Hippie Beach

 

L’estate è vita all’aria aperta, contatto con la natura, libertà…con la brezza marina che scompiglia i capelli e l’andirivieni delle onde che, scandito da un ritmo ciclico e antichissimo, invita a un nuovo rendez-vous con il mare. A un anno esatto dal Sessantesimo della Summer of Love, che a San Francisco, all’insegna del motto “Love and Peace”, convogliò una miriade di giovani hippie, torna il post che MyVALIUM dedica ogni anno alla moda, agli ideali e alle suggestioni del movimento dei “figli dei fiori”.

 

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La macchia mediterranea: un verde senza limiti affacciato sulle acque turchesi

 

Il Mediterraneo è uno di quei luoghi in cui la verità è inseparabile dalla felicità.
(Albert Camus)

 

Profumi intensi, natura rigogliosa, un verde senza limiti che si affaccia sulle acque turchesi: la macchia mediterranea cattura al primo sguardo. Incornicia baie, calette, spiagge cosparse di ciottoli; si inerpica su promontori dalla vegetazione abbondante e coste a strapiombo sul mare. Ed è proprio la macchia ad accentuare il fascino del Mediterraneo, a tratteggiare la sua unicità. E’ composta di alberi, fiori, cespugli, arbusti. Protegge il suolo dall’erosione provocata dai fenomeni meteorologici e delle forze atmosferiche; può essere definita un microambiente che offre rifugio ai rettili, agli uccelli, agli insetti e a mammiferi vari. Sulla macchia spira costantemente la brezza salmastra, fondendo il suo odore pungente con i sentori inebrianti della boscaglia. Per questo motivo le specie che include sono accomunate da un’alta tollerabilità ai flussi d’aria marittima.

 

 

Tra le specie arboree, per citarne solo alcune,  troviamo il pino marittimo, il ginepro, il leccio, l’alloro, la quercia da sughero, il carrubo, l’olivastro (o olivo selvatico). Gli arbusti inglobano il corbezzolo, il lentisco e il cisto, con i suoi fiori spettacolari, ma anche tipiche piante aromatiche come il mirto e il rosmarino; e poi l’oleandro,  dalle infiorescenze che sfoggiano vivaci colori, l’alaterno, la maestosa ginestra, il cappero, che spunta tra le rocce calcaree. Alcuni arbusti, come il pungitopo e la salsapariglia nostrana, sono ricchi di bacche: pensiamo a quelle del pungitopo, associate alla tradizione natalizia. Il caprifoglio mediterraneo, invece, è un arbusto rampicante noto per i fiori estremamente profumati. Il fico d’India, pur essendo una pianta originaria del Messico, è riuscito a naturalizzarsi nell’area del Mediterraneo in modo talmente perfetto da tramutarsi in un elemento iconico del paesaggio.

 

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Il giardino d’estate: la tendenza dell'”outdoor dining”

 

Del giardino non si può smettere di parlare proprio in estate. Ma se negli articoli precedenti mi sono focalizzata sul green design, oggi approfondirò un’attività che, durante la stagione calda, è fortemente associata a questo spazio: le cene in giardino. Gli anglosassoni la chiamano “outdoor dining”, cenare all’aperto; è una piacevole abitudine diventata tendenza. Perchè piace così tanto? In primis perchè il giardino, così come viene concepito oggi (rileggi l’articolo cliccando su questo link), è un vero e proprio salotto al chiaro di luna. I fiori e le piante sono intervallati da fontane, lanterne, statue, elementi ornamentali… non manca mai un angolo dedicato al relax, con tanto di divani, tavolini, soffici cuscini e sedie in fibra naturale. Il giardino possiede tutto il fascino di uno spazio privato dove la convivialità viene vissuta al di fuori delle quattro mura. Il comfort, naturalmente, rimane un punto di forza: l’illuminazione giusta accentua la suggestività dell’atmosfera, che sia costituita da candele, catene luminose pensate per l’outdoor o lanterne orientaleggianti. Sono immancabili le piante che fungono da repellenti per ospiti “sgraditi” come le zanzare, tipo la citronella e il rosmarino. Ultimo, ma non per importanza, la frescura garantita dagli alberi è un dono da non trascurare: le folte fronde, che impediscono ai raggi solari di penetrare, e il processo di evapotraspirazione, tramite cui le foglie rilasciano umidità nell’aria, rappresentano un prezioso antidoto contro il calore.

