Tra fasi lunari e superstizione: i proverbi che la saggezza popolare ha dedicato alla Luna

 

Se il Sole è il Re dell’estate, la Luna potrebbe essere considerata la Regina. Decantata da poeti, artisti e scrittori sin dalla notte dei tempi, ha sempre rivestito un ruolo importante presso le popolazioni rurali: le fasi lunari erano, e sono tuttora, un punto di riferimento per attività agricole come la semina, il raccolto e la potatura. Se volete approfondire l’argomento, vi invito a cliccare qui. Oggi esamineremo, invece, quali detti la saggezza popolare ha dedicato all’astro che, a dire degli agricoltori, orienta l’andamento dei lavori nei campi. E tanto più a Luglio, il mese della mietitura e della preparazione del letto di semina per le colture autunnali. Ma come appare la Luna nei proverbi? Incarnazione del principio femminile per eccellenza, è definita volubile, bugiarda, incostante“Donna e luna, oggi serena e domani bruna”, recita un noto detto toscano. Poi, naturalmente, esistono i riferimenti alle fasi lunari, a cui si aggiungono numerosi adagi intrisi di superstizione. E’ estremamente affascinante, in sintesi, scoprire come la cultura agreste abbia cercato di decifrare e di descrivere l’astro più misterioso e magnetico del firmamento.

 

 

Gobba a levante, luna calante; gobba a ponente, luna crescente.

 

 

Chi taglia a luna nuova, fa mala prova.

 

 

La luna è bugiarda; quando fa C, diminuisce e quando fa D, cresce.

 

 

Quando la luna ha il culo in molle, piove, voglia o non voglia.

 

 

Quando scema la luna, non seminar cosa alcuna.

 

 

Luna nuova, tre giorni in prova.

 

 

Quando la luna è tonda, essa spunta e il sol tramonta. 

 

 

Luna pallida annuncia la pioggia, la rossa marca il vento e la chiara promette il bel tempo.

 

 

A luna scema non salare, a luna crescente non tosare, se vuoi risparmiare. 

 

 

Tempo, vento, signor, donna, fortuna, voltano e tornan come fa la luna.

 

 

Sega l’erba a luna nuova e la vacca al bisogno trova.

 

 

L’anno di tredici lune, fa piangere i bimbi nelle cune.

 

 

Luna mercolina è peggio di tempesta e brina.

 

 

La luna, regge il lume ai ladri.

 

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Sposarsi a Maggio…e negli altri mesi dell’anno. Tra tradizione e superstizione popolare

 

Vi siete mai chiesti perchè Maggio viene considerato il “mese degli sposi”? Secondo le statistiche, infatti, questo periodo è uno dei più gettonati da chi sta progettando le proprie nozze. I motivi sono perlopiù da ricondursi al clima e agli scenari che caratterizzano il quinto mese dell’anno: le temperature sono miti, non ancora troppo calde, favorendo i ricevimenti all’aperto; il verde rigoglioso e l’ampia scelta di fiori offrono la possibilità di contare su delle splendide scenografie naturali. Il fatto che Maggio sia anche il mese mariano, inoltre, gli dà una marcia in più: per i credenti, la Vergine Maria benedice e protegge le coppie che dicono sì nel mese a lei dedicato. Eppure, andando a ritroso nei secoli, la situazione si presenta nettamente diversa. Gli antichi romani pensavano che sposarsi nel mese in cui si celebravano i Lemuria, riti consacrati ai defunti, fosse di cattivo auspicio. Nel Medioevo, invece, a Maggio si riprendeva a vivere in società e i matrimoni tornarono ad essere numerosi, ma per un motivo tutt’altro che romantico: questo mese, complici le temperature tiepide, era il primo in cui era possibile  lavarsi il corpo; una tappa che rendeva i contatti umani quasi obbligatori. Ma sul mese di Maggio continua tuttora a gravare l’ombra della superstizione. Come recita un proverbio, “sposa maggiolina presto vedovina”: l’antica saggezza popolare, in questo caso, riesce a tenere alla larga una notevole quantità di persone (“Non è vero…ma ci credo”, Peppino De Filippo docet). E per quanto riguarda gli altri mesi dell’anno, che situazioni e credenze si evidenziano riguardo ai matrimoni? Scopriamolo insieme.

