrazione. Un’altra caratteristica della frutta essiccata è che contiene un elevato livello di zuccheri: fornisce dunque una notevole quantità di energia, ma anche un apporto calorico non indifferente. Tuttavia, è stato rilevato che nutrienti inorganici come i minerali risultano di gran lunga più numerosi nella frutta disidratata.

 

 

Prepararla o acquistarla già pronta?

Se scegliete il “fai da te”, sappiate che avete a disposizione due metodi: utilizzare l’essiccatore o essiccare la frutta al sole durante i mesi estivi. Naturalmente, anche la verdura può essere sottoposta a questo tipo di  procedimento. L’essiccatore migliore, in primis, non dovrebbe oltrepassare i 40 gradi per salvaguardare le proprietà della frutta o verdura in oggetto. Ma attenzione: il processo potrebbe durare, in media, fino a 15 o 20 ore.  Chi opta per l’essiccazione naturale, invece, dovrà effettuarla in piena estate: la frutta o la verdura, in fette sottilissime, verranno esposte su un tavolo sufficientemente ampio da interporre una certa distanza tra gli alimenti. Il tavolo, posizionato all’aperto, dovrà essere lambito dai raggi del sole e sfiorato dal vento. Un panno con cui coprire la frutta (o verdura che dir si voglia) sarà d’obbligo per proteggerla dall’umidità della notte. Questo procedimento ha una durata che potrebbe includere poche ore o una manciata di giorni. Va da sè che temperature elevate e accompagnate da un basso tasso di umidità si rivelano la condizione ideale per realizzare l’essiccatura perfetta. Il processo potrà dirsi concluso solo quando gli alimenti saranno totalmente disidratati; a quel punto, se si vuol conservare la frutta per le feste natalizie, basterà riporla in dei capienti barattoli di vetro.

 

 

Se non avete tempo o voglia di eseguire l’essiccazione “fai da te”, potete comodamente acquistare la frutta disidratata al supermercato, nei negozi bio o in determinati siti web. Puntate sulle confezioni prive di zucchero – la frutta essiccata ne è già ricca abbastanza – per porre un limite all’apporto di calorie.

 

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5 creme spalmabili e benefiche tutte da provare

 

Si avvicina il cambio di stagione e torna la voglia dello spuntino di metà pomeriggio. Per saziare quel languorino, niente di meglio che una crema da spalmare sul pane: ne esiste un assortimento tale da soddisfare qualsiasi gusto. Ma c’è di più. Oltre che deliziose, le creme spalmabili sono anche benefiche: abbondano di vitamine e di acidi grassi sani, che combattono il colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”) e svolgono un’azione protettiva nei confronti dell’apparato cardiocircolatorio. La maggior parte di esse è a base di frutta secca o di semi oleosi. Due aggettivi per definirle? Energetiche e gustose. Andiamo a scoprirne cinque insieme.

 

La crema di nocciole

 

 

E’ forse la più conosciuta. Molto simile a una crema al cacao, vanta però un gusto più intenso e quasi “boschivo” (non è un caso che il nocciolo sia ampiamente diffuso nei boschi e nelle macchie). Ha una consistenza cremosissima e corposa, ma oltre ad essere squisita è anche un toccasana per l’organismo: le nocciole contengono acidi grassi monoinsaturi come l’acido oleico, in grado di ridurre il colesterolo LDL, e acidi grassi polinsaturi come gli Omega-3 e gli Omega-6, che contribuiscono a preservare le membrane cellulari, svolgono un’azione benefica per la pressione sanguigna e il metabolismo e contrastano gli effetti nocivi dei radicali liberi. Sono inoltre ricche di vitamine (in particolare di vitamina E, C, A e del gruppo B) e di sali minerali (tra cui il potassio, il fosforo e il magnesio). Le sue molteplici proprietà conferiscono alla crema di nocciole un alto valore energetico.

