“25 Aprile”, una poesia di Giuseppe “Pino” Bartoli

 

L’importante è non rompere lo stelo 
della ginestra che protende 
oltre la siepe dei giorni il suo fiore. 
C’é un fremito antico in noi 
che credemmo nella voce del cuore 
piantando alberi della libertà 
sulle pietre arse e sulle croci. 
Oggi non osiamo alzare bandiere 
alziamo solo stinti medaglieri 
ricamati di timide stelle dorate 
come il pudore delle primule: 
noi che viviamo ancora di leggende 
incise sulla pelle umiliata 
dalla vigliaccheria degli immemori 
Quando fummo nel sole 
e la giovinezza fioriva 
come il seme nella zolla 
sfidammo cantando l’infinito 
con un senso dell’Eterno 
e con mani colme di storia 
consapevoli del prezzo pagato 
Sentivamo il domani sulle ferite 
e un sogno impalpabile di pace 
immenso come il profumo del pane 
E sui monti che videro il nostro passo 
colmo di lacrime e fatica 
non resti dissecato 
quel fiore che si nutrì di sangue 
e di rugiada in un aprile stupendo 
quando il mondo trattenne il respiro 
davanti al vento della libertà 
portato dai figli della Resistenza.

(dalla raccolta “Il fiore della libertà. Poesia e Resistenza”)

 

Bianco, il colore di Gennaio

 

La simbologia

Bianco come la neve, come il ghiaccio, ma anche come il rinnovamento: un foglio bianco su cui scrivere, tutto da riempire. Bianco è il colore di Gennaio, un non-colore che è al tempo stesso la somma di tutti i colori dello spettro cromatico. Ma a quali accezioni rimanda la tonalità che meglio rispecchia l’inizio del nuovo anno? Da sempre è un emblema di purezza, essenzialità, candore, luce, pace, verginità e nuovi inizi. Il bianco ha anche un profondo significato spirituale, non a caso è il colore dell’abito da sposa, della Prima Comunione e della veste battesimale; i sacerdoti indossano paramenti bianchi durante le solennità più importanti: il Tempo di Natale e di Pasqua, le feste dedicate a Gesù (Passione eclusa), a Maria, agli angeli, ai santi non morti martiri…I paramenti bianchi sono riservati anche a ricorrenze come Ognissanti e alle liturgie funebri, per celebrare la vita eterna. Il bianco rappresenta il divino non solo nel Cattolicesimo, bensì in svariate religioni. Una sfumatura eterea di bianco, Cloud Dancer, è il Colore dell’Anno che Pantone ha scelto per il 2026.

Il nome

“Bianco” deriva dal tardo latino “blancus”, a sua volta derivante dal germanico “blanch” che designava il bianco lucente. Nel latino classico, questo colore veniva chiamato “albus” o “candidus”.

Il bianco nel mondo

La simbologia del bianco varia a seconda delle culture: in Cina, India e molti altri stati orientali è il colore della morte, del lutto, della malinconia. Quest’accezione si ritrova anche in diversi paesi africani. Nel Taoismo, il bianco rappresenta l’elemento maschile (lo Yang) in perfetto equilibrio con il nero, che simboleggia quello femminile (lo Yin).

 

 

Il bianco e la sua storia

Nelle grotte del Paleolitico sono stati rinvenuti dipinti e graffiti realizzati con questo colore. Per gli antichi romani il bianco era associato all’oltretomba e ai fantasmi, anime tormentate che non avevano ancora trovato riposo. Nella Città Eterna, tuttavia, il bianco era anche legato a una simbologia positiva: durante le elezioni, i candidati che volevano evidenziare la loro rettitudine morale indossavano toghe completamente bianche. Durante il Medioevo, le pergamene dei manoscritti miniati venivano sottoposte a un processo di lavorazione che le schiariva il più possibile, sostituendo il bianco al marroncino della pelle animale.  A cavallo tra il XIV e il XV secolo, con la Guerra dei Cent’Anni, la bandiera bianca iniziò a simboleggiare la resa, la richiesta di una tregua o di un cessate il fuoco.  Anticamente, il bianco, emblema di pulizia e candore per antonomasia, rappresentava l’unico colore possibile per la biancheria, anche intima; qualsiasi altra tonalità sarebbe stata reputata disdicevole. Quando Papa Pio IX, nel 1854, istituì il dogma dell’Immacolata Concezione, il bianco, simbolo di purezza, divenne uno dei due colori-simbolo dell’iconografia mariana (il secondo era l’azzurro, che rappresentava il divino).  Con lo scopo di rafforzare il concetto di potere come diretta emanazione della volontà di Dio, il bianco fu adottato anche dai re. Nel corso dei secoli, con la piena affermazione dei valori borghesi, l’illibatezza femminile assunse un’importanza fondamentale. Alla fine del 1800, dunque, l’abito da sposa bianco (sinonimo di castità) sostituì definitivamente quello rosso, fino ad allora in voga.