 

 

Gennaio: un mese freddo, forse il più gelido dell’anno. Tuttavia, sposarsi a Gennaio è sinonimo di fedeltà e garanzia di un matrimonio duraturo: dire sì il primo mese dell’anno significa affrontare i rimanenti mesi insieme, quindi risulta di buon auspicio.

Febbraio: chi sceglie il mese di San Valentino lo fa per accentuare l’aspetto romantico della cerimonia. C’è il desiderio di suggellare la propria vita da innamorati con il fatidico “sì”. E se son rose, fioriranno.

 

 

Marzo: in pochi optano per il mese di Marzo. Troppo “pazzerello”, troppo volubile meteorologicamente. La pioggia ancora incombe, il freddo è intermittente. Questo periodo offre poche garanzie.

Aprile: la natura si risveglia, gli alberi sono in fiore. La Primavera è una stagione appetibile per le coppie di sposi,  che possono avvalersi di meravigliosi scenari floreali.

 

 

Maggio: superstizione a parte, insieme a Giugno e a Settembre continua ad essere uno dei mesi preferiti dagli sposi.

Giugno: la luce splendida, il caldo, il buio che cala solo a tarde ore, fanno sì che venga scelto da molte coppie. Per gli antichi romani, inoltre, Giugno era il mese consacrato a Giunone, divinità veneratissima della Triade Capitolina. Giunone, sposa di Giove, era la protettrice del matrimonio e del parto, e proprio a lei i romani dedicavano i Matronalia.

 

 

Luglio e Agosto: sono i mesi estivi più caldi, il top per le coppie che optano per un matrimonio “outdoor”. Ci si può sposare in aperta campagna, in riva al mare e in tutte le località più incantevoli senza temere sconvolgimenti meteo dell’ultimo minuto. Agosto, essendo il mese che nell’antica Roma veniva dedicato all’imperatore Ottaviano Augusto, era considerato foriero di grandi mutamenti. La piena Estate, comunque, rimane un periodo da valutare attentamente: molti invitati potrebbero essere in vacanza.

 

 

Settembre: è un mese molto gettonato. Gli ospiti sono tornati dalle ferie, la baldoria ferragostana è ormai alle spalle, colori e luci virano già a un preludio autunnale. Secondo antiche superstizioni, sposarsi a Settembre favorirebbe la prosperità economica.

 

 

Ottobre: in Italia le temperature sono ancora miti. I colori sono caldi e avvolgenti, gli scenari autunnali esaltano lo spettacolo del foliage. La data del matrimonio, però, non dovrebbe allontanarsi troppo dai primi giorni del mese: Halloween incombe e il suo mood potrebbe impregnare di note grottesche la cerimonia.

Novembre: è il mese dedicato ai morti; possibilmente, da evitare.

 

 

Dicembre: un mese scelto da chi ama la magia del Natale e vuole portarla nelle sue nozze. Tra luminarie, riunioni familiari e neve che cade copiosamente, la suggestività è assicurata. E’ un periodo insolito per il matrimonio, ma può renderlo indimenticabile.

 

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I proverbi sulla mamma in occasione della sua Festa (che cadrà domenica prossima)

 

Proverbi sulla mamma in occasione della Festa della Mamma. La saggezza popolare ha sempre celebrato la donna che ci dà la vita, un pilastro dell’esistenza. La mamma è un perno emotivo e sociale, il suo amore è incondizionato. Ci porta nella pancia per nove mesi, ci nutre, ci accudisce. E’ il primo contatto che abbiamo con il mondo esterno, quando siamo piccoli garantisce la  nostra sopravvivenza. Esiste un proverbio, forse il più noto, che spicca su tutti: di mamma ce n’è una sola. E non si può che essere d’accordo.

 

 

Chi dice mamma, non s’inganna

 

 

Casa mia, mamma mia

 

 

Chi ha la mamma non pianga

 

 

Mamma, mamma: chi l’ha la chiama, chi non l’ha la brama

 

 

Qual la madre, tal la figlia

 

 

La mamma dei cretini è sempre incinta

 

 

Aver cura dei putti, non è da tutti

 

 

A tutte le madri paion belli i loro figli

 

 

Chi fa più di mamma, certo m’inganna

 

 

Dove sono i pulcini, è l’occhio della chioccia

 

 

Vede più una buona madre con un occhio, che il padre con dieci

 

 

Tre cose poco valgono: un mulino che non va, un forno che non scalda, e una madre che non sta in casa

 

 

Sempre, sempre, mamma mia, ricca o povera che sia

 