 

La crema di arachidi

 

 

Nasce dai semi di arachidi macinati e tostati, ma con il burro di arachidi (ricco di zuccheri e grassi saturi) non ha niente in comune. Abbonda di grassi monoinsaturi e polinsaturi, proteine vegetali, fibre e vitamine, in particolare la vitamina E e quelle del gruppo B, ma contiene anche un discreto numero di sali minerali: tra questi spiccano il potassio, il magnesio, l’acido folico, il fosforo e lo zinco. Le arachidi, inoltre, hanno delle potenti proprietà antiossidanti, tengono sotto controllo il colesterolo “cattivo” e mantengono in salute il sistema nervoso e cardiovascolare. Estremamente energetica, la crema di arachidi viene consumata soprattutto dagli sportivi.

 

La crema di sesamo

 

 

Si ricava dai semi di sesamo e viene anche detta “tahina”. Il suo punto di forza è la versatilità: può essere gustata sia in versione dolce che salata e si presta a svariati abbinamenti culinari. Ha un alto valore nutrizionale ed è quindi un alimento, al pari delle creme che già abbiamo esaminato, molto energetico. Oltre ad essere ricca di vitamina E e B, proteine, acidi grassi benefici come gli Omega-3 e gli Omega-6 e svariati minerali, contiene fibre benefiche antiossidanti chiamate sesamina e sesamolina, altamente salutari per il fegato ed efficaci contro il colesterolo LDL.

 

La crema di mandorle

 

 

E’ una crema ricca di sostanze benefiche e principi nutritivi. Contiene vitamina E, dalle spiccate proprietà antiossidanti, e grassi buoni che contribuiscono a salvaguardare la pelle dai deleteri effetti dei radicali liberi. Minerali quali il fosforo, il calcio e il magnesio, di cui le mandorle abbondano, mantengono in salute le ossa, mentre le fibre garantiscono un buon funzionamento dell’intestino. Le mandorle sono inoltre ottime per il sistema cardiovascolare e contrastano il colesterolo LDL. Un altro punto di forza di questo tipo di frutta secca è l’alto effetto saziante, che gioca un ruolo fondamentale nella perdita di peso.

 

La crema di semi di zucca

 

 

E’ ricca di aminoacidi e acidi grassi essenziali; in più, contiene dosi massicce di vitamina K, E e C oltre a quelle del gruppo B. Tra i minerali presenti nei semi di zucca troviamo il selenio, il magnesio, il fosforo e lo zinco, che contribuiscono ad accrescere il loro valore nutrizionale. Le proprietà alcalinizzanti di questi semi facilitano il processo digestivo ed eliminano l’acidità gastrica, mentre il triptofano contenuto nella zucca garantisce un buon sonno. L’acido linoleico presente nel frutto (perchè la zucca è propriamente un frutto, anche se viene utilizzata come una verdura) svolge un’efficace azione antinfiammatoria, mentre gli steroli vegetali costituiscono un valido aiuto per ridurre il colesterolo LDL. La zucca, inoltre, è notoriamente benefica per il sistema cardiovascolare (grazie agli acidi grassi Omega-3 di cui abbonda) e per l’apparato urinario.

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La birra è dissetante? 5 spunti per berla al meglio in estate

 

Ma la birra, in estate, disseta davvero? E’ un quesito che tutti ci poniamo, specialmente con le temperature infuocate che Pluto ha portato con sé. Proviamo a rispondere in modo sintetico: sì, la birra è dissetante perchè è composta di acqua per il 93%. Nonostante ciò, è consigliabile non abusarne. Ecco il perchè: la birra contiene alcol, una sostanza che contrasta l’azione dell’ormone diuretico (l’ormone, cioè, che contribuisce a trattenere i liquidi nel nostro organismo) provocando disidratazione. Ciò significa che berne molta comporta un bisogno frequente di espellere i liquidi sia attraverso l’urina, che con la sudorazione. L’effetto vasodilatarore dell’alcol, infatti, fa sì che la traspirazione aumenti e che ci si disidrati velocemente. Al netto di tutto questo, non vanno trascurati i benefici che la birra apporta; è ricca di vitamine e minerali, contiene un numero esiguo di zuccheri, fa bene agli ormoni grazie ai fitoestrogeni presenti nel luppolo. Nella birra, inoltre, si trova un potente antiossidante come l’acido ferulico, ottimo per il benessere della pelle e dei capelli. Quali accorgimenti possiamo adottare in estate, quindi, per godere delle sue proprietà e tenere alla larga gli inconvenienti? Ecco qualche spunto.