Simbologia negativa del bianco

Il bianco è uno di quei colori che o si amano o si odiano. Alcuni lo reputano un colore “freddo”, apatico, che non trasmette emozioni; un colore dal minimalismo eccessivo che comunicherebbe distacco, isolamento e indifferenza. Per chi non lo ama, il bianco può “esistere” solo se viene abbinato ad altri colori.

 

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Gennaio, il cuore dell’inverno

 

“Ogni uomo dovrebbe di nuovo nascere il primo giorno del mese di gennaio e cominciare con una pagina nuova. Mettere un foro in più nella cintura, se necessario, o toglierne uno, a seconda delle circostanze. Ma il primo giorno del mese di gennaio ogni uomo indossi le sue vesti ancora una volta, con la faccia protesa in avanti, e si dimentichi il passato e le cose che erano.”

(Henry Ward Beecher)

 

Caratteristiche

Gennaio è un nuovo inizio. L’anno è appena cominciato, siamo nel cuore dell’inverno. I colori che predominano sono il bianco e il grigio, le sfumature della neve e del gelo. Gennaio viene considerato il mese più freddo dell’anno, una peculiarità che ritorna nella leggenda dei Giorni della Merla, dove ad essere definiti tali sono gli ultimi tre giorni del mese. Il primo mese dell’anno conta 31 giorni e inizia con l’ultima tranche delle feste natalizie: Capodanno e la Befana. Il 6 Gennaio sancisce, peraltro, anche la fine delle Dodici Notti Sante. A Gennaio, l’agricoltura si ferma quasi totalmente: la terra riposa sotto una spessa coltre di neve. Eppure, già verso la metà del mese, le giornate cominciano a poco a poco ad allungarsi; il buio dicembrino si attenua, diluito nei timidi spiragli di luce che il nuovo anno porta con sè.

Storia

Il nome Gennaio deriva da Ianus, il dio Giano dell’antica Roma, divinità bifronte associata alle soglie di passaggio, ai mutamenti e agli attraversamenti. Fino al 153 a.C., il Calendario Romano iniziava a Marzo: per i romani, l’inverno non aveva mesi. Spetta a Numa Pompilio (secondo re di Roma) l’aver introdotto, nel 713 a.C., i mesi di Gennaio e Febbraio in calendario; Numa Pompilio li decretò, rispettivamente, primo e secondo mese dell’anno. Nel II secolo a.C., Gennaio cominciò a coincidere ufficialmente con l’inizio dell’anno; la conferma arrivò qualche secolo dopo, nel 1582, quando la riforma del calendario ad opera di Papa Gregorio XIII sancì definitivamente che il Calendario Gregoriano iniziasse il 1 Gennaio.

Segni zodiacali

Fino al 20 Gennaio siamo sotto il segno del Capricorno, dal 21 in poi sotto il segno dell’Acquario.

Ricorrenze

Gennaio si apre con Capodanno, il primo giorno dell’anno, segnato da grandi festeggiamenti. Il 6 si celebra, invece, una solennità di fondamentale importanza per il mondo cattolico: l’Epifania, dal greco epiphaneia, ovvero la manifestazione della divinità di Gesù.

Colore

Il colore di Gennaio è il bianco, come la neve che cade copiosamente.

Pietra Preziosa

La gemma legata al mese di Gennaio è il granato, dal latino “granatus” ovvero melograno. Questa pietra è prevalentemente rossa, ma esiste anche nei toni del giallo, dell’arancio, del viola e del verde. Potremmo considerarla di buon auspicio per il nuovo anno, poichè viene reputata un emblema di salute, felicità e prosperità economica; non è un caso che, sin da tempi remotissimi, il granato simbolizzi la buona fortuna.

 

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Dicembre

 

Dicembre. In quale pozzo misterioso
è finita tutta la luce dell’anno?
La corrente dei giorni si è prosciugata
e le mattine cadono subito nella notte.
Ma quando il mese sembra più sfinito e buio,
ecco il Natale, l’irrompere dell’eterno,
un getto di magia che rimette in moto le nostre vite.
(Fabrizio Caramagna)

 

