Il Regalario

 

Vi presento “Il Regalario”, una nuova rubrica: in occasione del Natale, ogni settimana includerà una lista di 15 spunti e idee-regalo. Per doni da fare al partner, alla famiglia, agli amici, ai colleghi, alle persone speciali…ma anche a voi stesse. Appuntamento tra sette giorni, dunque, con la prossima tranche di proposte. Perchè, come dice Jo in “Piccole Donne”di Louisa May Alcott, “Natale non sarà Natale senza regali”.

 

MARNI – Borsa a mano Relativity color oro rosa metallizzato

BLUMARINE – Blusa a maniche lunghe con volants

NARS COSMETICS NARS Stargaze Eyeshadow Palette

STELLA MCCARTNEY – Stivali vegani in velluto effetto arricciato

DIOR – Orecchini D-Renaissance con finitura dorata, pavé di cristalli e perle d’acqua dolce

MOSCHINO – Clutch Pierced Heart

ZARA – Gilet in velluto con paillettes

GIAMBATTISTA VALLI – Sandali argentati in PVC con cristalli

SPORTMAX – Maglia a lupetto in cashmere

JACQUEMUS – cappello Le Bob Neve

A.BOCCA – Pumps Two For Love laminate oro

VALENTINO – Miniabito Illusione con piume e paillettes

MAX MARA– Giaccone bianco in tessuto Teddy

PINKO – Baby purse Aika effetto specchiato

ALBERTA FERRETTI – Maglione in mohair crochet con color block

 

 

VALIUM accende le luminarie

 

 

“Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.”

(Gesù di Nazareth)

Così dice Gesù nel Vangelo secondo Giovanni. E ogni anno, a Natale, le città si adornano di luci per commemorare la sua nascita. Oggi anche VALIUM accende le luminarie: un tripudio di bagliori che risplendono nel buio e tramutano in pura magia la realtà. Renne, stelle, fiocchi di neve, maestosi alberi di Natale vestono a festa il blog dando vita ad atmosfere suggestive e trascinando in un vortice di fulgori ipnotici. L’ oro e l’argento predominano, diffondendo un sontuoso alone di regalità. Godetevi la photogallery per immergervi in scenari sublimemente fatati, dove anche gli angoli più bui si ammantano  di un’ incantevole luminosità.

 

 

 

Le Frasi

 

” Che cos’è questa grande favola nella quale viviamo e che ognuno di noi ha la possibilità di assaporare solo per un breve momento? Non venire a dirmi che la natura non è una meraviglia. Non venire a dirmi che il mondo non è una favola. “

(Jostein Gaarder)

 

 

Il pupazzo di neve: storia di uno dei più giocosi simboli del Natale

 

«Fa così freddo che scricchiolo tutto» disse l’uomo di neve. «Il vento, quando morde, fa proprio resuscitare! Come mi fissa quello là!» e intendeva il sole, che stava per tramontare. «Ma non mi farà chiudere gli occhi, riesco a tenere le tegole ben aperte.» Infatti i suoi occhi erano fatti con due pezzi di tegola di forma triangolare. La bocca invece era un vecchio rastrello rotto, quindi aveva anche i denti. Era nato tra gli evviva dei ragazzi, salutato dal suono di campanelli e dagli schiocchi di frusta delle slitte. Il sole tramontò e spuntò la luna piena, rotonda e grande, bellissima e diafana nel cielo azzurro. «Eccolo che arriva dall’altra parte!» disse l’uomo di neve. Credeva infatti che fosse ancora il sole che si mostrava di nuovo. «Gli ho tolto l’abitudine di fissarmi, ora se ne sta lì e illumina appena perché io possa vedermi. Se solo sapessi muovermi mi sposterei da un’altra parte. Vorrei tanto cambiare posto! Se potessi, scivolerei sul ghiaccio come hanno fatto i ragazzi, ma non sono capace di correre.»

(Hans Christian Andersen, da “L’Uomo di Neve”)

 

