Il giardino: come tramutarlo in un’oasi di frescura

 

Con le temperature roventi dell’anticiclone africano, il giardino si tramuta in un’oasi di frescura. L’antidoto al caldo ce lo offre, in gran parte, la natura: gli alberi, che garantiscono ombra e refrigerio, sono la risorsa principale; poi c’è l’acqua, portatrice di freschezza grazie alle fontane e ai giochi d’acqua che decorano gli spazi verdi. Anche l’uomo, ovviamente, può contribuire a ridurre la calura nel giardino. Ad esempio, installando specifici sistemi di nebulizzazione: sono in grado di diminuire la temperatura percepita di circa 8 gradi attraverso l’evaporazione dell’acqua. Oppure utilizzando i ventilatori da esterno, che raffreddano l’aria accelerando la sua circolazione: nati con l’obiettivo di rinfrescare terrazzi, cortili e giardini, sono un’ottimo strumento per combattere l’afa.

 

 

I must per la frescura del giardino

L’operazione “frescura”, tuttavia, va ponderata sin dall’inizio. Passo dopo passo, con un’attenta strategia che, sollecitata da determinati input, non si rivela mai fallimentare. Scopriamoli insieme.

Alberi e piante

Come abbiamo già visto, sono fondamentali affinché il giardino diventi un’oasi di benessere e non un antro di calore infernale. Ma quali sono gli alberi più adatti a questo scopo? La risposta è molto semplice: le latifoglie con grandi chiome. Per sintetizzare l’azione di raffreddamento svolta dagli alberi, dobbiamo focalizzarci su due step: con le loro fronde, gli alberi bloccano i raggi del sole prima che inizino a surriscaldare il suolo. Grazie al processo dell’evapotraspirazione, inoltre, gli alberi compiono un’azione essenziale, quella di assorbire il calore per poi rilasciarlo sotto forma di vapore acqueo. Detto questo, per il giardino bisognerebbe preferire alberi dalla chioma ampia, fitta, altamente ombreggiante: tra i più rinfrescanti troviamo il tiglio, l’acero, la quercia, il faggio, il carrubo e il bagolaro, tutti in grado di mitigare il caldo torrido in tempi brevi.  Da non trascurare, poi, l’azione delle piante rampicanti, eccellenti alleate nell’operazione frescura: possono ricoprire i pergolati, svilupparsi lungo i muri, diffondersi su svariate superfici, impedendo a queste aree di accumulare calore e creando delle piacevoli zone d’ombra. Potete scegliere tra piante come l’edera, il glicine, il caprifoglio, la vite americana, il falso gelsomino…molte di loro, last but not least, sprigionano un delizioso profumo.

 

 

Il verde

L’erba del giardino, d’estate, non andrebbe tagliata completamente: un’altezza tra i 5 e i 7 cm permette al terreno di trattenere l’umidità. Anche pratiche come la pacciamatura favoriscono il benessere del suolo, impedendo che si secchi con l’arsura. La pacciamatura si esegue con materiali organici come il fieno, la paglia, le cortecce d’albero, oppure con materiali sintetici tipo i teli di plastica e il TNT. Questa operazione esplica un’ottima funzione protettiva nei confronti del terreno, mantenendolo ben idratato e salvaguardandolo sia dagli sbalzi termici che dalla crescita di erbe infestanti.

 

 

Parola d’ordine: ombreggiare

Via libera a pergolati, gazebo, tende, verande, aree ombreggiate dagli alberi in cui ritrovarsi e organizzare bei momenti conviviali oppure di relax.

Scegliere i materiali giusti

In giardino, non c’è bisogno di dirlo, andrebbero evitati materiali come il cemento, la pietra scura e tutto ciò che è scuro, compreso il ferro di certi arredi. E’ sempre meglio prediligere pavimentazioni in decking legno, o comunque permeabili, che permettono all’acqua piovana di filtrare nel terreno sottostante. Altrimenti, optate per la classica ghiaia. Per quanto riguarda gli arredi e le decorazioni, come ho accennato qualche riga più avanti, la precedenza dovrebbe andare ai colori e ai materiali chiari (panna, beige, bianco, grigio perla): riflettono la maggior parte dei raggi solari senza assorbirne l’energia, evitando quindi di trasformarsi in calore.

 

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La macchia mediterranea: un verde senza limiti affacciato sulle acque turchesi

 

Il Mediterraneo è uno di quei luoghi in cui la verità è inseparabile dalla felicità.
(Albert Camus)

 

Profumi intensi, natura rigogliosa, un verde senza limiti che si affaccia sulle acque turchesi: la macchia mediterranea cattura al primo sguardo. Incornicia baie, calette, spiagge cosparse di ciottoli; si inerpica su promontori dalla vegetazione abbondante e coste a strapiombo sul mare. Ed è proprio la macchia ad accentuare il fascino del Mediterraneo, a tratteggiare la sua unicità. E’ composta di alberi, fiori, cespugli, arbusti. Protegge il suolo dall’erosione provocata dai fenomeni meteorologici e delle forze atmosferiche; può essere definita un microambiente che offre rifugio ai rettili, agli uccelli, agli insetti e a mammiferi vari. Sulla macchia spira costantemente la brezza salmastra, fondendo il suo odore pungente con i sentori inebrianti della boscaglia. Per questo motivo le specie che include sono accomunate da un’alta tollerabilità ai flussi d’aria marittima.

 

 

Tra le specie arboree, per citarne solo alcune,  troviamo il pino marittimo, il ginepro, il leccio, l’alloro, la quercia da sughero, il carrubo, l’olivastro (o olivo selvatico). Gli arbusti inglobano il corbezzolo, il lentisco e il cisto, con i suoi fiori spettacolari, ma anche tipiche piante aromatiche come il mirto e il rosmarino; e poi l’oleandro,  dalle infiorescenze che sfoggiano vivaci colori, l’alaterno, la maestosa ginestra, il cappero, che spunta tra le rocce calcaree. Alcuni arbusti, come il pungitopo e la salsapariglia nostrana, sono ricchi di bacche: pensiamo a quelle del pungitopo, associate alla tradizione natalizia. Il caprifoglio mediterraneo, invece, è un arbusto rampicante noto per i fiori estremamente profumati. Il fico d’India, pur essendo una pianta originaria del Messico, è riuscito a naturalizzarsi nell’area del Mediterraneo in modo talmente perfetto da tramutarsi in un elemento iconico del paesaggio.

 

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21 Giugno, Solstizio d’Estate: i proverbi che la cultura agreste ha dedicato alla stagione calda

 

Il sole, il vento leggero, il candore degli asfodeli, l’azzurro crudo del cielo, tutto lascia immaginare l’estate, la dorata gioventù che copre allora la spiaggia, le lunghe ore sulla sabbia e la dolcezza improvvisa delle sere.

(Albert Camus)

 

Domani, alle 10.24, l’estate farà il suo ingresso ufficiale. Sarà il giorno più lungo dell’anno. Con il Solstizio d’Estate, il Sole sancisce il suo trionfo: raggiunge il massimo splendore, la somma luminosità. Il termine “solstizio” deriva da solstĭtĭum, che in latino fonde “sol” (sole) con “sistere” (fermarsi). L’estate ha inizio proprio quando l’astro infuocato, nel Tropico del Cancro, giunge allo zenit, dove culmina: il punto di declinazione massima nel suo percorso apparente lungo l’ellittica. Gli antichi popoli hanno sempre celebrato la potenza solare, attribuendole la capacità di creare dei campi energetici sulla superficie terrestre e laddove sorgevano complessi megalitici come Stonehenge. Anche i tipici falò del Solstizio venivano accesi per incrementare la forza del Sole: fuochi, ruote infuocate fatte rotolare giù per le colline e fiaccolate rappresentano tradizioni che accomunano molte culture. Il fuoco purificava, allontanava le entità maligne e la mala sorte; essendo il Solstizio una fase di transizione, il velo tra il mondo tangibile e quello soprannaturale si squarciava lasciando libero accesso agli spiriti dell’oscurità. Per approfondire queste e molte altre usanze legate all’arrivo dell’estate, vi rimando a questo link. Oggi vorrei soffermarmi, invece, sui proverbi dedicati alla stagione calda.

 

 

Per la cultura agreste, i mesi estivi erano cruciali: rappresentavano il periodo di punta del raccolto, quello in cui la natura raggiunge l’apice della rigogliosità. In estate si miete il grano, si raccoglie un’abbondante quantità di frutta e di verdura. Ma in estate fa anche molto caldo, un dettaglio che nei proverbi non viene tralasciato. L’afa, nei detti popolari, è presente sotto un duplice aspetto: da un lato la libertà di fare a meno del fuoco e della legna per scaldarsi, dall’altro il malessere causato dal caldo intenso, che toglie le forze e impedisce di “faticare” nei campi. Naturalmente, il rischio della siccità non è di poco conto. La mancanza di piogge rappresenta un gran problema sia per la sopravvivenza del raccolto, che degli animali; un anno di duro lavoro può essere reso vano da qualche settimana di arsura. L’estate, in sintesi, era un periodo dell’anno estremamente importante per le comunità rurali; la stagione che evidenziava maggiormente il profondo legame tra  l’esistenza delle popolazioni agresti e i cicli naturali.

 

 

Chi canta d’estate balla d’inverno.

 

 

L’estate è la madre dei poveri.

 

 

Chi imita la formica durante l’estate, non va a chieder pane in prestito durante l’inverno.

 

 

Se l’estate non estateggia l’inverno non inverneggia.

 

 

Sereno d’inverno e nuvolo d’estate duran quanto le serve ritornate.

 

 

L’estate produce e l’inverno consuma.

 

 

Nel bel mezzo dell’estate, state lontani dalle donne e dai cani arrabbiati.

 

 

D’inverno il pazzo aspetta le rose e d’estate il savio le coglie.

 

 

L’estate per lavorare e l’inverno per dormire.

 

 

L’estate di santa Caterina, dura dalla sera alla mattina.

 

 

D’inverno a letto o al fuoco, d’estate a spasso e al gioco.

 

 

Non c’è estate senza mosche.

 

 

Chi vuol provar le pene dell’inferno faccia il fornaio d’estate e il muratore d’inverno.

 

 

Calda e umida l’estate, fredda e asciutta l’invernata.

 

 

A quattro cose non prestar fede: sole d’inverno, nuvole d’estate, amor di donna e discrezione di frate.

 

 

Triste quell’estate, che ha saggina e rape.

 

 

Il prudente compra d’estate il suo cappotto per l’inverno.

 

 

D’inverno piove sempre e d’estate quando Dio la manda.

 

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Il giardino e l’elemento acqua: un binomio dalle radici antichissime

 

Non tutti sanno che, in persiano, il termine “pairidaeza” significa “giardino recintato”: è un concetto che rimanda al Giardino dell’Eden, il luogo biblico, descritto nella Genesi, dove vivevano Adamo ed Eva prima di esserne cacciati. Il giardino, dai persiani, viene visto come uno spazio prezioso, un angolo paradisiaco delimitato da siepi e staccionate che ne accrescono l’esclusività. Il giardino non è per tutti, ma per chi sa scoprirne la bellezza; un gioiello nascosto che racchiude incanti e meraviglie. Una di queste è l’elemento acqua, presente nelle forme più svariate: fontane, vasche, torrenti, stagni, piccole cascate…tutti atti ad esaltare la percezione degli spazi e, grazie a riflessi e zampilli in  perpetuo movimento, a generare un’atmosfera di piacevole relax.  Bisogna aggiungere che l’acqua, valore architettonico a parte, possiede una forte valenza simbolica. L’acqua è vita. Irrora il giardino, lo nutre, è essenziale per la terra e per le piante. Nel giardino persiano, non a caso, scorrevano quattro corsi d’acqua ispirati alle quattro ramificazioni del fiume del Paradiso terrestre: il Pison, il Ghicon, il Tigri e l’Eufrate.  Queste diramazioni garantivano la sopravvivenza a tutti gli esseri viventi e accentuavano lo splendore della fauna e della flora locali.

 

 

Per gli antichi popoli, l’acqua é un elemento imprescindibile di ogni giardino. Pensiamo a quello degli Egizi, dove  è presente in virtù dell’importanza conferita al fiume Nilo, da sempre associato alla prosperità, alla vita e alla rinascita. Oppure al giardino dell’antica Roma, con i suoi specchi d’acqua circondati da statue, ninfei e maestosi colonnati. Anche nel giardino orientale l’acqua ha un valore emblematico determinante. Il giardino cinese include immancabilmente un lago che, con la mutevolezza dei suoi riflessi, rimanda al caposaldo buddista dell’impermanenza. Il lago del giardino cinese è costellato di rocce: sono una rappresentazione delle montagne sacre, dove dimorano gli immortali, ma anche della solidità dell’elemento maschile, lo Yang, che, fondendosi con quello fluido e armonico femminile, lo Yin, simbolizzato dall’acqua, mantiene in equilibrio le forze dell’Universo. Per i giapponesi, gli specchi d’acqua collocati nei giardini hanno un potente valore filosofico. Osservare il riflesso della luna sulla superficie immobile del laghetto è un esercizio di meditazione: insegna il valore del tempo che scorre, l’arte della pazienza e dell’attesa.

 

 

Acqua e giardino rimangono, a tutt’oggi, un binomio indissolubile. Nell’acqua si specchiano l’ambiente circostante, il cielo, la luce del sole e il chiarore della luna. L’acqua è cangiante, intrisa di bagliori. Dona sollievo e serenità. Insieme ai fiori, alle piante e alle rocce, dà vita a un incantevole scenario naturale. Non sono poche le persone che, attualmente, scelgono di inserire una piscina nel loro spazio verde: in questo modo, lo specchio d’acqua diventa fruibile a tutti gli effetti e permette la massima vivibilità del giardino. Con un sapiente utilizzo dell’illuminazione,  impostato su un dialogo costante tra tecnologia e natura, è possibile creare un “Eden” contraddistinto da un’atmosfera unica e irripetibile.

 

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L’orto: quando il green fa tendenza

 

Perchè avere un orto è la mania del momento? Per una serie di buone ragioni: per allentare i ritmi frenetici della vita quotidiana, per riconnettersi con la natura, per condurre una vita più sana e all’insegna della sostenibilità. Coltivare frutta e verdura è rilassante e dona molte soddisfazioni; coniuga il benessere con il risparmio e offre la certezza di nutrirsi in modo corretto, tenendo alla larga i pesticidi e i fertilizzanti artificiali. Approfondiamo l’argomento punto per punto.

 

 

1. L’importanza del km zero

Dal punto di vista della sostenibilità, avere un orto è l’optimum. Riduce la necessità dei trasporti, che causano inquinamento atmosferico, e rende superfluo l’utilizzo degli imballaggi, soprattutto di quelli in plastica così dannosi per l’ambiente.

 

 

2. Il valore del relax

Il contatto diretto con la terra e i suoi frutti è un potente antistress naturale. Coltivare l’orto è un’attività rigenerante, un elogio alla lentezza e al lavoro manuale.

 

 

3. La possibilità di risparmiare

Avere un’oasi green in cui coltivare frutta e verdura permette di azzerare le spese a loro dedicate e  in particolar modo i rincari a cui sono soggetti i prodotti ortofrutticoli.

 

 

4. Il ripristino di una connessione con la natura

Piantare, seminare, raccogliere, potare…sono tutte attività che riconnettono con la natura e con i suoi cicli. Educano alla stagionalità, ci raccontano da dove provengono i cibi che troviamo sulla nostra tavola, insegnano il valore della pazienza e donano la gioia di veder crescere, fiorire o maturare ciò che abbiamo curato con tanto amore.

 

 

5. Un incentivo alla socialità

Chi possiede un orto è generalmente portato a socializzare con i vicini che, a loro volta, ne possiedono uno. Ci si scambia informazioni, ci si dà consigli, ci si presta utensili o fertilizzanti…E’ un modo per fare amicizia, soprattutto nei vasti spazi urbani.

 

 

6. Il fattore estetico

Gli orti stanno diventando sempre più belli anche da vedere: sono curatissimi, all’avanguardia dal punto di vista estetico e di distribuzione degli spazi. Potremmo definirli delle oasi di verde in cui, oltre ai prodotti, riveste una grande importanza anche il design.

 

 

7. L’esempio di Re Carlo III

Dal 1986, Re Carlo III d’Inghilterra è diventato un punto di riferimento per gli amanti del green grazie ai giardini di Highgrove House: una tenuta di settecento ettari che il sovrano ha tramutato in un vero e proprio laboratorio biologico. L’intera area viene gestita secondo i principi dell’agricoltura sostenibile e della permacultura, valorizzando enormemente la biodiversità. E in alcuni orti botanici è possibile ammirare l’opera di Re Carlo, che adora occuparsi dei suoi spazi verdi in prima persona.

 

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Still life: indizi di primavera

 

Fiori: tanti, come se piovesse. Dei più svariati tipi e colori: dai giacinti alle margherite, dai narcisi ai lillà, dalle viole ai tulipani. E poi, un tripudio di bacche di biancospino, rametti di mandorlo e uova, supremi simboli di rinascita. Sono questi i soggetti di uno still life di primavera, piccoli ma incantevoli indizi della stagione del risveglio. Sembra un controsenso parlare di natura morta quando tutto, a Marzo, è un’ode alla vita. Eppure, proprio lo still life possiede la portentosa capacità di cogliere l’attimo, di cristallizzare il bello in un preciso istante. Di immortalare creature animate e inanimate amplificandone la meraviglia.

 

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22 Aprile, Giornata Mondiale della Terra 2025: “Il nostro potere, il nostro pianeta”

 

“O vasto globo, che per lo spazio salpi, | tutto coperto di visibile forza e di bellezza, | che la luce del giorno con la feconda tenebra spirituale alterni, | indicibili, alte processioni di sole, luna, stelle incalcolabili lassù, | sotto, la multiforme erba, le acque, gli animali, gli alberi, le montagne, | a scopi imperscrutabili, qualche celata intenzione profetica, | per la prima volta mi pare che il mio pensiero cominci ad abbracciarti.”

(Walt Whitman , da “Foglie d’erba”, I Meridiani Mondadori 2017)

Per celebrare il 55simo anniversario della Giornata Mondiale della Terra, oggi pubblico una photostory che inneggia alle meraviglie della natura e alla rinascita primaverile. Il tema che fa da filo conduttore al World Earth Day 2025 è “Our Power, Our Planet”, “Il nostro potere, il nostro pianeta”: un appello, un’esortazione, un monito che chiama in causa chiunque, a livello globale, con il fine di spronarlo ad attuare il mutamento necessario per proteggere e salvare il globo terrestre. In particolare, questa edizione sarà incentrata sulle fonti di energia rinnovabili, in grado di diminuire la quantità di anidride carbonica rilasciata da combustibili fossili come il petrolio, il carbone e il gas naturale. Buona Giornata Mondiale della Terra a tutti, dunque. E che ognuno di noi si impegni in prima persona a mantenere in salute la Terra, la nostra casa.
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La neve ci fa star bene: scopri perchè in 5 punti

 

La neve, in Italia, cade sempre meno spesso. L’anno scorso, ricordate?, ho dedicato un articolo proprio a questo tema (rileggilo qui), elencando i benefici che la neve apporta al nostro organismo e all’ecosistema. Oggi voglio analizzare, invece, tutti i vantaggi che la neve ci procura dal punto di vista del benessere mentale. Perchè una cosa è certa: una nevicata è in grado di influenzare positivamente il nostro stato d’animo, il nostro umore. E’ quel momento magico in cui tutto cambia: rallentano i ritmi, chiudono scuole e uffici, riaffiorano i più bei ricordi dell’infanzia. Ma come e perchè si verifica questo fenomeno? Scopriamolo insieme in 5 punti.