Caratteristiche

E’ l’ultimo mese dell’anno, e conta 31 giorni. Ma Dicembre non è un mese qualunque: è uno stato d’animo, è magia, è un’atmosfera. Il periodo dell’Avvento potrebbe essere definito il più incantato dell’anno; le candele, le luci del Natale cominciano ad accendersi e fanno da leitmotiv a ricorrenze altamente suggestive: San Nicola, Santa Lucia, l’Immacolata, il Solstizio d’Inverno, la vigilia di Natale e il Natale stesso, la festa che è l’anima del mese e lo identifica totalmente. Nel corso della lunga notte di San Silvestro, invece, tra danze e bagordi diamo il benvenuto all’anno nuovo. Dicembre è il mio mese preferito. I suoi crepuscoli, le luminarie che avvolgono di magia ogni città, la neve, le tradizioni e le leggende delle Dodici Notti, ci consentono di immergerci in uno scenario diverso, quasi un mondo parallelo…nel quale il buio predomina, ma non è mai stato così impregnato di luce.

Storia

Oggigiorno Dicembre dà l’addio all’anno vecchio, ma non è stato sempre così. Per il Calendario Romano, che iniziava a Marzo, era infatti il decimo mese dell’anno: da qui il suo nome, che deriva dal latino “decem” (dieci). Nell’Emisfero Boreale, Dicembre è anche il primo mese dell’Inverno.

Segni Zodiacali

Il Sagittario è il segno di chi nasce entro il 21 Dicembre, il Capricorno dei nati dal 22 in poi.

Ricorrenze

Le ricorrenze principali del mese, come vi ho già anticipato, sono tutte accomunate da una profonda magia: il 6 Dicembre si festeggia San Nicola, il santo protettore dei bambini che ispirò la figura di Babbo Natale; il 13 è la volta di Santa Lucia, protettrice della vista e santa della luce; l’8 Dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione, è una festa di precetto dedicata a Maria, concepita senza peccato originale; il Sostizio d’Inverno, quest’anno, coinciderà con il 21esimo giorno del mese; il 24 si celebra la Vigilia di Natale; il 25, con il Natale, la nascita di Gesù; il 26 ricorre Santo Stefano , mentre la notte di San Silvestro, il 31 Dicembre, sancisce il passaggio tra l’anno vecchio e l’anno nuovo.

Colore

Il colore di Dicembre coincide, in realtà, con i colori del Natale. L’anno scorso ho privilegiato il rosso, quest’anno voglio associare Dicembre al rosso, al bianco, al verde e all’oro.

Pietra Preziosa

A differenza del Colore del Mese, che a Dicembre è più d’uno, le Pietre del Mese sono ben tre ma di un unico colore: l’azzurro, che sia pieno di riflessi o meno. I gioiellieri, infatti, hanno eletto la tanzanite, il turchese e lo zircone a gemme-simbolo di Dicembre.

 

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Novembre

 

Non è da ieri che imparai a conoscere
l’amore per i giorni desolati
di novembre, prima della caduta della neve.
(Robert Frost)

 

Caratteristiche

Novembre è appena arrivato. Gli alberi si sono spogliati pressochè completamente del loro fogliame; i colori che predominano non sono più il rosso, il giallo e l’arancione, bensì un grigio che spazia dall’antracite al perla. Un po’ come dire che l’Autunno, adesso, fa sul serio. E ci prepara solerte al freddo invernale. Novembre esordisce quieto, prende le distanze dal baccano halloweeniano per addentrarci nelle malinconiche atmosfere della Commemorazione dei Defunti. La nebbia cala spesso, il buio arriva sempre più presto, le temperature si abbassano notevolmente. Nei campi ha inizio la semina del grano. La festa di San Martino rappresenta un piacevole intervallo dal grigiore: è tassativo degustare il vino novello, accompagnato dalle caldarroste e dai prodotti tipici dell’ultimo raccolto autunnale. Novembre si chiude in bellezza: dal 30 (l’ultimo giorno del mese), con l’inizio dell’Avvento, un tripudio di luci e di candele ci accompagnerà lungo il percorso che conduce alla magia del Natale.

Storia

Novembre era il nono mese dell’anno del Calendario Romano, che iniziava a Marzo. In latino, infatti, il suo nome era november poichè derivava da novem, ovvero nove.

Segni zodiacali

Fino al 22 Novembre siamo sotto il segno dello Scorpione, dal 23 passiamo a quello del Sagittario.

Ricorrenze

Le ricorrenze più importanti sono, senza dubbio, la solennità di Ognissanti (il 1 Novembre) e la Commemorazione dei Defunti (il 2 Novembre). L’11 Novembre, invece, si festeggia San Martino di Tours, una ricorrenza molto sentita anche dal punto di vista delle tradizioni popolari. In Nord America, nel mese di Novembre cade il Thanksgiving Day.

Colore

Le opinioni sono contrastanti. Per alcuni, il colore del mese di Novembre è il viola; per altri, forse i più, è il grigio antracite, un grigio molto intenso che in natura si identifica nel carbon fossile.