 

 

Ma esistono altri motivi associati alla passione per le cene outdoor. Mangiare all’aperto è un’esperienza multisensoriale: il canto dei grilli o degli uccelli in sottofondo, la splendida scenografia naturale, il “tetto” di stelle, favoriscono un clima rilassato che accentua il gusto dei cibi. Tutto sembra avere un sapore più invitante, predisponendo gli ospiti al buonumore e a godere di momenti unici e irripetibili.  Se è presente anche un orto, poi, tanto di guadagnato: l’interesse per i prodotti a chilometro zero potrebbe rendere la cena all’aperto ancora più speciale.

 

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21 Giugno, Solstizio d’Estate: i proverbi che la cultura agreste ha dedicato alla stagione calda

 

Il sole, il vento leggero, il candore degli asfodeli, l’azzurro crudo del cielo, tutto lascia immaginare l’estate, la dorata gioventù che copre allora la spiaggia, le lunghe ore sulla sabbia e la dolcezza improvvisa delle sere.

(Albert Camus)

 

Domani, alle 10.24, l’estate farà il suo ingresso ufficiale. Sarà il giorno più lungo dell’anno. Con il Solstizio d’Estate, il Sole sancisce il suo trionfo: raggiunge il massimo splendore, la somma luminosità. Il termine “solstizio” deriva da solstĭtĭum, che in latino fonde “sol” (sole) con “sistere” (fermarsi). L’estate ha inizio proprio quando l’astro infuocato, nel Tropico del Cancro, giunge allo zenit, dove culmina: il punto di declinazione massima nel suo percorso apparente lungo l’ellittica. Gli antichi popoli hanno sempre celebrato la potenza solare, attribuendole la capacità di creare dei campi energetici sulla superficie terrestre e laddove sorgevano complessi megalitici come Stonehenge. Anche i tipici falò del Solstizio venivano accesi per incrementare la forza del Sole: fuochi, ruote infuocate fatte rotolare giù per le colline e fiaccolate rappresentano tradizioni che accomunano molte culture. Il fuoco purificava, allontanava le entità maligne e la mala sorte; essendo il Solstizio una fase di transizione, il velo tra il mondo tangibile e quello soprannaturale si squarciava lasciando libero accesso agli spiriti dell’oscurità. Per approfondire queste e molte altre usanze legate all’arrivo dell’estate, vi rimando a questo link. Oggi vorrei soffermarmi, invece, sui proverbi dedicati alla stagione calda.

 

 

Per la cultura agreste, i mesi estivi erano cruciali: rappresentavano il periodo di punta del raccolto, quello in cui la natura raggiunge l’apice della rigogliosità. In estate si miete il grano, si raccoglie un’abbondante quantità di frutta e di verdura. Ma in estate fa anche molto caldo, un dettaglio che nei proverbi non viene tralasciato. L’afa, nei detti popolari, è presente sotto un duplice aspetto: da un lato la libertà di fare a meno del fuoco e della legna per scaldarsi, dall’altro il malessere causato dal caldo intenso, che toglie le forze e impedisce di “faticare” nei campi. Naturalmente, il rischio della siccità non è di poco conto. La mancanza di piogge rappresenta un gran problema sia per la sopravvivenza del raccolto, che degli animali; un anno di duro lavoro può essere reso vano da qualche settimana di arsura. L’estate, in sintesi, era un periodo dell’anno estremamente importante per le comunità rurali; la stagione che evidenziava maggiormente il profondo legame tra  l’esistenza delle popolazioni agresti e i cicli naturali.