E’ buffo, giocoso, e soprattutto…completamente bianco. Il che non sorprende, dal momento che è la neve a dargli forma. Emblema del Natale, ma anche dell’ Inverno, il pupazzo di neve rimanda alla gioia e alla spensieratezza. Esiste da tempi immemorabili, e definirlo solo un “pupazzo” sarebbe riduttivo: nel corso dei secoli, infatti, ha rivestito valenze molteplici e molto interessanti. Le sue radici risalgono al folklore del Nord Europa, dove i pagani lo assursero a simbolo della ciclicità naturale. Così come il seme, durante l’Inverno, riposa in attesa del risveglio primaverile, il pupazzo di neve “prende vita” con il freddo e si scioglie con il primo sole. Sappiamo tutti come sia fatto: il suo aspetto antropomorfo viene ottenuto collocando due o tre grandi palle di neve una sopra l’altra. Ma a quando risale, esattamente, la comparsa di questo personaggio? Lo scrittore, illustratore e cartoonist Bob Eckstein ne descrive le origini nel libro “La Storia del Pupazzo di Neve”. Secondo le sue ricerche, il candido emblema natalizio appariva già nel Medioevo.  In un manoscritto conservato nella Biblioteca Nazionale dell’ Aia, il “Libro delle Ore” (data di pubblicazione 1380), spicca infatti un disegno – un pupazzo di neve accovacciato davanti al fuoco – che lo vede protagonista. Nel 1494, persino Michelangelo ebbe a che fare con l’ “omino immacolato”. Dopo la morte di Lorenzo Il Magnifico, il suo mecenate, accettò una commissione di Piero de’ Medici (figlio di Lorenzo) che gli chiese di realizzare una statua di neve. La scultura che Michelangelo creò per lui fu talmente strabiliante da farlo rientrare subito alla corte medicea. In alcune stampe del 1500, un pupazzo di neve viene attorniato da un girotondo di fanciulli. Nel XVI secolo, inoltre, l’ “uomo di neve” fu protagonista di un rilevante evento sociopolitico: il cosiddetto “Miracolo del 1511” di Bruxelles. L’ Inverno di quell’ anno fu particolarmente rigido, e il popolo, sfinito dal gelo e dall’ indigenza, ideò un metodo originale per scagliarsi contro l’aristocrazia e la Casa Reale. Creò oltre 100 pupazzi di neve con le loro fattezze, deformandole in un modo a metà tra il grottesco e il licenzioso. Fu una sorta di satira politica a base di neve. La popolarità dello “snowman”, come lo chiamano gli anglosassoni, raggiunse un vero e proprio boom durante l’ epoca vittoriana. Il Principe Alberto, che era un grande appassionato di tradizioni natalizie tedesche, importò l’ usanza del pupazzo di neve direttamente dalla Germania. Dal Regno Unito al resto del mondo il passo fu breve; l’ uomo di neve divenne una vera e propria icona del Natale, emblema di  speranza e dei piccoli piaceri che ci regala l’ Inverno. Libro di Eckstein a parte, una delle più suggestive testimonianze storiche che riguardano il pupazzo viene associata a San Francesco di Assisi.

 

 

Pare che il Santo – così, almeno, viene affermato in una parabola – adorasse i pupazzi di neve e ne incoraggiasse la realizzazione. Il fatto che la neve scendesse dal cielo la equiparava a un dono divino, come divino era il suo candore. Per San Francesco i pupazzi di neve erano degli autentici angeli, creature celesti che tenevano lontane le forze demoniache. Ma erano anche gli intermediari tra gli uomini e Dio, a cui trasmettevano le loro richieste. Vigeva l’ uso di ritrovarsi attorno a un pupazzo di neve per formulare desideri; si attendeva, poi, che si concretizzassero quando la neve si sarebbe sciolta con i primi tepori. Un’ antica leggenda narra invece che il pupazzo di neve sia un aiutante di Babbo Natale: è lui che si impegna affinchè la notte di vigilia nevichi, per creare un’atmosfera adeguatamente magica quando Santa Klaus va a consegnare doni con la sua slitta.

 

Oltre ad apparire in note pellicole americane (una su tutte “Jack Frost”, datato 1998, di Troy Miller), il pupazzo di neve è il protagonista principale di una celebre fiaba di Hans Christian Andersen, “L’uomo di neve”. Pubblicato nel 1861, il racconto è incentrato sul dialogo tra un pupazzo di neve e un vecchio cane. Tema principale è la condizione precaria sperimentata dal primo dei due, che diventa quasi una metafora della caducità della vita: ” Il sole ti insegnerà senz’altro a correre!”, dice il cane al pupazzo. ” L’ho già visto con il tuo predecessore dell’anno scorso, e con quello dell’anno prima. Via, via! e tutti ve ne andrete!”. Gli “uomini di neve” sono accomunati dalla stessa sorte, vivere d’Inverno per poi sparire sotto i raggi del sole. Ogni anno, nei mesi freddi, vengono creati pupazzi di neve destinati a sciogliersi e ad essere dimenticati. La situazione si ripete tutti gli Inverni, originando un ciclo perenne che presenta non poche similitudini con quello dell’ esistenza.