Pietra preziosa

Non una, ma due sono le pietre preziose di Novembre: il topazio e il citrino. Il topazio, una pietra rinvenibile in svariati colori – sebbene la variante blu sia la più nota – simboleggia l’affetto amicale e amoroso, la lealtà e l’intelligenza. Si dice che favorisca il benessere fisico e interiore, poichè rafforza l’empatia. Il citrino esibisce tonalità che spaziano dal giallo all’arancione ed è un emblema di energia positiva, successo e felicità. Viene considerato una gemma di buon auspicio, che attira l’abbondanza e allontana la negatività.

 

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I fantasmi: chi sono e come sono nati

 

I fantasmi.
Prendono forma al chiaro di luna,
si materializzano nei sogni.
Ombre. Sagome
di ciò che non è più.
(Ellen Hopkins)

 

Tutti sappiamo cosa sono i fantasmi. Ma com’è nata, in realtà, questa figura da sempre ancorata nell’immaginario collettivo? Cominciamo dal nome. Il termine “fantasma” deriva dal latino “phantasma”, che a sua volta affonda le radici nel greco “φάντασμα”, da “ϕαντάζω” e “ϕαντάζομαι”, rispettivamente “mostrare” e “apparire”: un significato che, più o meno, si riconduce a quello di “apparizione soprannaturale”. Il fantasma viene anche detto “spettro” e rappresenta l’anima di un defunto che torna di frequente nel mondo dei vivi. Lo si dipinge come un’entità eterea, impalpabile, ammantata di un lenzuolo bianco che la ricopre dalla testa ai piedi. Da secoli ormai remoti, le leggende sui fantasmi si moltiplicano e si tramandano di generazione in generazione: sono un cardine del folklore di tutto il globo. In questo post approfondiremo una delle figure che più ha abitato le paure della nostra infanzia. Benvenuti nello Speciale Halloween di MyVALIUM, che come ogni anno vi accompagnerà, passo dopo passo, nel viaggio verso il 31 Ottobre.

 

 

I fantasmi: dal mondo antico in poi

Nell’antica Grecia e nell’antica Roma, i fantasmi erano anime in pena che vagavano nel mondo dei vivi, tormentandoli, per rimediare a un torto subito: poteva essere una morte violenta, una tumulazione non alla loro altezza, una sofferenza inflitta e immeritata. Mentre nell’Ellade tutti i fantasmi rientravano in questa categoria, nell’antica Roma venivano suddivisi in diverse tipologie. Le Larve, condannati ad errare senza pace, erano gli spiriti dei malvagi, di coloro che in vita si erano macchiati di terribili crudeltà; a causa della loro condizione, si rivelavano i più pericolosi e inquieti. I Lemuri, come le Larve, erano stati estremamente spietati durante la vita terrena, ma erano morti violentemente: i loro spettri perseguitavano i vivi e li conducevano alla pazzia. Per tenerli a bada, gli antichi romani effettuavano rituali di purificazione nel corso dei Lemuria, una ricorrenza celebrata a Maggio. Poi esistevano fantasmi “buoni”, che vegliavano sulla famiglia, i viveri e la casa: i Lari e i Penati; costoro venivano venerati e ricevevano svariate offerte.  Il Cristianesimo associava la figura dei fantasmi alle anime in pena non riuscite ad entrare in Paradiso. Condannati a “stazionare” in Purgatorio o castigati da Dio, apparivano nel mondo dei vivi per far richiesta di preghiere e di indulgenze. Con il passar del tempo, tuttavia, queste credenze si modificarono totalmente: per il Cristianesimo non esistono anime erranti, si tende a considerare manifestazioni demoniache i fenomeni più inquietanti e inspiegabili.

 

 

I fantasmi nel mondo

Un veloce giro di ricognizione intorno al mondo ci permette di scoprire come vengono considerati i fantasmi nei paesi più disparati. In Cina e in Giappone, ad esempio, agli antenati e ai loro spiriti si guarda con estremo rispetto. In Cina vengono chiamati éguǐ (饿鬼)  i fantasmi che non sono stati venerati adeguatamente dopo il trapasso. Tale condizione ha comportato conseguenze terribili: gli éguǐ vagano senza sosta in giro per il mondo. A queste anime, i cinesi hanno dedicato il Festival dei Fantasmi Affamati: si celebra il quindicesimo giorno del settimo mese del Calendario Lunare ed è ricco di usanze molto particolari, come la creazione di altarini con cibo e incenso per placare la fame degli éguǐ e il rito in cui si bruciano oggetti di carta raffiguranti beni materiali per offrirli agli spiriti.In Giappone i fantasmi sono un tema ricorrente nelle opere del teatro Kabuki; il loro nome è yūrei e appaiono prevalentemente per vendicarsi di torti subiti in vita.

