L’ inarrestabile ascesa del Duo Bellavista-Soglia

Raffaello Bellavista e Michele Soglia insieme a Alessandro Cecchi Paone (foto di Luca Concas)

“Two stars are born”: niente di meglio che parafrasare il titolo del noto film, per descrivere la carriera del Duo Bellavista-Soglia. Dopo pochi mesi dall’ ultima intervista che hanno concesso a VALIUM (rileggila qui), l’ascesa all’ Olimpo musicale di Raffaello Bellavista e Michele Soglia prosegue inarrestabile: il Festival estivo “Suoni e Parole. Un simposio informale tra le Pietre di Luna”, organizzato dal Duo alla Cava Marana di Brisighella, ha accolto ospiti illustri quali – per citarne solo alcuni – Ivano Marescotti, Lorenzo Kruger (il frontman della indie band Nobraino), Alessandro Cecchi Paone  e il Principe Maurice, registrando un en plein di pubblico senza precedenti. Ma non è finita qui. L’ Autunno è appena iniziato e si preannuncia già di fuoco, per i due talentuosissimi musicisti romagnoli. A partire dal 28 Settembre, giorno in cui si esibiranno al vernissage del pittore faentino Enrico Versari, Raffaello e Michele saranno coinvolti in un vortice di progetti talmente irrefrenabile da lasciare sbalorditi. Impossibile citarli tutti; vi anticipo solo, dandovi un’idea della loro portata, che il 5 Ottobre potrete applaudire il Duo Bellavista-Soglia al MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) di Faenza, il Festival della musica emergente, dove prenderà parte al concerto in programma a Piazza del Popolo dalle 19.45. Qualche nome relativo agli artisti che quella sera saranno sul palco? Morgan, i Negrita, Pietro Tredici, se possono bastare. Per approfondire il fortunato iter del Duo, ho intervistato Raffaello e Michele: il risultato è una conversazione che esplora a tutto campo il loro universo musicale. Sappiate, ad esempio, che l’ anima Crossover insita in entrambi potrebbe condurli nientepopodimeno che a Sanremo

La vostra estate è stata ben poco all’ insegna delle vacanze, ma fitta di performance musicali: “Suoni e Parole, un simposio informale tra le Pietre di Luna”, la seconda edizione del Festival che organizzate alla Cava Marana di Brisighella, ha visto alternarsi ospiti d’eccezione come Ivano Marescotti, Alessandro Cecchi Paone e il Principe Maurizio Agosti. Cosa ci raccontate di quelle straordinarie serate?

Il Duo Bellavista-Soglia ha creato l’Accademia del Melo Silvestre che si occupa di gestire due Festival, uno al Cardello di Casola Valsenio durante il mese di Maggio e l’altro a Brisighella, all’interno della Cava Marana, tra Agosto e Settembre. Quest’anno le presenze sono andate oltre ogni aspettativa, portando persone da ogni parte d’Italia per assistere a questi simposi. La formula è ormai consolidata: forti del nostro crescente consenso in ambito musicale, ci teniamo a portare quelle che sono le personalità dell’alta cultura italiana sul territorio per creare assieme a noi serate esclusive, valorizzando così quelle che sono le peculiarità dei nostri luoghi. Il primo incontro, incentrato sull’Inferno Dantesco, vedeva il celebre attore  Ivano Marescotti assieme a Franco Costantini dialogare in un connubio perfetto tra alta cultura e riferimenti alla cultura romagnola. Gli interventi letterari si alternavano alle musiche del Duo Bellavista-Soglia, che per l’occasione ha presentato brani in affinità con i temi trattati. La seconda serata è stata dedicata alla musica Indie e Crossover classica:  il Duo Bellavista-Soglia  ha presentato in chiave colta celebri brani come “Heroes” di Bowie, “Enjoy the silence” dei Depeche Mode, “Arrivederci” di Bindi… Ospite d’onore, il  cantautore Lorenzo Kruger, frontman dei Nobraino, che è stato intervistato  dal  patron del MEI Giordano Sangiorgi. La terza serata, incentrata su Ulisse, simbolo della ricerca della conoscenza, vedeva sul palco il noto giornalista televisivo e scrittore Alessandro Cecchi Paone, che ha letteralmente stregato il pubblico alternando momenti di altissima cultura ad altri di umorismo, in un perfetto connubio che ha reso fruibile ed interessante lo spettacolo ad un pubblico estremamente eterogeneo. Il Duo Bellavista -Soglia ha interagìto in perfetta affinità con il celebre accademico italiano, che ha mostrato grande interesse per questa formazione musicale. L’ultima serata era incentrata sulla figura di Carlo Goldoni, che fu più volte ospite della famiglia Spada a Faenza. Un ruolo del genere poteva essere affidato solamente ad un attore come il Principe Maurizio Agosti, che ha calzato i panni del più grande commediografo italiano: il veneziano Goldoni. L’incontro era moderato dal giornalista Pietro Caruso. Interessante è stato il percorso musicale che affiancava quello storico letterario, in quanto durante la serata si sono alternate celebri arie di Mozart e brani del Novecento legati al tema delle maschere.

 

La locandina del Festival “Suoni e Parole”, che si è tenuto alla Cava Marana di Brisighella

State vivendo un vero e proprio boom e, di conseguenza, anche la nuova stagione vi vedrà impegnatissimi. Il 28 Settembre sarete gli artefici del “commento musicale” al vernissage di Enrico Versari, un giovane ma già affermato pittore di Faenza, mentre il 5 Ottobre prenderete parte al MEI, il Meeting delle Etichette Indipendenti che (sempre a Faenza) celebrerà il suo 25mo con una tre giorni di concerti a cui parteciperanno artisti del calibro di Morgan, dei Negrita e dei Marlene Kuntz. Con quali aspettative e quale state d’animo state affrontando questo momento di gloria?

Sicuramente le aspettative sono alte, in quanto, io e Raffaello stiamo lavorando a ritmi serrati sia come concertisti che come direttori artistici di questi importanti eventi. Questi due aspetti sono in realtà facce della stessa medaglia:i Festival sono da noi considerati dei veri e propri laboratori creativi che alimentano la nostra sete di conoscenza, permettendoci di sperimentare e di mettere in atto il concetto di sinestesia unendo in un unico filo conduttore un messaggio culturale ed artistico trasversale. Logicamente sono situazioni importanti, sia dal punto di vista musicale che umano, poiché tutte queste esperienze ci permettono di venire a contatto con persone di spicco dell’alta cultura e di valorizzare il nostro territorio, dando lustro a palcoscenici naturali ancora poco noti al grande pubblico. Siamo entusiasti del percorso che stiamo facendo, perché la ricerca artistica svolta durante queste manifestazioni alimenta il nostro bagaglio culturale, arricchendo anche le nostre performance in giro per il mondo. Ne deriva che, proprio per questa indole eclettica, veniamo invitati ad esibirci anche in situazioni non convenzionali quali il vernissage di Enrico Versari, che sarà moderato da noi, ed anche il concerto del MEI del 5 Ottobre. Proprio quest’ultimo appuntamento sarà una situazione molto Crossover ed una sfida non indifferente, perché ci metterà a contatto con un pubblico molto vasto: per l’occasione abbiamo preparato alcune chicche che per il momento non vogliamo rivelare, una su tutte la rielaborazione colta di “Enjoy the Silence” dei Depeche Mode.

