Paris Fashion Week: flash dalle collezioni PE 2022

 

La Milano Fashion Week ci ha sorpreso con un gran finale: lo show di “Fendace”, ovvero Fendi visto da Versace e viceversa. Dal 28 Settembre fino al 5 Ottobre, poi, il popolo della moda si è trasferito a Parigi per assistere alla Fashion Week più lunga di tutte. In quasi dieci giorni di sfilate, sono state 97 le Maison che hanno svelato le proprie collezioni Primavera Estate 2022, di cui 37 in presenza e le rimanenti tramite corti, lookbook e filmati diffusi via web. A divulgarli sono stati, come sempre, i profili social dei vari brand e – non ultima – la Fédération de la Haute Couture et de la Mode, ma anche i défilé dal vivo si sono avvalsi del live streaming. La kermesse ha esordito con la sfilata di Kenneth Ize, il vincitore del Premio LVMH 2019, e si è conclusa con un evento d’eccezione: un fashion show organizzato da AZ Factory al quale hanno preso parte ben 49 griffe. Non si è trattato di moda tout court, bensì di un omaggio; un meraviglioso tributo corale ad Alber Elbaz, l’ indimenticato designer venuto a mancare (a causa del Covid) l’ Aprile scorso. Tornando alla Fashion Week e alle sue sfilate, sono andati in scena in presenza marchi quali – tra gli altri –  Balmain, Chanel, Chloé, Dior, Givenchy, Hermés, Isabel Marant, Miu Miu, Saint Laurent, Valentino, Andreas Kronthaler for Vivienne Westwood, Giambattista Valli e Louis Vuitton. Balenciaga si è invece affidato a uno show digitale molto discusso, al tempo stesso giocoso e velatamente critico: lo compongono un cartoon in cui la Maison invita i Simpson a sfilare a Parigi (Marge sognava da sempre di sfoggiare un abito Balenciaga, ma non poteva permetterselo) e un défilé sotto forma di red carpet, dove Vip o presunti tali indossano significativamente i capi della collezione Primavera Estate 2022. Questa edizione della Paris Fashion Week ha segnato anche il debutto di Charles de Vilmorin al timone creativo di Rochas e di Raf Simons alla sua prima collezione interamente femminile in collaborazione con Miuccia Prada, quella del marchio Miu Miu. Marine Serre si è servita di un corto (piuttosto controverso) per presentare le proprie creazioni; hanno optato per il digitale anche Cecile Bahnsen, Dries Van Noten, Situationist, Patou, Nina Ricci, Paul Smith, Issey Miyake, Andrw GN, Lutz Huelle, Germanier, Alexandre Vauthier, Anrealage, Dice Kayek, Zadig & Voltaire, Maison Margiela, Ungaro, Schiaparelli e Agnès B., per citarne solo alcuni. Ma passiamo ora alla selezione di VALIUM: il focus su quattro sfilate, e i relativi commenti, della Settimana della Moda parigina. Tra le belle e interessanti collezioni svelate nella Ville Lumière ho scelto quelle di Christian Dior, Givenchy, Valentino e Giambattista Valli.

 

DIOR

 

 

Maria Grazia Chiuri si interroga sul senso della moda ed esplora, al tempo stesso, la collezione Slim Look, che nel 1961 sancì l’esordio di Marc Bohan alla direzione creativa di Dior. Per completare la sua ricerca si avvale di una scenografia significativa: “Il gioco del nonsense”, riproduzione di uno dei celebri giochi da tavola (somiglia un po’ al gioco dell’ oca) creati da Anna Paparatti e realizzato dall’ artista stessa. Il nome non è un caso. “Penso che si debba accettare che la moda è un gioco”, spiega Maria Grazia Chiuri a VOGUE America; e “come in tutti i giochi, c’è una parte seria e una divertente”. La moda è un modo per esprimere noi stessi e per rappresentarci tramite l’abito, il fashion show la rappresentazione di questa rappresentazione: una sorta di arte performativa. La collezione è ricca di suggestioni Mod e ispirate alla Pop Art, agli anni ’60. Il rimando all’ estetica di Marc Bohan è evidente. Prevalgono linee nette, in puro stile Swinging Sixties, lunghezze mini, un color block che sottolinea le forme ed i volumi. La palette cromatica privilegia l’ arancio, il verde, il giallo, il rosso, il rosa, alternandoli al bluette, al bianco e al nero. Anna Paparatti “incasella” il tutto negli spazi del suo “Gioco del nonsense”, che ne diventa la speciale e pregnante cornice. Non dimentichiamo che la Paparatti, negli anni ’60, apparteneva al giro che gravitava attorno al Piper Club di Roma, locale leggendario e ricco di fermento artistico, culturale, musicale. Nei suoi spazi, visivamente “grafici” e coloratissimi, si sperimentava anche un nuovo modo di vestire. Chiuri si rifà a quell’ humus per pensare alla moda del dopo pandemia: prende come riferimento i cappotti lineari, i mini tailleur con piccolo colletto a punta, gli abitini ad A e con lunga zip frontale, avvicendandoli a look in tessuti hi-tech simili alle tenute esibite dai pugili durante un match, oppure ad outfit composti da bralette e minigonne in fantasie “jungle”, oppure ancora ad evening dress in stile impero ornati da grandi fiocchi. Abbondano i bermuda, gli shorts, fanno la loro comparsa miniabiti che rivisitano il look “Space Age” in un tripudio di frange argentate…Ma non c’è alcun indizio nostalgico, in questa rilettura. Il nuovo attinge al passato cogliendone l’ effervescenza creativa, l’ ottimismo, la giocosità. Delle basi da cui rinascere, in cui il “nonsense” acquista un senso profondo. 

 

 

GIVENCHY

 

 

La sfilata di Givenchy ha luogo su un pavimento ovale, completamente bianco, de La Defénse Arena: la location ideale per mettere in risalto una collezione sorprendente. Si inizia con una serie di look total black in neoprene, bolerini e corsetti ingentiliti da volants e ondulazioni accompagnati a minigonne ricche di sovrapposizioni. E’ costante la presenza di cuissardes in pelle altissimi, che inguainano le gambe pressochè per intero, e di zip frontali molto in linea con il tessuto hi-tech. L’allure è grintosa, sfrontata, quasi da dominatrice, le lavorazioni sono accuratissime e decisamente Couture. A partire però da un outfit rosso ruggine, dove la maglia a costine sfocia in una miniskirt “danzante” e i cuissardes si declinano in morbido camoscio, la collezione prende una piega più soave: nuove versioni dei look di esordio adottano nuance quali il beige, il grigio perla e il verde pastello, sfilano culotte in pizzo abbinate a una giacca strutturata e fascianti long skirt in tulle, con tanto di gorgiera in vita, adornate di ricami sparkling. Le linee alternano armonia e rigore, esaltando quest’ ultimo attraverso svariate giacche sleeveless e minimali. E’ a quel punto che la collaborazione di Matthew M. Williams con l’artista newyorchese Josh Smith si palesa. I suoi disegni risaltano su una maglieria multicolor tempestata di frange, capispalla dal sapore activewear, pull in knitwear con una manica che penzola a effetto sciarpa. I cuissardes, in vernice o camoscio, diventano parte integrante degli outfit. A concludere la sfilata, da cui si sprigiona un mood che coniuga seduttività e audacia, sono mise che riprendono le caratteristiche di quelle di apertura, però reinterpretate in color panna: i cuissardes si declinano esclusivamente in camoscio e i look acquistano accenti più romantici pur senza affievolire il coté strong. Il cerchio si chiude, ma la grinta imperante non viene meno.

 

 

VALENTINO

 

 

Anche Pierpaolo Piccioli ha riflettuto a fondo sul futuro della moda post-pandemia. Mai più torri d’avorio, esclusività ad oltranza, lusso per pochi privilegiati: queste le conclusioni scaturite dalle sue meditazioni. Il risultato è una collezione che rispecchia i nuovi valori della Maison Valentino, una splendida fusione tra l’ heritage più iconico e un mood estremamente rilassato e disinvolto. Aleggia un sapore anni ’70, riferito in particolare agli inizi della decade: l’ epoca, tanto per intenderci, in cui furoreggiavano icone unconventional quali Jane Birkin, Veruschka o Talitha Getty. Le linee delle creazioni sono fluide, i volumi ampi e fluttuanti. Predominano lunghe mantelle, long dress plissettati che ondeggiano a ogni passo, camicie sbottonate e con maniche che coprono l’ intera mano, bermuda abbinati a bluse talmente comode da somigliare a dei parka, e poi caftani, mini poncho…tutti rigorosamente accompagnati da sandali rasoterra alla schiava con lacci dorati che arrivano al ginocchio: una calzatura cult dell’ era già citata. Non è un caso che siano presenti capi ispirati all’ archivio Valentino di fine anni ’60: il miniabito bianco che apre la sfilata, con lunghi polsini plissé e una cascata di applicazioni floreali, rievoca quello della collezione “Total White” (1968) in cui fu immortalata Marisa Berenson, il cappotto tigrato che sfiora il pavimento rimanda al capospalla indossato da Veruschka nel 1969…Piccioli fa rivivere lo stile di un passato che la “Generation Z”, a cui si rivolge, non ha mai conosciuto, ma che troverà sorprendente nella sua reinterpretazione. La palette cromatica e gli accostamenti dei colori, come sempre, sono a dir poco mozzafiato: il viola ricorre alternato al giallo, al verde, al marrone, all’ oro, al fucsia, al bronzo, al rosso Valentino, sebbene il bianco e il nero non manchino. Colpiscono le policromie di turchese + verde, turchese + marrone e magenta, violetto + marrone, giallo + marrone + violetto. La collezione, inoltre, è stata esaltata da uno show pieno di significato. I modelli e le modelli, dopo aver sfilato nella location del Carreau du Temple, si sono riversati per strada, a portare la moda tra la gente. Avanzavano lungo la via adiacente all’ antico mercato coperto, davanti al folto pubblico che sedeva fuori dai café, generando un clima di partecipazione umanime. Pierpaolo Piccioli è riuscito alla perfezione nel suo intento: creare una moda viva, portabile, che coniuga un’ alta qualità sartoriale e uno chic spigliato. Una moda vibrante, proprio come questa collezione.