 

 

1. Non conservare mai la birra sotto ai raggi del sole o vicino a fonti di calore: è una bevanda che richiede un ambiente fresco e perfettamente asciutto.

2. “Fresco” non vuol dire che la birra vada conservata in freezer, perderebbe il suo imprinting aromatico, nè bevuta con ghiaccio o in bicchieri ghiacciati.

3. I bicchieri giusti per degustare una birra sono i classici bicchieri (o boccali) in vetro. Quelli di plastica, infatti, potrebbero surriscaldare la bevanda.

 

 

4. La fettina di limone che abbiniamo ai cocktail è bandita. Il gusto acido del limone riesce a stravolgere, proprio come le basse temperature, gli aromi inconfondibili della birra.

5. Quando fa molto caldo, per non incorrere in rischi come la disidratazione è opportuno scegliere birre a medio-bassa gradazione alcolica (che non superino cioè i 5 gradi).

 

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Frutta di Giugno: la top five

 

L’estate è il paradiso della frutta, che in questa stagione si tinge di vibranti colori. Giugno ci regala ciliegie, albicocche, fragole, pesche, mirtilli, susine e meloni in grande quantità, permettendoci di rifornirci di sali minerali, vitamine e antiossidanti. Frutti come le pesche, i meloni, le albicocche e le ciliegie, inoltre, sono ricchi di acqua: consumarli significa rimanere idratati anche con le temperature bollenti che precedono il Solstizio d’Estate. Di queste proprietà dovremmo far tesoro, mangiando frutta ogni volta che possiamo e portandola sempre con noi. Ma quali sono i frutti più benefici del mese di Giugno? Ecco la top five di MyVALIUM.

 

Ciliegie

 

Composte da acqua per l’86%, le ciliegie sono una miniera di minerali (magnesio, sodio, potassio, fosforo, ferro, calcio) e vitamine (A, B, C, PP). Essendo ricche di antocianine, dei potenti antiossidanti, e di melatonina, contrastano i danni provocati dai radicali liberi e vantano spiccate virtù antinfiammatorie.

 

Pesche

 

Le pesche abbondano di acqua, che contengono al 90%, ma anche di vitamina A, antiossidanti e minerali, soprattutto di ferro, fluoro e potassio. Le fibre, di cui sono ricche, favoriscono il transito intestinale e donano un senso di sazietà che impedisce di mangiare in eccesso.

 

Fragole

 

Come le pesche, le fragole sono composte di acqua per il 90%. Contengono dosi massicce di vitamina C, un noto antinfiammatorio e antiossidante, antocianine e fibra, utile anche per tenere sotto controllo la glicemia.

 

Albicocche

 

 

L’acqua contenuta è pari all’86%. Le albicocche sono una preziosa fonte di vitamine (A, C,E), minerali (zinco, ferro e potassio) e antiossidanti come il beta-carotene, efficace contro i radicali liberi e benefici per la vista e il sistema immunitario.

 

Meloni

 

La loro polpa racchiude il 90% di acqua. I meloni sono una miniera di beta-carotene, che contrasta lo stress ossidativo delle cellule, e di vitamine come la vitamina C, un toccasana per il sistema immunitario e l’assorbimento del ferro. Tra i minerali di cui è ricco questo frutto  figurano il potassio, benefico per la pressione sanguigna e per il cuore, il calcio e il fosforo.

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Frutta e verdura di stagione: le new entry settembrine

 

Nuova stagione, nuova frutta e verdura da portare a tavola. Ma quali sono le new entry del mese di Settembre? Scopriamolo con una panoramica generale. In primo piano, naturalmente, c’è l’uva, e non poteva essere altrimenti nel periodo della vendemmia. Dolcissima e succosa, l’uva è ricca di zuccheri ma senza eccedere, tant’è che possono consumarla (con moderazione) anche i diabetici non incorrendo in particolari problemi. Gli acini di questo frutto contengono un mix di vitamine e minerali: la vitamina A, B1, C e PP unite a buone dosi di calcio, manganese, potassio, ferro, sodio e magnesio danno vita a un connubio altamente salutare. L’uva ha il potere di depurare l’organismo, sopperire alla carenza di minerali e scongiurare l’anemia. Accanto all’uva troviamo i fichi, prelibatezze di fine estate per antonomasia, che vengono raccolti tra Agosto e Settembre. Le prugne e le pesche resistono, pesche noci o nettarine comprese, mentre per i frutti di bosco è un vero e proprio trionfo: le more, i mirtilli, il ribes e i lamponi tingono le nostre tavole di intensi colori.