 

Il Duo insieme al poeta Franco Costantini e a Ivano Marescotti

Che rapporto avete con la fama? Vi state facendo strada velocemente e potreste prestissimo diventare delle celebrità a livello nazionale. Pensate che il successo vi cambierebbe?

Credo che il successo non ci cambierebbe…Rimarremmo sempre i soliti Raffaello e Michele che vogliono ottenere una cosa e lottano con tutte le forze per conseguirla. Certo è che dobbiamo stare attenti alle “malelingue” che, come è già capitato, ci attaccano per invidia o chissà che altro. Noi adoriamo il nostro pubblico, che ad ogni concerto è sempre più numeroso e caloroso e ci dà una grande energia per continuare a lottare per la nostra causa, ovvero portare la cultura musicale su larga scala. Concludiamo dicendo che il successo è sicuramente una condizione alla quale aspirare, ma non si deve a nostro avviso fare l’errore di sedersi sugli allori, perdendo quella tensione creativa alla base di ogni manifestazione artistica.

Qual è la vostra opinione riguardo i talent musicali? Li ritenete delle vetrine efficaci per i giovani?

I talent possono avere una duplice connotazione. Da un lato rappresentano una grande possibilità per portare il proprio talento su una piattaforma che dà una visibilità molto alta, dall’altro però bisogna fare attenzione a non caderne vittima, oppure ad esserne strumentalizzati. Mi spiego meglio. Un artista deve prima di tutto pensare al proprio messaggio, a quello che vuole trasmettere: a volte capita che alcuni, soprattutto i più giovani, per cercare di seguire le tendenze più in voga al momento finiscono per indossare dei panni non propri. In conclusione, bisogna a nostro avviso saperne prenderne il meglio senza snaturarsi.

 

Raffaello e Michele, raggianti, portano in trionfo Lorenzo Kruger, cantautore e frontman dei Nobraino

Il 14 Settembre scorso siete tornati a collaborare con lo strepitoso e poliedrico Principe Maurizio Agosti, alias Principe Maurice, che stavolta ha vestito i panni del commediografo Carlo Goldoni: parlateci di questa esperienza.

E’ stata una serata strepitosa ed il pubblico era davvero entusiasta, in quanto il Principe Maurice ha interpretato da par suo il grande Carlo Goldoni che ha vissuto realmente, per alcuni anni, in Romagna.La sua interpretazione è stata suggestiva, in quanto ha evocato con i costumi e le movenze il periodo settecentesco in cui visse il grande commediografo che nelle sue commedie ironizzò molto sulle debolezze umane con sorprendente modernità. L’idea di presentare il personaggio attraverso un’intervista, condotta mirabilmente dal noto giornalista Pietro Caruso, è stata particolarmente efficace poiché ha fatto emergere gli aspetti di contemporaneità dell’opera goldoniana ,collegando in un secondo momento l’estro e la figura istrionica del Principe Maurice ad alcuni stereotipi della commedia umana.

 

Il Duo insieme all’ istrionico Principe Maurizio Agosti, alias Principe Maurice

Tornando ai vostri progetti, so che vi accingete ad esibirvi nuovamente nei teatri, una location per voi ideale. In quali occasioni?

Per quanto riguarda i concerti in teatro, stiamo ancora lavorando al cartellone della stagione 2019\2020, ma ti possiamo già preannunciare alcune date significative tra cui il 16 Novembre al Teatro degli Animosi di Maradi,il 7 Dicembre nel prestigioso Istituto di Cultura Tedesca a Bologna e il 10 Marzo con un importante debutto al Teatro Alighieri di Ravenna all’interno della stagione promossa dall’ Associazione Angelo Mariani. Inoltre stiamo organizzando eventi in vari auditorium, sempre in forma di simposio, con artisti internazionali.

Avete un calendario di impegni che arriva al 2020, siete richiestissimi. Potreste darci qualche anticipazione sugli spettacoli che vi vedranno protagonisti l’anno prossimo?

 Il nostro Duo è nato circa due anni fa e di cose ne sono successe davvero molte: abbiamo fatto oltre 100 concerti in tutta Italia. I prossimi appuntamenti saranno, come sopraccitato, il vernissage del celebre pittore Enrico Versari, il 5 Ottobre in piazza a Faenza dove saremo sul palco assieme a grandi nomi come Morgan e i Negrita, il 16 Novembre saremo nel magnifico Teatro degli Animosi di Marradi. A Dicembre Raffaello Bellavista terrà un recital a Bologna, a fine Dicembre ci sarà il tanto atteso concerto di Natale a Casola Valsenio, mentre a Marzo il Duo sarà ospite della celebre associazione musicale Angelo Mariani e si esibirà in un cartellone con i nomi più importanti del concertismo internazionale. Inoltre Michele Soglia è alle prese con la registrazione di un disco metal con i Mourn in Silence e porta avanti la sua classe di percussioni con numerosi riconoscimenti.

 

Raffaello e Michele esultano dopo il successo del Festival “Suoni e Parole. Un Simposio informale tra le Pietre di Luna”

Voi e la contaminazione artistica, uno dei “marchi di fabbrica” del vostro esprimervi: dopo il Festival della Cava Marana, avete in programma nuove performance che vi permetteranno di esibirvi ”a più voci”?

Come hai perfettamente colto, la contaminazione artistica, l’eclettismo musicale con riferimenti alla base colta è il nostro DNA e marchio di fabbrica. A nostro avviso l’artista del nuovo millennio deve essere una figura non rinchiusa nella sua cupola di cristallo, ma essere conscio di quelle che sono le tendenze e gli sviluppi della cultura. Questa visione viene poi filtrata con quello che è il nostro background accademico e ne risulta una visione trasversale della musica. Partendo da questo concetto non possiamo ancora svelare molto, ma sia su Casola Valsenio che su Brisighella stiamo lavorando alla prossima edizione di quello che potremmo definire un “Duo Bellavista-Soglia and Friends” con ospiti internazionali con i quali abbiamo già parlato. Saranno degli eventi memorabili!

 

Da destra a sinistra: il Presidente del Parco della Vena del Gesso Romagnola Enrico Venturi, Michele, Raffaello, l’ Assessore al Turismo di Brisighella Gian Marco Monti e il sindaco di Brisighella Massimiliano Pederzoli (foto di Luca Concas)

Il foltissimo pubblico accorso al Festival

Per concludere, una domanda tra il serio e il faceto: vi vedremo mai a Sanremo?