 

 

In Nigeria e in Nuova Zelanda, invece, i fantasmi hanno essenzialmente la funzione di proteggere la comunità dei vivi, rappresentando un elemento di continuità tra il passato e il presente e un importante strumento di coesione sociale. In questi paesi, il culto degli antenati è molto sentito; i fantasmi nigeriani hanno la facoltà di orientare le deliberazioni e castigare chi non rispetta le regole, mentre gli spiriti dei Māori vegliano costantemente sui loro discendenti e ai luoghi del riposo eterno viene tributata una grande venerazione

 

 

Categorie di fantasmi

I più famosi sono i poltergeist, avvezzi a fare un gran baccano: sbattono le porte, muovono gli oggetti (ma talvolta li rompono), bisbigliano e causano rumori apparentemente inspiegabili. Altri fantasmi si presentano in modo puntuale, sempre nello stesso luogo e alla stessa ora, come il fantasma di Lucia che, con un candelabro in mano, percorre i corridoi di Palazzo Anchisi ne “Il segno del comando”. Altri ancora, appaiono in posti cruciali della loro vita passata: più di frequente, dove hanno trovato la morte o dove sono stati felici. Alcuni si manifestano ai moribondi; di solito sono genitori o parenti che già dimorano nell’aldilà, e sembrano voler guidare chi è in fin di vita nel momento del trapasso. Esistono, poi, fantasmi che infestano case o castelli, rendendoli la loro tipicità. Qualche esempio? Il fantasma di Anna Bolena nella Torre di Londra o quello di Azzurrina nel Castello di Montebello, in provincia di Rimini. Si definiscono “ectoplasmi” le figure spettrali che prendono forma durante la trance del medium, nelle sedute spiritiche. Approdando in Irlanda (ma anche in Scozia e nel Galles) possiamo incontrare la Banshee, un celebre spirito femminile appartenente al Piccolo Popolo (rileggi qui l’articolo che le ho dedicato), mentre in America Latina non è difficile imbattersi nella Llorona, anche detta “la donna che piange”: uno spettro condannato a vagare di notte lungo i fiumi. Potrete riconoscerla dal pianto accorato intervallato da urla terrificanti, dalla veste bianca che indossa e dai lunghi capelli sciolti sulle spalle. Secondo la leggenda, la Llorona è il fantasma di una donna che, dopo aver scoperto di essere stata tradita dal padre dei suoi figli, li ha uccisi annegandoli in un fiume e poi si è suicidata.

 

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Venerdì 17

 

In Italia, il venerdì 17 è considerato un giorno sfortunato, frutto dell’incontro tra due elementi infausti: il venerdì, legato alla morte di Gesù, e il numero 17, da sempre circondato da un’aura inquieta. Il timore del venerdì 17 , originato da superstizioni e credenze popolari remotissime, ha un nome scientifico ben preciso: eptacaidecafobia. Le sue radici affondano nell’antichità; i pitagorici evitavano il 17 perché spezzava l’armonia tra il 16 e il 18, numeri “perfetti”. Nell’Antico Testamento, il diluvio universale iniziò il 17 del secondo mese. E nel mondo latino, l’anagramma di “XVII” è “VIXI”, ovvero “ho vissuto”… un modo elegante, ma inquietante al tempo stesso, per dire “sono morto”. Anche la storia rafforza il mito: dopo la disfatta delle legioni romane 17, 18 e 19 nella battaglia della foresta di Teutoburgo (vinta dai Germani guidati da Arminio), quei numeri non furono mai più assegnati. Nella smorfia napoletana, il 17 è sinonimo di disgrazia. Altrove, la sfortuna cambia volto: nei paesi anglosassoni e in Brasile è il venerdì 13 a incutere paura, mentre in Spagna e Grecia si teme il martedì 13. Venerdì 17 resta una superstizione tutta italiana, ispiratrice di film e racconti. Forse, più che temere questa data, dovremmo ascoltarla: ogni superstizione è un frammento di storia, un’ombra che chiede luce.

Foto: Kateryna Hliznitsova via Unsplash

 

La Festa di Mezz’Autunno o Festa della Luna cinese: una ricorrenza intrisa di fascino e leggende

 

Quest’anno è caduta il 6 Ottobre, perciò ce la siamo già lasciata alle spalle. Ma voglio parlare ugualmente della zhōngqiūjié 中秋节 cinese, ovvero “Festa di Mezz’Autunno”. E’ anche detta “Festa della Luna” ed è una delle celebrazioni tradizionali di spicco del paese della Grande Muraglia. La sua data è fissata al quindicesimo giorno dell’ottavo mese lunare, quando la luna si trova più lontana dalla terra: quella notte, il plenilunio risplende come non mai. Il periodo in cui si colloca la festa, nel Calendario Gregoriano, supera di una manciata di giorni l’Equinozio d’Autunno. La Festa della Luna, infatti, viene celebrata a cavallo tra Settembre e Ottobre.