 

 

Seguono a ruota i fichi d’India, le pere e le mele, la cui raccolta è iniziata da quasi un mese a causa dell’eccezionale calura estiva.

 

 

Per quanto riguarda la verdura, iniziare con i funghi è d’obbligo. Chi si dedica alla loro raccolta, non ha che l’imbarazzo della scelta: porcini, russole, cantarelli e steccherini sono le specie must di Settembre, e ad esse si aggiunge quella dei sanguinelli a fine mese.

 

 

A Settembre, in determinate regioni d’Italia, inizia anche la raccolta di varietà di tartufi come il tartufo bianco pregiato e il tartufo nero. Nell’orto potremo invece trovare svariate delizie: su tutte la zucca, emblema autunnale per eccellenza, e poi il porro, ultra saporito. Non si può dire che non siano in buona compagnia; finocchi, patate, pomodori, fagioli, carote, sedani rapa, cavolfiori, zucchine e peperoni compongono il resto del variegato gruppo di ortaggi settembrini. Sono tutte verdure che abbondano di acqua e vitamine, estremamente benefiche per l’organismo e – ça va sans dire – squisite in cucina grazie al loro gusto.

 

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L’odore del mare: un’alchimia che coniuga la chimica con le emozioni

 

Qual è l’odore del mare? Potremmo definirlo odore di salsedine, ma è talmente inconfondibile che descriverlo risulta quasi arduo. Risalta un mix olfattivo che rimanda alle alghe, all’acqua salata, alla brezza che veicola i loro effluvi; lo scroscio delle onde sembra renderli frizzanti, vagamente pungenti. La scienza è in grado di spiegare molto bene l’odore del mare, illustrando le molecole di cui si compone. I Bromofenoli sono responsabili del sentore di iodio, estremamente caratteristico: vengono generati dalle alghe e da particolari organismi che vivono nelle profondità del mare. I Dictiopereni, feromoni che alcune tipologie di alghe producono in vista dell’accoppiamento, emanano un forte odore di alga essiccata. Il Solfuro Dimetile è invece originato dai batteri che si cibano di fitoplancton: può essere identificato con quella scia olfattiva pungente che sa di alghe e di salsedine che percepiamo in riva al mare. Sostanzialmente, il tipico profumo del mare viene determinato in buona parte dagli organismi marini.

 

 

Quel che è certo, come ho sottolineato più volte in molti articoli, è che l’odore del mare ci trasmette un profondo senso di benessere. E tutto ciò ha sia una motivazione chimica che emozionale. L’aria salmastra è un composto delle molecole di cui abbiamo parlato e dei minerali di cui il mare è ricco, come il magnesio, il potassio, il sodio e il cloururo di sodio, il solfato e il calcio: per la salute, dei veri toccasana. Quando respiriamo quell’aria, i benefici che ne traiamo sono innumerevoli. Uno su tutti? La regolazione dei livelli di serotonina, detto l’“ormone della felicità”. Lo stress si dilegua, l’ansia si riduce ai minimi termini.

 

 

Veniamo ora all’aspetto emozionale. Come tutti gli odori, quello del mare stimola la corteccia cerebrale prefrontale: la zona del cervello interconnessa, tra l’altro, con la memoria e con le emozioni. Il sentore di salsedine è strettamente collegato alle nostre emozioni, poichè ci riporta in mente i ricordi inebrianti associati al mare. E’ un odore, quindi, evocativo di sensazioni di benessere: i periodi di vacanza, gli orizzonti sconfinati, i flirt, le esperienze vissute in acqua e in spiaggia…Olfatto, emozioni e memoria rappresentano una triade legata a doppio filo in cui ogni elemento interdipende dall’altro. L’odore del mare è emozione, il sentore di ricordi ammantati di immensa gioia e di un senso indescrivibile di libertà.