 

Immagini: seconda illustrazione dall’ alto, “A Merry Christmas” (1903), from the Miriam and Ira D.Wallach Division of Arts, Prints and Photographs. Picture collection by an unknown artist, original from The New York Public Library, digitally enhanced by Rawpixel. Terza immagine dall’ alto via Dave from Flickr, CC BY-ND 2.0 . Quarta immagine dell’ alto via snap713 from Flickr, CC BY-NC-ND 2.0

 

Pat McGrath x Bridgerton: una collezione romantica intrisa di bagliori astrali

 

Pat McGrath torna con una make up collection romantica, regale e sognante al tempo stesso: è una limited edition ispirata a “Bridgerton”, la seguitissima serie Netflix ambientata nell’ età della Reggenza. In attesa dell’ inizio della sua seconda stagione (sarebbe dovuta uscire a Natale, ma pare che sia stata posticipata alla Primavera del 2022), la “Mother of Make Up” ci presenta la capsule a cui ha dato lo stesso nome del programma. La linea, un omaggio alla serie, è composta da tre prodotti: una palette occhi perlescente, un trio di blush e un illuminante declinato in due diverse sfumature. A fare da leitmotiv sono i finish, incantevolmente lucenti; tonalità satinate, metallizzate, iridescenti e opalescenti si alternano in una scia di ipnotico luccichio astrale. A simbolizzarle è il diamante, prezioso e raffinatissimo a un tempo. Il packaging stesso dei prodotti preannuncia la loro ricercatezza: giocato nei toni del celeste, del lilla e dell’oro, mostra un cammeo su cui è incisa la B di Bridgerton adornato di perle e di un sofisticato fiocco. A fare da sfondo, la riproduzione di un tessuto matelassé che compare sull’ intera confezione. Andiamo a scoprire, dunque, la make up collection che Pat McGrath dedica all’ iconica serie TV. Come potrete notare, i suoi bagliori e il suo potente fascino la rendono perfetta anche per le festività natalizie.

 

MTHRSHP: Diamond of the First Water
 
 
E’ una palette occhi composta da sei shade ultra luxury. La texture in polvere cremosa coniuga la leggerezza impalpabile con colori saturi, intensi e iper pigmentati che permettono di creare i più disparati look. In puro stile McGrath, le sei tonalità sprigionano uno scintillio siderale: Iconic Ingenue è un luminoso rosa satinato/matte, Art of the Swoon un rosa lampone satinato/matte molto acceso, Regency Blue (il colore di punta della palette) un celeste polvere intriso di iridescenti bagliori astrali, Plum Regalia un vellutato mix tra il prugna e il taupe dal finish matte, Duchess Divinity un rosa platino acceso da luminescenze metal e Love Match un rosa lampone ancora più intenso rispetto ad Art of the Swoon. Regency Blue viene definito una “cromia gioiello”, il che è indicativo. Può essere utilizzato bagnato o asciutto, da solo o come “topper”, per donare brillantezza all’ ombretto a cui si sovrappone.
 
 

 

Divine Blush + Glow Trio: Love at First Blush

Donare colore alle guance e agli zigomi esaltandoli con una luminosità intensa: tutto questo è possibile grazie al trio composto da due differenti nuance di Divine Blush e da Divine Glow Highlighter, un illuminante in una deliziosa tonalità champagne. I tre prodotti vantano una formula ricca di oli botanici, ostentano cromie vivide e una consistenza impalpabile che si fonde con la pelle alla perfezione. Il viso viene scolpito dagli effetti multidimensionali originati dai giochi di luce e di colore, irradiando una radiosità irresistibile. La texture setosa favorisce un contouring impeccabile. Divine Blush è disponibile nelle tonalità Cherish, un rosa carico, e Nymphette, un rosa confetto, mentre Divine Glow Highlighter esibisce la fulgida shade champagne battezzata Venus Nectar.

Skin Fetish: Sublime Skin Highlighter

Opulenza nei toni dell’ oro e del platino: è quanto offre Sublime Skin Highlighter, uno straordinario illuminante. La texture è quella di un gel-polvere incredibilmente cremoso al tatto e setosissimo non appena viene steso sulla pelle, con cui diventa un tutt’uno subito dopo l’ applicazione. La lucentezza del prodotto è assoluta: fa risplendere il viso dall’ interno emanando bagliori multidimensionali. Finish metal e brillantezza eterea si uniscono in un connubio di intenso fascino, originando un fulgore opalescente che cattura tutti gli sguardi. Il prodotto è facilmente modulabile, a seconda della stesura può risultare particolarmente vivido o magneticamente etereo; per rafforzare il suo appeal, Pat McGrath lo declina nelle nuance Xtreme Gold 002 (un potente giallo oro) e Incandescent Gold 002 (uno sfavillante color platino).