L’Ariston sicuramente è un palco importante, ed esibirci in quel contesto ci piacerebbe molto. Sarebbe, inoltre, una grande opportunità per far conoscere il meraviglioso repertorio contemporaneo che proponiamo, senza dimenticare i nostri arrangiamenti Crossover classici. Siamo consapevoli che il nostro non è sicuramente un genere musicale sanremese, però noi siamo anche compositori ed abbiamo qualche “piccolo capolavoro” inedito nel cassetto: se non ci sbagliamo, a Sanremo bisogna presentarsi con un inedito. Vedremo se in futuro ci sarà qualche bella sorpresa….

 

Da destra a sinistra: il Principe Maurice, Michele, Raffaello, il giornalista Pietro Caruso e la pianista Maria Laura Berardo

Il Duo con Giordano Sangiorgi, patron del MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti)

 

Photo courtesy of Duo Bellasoglia-Vista

 

 

L’irresistibile magia del Teatro Equestre: conversazione con Silvia Elena Resta

Silvia e il suo cavallo Zar (foto di Maurizio Polverelli)

Di lei colpiscono subito gli occhi, magnetici e di un verde che vira all’ acquamarina. Sono occhi che accentuano l’ allure ammaliante della sua figura: Silvia Elena Resta è un’ amazzone e, in quanto tale, la circonda un alone quasi mitologico. Sembra una creatura senza tempo, difficilmente collocabile in un’ epoca ben precisa, mentre la silhouette flessuosa, lo sguardo fiero e volitivo rivelano le sue origini russe. Quel che è certo è che, quando pensiamo a lei, la immaginiamo inevitabilmente in sella ad uno splendido cavallo bianco. Oppure mentre manipola le fiamme, intenta in mirabolanti virtuosismi di giocoleria con il fuoco, o, ancora, nelle vesti di abile e sensibile falconiera. Le competenze di Silvia Elena Resta, infatti, partendo da una passione innata per l’equitazione, spaziano ad ampio spettro decretandola un’ artista oltremodo eclettica. Fondatrice della Compagnia di Teatro Equestre Le Zebre  (con sede equestre a La Baglina di Cesenatico e teatro situato a Gatteo, nella provincia di Forlì-Cesena), Silvia vanta un curriculum che annovera una precoce carriera agonistica, studi presso le scuole ippiche europee più prestigiose (come quelle di Doncaster e di Jerez de la Frontera), titoli di istruttrice sia nell’ ambito dello sport che dell’arte associati al cavallo. Tra i suoi ispiratori troviamo Mario Luraschi, Bartabas, il Teatro del Centauro di Manolo, che hanno contribuito a rafforzare in lei l’amore per l’ universo del Teatro Equestre: le evoluzioni degli eleganti quadrupedi, lo straordinario connubio di equitazione ed arti performative circensi inscenato da questa amazzone dall’ “anima russa” (prendendo in prestito il titolo di una delle sue performance), rappresentano i punti di forza degli spettacoli che allestisce. L’abbiamo vista protagonista di show come – solo per citarne alcuni – “Madame Butterfly”, “Amarcord” (grazie al quale è risultata vincitrice della Rassegna delle Regioni a Cavallo di Leonessa), ed ospite d’eccezione di eventi tra cui spiccano il “Gran Ballo della Cavalchina” di Venezia, svariate edizioni di “Horse Lyric” e “Oriental Image”, oltre che la prima tappa italiana del tour “Appassionata”. Per saperne di più, leggete cosa mi ha raccontato Silvia nell’ intervista che segue.

La tua passione per l’equitazione si è rivelata quando eri ancora una bambina. Come è cominciato, tutto?

L’ inizio del mio avvicinamento ai cavalli è stato casuale. E’ stato mio nonno Luigi a portarmi nel maneggio, o meglio, nel centro di addestramento di un’amica di famiglia, perché in quel periodo lui lavorava per la rivista equestre “Western Journal”. Tant’è che io ho iniziato con la monta western, con i cavalli di razza americana, facendo successivamente delle gare e vincendo, tra l’altro, un paio di titoli italiani quando avevo solo 12-13 anni. Andavo già a cavallo e gareggiavo quando a una fiera di Verona vidi lo spettacolo di un bravissimo addestratore italo-francese, Mario Luraschi, che si è esibito in una performance medievale da brividi. Ne sono rimasta incantata al punto tale da pensare “Anch’io voglio fare questo tipo di spettacoli!”, sia per passione personale che per regalare emozioni al pubblico: quando cavalchi, si sviluppa un’energia che da te passa al cavallo, contagia gli altri artisti in scena e, infine, lo spettatore; è come regalargli un sogno. Dopo le mie esibizioni sono in molti a farmi i complimenti, ricevo tante lettere soprattutto da ragazze che si immedesimano in me, perché i personaggi femminili che interpreto –  da Giovanna d’Arco a Madame Butterfly  –  appaiono come qualcosa di estremamente bello e realizzabile. In pochi minuti di spettacolo, tra il fuoco, i cavalli e le musiche, la gente si sente trasportata altrove, in un universo fantastico. E’ quello che desideravo, e sembra che io sia riuscita ad ottenerlo! Nel corso degli anni mi è costato impegno e fatica, tanto più che non esisteva una scuola di formazione ad hoc e i miei genitori trovavano difficile persino solo immaginare cosa avrei voluto fare.

 

Silvia e Zar nel backstage di un set fotografico moda per “Fisico”

Buona parte della tua formazione si è svolta all’ estero. Hai notato un approccio diverso, oltreconfine, rispetto all’ universo equestre?

In alcuni stati sono più avanti. Il Teatro Equestre è nato in Francia perché le sovvenzioni dallo Stato a livello artistico sono cospicue: questo certamente influisce e ha fatto sì che siano sorte delle scuole. La massima cultura nel settore l’ho riscontrata in Spagna, in Portogallo, anche se, in generale, trovo l’ambiente legato al mondo dei cavalli un po’ troppo indietro rispetto a come potrebbe essere, nei confronti dell’approccio con gli animali. Perché per approcciarsi bene, fare una buona esecuzione ed imparare veramente a comunicare con i cavalli ci vuole davvero tanto impegno, ma non tutti sono disposti ad impegnarsi a fondo. E’ un po’ come la danza classica, bisogna allenarsi tutti i giorni e mettersi in discussione su ciò che si fa in maniera corretta o meno. Io ho iniziato con delle buone basi, però nel corso del tempo ho provato un po’ tutte le metodologie, anche sbagliando; l’importante è che tu dica “Ok, questo metodo non va bene quindi lo cambio”. L’ impegno aumenta, poi, quando all’ aspetto della tecnica equestre devi aggiungere quello artistico, per cui è necessario avere una formazione teatrale, musicale, di danza, perché devi muoverti in scena e solo lo studio di tutte queste discipline ti permetterà di ottenere un buon risultato. A Versailles c’è l’Accademia di Bartabas, ma in Italia non esiste una scuola che ti istruisca ad ampio spettro: devi spostarti ed imparare un po’ dall’ uno e un po’ dall’ altro nei vari ambiti. Qui non abbiamo aiuti da parte dello Stato, servirebbero buone iniziative promosse da privati. Anzi, già che ci sono, vorrei approfittare di questa occasione per lanciare un appello ed invitare uno sponsor, un mecenate, a interessarsi dell’arte equestre e ad erogare delle sovvenzioni. Sarebbe la soluzione ideale, perché di artisti che si impegnano ce ne sono, ma è un lavoro che non porta a grandi incassi e le spese superano le entrate abbondantemente.

