New York Fashion Week: 10 flash dalle sfilate Primavera Estate 2023

 

Oggi voliamo a New York, dove dal 9 al 14 Settembre si è tenuta la Fashion Week promossa, come sempre, dal Council of Fashion Designers of America. Con la Fashion Week newyorchese è stato inaugurato il cosiddetto Fashion Month, il mese delle sfilate nelle quattro capitali mondiali della moda: oltre che a New York, come ben sapete, i défilé vanno in scena a Londra, Milano e Parigi. A fare da protagoniste sono le collezioni Primavera Estate 2023, presentate in passerella dai vari brand. Nella Grande Mela hanno sfilato top names quali Proenza Schouler, Tommy Hilfiger, Carolina Herrera, Michael Kors, Tom Ford, Altuzarra, Coach, Jason Wu e molte altre griffe ancora. Anche due acclamati marchi del Bel Paese hanno optato per New York: si tratta di Marni e Fendi, che nella “città che non dorme mai” ha celebrato il 25esimo anniversario della sua Baguette bag. Ma andiamo subito a esplorare qualche show: in questo post troverete una selezione di 10 brand e dei sintetici commenti sulle loro collezioni Primavera Estate 2023. Nei prossimi giorni daremo spazio anche alle sfilate di Londra, Milano e Parigi (tuttora in corso, termineranno il 4 Ottobre). Stay tuned!

 

1. Proenza Schouler

 

Il 20simo anniversario del brand fondato da Jack McCollough e Lazaro Fernandez viene festeggiato con un tripudio di frange, pizzi, abiti in tessuto a rete, gonne a palloncino e una serie di outfit con pantaloni e maniche svasati e svolazzanti, preferibilmente a pois, che – rimandando alle origini cubane di Fernandez – inneggiano al Flamenco style. La palette sancisce il predominio di colori quali il bianco, il nero, il giallo, il kaki e il turchese.

 

2. Tom Ford

 

Una moda disco, dove gli hot pants e la giacca squadrata si indossano con la bralette in bella vista e il luccichio, onnipresente, viene emanato da una miriade di glitter e dal lamè in delicati colori pastello. La lingerie diviene parte integrante dei look grazie a reggiseni, slip e baby doll in pizzo nero trasparente.

 

3. Altuzarra

 

Una palette tipicamente autunnale (giallo, rosso, beige, vinaccia, verde, grigio, blu polvere e nero) contraddistingue look che spaziano dallo stile preppy al tie-dye impreziosito da accenti di misticismo orientale. Parka, maglioni a trecce in knitwear e minigonne a portafoglio si alternano ad abiti dal taglio esotico tinti a nodi. Le ultime uscite accentuano il mood ethno grazie alle enormi paillettes e ai mandala profusi sui parka oversize.

 

4. Dion Lee

 

Le creazioni si avviluppano attorno al corpo evidenziandolo tramite oblò, trasparenze e squarci audaci. I pantaloni sono a vita bassa, ampi e comodi, in pelle o tempestati di jais. Predominano lavorazioni accuratissime e tessuti hi-tech che sottolineano la silhouette. La foglia di monstera, un trait d’union tra la vita urbana e la natura, si declina in materiali tecnici plasmando minidress e stivali avveniristici che sfiorano il ginocchio.

 

5. Carolina Herrera

 

Wes Gordon si ispira al libro “Il giardino segreto” di Frances Hodgson Burnett e crea una collezione che è un’ ode al floreale. Grandi rose in stoffa vanno ad adornare abiti arricchiti da strascichi, spacchi e maniche a sbuffo quando non sfoggiano lunghezze mini. Stampe fiorite campeggiano su tessuti come il chiné, il faille e lo chiffon di seta. Le spalle sono costantemente scoperte. Al tripudio floral si alterna, e a volte si mixa, la sobrietà delle fantasie a righe.

 

6. Christian Cowan

 

Piume a profusione, paillettes, stampe leopardate, colore e audacia in dosi massicce: questi i punti cardine della collezione di Christian Cowan. Le lunghezze sono maxi o mini, senza vie di mezzo. Top e abiti abbondano di oblò, aperture strategiche e scollature inguinali. Alle fascianti silhouette degli outfit si sovrappongono i mega volumi delle pellicce e dei doposci di piume. La palette spazia dal fluo alle cromie arcobaleno. Due long dress con ampia gonna a corolla, l’uno in denim e l’altro in taffetà color fucsia, rivisitano una femminilità “old style” in chiave eccentricamente contemporanea.