 

Ognun dà pane, ma non come mamma

 

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La Pasqua e i suoi proverbi


 

Per la civiltà agreste, Pasqua non è mai stata solo una festività religiosa: rappresentava un momento di svolta, il passaggio dall’inverno alla primavera. La bella stagione arrivava e la terra rinasceva, ritrovava la sua fecondità. Molti erano i rituali dedicati alla fertilità dei campi; il torpore invernale era ormai un ricordo e un nuovo ciclo agricolo poteva iniziare. Le comunità rurali conferivano un’estrema importanza al periodo pasquale. I frutti della terra costituivano il loro sostentamento e il risveglio della natura coincideva con un momento fondamentale: il ritorno della vita, della luce, del clima mite che favoriva la rigenerazione del suolo. Il terreno ricominciava a produrre e tutti i lavori agricoli puntavano a un obiettivo comune, ottenere un buon raccolto. Anche le uova consumate a Pasqua erano associate a una simbologia particolare: l’uovo rappresenta la vita che si rinnova, la trasformazione. Per questo donare uova era così importante; veniva considerato un gesto beneaugurante che propiziava la fertilità. I proverbi popolari riflettono in parte questo aspetto, in parte quello meteorologico, essenziale per generare un’effettiva rinascita primaverile.

 

 

Se piove per la Pasqua, la susina si imborzacchia.

 

 

Venga Pasqua quando si voglia, la vien con la frasca o con la foglia.

 

 

Chi fa il Ceppo al sole, fa la Pasqua al fuoco.

 

 

A Natale, mezzo pane; a Pasqua, mezzo vino.

 

 

Pasqua, voglia o non voglia non fu mai senza foglia.

 

 

Non è bella la Pasqua se non gocciola la frasca.

 

 

Per Pasqua e per Natale, nessun lasci il suo casale.

 

 

Pasqua in giove vendi la cappa e gettala a’ buoi.

 

 

L’agnello è buono anche dopo Pasqua.

 

 

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.

 

 

Pasqua tanto desiata, in un giorno è passata.

 

 

Quando San Giorgio viene in Pasqua, per il mondo c’è gran burrasca.

 

 

Non si può veder Pasqua, né dopo San Marco, né prima di San Benedetto.

 

 

Carnevale a casa d’altri, Pasqua a casa tua, Natale in corte.

 

 

Carnevale al sole, Pasqua molle.

 

 

Pasqua di Befana, la rapa perde l’anima.

 

 

Tra Pasqua e Pasqua non è vigilia fatta.

 

 

Chi vuole il malanno, abbia il mal’anno e la mala Pasqua.

 

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Marzo e i proverbi sulla donna

 

 

Dal momento che i proverbi di Marzo li abbiamo approfonditi un anno fa (rileggili qui), in vista dell’International Women’s Day ho pensato di focalizzarmi sui proverbi dedicati alla donna dalla saggezza popolare. Sono proverbi antichi, nati per la maggior parte nell’ambito della cultura agreste, perciò vi invito a non meravigliarvi se incapperete in stereotipi o in una visione tutto fuorchè contemporanea della figura femminile. Avendo radici in epoche lontane, molti di questi detti esprimono un’immagine della donna che oscilla tra la donna angelo e la tentatrice, i due cliché più noti a cui secoli orsono veniva associata. Il proverbio “Chi dice donna dice danno” pare fosse riferito a Olimpia Maidalchina, la cognata di Papa Innocenzo X: se così fosse, avrebbe una matrice storica ben precisa. In sintesi, possiamo guardare ai proverbi qui di seguito come alle testimonianze di una società remota nel tempo, che ha lasciato le sue tracce, ma è stata ormai completamente soppiantata dalla modernità. Niente di più e niente di meno. Lasciamo da parte concetti come il maschilismo o la misoginia. Per rappresentare in modo giocoso il contesto in cui nascono i detti che riporto, ho scelto solo immagini che immortalano la donna in ambientazioni rurali. Si tratta di foto  assolutamente attuali, a parte il dipinto in copertina, ma rigorosamente inserite in scenari di vita agreste.

 

 

Donna e buoi dei paesi tuoi.

 

 

Donna e fuoco, toccali poco.

 

 

Donna iraconda, mare senza sponda.

 

 

A giovane assennato, la donna a lato. 

 

 

Abbi donna di te minore, se vuoi essere signore.

 

 

Casa mia, donna mia, pane e aglio vita mia.