 

 

GIAMBATTISTA VALLI

 

 

La pandemia di Covid ha segnato un punto di svolta anche nella moda. La maggior parte dei designer si è concentrata sul cambiamento determinato da questa drammatica esperienza, ognuno reagendo a proprio modo. Giambattista Valli ha pensato ad una collezione di rinascita, inneggiante alla bellezza: dopo mesi di lockdown casalingo, chi non vorrebbe dire addio alle felpe e ai pigiami multiuso? Così, negli spazi più raccolti del Musée d’Art Moderne de Paris, ha presentato creazioni completamente all’ insegna della femminilità e del romanticismo. I look rievocano nuvole impalpabili, delineano un’ allure eterea ma anche molto sensuale. Gli orli spaziano dal corto al lungo, sia rasoterra che a metà polpaccio, le linee fasciano il corpo oppure si svasano in una corolla voluminosa. Ruches, ricami e fantasie floreali predominano, impreziosendo outfit composti da bralette e gonna o da abiti intrisi di grazia e charme. Il tulle e il pizzo sono materiali ricorrenti, arricchiti non di rado da accenti see-through. Svariati look sfoggiano bordure oro, altri sono ornati da un tripudio di piume; la femminilità viene accentuata da decori di perle e di cristalli. Un mood seduttivo permea tutte le creazioni, declinandosi in lunghe gonne asimmetriche forgiate da balze in tulle e in trasparenze con lingerie “a vista”. Ma anche i pantaloni trovano spazio, nel romanticismo intrigante della collezione: Valli li propone ampi, a vita alta, e li abbina a magliette in pizzo all over o al crop top. Gli accessori completano mirabilmente ogni look. I sandali gioiello fanno pendant con gli orecchini in pietre e strass, copricapi come un fez e un fazzoletto piumato annodato sulla nuca la fanno da padroni. I colori sono pastello, ma con “intermezzi” strong: trionfano il rosa delicato, il bianco e il lilla avvicendati al rosso, al corallo, al verde, al nero e al rosa acceso.

 

 

 

La Contessa Pinina Garavaglia per Adriana Hot Couture: un’icona sulla passerella di uno dei brand più iconici della Milano Fashion Week

 

Prima di trasferirci a Parigi per ammirare le collezioni Primavera Estate 2022 presentate nella Ville Lumière, un approfondimento sulla Fashion Week milanese è d’obbligo. Soprattutto perchè voglio annunciarvi una favolosa news: la Contessa Pinina Garavaglia, che i fan di VALIUM conoscono benissimo anche grazie alla sua presenza ricorrente in questo blog, ha sfilato nelle vesti (è il caso di dirlo) di super special guest del brand Adriana Hot Couture, il più avantgarde tra i pilastri della “extravaganza” fashion. Tanto per darvi un’idea: un marchio scelto da star del calibro di Rihanna, Jaret Leto, oltre che – per rimanere entro i confini italici – da Miss Keta per il video di “Le ragazze di Porta Venezia”. Un concentrato di kawaii style e colori al neon, ruches all over e tulle a profusione, glitter e piume, romanticismo e seduttività sfrontata, sancito da una giocosità vertiginosa come le zeppe abbinate agli outfit, è il trademark della griffe fondata a Milano dalla fashion editor Elisa Zaccanti insieme a Rujana Cantoni, Greta Gerardi e Bianca Luini. Il binomio “arte e moda” rappresenta il cardine su cui Adriana Hot Couture poggia le sue basi, proponendo uno stile allegramente distante dal mainstream. La Contessa Garavaglia, da sempre ironica sperimentatrice di mode e modi sia nella sua attività di poetessa “dell’ Infusione” che nel circuito del clubbing, non poteva che essere la protagonista ideale del défilé Primavera Estate 2022 di questo brand emergente ma già iper acclamato.

 

 

La location? La casa dell’ artista Maurizio Cattelan, uno scrigno fatato, surreale e coloratissimo al pari delle creazioni indossate dalle modelle. Qui, in una sorta di Wunderkammer variopinta, lo show “Tacky Hangover” – che tradotto suona pressappoco come “post-sbornia kitsch” – è andato in scena lo scorso 24 Settembre. Ma Pinina Garavaglia non si è limitare a sfilare: i suoi ipnotici sonetti, alternati alla colonna sonora del sound designer Paolo Forchetti, hanno fatto da sottosfondo a buona parte della sfilata. “Se bastassero i nastri, i fiori, i colori/per scordare le pene, gli affanni, i dolori, che mai vincono chi crede, chi spera/ dall’ alba del suo mattino/fino all’ ombra della sera”…Così recitava uno dei componimenti di apertura, in apparente contrasto con l’ estetica caleidoscopica della collezione ma, a guardar bene, non troppo. Perchè se la forza d’animo appartiene a chi crede, a chi spera, a chi tiene a debita distanza dolori e affanni, è anche vero che la moda di Adriana Hot Couture è un inno esplosivo all’ ottimismo, alla vivacità, alla gioia di vivere.

 

 

Il 24 Settembre alle 18, dunque, ha avuto inizio una travolgente parata: su una passerella di pelliccia sintetica rosa bordata di fiori finti hanno sfilato, in una serie di audaci look a tinte fluo impreziositi da cappelli enormi e da un tripudio di ruches, le extravaganti dee di Adriana Hot Couture. La Contessa, personificazione vivente del mood del brand, è stata subito accolta da un’ ovazione. Ma se pensate che fosse “en pendant” con i cromatismi vibranti che si alternavano in passerella, vi sbagliate di grosso: Pinina Garavaglia ha lasciato senza fiato il parterre sfoggiando un lungo abito nero in lattice corredato da guanti in tinta e da un headpiece simile a una cuffia, sempre in lattice, cosparsa di ruches. Mentre avanzavano modelle in mini-outfit lingerie nei più disparati colori, la Contessa trionfava in un total black che sottolineava e ribadiva a chiare lettere la sua unicità. D’altronde, non stupisce. L’ indiscussa regina della techno made in Italy (rileggi qui l’ ultimo post che VALIUM le ha dedicato) con Adriana Hot Couture condivide l’ immaginario onirico e fiabesco, giocoso e deliziosamente naif, provocante e audace…(“Audace ci piace”, recita un suo celebre motto). Può quindi permettersi di declinarlo in nero pece senza alterarne lo spirito e i tratti identificativi. Perchè solo la Contessa Pinina Garavaglia, potentemente iconica oltre che ironica, è in grado di indossare un look corvino come se fosse vestita di rosa dalla testa ai piedi: lo stesso rosa che Adriana Hot Couture ha assurto a suo colore-emblema. Volete saperne di più? Stay tuned su VALIUM per un (meritatissimo) focus su questo intrigante brand che inneggia al massimalismo e all’ opulenza!

 

 

L’ onirica facciata della casa di Maurizio Cattelan
La Contessa Pinina Garavaglia in uno scatto nel backstage

Photos and videos courtesy of :

Contessa Pinina Garavaglia e Adriana Hot Couture

Milano Fashion Week: flash dalle collezioni PE 2022

 

Cari fan di VALIUM, oggi ci trasferiamo a Milano dove dal 21 al 27 Settembre si è tenuta la Fashion Week delle collezioni Primavera Estate 2022. La moda è tornata a emozionare “live” attraverso un buon numero di sfilate in presenza, esattamente 42, ma le presentazioni via web registrano ancora, comunque, parecchi consensi: 23 brand hanno scelto questa formula per svelare le proprie collezioni. In totale il calendario ha annoverato 173 appuntamenti, di cui ben 125 dal vivo. Vaccino anti-Covid e Green Pass si sono rivelati essenziali in tal senso, permettendo il ripristino di una “quasi normalità”. Tra i ritorni in passerella si segnalano quelli di brand del calibro di Roberto Cavalli, con Fausto Puglisi alla direzione creativa, Moncler e BOSS. Hanno debuttato sui catwalk meneghini, invece, Luisa Spagnoli, MM6 Maison Margiela, Joy Meribe, Hui, Vitelli e Maison Alvine Demanou. Il progetto “We are made in Italy (Black lives matter in Italian Fashion – collective) “ è tornato ad animare, in digitale, la settimana della moda, e sempre in digitale il 22 Settembre si è tenuto il convegno “Creating Collective Change: A Circular Fashion Ecosystem”, incentrato sulla sostenibilità. Uno sguardo ultra rapido alle tendenze: da New York a Milano è ormai assodato il trionfo della bralette, che si indossa prevalentemente sotto la giacca al posto del top o della t-shirt. Cominciamo subito, dunque, con i commenti sulle collezioni dei quattro marchi selezionati a Milano da VALIUM: stavolta assisteremo alle sfilate di Dolce & Gabbana, Versace, Fendi e Tod’s.

 

DOLCE & GABBANA

 

 

Un’ esplosione di luce, sensualità, fasto in puro Dolce & Gabbana style: il duo creativo si ispira alla sua collezione cult del 2000 e la aggiorna al terzo millennio ammantandola di brillantezza. L’era del Covid ha stimolato un po’ in chiunque una certa nostalgia del passato, ma in questo caso si tratta di ripristinare, con entusiasmo, i connotati iconici di uno stile che ha ammaliato il mondo. Il mood con cui Dolce & Gabbana reinterpretano quella collezione è la chiave di lettura dei numerosi – sono 103 – look proposti. La voglia di vivere, di divertimento, di luminosità sfolgorante dopo il buio della pandemia predominano, in #DGLight  (questo il nome che è stato dato alla linea). Sprigionano tanto ottimismo e tanta speranza gli ensemble in denim tempestati di pietre scintillanti, i top con grandi maniche a farfalla, le minigonne rivestite di lustrini, le giacche “da torero” in broccato sfavillante, il tripudio di frange danzanti e fantasie animalier. Gli stivali che arrivano al ginocchio sottolineano una allure grintosa e seduttiva, così come la lingerie a vista e la pressochè  onnipresente bralette. Un choker di cristalli che copre quasi interamente il collo accentua il sapore ultra glam dei look. La palette cromatica abbaglia con l’oro e l’argento, ma esalta anche il nero, il bianco, il rosa, alternandoli ai pattern zebra, floreali e maculati.

 

 

VERSACE

 

 

Anche Versace rivisita i suoi capi cult. In un periodo cruciale come quello del post-pandemia, per alcuni brand il termine “rinascita” equivale ad un rafforzamento della propria identità, dei propri codici iconici. Naturalmente, reinterpretando entrambi in chiave squisitamente contemporanea: nel caso di Versace, emblematico è un accessorio come il foulard, che per la Primavera Estate 2022 diventa parte integrante dell’ outfit (plasmando gonne, pantaloni, top, miniskirt) oltre a rimanere un complemento d’abbigliamento tout court. Oppure le spille a balia, che vengono utilizzate in dosi massicce e in un’inedita versione variopinta sui look in total black. Le silhouette sono grafiche, disinvolte e molto cool. I colori fluo trionfano letteralmente: tra essi prevalgono il fucsia, il giallo, l’ arancio e un verde mela “segnaletico”, affiancati anche in color block. Il nero non viene accantonato e dà vita a una serie di mise dalle linee pulite, ma movimentate da spacchi, squarci improvvisi, pantaloni a zampa, giacche strutturate e cosparse, per contrasto, delle spille a balia in technicolor già menzionate sopra. Il vinile esalta una allure anni ’80 declinandosi in pencil dress con il corpetto a cuore, i tailleur pantalone si tingono di total fluo, le stampe Medusa e La Greca si impregnano di suggestioni sporty. Un accessorio (già avvistato nelle precedenti sfilate di Versace) regna sovrano: il foulard annodato sulla nuca o sotto il mento. Le nuance della collezione spaziano dal nero al vinaccia, dal viola brillante al verde mela, dalle vibranti tonalità fluo alle policromie delle stampe.