1. La neve riattiva la nostra memoria emotiva

Quando i fiocchi scendono fitti e il paesaggio si imbianca, riemergono le emozioni che la neve suscitava in noi durante l’infanzia: il mondo si trasforma, si impregna di magia. Da bambini, una nevicata improvvisa ci riempiva di gioia: la scuola chiudeva i battenti, potevamo goderci la meraviglia dello scenario  candido e il suo silenzio fatato. Organizzavamo battaglie di palle di neve con gli amici, condividevamo con loro l’ebbrezza di fare un pupazzo di neve…Ogni azione si tramutava in felicità pura. Una nevicata ha il potere di riattivare quei ricordi, quelle emozioni, solo in sporadici casi mitigati da pensieri “guastafeste” associati alla scomodità della neve.

 

 

2. La neve è rilassante

Il candore ammanta l’ambiente circostante: ci immerge nel magnifico scenario di una fiaba senza tempo. Il traffico diminuisce, a poco a poco diventa quasi assente; i rumori si fanno sempre più attutiti. Una delle caratteristiche della neve, infatti, è quella di ammortizzare i suoni: il manto nevoso è composto da pori pieni d’aria, siano essi isolati o aggregati in una rete di microscopici canali. Questa porosità permette alla neve di assorbire i suoni dell’ambiente, che risultano quasi ovattati. Inoltre, quando guardiamo i fiocchi di neve scendere dal cielo, una grande serenità si impossessa di noi: osservandoli proviamo la sensazione di una pace profonda; l’atmosfera è sospesa, il tempo sembra essersi fermato per donarci una pausa di autentico incanto.

 

 

3. La neve cambia lo stile di vita

Mi soffermo sul concetto di “autentico incanto” espresso al punto 2. La neve cambia il nostro stile di vita, rallenta i nostri ritmi. Pensate al nevone: gli spostamenti si bloccano, gli uffici, le fabbriche, le scuole rimangono chiusi, ma quella che ci accingiamo a vivere è una parentesi ad alto tasso di stupore. La neve ci permette di assaporare bei momenti passati davanti al focolare, magari sorseggiando una cioccolata calda, insieme alla famiglia. La routine viene stravolta e, paradossalmente, usciamo dal nostro guscio: aiutiamo il vicino a spalare la neve, veniamo aiutati se la neve ci crea difficoltà. Ma non solo. Lo stop momentaneo del traffico permette di camminare a piedi  lungo i sentieri scavati nel manto nevoso: quando i pedoni si incontrano si salutano, scambiano quattro chiacchiere, anche se sono dei perfetti sconosciuti; tutte abitudini “d’altri tempi” che, in un mondo sempre più virtuale, faremmo bene a ripristinare.

 

 

4. La neve ci fa riscoprire lo splendore della natura

La natura ci regala sensazioni di ineguagliabile benessere, vibrazioni che ci fanno sentire in pace con il mondo intero. Il candore della neve rimanda alla purezza, acuisce i nostri sensi. Avvertiamo tutto più distintamente, anche i colori risultano più vividi. A proposito di candore: sapevate che il bianco di cui è tinta la neve è soltanto una nostra percezione? I riflessi dei raggi di luce che attraversano i cristalli di neve subiscono deviazioni che fanno riemergere la luce in tutti i suoi colori di partenza. Di conseguenza, percepiamo la neve come bianca in quanto il bianco è la somma di tutti i colori dello spettro elettromagnetico.

 

 

5. La neve regala buonumore

Non c’è niente di meglio che una bella passeggiata nella neve, per incrementare il benessere mentale: lo sforzo costante che implica, infatti, stimola la produzione di ormoni quali le endorfine e la serotonina, i cosiddetti “ormoni del buonumore” o “della felicità”. Si verifica, in sostanza, una perfetta combinazione tra l’effetto rilassante procurato dalla neve e i benefici che comporta praticare questa specifica attività fisica. Una passeggiata nel paesaggio innevato rappresenta anche un momento di pausa in cui sgombrare il cervello dallo stress e dalle preoccupazioni: la capacità di concentrazione ne risulterà potenziata, così come il pensiero creativo e il problem solving. La neve, in conclusione, ci regala delle ottime occasioni per combattere lo stress e ritrovare il nostro equilibrio emotivo.

 

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Il gufo delle nevi e il suo magico candore

 

Il suo nome scientifico è Bubo Scandiacus, ma è meglio conosciuto come gufo delle nevi. Sicuramente lo ricorderete al cinema: Edvige, amica inseparabile di Harry Potter, era proprio un Bubo Scandiacus. Questo volatile appartenente alla famiglia degli Strigidi (quella di rapaci come la civetta e il gufo comune, tanto per intenderci) è molto diffuso anche nel distretto della Lapponia Selvatica (Tunturi-Lapin seutukunta), l’ area più a nord della regione lappone. In quella zona, estremamente arida, l’erba cresce a malapena; ma per il gufo delle nevi, abituato alle lande desertiche della Tundra artica, è l’ambiente ideale. Il Bubo Scandiacus ha un aspetto maestoso: il suo peso può oltrepassare i due chili e la sua apertura alare sfiora i 170 centimetri. Con un’altezza compresa tra i 63 e i 73 centimetri, non passa inosservato; anche perchè il piumaggio bianco che esibisce, gli occhi gialli e il becco, talmente affilato da scomparire quasi tra le piume, lo rendono inconfondibile. La femmina della specie si contraddistingue per una serie di striature scure che le permettono di mimetizzarsi dove cova il suo nido, solitamente rocce ammantate di neve. Inoltre, e questo la accomuna a svariati rapaci, ha dimensioni maggiori rispetto al maschio.

 

 

Ma dove vive, esattamente, il gufo delle nevi?  Innanzitutto bisogna dire che ama volare a bassa quota nelle grandi pianure. E poi, che possiamo incontrarlo essenzialmente nei paesi del Nord: Islanda, Groenlandia, Scandinavia, Russia, SiberiaCanada, Alaska. Al momento di svernare, tuttavia, privilegia il Canada del Sud, gli Stati Uniti e l’Europa centro-settentrionale, soprattutto la Francia, l’Olanda e la Germania. Il criterio che adotta per la migrazione è quello del cibo; si dirige dove è più abbondante. I suoi pasti preferiti sono a base di lemming, roditori artici di piccole dimensioni. In alternativa si ciba di anatre, scoiattoli e uccelli marini. Quando i lemming scarseggiano e non c’è molta altra scelta, il gufo delle nevi decide che è il momento di migrare. E’ un predatore abile e agile al tempo stesso: riesce a roteare la testa di 270 gradi senza difficoltà e  ad acciuffare ed inghiottire le sue prede mentre sta volando. In più, non teme il meteo estremo e adora le terre sconfinate con pochi, pochissimi alberi. Non è raro, infatti, avvistarlo mentre sorvola la costa di qualche paese del Grande Nord.

 

 

La stagione degli amori inizia a Maggio e finisce a Settembre. E’ interessante dire che il gufo delle nevi si esibisce in particolarissimi rituali di corteggiamento: volando piroetta, volteggia, compie gesti acrobatici, il tutto per farsi notare dalla femmina. Oppure offre un lemming alla prescelta. Quando è a terra, invece, apre la coda a ventaglio con movimenti bizzarri. Se riesce a far colpo, rimarrà con la sua amata per l’intera stagione. Il nido, un buco che la femmina scava nel suolo, viene costruito su aree rialzate in modo che sia ben visibile e al riparo dalla neve. La femmina del gufo delle nevi può arrivare a deporre fino a 16 uova, una ogni due giorni, che cova per più di un mese. Dopodichè, una volta che i piccoli sono nati, il papà insegna loro l’arte della caccia mentre la mamma continua a nutrirli per un periodo superiore al dovuto.