 

 

Chi canta d’estate balla d’inverno.

 

 

L’estate è la madre dei poveri.

 

 

Chi imita la formica durante l’estate, non va a chieder pane in prestito durante l’inverno.

 

 

Se l’estate non estateggia l’inverno non inverneggia.

 

 

Sereno d’inverno e nuvolo d’estate duran quanto le serve ritornate.

 

 

L’estate produce e l’inverno consuma.

 

 

Nel bel mezzo dell’estate, state lontani dalle donne e dai cani arrabbiati.

 

 

D’inverno il pazzo aspetta le rose e d’estate il savio le coglie.

 

 

L’estate per lavorare e l’inverno per dormire.

 

 

L’estate di santa Caterina, dura dalla sera alla mattina.

 

 

D’inverno a letto o al fuoco, d’estate a spasso e al gioco.

 

 

Non c’è estate senza mosche.

 

 

Chi vuol provar le pene dell’inferno faccia il fornaio d’estate e il muratore d’inverno.

 

 

Calda e umida l’estate, fredda e asciutta l’invernata.

 

 

A quattro cose non prestar fede: sole d’inverno, nuvole d’estate, amor di donna e discrezione di frate.

 

 

Triste quell’estate, che ha saggina e rape.

 

 

Il prudente compra d’estate il suo cappotto per l’inverno.

 

 

D’inverno piove sempre e d’estate quando Dio la manda.

 

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Il giardino e l’elemento acqua: un binomio dalle radici antichissime

 

Non tutti sanno che, in persiano, il termine “pairidaeza” significa “giardino recintato”: è un concetto che rimanda al Giardino dell’Eden, il luogo biblico, descritto nella Genesi, dove vivevano Adamo ed Eva prima di esserne cacciati. Il giardino, dai persiani, viene visto come uno spazio prezioso, un angolo paradisiaco delimitato da siepi e staccionate che ne accrescono l’esclusività. Il giardino non è per tutti, ma per chi sa scoprirne la bellezza; un gioiello nascosto che racchiude incanti e meraviglie. Una di queste è l’elemento acqua, presente nelle forme più svariate: fontane, vasche, torrenti, stagni, piccole cascate…tutti atti ad esaltare la percezione degli spazi e, grazie a riflessi e zampilli in  perpetuo movimento, a generare un’atmosfera di piacevole relax.  Bisogna aggiungere che l’acqua, valore architettonico a parte, possiede una forte valenza simbolica. L’acqua è vita. Irrora il giardino, lo nutre, è essenziale per la terra e per le piante. Nel giardino persiano, non a caso, scorrevano quattro corsi d’acqua ispirati alle quattro ramificazioni del fiume del Paradiso terrestre: il Pison, il Ghicon, il Tigri e l’Eufrate.  Queste diramazioni garantivano la sopravvivenza a tutti gli esseri viventi e accentuavano lo splendore della fauna e della flora locali.

 

 

Per gli antichi popoli, l’acqua é un elemento imprescindibile di ogni giardino. Pensiamo a quello degli Egizi, dove  è presente in virtù dell’importanza conferita al fiume Nilo, da sempre associato alla prosperità, alla vita e alla rinascita. Oppure al giardino dell’antica Roma, con i suoi specchi d’acqua circondati da statue, ninfei e maestosi colonnati. Anche nel giardino orientale l’acqua ha un valore emblematico determinante. Il giardino cinese include immancabilmente un lago che, con la mutevolezza dei suoi riflessi, rimanda al caposaldo buddista dell’impermanenza. Il lago del giardino cinese è costellato di rocce: sono una rappresentazione delle montagne sacre, dove dimorano gli immortali, ma anche della solidità dell’elemento maschile, lo Yang, che, fondendosi con quello fluido e armonico femminile, lo Yin, simbolizzato dall’acqua, mantiene in equilibrio le forze dell’Universo. Per i giapponesi, gli specchi d’acqua collocati nei giardini hanno un potente valore filosofico. Osservare il riflesso della luna sulla superficie immobile del laghetto è un esercizio di meditazione: insegna il valore del tempo che scorre, l’arte della pazienza e dell’attesa.