 

 

Chi bella donna vuol parere, la pelle del viso gli convien dolere. 

 

 

Donna che piange, ovver che dolce canti, son due diversi, ambo possenti incanti.

 

 

Donna che sa il latino è rara cosa, ma guardati dal prenderla in isposa.

 

 

Donna si lagna, donna si duole, donna s’ammala quando lo vuole.

 

 

Donna io conosco, ch’è una santa a messa e che in casa è un’orribil diavolessa.

 

 

Donna e vino ubriaca il grande e il piccolino.

 

 

Donna adorna, tardi esce e tardi torna.

 

 

Donna savia e bella è preziosa anche in gonnella.

 

 

Donna prudente, gioia eccellente.

 

 

Donne, danno, fanno gli uomini e li disfanno.

 

 

Donna nobil per natura è un tesor che sempre dura.

 

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Immagine di copertina: dipinto “Ritorno dai campi” di Jules Breton (1871) via Unsplash

 

Gennaio e i suoi proverbi

 

I proverbi di Gennaio si focalizzano prevalentemente sulle condizioni meteo: un nuovo anno è cominciato, ma la terra è ancora assopita. Neve, pioggia e gelo intenso ostacolano il percorso verso la rinascita. L’agricoltura si concentra sui lavori di potatura e di preparazione del terreno, come la concimazione e la vangatura; il raccolto si riduce agli agrumi e ai tipici ortaggi invernali (radicchio, cavoli, finocchi, cicoria…). La saggezza popolare unisce spesso Gennaio e Febbraio, in termini di detti: sono piuttosto simili e, secondo superstizioni varie, determinanti nel prevedere l’andamento dei mesi successivi. Anche la luna ricorre di frequente, nei proverbi; si dice che risplenda in modo particolare, con un probabile riferimento alla Luna Piena del Lupo. Il freddo è un altro elemento molto presente. Ma mentre il gelo viene visto come la norma in questo ciclo della natura, della primavera anzitempo si diffida, perchè “infida” e “malandrina”.

 

 

Gennaio e Febbraio, empie o vuota il granaio.

 

 

Felice il bottaio che pota in Gennaio.

 

 

A Gennaio: sotto la neve pane, sotto la pioggia fame.

 

 

Gennaio e Febbraio mettiti il tabarro.

 

 

Non v’è gallina o gallinaccia che di Gennaio uova non faccia. 

 

 

Chi vuole un buon agliaio, lo ponga di Gennaio.

 

 

San Vincenzo, l’inverno mette i denti.

 

 

La luna di Gennaio fa luce come giorno chiaro.

 

 

Primavera di Gennaio reca sempre un grande guaio.

 

 

Gennaio: dopo la neve, buon tempo viene.

 

 

Gennaio ingenera, Febbraio intenera.

 

 

Gennaio secco, lo villan ricco.

 

 

Gennaio forte, tutti i vecchi si augurano la morte.

 

 

Gennaio bello, Febbraio in mantello.

 

 

Se Gennaio sta in camicia, Marzo scoppia dalle risa.

 

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Santa Lucia nella cultura agreste: la festa della luce che ritorna

 

La ricorrenza di Santa Lucia, celebrata il 13 dicembre, è una delle più antiche e suggestive del calendario invernale. Nella civiltà contadina, profondamente legata ai ritmi della natura e alla luce del giorno, questa festa assumeva un significato particolare: rappresentava il momento in cui, nel cuore dell’inverno, si intravedeva il primo segno del ritorno del sole.

Il giorno più corto dell’anno: una soglia simbolica

Per secoli, prima della riforma del calendario, il 13 dicembre cadeva in prossimità del Solstizio d’Inverno. Non sorprende, quindi, che la tradizione popolare abbia conservato il proverbio: “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia.” Nelle campagne, dove la luce naturale regolava ogni attività, questo giorno segnava il culmine del buio. Ma proprio per questo era vissuto come una soglia di speranza: da quel momento, si diceva, le giornate avrebbero ricominciato ad allungarsi, anche se impercettibilmente. Santa Lucia diventava così la messaggera del ritorno della luce, come ricordano molte tradizioni europee legate ai riti luminosi.

