Paris Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2021/22

 

Anche a Parigi, dove la Fashion Week si è tenuta dall’ 1 al 9 Marzo, le collezioni Autunno Inverno 2021/22 sono state presentate via web. La Fédération de la Haute Couture et de la Mode ha dedicato una speciale piattaforma agli show in calendario, sostituiti perlopiù da video, lookbook, sfilate a porte chiuse che le griffe hanno diffuso altresì tramite i loro siti e social. 93 i brand partecipanti alla kermesse, inaugurata con un défilé dei giovani talenti diplomati all’ Institut Français de la Mode; a nuove promesse come il marchio eco-friendly Benjamin Benmoyal (per citarne uno) si sono alternati big quali Marine Serre, Mugler, Chloé, Dior, Yohji Yamamoto, Rick Owens, Isabel Marant, Vivienne Westwood, Hermès, Dries Van Noten, Courrèges, Thom Browne, Stella McCartney, Schiaparelli, Lanvin, Chanel, Miu Miu, Giambattista Valli e molte altre label ancora. La collezione di Givenchy ha segnato il debutto, in modalità co-ed, del nuovo direttore creativo Matthew M. Williams, e bisogna dire che si è trattato di un debutto eccellente: la storica Maison parigina ha “svoltato” con uno stile inedito, potentemente avantgarde e audace. Gli habitués delle passerelle della Ville Lumière sono stati affiancati da new entry prestigiose, tra cui Jil Sander e il giapponese Ujoh, ma non sono mancate le defezioni. Molti brand, come si è già verificato a New York, Londra e Milano, hanno optato per le presentazioni al di fuori dal calendario ufficiale. Balenciaga, ad esempio, ha svelato la sua collezione lo scorso Dicembre; anche Vetements e Y/Project hanno giocato in anticipo, quest’ ultimo sfilando in versione co-ed con la Moda Uomo. Brand quali Kenzo, Maison Margiela, Alexander McQueen e Saint Laurent presenteranno invece a breve le proprie creazioni; ma mentre il marchio fondato dal compianto Kenzo Takada ha fissato per il 26 Marzo il lancio del suo fashion film, nulla si sa ancora rispetto alle date scelte dalle altre griffe. Non ci resta che attendere. Nel frattempo, godetevi le sei collezioni che VALIUM ha selezionato per voi dalla Paris Fashion Week!

 

DIOR 1

Nella splendida galleria degli specchi di Versailles, Dior manda in scena una collezione da mozzare il fiato. L’ estro creativo di Maria Grazia Chiuri attinge dalle fiabe, reinterpretadole in modo assolutamente inedito: non le identifica con una fuga dal reale, piuttosto ne rimette in discussione gli archetipi per proiettarli nel futuro “rivisiati e corretti”. “Il soldatino di stagno”  ispira cappotti e giacche blu con doppia fila di bottoni, “Cappuccetto Rosso” una serie di mantelle, cappottini, trench e giubbini nei toni del rosso (anche in versione tartan), alcuni dotati di cappuccio, una fantasia di rose tratta dagli archivi Dior rimanda a “La Bella e la Bestia”, mentre gli spettacolari abiti da sera in tulle, con lungo strascico e ruches in cromie degradé o con corpetto a forma di cuore,  rievocano quelli delle Principesse più amate dei contes des fées. Emerge una femminilità potente, eterea e sofisticata al tempo stesso: il lurex e il lamè la impregnano di magia, i piccoli colletti bianchi, il pizzo sangallo e le pettorine con volants la dotano di un appeal romantico intriso di venature bon ton. Le gonne si svasano nel fondo, i foulard coprono il capo e vengono annodati al collo accentuando la raffinatezza dei look. Plissè, trasparenze e applicazioni floreali contribuiscono a enfatizzare il fascino di una collezione che svariate nuance di rosso, di blu e di grigio rendono ancora più intensa.

 

DIOR 2

DIOR 3

 

BALMAIN 1

In una realtà sempre più incerta e drammatica, Olivier Rousteing opta per la fuga. Il video che Balmain propone è stato girato, non a caso, in un hangar dell’ aereoporto Charles de Gaulle, dove i modelli e le modelle sfilano sull’ ala di un Air France 777 e nei suoi dintorni: tutti i look inneggiano alla partenza, al volo, ad una via d’uscita dalla catastrofe, sia nel design che nei tessuti. Gli abiti si drappeggiano su seta da paracadute, le giacche rimandano allo stile aviatore, il PVC protettivo delle tute hazmat caratterizza coat con spalle ampie, pantaloni bouffant sui fianchi e affusolatissimi dal ginocchio in giù, giubbini dagli orli minimi. L’ effetto che un simile materiale sortisce è paragonabile alla vernice o a un tessuto metal che, di volta in volta, forgia miniabiti avveniristici, pantaloni con l’elastico in vita ed ensemble di gonna e top dalle caratteristiche maniche extralong che ricorrono nella collezione. Una serie di mise più prettamente da combattimento ostenta spalline rinforzate e si tinge di verde militare in dosi massicce. Tra gli accessori, risaltano borse indossate dietro il collo a mò di cuscino, enormi bussole utilizzate come ciondoli per collana e valigie di ogni forma e dimensione. Quando il viaggio approda a destinazione (una piattaforma nei pressi della luna), gli oufit si fanno ancora più futuribili. Predominano colori fluo e argentei, giacche con mono-rever e spalle squadratissime: grintose, ma non prive dell’ appeal “sexy and bold” tipico dello stile Balmain.

 

BALMAIN 2

BALMAIN 3

 

SCHIAPARELLI 1

L’ ispirazione surrealista, cardine dell’ heritage di Elsa Schiaparelli, è un elemento che Daniel Roseberry padroneggia egregiamente. Il designer lo evidenzia soprattutto nei dettagli, nei decori e nei gioielli che adornano look altamente sartoriali: tailleur con pantalone palazzo, giacche squadrate in tweed, cappotti dall’ apparenza “innocua”, bianchi e lineari, vengono impreziositi da sbalorditivi inserti raffiguranti seni o alcune parti del viso. Il seno e il suo capezzolo sono ricorrenti, declinati sia in morbida pelle dorata che in crêpe di lana. Si piazzano proprio sulle mammelle, come stravaganti “toppe”, mentre orecchi, nasi e bocche, rigorosamente in oro, pendono da catene dorate a più giri portate intorno al collo. Oppure impreziosiscono i bottoni, ornamento principale di ogni look, senza disdegnare la punta delle scarpe (dove si alternano a enigmatiche serrature) e le cinture, fasce metalliche con tanto di ombelico scolpito. La colomba, dopo il successo riscosso dall’ abito indossato da Lady Gaga all’ Election Day, entra a far parte di questa surreale girandola: di forte impatto una versione che la riproduce in cima al pistillo lunghissimo di un vistoso fiore-spilla. La palette cromatica punta prevalentemente sul bianco e sul nero, ma il rosa carico di un abito che ricorda quelli sfoggiati da Grace Jones negli anni ’70 non passa inosservato.

 

SCHIAPARELLI 2

SCHIAPARELLI 3

 

GIVENCHY 1

Due colori base: il bianco e il nero. E poi pennellate di panna, grigio e rosso. La palette della collezione-debutto di Matthew M. Williams nel ready to wear di Givenchy esalta alla perfezione i look grafici, ma superbamente audaci, svelati in un video dal sapore avveniristico.  Il womenswear della sfilata co-ed privilegia silhouette fascianti che le sovrapposizioni e i volumi degli abiti, spaziando continuamente dal maxi al mini, non scalfiscono. L’ allure è sporty, iper sensuale e grintosa al tempo stesso, ogni outfit potrebbe essere indossato da una rockstar; forme scultoree e proporzioni strategiche combinate tra loro fanno da fil rouge. Un ruolo preponderante è ricoperto dai capispalla: piumini e pellicce che sfiorano la vita a malapena si alternano a giacche in pelle sagomate, bomber borchiati, gilet in shearling, biker jacket e lunghi parka, spesso abbinati a gonne asimmetriche indossate su pesanti calze nere. Un mood provocante aleggia sulla tuta con bordure che incorniciano il seno lasciandolo scoperto, sui lunghi abiti che fasciano il corpo come una seconda pelle. Parlando di long dress, conquistano i modelli in chiffon trasparente tempestati di paillettes e con orli di piume fluttuanti. L’hardware è un leitmotiv ornamentale, mentre gli accessori definiscono ulteriormente i look: risaltano collane girocollo con grandi “S” concatenate ed ankle boot con zeppe altissime e dalle forme massicce.

 

GIVENCHY 2

GIVENCHY 3

 

MIU MIU 1

Un incontro tra la lingerie – preziose sottovesti, canottiere con dettagli crochet, gonnelline in raso – e il tipico abbigliamento da montagna come i piumini, le pellicce ecologiche e le tute da sci: Miuccia Prada simbolizza così il desiderio di liberarsi dal peso del lockdown e al tempo stesso di proteggersi dai potenziali pericoli che il mondo esterno cela. Il risultato è una collezione molto glamour e ricca di dettagli iconici. In un video girato tra le nevi delle Dolomiti, le modelle sfoggiano sciarpe e passamontagna in knitwear (muniti di copribocca a mò di mascherina) e coprono/scoprono il corpo in un’ alternanza giocosa e molto girly. Giacche e pantaloni trapuntati in colori pastello, abitini tempestati di cristalli, maglioni Fair Isle, giacconi in simil shearling, vestiti sottoveste e cappotti borchiati sono corredati da pesanti calze in lana, doposci in pelliccia ecologica alti come cuissardes e guanti al gomito nello stesso materiale. Quando al calar della notte le modelle si riuniscono attorno a un falò, è tutto uno scintillio: le borchie, i cristalli, i lustrini sfavillano nel buio e ingentiliscono l’ abbigliamento tecnico outdoor. Il falò rappresenta un inno alla natura, fonte di vita e quindi degna del massimo rispetto. Per quanto riguarda la palette, nuance pastello come il lilla, il rosa e il celeste si affiancano al rosso, al blu e al verde mela o a colori neutri quali il grigio e il beige.

 

MIU MIU 2

MIU MIU 3

 

CHANEL 1

Il contrasto originato dall’ accostamento di texture massicce ed impalpabili è il fulcro della collezione di Chanel. Virginie Viard, che ha scelto Chez Castel (lo storico ed iconico nightclub sulla Rive Gauche) come location del video di presentazione, combina lunghi piumini e ampi cappotti in tweed con miniabiti in ruches danzanti, trasparenti gonne di chiffon e abitini costellati di paillettes iridescenti. Quella tra pesantezza e leggerezza dei tessuti è una dicotomia, anche simbolica, che fa da leitmotiv all’ intera collezione. Viard pensa a una donna che scende le scale del nightclub liberandosi del suo cappotto caldo per svelare la seducente lievità dell’ abito che indossa: un gesto indicativo, al tempo stesso, della volontà di immergersi nella rilassante atmosfera del locale. La femminilità fa comunque da trait d’union: i revers del cappotto sono in velluto trapuntato, la pelliccia ostenta bordure  rosa e persino il beanie in lana si adorna di una romantica rosa rossa in stoffa. Sotto il capospalla la donna Chanel sfoggia, inoltre, pull norvegesi corti in vita, gonne matelassè e preziosi top in pizzo, che di sovente abbina alle lunghe collane di perle adorate da Mademoiselle Gabrielle. Il look che conclude la sfilata, un trench dorato accompagnato ad un fedora nero in feltro, sembra concentrare in un sol colpo l’ irrinunciabile comfort dell’ outerwear e lo chic sfolgorante di un abito da sera.

 

CHANEL 2

CHANEL 3

 

 

 

Milano Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2021/22

 

Questa mattina raggiungiamo Milano, dove, iniziata il 23 Febbraio, tre giorni fa si è conclusa la Fashion Week. Rimane indelebile il ricordo di un anno fa, quando Armani e Biagiotti decisero di sfilare a porte chiuse per la repentina propagazione di un virus chiamato Covid-19; non saremmo mai riusciti a immaginare, allora, che nel 2021 il contagio avrebbe continuato a imperversare. Di conseguenza, come già a New York e a Londra, si è verificato un massiccio utilizzo del web da parte dei brand: video e filmati di sfilate senza pubblico hanno sostituito i classici défilé. Le presentazioni delle collezioni, diffuse on line dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, sono visibili anche nei siti e nei social delle varie griffe. La Fashion Week è stata inaugurata con un omaggio a Beppe Modenese (il presidente onorario della CNMI venuto a mancare nel Novembre scorso) e con il lancio del progetto WE ARE MADE IN ITALY – The Fab Five Bridge Builders, ideato da Stella Jean, Michelle Francine Ngonmo e Edward Buchanan in sinergia con la Camera della Moda. L’ iniziativa, dal nome che è tutto un programma (“i cinque favolosi costruttori di ponti”), è sorta allo scopo di sottolineare l’ importanza della multiculturalità e ribadire il valore dell’ inclusione: designer di origine africana come Claudia Gisèle Ntsama di GISFAB, Joy ljeoma Meribe di MODAF DESIGNS, Karim Daoudi, Fabiola Manirakiza di FRIDA-KIZA (che i lettori di VALIUM già conoscono, clicca qui per leggere la sua intervista) e  Pape Mocodou Fall alias Mokodu di MOKODU hanno avuto l’ opportunità di svelare le proprie collezioni attraverso la piattaforma a loro dedicata. Tra i big che hanno preso parte alla Fashion Week Autunno Inverno 2021/22 spiccano i nomi di Brunello Cucinelli (al suo debutto in calendario), Prada, Fendi, Missoni, Armani, Blumarine, Etro, Salvatore Ferragamo, Antonio Marras, Dolce & Gabbana, Alberta Ferretti, Vivetta, Philosophy di Lorenzo Serafini, Tod’s, Moschino, Sportmax e Max Mara (che ha celebrato il suo 70simo anniversario). I grandi assenti sono stati invece Gucci, Bottega Veneta e Versace: ma mentre Alessandro Michele tiene fede al proposito di presentare in modo totalmente autonomo le sue collezioni, Donatella Versace ha già fissato la data del 5 Marzo per svelare le creazioni che ha dedicato alla stagione fredda. Passiamo ora alla selezione di VALIUM relativa alla Fashion Week meneghina.

 

ANTONIO MARRAS 1

Mitologia e storia, passato e presente si intrecciano nel poetico corto con cui Antonio Marras ha presentato la sua collezione. “Su Nuraxi”, questo il titolo del video (prodotto da Antonio e Patrizia Marras e realizzato in collaborazione con la Fondazione Sardegna Film Commission), è ambientato nella Reggia di Barumini, un complesso nuragico risalente al II millennio a.C. che l’Unesco ha inserito nella World Heritage List. In questo suggestivo luogo della Sardegna (uno Stonehenge isolano, come lo definisce Marras) si dice che vivesse la Regina Su Nuraxi, magnifica e sontuosa nelle vesti preziosamente ricamate che le Tanittas, le sue fatine, creavano per lei. Ed  era a Su Nuraxi che il popolo si rivolgeva, organizzando dei pellegrinaggi, nei momenti di difficoltà. Il corto, splendido sotto ogni punto di vista, mostra uno sciame di pellegrini giunti a Barumini affinchè la Regina li salvi da una pestilenza – il rimando all’odierna pandemia non è puramente casuale. Gli abiti combinano meravigliosamente la mitologia e il folklore sardi con la fantasia e i capisaldi dello stile di Antonio Marras: giacche da pastore rivisitate, mix and match di pattern e tessuti a contrasto (c’è anche il tartan), sovrapposizioni, biker jacket abbinati a lunghe gonne plissettate, pull in colori vividi e rose rampicanti ricamate ovunque. Il nero, il bianco e il grigio sono le nuance predominanti.

 

ANTONIO MARRAS 2

ANTONIO MARRAS 3

DOLCE & GABBANA

Dolce & Gabbana inaugurano un nuovo capitolo del loro percorso stilistico: “Next Chapter” è il significativo titolo di questa collezione. Il duo creativo si connette con la Z Generation, esplora a tutto campo l’era digitale appropriandosi dei suoi crismi e dei suoi input. Non dimentichiamo, infatti, che in tempi di Covid il web riveste un ruolo di primo piano. Sul catwalk, dove alcuni robot umanoidi sfilano insieme alle modelle, innovazione e tradizione si uniscono per compiere un viaggio nel futuro all’ insegna dell’ hi-tech. E’ un viaggio che non può prescindere dal citare gli iconici anni ’90 del brand (le scritte “90s” e “I love supermodel” sulle t-shirt lo dichiarano a chiare lettere), ma li alterna a silhouette e a materiali inediti: plastica biodegradabile, lana e cellophane intrecciati, raso rivestito di vernice per auto…Il mood è cyber, le forme (rimandi agli anni ’90 a parte, che mantengono la loro carica sensuale) sono amplificate, soprattutto quelle dei capispalla decisamente over. Risaltano piumini, fake fur e parka “spaziali”, dalle dimensioni enormi, passamontagna e velette sfrangiate “coprivolto” (dei link ad un presente pandemico che è già storia), pantaloni verniciati e iridescenti in tessuti mai visti prima. La palette cromatica, un tripudio di colori arcobaleno intervallati dall’ argento metal, lascia senza fiato.

 

DOLCE & GABBANA 2

DOLCE & GABBANA 3

MAX MARA 1

Max Mara, il brand fondato a Reggio Emilia da Achille Maramotti, celebra il suo 70mo anniversario. La collezione prende il nome dall’ anno di nascita del marchio, “1951”, ed è impregnata di un mood più che mai British. Permane l’ accento sui capispalla, il trademark della griffe, ma spira un’ aria nuova: foulard annodato sotto il mento e borsa a spalla, la donna pensata da Ian Griffiths sembra in procinto di trascorrere un weekend nel countryside. Indossa capi eleganti ma pratici, a volte con un tocco eccentrico. Lunghi cappotti in velluto trapuntato e con collo a scialle, oppure in morbida alpaca come le giacche, non di rado in versione sleeveless, sfilano accanto a bomber con pattern a doppio lama, all’ iconico Teddy Bear e al leggendario coat in cachemire cammello. Eterei jabot di chiffon spuntano dai giacconi multitasche, i capispalla a manica lunga si sovrappongono a quelli modello gilet e i maglioni, oversize, sfoggiano lavorazioni a punto Aran. I pull su cui campeggia la scritta “1951” sono intervallati da gonne e tailleur in tartan o tattersall a scacchi. La palette cromatica conquista avvalendosi di svariate nuance di beige e di verde (come lo smeraldo e il verde oliva) alternate al nero e all’ ocra.

 

MAX MARA 2

MAX MARA 3

VALENTINO 1

Valentino approda al Piccolo Teatro Giorgio Strehler di Milano, emblema della cultura che il virus ha silenziato drammaticamente, e fa sfilare una collezione co-ed dal titolo “Valentino Act Collection”: un gesto dalla valenza quasi “punk”, sicuramente drastico, quello di riaprire un teatro in piena emergenza sanitaria (anche se la sfilata si è svolta a porte chiuse), così come perentorio e netto può essere definito il cambio di rotta nello stile di Pierpaolo Piccioli. Due soli colori, il bianco e il nero, caratterizzano tutti i look. A fare da leitmotiv è una camicia bianca con un grande colletto a punta declinata nei più disparati modi. Le differenze di genere si annullano, gli orli si accorciano, la silhouette è dinamica, punk e romantica al tempo stesso – laddove questo aggettivo sta ad indicare la libera espressione di sè. Nel womenswear ricorrono delle meravigliose mini mantelle couture e gonnelline nere che arrivano a metà coscia. Queste ultime si abbinano, di volta in volta, con la camicia bianca di cui sopra e con blazer over, giacche squadrate, lunghi coat in rete o a losanghe in black and white. Le stesse losanghe riappaiono squarciate da tagli netti, come quelli che hanno reciso gli orli: un gesto che rimanda a Lucio Fontana e alla sua ricerca dimensionale. Anche i dolcevita sono a rete, spuntano dalla camicia bianca instaurando un’ armonia geometrica con il suo colletto triangolare. I miniabiti e le bluse vengono impreziositi da sofisticate pettorine in pizzo a contrasto con le linee shaped della collezione. I tacchi a spillo si alternano agli anfibi quasi a sottolineare il mood delle creazioni, che non tralascia la sensualità ma abbraccia il cambiamento senza incertezze.

 

VALENTINO 2

VALENTINO 3

ALBERTA FERRETTI 1

Avvolgente, decisa, ma anche glamour: la collezione di Alberta Ferretti esprime appieno il mood d’ oggigiorno. La voglia di protezione, cioè, coniugata con un fare deciso e volitivo, con il desiderio di ricominciare a vivere la notte e ad esibire abiti sfavillanti. La sfilata esordisce con una serie di look fluidi, dalle forme morbide e dai materiali che riscaldano e proteggono il corpo: giacche annodate in vita, dolcevita fascianti,  pantaloni comodi a cui si sovrappongono, non di rado, lunghe gonne plissettate. Cappotti, trench, mantelle, hanno volumi ampi e a volte si declinano in modelli a vestaglia per esaltare il concetto di comfort; le spalle sono squadrate o arrotondate, ma sempre importanti, come a sottolineare la forza interiore di colei che le sfoggia. La lana predomina e proprio dai maglioni in knitwear, a collo alto, fanno capolino i merletti-gorgiera della camicia sottostante: la femminilità non viene meno, ha solo variato il suo modo di esprimersi. Non scopre, copre con voluttà intrinseca. Ed esplode con audacia in outfit di chiusura all’ insegna dello scintillio e dello sfarzo. Pantaloni dorati con frange si alternano ad evening dress ricchi di ruches impalpabili, piume, paillettes e borchie color oro. Tra bagliori e tessuti eterei irrompe una allure seducente che il dramma pandemico, nonostante tutto, non sarà mai in grado di assopire.

 

ALBERTA FERRETTI  2

ALBERTA FERRETTI 3

PHILOSOPHY DI LORENZO SERAFINI 1

Ogni designer, tramite la propria collezione, si è focalizzato su un particolare aspetto dell’ emergenza sanitaria. Lorenzo Serafini ha acceso i riflettori sulla scuola ai tempi del Covid: molto spesso chiusa, vissuta in base alle norme del distanziamento, sostituita dalla didattica a distanza. A causa di ciò, evidenzia il designer, gli studenti cresceranno con dei ricordi “a metà” dell’ istituzione educativa per eccellenza e dell’ età più spensierata della nostra vita. Serafini sopperisce a tutto questo con creazioni che si ispirano ai tipici look di una High School americana: la P cubitale di Philosophy risalta sui pull in colori vivaci, sui cardigan scollati a V, sugli immancabili bomber, su giacche cromaticamente strong. Le illustrazioni dei libri di storia invadono gli abiti e i leggins, le gonnelline in stile pom pom girls sono all’ordine del giorno, le maniche a sbuffo cucite su spalline ampie rievocano l’ uniforme delle majorettes. Non mancano neppure i richiami alla divisa da baseball e al prom dress, quest’ ultimo in versione dark con collo alto e maniche a palloncino adornate di fitte ruches. I look sono completati da un baschetto e dagli anfibi neri: tocchi finali che accentuano la loro potente iconicità.

 

PHILOSOPHY DI LORENZO SERAFINI 2

PHILOSOPHY DI LORENZO SERAFINI 3

 

 

 

 

London Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2021/22

 

Oggi VALIUM fa sbarco a Londra, dove dal 19 al 23 Febbraio si è svolta la London Fashion Week. La settimana della moda si è suddivisa tra sfilate a porte chiuse e presentazioni digitali, tutte divulgate nel sito della London Fashion Week oltre che, naturalmente, tramite i siti e i social dei vari brand. I video, i mini film e i lookbook sono stati gli strumenti che la maggior parte dei designer ha scelto per svelare la propria collezione Autunno Inverno 2021/22. Tra i top name che hanno partecipato alla kermesse troviamo Burberry, ma con una novità: Riccardo Tisci ha preferito mandare in scena la moda Uomo, rinunciando alla formula della co-ed e posticipando il Womenswear a data da destinarsi. Victoria Beckham non è mancata all’ appello londinese così come Simone Rocha, in procinto di lanciare la sua attesissima capsule per H&M. Presente anche Tod’s, con un progetto a cui hanno preso parte 35 talentuosi studenti della Central Saint Martins, e poi Matty Bovan, Temperley London, Emilia Wickstead, Bora Aksu, Molly Goddard, Marques’Almeida, MM6 Maison Margiela, Paul Costelloe, Roksanda, Richard Quinn, Vivienne Westwood e molti altri ancora. A questa edizione della London Fashion Week, inoltre,  si è associata a una succosa news: la presentazione della prima collezione di Roberto Cavalli firmata da un direttore creativo d’eccezione, Fausto Puglisi. Puglisi ha deciso di esaltare il lato “wild” del brand ideando creazioni che sono un grintoso tripudio di stampe animalier. Potete ammirarle via video cliccando qui. E adesso, diamo il via alla consueta selezione di VALIUM!

 

Simone Rocha 1

“Winter Roses”, la collezione di Simone Rocha, è un connubio di forza e fragilità. I fiori fanno da leitmotiv: si tramutano in ricami, applicazioni a cascata o in 3D che adornano, o invadono pressochè totalmente, gli abiti. Il tulle e il taffetas predominano, declinati in ruches e vaporose balze, ma spunta un’ inedita grinta che si esprime nei biker jacket con maniche a sbuffo di alcuni look in total black. Colletti rigidi da educanda donano un tocco di rigore e si alternano all’ eterea impalpabilità di abiti nella stessa nuance di rosa dello zucchero filato. Tonalità come il nero, il cipria, il bianco e il rosso delle “rose d’Inverno” completano la palette cromatica.

 

Simone Rocha 2

Simone Rocha 3

Vivienne Westwood 1

“Sostenibilità” rimane una delle parole d’ordine di Vivienne Westwood e la designer lo sottolinea anche in questa collezione, realizzata in toto con materiali riciclati ed eco-friendly. Avvalendosi di una stampa “bucolica” (datata 1743) di François Boucher che fa da fil rouge, le creazioni si sviluppano intorno a un mix and match di pattern, stili e tessuti: tartan, quadretti, righe, gessati e degradé cromatici convivono allegramente tra di loro. Le giacche trequarti si abbinano a gonnelline plissé indossate sopra ai pantaloni, le minigonne si alternano ai pants da ciclista e i tailleur vengono stravolti nelle proporzioni in puro Westwood style. I colori sono molteplici, spiccano i più vivaci: il rosso affiancato al turchese, il rosa affiancato al rosso, il rosso e il rosa declinati in svariate nuance.

 

Vivienne Westwood 2

Vivienne Westwood 3

Bora Aksu 1

Come molti altri designer (una su tutti, Simone Rocha), Bora Aksu ha sfilato a porte chiuse diffondendo poi il filmato dello show. La sua collezione si ispira a Marie-Sophie Germain, pioniera della matematica vissuta all’ epoca della Rivoluzione Francese che fu obbligata a utilizzare un nome maschile per ottenere credibilità negli ambienti Accademici. Tra le creazioni predominano abiti – quasi sempre svasati nel fondo – impreziositi da pizzi, volants, fiocchi e applicazioni floreali. Le maniche sono ampie, a sbuffo. In alcuni look il pizzo diventa parte integrante al punto tale da ricordare certe ornatissime vesti talari. La palette include cromie accattivanti quali il fucsia carico, il rosso, il panna, il giallo, il lilla e l’ottanio.

 

Bora Aksu 2

Bora Aksu 3

Sonia Carrasco 1

Spagnola, nata a Valencia, Sonia Carrasco è alla sua prima collezione. Che ha un nome indicativo, “- 75.5000000,-106.750.000”: un rimando alle coordinate di Thwaites, il ghiacciaio antartico a rischio disgelo per motivi associati al riscaldamento globale. La sostenibilità, come è facile intuire da una premessa simile, fa da filo conduttore a creazioni che hanno già fatto il pieno di apprezzamenti. I materiali sono rigorosamente riciclati, i tagli netti e sartoriali. Le giacche doppiopetto svelano geometrie sorprendenti, i cappotti si “interrompono a metà” per declinarsi in un knitwear a coste tubolari, una cascata di frange in lana ricade lateralmente da un tailleur. I colori sono quelli della sabbia, della terra, del mare: ecru, verde, svariate nuance di marrone, panna, blu notte e giallo limone.

 

Sonia Carrasco 2

Sonia Carrasco 3

Preen by Thornton Bregazzi

Una definizione adatta a sintetizzare la Fashion Week londinese potrebbe essere “il boom dell’ eco-friendly”. Il riciclo e l’utilizzo di materiali a ridotto impatto ambientale sono dei must anche per Preen by Thornton Bregazzi, che ambienta il suo lookbook in uno scenario rurale (un rimando al cottage nel Suffolk dove vivono attualmente Justin Thornton e Thea Bregazzi) e propone una collezione romantica ma all’ insegna del comfort. Risaltano abiti e gonne invasi da stampe floreali (le stesse dei foulard), ampi cappotti a spina di pesce, abiti longuette vivacizzati da balze di diverse dimensioni. Colpisce un cappotto comodo, con maniche a sbuffo e volant in vita, tinto di un incantevole blu oltremare. Ricorrono colori decisi come il rosso, il ruggine, il verde mela, il nero.

 

Preen by Thornton Bregazzi 2

Preen by Thornton Bregazzi 3

Temperley London 1

E’ una collezione dal forte sapore Boho, quella che Alice Temperley dedica all’ Autunno Inverno 2021/2022. Ricca di lunghi abiti “gipsy” in fantasie floreali, tailleur pantalone a zampa anni ’70, bluse con pettorina in pizzo e gonne abbottonate sul davanti. Gli anni ’70, in effetti, regnano sovrani. I materiali sono vari e tutti tassativamente in versione eco-sostenibile: velluto, pelle, tulle, denim, felpa, cotone…coniugano la praticità con la tipica vena romantica del brand, ma esaltano anche un appeal audace come quello emanato da un chiodo tempestato di borchie e da un tailleur di pelle in total black. A proposito di tailleur: spiccano i completi pantalone realizzati in velluto, con gilet e sciarpina impalpabile annodata al collo. Si ispirano a uno stile che, dopo oltre mezzo secolo, continua a esercitare un fascino potente.

 

Temperley London 2

Temperley London 3

 

 

 

New York Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2021/22

 

Il 14 Febbraio sono ufficialmente ripartite le Fashion Week nelle quattro capitali internazionali della moda. E come ogni anno, il “fashion month” è stato inaugurato a New York:  a sfilare (soprattutto virtualmente, data l’ emergenza sanitaria) sono le collezioni Autunno Inverno 2021/22, che vanno in scena anche a Londra, Milano e Parigi. L’ era del Covid, però, ha provocato degli stravolgimenti notevoli nelle modalità di presentazione e nella cronologia degli show. Sfilate a porte chiuse e lookbook diffusi via web sono stati pressochè la regola, nella Grande Mela, ma si è verificato un fenomeno ulteriore: la defezione di svariati brand dal calendario ufficiale. Non sono pochi, infatti, i marchi che hanno deciso di svelare autonomamente le proprie collezioni. In gran parte con l’ ausilio del social, dal momento che ormai rivestono un ruolo fondamentale. Differenziare le date e la prassi delle sfilate rappresenta un modo per svincolarsi dalla “maratona” modaiola e, al tempo stesso, per dirottare l’ interesse mediatico su una singola griffe, su un singolo evento. La Fashion Week newyorchese ha annoverato dei grandi assenti: top names del calibro di Michael Kors, Marc Jacobs, Tommy Hilfiger, Ralph Lauren, Proenza Schouler, Jonathan Cohen, Alexander Wang e Tory Burch presenteranno (o hanno già presentato, come Proenza Schouler) le loro creazioni in altre date, alcune di gran lunga posteriori a quelle – comprese tra il 14 e il 17 Febbraio – della Settimana della Moda. Se questo nuovo approccio, da un lato, permette una maggior libertà nel gestire il lancio delle collezioni, dall’ altro (almeno a mio parere) rischia di risultare un po’ caotico e di non ricevere il meritato risalto, vista la molteplicità delle informazioni in epoca pandemica.  Tom Ford, Presidente del CFDA (Council of Fashion Designers of America), ha prontamente ribattezzato il calendario “The American Collections Calendar”, sottolineando l’ intento dell’ associazione di “aiutare a promuovere e supportare la moda americana” a prescindere dalla tempistica degli show. Lo stesso Tom Ford, peraltro, ha scelto di posticipare al 26 Febbraio la presentazione della sua collezione. Tra i brand presenti nelle date “standard” della NYFW spiccano quelli di Gabriela Hearst, Jason Wu, Collina Strada, Coach, Carolina Herrera, Oscar De La Renta, Victoria Beckham, Zimmermann, Prabal Gurung e Anna Sui, per citarne solo alcuni. VALIUM, come ogni anno, fa scalo nelle quattro capitali del fashion per mostrarvi una serie di flash tratti dalle collezioni. Ecco la selezione relativa alle sfil…Pardon, ai lookbook di New York.

 

Adam Lippes 1

Colore, comfort e knitwear in abbondanza sono i cardini della collezione di Adam Lippes, che sceglie di coniugare portabilità e leggerezza (anche nei tessuti) per riportare un alito di gioia nella cupa era del Covid. Si fanno notare gli eleganti cappotti con orli rasoterra, i maxi fiocchi al collo e gli affusolati, ma fluidi, outfit in lana. Tra le cromie risaltano il lilla, il giallo e il rosa pastello, il marrone, il nero, il panna, il rosso. In particolare, conquista il blu Klein magnetico di un paio di pantaloni con piega abbinati a una giacca strutturata ma priva di maniche.

 

Adam Lippes 2

Adam Lippes 3

Victoria Beckham 1

Abiti pratici e portabili senza trascurare l’eleganza, denim e maglieria affiancati al tulle impalpabile e a creazioni che rielaborano lo stile militare: per Victoria Beckham l’ Autunno Inverno 2021/22 è all’ insegna della libertà. La sua collezione combina una sartorialità impeccabile con accessori sfavillanti di brio (come gli stivali, pressochè onnipresenti, cosparsi di glitter argentati). Cappotti e giacche giocano un ruolo chiave. La palette decreta il trionfo del nero e del blu notte alternandoli al rosso, al rosa pastello e a un beige luminoso che a volte sconfina nel nude.

 

Victoria Beckham 2

Victoria Beckham 4

3.1  Phillip Lim 1

Il comfort, un vero e proprio leitmotiv della New York Fashion Week, viene celebrato anche da 3.1 Phillip Lim. Il designer crea la sua collezione pensando alla quotidianità del post-lockdown, al ripristino di una vita in movimento e al ritorno in ufficio dopo lo smart working dilagante. Di conseguenza, propone outfit ad hoc: aleggia un mood anni ’70 e predomina la struttura ricercata, quasi scultorea dei capi; risaltano iconici colli alti in maglia che diventano accessori e dolcevita tempestati di ampi fori. Cromaticamente, ricorrono nuance neutre ravvivate da pennellate di giallo oro, celeste e blu oltremare.

 

3.1 Phillip Lim 2

3.1 Phillip Lim 3

Prabal Gurung 1

Gurung ha ideato la sua collezione la scorsa estate, e si nota: il temporaneo calo nei contagi aveva riportato in auge il glamour e la voglia di abiti “flamboyant”. Il designer ha elevato questo mood alla massima potenza, costellando le creazioni di pois, fiocchi, stampe floreali ed adornandole di strascichi, ruches, ampissimi orli a zampa e ricchi tessuti piumati. I colori? Una palette decisa composta dal rosso, dal bianco e nero e da un rosa ultra carico.

 

Prabal Gurung 2

Prabal Gurung 3

Zimmermann 1

Anche Nicky Zimmermann pensa all’ estate, ma alla prossima. La immagina come un periodo che porterà con sè un forte desiderio di rinascita, di divertirsi,  di spensieratezza, tutti elementi che non ci abbandoneranno al ritorno della stagione fredda. Lo stile della collezione si rifà agli anni ’70 e ’80: alterna ampi pantaloni a vita alta, lunghi cappotti e abiti in stile New Romantic. Maniche a doppio sbuffo, frange adornate di coriandoli e colli alti ricamati impreziosiscono lo “Zimmermann signature dress”; la palette cromatica spazia dal burgundy al rosa pesca, dal senape al nero passando per svariate tonalità di blu e di marrone.

 

Zimmermann 2

Zimmermann 3

Y/Project 1

La collaborazione con il brand Canada Goose dona un vago tocco sporty ai look sperimentali di Glenn Martens. Asimmetrie, sovrapposizioni, arricciature che definiscono scolli o forgiano la silhouette dell’ abito…e poi, ancora, squarci strategici, colli alti e polsini da attaccare e staccare a proprio piacimento: fanno tutti da fil rouge ad outfit sorprendenti. I capi nascono con l’ intento di assumere nuove forme a seconda dei movimenti di chi li indossa; colpiscono un abito-mongolfiera color lilla (una delle top nuance di stagione), un ensemble burgundy composto da una lunga tunica con due “oblò” aperti sulle tasche dei pantaloni sottostanti, una mantella rasoterra in total black che sembra fondersi con l’abito nella stessa tonalità.

 

Y/Project 2

Y/Project 3

 

 

 

Paris Fashion Week: flash dalle sfilate delle collezioni PE 2021

1.KENZO

Quarta e ultima tappa di VALIUM alle Fashion Week delle capitali mondiali della moda: il gran finale, come ogni anno, spetta a Parigi. Nella Ville Lumière, a differenza di New York e Londra, si è registrato un minor numero di presentazioni digitali. A cavallo tra il 28 Settembre e il 6 Ottobre – queste le date della Paris Fashion Week – le classiche sfilate “live” (in presenza o meno) e le esibizioni virtuali si sono suddivise in modo equo. Chanel non ha rinunciato al suo celebre show al Grand Palais, perpretrando così la tradizione della sfilata-evento nella location adorata da Karl Lagerfeld. Massiccia è stata la partecipazione dei big: Dior, Balmain, Louis Vuitton, Chloé, Hermès, Givenchy (con la collezione opera prima del designer Matthew M. Williams), Balenciaga, e poi ancora Maison Margiela, Marine Serre, Yohji Yamamoto, Rick Owens, Giambattista Valli, Loewe, Miu Miu e Andreas Kronthaler x Vivienne Westwood non sono mancati all’ appuntamento con i défilé Primavera Estate 2021, ma sono state parecchie anche le defezioni. Valentino a parte, assente giustificato dato il trasferimento a Milano, nomi del calibro di Alexander McQueen, Celine, Comme des Garçons, Dries Van Noten, Sacai, Off-White, Lacoste e Lemaire hanno disertato la settimana della moda. Non può essere trascurata, poi, l’ assenza di Saint Laurent; Anthony Vaccarello ne ha spiegato i motivi accennando al suo nuovo modo di rapportarsi al processo creativo. Sul versante ispirazione, ancora una volta il lockdown e il mondo forgiato dal Covid hanno prevalso. Ogni brand ha espresso le proprie considerazioni al riguardo tramite la sua collezione, imbastendo un fil rouge “filosofico” che permea tutte le creazioni.

 

2.KENZO

“Bee a Tiger”: è questo il titolo della collezione proposta da Felipe Oliveira Baptista, al timone creativo di KENZO dal 2019. Ma vedremo più avanti il senso di quel “bee”. Cominciamo col dire che l’ ispirazione di Baptista scaturisce dalle riflessioni sulla Terra ai tempi del Coronavirus. Come poter andare avanti, come mantenere la positività in un mondo malato, calato in una realtà in gran parte ancora ignota e tanto difficile da sostenere? Le idee si moltiplicano, a volte in accordo ed altre in contrasto fra loro: la collezione rispecchia questo stato d’animo tramite un eclettismo costante. Le stampe floreali, uno dei trademark di Kenzo, “piangono” grazie a un effetto che ce le mostra sfuocate, scolorite a causa delle lacrime. Ma un antidoto alla crisi proviene proprio dalla natura e precisamente dalle api, grandi benefattrici del pianeta. I benefici che erogano in termini di mantenimento della biodiversità sono innumerevoli, la loro estinzione metterebbe a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza. Ecco il perchè dei molti look ispirati all’ abbigliamento protettivo degli apicoltori, con tanto di cappelli il cui velo ricopre, a volte, l’intera mise. Le silhouette sono lineari, ma movimentate: predominano le canotte indossate come minidress, spesso abbinate a pantaloni da ciclismo oppure larghi e comodi, zeppi di tasche a toppa come i gilet, i soprabiti, i marsupi. Il colore, altro signature di Kenzo,  assume sfumature tenui e quasi sbiadite. Il rosso, il verde menta, il giallo, l’arancio, il lilla, il bluette sono immersi nella medesima nebulosità che offusca il mondo attuale. Tuttavia, è nel messaggio trasmesso dalla collezione che è insita la speranza, la via per la liberazione: ritrovare l’armonia con la natura è tassativo.

 

3.KENZO

 

1.DIOR

Maria Grazia Chiuri si concentra sui cambiamenti che il drammatico periodo attuale ha apportato nelle nostre vite. Per raccontare tutto questo serve un nuovo linguaggio: nella moda si traduce in una concezione innovativa del taglio dell’ abito, l’ elemento attraverso il quale un capo “dialoga” con l’esterno ed esprime la propria filosofia. Chiuri rivisita quindi la silhouette DIOR per allinearla alle sensazioni e alle emozioni del nostro tempo. Il suo non è un gesto eversivo, bensì un atto d’amore nei confronti dell’ heritage della Maison, che omaggia rileggendolo alla luce di una nuova visione. La giacca Bar viene rielaborata sulle basi di una collezione che Christian Dior creò in Giappone nel 1957: assume linee vagamente a kimono e sottili cinture la stringono in vita per sagomarla sul corpo a seconda dell’estro personale. Le gonne e gli ampi pantaloni sono sostenuti da una coulisse, la camicia è onnipresente e molto lunga, a volte indossata a mò di chemisier; il tailleur include immancabilmente la giacca “kimono” di cui sopra. Sul punto vita si concentra una delle novità rispetto al taglio: scende appena sopra ai fianchi, sottolineato dalla lavorazione smock, oppure “sale” in stile impero. Un tocco etnico pervade tutta la collezione, le creazioni sono intrise di pattern Paisley e il raffinato pizzo si alterna al Tie-Dye. Non mancano i lunghi abiti in chiffon, fluttuanti e declinati in una splendida palette di indaco, blu oltremare, rosa intenso, verde e cipria; i tessuti si mescolano, i ricami proliferano, spighe e motivi floreali riappaiono in grande stile. Fanno da leitmotiv linee fluide e ondeggianti, che accarezzano il corpo con leggerezza sintonizzandosi alla perfezione con l’ anelito di libertà e i mutamenti associati a quest’ era di transizione.

 

2.DIOR

3.DIOR

 

1.BALMAIN

Il tratto distintivo della collezione ideata da Olivier Rousteing è evidente: un’ eleganza ispirata agli anni ’70 con incursioni nel decennio successivo. Non è un caso che lo show si apra con un breve défilé introduttivo in cui trionfano pantaloni palazzo a vita alta, maglie dolcevita, completi a zampa d’elefante, mantelle, tutti nei toni del grigio e invasi da un pattern monogram ripreso dall’ archivio di BALMAIN. Persino il modo di muoversi delle modelle rimanda a quell’ epoca: avanzano disinvolte, sorridenti, con le mani in tasca, ammiccando al pubblico e volteggiando su se stesse. Questa scena fa da apripista a una collezione sartorialmente accuratissima e dal forte impatto visivo; basti pensare che il primo look è un suit giallo fluo con pantaloni svasati e una giacca che sfoggia le spalle a pagoda ricorrenti in ogni creazione. La parata fluo include anche il rosa, spesso mescolato al giallo, evidenziando completi drappeggiati e fasciatissimi. Poi torna il grigio, e l’attenzione si focalizza sul tailleur declinato in svariate versioni a partire da alcuni elementi base: spalle a pagoda (anche asimmetriche), drappeggi, pantaloncini da ciclismo. Tutti gli outfit della collezione avvolgono il corpo in panneggi e forme aderenti che la svasatura rende più easy, mentre le spalle a pagoda accentuano una “drammaticità” teatrale e vagamente Couture. Le ritroviamo in variante smoking, in pelle grintosa, in denim, sul bolerino con grandi revers in un colore a contrasto. Le silhouette si fanno fluide verso la fine del défilé, tramite abiti (indossati a piedi nudi) scintillanti di Swarovski che tramutano la donna Balmain in un’ autentica dea.

 

2.BALMAIN

3.BALMAIN

 

1.GIVENCHY

E’ stato un debutto attesissimo, quello di Matthew M. Williams alla direzione creativa di GIVENCHY. E non ha deluso. La sua collezione Primavera Estate 2021 irrompe come un vortice: per la Maison, senza dubbio, comincia una nuova era. Williams si propone di trovare “l’ umanità nel lusso” focalizzandosi sulla realtà delle persone che indosseranno le sue creazioni, ma non trascura l’heritage di Givenchy. Un intento celebrativo, il suo, e al tempo stesso la volontà di perpetrare uno stile che ha sempre guardato al passato, al presente e al futuro. Con Williams lusso e streetwear si intrecciano in un connubio potente. Esaltazione dell’ hardware, linee pulite e lavorazione dei materiali sono i cardini del suo creare: i gioielli ispirati ai celebri “lucchetti degli innamorati” del Pont des Arts di Parigi adornano le scarpe, gli accessori e i tessuti degli abiti, mirabilmente trattati. Un esempio? I pantaloni solcati da fitte rughe che ricordano le crepe nei muri. Ma è anche il modo in cui il materiale viene utilizzato a originare degli “effetti speciali”, come nel caso dei capi (top, pantaloni, lunghi abiti a sirena) composti da listelli orizzontali simili a quelli di una veneziana, oppure delle aderentissime magliette see-through ornate da disegni che potrebbero essere scambiati per tatuaggi. Tra le creazioni abbondano, poi, tailleur pantalone con la giacca priva di revers e dotata di soprammaniche geometriche. I pantaloni, dal taglio dritto, sono a vita bassa e hanno la piega frontale, gli abiti più lunghi e sinuosi scoprono completamente la schiena, i drappeggi omaggiano lo stile Givenchy. Le borse, extrasize e munite di lucchetto, diventano parte integrante del look, mentre le G Chains, catene gioiello composte da una sfilza di G, sono già candidate a must have. Altamente iconiche risultano anche le mantelline, rigide e squadrate sulle spalle, in pelle di coccodrillo groffata. Un unico giudizio, quindi, per il debutto di Matthew M. Williams da Givenchy: promosso cum laude.

 

2.GIVENCHY

3.GIVENCHY

 

 

 

 

London Fashion Week: flash dalle sfilate delle collezioni PE 2021

1.VICTORIA BECKHAM

Prosegue il percorso di VALIUM nelle quattro capitali mondiali della moda. Dopo Milano e New York, approdiamo alla Fashion Week di Londra: anche qui, a causa della pandemia di Covid, le sfilate sono state in gran parte sostituite da presentazioni via lookbook digitali oppure da video fondati su un connubio tra cinema, moda e arte. La creatività avantgarde tipica degli stilisti British, comunque,  non ha affatto risentito del lockdown. Come abbiamo già riscontrato a Milano e nella Grande Mela, la quarantena e l’ emergenza sanitaria hanno semmai fomentato le riflessioni, l’ ispirazione, l’ apertura di nuove prospettive. Se molti brand hanno scavato a fondo nel proprio DNA, altri hanno introdotto innovazioni nel loro stile signature pur rimanendo fortemente caratterizzati e riconoscibili. Passiamo quindi ai marchi che ho selezionato per voi dalle passerelle londinesi: Victoria Beckham, Matty Bovan, Burberry e Molly Goddard, quattro label con una storia diversissima alle spalle ma accomunati da una spiccata identità.

 

2.VICTORIA BECKHAM

Il lockdown, per VICTORIA BECKHAM, ha stimolato dei quesiti sull’ identità del suo marchio rielaborata alla luce della pandemia. Un desiderio di libertà, di riscoperta dell’ istinto è emerso prepotentemente, riflettendosi in una collezione emblematica sotto vari punti di vista: “ritornare all’ essenza” si è rivelato un must sia riguardo al numero dei look, soltanto 21, che all’evoluzione della sartorialità, dei cromatismi saturi e dello stile iper contemporaneo caratteristici del brand. Il risultato? Creazioni che inneggiano a un mood disinvolto e nonchalant, alla “libertà”, appunto, di essere se stesse. Le silhouette sono minimal, ma fluide. Predominano flares singolarissimi, talmente svasati e lunghi da formare una sorta di “strascico” (che la designer paragona a delle “pozzanghere”), alternati a long dress drappeggiati o morbidamente plissettati e a giacche strutturate proposte anche in versione animalier. Portabilità, praticità e comodità sono le parole d’ordine. L’ ispirazione è fortemente radicata nella realtà di tutti i giorni, forse uno dei motivi per cui il focus sui pantaloni è preponderante. Il modello vincente è sempre svasato in fondo, persino se gli orli si accorciano, a volte movimentato da spacchi e altre -come nel caso di un paio di jeans – da altissimi risvolti.

 

3.VICTORIA BECKHAM

 

1.MATTY BOVAN

L’ artigianalità e le suggestioni storiche rappresentano i cardini di questa collezione. MATTY BOVAN va a ritroso nel tempo e si lascia ispirare da Elisabetta I Tudor, dall’ Inghilterra antica, dall’ home decor deliziosamente fané che popola certe case di York, la sua città natale (dove ha trascorso il lockdown). Per donare ulteriore pathos alla presentazione delle sue creazioni, Bovan le mostra indosso a manichini che ha collocato proprio a York, in una cappella ottocentesca. I look, tutti all’ insegna del “do it yourself”, nascono anche dalla filosofia che il designer ha adottato per trascorrere la quarantena e ribadiscono il valore del fare, rifuggendo dalla massificazione e dalle metropoli dove il fashion system ha fissato le sue basi: Matty Bovan inneggia al passato per forgiare il futuro, per dimostrare alle nuove generazioni che esiste un modo alternativo di creare moda, intriso di pura passione. Non è un caso che la sua collezione sia stata battezzata “Future. Olde. England.”, e che sartorialmente sia intrisa di sperimentazione. Colpisce subito un patchwork di stili e materiali; si susseguono pull a maglia scuciti e deformati, pattern celtici che rievocano mattonelle medievali, capi simbolo dell’era shakesperiana come il farsetto,   look scultorei e/o ricchi di sovrapposizioni. Il tessuto viene drappeggiato, movimentato con balze e ruches, lavorato a punto smock e accostato a stampe Liberty Tana Lawn, dando vita a oufit coloratissimi dove ricorrono i riferimenti alle bandiere e agli stemmi araldici. Tra i gioielli che adornano gli abiti, sono presenti anche esemplari appartenenti alla mamma di Bovan.

 

2.MATTY BOVAN

3. MATTY BOVAN

 

1.BURBERRY

Per BURBERRY il lockdown si sintetizza graficamente in due simboli, la sirena e lo squalo. Queste due creature del mondo marino, la prima mitologica e la seconda reale, diventano rispettivamente emblemi di un passato idilliaco, dei sogni associati ad esso e della durezza della quarantena, con la sua solitudine e le sue paure. Riccardo Tisci ha pervaso buona parte dei look di quell’ iconografia, soprattutto attraverso le stampe: non a caso, sono le nuance del blu e dell’ azzurro i colori predominanti. Persino sul classico trench Burberry, in un’ audace versione sleeveless, campeggiano grafismi che ricordano un enorme pesce. Nonostante la minaccia dello squalo incomba, a prevalere è la sirena: la sua coda si moltiplica nella fantasia di una blusa, un pull bluette si interrompe sul seno delineando un orlo che rimanda al suo corpetto a cuore, preziose reti da pesca argentate si fanno bustini, bracciali e via dicendo. Un trench in vernice lucida si spalma di blu oltremare, ma la sorpresa forse più iconica ci attende alla fine del défilé (le modelle hanno sfilato in un bosco esaltando il nuovo rapporto tra uomo e natura): una serie di abiti fascianti, scintillanti d’argento e adornati di mantelle asimmetriche incorporate, sono un omaggio ad Ariel che lascia senza fiato. E lo squalo? Lo ritroviamo nelle ampie giacche in gomma e nei cuissardes “da combattimento” che proteggono dalle insidie del mare, ma anche nelle stampe, come quelle che sfoggia un bomber con maniche e inserti in rete nera.

 

2.BURBERRY

3.BURBERRY

 

1.MOLLY GODDARD

Regina degli abiti in tulle più spettacolari, MOLLY GODDARD ripropone il suo trademark non senza innovazioni. Che sono parecchie: innanzitutto, il tulle contraddistingue solo una parte degli outfit e viene declinato in inedite versioni. Un’ altra novità riguarda il suo abbinamento, per contrasto, con dei geometrici pattern a scacchi o a righe. In tutti i casi, e per tutti i look o quasi, la palette cromatica è a dir poco sgargiante: il rosso, il verde mela, l’arancio, il rosa, sono utilizzati in dosi massicce e accostati fra loro. Risaltano fittissime ruches in tulle disseminate sulle gonne in grandi “bouquet” verticali, oppure in alte bande che circondano un velo di chiffon trasparente. Sono sempre le ruches in tulle a plasmare dei vaporosi top o, unite in gruppi sovrapposti, a dar vita a rutilanti tutù in stile impero. Chi ama l’iconico abito “da bambola” griffato Goddard, poi, lo troverà tinto di un giallo pallido che vira al crema, una delle poche eccezioni nel novero dei colori strong della collezione. Ruches e volant abbondano anche tra i decori degli oufit in tessuto: si moltiplicano sugli abiti, sulle gonne e sulle jumpsuit. La collaborazione tra Goddard e Ugg ha dato eccellenti frutti; sabot con platform vertiginoso e mules in fake fur sono il complemento ideale delle mise fiabesche e surreali create dalla designer londinese.

 

2.MOLLY GODDARD

3.MOLLY GODDARD

 

 

 

New York Fashion Week: flash dalle sfilate delle collezioni PE 2021

1.TOM FORD

Sono molti, negli Stati Uniti, i brand che hanno rinunciato a proporre una collezione Primavera Estate 2021. La pandemia di Covid infuria, e anche se nella Grande Mela i contagi, al momento, sono più contenuti, alla New York Fashion Week svariate label hanno preferito divulgare le loro creazioni in versione digital  attraverso la piattaforma Runway360 del CFDA (Council of Fashion Designers of America). In tantissimi hanno optato per la modalità “lookbook”, evitando il défilé in passerella via video: tra questi, TOM FORD. Il Presidente del CFDA, che come tutti ha ideato la propria collezione in quarantena, guarda al passato e, al tempo stesso, a un futuro sgargiante e audace, intriso di positività nonostante il duro periodo attuale. Ford si ispira agli anni ’70 di Antonio Lòpez, al glamour delle sue illustrazioni, inneggia ad una donna sfrontatamente sensuale ma sempre sorridente e super grintosa. I look evidenziano stampe sgargianti: floreali, tigrate, zebrate, spesso fuse in un mix & match sorprendente e mai sopra le righe. I minishort troneggiano, abbinati alla giacca e al foulard, le camicie sono sbottonatissime, i pantaloni, lucidi e morbidi, ostentano una cintura con il logo del brand. Il monocolor ricorre in tonalità eleganti quali il viola, il fucsia, l’azzurro polvere, ma fa la sua comparsa anche il tie-dyed. Lo ritroviamo soprattutto sui caftani ampi e spettacolari, con lunghe frange, che rappresentano i pezzi forti – e sicuramente i più iconici – della collezione.

 

2.TOM FORD

3.TOM FORD

1.CAROLINA HERRERA

Wes Gordon, pur rimanendo fedele allo scenografico heritage di CAROLINA HERRERA, impregna questa collezione di freschezza in dosi massicce. Lo chic è al primo posto come sempre, ma privo di indizi “ladylike”: piuttosto, acquista una allure vagamente anni ’60 e si ispira alla Mia Farrow di “Rosemary’s Baby”. Accanto agli splendidi abiti da sera con maniche a sbuffo risalta una serie di minidress dalla linea ad A, essenziali o impreziositi da volants e grandi fiocchi, ma anche stretti in vita e, come nel caso di un abitino in tulle color baby pink, adornati da un vistoso “ventaglio” asimmetrico (sempre in tulle) che dalla spalla scende sul fianco. I pantaloni sono ampi, dritti e a vita alta, le silhouette alternano linee fascianti e minimali ad altre più fluttuanti e svasate nel fondo. Una camicia bianca con maniche a sbuffo abbinata a una miniskirt nera costituisce l’ apice del “dégagé”; agli antipodi, l’ abito a sirena in total black, ornato da una sfilza di fiocchi frontali, che ostenta un’ eleganza da diva. Ogni outfit viene indossato con scarpe rasoterra, siano esse  francesine o Mary Jane, il che contribuisce a donare brio all’ insieme. La palette cromatica abbandona il color block delle scorse stagioni optando per il bianco, il nero, un pallidissimo rosa e un beige altrettanto tenue, mentre le stampe si declinano in minipois e fantasie floreali.

 

2.CAROLINA HERRERA

3.CAROLINA HERRERA

1.KA WA KEY

Il brand del duo formato dai designer Ka Wa Key Chow e Jarno Leppanen ha proposto la sua collezione, “There’ s no place like home”, tramite un corto diretto da Fabrizio Eramo. L’ ispirazione prende vita dai luoghi, o meglio dalle tre città, che per KA WA KEY incarnano il concetto di “casa” – Hong Kong, Londra e la Finlandia – ed elabora l’idea iniziale alla luce dell’ attuale emergenza pandemica. I look si concentrano sulla nozione di comfort utilizzando tessuti morbidi, prevalentemente tinti in degradé di colore, e sovrapponendo i capi di frequente. La gonna svolazzante, anche in versione a salopette, fa da leitmotiv; la affiancano pantaloni comodi in lana a coste o pratici bermuda, mentre tra i top predominano i pull a dolcevita. Nonostante il tema della collezione sia incentrato sulla casa, il video di Fabrizio Eramo presenta le creazioni in un’ ambientazione outdoor: i modelli si muovono in mezzo alla natura, su un prato con una fitta vegetazione a far da sfondo e sotto un cielo striato di nuvole rosa. Il tutto rimanda ai valori eco-sostenibili del brand e crea un voluto contrasto tra l’idea di casa come spazio chiuso e la sua accezione più ampia di “territorio”, località, paesaggio dell’ anima. Non c’è traccia di restrizioni, nello stile di Ka Wa Key: “comodità” fa sempre rima con “libertà”.

 

2.KA WA KEY

3.KA WA KEY

1.ZIMMERMANN

Per Nicky Zimmermann “casa” vuol dire “Australia”, e la sua collezione “Wild Botanica” si ispira proprio alla magnificenza della flora e della fauna del Nuovissimo Continente. Il romanticismo, la femminilità che contraddistinguono le creazioni di ZIMMERMANN si arricchiscono quindi di un nuovo elemento, che tramuta la bellezza naturale in motivo decorativo tramite applicazioni e stampe: un tripudio di petali in 3D adorna colli e polsini, oppure invade gli abiti con un effetto visivo che rende i fiori simili a migliaia di ali di farfalla. Le stampe riproducono tutte le specie floreali, accostandole in una sorta di patchwork acquarellato che esalta la presenza di coloratissimi pappagalli esotici. Le nuance, di conseguenza, si moltiplicano pur rimanendo sempre molto “discrete”, eleganti, appena più vivide delle tonalità pastello. L’ abito lungo, ondeggiante e dotato di maniche a sbuffo (ormai un capo trademark della designer australiana) spadroneggia anche in versione mini, ma si alterna a molti altri modelli: con balze palloncino, scampanato e stretto in vita, dalla linea affusolata e in total crochet. Proliferano poi i look composti da crop top e gonna fluttuante, mentre tra i pantaloni risaltano i flares stampati a fiori e pappagalli proprio come la jumpsuit abbinata a una paglietta in stile anni ’20.

 

2.ZIMMERMANN

3. ZIMMERMANN

 

 

 

 

Paris Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2020/21

DIOR.1

Oggi VALIUM vola nella Ville Lumière, dove dal 24 Febbraio al 3 Marzo si è svolta la Paris Fashion Week. In calendario, 71 sfilate e 25 presentazioni. Sono stati nove giorni sfavillanti, oltremodo esplosivi, densi di appuntamenti: il debutto di Felipe Oliveira Baptista alla direzione creativa di Kenzo, la collezione finale di Alessandro Dell’ Acqua per Rochas, il debutto parigino di Ermenegildo Zegna, il comeback di Coperni….Oltre che, naturalmente, i défilé di big internazionali del calibro di Dior, Saint Laurent, Chloé, Balmain, Celine, Vivienne Westwood, Balenciaga, Valentino, Givenchy, Stella McCartney, Giambattista Valli, Alexander McQueen, Chanel (peraltro, il 19 Febbraio scorso ricorreva il primo anniversario della scomparsa di Karl Lagerfeld), Miu Miu e Louis Vuitton, tanto per citarne alcuni. Moltissimi i designer esordienti, tra cui i francesi Boyarovskaya, Germanier e Xuly Bët, attesissimi il debutto dell’ africano Kenneth Ize e la sfilata di Thebe Magugu, primo vincitore “made in Africa” del Premio Louis Vuitton. Il team cinese, invece, è stato penalizzato dal fattore Coronavirus: la stilista Uma Wang ha preferito orientarsi su una presentazione, mentre Jarel Zhang, Maison Mai, Masha Ma, Calvin Luo e Shiatzy Chen hanno dovuto annullare i rispettivi fashion show parigini. La Fédération de la Haute Couture et de la Mode , tuttavia, ha garantito loro una visibilità massiccia attraverso le più disparate piattaforme di comunicazione. Veniamo ora alle cinque collezioni che VALIUM ha selezionato. Riflettori puntati su Dior, Saint Laurent, Maison Margiela, Balmain, Miu Miu. Si comincia con Dior:che lo show abbia inizio!

Una collezione che è un racconto autobiografico intessuto sui ricordi di Maria Grazia Chiuri. L’immaginario a cui attinge affonda le radici negli anni ’70 e nel movimento di liberazione della donna, ma anche in fotogrammi implicitamente associati all’ empowerment femminile: la sartoria della madre della designer, le attrici che le clienti desideravano emulare, l’ atelier milanese di Germana Marucelli, Mila Schön ritratta da Ugo Mulas, le opere della pittrice Carla Accardi…A quell’ iconografia si ispirano look di uno chic discreto, intrisi di estro ma portabilissimi, inseriti in una collezione oltremodo armonica. Il pattern a quadri tanto caro a Christian Dior predomina, declinato in tutti i capi e le versioni possibili, ma anche i pois fanno la loro apparizione: per Monsieur, entrambi i motivi erano i cardini di un’ eleganza informale. Il colletto bianco arrotondato abbinato alla cravatta nera è un leitmotiv; la collezione lo evidenzia in una serie di completi in black and white per poi riproporlo in varianti molteplici. Trionfano le frange, sugli orli dei capispalla oppure all over sugli abiti, le gonne spaziano dai modelli plissettati a quelli a portafoglio esplorando le lunghezze più svariate, le giacche sagomate si alternano ai caban e ai bomber jacket. L’allure è fresca, disinvolta, e si sposa con accessori iconici: la Saddle bag portata a tracolla, i gambaletti neri in rete, la bandana bene in vista sul capo nel tipico stile anni ’70. Insegne luminose che recitano “Consent” (consenso) ed altri slogan inneggianti al women power  – tutti realizzati dal collettivo Claire Fontaine – campeggiano nella location della sfilata, al cui ingresso è stato posto un “I say I” (io dico io) a caratteri cubitali. La frase, potentemente autoaffermativa, è anche il titolo di un’ imminente mostra dedicata alla scrittrice, critica d’arte e nota femminista Carla Lonzi oltre che all’arte italiana al femminile. Sostenuta da Dior, l’esposizione si terrà dal 23 Marzo al 21 Giugno 2020 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

 

DIOR. 2

DIOR. 3

 

SAINT LAURENT. 1

Denominatore comune: degli audacifuseaux in latex. Sono declinati in nero, viola, rosso, turchese, ed abbinati a giacche dall’ impeccabile taglio sartoriale. Tessuti come il tartan, il gessato e il pied de poule sottolineano la loro eleganza senza tempo, dando vita a un mix di fetish e di bon chic che le camicie con jabot impreziosiscono ulteriormente. Quando alle giacche si sostituiscono trench in pelle o dei fur jacket squadratissimi, il risultato non cambia: è puro stile Yves Saint Laurent sia in quanto a seduttività raffinata che agli incredibili cromatismi. Il fucsia, il viola, l’ocra, lo smeraldo, il teal, l’azzurro polvere si combinano e si alternano, creando dei connubi di un intenso magnetismo con il nero vinilico. Un mood sexy pervade l’ intera collezione, veicolato dal latex onnipresente (plasma indifferentemente top, gonne, abiti e corpetti) ma anche dalle trasparenze delle bluse e dei body in pizzo. Le gonne in latex, in particolare, rappresentano una valida alternativa ai fuseaux, soprattutto grazie all’ abbinamento con i cuissardes nello stesso materiale. Tuttavia, non riescono a rubare la scena al capo iconico della collezione (i fuseaux, appunto) e alle vertiginose slingback con fibbia sadomaso a cui si accompagna.

 

SAINT LAURENT. 2

SAINT LAURENT. 3

 

MAISON MARGIELA. 1

Riciclare per dare origine a una nuova vita e, al tempo stesso, a una nuova coscienza: è questo l’ intento di John Galliano, che prosegue nella sua opera di decostruzione e riassemblaggio dei capi classici già iniziata con Maison Margiela Artisanal. Galliano concentra l’attenzione sul guardaroba del XX secolo, lo seziona e lo rielabora prefiggendosi di mantenerne la valenza intrinseca. Il tutto, naturalmente, a partire da indumenti d’antan originali: significativo è l’ esempio di uno dei look di chiusura, un abito da flapper risalente agli anni ’20, trasformato in un tripudio di chiffon violetto con tanto di stampe al laser. Altri “esperimenti” sono stati compiuti su cappotti ridotti ai soli revers ed alla pettorina (lo chiffon o la plastica trasparente, in genere, sopperiscono alle parti mancanti dei capi), ampi colli in lana dotati di una sola manica, ensemble di giacca e gonna con imbastiture a vista invasi da abbondanti inserti in pelo. Spettacolari i gilet sfrangiati che sembrano fatti di carta velina, soprendenti i giacchini a spina di pesce combinati con maniche in fake fur inanellate in grossi boccoli. Altrettanto d’impatto è la palette cromatica: il giallo, l’arancio, il marrone, il malva, l’azzurro polvere, il cobalto, il turchese e il vinaccia si affiancano in una favolosa tavolozza. Con la collezione Autunno/Inverno 2020/21 di Maison Margiela viene lanciata anche Recicla, una linea che per il momento include borse vintage in vimini restaurate  oppure ricavate dal pellame di borse second hand.

 

MAISON MARGIELA. 2

MAISON MARGIELA. 3

 

BALMAIN. 1

Anche nella collezione di Balmain, i cuissardes rivestono un ruolo importante: altissimi, sostituiscono i collant o i pantaloni perchè avvolgono l’ intera gamba. Spaziano dal marrone al nero, passando per il beige, e sono declinati in cuoio ma più spesso in vernice. Quei tre colori sono importanti perchè delineano anche la palette cromatica della collezione, dove vanno ad aggiungersi al blu, al bianco, al grigio, a squarci di blu elettrico e di rosso, accentuando l’ impatto di creazioni che coniugano lo stile signature di Olivier Rousteing con l’ heritage Balmain più squisito. Abiti e gonne foulard, maglioni quasi “araldici” per quanto appaiono riccamente decorati, bottoni vistosi e ornamentali ricorrono in creazioni che sbalordiscono, oltre a tutto il resto, per la straordinaria sartorialità dei capispalla: le giacche, i cappotti e persino i cardigan sfoggiano spalle evidenti e nettamente squadrate; sono spesso a doppiopetto, decorati da due file di bottoni, con revers importanti e in colori a contrasto. Non è un caso che la sfilata si apra proprio con una parata di 20 cappotti blu rigorosamente double-breasted, ma con un unico rever a fare la differenza. Poi, ci sono mantelle in ogni lunghezza e versione: per il giorno i modelli evidenziano asimmetrie e sovrapposizioni, per la sera si incorporano all’ evening dress plissé dando vita a uno spettacolare look da red carpet. Lo stile “Jolie Madame” puramente Balmain, insomma, ormai si è fuso con la contemporaneità grintosa e audace di Olivier Rousteing. Lo dimostrano anche i look vinilici drappeggiatissimi, oppure cosparsi di glitter e ruches (e rigorosamente abbinati ai cuissardes vertiginosi), che anticipano le ultime uscite: su quale rockstar li vedreste indosso?

 

BALMAIN. 2

BALMAIN. 3

 

MIU MIU. 1

Uno chic squisitamente rétro, che attinge alle dive del silver screen hollywoodiano: Miu Miu inneggia alle eroine cinematografiche degli anni ’40 e ’50, spaziando dalle “sirene” alla Veronica Lake per poi omaggiare le bionde predilette da Hitchcock e le attrici del Neorealismo, ma sempre con il glamour a far da filo conduttore. Gli abiti che aprono la sfilata, lunghi e increspatissimi, fascianti e tinti di accattivanti colori (l’arancio, il giallo e lo smeraldo si affiancano al grigio e al rosa delicato), conquistano all’ istante. Seguono cappotti dagli orli rasoterra portati rigorosamente con la cintura, long dress in stile Impero, tailleur con gonna pencil stretti in vita, fake fur voluminosissime da diva, abitini bouffant ricchi di increspature. Il pattern check si alterna ad un  “graffiante” maculato, mentre bagliori e trasparenze predominano nei look da sera. Colpisce una mise in total black indossata da Kaia Gerber: l’abito, composto da una gonna lunga e sinuosa, viene abbinato a una cintura in pelle e a un top in chiffon con il corpetto tempestato di cristalli. Avrebbero potuto sfoggiarlo star del calibro di Ava Gardner o Lana Turner, ma la raffinatezza che sprigiona è del tutto priva di accenti “ladylike”. Prevale invece una allure giovane e fresca, seppur sofisticata. La stessa che emanano i maxicoat in nuance confetto che sfilano in chiusura, ennesimi pezzi iconici di una collezione battezzata con il pregnante nome di “Toying with elegance”.

 

MIU MIU. 2

MIU MIU. 3

 

 

 

Milano Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2020/21

GUCCI. 1

Dal 18 al 24 Febbraio, Milano ha ribadito il suo status di capitale della moda. 56 sfilate, 96 presentazioni, 34 eventi più un gran numero di mostre e appuntamenti hanno calamitato l’attenzione su una Fashion Week ricca di proposte, ma sfortunamente penalizzata dall’ espansione del coronavirus: l’assenza dei fashion operator cinesi (circa 1000 tra giornalisti e buyer) si è fatta sentire, anche se grazie all’ iniziativa “China We are with you” la Camera della Moda Italiana ha permesso loro di partecipare via web alla kermesse. Il sodalizio tra la CNMI e la società Chic Group, inoltre, ha fatto sì che otto brand cinesi emergenti presentassero digitalmente – ed attraverso contenuti appositi – le loro collezioni al Fashion Hub, dove oltre ai new talents made in China erano presenti designer provenienti dall’ Africa e dalla Danimarca. Tornando ai défilé, in passerella hanno sfilato i grandi nomi della moda italiana: Gucci, Alberta Ferretti, Moncler Genius, Prada, Moschino, e, ancora, Marni, Versace, Salvatore Ferragamo, Bottega Veneta, Missoni (per citarne solo alcuni), con Giorgio Armani in chiusura tra i “big” in calendario il 24 Febbraio. Anche nella capitale lombarda si è assistito ad un vivace andirivieni di ritorni, new entry e sfilate co-ed. Philippe Plein, per esempio, è tornato sulle passerelle milanesi così come Ports 1961, quest’ ultimo dopo una lunga assenza. La formula di far sfilare insieme i look Uomo e Donna è stata adottata da ben dieci brand (tra cui Versace, al suo debutto in co-ed), dimostrando di essersi ormai pienamente affermata. Le battute conclusive della Fashion Week sono state contraddistinte dell’ emergenza coronavirus. Giorgio Armani, Laura Biagiotti e Moncler Genius, pertanto, hanno deciso di mandare in scena a porte chiuse – ma ovviamente in live streaming – le loro collezioni. Tra i numerosi eventi organizzati, da segnalare l’ asta di 30 outfit (più un cappello su misura firmato Gareth Pugh) tratti dall’ archivio di Anna Dello Russo, che ha presentato anche il suo libro “ADR Book – Beyond Fashion”, e due chicche culturali imperdibili: la mostra “Memos: A proposito della moda in questo millennio”, a cura di Maria Luisa Frisa e realizzata dalla CNMI in collaborazione con il Museo Poldi Pezzoli (terminerà il 4 Maggio) e “Haimat. The sense of belonging”, l’ esposizione che Giorgio Armani dedica al grande fotografo Peter Lindbergh negli spazi del suo Armani/Silos (è visitabile fino al 2 Agosto). La data di chiusura di entrambe permette di visitarle anche a Fashion Week terminata. Veniamo ora ai cinque brand su cui VALIUM ha concentrato la sua attenzione: si tratta di Gucci, Fendi, Moschino, Versace e Dolce & Gabbana.

E’ inevitabile: Gucci ci trasporta, ogni stagione, in un universo immaginifico irresistibile e del tutto onirico. La collezione Autunno Inverno 2020/21 ha compiuto questo miracolo per l’ennesima volta. Chiamando la sfilata “Ritual” in virtù del cerimoniale che la accompagna, un rito quasi liturgico, Alessandro Michele ci introduce in una sorta di show nello show: su una grande pedana ruota una vetrina circolare al cui interno brulica il backstage del défilé, 60 modelle sottoposte alle cure degli hairstylist, dei make up artist e dei vestieristi. Lo staff dell’ Ufficio Stile Gucci indossa un’ uniforme grigia, colore che non denota di certo monotonia dal momento che identifica i visionari “façonnier de rêves” (creatori di sogni) della Maison. La sfilata inizia con la voce fuori campo di Federico Fellini che riflette sulla sacralità del cinema e dei suoi rituali: un chiaro parallelismo con il concept ideato da Michele, ma non solo. Il regista dell’ onirico per eccellenza e il “creatore di sogni” al timone del brand fiorentino sono accomunati – seppur con le dovute differenze – da un’ ispirazione molto simile. Per l’Autunno Inverno 2020/21 Alessandro Michele attinge a un “amarcord” che rievoca abiti e stili tipici dell’ infanzia. I colletti sono arrotondati, in pizzo come i guanti, le maniche a sbuffo, le gonne plissettate, i pantaloni ampi e rigorosamente alla caviglia. Spiccano look in tartan ma, soprattutto, sontuosi long dress a balze che sembrano usciti da una fiaba, quelle che incantavano noi bambine. Gli accessori rafforzano questo mood fatato: Mary Jane in vernice e con la zeppa accompagnano quasi tutti i look, cerchietti e hair accessories in strass risaltano accanto a cappelli da “Gatto con gli Stivali”, collant in pizzo si alternano a calzerotti cosparsi di piume. L’ allure, però, è tutto fuorchè naive. Per contrasto, gli abiti si coniugano con tessuti dalle trasparenze impalpabili o con colli e imbracature fetish in patent leather nero. Libertà, estro ed un inedito concetto di bellezza rimangono i cardini delle creazioni di Alessandro Michele, che ci sorprende con un “tableau vivant” di modelle posizionate sul perimetro della giostra/carillon in vetro dove è racchiuso il backstage: una nuova, sempre ammaliante “stanza delle meraviglie”.

 

GUCCI. 2

GUCCI. 3

 

FENDI. 1

La collezione sublima l’ eleganza signature di Fendi: seducente, decisa ma al tempo stesso estremamente raffinata. Sfoggiando troneggianti chignon composti da treccine, le modelle sfilano sinuose in abiti, cappotti e ensemble di gonna e maglione contraddistinti dal dettaglio iconico di stagione, lunghe maniche a sbuffo dai volumi “geometrici” che spuntano quasi a sorpresa. Le linee sono fluide e ben modellate sul corpo, talvolta svasate, il velluto prevale e i lunghi cardigan sono stretti in vita da una cintura. “Femminilità” sembra essere la parola d’ordine di look che alternano la pelle e la pelliccia al sensuale chiffon e al Paisley in pizzo. Accanto alle forme pencil o a ruota, appaiono silhouette impalpabili che evidenziano il coté più audace della donna Fendi: in un tripudio di trasparenze in total black, viene svelata l’ intrigante lingerie a rete sottostante. Tra i colori predominano il rosa cipria, il grigio, il bianco, il giallo, il marrone e l’arancio pastello.

 

FENDI. 2

FENDI.3

 

MOSCHINO. 1

Jeremy Scott inneggia alla Rivoluzione Francese prendendo spunto dalle proteste che coinvolgono svariati popoli mondiali. Ma il suo, piuttosto che un “j’accuse”, è un momento di tregua che offre al pubblico, una pausa di gioia e di sdrammatizzazione. Manda quindi in scena una Marie Antoinette in puro stile Moschino, vestita di un’ ampia crinolina che arriva a metà coscia (a proposito, c’è da dire che la minigonna sarà uno dei grandi ritorni dell’ Autunno Inverno 2020/21) abbinata ad altissimi cuissardes con plateau e lacci in raso. E’ una Marie Antoniette, la sua, che non disdegna l’iconografia affermatasi sulla falsariga del film di Sofia Coppola: colori sorbetto sia per gli abiti che per le maestose acconciature Pouf, dolcetti a profusione ed uno chic che flirta con sbuffi e fiocchi. La crinolina è senza dubbio il leitmotiv della collezione, e viene declinata in versioni molteplici. La ammiriamo in denim ricoperto di dorati arabeschi Barocchi, in tessuto matelassé adornato di ricami oro, accompagnata al celebre biker jacket di Moschino, sia nero che color rosa Barbie, o a felpe che ritraggono Anime giapponesi. Lo show raggiunge il suo apogeo con gli straordinari abiti-cake delle ultime uscite. Riproducono torte vistose, a più strati, decorate di ghirigori e di rose in simil zucchero: delizie per la vista che esaltano l’estro di cui è intrisa questa “ghiotta” collezione.

 

MOSCHINO. 2

MOSCHINO. 3

 

VERSACE.1

Donatella Versace celebra l’ inclusività e l’uguaglianza. La sua prima sfilata in co-ed sancisce un’ autentica parità tra uomo e donna in fatto di look: alcuni outfit si declinano sia al maschile che al femminile con poche differenze. Non si tratta di no gender, bensì di un modo squisitamente sartoriale di eliminare le differenze. Stampe floreali, zebrate, quadrettate accomunano l’ uomo e la donna, il medesimo suit fucsia viene indossato da entrambi con la sola variazione in doppiopetto per lei, le pellicce tigrate in dégradé sono le stesse, quelle maschili appena più lunghe. Lo stile Versace, graffiante, si fa protagonista assoluto: le minilunghezze sono un leitmotiv del womenswear,  ricorrono in gonnelline svolazzanti, pantaloni svasati e abitini minimal. Il tipico glam del brand si incarna in un nero “grafico” per poi stemperarsi grazie ad accenti casual (come i jeans multistripe in gradazioni délavé) e ad un tocco sporty che dinamizza i look, combinando per esempio una maglia da rugby con la minigonna e la toque di Astrakhan. Sono poi presenti parka, top da gym con logo Versace, piumini cortissimi, tutti abbinati a dei tronchetti in total black o in total white muniti di platform. La sera definisce una nuova sensualità “made in Medusa” attraverso minidress vertiginosi e senza spalline, dalla linea arrotondata sullo scollo. A concludere lo show è proprio l’ outfit più d’impatto di questa serie: un miniabito argentato indossato da Kendall Jenner. La linea è minimal ma sinuosa, una bordatura silver impreziosisce e sottolinea la scollatura. Nonostante l’orlo inguinale e le forme nette,  è uno degli evening dress più “ricchi” mai apparsi in una collezione.

 

VERSACE.2

VERSACE. 3

 

DOLCE & GABBANA. 1

Nero, bianco, grigio, un tocco di rosso e uno di beige: su questa palette Dolce & Gabbana imbasticono una collezione che è un inno all’ artigianalità ma anche alle molteplici sfaccettature della donna siciliana, loro musa da tempo. I colori scelti diventano essi stessi degli emblemi di sicilianità. Il “profondo nero” tradizionalmente sfoggiato dalla popolazione femminile dell’isola, ad esempio, predomina e si declina negli outfit più svariati: pull dalle lunghe maniche, paltò con applicazioni floreali, trench, ensemble corredati di coppola, abiti fascianti con inserti see-through, ma lo ritroviamo anche in un potente simbolo di seduttività come le calze autoreggenti (versione contemporanea dei collant a giarrettiera). Il materiale clou è la lana, rigorosamente lavorata a mano. Dolce & Gabbana hanno infatti dichiarato di aver affidato la realizzazione dei capi ad un gran numero di magliaie a domicilio, così da valorizzare il savoir faire “Made in Italy”. Inutile dire che il risultato sia straordinario, raffinatissimo e molto accurato: lavorata ai ferri o all’ uncinetto, la maglia assume persino una texture che ricorda lo shearling. Poi c’è il bianco della “purezza Barocca”, bluse ed abiti ricchi di volant, ricami, pizzi ed inserti crochet, bustini sovrapposti a camicie maschili con cravatta. Il grigio è in buona parte associato ai completi gessati o da uomo, ma anche a lunghi e comodi coat in lana. Il risultato è una collezione che, esaltando la più squisita artigianalità italiana, riesce a coniugare preziosi manufatti con uno stile che è un tributo formidabile all’ isola di Sicilia.

 

DOLCE & GABBANA. 2

DOLCE & GABBANA. 3

 

 

London Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2020/21

SIMONE ROCHA. 1

Dal 13 al 18 Febbraio è stata la volta di Londra e della sua Fashion Week: 60 sfilate intramezzate da iniziative importanti e prestigiosi premi. Tra gli eventi clou, il fashion show TommyNow che, negli spazi della Tate Modern, ha presentato sia la collezione Primavera Estate 2020 di Tommy Hilfiger che la capsule TommyXLewis realizzata con il pilota di Formula 1 Lewis Hamilton. Il tema della sostenibilità ha giocato un ruolo preponderante: collezioni e brand sempre più consapevoli hanno decretato un vero e proprio trionfo dell’ eco-green. Il progetto Made to Last di Mulberry, ad esempio, dava ai clienti la possibilità di vendere le proprie borse della griffe per reinvestire poi la somma in nuovi prodotti. I nomi dei grandi assenti in passerella hanno annoverato quelli di House of Holland, Alexachung e Ports 1961, che sfilerà a Milano, mentre è stata riconfermata l’ iniziativa Positive Fashion che ha permesso l’accesso alle sfilate anche a un pubblico non specializzato. Tre, infine, le premiazioni svoltesi durante la London Fashion Week: l’ International Woolmark Prize 2020 (vinto dall’ irlandese Richard Malone), che includeva anche uno speciale riconoscimento in onore di Karl Lagerfeld, il Karl Lagerfeld Award for Innovation (vinto da BODE), e il Queen Elizabeth II Award for British Design, a conclusione della settimana della moda. A vincere il premio istituito da Sua Maestà Elisabetta II è stata Rosh Mahtani, fondatrice del brand di gioielli Alighieri. Nato nel 2014, il marchio ha esordito con una collezione ispirata alla Divina Commedia ed ha ripreso il nome del Sommo Poeta. Qui di seguito, trovate la selezione di VALIUM relativa alla London Fashion Week.

 

Simone Rocha guarda di nuovo all’ Irlanda, per lei fonte inesauribile di ispirazione, e fonde motivi culturali, religiosi e tradizionali della Verde Erin. Sceglie colori come il bianco, il panna, il nero, affiancati a sprazzi di blu e viola, per raccontare una parabola incentrata sull’ eterno ciclo di nascita, vita e morte: molto tulle, raso abbondante, forme ampie e fluide predominano, ma il vero leitmotiv è costituito dai dettagli in lana Aran (ottenuta dalle pecore delle isole omonime) lavorati in punto irlandese che adornano gli outfit come se fossero sciarpe o maglioni casualmente annodati sugli abiti. Queste trecce color avorio vengono impreziosite da spille argentate che esaltano la femminilità del look, e si accompagnano ad accessori quali borse in rete da pescatore, lunghe sacche in perle simili a conchiglie ed orecchini da cui pendono “lampadari” di cristalli. Da “La cavalcata al mare” del drammaturgo irlandese John M. Synge l’ispirazione spazia al cattolicesimo, declinandosi in immacolati look da sposa ricamati ed abbinati a suggestivi veli in pizzo Chantilly che ricoprono completamente il volto.

 

SIMONE ROCHA. 2

SIMONE ROCHA. 3

 

ERDEM. 1

Erdem torna indietro nel tempo e presenta una collezione – ricca di rimandi agli anni ’20 e ’30 – dedicata a Cecil Beaton ed ai suoi inizi di carriera: i tipici grafismi Déco, gli abiti in stile Flapper, il lamé, le perle, l’ argento in svariate gradazioni (The Age of Silver è anche il nome della collezione) fanno da leitmotiv e si affiancano a motivi marcatamente “beatoniani”, come le stampe check in bianco e nero ispirate ai suoi fondali, l’ abito da Pierrot che adorava e il trench nero plasticato con cui Stephen Tennant lo ritrasse. Il designer canadese guarda all’ imminente mostra sugli esordi di Beaton, “Cecil Beaton’s Bright Young Things”, in programma da Marzo alla National Portrait Gallery di Londra, e manda in scena look che ai caratteristici pattern floreali alternano fantasie di stelle, pizzo e ruches a profusione, suit pigiama con svolazzanti jabot, tutti all’ insegna di uno chic da Anni Ruggenti. Molto d’impatto il coat trapuntato giallo limone ornato da ampi revers, teatrali i copricapi in piume in stile Zigfield Follies e sofisticatamente seduttivi i girocollo composti da grandi rose in seta nera.

 

ERDEM. 2

ERDEM. 3

 

JW ANDERSON. 1

Una grande ricerca sugli stili, sui volumi e sui materiali, che spesso sembrano quello che non sono: JW Anderson presenta una collezione chiamata “Nouveau chic” e tiene decisamente fede ai suoi intenti. Svariati designer, tra coloro che hanno sfilato a Londra, optano per motivi ispiratori che attingono agli anni ’20 del ‘900 e li traghettano nel 2020 in continue rivisitazioni. Un esempio? Anderson reinterpreta due abiti “à la Flapper“, scintillanti di frange argentee, e ne riveste le spalle con quel che pare un collo di pelliccia mentre è una massa di trucioli per imballaggio. Questo elemento, peraltro, riappare di frequente: definisce gorgiere, maniche, mantelline sovrapposte a lunghe mantelle…e scintilla di oro e argento come un prezioso decoro. Le geometrie, fil rouge della collezione, svolgono un ruolo di spicco. Abiti a doppio sbuffo, cappotti oversize trapezoidali con revers a mò di enormi triangoli, ampie svasature, acquistano una nuova armonia e si alternano a tripudi di ruches. Risalta un outfit composto da gorgiera in tulle e gonna arricciata, ristretta nel fondo (entrambe verde oliva), abbinate a un corpetto plasmato su “squame” in oro metal. Fa pensare a una moderna sirena, ma una sirena di bosco.

 

JW ANDERSON. 2

JW ANDERSON. 3

 

CHRISTOPHER KANE. 1

Christopher Kane continua ad esplorare il rapporto tra sessualità e natura: ispirato dal peccato originale, il designer rievoca la cacciata di Adamo ed Eva dal Giardino dell’ Eden e simbolizza attraverso un triangolo la relazione amorosa tra uomo, donna e natura (in questo caso, rappresentata dall’ albero della conoscenza del bene e del male). Ed è sempre un triangolo a “incorniciare” la stampa riferita al celebre dipinto di Lucas Cranach il Vecchio, “Adamo ed Eva”, che Kane imprime sulle t-shirt e sulle felpe. Ma il triangolo diviene anche una sorta di logo astratto dell’ erotismo: eccolo allora proliferare sui cappotti, sugli abiti, sulle gonne – condizionando, talvolta, persino le loro forme – oppure plasmare reggiseni e top in pizzo o colli di vernice con la punta rivolta verso il basso. Alcuni outfit lo propongono sotto forma di intagli geometrici che scoprono la pelle, altri si avvalgono dello stesso spunto per adornare pettorine candide sovrapposte a dei lunghi maglioni. E se il tipico ornamento fetish in silicone è un trait d’union con le precedenti collezioni, la sensualità di queste creazioni si esprime anche nei sinuosi abiti see-through in metal mesh che, alternati a fantasie animalier e stampe pitonate (ogni riferimento al serpente che tentò Eva non è puramente casuale), non passano di certo inosservati.

 

CHRISTOPHER KANE. 2

CHRISTOPHER KANE. 3

 

BURBERRY. 1

Con “Memories” – così ha chiamato la collezione – Riccardo Tisci omaggia Thomas Burberry, il fondatore dello storico brand britannico. Ma non solo: i suoi ricordi coinvolgono la Londra dell’ epoca in cui studiava Moda alla Central Saint Martins, multiculturale e piena di fermento, il lasso di tempo trascorso in India, la decisione di imparare a meditare per abbracciare una nuova spiritualità. La sfilata si è svolta all’ Olympia Exhibition Centre di Kensington, un padiglione dal soffitto a volta in ferro battuto, dove hanno sfilato look che declinano il celebre tartan Burberry in un vero e proprio  pot-pourri di stili e materiali. Il check, però, non è l’unico protagonista della collezione: suit con cinture simili ad obi giapponesi, stampe animalier, bluse che sembrano indossate al contrario, trench alternati a parka, ecopelliccie e giacconi trapuntati, camicie annodate in vita e una miriade di sovrapposizioni fondono accenti country, sporty e urban di continuo. Il taglio degli outfit è soprendente, inedito ed iper sartoriale, i mix and match sono all’ordine del giorno. Un cappotto check sfoggia voluminose maniche di ecopelliccia nera, il pullover e le sneaker da tennis si abbinano ad una gonna da sirena in lamè, il classico trench beige – tagliato in vita da una cerniera – rivela uno scamiciato a quadretti indossato con pantaloni fascianti color oliva. Delle inedite, sottili pieghettature diventano, infine, un leitmotiv sia per le mise da giorno che da sera, dove impreziosiscono un lungo abito nero in stile Impero esibito da Maria Carla Boscono.

 

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BURBERRY. 3