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Gli innumerevoli benefici di un bagno in mare e dell’acqua marina

 

Ai benefici di un bagno in mare ho già accennato in questo articolo dedicato a come proteggersi da Caronte e dalle sue temperature infuocate. Oggi, però, voglio approfondire l’argomento. Perchè lo merita: l’acqua di mare, che contiene sale in una quantità di 35 grammi per ogni litro, è un vero e proprio toccasana per il nostro corpo. Ippocrate, considerato il padre della medicina, aveva scoperto le sue virtù sin dai tempi dell’Ellade. In particolare, aveva constatato l’azione disinfettante, cicatrizzante e antidolorifica dell’acqua marina, ma si era concentrato anche sulla sua efficacia nella prevenzione delle infezioni. Gli antichi Greci la utilizzavano per combattere le infiammazioni delle articolazioni e delle ossa, patologie come l’asma e le dermatiti. Possiamo dire che sono stati dei grandi precursori: l’acqua di mare, infatti, è una miniera di sostanze preziosissime per l’organismo umano.

 

 

Il mare è straordinariamente ricco di minerali. Contiene magnesio, iodio, calcio, sodio, silicio, oltre che numerose sostanze biologiche che ottimizzano il metabolismo e il funzionamento del sistema ormonale. L’acqua marina, inoltre, svolge un’azione benefica per le ghiandole endocrine (tra cui l’ipotalamo, l’ipofisi, la tiroide), con risultati che si ripercuotono positivamente su tutto l’organismo.

 

 

Ma perchè quando ci immergiamo in mare proviamo un’immediata sensazione di relax? E’ molto semplice: ancora una volta, grazie alle sostanze presenti nelle sue acque. Il bromo, contenuto in quantità sufficienti, ha rinomate virtù distensive; il magnesio combatte la ritenzione idrica e riduce il volume dei liquidi nel corpo; il sale purifica la pelle, depositandosi sull’epidermide dove rimane anche per svariate settimane.

 

 

Per la pelle, l’acqua di mare si rivela miracolosa: è in grado di curare un gran numero di dermatiti, oltre che condizioni croniche quali la psoriasi e l’eczema, grazie all’acido salicilico in essa contenuto. I minerali che abbondano nel mare possiedono spiccate proprietà antinfiammatorie, risultando altamente benefici per le ossa, i muscoli e le articolazioni; di conseguenza, alleviano i reumatismi e l’atrite. L’effetto antinfiammatorio è dovuto alla salutare azione che i minerali esercitano sul fegato, sui reni e sulla pelle, spronandoli a eliminare le tossine con la massima rapidità. Gli ioni negativi del sale dell’acqua marina sono l’ideale per garantire il benessere dei bronchi, dei polmoni e dell’apparato respiratorio in generale, mentre lo iodio è un toccasana per il sistema endocrino e soprattutto per la tiroide.

 

 

Un bagno in mare è sinonimo di buonumore e serenità. Ciò accade perchè nuotando compiamo un’attività fisica che, in quanto tale, rilascia endorfine, i cosiddetti “ormoni della felicità”. Lo stress e le tensioni si dissolvono per lasciar spazio a una sensazione di profondo benessere.

 

 

Persino il sistema immunitario viene rafforzato da un bagno in mare. L’organismo deve abituarsi a reagire alle variazioni della temperatura corporea; tutto ciò, insieme al movimento compiuto attraverso il nuoto, incrementa il numero dei globuli bianchi (adibiti alle difese). A proposito di nuoto, basti dire che, da sempre, viene considerato lo sport più completo: tonifica e potenzia i muscoli di tutto il corpo ed è portentoso per i polmoni, che si allenano a incamerare una sempre maggiore quantità di ossigeno. Nuotare è anche benefico per la circolazione, perchè ottimizza l’afflusso dei liquidi negli arti inferiori. Inoltre, incrementa l’ossigenazione del sangue, riduce la frequenza cardiaca e respiratoria e abbassa la pressione.