 

7. Brandon Maxwell

 

Jumpsuit, gonne e abiti cosparsi di paillettes si abbinano a canotte bianche, cardigan e giacche squadrate tingendosi rigorosamente di cromie pastello: così potrebbe essere riassunta questa collezione ricca di spunti anni ’90. I look sono pratici e confortevoli, le linee pulite. Prevalgono i pantaloni comodi, le gonne asimmetriche oppure a corolla, in pelle. Una serie di t-shirt sleeveless e paillettate esalta un mood disco, mentre sulle mini e maxi gonne con lustrini proliferano sognanti applicazioni floreali.

 

8. Area Nyc

 

Il fetish del terzo millennio e le sue declinazioni. Area manda in scena creazioni spettacolari, sorprendenti, di fortissimo impatto: pantaloni composti da intrecci di nastri in denim, copricapezzoli dorati, miniabiti tempestati di grandi spunzoni a cono. I look sono scultorei, i volumi accuratamente studiati. Tra maxi fiocchi, pieghe scolpite e abiti modellati da un groviglio di fasce nei più svariati materiali, risaltano mise simili a origami. Le plasma un tripudio plastico di moduli piramidali in total black o total fucsia con dettagli oro, tre cromie ricorrenti nella collezione.

 

9. Marni

 

Marni debutta a New York con una collezione psichedelica in cui predomina il colore. Ispirata alle variazioni della luce nel corso del giorno, la palette cromatica evidenzia nuance come il giallo, l’ arancio, il rosso, il lilla, il panna, il bluette, inserendole in un contesto “allucinogeno” di grafismi e forme. Il cerchio (forse un richiamo all’astro solare?) è un elemento predominante: ritaglia oblò e decora look in cui gli hot pants, i top che lasciano scoperto l’ombelico, i pantaloni a zampa, le lunghe maniche unite allo strascico dell’ abito, i trench squadrati in pelle si alternano a ensemble arcobaleno di chiaro stampo neo-hippy.

 

10. LaQuan Smith

 

Sexy, brillante e audace: sono gli aggettivi che più si addicono alla collezione di LaQuan Smith, un designer che annovera Beyoncé tra le sue più fedeli clienti (e già questo dice tutto). Il corpo è protagonista. Creazioni fluide lo rivelano in continuo gioco di vedo-non-vedo accentuato dalle trasparenze, dalle asimmetrie e dagli squarci ricorrenti. Paillettes, vinile, chiffon e taffetà in seta regnano sui look. La vita rigorosamente bassa scopre il ventre, le bluse sono rigorosamente see-through; una vertiginosa scollatura con lacci “sprofonda” in pantaloni cargo cangianti e in minigonne dagli orli micro.

 

 

Paris Fashion Week: 10 flash dalle sfilate

 

Dal 28 Febbraio all’ 8 Marzo, le sfilate delle collezioni Autunno Inverno 2022/23 sono andate in scena a Parigi. Eventi, fashion show e presentazioni si sono susseguiti in un calendario letteralmente straripante di appuntamenti. Alla Settimana della Moda hanno preso parte 95 brand: 45 hanno sfilato in presenza, 13 hanno optato per il digitale e 43 per la modalità della presentazione. Il défilé live, dopo i tempi bui della pandemia, ha fatto il suo grande ritorno riconfermandosi la tipologia più amata dalla quasi totalità dei designer. Come di consueto, i fashion show sono stati trasmessi in streaming tramite i siti e i social delle Maison oltre che dalla piattaforma apposita della Fédération de la Haute Couture et de la Mode. Ad aprire la kermesse è stato Off-White, che ha sfilato per la prima volta senza il suo fondatore e direttore artistico Virgil Abloh (deceduto lo scorso Novembre); si sono poi succeduti big del calibro di Dior, Saint Laurent, Balmain, Chloé, Valentino, Givenchy, Balenciaga, Stella McCartney, Andreas Kronthaler x Vivienne Westwood, Miu Miu, Louis Vuitton e Chanel (per citare solo qualche nome), mentre tra i grandi assenti figuravano Mugler, Paco Rabanne e Lacoste. Anche Alexander McQueen ha disertato i catwalk parigini: la collezione del marchio è stata infatti presentata a New York il 15 Marzo. Non sono mancate, invece, la raffinata stravaganza, la teatralità e la creatività a briglia sciolta tipiche dei défilé della Ville Lumière. Ma soprattutto, i riferimenti al drammatico conflitto tra Russia e Ucraina. Un esempio? Balenciaga ha sfilato in un set che riproduceva una bufera di neve, un chiaro rimando alla tragedia vissuta dai profughi ucraini: il direttore artistico Demna Gvasalia, georgiano rifugiatosi in Germania nel 2000, ha vissuto sulla propria pelle quella straziante condizione. Andiamo ora ad esplorare le 10 collezioni che ho selezionato per voi. I brand che le propongono sono (in ordine sparso) Rick Owens, Off-White, Cecilie Bahnsen, Dior, Chloé, Alexandre Vauthier, Givenchy, Giambattista Valli, Balenciaga e Stella McCartney.