 

Un set fotografico romantico e “d’altri tempi” in Portogallo (foto di Debra Jamroz)

Discendi da una nobile famiglia di origini russe: tra i tuoi antenati figurano il poeta Vassili Sumbatoff, tuo bisnonno, e il drammaturgo (oltre che direttore del Piccolo Teatro di Mosca) Sumbatoff Yuzhin, ma anche una stirpe di cavalieri Giorgiani e Armeni. Che influenza hanno avuto, in te, le tue radici russe e soprattutto, quando le senti riaffiorare?

E’ qualcosa che appartiene al mio DNA, perché fin da bambina – pur non essendo psicologicamente influenzata dalle mie origini russe – fantasticavo di cavalieri, falconieri, combattimenti…In me l’idea del contatto con gli animali era innata, pensavo solo a loro. Non ho mai avuto bambole o cose del genere; volevo il costume da Moschettiere, da Cavaliere della Tavola Rotonda, da Principessa mai. Quindi, le mie radici sono un tutt’uno con il patrimonio genetico: non è un caso che in molti, quando mi incontrano per la prima volta, mi chiedano se sono russa. Poi, nel momento in cui ho conosciuto meglio la storia di famiglia, devo dire che l’ho trovata molto interessante sia dal punto di vista artistico che umano, perché i miei antenati ne hanno passate di tutti i colori ma non si sono arresi, sono rimasti onesti ed apprezzabili, non hanno mai perso il valore dell’amore in senso lato. Non arretrando davanti a nessun tipo di avversità, mi hanno trasmesso quell’ idea di onore quasi cavalleresco che va al di là dell’essere cavalieri. Il mio bisnonno poeta, tra l’altro, apparve anche in un film con Gassmann intitolato “La figlia del Capitano”, mentre mia nonna e mia zia facevano le comparse a Cinecittà per sbarcare il lunario. Arrivati dalla Russia come Principi, i miei in Italia erano semplicemente dei profughi. Però hanno mantenuto sempre una dignità molto spiccata, valorizzando la cultura ed esprimendo di continuo il loro talento artistico. Mia nonna e mia zia, infatti, alla fine aprirono una scuola di danza classica. Ma io decisi che non avrei mai fatto la ballerina, perché non mi piaceva portare il tutù! Mi sono un po’ pentita…La danza l’ho coltivata in un modo diverso e un po’ più avanti nel tempo. Nell’ arte equestre ho fuso tutti gli elementi che amavo: il fuoco, la falconeria, i cavalli, la danza e persino la musica, che è parte integrante della mia vita anche se non suono nessuno strumento. L’unica cosa di cui mi rammarico è la difficoltà di trovare i canali giusti, perché le mie performance, come quelle di molti altri artisti (danzatori, acrobati, musicisti…), potrebbero valorizzare tanti luoghi e tanti eventi. L’arte equestre, ad esempio, potrebbe essere introdotta nei musei piuttosto che nei borghi; anche gli eventi live, anziché rientrare solamente nell’ ambito, che so, della rievocazione storica piuttosto che della discoteca, del gala o del meeting aziendale, sarebbero ancor più sorprendenti in tutte quelle situazioni in cui non ti aspetteresti mai di vedere un cavallo, come appunto un museo o altre location particolari.

Qual è stato il momento in cui hai deciso che il tuo amore per il mondo dei cavalli sarebbe diventato un lavoro?

E’ stata una cosa quasi fisiologica, naturale…A conti fatti, l’ho deciso da bambina. C’è stato anche un periodo in cui avrei voluto fare la regista, perché amo molto il cinema. Però in quell’ ambito avevo pochi agganci, non c’era qualcuno che mi potesse direzionare, perciò sono rimasta con i miei cavalli. Poco a poco ho pensato di donare un aspetto artistico alle mie performance, e gli spettacoli sono diventati una parte sostanziale del mio lavoro; ma non ho mai trascurato le attività inerenti all’ addestramento dei cavalli e all’ insegnamento dell’equitazione, che per me continuano ad essere delle grandi passioni. L’esperienza artistica rappresenta, anzi, un valore aggiunto e mi dà la possibilità di affrontare temi tipo le difficoltà che un cavallo può riscontrare nei confronti di elementi inusuali come il fuoco, la musica ecc…L’ aspetto diciamo così, “teatrale”, inoltre, può essere applicabile anche all’ insegnamento equestre perché ha dei valori simili, interessanti per chi impara ad andare a cavallo e a rapportarsi con i cavalli. La decisione vera e propria di lavorare nell’ ambiente equestre, forse, l’ho presa la stessa sera in cui ho assistito allo spettacolo di Mario Luraschi. E’ stata una scelta che è andata maturando piano piano, ma quando l’ho abbracciata sapevo che non l’avrei abbandonata mai più. E’ stato difficile, in certi momenti. Mi dicevo “Basta, tutto questo non succederebbe se facessi un lavoro “normale”!”…A volte ero totalmente sconfortata. Ma quando la gente ti chiama, sollecita uno spettacolo, l’arte poi ti trascina. Nella mia vita l’arte equestre è stato un amore corrisposto, che mi ha restituito parecchio in termini di emozioni, di conoscenze e di soddisfazioni.

 

Silvia, Zar e Elisa (foto di Manuel Zarrelli)

Cosa rappresenta, per te, esibirti in sella ad un cavallo?

La sella è un po’ il prolungamento del tuo corpo, ti tramuti in un tutt’uno con qualcuno con cui devi capirti molto bene e collaborare. E’ come ballare in coppia, e sono io a condurre. Sin dall’ inizio hai la sensazione di essere trasportata altrove, le zampe del cavallo diventano un po’ le tue gambe e tu diventi qualcos’altro: c’è dell’elettricità. Malgrado sia impegnativo, perché allenarsi tutti i giorni è una fatica, quando arriva il giorno dello spettacolo è sempre un’emozione. Soprattutto perché l’emozione, poi, la leggi negli occhi degli spettatori e capisci che funziona!

 

Silvia e il suo adorato Fidalgo

Nella vostra compagnia, Le Zebre, figurano acrobati, trampolieri, giocolieri con il fuoco, amazzoni, falconieri…Puoi raccontarci come le magiche arti che padroneggiano interagiscono tra loro?

Sempre nei termini di inscenare una danza insieme. Possono esserci i giocolieri con il fuoco tutt’intorno piuttosto che una danzatrice che si relaziona con me e con il cavallo, piuttosto che l’acrobatica aerea…E’ ogni volta un interagire, un creare vari quadri collettivamente. Poi, ad esempio, c’è uno spettacolo intero sul Barocco, il mio sulla Madama Butterfly – tutto incentrato sul kabuki e sulle arti orientali – ed altri, ancora, in cui le musiche e i costumi contribuiscono a interpretare uno stile o magari un’epoca. Uno show molto bello è dedicato al Minotauro ed alla sua leggenda: un acrobata sui trampoli è vestito da Minotauro e tra di noi c’è un inseguimento che ricorda un po’ il Rejoneo, la corrida a cavallo, ma con un trampoliere invece del toro. E’ importante che ci sia feeling, che tutti gli artisti che lavorano allo spettacolo amino gli animali, i cavalli, questo ambiente…Normalmente, però, tutti collaborano molto volentieri.