Il significato della festa

Un’altro appellativo della festa è “Festa della Riunione Familiare”, e questa definizione dice tutto: la contemplazione della luna, le offerte che a lei si dedicano, sono una parte preponderante delle celebrazioni. Ma sono attività che non si compiono da soli, bensì con la propria famiglia. Quella notte, riunirsi in famiglia è tassativo. Non importa quali sono le distanze che separano ciascun membro familiare, ciò che conta è ritornare a casa, ritrovarsi, trascorrere la sera al chiar di luna: ci si siede attorno a un tavolo sul terrazzo, tutti insieme, per ammirare la luna piena e lasciarsi lambire dal suo chiarore. Esiste un’usanza specifica anche riguardo ai pasti. La Festa di Mezz’Autunno prevede che si consumino le celebri tortine lunari, il dolce tradizionale legato a questa importante data. Le tortine lunari hanno una forma tonda o quadrata, ma più comunemente tonda, come la luna, e sulla loro superficie sono incisi sinogrammi beneaugurali. Può essere presente anche la simbologia legata alla festa, come il coniglio, Chang’e (la dea cinese della luna) , i fiori e dei rametti di vite. Al loro interno, le tortine contengono un soffice ripieno di pasta di semi di loto, oppure tuorli d’uovo che simboleggiano il plenilunio. Questo dolce si accompagna a frutta dalla forma rigorosamente rotonda; l’uva, le melagrane, le giuggiole (i datteri cinesi), i cachi, le mele e il pomelo, grazie all’aspetto tondeggiante sono in grado di rievocare la luna piena, ma non solo: il cerchio è anche il simbolo dell’unità familiare.

 

 

Fino a non molto tempo fa, tutti questi cibi di posizionavano anche su un tavolinetto che fungeva da piccolo altare, dove, mentre l’incenso bruciava e ardevano alcune candele, venivano offerti alla luna. Tale tradizione, sfortunatamente, si è molto affievolita con il passar del tempo.

 

 

La storia

Le origini della Festa della Luna sono antichissime. Alcune fonti la fanno risalire all’epoca dell’Imperatore Wu Di, appartenente alla dinastia Han e vissuto tra il 156 e l’87 a.C. L’Imperatore era solito celebrare il plenilunio d’Autunno dedicandogli tre giornate celebrative: “Guardando la luna sulla Terrazza del Rospo”, questo il nome della festa, era un omaggio alla luna comprendente svaghi e banchetti. Secondo altre teorie, la Festa della Luna sarebbe iniziata sotto il dominio della dinastia Shang (1600-1100 a.C.): gli Imperatori, come pure il popolo, in Autunno veneravano la luna piena per ringraziarla del raccolto e invocare i suoi auspici per quello a venire. In futuro, più precisamente all’epoca della dinastia Tang (618-907 d.C.), i festeggiamenti in onore della luna si diffusero anche presso le classi benestanti, desiderose di seguire l’esempio degli Imperatori. Nel corso di queste feste, si brindava alla luna mentre impazzavano i balli e le esibizioni musicali. A quei tempi, le celebrazioni iniziarono a coinvolgere il popolo in un crescendo inarrestabile: i giardini si riempivano di lanterne, il suono dei gong si alternava al ritmo sfrenato battuto dai tamburi. Le offerte alla luna erano associate a rituali di volta in volta più spettacolari. Molto comune, per esempio, era concludere il rito con la prostrazione delle donne della famiglia prima di appiccare il fuoco ai dipinti collocati sull’altare. Tra il 960 e il 1279 d.C., con la dinastia dei Song Settentrionali, la Festa della Luna diventò ufficialmente una festa tradizionale e venne fissata una data ben precisa per le celebrazioni: come vi ho già anticipato, il quindicesimo giorno dell’ottavo mese lunare. Bisogna considerare, infatti, che per il Calendario Cinese l’Autunno è compreso tra il settimo e il nono mese dell’anno.