 

RICK OWENS

Strobe (questo il suo nome) è una collezione bellissima, sorprendente e avveniristica. La finta nebbia che pervade il set le dona un tocco vagamente alieno. Prevalgono abiti a sirena in stile Old Hollywood e spalline innalzate verso l’ alto come ali in procinto di spuntare. I volumi alternano le linee fascianti delle lunghe gonne alle forme oversize dei capispalla. La serie di evening dress presenti lascia senza fiato: il lamè argentato o color platino si avvolge intorno al corpo in un tripudio di drappeggi e sovrapposizioni, le mantelle rasoterra annodate al collo rievocano un’ eleganza antica, intrisa di mistero. I piumini sono oltremodo teatrali. I modelli corti in vita, molto voluminosi, somigliano a futuribili conchiglie che avviluppano il busto; quelli con l’orlo al ginocchio hanno maniche corredate di strascichi che sfiorano il suolo. La palette cromatica alterna il bianco, il nero e il grigio a tonalità vibranti come il giallo sole, il rosa e l’ arancio in svariate nuance. I look bicromo giallo e azzurro rimandano, con ogni probabilità, ai colori della bandiera ucraina.

GIVENCHY

Una collezione “rock”, che coniuga streetwear e glamour con un risultato profondamente chic. La palette cromatica evidenzia una prevalenza di nero e grigio scuro, intervallati dal viola, dal giallo, dal bianco e dal verde acqua. Nel womenswear trionfano leggins in pelle alternati ad altissimi cuissardes, un leitmotiv della stragrande maggioranza dei look. Lo stile si concentra su due filoni predominanti: miniabito + cuissardes e pantaloni + cappotto rasoterra dalle forme over. Il primo ensemble è arricchito da balze,frange,tessuti a rete, plissé fluttuanti; il secondo esibisce volumi ampi, all’ insegna del comfort, anche se un look viene impreziosito “a sorpresa” da un top in perline argentee. Le maglie ostentano un orlo effetto reggicalze, mentre i jeans, tempestati di perle, si abbinano a dolcevita aderenti come una seconda pelle. E sono ancora le perle, stavolta di grandi dimensioni, a plasmare un choker che ricorre in numerose mise: quasi una versione contemporanea dei celebri “pearl necklace” sfoggiati da Audrey Hepburn (la musa di Hubert de Givenchy) in “Colazione da Tiffany”.

CECILIE BAHNSEN

La prima sfilata parigina di Cecilie Bahnsen sancisce il trionfo di uno stile ormai inconfondibile: abiti e abitini bouffant, maniche a palloncino, fiocchi, ricami, intarsi e lavorazioni cloqué su seta o su tessuti estremamente plasmabili. Il romanticismo etereo dei look si combina con un profondo rigore sartoriale. Texture impalpabili, soavità e trasparenze vengono alternate da balze di volta in volta asimmetriche e scultoree, scolpite in materiali dall’ estrema lucentezza. La consistenza più “plastica” di alcuni look non scalfisce in alcun modo l’ armonia della collezione, che ne risulta, anzi, esaltata. Linee ad uovo e tessuti talmente scintillanti da sembrare hi-tech forgiano abiti perlacei, preziosi come candide rose bagnate di rugiada. La palette è eterogenea: spazia dal bianco al rosa ultra tenue, dal rosso al verde, dal celeste polvere al nero.

DIOR

Il percorso di sperimentazione di Maria Grazia Chiuri si intreccia, come sempre, a quello di svariate protagoniste dell’ arte contemporanea. Non è un caso che al fashion show facciano da sfondo i ritratti, creati da Mariella Bettineschi, delle pittrici più influenti tra il XVI e il XIX secolo. Innanzi ad essi sfilano look che rivisitano l’ heritage Dior coniugandolo con un tripudio di materiali e tecnologie futuribili. La collezione, d’altronde, è stata battezzata “The Next Era” come l’ opera della Bettineschi. L’ eleganza è squisita e fa riferimento ai capi iconici ideati da Christian Dior, come la giacca Bar; Maria Grazia Chiuri la reinterpreta tramite l’ applicazione di un materiale hi-tech (messo a punto nei laboratori di D-Air Lab) che riscalda o mantiene costante la temperatura del corpo. Ritroviamo questo materiale, dalla consistenza plastificata e prevalentemente in tinte fluo, nella maggior parte dei look. Appare a mò di decoro sui corsetti a lacci, sui coprispalle, sui bomber, sui gambaletti, su guanti ascellari che ricordano quelli da moto. L’ effetto è sbalorditivo, un connubio tra alta sartoria e stile sporty. Gonne svasate, plissettate, a corolla, impalpabili abiti in pizzo e ruches acquisiscono un tocco avveniristico grazie a un simile, inedito abbinamento. E’ un leitmotiv che si affianca a un’ ulteriore ricerca della stilista: il ricamo su tessuti inconsueti come la rete tecnica, il nylon, il cashmere. La palette nei toni della terra esalta a dovere anche gli abiti di stampo Rinascimentale, rigorosamente in chiffon, che concludono la sfilata.

CHLOE’

La collezione esordisce con una serie di essenziali capi in pelle (tailleur, biker jacket, trench, pantaloni, gonne, abiti con maniche a palloncino) per poi spaziare tra materiali quali la lana e i tessuti eco-sostenibili. I colori sono avvolgenti, la palette è tipicamente autunnale: predominano il nero, il beige, il marrone, l’ocra, il grigio, il burgundy, che valorizzano adeguatamente pezzi signature del brand come il lungo poncho dal sapore etnico. Il cashmere riciclato dà vita a pull e gonne adornati con disegni di paesaggi naturali (e non), raffiguranti i rischi che corre un mondo noncurante dell’ eco-sistema sul davanti degli outfit e scenari idilliaci, in armonia con la natura, sul retro. La comunità di donne afro-americane Gee’s Band, situata in Alabama, ha realizzato splendide coperte e gilet da sovrapporre ai capispalla con gli scarti di tessuto di Chloé.

OFF-WHITE

Un omaggio festoso e scoppietante all’ indimenticato direttore artistico Virgil Abloh. Lo stile streetwear-glam di Abloh risalta in un mix eterogeneo di pattern (a quadri, a oblò), colori (il giallo, il nero, il beige, il viola, il rosso, il bianco), tessuti (la lana, la felpa, il tartan, l’ eco-pelliccia) e di stili (dagli outfit-lingerie al pull che diventa miniabito, dalle mise sporty con parka e pants da ciclista agli abiti drappeggiati, dal micro top abbinato al piumino alle lunghe gonne con spacco asimmetrico). La collezione include anche la linea di alta moda che Virgil Abloh stava creando, completata in seguito dal suo staff creativo. I look, 28 in tutto, sono un esplosivo connubio di savoir faire sartoriale e suggestioni riferite alla quotidianità (su una borsa, la scritta “More Life” campeggia in bella vista). In chiusura del fashion show sfila un tripudio di abiti da sera nello stile signature di Off-White: gonne rasoterra con miriadi di balze plissé si accompagnano a bomber, felpe con cappuccio, t-shirt psichedeliche o decorate con i personaggi dei cartoon. Trionfano fantasie tie-dye che coinvolgono persino i tailleur pantalone in velluto, e pattern a pois che sembrano stravolti dalle luci stroboscopiche. Il look “da sposa” è potentemente teatrale: la gonna, una nuvola di ruches in tulle, viene sdrammatizzata con un bolerino bianco dal mood streetwear e con un cappello a cloche.