 

Silvia durante una performance di giocoleria con il fuoco (foto di Claudio Silighini)

La falconeria è entrata a far parte delle tue performance equestri. Come nasce, e perché, il tuo interesse per il falco?

Fin da ragazza ero affascinata dai falchi, poi ebbi l’occasione di conoscere un falconiere che aveva anche un cavallo e ho fatto un po’ di gavetta da lui. Aiutandolo nel suo lavoro, poco a poco ho imparato la pratica della falconeria. Quello che mi intrigava di più era il fatto che un animale così, completamente libero, tornasse da me e volevo iniziare a capirne le dinamiche. Oggi, per esempio, con il cavallo si fa molto lavoro di Horsemanship, una tecnica che consiste nel tenerlo in libertà per poi farlo riavvicinare, nel fargli fare degli esercizi senza toccarlo. Queste nuove tecniche hanno a che fare con aspetti squisitamente etologici, bisogna conoscere bene le caratteristiche della specie; sono tutte metodologie applicabili anche alle relazioni umane, tant’è che io ho fatto diversi team building su questi temi. Osservare chi hai davanti ti aiuta a capire come ti stai comportando tu, perché le persone pensano di fare certe cose ma fisicamente si contraddicono: comunicare senza parlare è un metodo utile per comprendere gli altri e di conseguenza se stessi. Anche il rapporto con gli animali dipende da come ti poni, fondamentalmente devi essere capace di controllarti. E’ una condizione non solo fisica, bensì psicologica. Le tecniche addestrative più moderne, quelle che hanno una base etologica e scientifica, sono molto interessanti sia per quanto riguarda i cavalli che i rapaci. Io in casa ho un falchetto, si chiama Cid (come El Cid Campeador, il celebre condottiero spagnolo) ed è uno di famiglia. Fa gli spettacoli con me, è bravissimo, però al di là del fatto che lavoriamo insieme mi piace averlo vicino.

Puoi raccontarci un aneddoto indimenticabile associato ad una tua esibizione?

Te ne posso raccontare due. Uno riguarda l’evento della Cavalchina (con la direzione artistica di Antonio Giarola e la collaborazione di Bruno Baudino e Freddy Bazzocchi): entrai a cavallo al Teatro La Fenice di Venezia e, per l’occasione, facemmo volare al suo interno una miriade di falchi. E’ stato qualcosa di spettacolare! Tutto ciò dimostra che i cavalli possono essere portati in luoghi non comuni, dove non si penserebbe mai che possano entrare e invece possono farlo, creando peraltro un effetto mozzafiato. In quell’ occasione ho avuto il piacere di conoscere Maurice Agosti, a riprova del fatto che queste situazioni sono magiche anche perché si incontrano persone magiche, con le quali si intrecciano rapporti che durano una vita. Un altro aneddoto molto bello l’ho vissuto al Mazda Palace di Milano, dove mi esibivo con Fidalgo: il mio cavallo preferito, un cavallo albino con cui ho fatto i miei spettacoli più importanti. Purtroppo, è morto tre anni fa. Eravamo a Milano per “Appassionata”, la tournée di una compagnia tedesca di alto livello che era approdata nel Bel Paese per la prima volta e mi aveva voluto come guest italiana. La mia performance aveva il sottofondo della “Lucia di Lammermoor” cantata dal vivo da una bravissima cantante lirica islandese, c’era il pienone, la location era meravigliosa. Io e il mio cavallo eravamo al top, tra noi c’era il feeling di due anime gemelle. Fidalgo imparava a memoria tutte le coreografie e quando si apriva il sipario, nel silenzio che precedeva l’inizio del brano musicale, lui cacciava un gran nitrito per salutare il pubblico: era impressionante! Poi, partiva con gran baldanza. In quel momento vivevo sensazioni da brividi! Fidalgo è persino apparso in uno spot con Valentino Rossi. Rimane il mio cavallo del cuore, aveva un modo di calcare la scena da vero artista! Adesso, invece, con me c’è Zar.

 

Il backstage dello spot Fastweb. Da sinistra a destra: Valentino Rossi, Silvia, Fidalgo, Claudia e Giulia

Se Silvia Elena Resta non fosse un’artista equestre, cosa farebbe nella vita?

L’astronauta! O magari la regista, come ti dicevo, data la mia passione per il mondo cinematografico.  Non sarebbe così semplice, però ho notato che tante cose che non mi sembravano semplici poi sono riuscita a farle…quindi! Diciamo che in questo momento, più a livello pratico, sono molto impegnata nel far funzionare la struttura – con sede fisica vicino a Cesenatico – che ho destinato a location stabile per le nostre esibizioni. Se ho mai pensato di fare la stuntman? Sarei dovuta andare negli Stati Uniti, credo: qui le stuntman femminili non sono ricercatissime. Bisognerebbe trasferirsi a Hollywood, dove di film ne producono a bizzeffe!

 

Silvia, Fidalgo e il falchetto Cid (foto di Paola Paris)

Quali sono i tuoi progetti a breve termine? Ce n’è qualcuno di cui ci vorresti parlare?

C’è un progetto ancora top secret, posso soltanto dirti che avrà a che fare con lo sport…Ma non è a breve termine. Invece in questo periodo, soprattutto in Emilia Romagna, stiamo facendo una miriade di spettacoli con il fuoco oltre che con i cavalli. Ne avremo uno molto carino in stile western – e sarebbe la prima volta, per noi –  qui a Cesena: ho ritrovato un po’ le mie radici. Avendo la possibilità di fare dei sopralluoghi prima, intuisco molto bene quali sono gli spazi che possono accogliere i cavalli. Pensa che Mario Luraschi ne ha portato uno persino nel ristorante della Torre Eiffel! I cavalli possono andare in tanti posti. Per esempio, in Francia, Manolo e i ragazzi del Teatro del Centauro hanno fatto delle performance equestri in cui passeggiavano in centro, nei treni, in stazione…Sono cose assolutamente fattibili. Per questo ti dico che sarebbe molto bello trovare qualcuno, uno sponsor, non solo per uno spettacolo, ma magari per delle performance artistiche continuative che condurrebbero i cavalli nei luoghi più inaspettati. Tornando ai miei progetti, c’è quello della nostra location fissa: non sarà finalizzata solamente alle esibizioni, ma anche alla formazione di altri artisti e di tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo equestre.

 

Photo courtesy of Silvia Elena Resta

 

 

Sulle tracce del Principe Maurice: ciak, si gira! Alla Biennale del Cinema il lancio di una nuova carriera

Il Principe all’ evento “Reaction” di Kiev

L’ incontro tra me e il Principe, complici anche l’ Estate e le vacanze, è avvenuto a Riccione. Nella “perla verde dell’ Adriatico“,  seduti a un tavolino del Victor Bistrot, tra un calice di bollicine e l’altro abbiamo conversato del più e del meno, degli eventi a cui Maurice aveva preso parte e di quelli con cui avrebbe inaugurato la nuova stagione. Gli aggiornamenti, d’obbligo vista la portata delle ultimissime notizie, sono però avvenuti via telefono e pochi giorni dopo l’ apertura della Biennale del Cinema di Venezia. Non è un caso che il cinema, come potrete leggere in questa intervista, sia il nucleo attorno al quale ruota un’ importante iniziativa che vede il Principe Maurice direttamente coinvolto: rappresenterà un’ autentica svolta per la sua già di per sè eclettica carriera. Ma non voglio spoilerarvi altro, rovinandovi il piacere della sorpresa…Qualche anticipazione sui personaggi, sulle location e sugli eventi citati qui di seguito dall’ icona del Teatro Notturno? Vi dò solo alcuni indizi, sicura che (come sempre) ne rimarrete intrigati: in ordine rigorosamente di apparizione, Riccione, la Reunion al Peter Pan, Palma di Maiorca e Ibiza Global Radio, Grace Jones e il Brighton Pride Festival, Kiev e la serata Reaction, la 76ma Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia, l’ appuntamento seral-notturno alla Terrazza Biennale insieme al dj Francesco Trizza e via dicendo. Dulcis in fundo, viene presentato proprio oggi, alle 11, nello Spazio Veneto dell’ Hotel Excelsior di Venezia, il progetto che darà il via “col botto” alla carriera cinematografica di Maurizio Agosti Montenaro Durazzo alias il Principe Maurice. Come vedete, il mio spirito giornalistico ha prevalso e ho ceduto inesorabilmente alla succosità della notizia. Per saperne di più, tuttavia, non vi resta che continuare a leggere.

“L’Estate sta finendo”, come cantavano i Righeira tempo fa. Ma quella del Principe Maurice credo che sia stata un’Estate a dir poco rutilante: Riccione, Brighton, Palma di Maiorca, Kiev sono state solo alcune delle tue tappe. Immagino che avrai molto, anzi moltissimo da raccontarci…

Direi proprio di sì! Cominciamo con Riccione che, orfana del Cocoricò, è ancora molto viva grazie alle sue spiagge che sono diventate i nuovi contenitori del divertimento. A partire dal Samsara Beach, che ha funzionato alla grande avvalendosi di dj di prestigio e soprattutto della formula di fare discoteca durante il giorno, per tutto il pomeriggio fino all’ora dell’aperitivo – eccetto alcuni eventi che, comunque, non terminano mai oltre la mezzanotte. Ecco, diciamo che l’aver spostato il club sulla spiaggia ha anche anticipato i tempi di chiusura e di apertura del divertimentificio riccionese. Sempre in spiaggia si è tenuta una grossa produzione curata dall’ Altro Mondo Studios, la Rimini Beach Arena, ricca di eventi stratosferici come il Circoloco che da Ibiza è arrivato in pompa magna fin lì. La novità importante, quindi, è che Riccione attira ancora i giovani grazie al suo litorale, però questo fa del divertimento una realtà prettamente stagionale. Tra gli show a cui ho preso parte c’è stata una serata molto bella, una reunion dei dj più importanti sia legati al Cocoricò che ad altri circuiti del movimento techno anni ’90: si è tenuta al Peter Pan. E’ stato fantastico ritrovarci tutti a questa grande festa dove il 90 % del pubblico danzante sfoggiava le t- shirt del Cocoricò e memorabilia varia! E soprattutto è stato molto emozionante vedere come la Piramide, seppur chiusa, rimane nel cuore e nella memoria non solamente della “old school”, ma anche dei giovani che l’avevano cominciata a conoscere di recente. Passiamo a Brighton e al Brighton Pride Festival, bellissimo, dislocato in tutta la città ma più che altro nei suoi parchi. Ospite d’eccezione di questo straordinario evento è stata Grace Jones, protagonista di un live pazzesco. Io, invitato da Grace in persona, ho avuto il piacere di frequentarla per tre giorni e per tre notti. Mi ha voluto sul palco con lei, quindi ho adattato la mia mise alla sua dipingendomi anch’io io il volto con dei graffiti tribali alla Keith Haring. E’ stato molto divertente: Grace è sempre una grande, grande, grande artista nonostante sia alla soglia dei 70 anni. Per cui, ragazzi, sappiate che esistono dei personaggi che non hanno età! Il concerto di Brighton – con 25.000 persone partecipanti e sold out già da due mesi – è stato per me un’autentica botta di vita, perché l’energia che ti arriva da un’artista così e dal suo pubblico è qualcosa di meraviglioso…A Palma di Maiorca ho preso parte invece ad un evento molto chic, il White Party dell’Hotel a cinque stelle Portals Hills, di cui ho curato la parte lounge a bordo piscina. Il pubblico, ultra raffinato, ha gradito tantissimo; anche perché per me è stata la prima collaborazione con Ibiza Global Radio, dalla quale provenivano i tre dj che, rispettivamente, hanno seguito la parte pre-serata, curato la diretta radiofonica dell’evento e la discoteca. Non erano abituati ad avere un executive, un vocalist, un animatore, chiamatemi come volete, e sono rimasti stupefatti! Quello con Ibiza Global Radio è un nuovo, bellissimo canale che per me si è aperto e chissà che non porti a sviluppi radiofonici nelle Baleari… Arriviamo infine a Kiev, dove la Kuzmenko PR & Events ha organizzato una splendida serata Reaction. Il format, che avevo creato per il Plastic, era piaciuto e avevano voluto prenderlo a scatola chiusa per presentarlo non in una situazione di grande club, ma di club esclusivo: all’ evento erano presenti solo 100 persone in tutto, tra cui personaggi talmente importanti che non sono autorizzato a citare. La location era davvero deliziosa, il suo nome è Fregat…si tratta di uno yacht club esclusivo sul fiume Dnepr: lì hanno voluto provare il mio format in attesa di adottarlo, e poi replicarlo, in club più grandi. E’ stata una sorta di preview di lusso dove ho potuto esprimermi liberamente e, devo dire, con un ottimo successo. Ero accompagnato da una ballerina del Teatro dell’Opera di Kiev, Margot Gozalyan, che si è esibita ne “La morte del cigno” sulle note di un sound elettronico, ma era presente anche il mio fido Daniel Didonè che ha letteralmente ammaliato le signore dell’alta società ucraina. La parte dance, invece, è stata curata dal dj veneziano Joe Frattin, che ha dato vita a un set estremamente coinvolgente. Prima della serata Reaction, però, sono stato invitato al vernissage del pittore lussemburghese di origine italiana Claudio Rosati, un mio amico. La sua mostra occupava un piano intero del Museo di Storia di Kiev e non c’è bisogno di dire che ha riscosso un successo enorme. E’ in quell’occasione che ho reincontrato il dj Francesco Trizza, occupato nel dj set dell’opening: ci eravamo conosciuti a Milano, al Bar Martini di Dolce & Gabbana dove si esibisce in pianta stabile. Trizza è un “luxury dj” e ha creato un nuovo filone musicale, elegantissimo ma molto coinvolgente, che accompagna gli eventi di lusso. Sono rimasto entusiasta della sua musica al punto tale che abbiamo pensato di creare insieme una situazione easy e prestigiosa al tempo stesso alla Mostra del Cinema di Venezia sulla Terrazza Biennale del Masterchef Tino Vettorello, da dove passano (e rimangono a mangiare, bere e divertirsi) tutte le star e gli operatori del mondo del cinema oltre agli appassionati.

 

Durante la Reunion al Peter Pan con Cirillo Dj

Insieme a Margot Gozalyan, che danza “La morte del cigno” all’ esclusiva serata tenutasi al Fregat Yacht Club di Kiev 

Vorrei soffermarmi sulla figura di Grace Jones: l’hai definita “uno dei due più grandi amori della tua vita”. Cosa provi, oggi, quando la incontri? Qual è il rapporto che vi lega?

C’è lo stesso grande amore, una grande affinità dell’anima. Dai tempi della nostra relazione sono maturato artisticamente, per cui riusciamo ad essere – anche se non mi metto certo al suo livello! –  un po’ più alla pari, a scambiarci degli spunti. E poi, devo dire che c’è ancora molta attrazione. Grace è per sempre nel mio cuore. Anche se le nostre vite si sono separate, quando ci rivediamo è come se ci fossimo lasciati il momento prima: è uno di quei rapporti che non hanno né tempo né spazio. Certo, il rammarico è che, vivendo lei molto di più in Giamaica, ora ci incontriamo meno frequentemente; ma tutte le volte che arriva in Europa io faccio il possibile per raggiungerla, perché insieme stiamo veramente bene. E’ un punto di riferimento assoluto della mia vita: tra noi c’è intesa, alchimia…Il nostro rapporto è veramente ad altissimi livelli sia umani, che artistici. E vederci è sempre una gioia reciproca!

 

On stage al Brighton Pride Festival

Venezia in questi giorni è di nuovo sotto i riflettori, grazie alla Mostra del Cinema e ai suoi fasti. Corre voce che anche il Principe, quest’ anno, lì stia presentando un progetto speciale. Che ci dici al riguardo?

Esatto: si tratta di un progetto cinematografico. Ha il patrocinio della Film Commission e, siccome la burocrazia è abbastanza lenta, questo un po’ ha rallentato i tempi di esecuzione, ma a Venezia verrà presentato un film di cui sono il protagonista. Non sto parlando di “Ca’ Moon” bensì di una nuova sceneggiatura, molto brillante, molto dinamica, molto bella, che ha trovato una via preferenziale perché sviluppa un tema di attualità come quello dell’immigrazione. Il film verrà sicuramente girato entro la fine dell’anno e lo presenteremo ufficialmente il 5 Settembre, alle 11.00, nello spazio Regione Veneto all’ Hotel Excelsior. Una volta che un progetto viene annunciato in queste sedi significa che è assolutamente conclamato, quindi posso dirti che comincerò una nuova carriera nel cinema! Avevo già fatto dei camei, poi c’era stato il mio #Tribute, che però era un docufilm…Stavolta, invece, farò proprio l’attore e reciterò un ruolo importante. Non posso dirvi nulla della progettazione, è ancora work in progress…Ma è importante dire che, dato che la pellicola è parzialmente finanziata dalla Film Commission ma consistentemente finanziata da privati, la sera del 5 Settembre il nostro produttore riceverà un Leone di Vetro per il suo impegno nell’ industria cinematografica. Recitare mi intriga tantissimo, mi sento pronto per farlo come mi sento pronto per fare televisione…Vi metto una pulce nell’ orecchio, perché anche in quel senso c’è qualcosa che bolle in pentola!

 

Red carpet in black and white alla Biennale del Cinema di Venezia

A proposito di cinema: cosa rappresenta e cosa ha rappresentato, il cinema, nella tua vita?

Il cinema è un’arte assoluta, per me: è l’arte dei sogni, delle suggestioni, ma anche della realtà. E’ un racconto diretto, un potente mezzo di comunicazione che veicola tutto, dalla fantasia più sfrenata (non a caso io adoro i film Fantasy) fino alla realtà più cruda. A me il cinema ha sempre suggestionato tantissimo. Sono un amante dei film d’antan, a partire da quelli del cinema muto – il mio Nosferatu si riferisce proprio a quello di Murnau del 1922 – per arrivare al cinema degli anni ‘30, ‘40, ‘50 con le grandi star hollywoodiane, indimenticabili e meravigliose icone. Anche il cinema attuale mi piace, non tutto ma ci sono cose che mi intrigano. Infatti sono alla Mostra del Cinema anche per vedere che c’è di nuovo, pur non disdegnando la celebrazione di registi e di attori conclamati. Insomma il cinema lo amo, è un’arte che amo sin da quando ero bambino e sono felice di poter finalmente entrare a far parte di questo universo, in punta di piedi e con grande rispetto, come interprete.

Con il direttore della Biennale del Cinema Alberto Barbera

Se avessi la chance di diventare un attore a tempo pieno ma dovessi abbandonare il Teatro Notturno e le tue performance, pensi che lo faresti?

Non abbandonerò mai il Teatro Notturno! Potrebbe diventare, anzi, una mia forma di interpretazione anche cinematografica. Il Teatro Notturno è dentro di me, nelle mie fibre…Qualsiasi cosa succeda io cercherò sempre e comunque di comunicare in maniera diretta con il pubblico, non solo attraverso lo schermo cinematografico o televisivo: trovo che sia molto importante. Per cui non preoccupatevi, anche se dovessi diventare una star di Hollywood farò il Teatro Notturno a Hollywood!

 

Al White Party dell’ Hotel Portals Hills di Palma di Maiorca

Daniel Didoné al White Party. A destra, la postazione di Ibiza Global Radio

Siccome sono molto curiosa, ti chiedo di citarmi tre nomi: il regista, l’attore e l’attrice che preferisci e perché!

