I proverbi sulla mamma in occasione della sua Festa (che cadrà domenica prossima)

 

Proverbi sulla mamma in occasione della Festa della Mamma. La saggezza popolare ha sempre celebrato la donna che ci dà la vita, un pilastro dell’esistenza. La mamma è un perno emotivo e sociale, il suo amore è incondizionato. Ci porta nella pancia per nove mesi, ci nutre, ci accudisce. E’ il primo contatto che abbiamo con il mondo esterno, quando siamo piccoli garantisce la  nostra sopravvivenza. Esiste un proverbio, forse il più noto, che spicca su tutti: di mamma ce n’è una sola. E non si può che essere d’accordo.

 

 

Chi dice mamma, non s’inganna

 

 

Casa mia, mamma mia

 

 

Chi ha la mamma non pianga

 

 

Mamma, mamma: chi l’ha la chiama, chi non l’ha la brama

 

 

Qual la madre, tal la figlia

 

 

La mamma dei cretini è sempre incinta

 

 

Aver cura dei putti, non è da tutti

 

 

A tutte le madri paion belli i loro figli

 

 

Chi fa più di mamma, certo m’inganna

 

 

Dove sono i pulcini, è l’occhio della chioccia

 

 

Vede più una buona madre con un occhio, che il padre con dieci

 

 

Tre cose poco valgono: un mulino che non va, un forno che non scalda, e una madre che non sta in casa

 

 

Sempre, sempre, mamma mia, ricca o povera che sia

 

 

Ognun dà pane, ma non come mamma

 

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Buona Pasqua

 

“Prima di risorgere egli è disceso agli inferi, nel fondo oscuro della storia e della materia, per darle energia e direzione verso la luce, l’amore, la libertà. Se io comincio a pensare che nelle profondità della materia e della mia carne, nelle parti più oscure del mio essere, egli è sceso per illuminare e trasfigurare, per risuscitare amore e bellezza, allora anch’io partecipo alla risurrezione di Cristo che risorge per l’eternità dal fondo del mio essere, energia che ascende, germe di vita, vita germinante. “

(Ermes Ronchi, da “Sciogliere le vele. Commento ai vangeli festivi. Anno A”. Edizioni San Paolo, 2004)

 

La Pasqua e i suoi proverbi


 

Per la civiltà agreste, Pasqua non è mai stata solo una festività religiosa: rappresentava un momento di svolta, il passaggio dall’inverno alla primavera. La bella stagione arrivava e la terra rinasceva, ritrovava la sua fecondità. Molti erano i rituali dedicati alla fertilità dei campi; il torpore invernale era ormai un ricordo e un nuovo ciclo agricolo poteva iniziare. Le comunità rurali conferivano un’estrema importanza al periodo pasquale. I frutti della terra costituivano il loro sostentamento e il risveglio della natura coincideva con un momento fondamentale: il ritorno della vita, della luce, del clima mite che favoriva la rigenerazione del suolo. Il terreno ricominciava a produrre e tutti i lavori agricoli puntavano a un obiettivo comune, ottenere un buon raccolto. Anche le uova consumate a Pasqua erano associate a una simbologia particolare: l’uovo rappresenta la vita che si rinnova, la trasformazione. Per questo donare uova era così importante; veniva considerato un gesto beneaugurante che propiziava la fertilità. I proverbi popolari riflettono in parte questo aspetto, in parte quello meteorologico, essenziale per generare un’effettiva rinascita primaverile.

 

 

Se piove per la Pasqua, la susina si imborzacchia.

 

 

Venga Pasqua quando si voglia, la vien con la frasca o con la foglia.

 

 

Chi fa il Ceppo al sole, fa la Pasqua al fuoco.

 

 

A Natale, mezzo pane; a Pasqua, mezzo vino.

 

 

Pasqua, voglia o non voglia non fu mai senza foglia.

 

 

Non è bella la Pasqua se non gocciola la frasca.

 

 

Per Pasqua e per Natale, nessun lasci il suo casale.

 

 

Pasqua in giove vendi la cappa e gettala a’ buoi.

 

 

L’agnello è buono anche dopo Pasqua.

 

 

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.

 

 

Pasqua tanto desiata, in un giorno è passata.

 

 

Quando San Giorgio viene in Pasqua, per il mondo c’è gran burrasca.

 

 

Non si può veder Pasqua, né dopo San Marco, né prima di San Benedetto.

 

 

Carnevale a casa d’altri, Pasqua a casa tua, Natale in corte.

 

 

Carnevale al sole, Pasqua molle.

 

 

Pasqua di Befana, la rapa perde l’anima.

 

 

Tra Pasqua e Pasqua non è vigilia fatta.

 

 

Chi vuole il malanno, abbia il mal’anno e la mala Pasqua.

 

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“Caro luogo”, una poesia di Umberto Saba

 

Vagammo tutto il pomeriggio in cerca
d’un luogo a fare di due vite una.

Rumorosa la vita, adulta, ostile,
minacciava la nostra giovinezza.

Ma qui giunti ove ancor cantano i grilli,
quanto silenzio sotto questa luna.

(da “Il canzoniere, 1900-1954”. Torino, Einaudi 1965)

 

“Per quanto sta in te”, una poesia di Konstantinos Kavafis

 

Per quanto sta in te
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.

(da “Cinquantacinque poesie”, Einaudi, Torino, 1968)

 

Still life: indizi di primavera

 

Fiori: tanti, come se piovesse. Dei più svariati tipi e colori: dai giacinti alle margherite, dai narcisi ai lillà, dalle viole ai tulipani. E poi, un tripudio di bacche di biancospino, rametti di mandorlo e uova, supremi simboli di rinascita. Sono questi i soggetti di uno still life di primavera, piccoli ma incantevoli indizi della stagione del risveglio. Sembra un controsenso parlare di natura morta quando tutto, a Marzo, è un’ode alla vita. Eppure, proprio lo still life possiede la portentosa capacità di cogliere l’attimo, di cristallizzare il bello in un preciso istante. Di immortalare creature animate e inanimate amplificandone la meraviglia.

 

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Le Frasi

 

“L’arte più potente della vita è fare del dolore un talismano che cura. Una farfalla rinasce, fiorita in una festa di colori.”

(Frida Kahlo)

 

Ogni uomo dovrebbe danzare

 

” Sono qui, ma io danzo con la mente, volo oltre le mie parole ed il mio dolore. Io danzo il mio essere con la ricchezza che so di avere e che mi seguirà ovunque: quella di aver dato a me stesso la possibilità di esistere al di sopra della fatica e di aver imparato che se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare.”

(Rudolf Nureyev, da “Lettera alla danza”, 1992)

 

Foto di Allan Warren, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons