Federico Garcia Lorca, versi

 

Un libro di poesie
è un autunno morto:
i versi son le foglie
nere sulla bianca terra,

e la voce che li legge
è il soffio del vento
che li affonda nei cuori
− intime distanze −.

 

(versi tratti da “Poesie sparse, 1917/1936”. In García Lorca, F.  “Tutte le poesie”, a cura di Glauco Felici; traduzione di Carlo Bo. Milano, Garzanti, 2002)

 

Canto della strada aperta

 

A piedi e con il cuore leggero mi avvio per la strada aperta, 
In salute, libero, il mondo davanti a me.
Il lungo sentiero di terra mi porterà dovunque io decida. 
Non chiedo la buona sorte, io sono la buona fortuna, 
Quindi non mi lamento, né indugio oltre; 
Non ho bisogno di nulla. 
Finite sono le beghe casalinghe, le critiche querule, i libri stantii. 
Forte ed autosufficiente 
io viaggio per la strada aperta. 
La terra – essa mi basta. 
Non voglio che le costellazioni si avvicinino; stanno bene dove sono. 
Nella strada la prova della saggezza,  
Che non può essere valutata nelle scuole, o passata dall’uno all’altro. 
La saggezza è dell’anima; ha in sé la sua validazione. 
È la certezza della realtà e dell’immortalità delle cose: È l’eccellenza. 
È qualcosa nella sfumata visione del mondo 
Che è spinto fuori dall’anima. 
Dove sarà colui che farà cadere il velo per te e per me? 
Lungo i sentieri ed i pratoni aperti del mondo 
In ogni momento 
sceglierò il vivere alla vita.

(Walt Whitman, da “Foglie d’erba”, a cura di Mario Corona, Milano, Mondadori, 2017)

 

 

“Più felice sono quanto più lontana”, una poesia di Emily Brontë

 

Più felice sono quanto più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d’argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l’occhio vaga attraverso mondi di luce.

Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.

 

(tratta da Brontë, Charlotte, Emily e Anne, “Poesie”, a cura e traduzione di Silvio Raffo, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2004.)

 

“Il risveglio del vento”, una poesia di Rainer Maria Rilke

 

Nel colmo della notte, a volte, accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.
Solo, pian piano, vien per il sentiero,
penetra nel villaggio addormentato.

Striscia, guardingo, sino alla fontana;
poi si sofferma, tacito, in ascolto.
Pallide stan tutte le case, intorno;
tutte le querce mute.

 

(da “Liriche”, traduzione di Vincenzo Errante. Milano, Edizioni Alpes, 1929)

 

“Eri dritta e felice”, una poesia di Leonardo Sinisgalli

 

Eri dritta e felice
sulla porta che il vento
apriva alla campagna.
Intrisa di luce
stavi ferma nel giorno,
al tempo delle vespe d’oro
quando al sambuco
si fanno dolci le midolla.
Allora s’andava scalzi
per i fossi, si misurava l’ardore
del sole dalle impronte
lasciate sui sassi.

(da “Vidi le muse. Poesie di Leonardo Sinisgalli”. Milano, A.Mondadori Editore, 1943)

 

“Notturno”, una poesia di Antonia Pozzi

 

Curva tu suoni
ed il tuo canto è un albero d’argento
nel silenzio oscuro.
Limpido nasce dal tuo labbro – il profilo
delle vette – nel buio – .
Muoiono le tue note
come gocce assorbite dalla terra.
Le nebbie sopra gli abissi
percorse dal vento
sollevano il suono spento
nel cielo.

(da “Parole”, a cura di Graziella Bernabò Secchi e Onorina Dino, Milano, Ancora Editrice, 2015)

 

“Ma se il tramonto”, una poesia di Attilio Bertolucci

 

Ma se il tramonto dura sulle cime
degli alberi che chiudono la pianura
soffocata da brume estive, il cielo
è una leggera arida spoglia inerte.

Eterno giorno, che cos’è la morte
quando sui visi radianti si posa
la maschera lucente
del tramonto lentissimo di luglio?

Non c’è memoria più, non c’è speranza
nel transito fatale del tempo.

(da “Le poesie”. Milano, Garzanti, 2014)