Un albero di Natale

” Sono stato a osservare, questa sera, un’ allegra brigata di bambini riunita attorno a quel bel gioco tedesco, un Albero di Natale. L’ albero era piantato al centro di un gran tavolo tondo, e torreggiava alto sopra le loro teste. Era splendidamente illuminato da una miriade di candeline; e ogni dove riluceva e scintillava di oggetti sfavillanti. C’erano bambole dalla rosee guance, nascoste tra le verdi foglie; e c’erano orologi veri (con lancette mobili, quantomeno, e con un’ infinita capacità di caricarsi) penzolanti da innumerevoli ramoscelli; c’erano tavoli francesi lucidati, sedie, letti, armadi, pendole a carica settimanale, e altri vari articoli di mobilio domestico (mirabilmente creati, in latta, a Wolverhampton), appollaiati fra i rami, come in attesa di arredare qualche casa di fate; c’erano grassi ometti dal faccione largo, assai più piacevoli a vedersi di tanti uomini in carne e ossa…e lo credo bene, perchè staccando le loro teste, mostravano che erano pieni di caramelle; c’erano violini e tamburi; c’erano tamburelli, libri, cassette degli attrezzi, scatole di colori, scatole di dolciumi, scatole di lanterne magiche, e ogni sorta di scatole; c’erano ninnoli per le ragazzine più grandi, assai più splendenti di tutto l’ oro o di tutti i gioielli per adulti; c’erano cestini e puntaspilli di ogni foggia; c’erano fucili, spade e stendardi; c’erano fattucchiere in mezzo a cerchi magici di cartone , a predire la sorte; c’erano dadi rotanti e trottole fischianti, agorai, nettapenne, boccette di sali profumati, carte da conversazione, portafiori; frutta vera, rivestita artificialmente da una sfoglia dorata; mele, pere e noci finte, zeppe di sorprese; (…). Questa variopinta collezione di oggetti di ogni sorta, i quali erano raggruppati sull’ albero come grappoli di bacche miracolose, e che riflettevano gli sguardi brillanti su esso puntati da ogni lato (…) formava un quadro vivente delle fantasie infantili, e mi ha indotto a pensare che tutti gli alberi che crescono e tutte le cose che esistono sulla Terra, possiedano i loro addobbi fantastici in quel memorabile periodo. “

 

Charles Dickens, da “Un albero di Natale”

 

 

Foto “Children with Christmas Tree” di The Texas Collection, Baylor University, via Flickr, CC BY-NC 2.0

 

 

Gold Christmas

Alberta Ferretti

Opulento, splendente, regale: l’ oro è il colore più prezioso del Natale. E anche quello maggiormente connesso al divino. Rimanda infatti alla luce emanata dal “Re dei re”, quella che Gesù ha portato nel mondo con la sua nascita. L’ arte sacra ha usato oro a profusione per raffigurare l’aureola, l’alone luminoso irradiato da coloro che detenevano il potere o avevano ricevuto il dono della santità. L’ oro brilla nelle tenebre, è emblema di luce ma anche di tesori materiali e morali. Rimanda alla ricchezza interiore, una dote che tutti dovrebbero imparare a coltivare. Il Natale ci invita a un viaggio introspettivo per riscoprirne il valore, raggiungendo la piena consapevolezza di noi stessi. Esaminato in un’ottica fashion, l’oro è perfetto per scintillare ai party di fine anno. Le collezioni Autunno Inverno 2021/22 lo propongono in dosi massicce, per il giorno e per la sera: basta indossare un capo oro per evocare una magica atmosfera di festa. Se preferite un look total gold, poi, non avrete che l’ imbarazzo della scelta. Perchè è tutt’oro quel che luccica…in questo caso potete starne certe.