 

 

FENDI

 

 

La Maison Fendi, quasi centenaria (fu fondata nel 1925), manda in passerella la seconda collezione dello stilista inglese Kim Jones. Un’ eleganza fluida, essenziale, sensuale, pervade tutti i look. Leitmotiv ispiratore è la produzione artistica risalente agli anni ’60 e ’70 dell’ illustratore Antonio Lòpez: dettagli dei suoi disegni sono stati ingigantiti e riprodotti sugli abiti, oppure riportati a mò di pattern ricorrente, come il profilo della musa di Lòpez Jane Forth. Un glamour dal sapore anni ’70 (non a caso il periodo in cui la fama di “Antonio” raggiunse l’ apogeo) impregna l’ intera collezione, composta da diverse serie di look monocromatici: si inizia con il bianco per passare successivamente al tortora, al grigio delicato, alle quadricromie di nero, beige, bianco e marrone. Si prosegue con il cipria, il celeste chiarissimo, il marrone, concludendo con il nero. I look in bianco colpiscono per il connubio di seduttività e raffinatezza; gilet con revers importanti e vertiginose scollature vengono abbinati a pantaloni larghi e svasati, il reggiseno fa capolino dalle giacche da smoking. Le bluse sono fluide, con lunghe e vaporose maniche a sbuffo, impalpabili pellicce di marabù si indossano con pantaloni palazzo in seta. Un logo Fendi disegnato da Antonio Lòpez si insinua tra le righe diagonali di alcuni abiti e caftani, mentre svariate rielaborazioni del profilo di Jane Forth adornano outfit dagli orli mini e i cuissardes a cui si accompagnano. Il tailleur pantalone ampio, con reggiseno abbinato, è un look vincente e non stupisce che chiuda la sfilata: in questo caso, il “bra” è in pizzo come la maggior parte degli abiti della serie “in nero”.

 

 

TOD’S

 

 

Con Walter Chiapponi, al timone creativo di Tod’s dal 2019, lo sporty si fa chic. Denominatore comune della collezione sono gli orli mini, sia che si tratti di abiti che di capispalla o pantaloni. Un vago mood anni ’60 pervade tutti i look: gli abitini hanno linee essenziali, spesso a trapezio; a volte sottolineano il punto vita, altre sfoggiano una vita alta e si svasano a palloncino. I pantaloni, affusolati in stile Mod, sono sempre accompagnati dalla giacca e arrivano alla caviglia a malapena. Le lavorazioni colpiscono per la loro preziosità: risaltano minidress all’uncinetto, con lunghe frange in lana, scolpiti in molteplici plissè o forgiati da decori geometrici suddivisi in fasce lavorate a maglia. I colletti a punta accentuano l’ allure rétro, la bralette spunta dalla giacca ampia e squadrata. Ma è il colore, l’autentico punto di forza della collezione; il turchese, il verde smeraldo, l’ arancio, il giallo oro, il violetto e il rosa carico energizzano e danno nuova linfa ai parka, ai piumini, ai trench, ai giubbotti sportivi resi aerosi dal nylon gazar. La palette viene completata da una serie di toni écru rafforzati dal bianco e dal nero. Anche le calzature contribuiscono a donare un tocco di raffinatezza estrema ai look: trionfano i mocassini con alto plateau e tacco massiccio, un inno alla femminilità dinamica che caratterizza il nuovo corso sporty-chic di Tod’s.

 

 

 

 

London Fashion Week: flash dalle collezioni PE 2022

 

Per assistere alle Fashion Week delle collezioni Primavera Estate 2022, oggi voliamo a Londra. Anche nella città di “The Shard”, il grattacielo emblema della capitale inglese nel terzo millennio, dal 16 al 21 Settembre molti brand hanno puntato sulla formula della sfilata live. Il ritorno in passerella, tra gli altri, ha visto protagonisti marchi quali Preen by Thornton Bregazzi, Bora Aksu, Roksanda, Richard Quinn, Toga, Mark Fast, Paul & Joe, Richard Malone, Rejina Pyo, David Koma, Roland Mouret e Tiger of Sweden. In presenza hanno sfilato inoltre Erdem, Halpern e Simone Rocha, questi ultimi “raddoppiando” la propria presenza in versione digitale tramite, rispettivamente, uno short movie e un livestream. Rocha, che festeggia il decimo anniversario dalla sua fondazione, per l’occasione ha lanciato una linea di casalinghi inaugurata nello store di Dover Street Market con una spettacolare installazione. Non sono mancati, comunque, i marchi “aficionados” alla presentazione via web. Qualche nome? Molly Goddard, Vivienne Westwood, Matty Bowan, Emilia Wickstead, JW Anderson, Marques’ Almeida, Victoria Beckham: in molti hanno optato per un lookbook digitale. Tra gli assenti, invece, va segnalato Burberry, che probabilmente svelerà la propria collezione al di fuori del calendario ufficiale. Il brand low cost Cos ha debuttato in passerella, così come la vincitrice del LVMH Prize 2021 Nensi Dojaka. Dalla partnership del British Fashion Council con la BBC è scaturito il 50.50: The Equality Project, un progetto all’ insegna dell’ inclusività che ha registrato la partecipazione di svariati designer: hanno aderito, solo per citarne alcuni, label del calibro di Tiger of Sweden, Roksanda, Matty Bovan e Saul Nash. L’ iniziativa The Clearpay Collective si prefigge, dal canto suo, di divulgare il talento degli stilisti emergenti avvalendosi soprattutto della piattaforma di TikTok e contemplando la creazione di capsule dedicate ai giovanissimi. Passiamo ora alle quattro collezioni che VALIUM ha selezionato dalla Fashion Week londinese: sono firmate da Simone Rocha, Vivienne Westwood, Halpern e Molly Goddard. Vi dò appuntamento a Milano a breve: seguitemi, perchè ho in serbo per voi delle straordinarie, sbalorditive sorprese!

 

SIMONE ROCHA

 

 

La nascita e il battesimo sono i cardini attorno a cui ruota l’ intera collezione: un po’ perchè Simone Rocha – che celebra il decimo compleanno del suo brand – è diventata mamma di recente, un po’ per simboleggiare la rinascita post-pandemica, della quale le sfilate in presenza sono un pregnante esempio. I look, di conseguenza, sono un tripudio di pizzi (anche Sangallo), tulle, ricami, volants e fiocchi profusi su creazioni bamboleggianti che rievocano gli abitini da battesimo per bimbi. Non è un caso che la palette cromatica privilegi il bianco, alternandolo solo al nero, al lilla e a “pennellate” di rosso (un emblema del sangue versato dalle puerpere). Stilisticamente predominano lavorazioni pointelle, nastrini che fanno capolino da un occhiello all’ altro, abiti simili a camicie da notte, reggiseni da allattamento impreziositi da gioielli e ricami, enormi colletti triangolari merlettati come antiche lenzuola, voluminosi cappottini in broccato, maniche a sbuffo…Le forme sono vaporose, molto ampie; le coroncine indossate dalle modelle donano un tocco regale a riti ancestrali già di per sè solenni, ricchi di significato.

 

 

VIVIENNE WESTWOOD

 

 

Vivienne Westwood rinnova il suo impegno a favore della sostenibilità: i materiali che utilizza sono a bassissimo impatto ambientale, riciclati, eco-compatibili e rigorosamente cruelty-free. L’ ispirazione attinge  a una collezione del 1998 della “Mother of Punk”, “Tied to the Mast”, inneggiante a storie di marinai e di pirati. Quel nucleo tematico resta, ma aggiornandosi al 2021 e convertendosi, dunque, in un’ ode al benessere dei mari. Lo sporty strizza l’ occhio al tipico stile Westwood intriso di volumi oversize e di asimmetrie intriganti. Le fantasie rigate si alternano al tartan declinato in innumerevoli versioni; i look sono eccentricamente sartoriali, le gambe inguainate nelle parigine, gli abiti drappeggiatissimi e sensuali, i pantaloni a vita alta e con cavallo ultra basso. Il tailleur ricorre, con gonna o pantalone, privilegiando i modelli in tartan. Abbondano giacche allacciate a sghimbescio, felpe da lupo di mare, pencil skirt attillatissime, camicie con jabot e lunghi lacci, corsetti sovrapposti agli outfit o che ne diventano parte integrante. I colori spaziano dal blu al grigio, dall’arancio al rosso, passando per il bianco e il carta da zucchero.

 

 

HALPERN

 

 

Halpern presenta la propria collezione con un corto intitolato significativamente “A return to movement”. E fa danzare, piroettare, volteggiare i ballerini del Royal Ballet di Londra con indosso le sue creazioni: il risultato è straordinariamente d’impatto su più fronti. La collezione, insieme al corto, è innanzitutto un omaggio ad una delle categorie dello showbusiness che ha maggiormente risentito delle restrizioni imposte dalla pandemia di Covid. Ma è anche un inno al movimento nella sua espressione più artistica e armonica, quella del balletto. Non va tralasciato, poi, che tramite la danza il “movimento” insito negli abiti si svela appieno allo spettatore. I look, realizzati con minuziosa cura artigianale, spaziano dal tipico stile “disco” di Halpern (tailleur con pantaloni a zampa e miniabiti interamente ricoperti di glitter) a svolazzanti long dress in raso, stratificati e bicolor, dalle sontuose creazioni in balze di tulle ai vestiti-“sfera”, ornati da reticolati argentei o ammantati di lunghe piume. Un abito che è un tripudio di frange in color block sembra l’ emblema stesso della collezione: fluttua, vibra e danza insieme alla ballerina che lo indossa. La palette cromatica include nuance strong quali il viola, il giallo oro, il rosso, l’arancio e il fucsia oltre che le tonalità caleidoscopiche dell’ abito con frange.

 

 

MOLLY GODDARD

 

 

Lo stile signature di Molly Goddard si è evoluto ulteriormente. In virtù della sua recente gravidanza, la designer ha dichiarato di aver creato una collezione ispirata all’ abbigliamento per l’ infanzia. Il focus è incentrato sul punto Smock, un trademark del brand, che viene sviluppato in una serie di nuove lavorazioni. Gli inconfondibili abiti in tulle griffati Goddard mutano pelle a loro volta, tramutandosi in vaporosi babydoll che sfiorano appena i fianchi; sono impalpabili, femminilissimi, declinati in colori pop come il pesca, il rosa e il giallo sorbetto, ma vengono abbinati a dei jeans ampi e comodi. Il contrasto, evidente, fa da denominatore comune alla quasi totalità dei look. Basti pensare che le gonne più elaborate, increspate da grandi ruches, si accompagnano a maglioni di lana in tinte fluo o a semplicissimi twin set a righe. Di eterei e sognanti abiti se ne vedono pochi, tutti rivisitati in chiave inedita: un modello color lilla ha il corpetto completamente see-through, un altro si declina in minidress e un altro ancora, candido, viene indossato con pantaloni della tuta, calze a righe e ballerine. L’ estetica stilistica di Molly Goddard, insomma, mantiene le sue coordinate base seppur rivisitate e corrette. Più che al fiabesco fa riferimento alla quotidianità, a cui si incorpora sapientemente.

 

 

 

 

New York Fashion Week: flash dalle collezioni PE 2022

 

Cari VALIUM friends, oggi ricominciamo a volare nelle capitali delle Fashion Week felici di assistere al ritorno delle sfilate in presenza! Iniziamo come sempre da New York, dove, dal 7 al 12 Settembre, sono state presentate le collezioni Primavera/Estate 2022. Con tutte le precauzioni del caso (vaccino in primis), i fortunati hanno potuto di nuovo godersi dal vivo le proposte mostrate in passerella dai vari brand: tra i presenti, top name del calibro di Tom Ford (Presidente del Council of Fashion Designers of America), Proenza Schouler, Michael Kors, Rodarte, Brandon Maxwell, Khaite, Collina Strada, Tory Burch, Peter Do, Thom Browne, Anna Sui, Peter Dundas, Altuzarra e, a sorpresa, Moschino, che ha scelto di presentare eccezionalmente la sua collezione nella patria di Jeremy Scott. Grandi assenti, invece, Marc Jacobs, Ralph Lauren, Zimmermann, Tommy Hillfiger, Pyer Moss e Helmut Lang. Pur non avendo allestito sfilate live, marchi come Oscar De La Renta, Pamella Roland e Badgley Mischa (per citarne solo alcuni) hanno svelato le proprie creazioni digitalmente, tramite live streaming e lookbook pubblicati sui rispettivi profili social. La settimana newyorchese della moda ha incluso due date cruciali, quella del 20esimo anniversario dall’ attentato alle Twin Towers (l’11 Settembre) e, il 13 Settembre, il ritorno del Met Gala dal vivo che ha introdotto la nuova mostra del Costume Institute, “In America: a lexicon of fashion”, la cui inaugurazione si è tenuta il 18 Settembre. “Inclusività” e “sostenibilità” sono state le due parole chiave di questa edizione della NYFW: basti pensare che, sostenuti dal Black In Fashion Council,  hanno debuttato in passerella ben 14 new talents di colore e che la kermesse è stata aperta da Collina Strada, brand notoriamente eco-friendly ed avverso a qualsiasi forma di discriminazione. Passiamo quindi alla mini rassegna delle collezioni selezionate da VALIUM: essendo impossibile mostrarvele tutte, ne ho scelte come sempre quattro e le ho commentate brevemente. Stay tuned sul mio blog, dunque, per le ultime news dalle Fashion Week di Londra, Milano e Parigi!

 

MOSCHINO

 

 

Una collezione gioiosa e giocosa, molto girly, ricca di colori pastello. Ma soprattutto, di personaggi di ipotetici cartoon (giraffe, elefantini, orsetti, paperi, mici, coniglietti…) che decorano i look  e, in molti casi, ne diventano parte integrante. Jeremy Scott si ispira alla figura della “nanny”, alle filastrocche per bambini: predominano i mini-tailleur con bralette annessa, alternati ad abitini dalle linee Sixties e a trench trapuntati. Le fantasie dei tessuti sono un vero e proprio inno ai teneri animali fiabeschi di cui sopra,  profusi su sfondi dai cromatismi tenui quali il rosa, il verde menta, il celeste, il pesca o (unica eccezione alla regola) a una gradazione vivacissima di giallo. Fiocchi in abbondanza, colletti arrotondati e bottoni a forma di cuore accentuano l’ allure femminil-fanciullesca, così come i gioielli in plastica colorata che ricordano i “toy jewels” per l’ infanzia. Persino i fascianti abiti da sera che chiudono lo show, sebbene siano impreziositi da scolli monospalla, spacchi e bolerini di piume, sfoggiano una variegata “fauna” di mascotte ornamentali.

 

 

ANNA SUI

 

 

Anna Sui rimane fedele al suo stile signature, intriso di reminiscenze “Flower Power”, accentuandone i colori e gli accenti che lo aggiornano al terzo millennio. Tra le cromie predominanti risaltano il verde mela, il magenta, il fucsia, il degradé nei toni del blu, del verde e del lilla, mentre i tessuti privilegiano il crochet (profuso nei bikini dal sapore hippie e nelle canotte “granny square” sovrapposte agli abiti) e il pizzo, sui cui sono ricamate le fantasie floreali che – alternate alle righe – fanno da leitmotiv all’ intera collezione. L’ allure da “figlia dei fiori” si fonde con il romanticismo e con le suggestioni sporty: agli abitini con pattern in degradé cromatico abbinati a giacchini bordati di piume seguono simil parka e boxer da spiaggia declinati in innumerevoli versioni, i reggiseni e i top dei costumi si sovrappongono ad eteree bluse in pizzo e quest’ ultimo, oltre a plasmare sinuosi abiti in cromie talmente accese da risultare quasi fluo, trionfa anche sul caftano candido, ricamato a righe e fiori, molto in linea con il gusto Sixties della collezione.

 

 

MICHAEL KORS

 

 

Un’ eleganza “pulita” e senza fronzoli, dai toni in parte classici, in parte sofisticatamente rétro. Kors (che quest’anno festeggia il 40esimo compleanno del suo brand) si ispira allo stile Fifties di “West Side Story” e lo si evince in svariati capi: la pencil skirt che apre lo show, i pantaloni alla pescatora, il cappotto con ampio scollo e ampi revers, la gonna a ruota, il dolcevita nero esistenzialista (con tanto di stampa a forma di cuore), i quadretti Vichy profusi sugli abiti, sui bikini e sui tailleur…Un look li vede protagonisti su un paio di shorts abbinati a un maglione in cachemire dal collo “importante”, rievocando vagamente la Marylin di “Let’s make love”. La palette cromatica, essenziale, alterna il bianco e il nero al beige, al celeste e al rosa. Il pizzo ricorre, anche in versione Sangallo, donando un tocco di femminilità raffinata, la lana forgia maglie ed outfit a costine, morbidi, che lasciano scoperte le spalle. Vince l’abbinamento top o bralette più gonna, oppure shorts, alte cinture sottolineano uno silhouette fasciante nella parte superiore del corpo e svasata in quella inferiore, i tailleur pantalone sono classici, corredati da pantalone con piega. Conclude la sfilata una serie di abiti da sera avvolgenti, sensuali, in total black e tempestati di paillettes all over.

 

 

TOM FORD

 

 

Chiudo in bellezza questa rassegna con la sfilata di Tom Ford, che di fatto ha concluso la New York Fashion Week. Scintillio, luccichio, bagliori: chiamatelo come volete, ma la collezione è un autentico tripudio di luminosità. Dal significato ben preciso, tra l’altro, quello di accendere una luce sfolgorante nel buio dell’ era attuale, che subisce gli strascichi della pandemia di Covid. Ford è fiducioso, auspica a una rinascita che ha già preso il via. E riflette tutto ciò in una collezione strepitosa, fortemente d’impatto, dal glamour travolgente. Gli ingredienti? I cardini dell’ athleisure rivisitati in chiave glitz grazie a un’ abbondante dose di paillettes. E poi la sensualità, un senso straordinario del colore, un mood che rievoca il fermento dello Studio 54. Ci sono pantaloni della tuta tagliati sotto il ginocchio, pantaloni cargo, canotte sportive, giubbini da running, bralette e camicie sbottonatissime annodate all’ altezza dell’ ombelico, tutti interamente rivestiti di paillettes oppure in raso. L’allure è disinvolta, rilassata ma supersexy; i colori vibrano, anche in virtù dei loro accostamenti: azzurro+fucsia+arancio, arancio+rosa+viola, lime+lilla+bronzo, rosa fluo+viola+bianco, celeste+fucsia…una vera meraviglia. A completare la maggior parte dei look, un’ampia giacca dalla linea squadrata, choker tempestati di strass come i fermagli per capelli, miriadi di collane dorate (un po’ in stile hip hop) e dei preziosi sandali con tacco alto. Lo sportswear, gettonatissimo durante i vari lockdown, con Tom Ford si è ammantato di luce ed è diventato iper glam: un antidoto perfetto contro il grigiore, l’ incertezza, l’ appiattimento caratteristici dell’emergenza sanitaria. Un inno alla gioia di vivere, alla voglia di ritornare a vestirsi…e a divertirsi.

 

 

 

 

Paris Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2021/22

 

Anche a Parigi, dove la Fashion Week si è tenuta dall’ 1 al 9 Marzo, le collezioni Autunno Inverno 2021/22 sono state presentate via web. La Fédération de la Haute Couture et de la Mode ha dedicato una speciale piattaforma agli show in calendario, sostituiti perlopiù da video, lookbook, sfilate a porte chiuse che le griffe hanno diffuso altresì tramite i loro siti e social. 93 i brand partecipanti alla kermesse, inaugurata con un défilé dei giovani talenti diplomati all’ Institut Français de la Mode; a nuove promesse come il marchio eco-friendly Benjamin Benmoyal (per citarne uno) si sono alternati big quali Marine Serre, Mugler, Chloé, Dior, Yohji Yamamoto, Rick Owens, Isabel Marant, Vivienne Westwood, Hermès, Dries Van Noten, Courrèges, Thom Browne, Stella McCartney, Schiaparelli, Lanvin, Chanel, Miu Miu, Giambattista Valli e molte altre label ancora. La collezione di Givenchy ha segnato il debutto, in modalità co-ed, del nuovo direttore creativo Matthew M. Williams, e bisogna dire che si è trattato di un debutto eccellente: la storica Maison parigina ha “svoltato” con uno stile inedito, potentemente avantgarde e audace. Gli habitués delle passerelle della Ville Lumière sono stati affiancati da new entry prestigiose, tra cui Jil Sander e il giapponese Ujoh, ma non sono mancate le defezioni. Molti brand, come si è già verificato a New York, Londra e Milano, hanno optato per le presentazioni al di fuori dal calendario ufficiale. Balenciaga, ad esempio, ha svelato la sua collezione lo scorso Dicembre; anche Vetements e Y/Project hanno giocato in anticipo, quest’ ultimo sfilando in versione co-ed con la Moda Uomo. Brand quali Kenzo, Maison Margiela, Alexander McQueen e Saint Laurent presenteranno invece a breve le proprie creazioni; ma mentre il marchio fondato dal compianto Kenzo Takada ha fissato per il 26 Marzo il lancio del suo fashion film, nulla si sa ancora rispetto alle date scelte dalle altre griffe. Non ci resta che attendere. Nel frattempo, godetevi le sei collezioni che VALIUM ha selezionato per voi dalla Paris Fashion Week!

 

DIOR 1

Nella splendida galleria degli specchi di Versailles, Dior manda in scena una collezione da mozzare il fiato. L’ estro creativo di Maria Grazia Chiuri attinge dalle fiabe, reinterpretadole in modo assolutamente inedito: non le identifica con una fuga dal reale, piuttosto ne rimette in discussione gli archetipi per proiettarli nel futuro “rivisiati e corretti”. “Il soldatino di stagno”  ispira cappotti e giacche blu con doppia fila di bottoni, “Cappuccetto Rosso” una serie di mantelle, cappottini, trench e giubbini nei toni del rosso (anche in versione tartan), alcuni dotati di cappuccio, una fantasia di rose tratta dagli archivi Dior rimanda a “La Bella e la Bestia”, mentre gli spettacolari abiti da sera in tulle, con lungo strascico e ruches in cromie degradé o con corpetto a forma di cuore,  rievocano quelli delle Principesse più amate dei contes des fées. Emerge una femminilità potente, eterea e sofisticata al tempo stesso: il lurex e il lamè la impregnano di magia, i piccoli colletti bianchi, il pizzo sangallo e le pettorine con volants la dotano di un appeal romantico intriso di venature bon ton. Le gonne si svasano nel fondo, i foulard coprono il capo e vengono annodati al collo accentuando la raffinatezza dei look. Plissè, trasparenze e applicazioni floreali contribuiscono a enfatizzare il fascino di una collezione che svariate nuance di rosso, di blu e di grigio rendono ancora più intensa.

 

DIOR 2

DIOR 3

 

BALMAIN 1

In una realtà sempre più incerta e drammatica, Olivier Rousteing opta per la fuga. Il video che Balmain propone è stato girato, non a caso, in un hangar dell’ aereoporto Charles de Gaulle, dove i modelli e le modelle sfilano sull’ ala di un Air France 777 e nei suoi dintorni: tutti i look inneggiano alla partenza, al volo, ad una via d’uscita dalla catastrofe, sia nel design che nei tessuti. Gli abiti si drappeggiano su seta da paracadute, le giacche rimandano allo stile aviatore, il PVC protettivo delle tute hazmat caratterizza coat con spalle ampie, pantaloni bouffant sui fianchi e affusolatissimi dal ginocchio in giù, giubbini dagli orli minimi. L’ effetto che un simile materiale sortisce è paragonabile alla vernice o a un tessuto metal che, di volta in volta, forgia miniabiti avveniristici, pantaloni con l’elastico in vita ed ensemble di gonna e top dalle caratteristiche maniche extralong che ricorrono nella collezione. Una serie di mise più prettamente da combattimento ostenta spalline rinforzate e si tinge di verde militare in dosi massicce. Tra gli accessori, risaltano borse indossate dietro il collo a mò di cuscino, enormi bussole utilizzate come ciondoli per collana e valigie di ogni forma e dimensione. Quando il viaggio approda a destinazione (una piattaforma nei pressi della luna), gli oufit si fanno ancora più futuribili. Predominano colori fluo e argentei, giacche con mono-rever e spalle squadratissime: grintose, ma non prive dell’ appeal “sexy and bold” tipico dello stile Balmain.

 

BALMAIN 2

BALMAIN 3

 

SCHIAPARELLI 1

L’ ispirazione surrealista, cardine dell’ heritage di Elsa Schiaparelli, è un elemento che Daniel Roseberry padroneggia egregiamente. Il designer lo evidenzia soprattutto nei dettagli, nei decori e nei gioielli che adornano look altamente sartoriali: tailleur con pantalone palazzo, giacche squadrate in tweed, cappotti dall’ apparenza “innocua”, bianchi e lineari, vengono impreziositi da sbalorditivi inserti raffiguranti seni o alcune parti del viso. Il seno e il suo capezzolo sono ricorrenti, declinati sia in morbida pelle dorata che in crêpe di lana. Si piazzano proprio sulle mammelle, come stravaganti “toppe”, mentre orecchi, nasi e bocche, rigorosamente in oro, pendono da catene dorate a più giri portate intorno al collo. Oppure impreziosiscono i bottoni, ornamento principale di ogni look, senza disdegnare la punta delle scarpe (dove si alternano a enigmatiche serrature) e le cinture, fasce metalliche con tanto di ombelico scolpito. La colomba, dopo il successo riscosso dall’ abito indossato da Lady Gaga all’ Election Day, entra a far parte di questa surreale girandola: di forte impatto una versione che la riproduce in cima al pistillo lunghissimo di un vistoso fiore-spilla. La palette cromatica punta prevalentemente sul bianco e sul nero, ma il rosa carico di un abito che ricorda quelli sfoggiati da Grace Jones negli anni ’70 non passa inosservato.

 

SCHIAPARELLI 2

SCHIAPARELLI 3

 

GIVENCHY 1

Due colori base: il bianco e il nero. E poi pennellate di panna, grigio e rosso. La palette della collezione-debutto di Matthew M. Williams nel ready to wear di Givenchy esalta alla perfezione i look grafici, ma superbamente audaci, svelati in un video dal sapore avveniristico.  Il womenswear della sfilata co-ed privilegia silhouette fascianti che le sovrapposizioni e i volumi degli abiti, spaziando continuamente dal maxi al mini, non scalfiscono. L’ allure è sporty, iper sensuale e grintosa al tempo stesso, ogni outfit potrebbe essere indossato da una rockstar; forme scultoree e proporzioni strategiche combinate tra loro fanno da fil rouge. Un ruolo preponderante è ricoperto dai capispalla: piumini e pellicce che sfiorano la vita a malapena si alternano a giacche in pelle sagomate, bomber borchiati, gilet in shearling, biker jacket e lunghi parka, spesso abbinati a gonne asimmetriche indossate su pesanti calze nere. Un mood provocante aleggia sulla tuta con bordure che incorniciano il seno lasciandolo scoperto, sui lunghi abiti che fasciano il corpo come una seconda pelle. Parlando di long dress, conquistano i modelli in chiffon trasparente tempestati di paillettes e con orli di piume fluttuanti. L’hardware è un leitmotiv ornamentale, mentre gli accessori definiscono ulteriormente i look: risaltano collane girocollo con grandi “S” concatenate ed ankle boot con zeppe altissime e dalle forme massicce.

 

GIVENCHY 2

GIVENCHY 3

 

MIU MIU 1

Un incontro tra la lingerie – preziose sottovesti, canottiere con dettagli crochet, gonnelline in raso – e il tipico abbigliamento da montagna come i piumini, le pellicce ecologiche e le tute da sci: Miuccia Prada simbolizza così il desiderio di liberarsi dal peso del lockdown e al tempo stesso di proteggersi dai potenziali pericoli che il mondo esterno cela. Il risultato è una collezione molto glamour e ricca di dettagli iconici. In un video girato tra le nevi delle Dolomiti, le modelle sfoggiano sciarpe e passamontagna in knitwear (muniti di copribocca a mò di mascherina) e coprono/scoprono il corpo in un’ alternanza giocosa e molto girly. Giacche e pantaloni trapuntati in colori pastello, abitini tempestati di cristalli, maglioni Fair Isle, giacconi in simil shearling, vestiti sottoveste e cappotti borchiati sono corredati da pesanti calze in lana, doposci in pelliccia ecologica alti come cuissardes e guanti al gomito nello stesso materiale. Quando al calar della notte le modelle si riuniscono attorno a un falò, è tutto uno scintillio: le borchie, i cristalli, i lustrini sfavillano nel buio e ingentiliscono l’ abbigliamento tecnico outdoor. Il falò rappresenta un inno alla natura, fonte di vita e quindi degna del massimo rispetto. Per quanto riguarda la palette, nuance pastello come il lilla, il rosa e il celeste si affiancano al rosso, al blu e al verde mela o a colori neutri quali il grigio e il beige.

 

MIU MIU 2

MIU MIU 3

 

CHANEL 1

Il contrasto originato dall’ accostamento di texture massicce ed impalpabili è il fulcro della collezione di Chanel. Virginie Viard, che ha scelto Chez Castel (lo storico ed iconico nightclub sulla Rive Gauche) come location del video di presentazione, combina lunghi piumini e ampi cappotti in tweed con miniabiti in ruches danzanti, trasparenti gonne di chiffon e abitini costellati di paillettes iridescenti. Quella tra pesantezza e leggerezza dei tessuti è una dicotomia, anche simbolica, che fa da leitmotiv all’ intera collezione. Viard pensa a una donna che scende le scale del nightclub liberandosi del suo cappotto caldo per svelare la seducente lievità dell’ abito che indossa: un gesto indicativo, al tempo stesso, della volontà di immergersi nella rilassante atmosfera del locale. La femminilità fa comunque da trait d’union: i revers del cappotto sono in velluto trapuntato, la pelliccia ostenta bordure  rosa e persino il beanie in lana si adorna di una romantica rosa rossa in stoffa. Sotto il capospalla la donna Chanel sfoggia, inoltre, pull norvegesi corti in vita, gonne matelassè e preziosi top in pizzo, che di sovente abbina alle lunghe collane di perle adorate da Mademoiselle Gabrielle. Il look che conclude la sfilata, un trench dorato accompagnato ad un fedora nero in feltro, sembra concentrare in un sol colpo l’ irrinunciabile comfort dell’ outerwear e lo chic sfolgorante di un abito da sera.

 

CHANEL 2

CHANEL 3

 

 

 

Milano Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2021/22

 

Questa mattina raggiungiamo Milano, dove, iniziata il 23 Febbraio, tre giorni fa si è conclusa la Fashion Week. Rimane indelebile il ricordo di un anno fa, quando Armani e Biagiotti decisero di sfilare a porte chiuse per la repentina propagazione di un virus chiamato Covid-19; non saremmo mai riusciti a immaginare, allora, che nel 2021 il contagio avrebbe continuato a imperversare. Di conseguenza, come già a New York e a Londra, si è verificato un massiccio utilizzo del web da parte dei brand: video e filmati di sfilate senza pubblico hanno sostituito i classici défilé. Le presentazioni delle collezioni, diffuse on line dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, sono visibili anche nei siti e nei social delle varie griffe. La Fashion Week è stata inaugurata con un omaggio a Beppe Modenese (il presidente onorario della CNMI venuto a mancare nel Novembre scorso) e con il lancio del progetto WE ARE MADE IN ITALY – The Fab Five Bridge Builders, ideato da Stella Jean, Michelle Francine Ngonmo e Edward Buchanan in sinergia con la Camera della Moda. L’ iniziativa, dal nome che è tutto un programma (“i cinque favolosi costruttori di ponti”), è sorta allo scopo di sottolineare l’ importanza della multiculturalità e ribadire il valore dell’ inclusione: designer di origine africana come Claudia Gisèle Ntsama di GISFAB, Joy ljeoma Meribe di MODAF DESIGNS, Karim Daoudi, Fabiola Manirakiza di FRIDA-KIZA (che i lettori di VALIUM già conoscono, clicca qui per leggere la sua intervista) e  Pape Mocodou Fall alias Mokodu di MOKODU hanno avuto l’ opportunità di svelare le proprie collezioni attraverso la piattaforma a loro dedicata. Tra i big che hanno preso parte alla Fashion Week Autunno Inverno 2021/22 spiccano i nomi di Brunello Cucinelli (al suo debutto in calendario), Prada, Fendi, Missoni, Armani, Blumarine, Etro, Salvatore Ferragamo, Antonio Marras, Dolce & Gabbana, Alberta Ferretti, Vivetta, Philosophy di Lorenzo Serafini, Tod’s, Moschino, Sportmax e Max Mara (che ha celebrato il suo 70simo anniversario). I grandi assenti sono stati invece Gucci, Bottega Veneta e Versace: ma mentre Alessandro Michele tiene fede al proposito di presentare in modo totalmente autonomo le sue collezioni, Donatella Versace ha già fissato la data del 5 Marzo per svelare le creazioni che ha dedicato alla stagione fredda. Passiamo ora alla selezione di VALIUM relativa alla Fashion Week meneghina.

 

ANTONIO MARRAS 1

Mitologia e storia, passato e presente si intrecciano nel poetico corto con cui Antonio Marras ha presentato la sua collezione. “Su Nuraxi”, questo il titolo del video (prodotto da Antonio e Patrizia Marras e realizzato in collaborazione con la Fondazione Sardegna Film Commission), è ambientato nella Reggia di Barumini, un complesso nuragico risalente al II millennio a.C. che l’Unesco ha inserito nella World Heritage List. In questo suggestivo luogo della Sardegna (uno Stonehenge isolano, come lo definisce Marras) si dice che vivesse la Regina Su Nuraxi, magnifica e sontuosa nelle vesti preziosamente ricamate che le Tanittas, le sue fatine, creavano per lei. Ed  era a Su Nuraxi che il popolo si rivolgeva, organizzando dei pellegrinaggi, nei momenti di difficoltà. Il corto, splendido sotto ogni punto di vista, mostra uno sciame di pellegrini giunti a Barumini affinchè la Regina li salvi da una pestilenza – il rimando all’odierna pandemia non è puramente casuale. Gli abiti combinano meravigliosamente la mitologia e il folklore sardi con la fantasia e i capisaldi dello stile di Antonio Marras: giacche da pastore rivisitate, mix and match di pattern e tessuti a contrasto (c’è anche il tartan), sovrapposizioni, biker jacket abbinati a lunghe gonne plissettate, pull in colori vividi e rose rampicanti ricamate ovunque. Il nero, il bianco e il grigio sono le nuance predominanti.

 

ANTONIO MARRAS 2

ANTONIO MARRAS 3

DOLCE & GABBANA

Dolce & Gabbana inaugurano un nuovo capitolo del loro percorso stilistico: “Next Chapter” è il significativo titolo di questa collezione. Il duo creativo si connette con la Z Generation, esplora a tutto campo l’era digitale appropriandosi dei suoi crismi e dei suoi input. Non dimentichiamo, infatti, che in tempi di Covid il web riveste un ruolo di primo piano. Sul catwalk, dove alcuni robot umanoidi sfilano insieme alle modelle, innovazione e tradizione si uniscono per compiere un viaggio nel futuro all’ insegna dell’ hi-tech. E’ un viaggio che non può prescindere dal citare gli iconici anni ’90 del brand (le scritte “90s” e “I love supermodel” sulle t-shirt lo dichiarano a chiare lettere), ma li alterna a silhouette e a materiali inediti: plastica biodegradabile, lana e cellophane intrecciati, raso rivestito di vernice per auto…Il mood è cyber, le forme (rimandi agli anni ’90 a parte, che mantengono la loro carica sensuale) sono amplificate, soprattutto quelle dei capispalla decisamente over. Risaltano piumini, fake fur e parka “spaziali”, dalle dimensioni enormi, passamontagna e velette sfrangiate “coprivolto” (dei link ad un presente pandemico che è già storia), pantaloni verniciati e iridescenti in tessuti mai visti prima. La palette cromatica, un tripudio di colori arcobaleno intervallati dall’ argento metal, lascia senza fiato.

 

DOLCE & GABBANA 2

DOLCE & GABBANA 3

MAX MARA 1

Max Mara, il brand fondato a Reggio Emilia da Achille Maramotti, celebra il suo 70mo anniversario. La collezione prende il nome dall’ anno di nascita del marchio, “1951”, ed è impregnata di un mood più che mai British. Permane l’ accento sui capispalla, il trademark della griffe, ma spira un’ aria nuova: foulard annodato sotto il mento e borsa a spalla, la donna pensata da Ian Griffiths sembra in procinto di trascorrere un weekend nel countryside. Indossa capi eleganti ma pratici, a volte con un tocco eccentrico. Lunghi cappotti in velluto trapuntato e con collo a scialle, oppure in morbida alpaca come le giacche, non di rado in versione sleeveless, sfilano accanto a bomber con pattern a doppio lama, all’ iconico Teddy Bear e al leggendario coat in cachemire cammello. Eterei jabot di chiffon spuntano dai giacconi multitasche, i capispalla a manica lunga si sovrappongono a quelli modello gilet e i maglioni, oversize, sfoggiano lavorazioni a punto Aran. I pull su cui campeggia la scritta “1951” sono intervallati da gonne e tailleur in tartan o tattersall a scacchi. La palette cromatica conquista avvalendosi di svariate nuance di beige e di verde (come lo smeraldo e il verde oliva) alternate al nero e all’ ocra.

 

MAX MARA 2

MAX MARA 3

VALENTINO 1

Valentino approda al Piccolo Teatro Giorgio Strehler di Milano, emblema della cultura che il virus ha silenziato drammaticamente, e fa sfilare una collezione co-ed dal titolo “Valentino Act Collection”: un gesto dalla valenza quasi “punk”, sicuramente drastico, quello di riaprire un teatro in piena emergenza sanitaria (anche se la sfilata si è svolta a porte chiuse), così come perentorio e netto può essere definito il cambio di rotta nello stile di Pierpaolo Piccioli. Due soli colori, il bianco e il nero, caratterizzano tutti i look. A fare da leitmotiv è una camicia bianca con un grande colletto a punta declinata nei più disparati modi. Le differenze di genere si annullano, gli orli si accorciano, la silhouette è dinamica, punk e romantica al tempo stesso – laddove questo aggettivo sta ad indicare la libera espressione di sè. Nel womenswear ricorrono delle meravigliose mini mantelle couture e gonnelline nere che arrivano a metà coscia. Queste ultime si abbinano, di volta in volta, con la camicia bianca di cui sopra e con blazer over, giacche squadrate, lunghi coat in rete o a losanghe in black and white. Le stesse losanghe riappaiono squarciate da tagli netti, come quelli che hanno reciso gli orli: un gesto che rimanda a Lucio Fontana e alla sua ricerca dimensionale. Anche i dolcevita sono a rete, spuntano dalla camicia bianca instaurando un’ armonia geometrica con il suo colletto triangolare. I miniabiti e le bluse vengono impreziositi da sofisticate pettorine in pizzo a contrasto con le linee shaped della collezione. I tacchi a spillo si alternano agli anfibi quasi a sottolineare il mood delle creazioni, che non tralascia la sensualità ma abbraccia il cambiamento senza incertezze.

 

VALENTINO 2

VALENTINO 3

ALBERTA FERRETTI 1

Avvolgente, decisa, ma anche glamour: la collezione di Alberta Ferretti esprime appieno il mood d’ oggigiorno. La voglia di protezione, cioè, coniugata con un fare deciso e volitivo, con il desiderio di ricominciare a vivere la notte e ad esibire abiti sfavillanti. La sfilata esordisce con una serie di look fluidi, dalle forme morbide e dai materiali che riscaldano e proteggono il corpo: giacche annodate in vita, dolcevita fascianti,  pantaloni comodi a cui si sovrappongono, non di rado, lunghe gonne plissettate. Cappotti, trench, mantelle, hanno volumi ampi e a volte si declinano in modelli a vestaglia per esaltare il concetto di comfort; le spalle sono squadrate o arrotondate, ma sempre importanti, come a sottolineare la forza interiore di colei che le sfoggia. La lana predomina e proprio dai maglioni in knitwear, a collo alto, fanno capolino i merletti-gorgiera della camicia sottostante: la femminilità non viene meno, ha solo variato il suo modo di esprimersi. Non scopre, copre con voluttà intrinseca. Ed esplode con audacia in outfit di chiusura all’ insegna dello scintillio e dello sfarzo. Pantaloni dorati con frange si alternano ad evening dress ricchi di ruches impalpabili, piume, paillettes e borchie color oro. Tra bagliori e tessuti eterei irrompe una allure seducente che il dramma pandemico, nonostante tutto, non sarà mai in grado di assopire.

 

ALBERTA FERRETTI  2

ALBERTA FERRETTI 3

PHILOSOPHY DI LORENZO SERAFINI 1

Ogni designer, tramite la propria collezione, si è focalizzato su un particolare aspetto dell’ emergenza sanitaria. Lorenzo Serafini ha acceso i riflettori sulla scuola ai tempi del Covid: molto spesso chiusa, vissuta in base alle norme del distanziamento, sostituita dalla didattica a distanza. A causa di ciò, evidenzia il designer, gli studenti cresceranno con dei ricordi “a metà” dell’ istituzione educativa per eccellenza e dell’ età più spensierata della nostra vita. Serafini sopperisce a tutto questo con creazioni che si ispirano ai tipici look di una High School americana: la P cubitale di Philosophy risalta sui pull in colori vivaci, sui cardigan scollati a V, sugli immancabili bomber, su giacche cromaticamente strong. Le illustrazioni dei libri di storia invadono gli abiti e i leggins, le gonnelline in stile pom pom girls sono all’ordine del giorno, le maniche a sbuffo cucite su spalline ampie rievocano l’ uniforme delle majorettes. Non mancano neppure i richiami alla divisa da baseball e al prom dress, quest’ ultimo in versione dark con collo alto e maniche a palloncino adornate di fitte ruches. I look sono completati da un baschetto e dagli anfibi neri: tocchi finali che accentuano la loro potente iconicità.

 

PHILOSOPHY DI LORENZO SERAFINI 2

PHILOSOPHY DI LORENZO SERAFINI 3

 

 

 

 

London Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2021/22

 

Oggi VALIUM fa sbarco a Londra, dove dal 19 al 23 Febbraio si è svolta la London Fashion Week. La settimana della moda si è suddivisa tra sfilate a porte chiuse e presentazioni digitali, tutte divulgate nel sito della London Fashion Week oltre che, naturalmente, tramite i siti e i social dei vari brand. I video, i mini film e i lookbook sono stati gli strumenti che la maggior parte dei designer ha scelto per svelare la propria collezione Autunno Inverno 2021/22. Tra i top name che hanno partecipato alla kermesse troviamo Burberry, ma con una novità: Riccardo Tisci ha preferito mandare in scena la moda Uomo, rinunciando alla formula della co-ed e posticipando il Womenswear a data da destinarsi. Victoria Beckham non è mancata all’ appello londinese così come Simone Rocha, in procinto di lanciare la sua attesissima capsule per H&M. Presente anche Tod’s, con un progetto a cui hanno preso parte 35 talentuosi studenti della Central Saint Martins, e poi Matty Bovan, Temperley London, Emilia Wickstead, Bora Aksu, Molly Goddard, Marques’Almeida, MM6 Maison Margiela, Paul Costelloe, Roksanda, Richard Quinn, Vivienne Westwood e molti altri ancora. A questa edizione della London Fashion Week, inoltre,  si è associata a una succosa news: la presentazione della prima collezione di Roberto Cavalli firmata da un direttore creativo d’eccezione, Fausto Puglisi. Puglisi ha deciso di esaltare il lato “wild” del brand ideando creazioni che sono un grintoso tripudio di stampe animalier. Potete ammirarle via video cliccando qui. E adesso, diamo il via alla consueta selezione di VALIUM!