 

 

La lista dei benefici, come vedete, è interminabile: approfittiamo del refrigerio che offre un bagno in mare per non lasciarcene sfuggire neanche uno.

 

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Acqua

 

In una goccia d’acqua si trovano tutti i segreti di tutti gli oceani.
(Kahlil Gibran)

 

L’acqua, uno dei quattro elementi naturali che Socrate e Aristotele consideravano imprescindibili per la composizione della materia, all’estate è sempre stata legata a doppio filo. Quando fa caldo ci si butta in acqua per rinfrescarsi, si beve acqua per reidratarsi, si scelgono mete vacanziere affacciate sul mare…Diventa evidente un concetto che spesso diamo per scontato: l’acqua è vita, è fondamentale per la nostra esistenza e per quella di tutte le creature del creato. Non è un caso che sia stata soprannominata “oro blu”: la preziosità di questa risorsa è innegabile. Il corpo umano è composto al 75% di acqua, di cui il 67% è contenuto nelle cellule; dovremmo bere, come minimo, 1 litro e mezzo di acqua quotidianamente per garantire la stabilità al nostro equilibrio idrico. L’acqua ci fornisce i sali minerali essenziali per il funzionamento dell’intero organismo. Senza acqua, infatti, è impossibile sopravvivere: la disidratazione può condurci alla morte, ecco perchè è impensabile resistere allo stimolo della sete per più di tre giorni. Ma l’acqua è fondamentale non solo per gli esseri umani e gli animali (basti pensare agli animali acquatici, che vivono nelle profondità marine), bensì per tutto l’ecosistema terrestre. La Terra è ricca di 1,4 miliardi di chilometri cubi di acqua, dei quali il 97% è composta dagli oceani. Purtroppo, in tempi recenti, l’ equilibrio dell’idrosfera è stato stravolto dai problemi associati ai cambiamenti climatici: l’effetto serra, oltre a provocare un anomalo aumento della temperatura terrestre, ha modificato pesantemente il pH delle acque dei fiumi, dei laghi e degli oceani. Per sottolineare il ruolo importantissimo che l’acqua riveste nei confronti dell’ecosistema, ho deciso di dedicarle il tema della settimana. Con l’intento di incrementare una consapevolezza finalizzata non solo allo sviluppo di un’etica sostenibile, ma alla salvaguardia della vita stessa in tutto il pianeta.

 

La colazione di oggi: l’uovo sbattuto, per un inizio di giornata che sa d’infanzia

 

Chi appartiene alla mia generazione lo ricorderà come una delle colazioni (o merende) cardine della propria infanzia: l’uovo sbattuto, oltre che essere buonissimo, era il ricostituente lampo che ci restituiva energia dopo un’influenza o ci rinvigoriva nel pieno dell’Inverno. Chi non adorava la sua consistenza cremosa, il suo sapore zuccherato, il colore giallo oro del tuorlo che in fondo al bicchiere si faceva più intenso? Naturalmente, l’uovo sbattuto non è una delizia riservata ai bambini: vale la pena di riscoprirlo, magari arricchendolo con qualche biscotto, del cioccolato in polvere, un goccio di caffè o di liquore. Anche perchè vanta una lunga serie di proprietà e benefici. In primis, è estremamente nutriente; contiene un gran numero di proteine essenziali per l’organismo. E’ ricco inoltre di vitamina A, D, E e molte vitamine del gruppo B, così come di minerali quali il ferro, il selenio e lo zinco. La vitamina E e la luteina, di cui abbonda, sono antiossidanti che preservano le cellule dalla nociva azione dei radicali liberi. In più, l’uovo sbattuto è l’alimento ideale per una colazione veloce: si prepara in pochi minuti e, grazie alla presenza delle proteine e dei grassi buoni, regala un’immediata sensazione di sazietà.