A.Bocca

Dsquared2

Michael Kors Collection

Schiaparelli, spilla Colomba in Edizione Limitata

Moschino

AWAKE Mode

Chanel

Valentino

Ralph Lauren

JW Anderson

Andrew GN

Versace

Gucci

Dolce & Gabbana, The One Gold Eau de Parfum

Lazzari

Burberry

Vivienne Westwood

Calcaterra

Yule

Amo la neve, la neve e tutte le forme di gelo radioso.
(Percy Bysshe Shelley)

 

Oggi, 21 Dicembre, diamo il benvenuto all’ Inverno. Il Solstizio si verificherà alle 16.58 in punto, esattamente 17 minuti dopo il calar del sole. Sarà la giornata più corta dell’ anno: in Italia avremo una media di 8-9 ore di luce contro le rimanenti di buio pesto. Durante il Solstizio d’Inverno la potenza dell’ armonia cosmica è nettamente percepibile, così come le vibrazioni che emana. Lo spazio e il tempo sembrano cristallizzarsi, sospendersi in attesa di una metamorfosi. L’ oscurità prende il sopravvento, occultando sotto il suo manto la luminosità solare. Una frase dello scrittore statunitense John Updike descrive questo fenomeno alla perfezione: “Le giornate sono brevi. Il sole una scintilla sospesa tra buio e buio.” Siamo a Yule: così veniva chiamato il Solstizio d’Inverno dai popoli germanici dell’ era precristiana. La magia aleggia nell’ aria, rievocando la suggestività di una ricorrenza celebratissima nelle lande del Nord Europa. Si pensa che il nome Yule derivi da un termine norreno, Hjòl, ovvero ruota, poichè il Solstizio d’Inverno coincideva con il punto più basso in cui si trovava la ruota dell’ anno prima di iniziare la sua risalita. Ma Jul è anche una radice scandinava che ha il significato di “festa, banchetto”, mentre la mitologia norrena chiama “joln” gli dei e Jolnir (il Signore degli dei) è uno dei molteplici nomi di Odino. La rilevanza di Yule risiedeva nel fatto che il Sole, quel giorno, cominciava a rinascere a poco a poco. Gli antichi popoli festeggiavano tramite rituali e tradizioni la sua rigenerazione: falò, candele e fuochi ricorrevano in riti finalizzati a incoraggiare l’ ascesa del Sole. A Yule il Vecchio Sole moriva, e dalle viscere della Madre Terra nasceva il Sole Bambino. L’ importanza conferita al concetto di “ciclicità” è palese, dato che all’ epoca vigeva un rapporto di stretta dipendenza tra l’ esistenza umana e i cicli naturali.  Morte, metamorfosi e rinascita diventavano un tutt’uno, il giorno del Solstizio. Non è un caso che la pianta simbolo di Yule fosse il vischio: il sempreverde sacro dei Druidi rimandava alla vita grazie alle sue bacche bianche, lucenti, simili allo sperma. Narrava una leggenda che fosse scaturito da un fulmine, di conseguenza veniva ricondotto al divino. Il vischio quercino possedeva una valenza emblematica ancora più potente, giacchè all’ immortalità dell’ albero secolare si coniugava l’ immediatezza, l’ “hic et nunc” della rigenerazione.

 

Ma anche l’agrifoglio ricopriva un ruolo fondamentale, rispetto ai miti di Yule. La lotta tra due poli opposti (Buio e Luce, Inverno e Estate, Vita e Morte) costituiva il perno della mitologia e delle leggende antiche. L’ agrifoglio, in questo senso, simboleggiava la parte più buia e più gelida dell’ anno, la fase calante dell’ Hjòl. All’ agrifoglio era associato il “vecchio”: il Re Agrifoglio, che lo impersonificava, veniva raffigurato come un anziano dalla barba bianca e dal sorriso perenne. Il Re Quercia, emblema della fase crescente della ruota dell’ anno, quella in cui le giornate si allungano e il Sole torna a splendere, era invece collegato al “nuovo”. Si diceva che i due Re si affrontasero in occasione dei Solstizi, e che l’ uno avesse la meglio sull’ altro a fasi alterne. Il Solstizio d’ Inverno vedeva il trionfo del Re Quercia sul Re Agrifoglio, favorendo quindi la rinascita graduale della luce; durante il Solstizio d’Estate era il Re Agrifoglio a vincere la lotta: ciò determinava la ricomparsa dell’ oscurità e l’ assopimento della Natura. E’ essenziale sottolineare come le due figure fossero strettamente interconnesse, l’ una non avrebbe mai potuto esistere senza l’altra. Le forze del Re Agrifoglio e del Re Quercia si fronteggiavano in un equilibrio perfetto, così come perfettamente armonico era il trionfo del primo sul secondo e viceversa. La lotta tra i due era fondamentale al fine di garantire la metamorfosi, la ciclicità, la trasformazione: punti cardine dei Solstizi e soprattutto di Yule, a cui si associa il fascino del progressivo risveglio.

Non mi resta che augurarvi un felice Yule. Che possiate custodire la magia dell’ Inverno dentro di voi…Nonostante l’ infinita pandemia e le nuove incombenti restrizioni.