GIAMBATTISTA VALLI

L’ ispirazione abbraccia un periodo di riferimento ben preciso, la fine degli anni ’60. Giambattista Valli è rimasto folgorato da una celeberrima foto (datata 1968) di Henri Cartier-Bresson: una ragazza in microabito bianco siede tranquilla davanti alla Brasserie Lipp mentre un’ anziana signora la squadra con disapprovazione. Sono stati questa nonchalance, questa disinvoltura, questo senso di libertà a catturare l’ immaginazione del designer, che ha pensato ad una collezione impregnata dello stesso spirito dello scatto di Cartier-Bresson. La sfilata esordisce con una serie di abitini lineari, a tinta unita o leopardati, ravvivati da grandi fiocchi e abbinati a collant opachi in colori pastello. I look iniziano progressivamente ad adornarsi di ricami, pizzi, paillettes e grandi balze, ma a quel punto vengono introdotti i pantaloni a zampa tipici della contestazione giovanile, capispalla rasoterra simili ai cappotti afghani di sessantottesca memoria, cuissardes in vernice nera che completano le mise. La sfilata, tuttavia, si conclude con una serie di abiti ultraromantici in puro stile Valli: un abito bianco, con gonna vaporosa e corpetto sexy in pizzo e ruches, avrebbe potuto essere indossato dalla Bardot di “Piace a troppi”, altri outfit sfoggiano un tripudio scultoreo di balze in tulle o linee fluttuanti sancite da un’ enorme rosa rossa (sempre in tulle) appuntata in mezzo al petto.

BALENCIAGA

Una tempesta di neve in un’ enorme sfera di vetro: questo il set della sfilata di Balenciaga. I riferimenti al conflitto tra Russia e Ucraina, nello specifico alla situazione dei profughi, sono evidenti. Lo stesso Demna Gvasalia, direttore artistico della Maison, ha sperimentato quella condizione. A soli 10 anni è fuggito dalla guerra georgiano-abcasa rifugiandosi inizialmente a Odessa, la splendida città portuale nel Sud dell’ Ucraina. Per Gvasalia, quei ricordi rimangono un trauma che l’ attualità ha fatto riaffiorare. Lo stilista ha esitato a lungo prima di mandare in scena la sfilata, ma poi si è persuaso: bisogna resistere, l’ amore deve vincere. Sulle sedie riservate al pubblico ha posato magliette raffiguranti la bandiera ucraina e un foglio contenente le sue riflessioni riguardo al conflitto. La collezione è stata presentata in uno scenario apocalittico, dove i modelli e le modelle venivano sferzati dalla neve e dal vento. Il nero predomina nelle mantelle asimmetriche, nelle tute in svariate declinazioni (senza spalline e comoda, drappeggiata e dai volumi ampi, interamente in latex modello Catwoman), negli abiti midi fascianti, in lana, nei capispalla dalle forme over. Enormi occhiali scuri riparano gli occhi dalla bufera, borse simili a grandi sacchi di plastica custodiscono gli averi dei profughi…A conclusione del fashion show, Gvasalia inneggia nuovamente all’ Ucraina mandando in scena un look maschile in total yellow e un abito turchese incollato al corpo, con lungo strascico.

ALEXANDRE VAUTHIER

Eleganza allo stato puro: una sorta di Haute Couture “depurata” dall’ opulenza e dai massimalismi, ma femminilissima e chic nella quintessenza. I look di Gauthier seducono rientrando a pieno titolo nella quotidianità. Qualche esempio? Il completo da uomo color panna, ampio, con la giacca squadrata e il gilet indossato sulla pelle nuda; i lunghi abiti fluidi, che accarezzano il corpo, cosparsi di micro cristalli o di impalpabili balze; i minidress neri e minimali, bordati di piume; la tuta aderente, leopardata, che sembra un omaggio agli anni ’70; il body interamente ricoperto di paillettes nere e traslucide; l’ ensemble zippatissimo, in vernice rossa, composto dal biker jacket e dalla minigonna, quasi un tributo alla Emmanuelle Seigner di “Frantic”; gli abiti che avviluppano il corpo, con spalline importanti, spacchi e squarci geometrici.  La palette cromatica è essenziale: rosso scarlatto, bianco e bianco sporco, nero, grigio con “scaglie” in black & white, blu navy e print leopardo si alternano, dando vita ad una collezione che conquista con la sua magica seduttività.