 

 

Acqua e giardino rimangono, a tutt’oggi, un binomio indissolubile. Nell’acqua si specchiano l’ambiente circostante, il cielo, la luce del sole e il chiarore della luna. L’acqua è cangiante, intrisa di bagliori. Dona sollievo e serenità. Insieme ai fiori, alle piante e alle rocce, dà vita a un incantevole scenario naturale. Non sono poche le persone che, attualmente, scelgono di inserire una piscina nel loro spazio verde: in questo modo, lo specchio d’acqua diventa fruibile a tutti gli effetti e permette la massima vivibilità del giardino. Con un sapiente utilizzo dell’illuminazione,  impostato su un dialogo costante tra tecnologia e natura, è possibile creare un “Eden” contraddistinto da un’atmosfera unica e irripetibile.

 

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Giugno: la scheda del mese

 

E poiché tutta questa bellezza non può essere il Paradiso, so nel mio cuore che è giugno.
(Abba Goold Woolson)

 

LE CARATTERISTICHE: Giugno, il sesto mese dell’anno, è un tripudio di sole e rigogliosità della natura. Ha una durata di 30 giorni, ed è il mese in cui l’Estate fa il suo ingresso ufficiale, il 21, con il Solstizio; il mese in cui la frutta e i fiori sono abbondanti, il mese in cui si inizia a mietere il grano. Se pensi a Giugno, un periodo in cui il grande caldo e l’orda vacanziera sono ancora relativamente lontani, la prima cosa che ti vengono in mente sono gli immensi campi di papaveri e di girasoli. I colori e i profumi sono vivaci, inebrianti. Il clima è un invito a vivere all’aperto e a trascorrere i primi weekend al mare oppure in campagna. Le giornate sono sempre più lunghe, si respira aria di libertà. E il contatto con la natura diventa un leitmotiv che proseguirà per tutta l’Estate.

 

 

IL NOME: in latino il suo nome era Iunius, da Iunonis, ovvero Giunone. Nell’antica Roma, infatti, questo mese era dedicato alla dea del parto e del vincolo nuziale.

I SEGNI PARTICOLARI: una luce intensa e vibrante. Colori caldi, tramonti stupendi e un primo assaggio d’Estate, a cui segue, dopo Il Solstizio, la magica atmosfera della notte di San Giovanni. Questa festa, che ricorre il 24 Giugno, dal punto di vista astronomico è perfettamente “simmetrica” a quella del Natale.

 

 

LE RICORRENZE: due le più importanti. Il 2 Giugno si celebra la Festa della Repubblica, il 24 la solennità di San Giovanni Battista, patrono di molte città italiane.

 

 

I SEGNI ZODIACALI: fino al 20 Giugno il Sole staziona nel segno dei Gemelli, dal 21 passa in quello del Cancro dove rimane fino al 22 Luglio.

IL COLORE: il corallo, simbolo della vitalità e dell’energia che questo mese ci dona.

 

 

LA PIETRA PREZIOSA: sono diverse. Quest’anno concentreremo la nostra attenzione sulla perla e sulla pietra di luna, una gemma illuminata da un particolare bagliore che richiama, appunto, quello del chiaro di luna.

 

 

IL PROFUMO: quello intenso e rilassante della lavanda ma anche quello dei fiori di tiglio, la cui dolcezza inebriante avvolge le luminose serate estive.

IL SAPORE: come per il mese di Maggio, è senza dubbio il sapore della frutta di stagione. A Giugno abbondano le ciliegie, le angurie, i meloni, le pesche, le albicocche, le susine e frutti di bosco come i mirtilli, il ribes e i lamponi, tutti ricchi di antiossidanti. Non c’è che l’imbarazzo della scelta, sia in fatto di gusto che di proprietà salutari.