E’ una scelta molto difficile, perché ogni attore, ogni regista che mi ha colpito aveva un suo stile, un suo modo di comunicare e un suo argomento da sviluppare. Posso dirti che un regista che mi intriga moltissimo indubbiamente è Kubrick, perché pur avendo usato tecniche completamente dissimili da un film all’ altro tanto da sembrare ogni volta un regista diverso, ha mantenuto quello che è il suo leitmotiv, la disfatta dell’uomo: dell’uomo che arriva a raggiungere il massimo della soddisfazione in tutto, ma non riesce a mantenere questo status e in qualche modo desidera distruggerlo. Se ci fate caso, in qualsiasi film di Kubrick c’è questa inquietudine dell’uomo nei confronti della tecnologia, del successo, anche dell’amore. Guardate il suo ultimo film, per dire. “Eyes wide shut” è una meravigliosa storia d’amore che viene rovinata da una voglia di ricerca che diventa morbosa, e quando i protagonisti ritornano sui propri passi qualcosa è inesorabilmente cambiato. Io che sono un grande sperimentatore, un curioso delle tecniche di espressione, amo soprattutto il fatto che ogni film di Kubrick differisca dall’ altro. Anche nella fotografia…Ad esempio, negli interni di “Barry Lindon” usa solo la luce delle candele: un dettaglio che a me ha suggestionato tantissimo. Con i mezzi dell’epoca, che non erano certo quelli di oggi, è riuscito a fare un excursus di tutti i modi di vedere la realtà e la fantasia che lo rende un unicum assoluto. Per quanto riguarda l’attore, resto in Italia e ti rispondo Mastroianni. Mi piaceva moltissimo, lo trovavo di una bellezza, di una raffinatezza che lo mettevano al pari delle grandi star hollywoodiane e di una bravura incredibile nell’ interpretare tanti tipi di personaggi. Come attrice, e c’è un motivo personale, scelgo Silvana Mangano. Silvana Mangano perché mia madre le somigliava come una goccia d’acqua: pensa che la costringevo tutte le estati ad andare all’ Hotel Des Bains al Lido per fare “Morte a Venezia” con me, e lei si prestava a fare la contessa! Ero molto fiero di questa somiglianza, ma devo dire che a parte questo lato un po’ simpatico, bizzarro e malinconico nei confronti della mia straordinaria madre, effettivamente Silvana Mangano, che esordì come pin up, poi diventò un’attrice di un’intensità pazzesca. Anche il suo penultimo ruolo, quello della Reverenda Madre Ramallo in “Dune” di David Lynch, lo interpretò in modo eccelso pur essendo già molto malata.

 

A Palazzo Labia insieme alla performer Florence Aseult

Parlando ancora di Mostra del Cinema, hai qualche progetto inerente all’ edizione in corso?

Certo. Oggi è il 31 Agosto (data dell’intervista, ndr.) e mi accingo a far vivere un affresco di Tiepolo a Palazzo Labia, sede della RAI, per un gala ufficiale dedicato alla delegazione cinese e giapponese del Ministero della Cultura sezione Cinema: esalteremo la magia veneziana donando vita, in modo tridimensionale e performativo, al famoso affresco di Antonio e Cleopatra che si trova nel Salone delle Feste. Amo molto contaminare le arti e grazie al contributo di Stefano Nicolao, che è un grandissimo costumista e ha riprodotto esattamente i costumi della composizione pittorica, faremo una performance che lascerà a bocca aperta i nostri ospiti orientali. Io parteciperò nelle vesti di Maestro di Cerimonie, sarò un Casanova fuori dal tempo e dallo spazio, mentre il tableau vivant è di carattere rinascimentale ed è stupendo come d’altronde lo stesso affresco, che riproduce un pranzo tra Antonio e Cleopatra: lei scioglie una perla nell’ aceto per dimostrare quanto sia ricca e prestigiosa e mostra il seno quasi con arroganza, consapevole della propria bellezza.

 

Cleopatra nell’ affresco del Tiepolo

Stasera ci sarà anche il party in black and white di Vanity Fair, al quale accompagnerò la mia amica carissima Yvonne Sciò che ha una straordinaria carriera di attrice a Los Angeles. C’è tanta mondanità, a Venezia, durante la Mostra del Cinema! Ma l’unica mondanità inerente al Lido è quella, come vi ho già accennato, della Terrazza Biennale. Apro una parentesi: a me piace che si diano molte feste, ma mi dispiace che vengano organizzate in città e non al Lido, perché questi 10 giorni di festival dovrebbero essere il suo trionfo. Quindi il nostro tributo al Lido io e il luxury dj Francesco Trizza lo realizziamo alla Terrazza Biennale, che ormai da anni è gestita dallo chef Tino Vettorello: è un connubio tra il buon bere, il buon mangiare, la buona musica e l’allegria che io cerco sempre di portare, mondana ma anche simpatica e accessibile a tutti. La Terrazza infatti non è blindata, può venire chiunque. La selezione è naturale, perché può piacere o non piacere quello che facciamo, ma devo dire che stiamo avendo un enorme successo e andremo avanti fino alla fine della Mostra. Sono molto soddisfatto di questo nostro appuntamento serale, sta andando davvero alla grande. Francesco Trizza è un dj simpaticissimo e Tino Vettorello, oltre ad essere un ottimo chef, è un ottimo padrone di casa: l’atmosfera che si è creata, quindi, è quella di una festa tra amici, tra gente di tutto il mondo che parla qualsiasi lingua e si ritrova alla Terrazza dopo un film, prima di un film, dopo cena, per l’aperitivo…Siamo presenti ogni sera dalle 18 a mezzanotte, ma ormai si sfora tranquillamente fino alle 2. E’ un party continuo, bello, spontaneo, che nasce in amicizia e dove le amicizie si creano. Io mi esibisco nel ruolo di entertainer, canto live su delle basi, ogni tanto mi metto anche alla consolle, ma la musica è appositamente curata da Francesco Trizza.

 

Un particolare del costume creato da Stefano Nicolao per Nina Aprodu, interprete di Cleopatra nel tableau vivant di Palazzo Labia

Cambiamo argomento, ed affrontiamone uno completamente diverso. Cosa consigli ai tuoi fan per riprendersi dallo shock del rientro?

In realtà non saprei cosa risponderti, perché per me non esiste lo shock da rientro: quando vado in vacanza e poi torno a lavorare, sono contento perché il mio lavoro mi piace! Sicuramente, però, potrei consigliarvi di organizzare una serata tra amici e di raccontarvi i vostri aneddoti dell’estate, così in simpatia, un po’ per rievocarli e un po’ per riviverli nel racconto reciproco. Trovatevi tutti insieme a una cena, a un aperitivo, a un dopocena, e condividete i momenti più belli delle vostre vacanze. Penso che possa essere molto divertente, prima di chiudere il capitolo definitivamente e ricominciare a lavorare.

 

L’artista Claudio Rosati al vernissage della sua mostra al Museo di Storia di Kiev

E come affronterà Settembre, invece, il Principe?

Il mese di Settembre sarà un mese di preparazione. Ho in programma degli importanti eventi di lavoro, però dal punto di vista concettuale sarà un mese di puntualizzazione di quel che andrò a sviluppare concretamente durante l’Inverno e dei nuovi impegni che mi accingo ad affrontare: il cinema, la televisione, ma anche il mio progetto di creare una struttura, una Academy, per trasmettere le mie competenze a chi volesse approfondirle e portarle avanti. Tutto quello che prima dell’Estate era stato solo un abbozzo, a Settembre si deve chiudere ed organizzare. Sostanzialmente, quindi, per me è un mese di organizzazione. Bello pesantino ma senza dubbio intrigante, soprattutto viste le novità che ci sono all’orizzonte!

 

L’ invito all’ evento Reaction di Kiev

 

Photo courtesy of Maurice Agosti