STELLA MCCARTNEY

Stella McCartney si ispira all’ opera dell’ artista Frank Stella e sfila al Centre Pompidou, negli spazi dedicati al pittore e scultore originario del Massachussetts. La designer rinviene parallelismi tra il minimalismo di Stella e la sua cifra stilistica; propone outfit dalle linee “pulite”, leggermente over, alternate a volumi a palloncino. Molte stampe dell’ artista vengono riprodotte sui look, originando di volta in volta ipnotici motivi geometrici o un’ esplosione variopinta di forme astratte. I capispalla sono ampi e squadrati, con le spalle importanti, le tute assumono declinazioni innumerevoli: in maglina a coste e total lilla, modello denim con tasche molteplici e rifiniture a vista, in total black e adornate di lunghe frange metalliche. Le forme a palloncino ricorrono, plasmando outfit celebratissimi dalla stampa. Un abito bouffant, con la gonna fitta di plissettature, sembra prender vita dal reggiseno di un bikini, abiti balloon in pelle sfoggiano maniche che, fissate sulla spalla con una ruche, si aprono a sbuffo lasciando le braccia scoperte. Ma proprio di vera pelle si tratta? Impossibile, dato che stiamo parlando di una paladina della moda sostenibile: Stella McCartney utilizza un tessuto ricavato dalle bucce d’uva. Il risultato è una finta pelle perfetta e in tutto e per tutto eco-friendly.

Valentino Pink PP Collection, ovvero il fucsia e il suo potere visionario

Da principio, erano due colori primari: il blu e il rosso. Mescolandosi tra loro hanno dato vita al fucsia, la tonalità più seducente e inebriante dello spettro cromatico. Non è un caso che Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino, l’abbia assurta a nuance di punta della collezione Autunno Inverno 2022/23. Un fucsia imperante e rigorosamente monocromo impregna la quasi totalità dei look, ma non solo: a tingersi di un vibrante color fucsia è anche il set della sfilata, uno scenario in puro stile minimal. La Valentino Pink PP Collection, questo il nome della collezione, cattura lo sguardo e conquista all’ istante. L’ impatto visivo è potente, non lascia scampo. Il total fucsia risulta travolgente, visionario, ipnotico, esalta anzichè confondere. Si fa denominatore comune in un fashion show contraddistinto dalle differenze fisiche, etniche e generazionali, ma inneggia all’ unicità anzichè accomunare. Le preziose lavorazioni, le variegate texture, l’ armonia fluido-scultorea dei look sono valorizzate da un monocolor che lascia emergere, al tempo stesso, la sartorialità dei capi e il temperamento di chi li indossa. Scegliendo il fucsia, Pierpaolo Piccioli ci trascina in una nuova dimensione: un panorama onirico, un percorso squisitamente interiore. Il fucsia simboleggia, non a caso, la transizione verso un grado di consapevolezza più elevato. Come in un rituale iniziatico, ci avvolge nel suo mood energetico per accompagnarci lungo il viaggio della conoscenza. E’ un cammino rivelatore, che  squarcia misteri e particolari oscuri man mano che raggiungiamo livelli di coscienza superiori. Ma il viaggio si associa anche a un’altra valenza, quella del piacere dell’ esplorazione e della scoperta. Il fucsia ci invita ad addentrarci nell’ eterno flusso dell’ amore e del sapere per abbracciare sempre nuovi, oltre che più ampi, orizzonti di consapevolezza.