 

 

Le leggende

Esistono due leggende, in particolare, legate alla Festa della Luna: quella del coniglio lunare e quella della dea Chang’e. Il coniglio è una figura mitologica ricorrente nell’Estremo Oriente; lo ritroviamo in Cina, Corea e Giappone. In Cina viene anche chiamato “coniglio d’oro” o “coniglio di Giada”; le sue origini affondano in una nota fiaba del Buddhismo Indiano. La fiaba narra che Buddha, un giorno, si fermò a meditare in una meravigliosa radura. Dopo aver recitato i sutra, l’Illuminato si tramutò in un bramino e rivolse un appello agli animali del bosco affinchè lo aiutassero, perchè aveva fame e sete. Gli animali accorsero, ognuno con un’offerta per il povero bramino: la lontra gli offrì sette pesci, lo sciacallo la sua preda. Poi arrivò il coniglio, che cibandosi di erbe disse al Buddha che avrebbe potuto offrirgli solo se stesso. Così, tolse dalla sua pelliccia alcuni insetti per non sacrificarli e si gettò tra le fiamme di un fuoco. Buddha rimase talmente colpito dal gesto del coniglio che, per ricompensarlo del suo sacrificio, incastonò le sue sembianze nella luna, dove si dice che fabbrichi l’elisir di lunga vita per la dea Chang’e. Chang’e, la dea cinese della luna, è la protagonista di un’altra leggenda che viene tramandata di padre in figlio durante la Festa di Mezz’Autunno. Chang’e era la moglie di Hou Yi, un valoroso arciere al servizio dell’Imperatore Yao. Un giorno, l’Imperatore gli ordinò di eliminare con le sue frecce 9 dei 10 soli che erano improvvisamente comparsi nel cielo causando un calore e una siccità insopportabili. Hou Yi riuscì nella sua impresa e la Regina Madre, per ricompensarlo, gli regalò la pillola dell’immortalità. Ma lo pregò di non ingerirla immediatamente: avrebbe dovuto prepararsi per dodici mesi pregando e non toccando cibo. Appena tornò a casa, Hou Yi nascose la pillola in un luogo sicuro. Quando venne chiamato per una nuova missione, però, sua moglie Chang’e si accorse della pillola e volle subito ingoiarla. Pochi secondi dopo, il suo corpo si sollevò magicamente da terra e prese il volo verso la luna. Non fece neanche in tempo a posare i piedi sulla sua superficie, che per l’affanno sputò la pillola e quest’ultima si trasformò in un coniglio lunare, mentre Chang’e prese le sembianze di un rospo a tre zampe. Hou Yi, nel frattempo, l’aveva inseguita sulla luna e cominciò a bersagliarla con mille frecce. Chang’e rimase a vivere sulla luna, mentre Hou Yi scelse il sole come sua dimora. Secondo la leggenda, Hou Yi e Chang’e si incontrano regolarmente ogni mese, esattamente il 15, e simboleggiano il sole e la luna: ecco che tornano i principi dello yin e yang dell’antica filosofia cinese, emblemi della dualità dell’universo. Hou Yi e Chang’e sono sole e luna, maschile e femminile, nero e bianco, oscurità e luminosità…due poli opposti, ma rigorosamente dipendenti l’uno dall’altro.

 

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Arancione, il colore di Ottobre

 

Ottobre è il mese in cui la natura si trasforma in una tavolozza di colori caldi e avvolgenti. Tra tutti, l’arancione predomina: lo ritroviamo nelle foglie che cadono, nelle zucche che decorano le case, nei tramonti più intensi. Ma perché al mese di Ottobre viene associato proprio l’arancione?

Un colore nato dalla terra

L’arancione nasce dall’incontro tra il rosso e il giallo, due colori che simboleggiano rispettivamente la passione e la luce. In Autunno, questa fusione cromatica si manifesta ovunque: nei frutti maturi, nei campi dorati, nei boschi che si spogliano con grazia. È il colore del raccolto, della transizione, della preparazione all’Inverno.

 

 

Natura d’Autunno: foglie, zucche e tramonti

In Ottobre, la natura si veste d’arancione. Le foglie degli alberi si tingono di rame e oro prima di lasciarsi andare. Le zucche, simbolo di abbondanza e mistero, invadono orti e mercati. I tramonti si fanno più intensi, come se il sole volesse lasciare un ultimo bacio caldo prima del freddo. Questo colore ci accompagna nel passaggio tra luce e ombra, tra Estate e Inverno, come una lanterna che illumina il cammino.

 

 

Simbologia e psicologia

Secondo la psicologia del colore, l’arancione è associato alla creatività, alla gioia e alla comunicazione. È un colore che stimola l’energia vitale, favorisce la socialità e infonde buonumore. In molte culture è anche simbolo di trasformazione: in Cina, ad esempio, rappresenta il cambiamento e la salute emotiva.

Un colore spirituale

Nel mondo dello yoga e della meditazione, l’arancione è legato al secondo chakra (Svadhisthana), che governa le emozioni, la sensualità e la connessione con gli altri. Chi ha un’aura arancione è spesso considerato equilibrato, creativo e armonioso.