 

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Aurora

 

“O terra dalle piene impetuose, | dalle segrete energie primaverili, | qui sono stato alunno delle stelle | alunno dell’aurora.” 

(Sergej Aleksandrovič Esenin)

 

All’improvviso, il buio si dilegua. Nel cielo appare una nuova luce.  E il sole che sorge lo tinge di colori straordinari,  che spaziano dal rosa a squarci di un indaco onirico. Intanto, tutto è silenzio. L’aurora è fatta di attimi sospesi in cui l’atmosfera diventa quasi irreale. Rimane lo spettacolo del cielo, quello che accompagna il giorno che nasce: l’aurora è nuovo inizio, rinascita, speranza. Un sipario che si apre sull’oggi e consegna lo ieri al passato. C’è chi la ama, c’è chi la detesta. Io la amo perché è una promessa, un preludio a una continua evoluzione. E insegna che la natura è un susseguirsi di cicli inesorabili, dove al buio si avvicenda sempre la luce.

 

 

Lavanda, il colore di Maggio

 

Lavanda blu,
lavanda verdolina
quando sarò re,
tu sarai regina.
(Filastrocca)

 

E’ un colore che rimanda ai campi sconfinati della Provenza, a quelle vaste distese in fiore che colleghiamo subito alla bella stagione. Il lavanda è il colore di Maggio, e di Maggio possiede tutte le caratteristiche: simboleggia la rigogliosità della natura, la spiritualità, la serenità, la raffinatezza. Si dice che il suo profumo sia un calmante naturale, che la sua vista favorisca la meditazione. Osservare un campo di lavanda, non a caso, è un po’ come ammirare l’infinito. Legata al chakra del terzo occhio, la lavanda stimola l’intuito, il raccoglimento e l’ispirazione. Da sempre viene associata all’eleganza e alla femminilità, ma per gli antichi popoli aveva anche un vantaggio speciale: era un fiore di buon auspicio, che attirava la fortuna e allontanava la negatività. Per il linguaggio dei fiori, la lavanda è un emblema di devozione e di purezza: profumato di lavanda, infatti, era l’intero corredo della sposa. Nelle serate più inoltrate di Maggio, al tramonto, persino il cielo può assumere delle splendide sfumature color lavanda, una tonalità piuttosto fredda e quasi magica di viola.

 

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L’arco floreale: tra meraviglia e sostenibilità

 

Chi lo associa solo allo scenario di una cerimonia nuziale non è aggiornato: l’arco di fiori è l’ultima tendenza in fatto di decorazione del giardino e di arredo urbano. La sua struttura, generalmente in legno o metallo trattato, è pensata per sostenere un tripudio di fiori e piante rampicanti. Tra i più scenografici troviamo la rosa, il glicine, la passiflora, il falso gelsomino e la clematide, eterogenei nei colori ma tutti profumatissimi. E quando arriva la primavera, gli archi garantiscono un impatto visivo spettacolare: donano a qualsiasi spazio verde un’aura di magia, permettendo di godere dell’immensa meraviglia della natura in fiore. Di solito sono concepiti in diverse forme, spaziano dall’arco puro e semplice ai tunnel passando per i pergolati. Possono accompagnare un sentiero, fungere da portale per determinate aree del giardino, suddividere spazi o creare delle zone ombreggiate. Il risultato sarà invariabilmente incantevole, un’esplosione di profumi e colori da cui lasciarsi ammaliare.

 

 

Archi e pergolati intensificano il contatto con la natura, favorendo un benessere visivo, olfattivo e mentale. Lavorando sulla verticalità degli spazi, offrono il vantaggio di raddoppiare il verde e le aree fiorite. L’effetto fiabesco è assicurato: passando sotto queste strutture floreali, si ha la sensazione di trovarsi nel giardino di un antico castello; da un momento all’altro potrebbero spuntare una fata o un’eterea principessa.