 

 

Per prepararlo sono necessari solo due ingredienti, un uovo rigorosamente fresco e un cucchiaio di zucchero (da aggiungere in base alla cremosità desiderata). Il primo step consiste nel rompere l’uovo. Successivamente, il tuorlo e l’albume si separano. Il tuorlo va versato in un bicchiere insieme allo zucchero prima di essere sbattuto con l’aiuto di un cucchiaio o di una forchetta. Se preferite un uovo sbattuto denso e soffice, abbondate con lo zucchero; viceversa, la consistenza risulterà più liquida. Per una cremosità extra, provate a sbatterlo anche con la frusta. Volete accentuare la sua dolcezza? Aromatizzatelo con la vaniglia o la cannella. E’ importante dire che l’uovo sbattuto dev’essere consumato subito per preservare la freschezza del tuorlo.

 

 

Non bisogna confondere l’uovo sbattuto con lo zabaione, una bevanda a base di tuorlo d’uovo, zucchero e vino o liquori come il marsala e il rum. Sulle origini dell’uovo sbattuto le teorie sono controverse. Pare innanzitutto che la sua ricetta fu ispirata da quella dello zabaione; alcuni ritengono che a idearla fu un capitano di ventura, Giovan Paolo Baglioni, nel 1471, mentre per altri affonderebbe le radici nella Torino del 1500. Certo è che con il nome zabaja si indicava una bevanda veneziana “importata” dall’Illiria, la parte occidentale dell’odierna penisola balcanica.

 

Frutta d’Autunno: 6 marmellate a tema

 

 

L’Autunno, come abbiamo visto pochi giorni fa, sancisce il trionfo della frutta, che rafforza il sistema immunitario e ci mantiene in forma apportando benefici eccezionali per l’organismo. L’uva, ad esempio, è una miniera di vitamine, polifenoli e tannini, dei potenti antiossidanti che contiene nella buccia. Le sue proprietà la accomunano a svariati frutti autunnali: i fichi, tanto per citarne uno, oltre ad essere ricchi di fibre e sali minerali abbondano di antocianine, i flavonoidi che determinano il loro tipico colore viola, mentre le mele e i melograni (entrambi preziosi scrigni di vitamina A, C e del gruppo B) vantano spiccate virtù antiage grazie ai flavonoidi che racchiudono in dosi massicce. Non parliamo poi degli agrumi, autentiche bombe di vitamina C che combinano la funzione antiossidante con quella protettiva del sistema immunitario. I modi per usufruire delle doti della frutta sono innumerevoli: al naturale, a tocchetti da abbinare allo yogurt, come ingrediente basilare del porridge, essiccata per assaporarne al meglio la dolcezza…Ma la marmellata, senza dubbio, è una delle sue declinazioni più golose. L’ Autunno si rivela il periodo ideale per la preparazione di conserve e confetture. E’ la stagione delle provviste, quella in cui ci equipaggiamo per affrontare i rigori invernali e ci dedichiamo agli alimenti che ci accompagneranno durante i mesi più gelidi dell’anno. La frutta autunnale si presta in modo eccellente a questo utilizzo: i suoi colori e il suo gusto particolare la rendono attrattiva fuori e “dentro”. Su quali marmellate puntare, quindi, in vista dell’ Equinozio imminente? Ecco qualche spunto.

 

 

Marmellata di mele cotogne

Il punto di forza di questa bizzarra tipologia di mela, bitorzoluta e dal colore giallo brillante, è la pectina, una fibra solubile che contribuisce a mantenere stabili i livelli di colesterolo e di glicemia. Contrasta quindi le malattie cardiovascolari e, in connubio con l’acido malico contenuto nel frutto, favorisce il processo digestivo e la motilità intestinale. Il sapore della mela cotogna è inconfondibile, vagamente acidulo eppure soave, invitante, abbinabile sia con pietanze dolci che salate (ad esempio i formaggi). La marmellata che si ottiene dal frutto viene utilizzata soprattutto per guarnire le crostate e preparare deliziose merende.

 

Marmellata di castagne

E’ il sapore dell’ Autunno per eccellenza, concentrato e racchiuso in un vasetto. Le castagne sono un frutto super salutare: abbondano di fibre, proteine e sali minerali. Va evidenziata la presenza del ferro e dell’acido folico, che le rendono un efficace antidoto contro l’anemia, oltre che del fosforo, molto importante per rafforzare la memoria e l’intero sistema nervoso. La marmellata di castagne è ottima per la prima colazione: spalmata su una fetta di pane insieme al burro risulta semplicemente squisita, ed arricchisce molteplici tipologie di dessert. Per intensificare il suo gusto, gli esperti di cucina consigliano di accompagnarla alla cannella o alla vaniglia.