 

 

Cenni storici e culturali

Nell’Antico Egitto, l’arancione veniva ottenuto da minerali come il realgar, simbolo di vitalità solare. In India e Cina si usava la corniola, pietra semipreziosa legata alla salute e alla protezione. Nel Medioevo europeo, l’orpimento—seppur tossico—veniva impiegato nei manoscritti miniati per la sua tonalità ritenuta vicina all’oro. Solo nel XVII secolo Isaac Newton lo codificò ufficialmente nello spettro dei colori, conferendo all’arancione una dignità scientifica.

Tradizioni e folklore

Ottobre è anche il mese di Halloween, dove l’arancione delle zucche si unisce al nero per evocare mistero e magia. Questa combinazione ha radici antiche: le zucche intagliate derivano da leggende celtiche, e il loro colore richiama il fuoco, la luce che protegge e guida.

 

 

L’arancione è il colore che accende Ottobre come una lanterna nel crepuscolo. È il fuoco gentile che scalda, la luce che trasforma, il ponte tra la fine e l’inizio. In ogni foglia che cade, in ogni zucca che sorride, c’è un invito alla metamorfosi: a lasciar andare con grazia per prepararsi a rinascere.

 

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Ottobre

 

Era l’ottobre di nuovo … un glorioso ottobre, tutto rosso e oro, con mattine dolci in cui le valli sono piene di nebbie delicate, come se lo spirito di autunno le avesse versate per mitigare il sole – nebbie color ametista, perla, argento, rosa, e fumo-blu.

(Lucy Maud Montogomery)

 

Caratteristiche

Quando arriva Ottobre, l’Autunno lo omaggia tingendosi dei suoi spettacolari colori: il rosso, il viola, l’arancio, il giallo, l’oro, il marrone…L’Estate ormai è lontana, si va verso l’Inverno. Ma prima, è proprio il caso di godersi questa splendida stagione. In campagna si effettua la semina del grano invernale, anche se i tempi dipendono dal clima locale e dalla qualità del terreno, che dovrebbe essere fertile, drenato e assolato quanto basta. In città, ognuno ha ripreso a pieno ritmo la propria attività. I tramonti arrivano sempre più presto, e i raggi di sole riflettono l’oro delle foglie in procinto di cadere. Con i primi freddi si riscopre il piacere di riaccendere il focolare e di riunirsi con gli amici nel tepore casalingo. E alla fine del mese, la vigilia di Ognissanti si festeggia Samhain, altrimenti detto Halloween, abbandonandosi alle sue atmosfere tenebrose e dense di mistero.

Storia 

Per il Calendario Romano, Ottobre era l’ottavo mese dell’anno: da qui il nome latino October. Commodo, uno degli imperatori più crudeli dell’antica Roma insieme a Caligola e Nerone, sostituì “October” con “Invictus”, ma la modifica decadde subito dopo la sua morte. I rivoluzionari francesi avevano introdotto Ottobre nel loro calendario indicandolo con due nomi diversi: “Vendemmiaio” fino al 22 e “Brumaio” per i giorni rimanenti.

Segni zodiacali

Il Sole si trova nel segno della Bilancia fino al 22 Ottobre. Dal 23 passa in quello dello Scorpione.

Ricorrenze

Le solennità religiose che si celebrano questo mese sono la festa degli Angeli Custodi (il 2 Ottobre), San Francesco (il 4 Ottobre) e la festa della Madonna del Rosario (il 7 Ottobre). Non sono considerate, comunque, feste di precetto. Ma esistono anche ricorrenze civili, come la festa dei nonni (il 2 Ottobre). Il 31 Ottobre, ormai quasi in tutto il mondo, la vigilia della celebrazione di Ognissanti coincide con la festa di Halloween.

Colore

Il colore di Ottobre è l’arancione, un dato unanimemente riconosciuto.

Pietra Preziosa

Al mese di Ottobre vengono associate due gemme: l’opale e la tomalina. L’opale esibisce un vero e proprio caleidoscopio di colori frutto di un effetto ottico; possono prevalere sfumature pastello oppure più vivaci, oppure ancora tonalità che spaziano dal giallo all’arancione al rosso. All’epoca della Roma antica, l’opale veniva definita la “regina di tutte le pietre”. La tomalina risalta per la sua gamma di colori intensi, molteplici e cangianti. Una leggenda la vuole legata alla nascita del Madagascar, associandola a un’isola che emerse improvvisamente dall’Oceano Indiano: secondo la leggenda, l’isola era ricca di tomaline dai colori irresistibili e dall’immenso valore.

 

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