 

 

Riti domestici e simboli di luce

Nelle case rurali, la notte tra il 12 e il 13 dicembre era illuminata da piccoli fuochi, candele e lumini posti alle finestre. Non erano semplici decorazioni: erano gesti rituali, modi per proteggere la casa dal buio e per accogliere simbolicamente la luce che tornava. La luce di Santa Lucia era considerata una benedizione: proteggeva gli animali nelle stalle, custodiva i raccolti conservati per l’inverno, portava serenità nelle famiglie, e ricordava che nessuna notte è eterna.

 

 

Una festa profondamente contadina

Nella cultura agreste, Santa Lucia era legata anche alla protezione del lavoro dei campi. In molte regioni del Sud la festa assumeva un carattere devozionale e comunitario, con riti gastronomici come la cuccìa, un piatto a base di grano bollito e crema dolce che ancora oggi viene preparato in Sicilia in segno di gratitudine e memoria. Nel Nord Italia, invece, la tradizione si intrecciava con il mondo infantile: Santa Lucia portava piccoli doni ai bambini, spesso accompagnata dal suo asinello, in una notte che univa sacro e popolare. Anche questo rito, in un certo senso, conservava un nucleo estremamente genuino: il dono della luce, della bontà, della speranza nel cuore dell’inverno.

 

 

La santa che “vede” oltre il buio

Santa Lucia è anche la protettrice della vista. Nella civiltà contadina, questo significato era interpretato in modo simbolico: la santa aiutava a “vedere” oltre il buio dell’inverno, la paura della scarsità, le difficoltà della stagione fredda. Era la santa che portava visione, non solo luce.

 

 

Il significato profondo per le comunità rurali

Per le comunità agricole, la festa di Santa Lucia era molto più di una ricorrenza religiosa: era un rito cosmico, un momento in cui la natura e la spiritualità si incontravano. Rappresentava: la resistenza al buio, la fiducia nel ritorno del sole; la certezza che la vita, anche quando sembra immobile, sta già ricominciando. Era la festa della speranza minima ma certa, quella che nasce quando tutto sembra fermo e invece, silenziosamente, qualcosa riprende a crescere. Non posso che concludere citando alcuni proverbi che la saggezza popolare ha dedicato alla Santa della Luce: li trovate qui di seguito.

 

 

Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia.

 

 

Da Santa Lucia a Natale, il dì allunga un passo di cane.

 

 

Per Santa Lucia il giorno corre via.

 

 

Da Santa Lucia il freddo si mette in via.

 

 

 

Santa Lucia con il fango, Natale all’asciutto.

 

 

Per Santa Lucia e per Natale, il contadino ammazza il maiale.

 

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Novembre e i suoi proverbi

 

Non si può iniziare un nuovo mese senza conoscerne i proverbi. E il mese di Novembre, senza dubbio, abbonda di perle di saggezza popolare. Per la cultura agreste, questo periodo dell’anno è decisivo: l’Inverno si avvicina, e  i lavori agricoli si infittiscono prima dell’arrivo del gelo e delle brume. Vengono raccolte le ultime verdure di stagione, tra i cui i finocchi, i porri, il radicchio e il cavolfiore. La raccolta delle olive volge al termine, mentre inizia quella degli agrumi. Dopodichè il terreno si concima e si esegue la pacciamatura. Nei campi, soprattutto in vaste aree dell’Italia centrale e meridionale, comincia la semina dei cereali: frumento duro e tenero, segale, orzo, avena. Il terreno umido di Novembre, perfettamente arato e fresato, e le temperature ancora relativamente miti permettono di effettuare una semina ottimale. Ma cosa dicono i proverbi dedicati al penultimo mese dell’anno? Cominciamo col dire che la maggior parte di essi è incentrata su San Martino, ma anche su molti altri Santi e ricorrenze del mese: mai come a Novembre, infatti, le solennità diventano i cardini attorno a cui ruotano i detti popolari. Scopriamo subito in che modo.

 

 

Per San Martino castagne e buon vino.

 

 

Novembre vinaio.

 

 

Per Ognissanti, manicotto e guanti.

 

 

Novembre va in montagna e abbacchia la castagna.

 

 

Novembre gelato addio seminato.

 

 

A San Clemente, l’inverno mette i denti.

 

 

Per San Martino si buca la botte del miglior vino.

 

 

Per i Morti la neve negli orti.

 

 

Se di Novembre non avrai arato tutto l’anno sarà tribolato.

 

 

L’estate di San Martino dura dalla sera al mattino.

 

 

Per San Frediano c’è il vino e manca il grano.

 

 

Per San Renato stura la botte anche il curato.

