“Superba è la notte”, una poesia di Alda Merini

 

La cosa più superba è la notte
quando cadono gli ultimi spaventi
e l’anima si getta all’avventura.
Lui tace nel tuo grembo
come riassorbito dal sangue
che finalmente si colora di Dio
e tu preghi che taccia per sempre
per non sentirlo come un rigoglio fisso
fin dentro le pareti.

(dalla raccolta “Superba è la notte”, a cura di Ambrogio Borsani, Einaudi, Torino, 2000)

 

“Metrò”, una poesia di Titos Patrikios

 

Gli anni poi passeranno
masse di monti e pietra si frapporranno
tutto sarà dimenticato
come si dimentica il cibo quotidiano
che ci tiene in piedi.
Tutto, tranne quell’istante
in cui sul metrò affollato
ti aggrappasti al mio braccio.

(da “La resistenza dei fatti”, a cura di Nicola Crocetti. Crocetti Editore, 2007)

 

Notte

 

Il giorno ha gli occhi di un fanciullo. Chiara
La sera pare una ragazza altera.
Ma la notte ha il mio buio colore,
il colore di un cupo splendore.

(Sandro Penna, da “Poesie”. Milano, Mondadori, 2019)

 

 

“25 Aprile”, una poesia di Giuseppe “Pino” Bartoli

 

L’importante è non rompere lo stelo 
della ginestra che protende 
oltre la siepe dei giorni il suo fiore. 
C’é un fremito antico in noi 
che credemmo nella voce del cuore 
piantando alberi della libertà 
sulle pietre arse e sulle croci. 
Oggi non osiamo alzare bandiere 
alziamo solo stinti medaglieri 
ricamati di timide stelle dorate 
come il pudore delle primule: 
noi che viviamo ancora di leggende 
incise sulla pelle umiliata 
dalla vigliaccheria degli immemori 
Quando fummo nel sole 
e la giovinezza fioriva 
come il seme nella zolla 
sfidammo cantando l’infinito 
con un senso dell’Eterno 
e con mani colme di storia 
consapevoli del prezzo pagato 
Sentivamo il domani sulle ferite 
e un sogno impalpabile di pace 
immenso come il profumo del pane 
E sui monti che videro il nostro passo 
colmo di lacrime e fatica 
non resti dissecato 
quel fiore che si nutrì di sangue 
e di rugiada in un aprile stupendo 
quando il mondo trattenne il respiro 
davanti al vento della libertà 
portato dai figli della Resistenza.

(dalla raccolta “Il fiore della libertà. Poesia e Resistenza”)