Milano Fashion Week: 10 flash dalle sfilate

 

Milano: dal 22 al 28 Febbraio va in scena la Milano Fashion Week. Le collezioni Autunno Inverno 2022/23 si svelano principalmente in presenza, tornando ai fasti dell’ era pre-Covid in un’ alternanza di sfilate dei big, debutti eccellenti e new talents molto in gamba. In tutto si contano 67 fashion show (di cui 57 live e i rimanenti via web), 9 eventi e 77 presentazioni. Nella città meneghina sfilano top label del calibro di Versace, Giorgio Armani, Dolce & Gabbana, Alberta Ferretti, Prada, Blumarine, Gucci e Bottega Veneta, per citarne solo alcune. Ennio Capasa inaugura la kermesse con un marchio nuovo di zecca, Capasa Milano, presentato al Teatro degli Arcimboldi, mentre Gucci torna a sfilare in Italia dopo una parentesi digital e il fashion show lungo la Hollywood Walk of Fame di Los Angeles. Bottega Veneta lancia invece la prima collezione di Matthieu Blazy, succeduto a Daniel Lee nella Direzione Creativa, e anche Trussardi mette in campo una new entry:  i direttori creativi Benjamin Alexander Huseby e Serhat Isik, che rinnovano lo stile e il logo del brand. Tra gli emergenti spiccano nomi ormai consolidati come Marco Rambaldi, Sunnei, CGDS, a cui si aggiungono Cormio e Andreadamo (due griffe focalizzate sul knitwear), Vitelli, Del Core, Des Phemmes e Alessandro Vigilante. Scopriamo ora la mia selezione di 10 look rappresentativi di altrettante collezioni della Fashion Week milanese.

 

MARCO RAMBALDI

NPRP (Nuova Poetica Post Romantica), questo il nome della collezione, è un inno all’ amore e all’ inclusività: Rambaldi abbatte qualsiasi confine relativo al genere, alla fisicità, all’ età, e manda in scena una collezione che alterna il knitwear in svariate lavorazioni al matelassè. Micro gonne e micro pull, gilet, lunghi cardigan, pantaloni e bomber trapuntati sfoggiano colori quali il viola, il lilla e il verde acqua, che esaltano motivi floreali in crochet e pattern a cuori ricorrenti. Ai piedi sono di rigore le Dr. Martens, in versione baby e stringata (quest’ ultima anche nella variante stivale), accompagnate a calzettoni che oltrepassano il ginocchio. Grazie a questa collezione, Marco Rambaldi è stato scelto dalla Maison Valentino per il progetto di supporto ai nuovi talenti che ha lanciato insieme alla Camera Nazionale della Moda Italiana.

PRADA

Fa da leitmotiv una silhouette che enfatizza forme e volumi nella parte superiore del corpo e li assottiglia nella parte inferiore. Le spalle, che si tratti di giacche o di abiti, sono ampie e squadrate, le gonne affusolate e in pizzo trasparente con culottes a vista. A questa linea se ne contrappone un’altra, più tondeggiante, che vede protagonisti bomber e cappotti-bomber ad uovo tempestati di applicazioni floral. Tra gli abiti, risaltano le tuniche midi trasparenti sovrapposte ad essenziali canotte in cotone bianco. I tailleur sono composti da giacche oversize strette in vita e da gonne svasate, movimentate dai plissè, che in altri look si accompagnano a dei pull in lana. La palette cromatica esalta un tripudio di nero, grigio e avorio; un’ “esplosione” di frange o piume spunta a sorpresa sulle maniche dei capispalla.

FENDI

Un concentrato di vintage e contemporaneità che si ispira a due iconiche collezioni Fendi. Il risultato di questa rilettura? Dei look sublimemente femminili. Le gonne sono a tubino, fascianti, in tessuti impalpabili e trasparenti come quelli degli abiti: entrambi si adornano di ruches ondulate poste in verticale. La lingerie è in bella vista grazie ai materiali see-through. Le giacche e le camicie hanno un colletto mini avvolto attorno al collo, i corsetti proliferano, anche sovrapposti alle bluse. Pantaloni a vita alta e mini shorts si alternano, dalla cintura spunta un pannello laterale adornato di charms. Risaltano giacchini in pelliccia tinti di nuance cipriate e, tra gli accessori, gli opera gloves in camoscio oltre che le borse cult del brand.