 

 

Per Santa Caterina o neve o brina.

 

 

Oca castagne e vino per festeggiare San Martino.

 

 

Per San Valeriano, finisce la semina sul monte e sul piano.

 

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Ottobre e i suoi proverbi

 

Ottobre, il “dolce Ottobre”, come recita Cristina Campo in una sua poesia, è uno dei mesi più suggestivi dell’anno. Dal punto di vista agricolo, è molto produttivo: l’ultimo raccolto include una grande abbondanza di frutta e verdura. I cesti si riempiono di zucche, noci, castagne, funghi, mele, nocciole, uva, cachi, pere e agrumi; tra gli ortaggi predominano i cavoli, i finocchi, le patate, le carote, i porri. A Ottobre inizia la raccolta delle olive e di erbe aromatiche quali il basilico, il prezzemolo e il rosmarino. Questo mese, così ricco di colori e di sapori, ha ispirato innumerevoli proverbi presso la popolazione agreste. In molti di essi la situazione meteo gioca un ruolo importante, perchè diviene la condicio sine qua non affinchè i doni della natura siano rigogliosi e reperibili il più a lungo possibile. Oggi scopriremo insieme quindici proverbi dedicati al decimo mese dell’anno.

 

 

Ottobre: vino e cantina dalla sera alla mattina

 

 

Ottobre è quasi matto, ma nessuno gli fa il ritratto

 

 

Se di Ottobre scroscia e tuona, l’invernata sarà buona

 

 

Vento d’Ottobre grida come l’orco: fa cader la ghianda che fa ingrassare il porco

 

 

Viene Ottobre bello, leva il vino dal mastello

 

 

Se Ottobre è piovarolo, è pure fungarolo

 

 

Ottobre, il vino è nelle doghe. A San Francesco arriva il tordo e il fresco

 

 

Ottobre piovoso, campo prosperoso

 

 

A San Simone il ventaglio si ripone

 

 

Per Santa Teresa, semina a distesa

 

 

Da San Gallo ara il monte e semina la valle

 

 

Ottobre è bello, ma tieni pronto l’ombrello

 

 

Se piove per San Gorgonio, tutto Ottobre è un demonio

 

 

Per Santa Reparata, ogni oliva è inoliata

 

 

O molle o asciutto, per San Luca si semina tutto

 

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Settembre, mese di vendemmia: i proverbi dedicati al vino

 

Cosa rappresentava, il vino, nella cultura agreste? Non solo una bevanda, bensì un cardine attorno al quale ruotavano le tradizioni, il lavoro agricolo, l’attaccamento al territorio e l’identità stessa di un determinato luogo. Il vino era uno dei più preziosi doni della terra, in grado di inebriare e quindi di sconfiggere il dolore e tutto ciò che “ingabbiava” la mente. Il vino incarnava la gioia, la vita, la condivisione…Scandendo, attraverso rituali come la vendemmia, i ritmi e i cicli stagionali. Il vino era sapere, continuità, cultura: la conoscenza delle uve, delle caratteristiche dei vitigni, il rispetto per la loro evoluzione naturale, costituivano un aspetto fondamentale della vita contadina. In un simile contesto, non potevano mancare i proverbi dedicati al vino. E vi assicuro che ne esiste un gran numero, sicuramente superiore rispetto a quello che il popolo rurale riservava ai mesi dell’anno! Ne ho selezionati alcuni e ve li presento in questo post.

 

 

Amicizia stretta dal vino non dura da sera a mattino.

 

 

Il vino non è buono se non rallegra l’uomo.

 

 

Buon vino fa buon sangue.

 

 

Quando il vino rende lieti, se ne fuggono i segreti.

 

 

Pane fa panza, vino fa danza.

 

 

A San Martino, apri la botte e assaggia il vino.

 

 

Buon fuoco e buon vino, scaldano il mio camino.

 

 

Chi beve vino prima della minestra vede il medico dalla finestra.

 

 

Buon vino, tavola lunga.

 

 

Chi ha pane e vino, sta meglio del suo vicino.

 

 

Chi vendemmia troppo presto, svina debol e tutto agresto.

 

 

Chi ha buon vino in casa, ha sempre i fiaschi alla porta.

 

 

L’acqua fa male e il vino fa cantare.

 

 

Pane finché dura, ma il vino a misura.

 

 

L’uomo si riconosce in tre maniere: in collera, alla borsa e al bicchiere.

 

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