 

Simone Rocha 1

“Winter Roses”, la collezione di Simone Rocha, è un connubio di forza e fragilità. I fiori fanno da leitmotiv: si tramutano in ricami, applicazioni a cascata o in 3D che adornano, o invadono pressochè totalmente, gli abiti. Il tulle e il taffetas predominano, declinati in ruches e vaporose balze, ma spunta un’ inedita grinta che si esprime nei biker jacket con maniche a sbuffo di alcuni look in total black. Colletti rigidi da educanda donano un tocco di rigore e si alternano all’ eterea impalpabilità di abiti nella stessa nuance di rosa dello zucchero filato. Tonalità come il nero, il cipria, il bianco e il rosso delle “rose d’Inverno” completano la palette cromatica.

 

Simone Rocha 2

Simone Rocha 3

Vivienne Westwood 1

“Sostenibilità” rimane una delle parole d’ordine di Vivienne Westwood e la designer lo sottolinea anche in questa collezione, realizzata in toto con materiali riciclati ed eco-friendly. Avvalendosi di una stampa “bucolica” (datata 1743) di François Boucher che fa da fil rouge, le creazioni si sviluppano intorno a un mix and match di pattern, stili e tessuti: tartan, quadretti, righe, gessati e degradé cromatici convivono allegramente tra di loro. Le giacche trequarti si abbinano a gonnelline plissé indossate sopra ai pantaloni, le minigonne si alternano ai pants da ciclista e i tailleur vengono stravolti nelle proporzioni in puro Westwood style. I colori sono molteplici, spiccano i più vivaci: il rosso affiancato al turchese, il rosa affiancato al rosso, il rosso e il rosa declinati in svariate nuance.

 

Vivienne Westwood 2

Vivienne Westwood 3

Bora Aksu 1

Come molti altri designer (una su tutti, Simone Rocha), Bora Aksu ha sfilato a porte chiuse diffondendo poi il filmato dello show. La sua collezione si ispira a Marie-Sophie Germain, pioniera della matematica vissuta all’ epoca della Rivoluzione Francese che fu obbligata a utilizzare un nome maschile per ottenere credibilità negli ambienti Accademici. Tra le creazioni predominano abiti – quasi sempre svasati nel fondo – impreziositi da pizzi, volants, fiocchi e applicazioni floreali. Le maniche sono ampie, a sbuffo. In alcuni look il pizzo diventa parte integrante al punto tale da ricordare certe ornatissime vesti talari. La palette include cromie accattivanti quali il fucsia carico, il rosso, il panna, il giallo, il lilla e l’ottanio.

 

Bora Aksu 2

Bora Aksu 3

Sonia Carrasco 1

Spagnola, nata a Valencia, Sonia Carrasco è alla sua prima collezione. Che ha un nome indicativo, “- 75.5000000,-106.750.000”: un rimando alle coordinate di Thwaites, il ghiacciaio antartico a rischio disgelo per motivi associati al riscaldamento globale. La sostenibilità, come è facile intuire da una premessa simile, fa da filo conduttore a creazioni che hanno già fatto il pieno di apprezzamenti. I materiali sono rigorosamente riciclati, i tagli netti e sartoriali. Le giacche doppiopetto svelano geometrie sorprendenti, i cappotti si “interrompono a metà” per declinarsi in un knitwear a coste tubolari, una cascata di frange in lana ricade lateralmente da un tailleur. I colori sono quelli della sabbia, della terra, del mare: ecru, verde, svariate nuance di marrone, panna, blu notte e giallo limone.

 

Sonia Carrasco 2

Sonia Carrasco 3

Preen by Thornton Bregazzi

Una definizione adatta a sintetizzare la Fashion Week londinese potrebbe essere “il boom dell’ eco-friendly”. Il riciclo e l’utilizzo di materiali a ridotto impatto ambientale sono dei must anche per Preen by Thornton Bregazzi, che ambienta il suo lookbook in uno scenario rurale (un rimando al cottage nel Suffolk dove vivono attualmente Justin Thornton e Thea Bregazzi) e propone una collezione romantica ma all’ insegna del comfort. Risaltano abiti e gonne invasi da stampe floreali (le stesse dei foulard), ampi cappotti a spina di pesce, abiti longuette vivacizzati da balze di diverse dimensioni. Colpisce un cappotto comodo, con maniche a sbuffo e volant in vita, tinto di un incantevole blu oltremare. Ricorrono colori decisi come il rosso, il ruggine, il verde mela, il nero.

 

Preen by Thornton Bregazzi 2

Preen by Thornton Bregazzi 3

Temperley London 1

E’ una collezione dal forte sapore Boho, quella che Alice Temperley dedica all’ Autunno Inverno 2021/2022. Ricca di lunghi abiti “gipsy” in fantasie floreali, tailleur pantalone a zampa anni ’70, bluse con pettorina in pizzo e gonne abbottonate sul davanti. Gli anni ’70, in effetti, regnano sovrani. I materiali sono vari e tutti tassativamente in versione eco-sostenibile: velluto, pelle, tulle, denim, felpa, cotone…coniugano la praticità con la tipica vena romantica del brand, ma esaltano anche un appeal audace come quello emanato da un chiodo tempestato di borchie e da un tailleur di pelle in total black. A proposito di tailleur: spiccano i completi pantalone realizzati in velluto, con gilet e sciarpina impalpabile annodata al collo. Si ispirano a uno stile che, dopo oltre mezzo secolo, continua a esercitare un fascino potente.

 

Temperley London 2

Temperley London 3

 

 

 

New York Fashion Week: flash dalle collezioni AI 2021/22

 

Il 14 Febbraio sono ufficialmente ripartite le Fashion Week nelle quattro capitali internazionali della moda. E come ogni anno, il “fashion month” è stato inaugurato a New York:  a sfilare (soprattutto virtualmente, data l’ emergenza sanitaria) sono le collezioni Autunno Inverno 2021/22, che vanno in scena anche a Londra, Milano e Parigi. L’ era del Covid, però, ha provocato degli stravolgimenti notevoli nelle modalità di presentazione e nella cronologia degli show. Sfilate a porte chiuse e lookbook diffusi via web sono stati pressochè la regola, nella Grande Mela, ma si è verificato un fenomeno ulteriore: la defezione di svariati brand dal calendario ufficiale. Non sono pochi, infatti, i marchi che hanno deciso di svelare autonomamente le proprie collezioni. In gran parte con l’ ausilio del social, dal momento che ormai rivestono un ruolo fondamentale. Differenziare le date e la prassi delle sfilate rappresenta un modo per svincolarsi dalla “maratona” modaiola e, al tempo stesso, per dirottare l’ interesse mediatico su una singola griffe, su un singolo evento. La Fashion Week newyorchese ha annoverato dei grandi assenti: top names del calibro di Michael Kors, Marc Jacobs, Tommy Hilfiger, Ralph Lauren, Proenza Schouler, Jonathan Cohen, Alexander Wang e Tory Burch presenteranno (o hanno già presentato, come Proenza Schouler) le loro creazioni in altre date, alcune di gran lunga posteriori a quelle – comprese tra il 14 e il 17 Febbraio – della Settimana della Moda. Se questo nuovo approccio, da un lato, permette una maggior libertà nel gestire il lancio delle collezioni, dall’ altro (almeno a mio parere) rischia di risultare un po’ caotico e di non ricevere il meritato risalto, vista la molteplicità delle informazioni in epoca pandemica.  Tom Ford, Presidente del CFDA (Council of Fashion Designers of America), ha prontamente ribattezzato il calendario “The American Collections Calendar”, sottolineando l’ intento dell’ associazione di “aiutare a promuovere e supportare la moda americana” a prescindere dalla tempistica degli show. Lo stesso Tom Ford, peraltro, ha scelto di posticipare al 26 Febbraio la presentazione della sua collezione. Tra i brand presenti nelle date “standard” della NYFW spiccano quelli di Gabriela Hearst, Jason Wu, Collina Strada, Coach, Carolina Herrera, Oscar De La Renta, Victoria Beckham, Zimmermann, Prabal Gurung e Anna Sui, per citarne solo alcuni. VALIUM, come ogni anno, fa scalo nelle quattro capitali del fashion per mostrarvi una serie di flash tratti dalle collezioni. Ecco la selezione relativa alle sfil…Pardon, ai lookbook di New York.

 

Adam Lippes 1

Colore, comfort e knitwear in abbondanza sono i cardini della collezione di Adam Lippes, che sceglie di coniugare portabilità e leggerezza (anche nei tessuti) per riportare un alito di gioia nella cupa era del Covid. Si fanno notare gli eleganti cappotti con orli rasoterra, i maxi fiocchi al collo e gli affusolati, ma fluidi, outfit in lana. Tra le cromie risaltano il lilla, il giallo e il rosa pastello, il marrone, il nero, il panna, il rosso. In particolare, conquista il blu Klein magnetico di un paio di pantaloni con piega abbinati a una giacca strutturata ma priva di maniche.

 

Adam Lippes 2

Adam Lippes 3

Victoria Beckham 1

Abiti pratici e portabili senza trascurare l’eleganza, denim e maglieria affiancati al tulle impalpabile e a creazioni che rielaborano lo stile militare: per Victoria Beckham l’ Autunno Inverno 2021/22 è all’ insegna della libertà. La sua collezione combina una sartorialità impeccabile con accessori sfavillanti di brio (come gli stivali, pressochè onnipresenti, cosparsi di glitter argentati). Cappotti e giacche giocano un ruolo chiave. La palette decreta il trionfo del nero e del blu notte alternandoli al rosso, al rosa pastello e a un beige luminoso che a volte sconfina nel nude.

 

Victoria Beckham 2

Victoria Beckham 4

3.1  Phillip Lim 1

Il comfort, un vero e proprio leitmotiv della New York Fashion Week, viene celebrato anche da 3.1 Phillip Lim. Il designer crea la sua collezione pensando alla quotidianità del post-lockdown, al ripristino di una vita in movimento e al ritorno in ufficio dopo lo smart working dilagante. Di conseguenza, propone outfit ad hoc: aleggia un mood anni ’70 e predomina la struttura ricercata, quasi scultorea dei capi; risaltano iconici colli alti in maglia che diventano accessori e dolcevita tempestati di ampi fori. Cromaticamente, ricorrono nuance neutre ravvivate da pennellate di giallo oro, celeste e blu oltremare.

 

3.1 Phillip Lim 2

3.1 Phillip Lim 3

Prabal Gurung 1

Gurung ha ideato la sua collezione la scorsa estate, e si nota: il temporaneo calo nei contagi aveva riportato in auge il glamour e la voglia di abiti “flamboyant”. Il designer ha elevato questo mood alla massima potenza, costellando le creazioni di pois, fiocchi, stampe floreali ed adornandole di strascichi, ruches, ampissimi orli a zampa e ricchi tessuti piumati. I colori? Una palette decisa composta dal rosso, dal bianco e nero e da un rosa ultra carico.

 

Prabal Gurung 2

Prabal Gurung 3

Zimmermann 1

Anche Nicky Zimmermann pensa all’ estate, ma alla prossima. La immagina come un periodo che porterà con sè un forte desiderio di rinascita, di divertirsi,  di spensieratezza, tutti elementi che non ci abbandoneranno al ritorno della stagione fredda. Lo stile della collezione si rifà agli anni ’70 e ’80: alterna ampi pantaloni a vita alta, lunghi cappotti e abiti in stile New Romantic. Maniche a doppio sbuffo, frange adornate di coriandoli e colli alti ricamati impreziosiscono lo “Zimmermann signature dress”; la palette cromatica spazia dal burgundy al rosa pesca, dal senape al nero passando per svariate tonalità di blu e di marrone.

 

Zimmermann 2

Zimmermann 3

Y/Project 1

La collaborazione con il brand Canada Goose dona un vago tocco sporty ai look sperimentali di Glenn Martens. Asimmetrie, sovrapposizioni, arricciature che definiscono scolli o forgiano la silhouette dell’ abito…e poi, ancora, squarci strategici, colli alti e polsini da attaccare e staccare a proprio piacimento: fanno tutti da fil rouge ad outfit sorprendenti. I capi nascono con l’ intento di assumere nuove forme a seconda dei movimenti di chi li indossa; colpiscono un abito-mongolfiera color lilla (una delle top nuance di stagione), un ensemble burgundy composto da una lunga tunica con due “oblò” aperti sulle tasche dei pantaloni sottostanti, una mantella rasoterra in total black che sembra fondersi con l’abito nella stessa tonalità.

 

Y/Project 2

Y/Project 3

 

 

 

Paris Fashion Week: flash dalle sfilate delle collezioni PE 2021

1.KENZO

Quarta e ultima tappa di VALIUM alle Fashion Week delle capitali mondiali della moda: il gran finale, come ogni anno, spetta a Parigi. Nella Ville Lumière, a differenza di New York e Londra, si è registrato un minor numero di presentazioni digitali. A cavallo tra il 28 Settembre e il 6 Ottobre – queste le date della Paris Fashion Week – le classiche sfilate “live” (in presenza o meno) e le esibizioni virtuali si sono suddivise in modo equo. Chanel non ha rinunciato al suo celebre show al Grand Palais, perpretrando così la tradizione della sfilata-evento nella location adorata da Karl Lagerfeld. Massiccia è stata la partecipazione dei big: Dior, Balmain, Louis Vuitton, Chloé, Hermès, Givenchy (con la collezione opera prima del designer Matthew M. Williams), Balenciaga, e poi ancora Maison Margiela, Marine Serre, Yohji Yamamoto, Rick Owens, Giambattista Valli, Loewe, Miu Miu e Andreas Kronthaler x Vivienne Westwood non sono mancati all’ appuntamento con i défilé Primavera Estate 2021, ma sono state parecchie anche le defezioni. Valentino a parte, assente giustificato dato il trasferimento a Milano, nomi del calibro di Alexander McQueen, Celine, Comme des Garçons, Dries Van Noten, Sacai, Off-White, Lacoste e Lemaire hanno disertato la settimana della moda. Non può essere trascurata, poi, l’ assenza di Saint Laurent; Anthony Vaccarello ne ha spiegato i motivi accennando al suo nuovo modo di rapportarsi al processo creativo. Sul versante ispirazione, ancora una volta il lockdown e il mondo forgiato dal Covid hanno prevalso. Ogni brand ha espresso le proprie considerazioni al riguardo tramite la sua collezione, imbastendo un fil rouge “filosofico” che permea tutte le creazioni.

 

2.KENZO

“Bee a Tiger”: è questo il titolo della collezione proposta da Felipe Oliveira Baptista, al timone creativo di KENZO dal 2019. Ma vedremo più avanti il senso di quel “bee”. Cominciamo col dire che l’ ispirazione di Baptista scaturisce dalle riflessioni sulla Terra ai tempi del Coronavirus. Come poter andare avanti, come mantenere la positività in un mondo malato, calato in una realtà in gran parte ancora ignota e tanto difficile da sostenere? Le idee si moltiplicano, a volte in accordo ed altre in contrasto fra loro: la collezione rispecchia questo stato d’animo tramite un eclettismo costante. Le stampe floreali, uno dei trademark di Kenzo, “piangono” grazie a un effetto che ce le mostra sfuocate, scolorite a causa delle lacrime. Ma un antidoto alla crisi proviene proprio dalla natura e precisamente dalle api, grandi benefattrici del pianeta. I benefici che erogano in termini di mantenimento della biodiversità sono innumerevoli, la loro estinzione metterebbe a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza. Ecco il perchè dei molti look ispirati all’ abbigliamento protettivo degli apicoltori, con tanto di cappelli il cui velo ricopre, a volte, l’intera mise. Le silhouette sono lineari, ma movimentate: predominano le canotte indossate come minidress, spesso abbinate a pantaloni da ciclismo oppure larghi e comodi, zeppi di tasche a toppa come i gilet, i soprabiti, i marsupi. Il colore, altro signature di Kenzo,  assume sfumature tenui e quasi sbiadite. Il rosso, il verde menta, il giallo, l’arancio, il lilla, il bluette sono immersi nella medesima nebulosità che offusca il mondo attuale. Tuttavia, è nel messaggio trasmesso dalla collezione che è insita la speranza, la via per la liberazione: ritrovare l’armonia con la natura è tassativo.

 

3.KENZO

 

1.DIOR

Maria Grazia Chiuri si concentra sui cambiamenti che il drammatico periodo attuale ha apportato nelle nostre vite. Per raccontare tutto questo serve un nuovo linguaggio: nella moda si traduce in una concezione innovativa del taglio dell’ abito, l’ elemento attraverso il quale un capo “dialoga” con l’esterno ed esprime la propria filosofia. Chiuri rivisita quindi la silhouette DIOR per allinearla alle sensazioni e alle emozioni del nostro tempo. Il suo non è un gesto eversivo, bensì un atto d’amore nei confronti dell’ heritage della Maison, che omaggia rileggendolo alla luce di una nuova visione. La giacca Bar viene rielaborata sulle basi di una collezione che Christian Dior creò in Giappone nel 1957: assume linee vagamente a kimono e sottili cinture la stringono in vita per sagomarla sul corpo a seconda dell’estro personale. Le gonne e gli ampi pantaloni sono sostenuti da una coulisse, la camicia è onnipresente e molto lunga, a volte indossata a mò di chemisier; il tailleur include immancabilmente la giacca “kimono” di cui sopra. Sul punto vita si concentra una delle novità rispetto al taglio: scende appena sopra ai fianchi, sottolineato dalla lavorazione smock, oppure “sale” in stile impero. Un tocco etnico pervade tutta la collezione, le creazioni sono intrise di pattern Paisley e il raffinato pizzo si alterna al Tie-Dye. Non mancano i lunghi abiti in chiffon, fluttuanti e declinati in una splendida palette di indaco, blu oltremare, rosa intenso, verde e cipria; i tessuti si mescolano, i ricami proliferano, spighe e motivi floreali riappaiono in grande stile. Fanno da leitmotiv linee fluide e ondeggianti, che accarezzano il corpo con leggerezza sintonizzandosi alla perfezione con l’ anelito di libertà e i mutamenti associati a quest’ era di transizione.

 

2.DIOR

3.DIOR

 

1.BALMAIN

Il tratto distintivo della collezione ideata da Olivier Rousteing è evidente: un’ eleganza ispirata agli anni ’70 con incursioni nel decennio successivo. Non è un caso che lo show si apra con un breve défilé introduttivo in cui trionfano pantaloni palazzo a vita alta, maglie dolcevita, completi a zampa d’elefante, mantelle, tutti nei toni del grigio e invasi da un pattern monogram ripreso dall’ archivio di BALMAIN. Persino il modo di muoversi delle modelle rimanda a quell’ epoca: avanzano disinvolte, sorridenti, con le mani in tasca, ammiccando al pubblico e volteggiando su se stesse. Questa scena fa da apripista a una collezione sartorialmente accuratissima e dal forte impatto visivo; basti pensare che il primo look è un suit giallo fluo con pantaloni svasati e una giacca che sfoggia le spalle a pagoda ricorrenti in ogni creazione. La parata fluo include anche il rosa, spesso mescolato al giallo, evidenziando completi drappeggiati e fasciatissimi. Poi torna il grigio, e l’attenzione si focalizza sul tailleur declinato in svariate versioni a partire da alcuni elementi base: spalle a pagoda (anche asimmetriche), drappeggi, pantaloncini da ciclismo. Tutti gli outfit della collezione avvolgono il corpo in panneggi e forme aderenti che la svasatura rende più easy, mentre le spalle a pagoda accentuano una “drammaticità” teatrale e vagamente Couture. Le ritroviamo in variante smoking, in pelle grintosa, in denim, sul bolerino con grandi revers in un colore a contrasto. Le silhouette si fanno fluide verso la fine del défilé, tramite abiti (indossati a piedi nudi) scintillanti di Swarovski che tramutano la donna Balmain in un’ autentica dea.

 

2.BALMAIN

3.BALMAIN

 

1.GIVENCHY

E’ stato un debutto attesissimo, quello di Matthew M. Williams alla direzione creativa di GIVENCHY. E non ha deluso. La sua collezione Primavera Estate 2021 irrompe come un vortice: per la Maison, senza dubbio, comincia una nuova era. Williams si propone di trovare “l’ umanità nel lusso” focalizzandosi sulla realtà delle persone che indosseranno le sue creazioni, ma non trascura l’heritage di Givenchy. Un intento celebrativo, il suo, e al tempo stesso la volontà di perpetrare uno stile che ha sempre guardato al passato, al presente e al futuro. Con Williams lusso e streetwear si intrecciano in un connubio potente. Esaltazione dell’ hardware, linee pulite e lavorazione dei materiali sono i cardini del suo creare: i gioielli ispirati ai celebri “lucchetti degli innamorati” del Pont des Arts di Parigi adornano le scarpe, gli accessori e i tessuti degli abiti, mirabilmente trattati. Un esempio? I pantaloni solcati da fitte rughe che ricordano le crepe nei muri. Ma è anche il modo in cui il materiale viene utilizzato a originare degli “effetti speciali”, come nel caso dei capi (top, pantaloni, lunghi abiti a sirena) composti da listelli orizzontali simili a quelli di una veneziana, oppure delle aderentissime magliette see-through ornate da disegni che potrebbero essere scambiati per tatuaggi. Tra le creazioni abbondano, poi, tailleur pantalone con la giacca priva di revers e dotata di soprammaniche geometriche. I pantaloni, dal taglio dritto, sono a vita bassa e hanno la piega frontale, gli abiti più lunghi e sinuosi scoprono completamente la schiena, i drappeggi omaggiano lo stile Givenchy. Le borse, extrasize e munite di lucchetto, diventano parte integrante del look, mentre le G Chains, catene gioiello composte da una sfilza di G, sono già candidate a must have. Altamente iconiche risultano anche le mantelline, rigide e squadrate sulle spalle, in pelle di coccodrillo groffata. Un unico giudizio, quindi, per il debutto di Matthew M. Williams da Givenchy: promosso cum laude.

 

2.GIVENCHY

3.GIVENCHY