 

 

Lo scopo principale degli archi è unire estetica e funzionalità, un po’ come avviene per l’arredo urbano. In città, infatti, hanno spesso lo scopo di decorare vie e viuzze creando angoli di autentico splendore floreale. Avete presente quelle cittadine, Spello ad esempio, dove i balconi, i vicoli, i davanzali e le scalinate del centro storico sono adornati di fiori? L’effetto che  perseguono gli archi e i pergolati è lo stesso. Non si tratta solo di un fattore ornamentale, bensì di un incentivo alla sostenibilità: le piante assorbono anidride carbonica e metalli sottili, mitigando il calore eccessivo e dando rifugio agli insetti impollinatori. Sfruttare la verticalità è dunque molto importante anche per gli spazi urbani, dove poter usufruire di aree verdi diventa un bisogno sempre più pressante. I fiori e le piante rampicanti assolvono perfettamente a questo compito, generando una preziosa combinazione di bellezza, arredo urbano ed ecosostenibilità.

 

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L’orto: quando il green fa tendenza

 

Perchè avere un orto è la mania del momento? Per una serie di buone ragioni: per allentare i ritmi frenetici della vita quotidiana, per riconnettersi con la natura, per condurre una vita più sana e all’insegna della sostenibilità. Coltivare frutta e verdura è rilassante e dona molte soddisfazioni; coniuga il benessere con il risparmio e offre la certezza di nutrirsi in modo corretto, tenendo alla larga i pesticidi e i fertilizzanti artificiali. Approfondiamo l’argomento punto per punto.

 

 

1. L’importanza del km zero

Dal punto di vista della sostenibilità, avere un orto è l’optimum. Riduce la necessità dei trasporti, che causano inquinamento atmosferico, e rende superfluo l’utilizzo degli imballaggi, soprattutto di quelli in plastica così dannosi per l’ambiente.

 

 

2. Il valore del relax

Il contatto diretto con la terra e i suoi frutti è un potente antistress naturale. Coltivare l’orto è un’attività rigenerante, un elogio alla lentezza e al lavoro manuale.

 

 

3. La possibilità di risparmiare

Avere un’oasi green in cui coltivare frutta e verdura permette di azzerare le spese a loro dedicate e  in particolar modo i rincari a cui sono soggetti i prodotti ortofrutticoli.

 

 

4. Il ripristino di una connessione con la natura

Piantare, seminare, raccogliere, potare…sono tutte attività che riconnettono con la natura e con i suoi cicli. Educano alla stagionalità, ci raccontano da dove provengono i cibi che troviamo sulla nostra tavola, insegnano il valore della pazienza e donano la gioia di veder crescere, fiorire o maturare ciò che abbiamo curato con tanto amore.

 

 

5. Un incentivo alla socialità

Chi possiede un orto è generalmente portato a socializzare con i vicini che, a loro volta, ne possiedono uno. Ci si scambia informazioni, ci si dà consigli, ci si presta utensili o fertilizzanti…E’ un modo per fare amicizia, soprattutto nei vasti spazi urbani.

 

 

6. Il fattore estetico

Gli orti stanno diventando sempre più belli anche da vedere: sono curatissimi, all’avanguardia dal punto di vista estetico e di distribuzione degli spazi. Potremmo definirli delle oasi di verde in cui, oltre ai prodotti, riveste una grande importanza anche il design.

 

 

7. L’esempio di Re Carlo III

Dal 1986, Re Carlo III d’Inghilterra è diventato un punto di riferimento per gli amanti del green grazie ai giardini di Highgrove House: una tenuta di settecento ettari che il sovrano ha tramutato in un vero e proprio laboratorio biologico. L’intera area viene gestita secondo i principi dell’agricoltura sostenibile e della permacultura, valorizzando enormemente la biodiversità. E in alcuni orti botanici è possibile ammirare l’opera di Re Carlo, che adora occuparsi dei suoi spazi verdi in prima persona.

 

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