 

 

Marmellata di zucca

Un altro frutto tipicamente autunnale ed oltremodo iconico, essendo l’emblema di Halloween per eccellenza. La zucca contiene minerali quali il ferro, il calcio, il fosforo, un’ampia gamma di vitamine e di antiossidanti. Risalta la presenza del betacarotene, un precursore della vitamina A essenziale per mantenere in salute la pelle e la vista. E’ ricca inoltre di magnesio, che riduce lo stress ed ha effetti benefici sulla muscolatura, mentre il triptofano – un amminoacido racchiuso nel frutto – incentiva la produzione di serotonina, altrimenti detto l'”ormone del buonumore”. La marmellata di zucca ha un gusto delicato ed è molto versatile: si accompagna indifferentemente con il dolce o con il salato. Golosissima se gustata su crostate e dolci vari, è l’ingrediente principale della torta di zucca americana, la Pumpkin Pie del Giorno del Ringraziamento.

 

Marmellata di uva fragola

Conosciuta anche come uva americana, l’uva fragola è una varietà singolarissima di uva: la buccia amarognola custodisce una polpa talmente dolce da ricordare il sapore della fragola. Le proprietà del frutto sono innumerevoli. L’uva fragola disseta, depura l’organismo ed è una bomba di energia. Ricca di vitamina A, C e del gruppo B, questa varietà d’uva abbonda di sali minerali come il magnesio, il manganese, il ferro, il fosforo, il calcio e il potassio. Massiccia è anche la presenza di flavonoidi e polifenoli, dei validissimi antiossidanti. La marmellata di uva fragola ha un sapore molto dolce: per evitare che lo sia in eccesso, è consigliabile aggiungere dello zucchero di canna anzichè il classico zucchero bianco durante la preparazione.

 

 

Marmellata di melograno

Il melograno è ricco di proprietà: contiene dosi massicce di antiossidanti rappresentati dai flavonoidi – ottimi per la salute dell’apparato cardiocircolatorio oltre che dotati di virtù antinfiammatorie e gastroprotettive – e dei tannini, che combattono i deleteri effetti dei radicali liberi. Abbonda poi di fibre e di minerali quali lo zinco, il rame, il manganese, il fosforo, il potassio; quest’ultimo svolge una potente azione drenante. Tra le vitamine contenute nel frutto risaltano la vitamina A, B, C, E e K. Questa prelibata marmellata non si trova facilmente in commercio. Per prepararla in casa, è essenziale imparare a sgranare bene il melograno; dopodichè, i chicchi ridotti a succo si fanno cuocere a fuoco lento insieme a dello zucchero di canna e a due mele tagliate a cubetti.

 

Marmellata di more

Raccogliere more nel bosco, per chi può, è un vero e proprio rito. La marmellata di more, in effetti, è rinomata per la sua bontà. Ma non solo: la mora è ricca di nutrienti e di proprietà salutari. Contiene acqua, fibre, zuccheri, proteine…Un ampio spettro di vitamine, in particolare la vitamina A, C, E, K, J, e molte vitamine del gruppo B. Tra i sali minerali presenti figurano lo zinco, il ferro, il calcio, il fosforo, il selenio, il rame e il magnesio. Non va poi tralasciato l’acido folico, che la mora racchiude in dosi massicce. Le virtù di questo frutto sono incalcolabili: è un ottimo antiossidante, depura, idrata, disseta, favorisce la digestione e la diuresi, contrasta il colesterolo “cattivo”, previene le patologie cardiovascolari e mantiene in salute il sistema nervoso. La marmellata di more è un prelibato igrediente dolciario ed è perfetta per preparare golosissime crostate. Se intendete fare incetta di more di rovo, però, prestate attenzione al loro colore: dev’essere un nero deciso e lucido. Questo indizio vi permette di individuare i frutti maturi al punto giusto.

 

 

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