 

 

Per chi si chiede se il gufo delle nevi è un animale a rischio di estinzione, la risposta è sì: il numero totale dei Bubo Scandiacus nel mondo ammonta a 200.000 esemplari. Il motivo, oltre alla cattura, al bracconaggio e alla morte accidentale, risiede principalmente in una ragione: i cambiamenti climatici che minano la sopravvivenza dei lemming. Cibandosi soprattutto di questi roditori, il gufo delle nevi risente enormenente di una situazione del genere;  potremmo dire che la vita del Bubo Scandiacus e quella del lemming sono strettamente interdipendenti.

 

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Foto di copertina di Mathew Schwartz, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, da Wikimedia Commons

Passeggiata nel bosco autunnale

 

Il bosco risuona e tace: tace quando ascolto, risuona quando mi addormento.

(Pablo Neruda)

 

Il bosco in Autunno, pura meraviglia: un tripudio di colori che spaziano dall’oro al porpora, dal ruggine al vinaccia, dall’arancio al rosso. Se questa Estate siamo andati al mare per sfuggire all’afa e godere di tutti i benefici del salmastro, adesso è tempo di trasferirci in montagna. Solo addentrandoci nei boschi possiamo vivere l’Autunno appieno: la natura, con la sua graduale metamorfosi, suscita emozioni da lasciare senza fiato. Passeggiando tra gli alberi, lungo i sentieri o le radure, assistiamo allo spettacolo del foliage. C’è da rimanere letteralmente estasiati di fronte alle cromie assunte dal fogliame; piante come il tiglio, il castagno, il faggio, il pioppo tremulo, stupiscono con le straordinarie tonalità sfoggiate dalle loro chiome.

 

 

I funghi, grazie alle piogge e all’abbassamento delle temperature, cominciano a proliferare nel sottobosco. I cercatori dell’“oro dei boschi” vanno già alla spasmodica ricerca di gallinacci, porcini e mazze di tamburo; per evitare di incappare nelle specie velenose è imprescindibile una buona conoscenza micologica. Si rivela necessario, inoltre, apprendere la legislazione locale in materia di raccolta dei funghi.

 

 

La fauna selvatica è parte integrante delle bellezze del bosco autunnale. Le volpi, i cinghiali, i cervi, le lepri, i daini, i mufloni, gli scoiattoli, e molti altri animali ancora, adottano gli atteggiamenti tipici di stagione: non si fermano un minuto, vagano senza sosta alla ricerca di provviste per l’Inverno. Per i cervi, poi, tra Settembre e Ottobre ha inizio il periodo degli amori; i maschi emettono frequenti braiti e organizzano combattimenti per conquistare i favori delle femmine. In montagna è possibile alzare gli occhi e vedere grandi stormi di uccelli migratori che sfrecciano nel cielo: la partenza dei volatili per i paesi caldi è un appuntamento imperdibile, e potervi assistere è quasi un privilegio. Per gli appassionati di birdwatching, il bosco d’Autunno si rivela un autentico paradiso. Anche gli uccelli, come il resto della fauna selvatica, vanno a caccia di cibo da immagazzinare prima dell’arrivo del gelo. In questo periodo, sui monti risalta la presenza dei rapaci, che colpiscono per la loro maestosità: il falco pellegrino, l’astore, la possente aquila reale.

 

 

In quanto a doni della terra, invece, che cosa ci regala il bosco oltre ai funghi? Castagne a volontà, naturalmente, ma non solo: anche le mele la fanno da padrone. Raccoglierle è un vero e proprio divertimento; non è un caso che molte aziende agricole includano la raccolta delle mele tra le attività destinate ai loro visitatori. Sui sapori del periodo tra Estate e Inverno, VALIUM si è soffermato già. E dato che il mese di Ottobre domani farà la sua entrata trionfale, vi invito a organizzare una passeggiata nel bosco per addentrarvi nel cuore della nuova stagione. E’ un’esperienza irrinunciabile che vi permetterà di conoscere da vicino le meraviglie naturali dell’Autunno e di innamorarvene profondamente, proprio come merita.

 

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