ACT N. 1

Un mix coloratissimo di tulle, il materiale signature di Act N.1, spille a balia e denim. Denominatore comune, l’ inclusività elevata alla massima potenza (in passerella sfilano modelli e modelle di ogni taglia, età ed etnia, persino donne in stato interessante). Il tulle fa da protagonista e si tinge di cromie vibranti: turchese come la nuvola di ruches che avvolge l’ outfit in total black; come il lungo abito dal mood quasi mistico, con un velo che ricopre il volto e l’ intera figura, o, ancora, come la fake fur voluminosa indossata sulla pelle nuda. Fucsia come le ruches fittissime che adornano un abito a mò di top -minimantella, anche in versione giallo fluo. Rosso come il kimono oversize increspatissimo dalla linea a uovo. Oppure bianco, come la mantella mozzafiato che impreziosisce un outfit in total white. Ma la potenza del colore si rivela soprattutto in mise completamente monocrome, dove look simili a funghi avveniristici sfoggiano l’identica nuance di cui sono tinti il corpo e il volto dei modelli.

N. 21

Sartorialità e innovazione sono le parole d’ordine di una collezione che coniuga la ricercatezza con la seduttività. Il womenswear (la sfilata è co-ed) evidenzia giacche e cappotti con grandi revers, abiti e top impalpabili drappeggiati attorno al corpo, corsetti sagomati dal profondo scollo a cuore, body su cui, a effetto tattoo, campeggiano stampe di palme, gonne midi con spacco frontale, paillettes giganti che plasmano abiti costruiti “di sbieco”, pantaloni dal taglio classico abbinati a vistose cinture gioiello. La destrutturazione e la ristrutturazione dei capi basic sono una costante, i colori sottolineano l’allure raffinata: a predominare è il taupe, alternato al nero, al bianco, al beige e al marrone.

VERSACE

La donna Versace, ovvero il fascino in tutta la sua potenza. La collezione esprime con molta efficacia questo concetto: non è un caso che ad aprire la sfilata sia una serie di audacissimi look total black, accompagnati da vertiginosi cuissardes in lattice e dalla pennellata di viola costituita dal corsetto. In raso e con cuciture che delineano una forma a cuore, il corsetto (così come i cuissardes) ricorre nell’ intera collezione. Si tinge di cromie vibranti e fa capolino da lunghi cappotti colorati, giacche gessate o in pied de poule, ma plasma anche abiti tubino e minidress. La silhouette predilige forme che fasciano il corpo, “smorzandole” con un outerwear dalle linee massicce: giacche e cappotti con spalle squadrate, molto ampi, piumini lucidi dai volumi over. La palette cromatica registra una prevalenza di nero, lime, turchese, rosa, giallo oro, rosso, il denim si declina in baggy jeans alternati ai fuseax in vernice. Prevale un mood sensuale e sfrontato, il che non stupisce: Versace, dopotutto, fa rima con “audace”.

MAX MARA

Ian Griffiths si ispira all’ opera di Sophie Taeuber-Arp, l’artista Dada nata e vissuta in Svizzera che creò i burattini e le scenografie del Cabaret Voltaire, con il quale collaborò anche nelle vesti di marionettista. Per Griffiths, il grande talento della Taeuber-Arp si rinviene soprattutto nell’aver ammantato di magia gli oggetti della quotidianità; prende come riferimento, quindi, le marionette che l’artista realizzò per un rifacimento di “The King Stag”, opera teatrale di Carlo Gozzi. Il risultato sono look che declinano il tessuto del “Teddy Bear” nelle versioni più svariate: lunghe gonne ad uovo, voluminosi pantaloni stretti alla caviglia, ampi pull, minidress, bermuda e trench vanno ad aggiungersi all’iconico cappotto che ben conosciamo. I passamontagna e i maglioni con collo che lo includono fanno da fil rouge, i volumi amplificati e il punto vita che si distanzia dalla sua tradizionale collocazione rimandano al motivo ispiratore della collezione. 

GUCCI

La collezione è stata battezzata “Exquisite Gucci”, un nome ispirato al gioco collettivo surrealista “Cadavre Exquis”.I look rimarcano il concetto della fluidità di genere introducendo nel womenswear dettagli, stili e caratteristiche della moda uomo. Ci sono il completo blu a doppiopetto, la cravatta in pelle indossata con un ampio blazer, il suit in tartan, ma spiccano anche look che sembrano usciti direttamente dagli anni ’80. Qualche esempio? I body see-through ricamatissimi, le alte cinture strizzavita, le gonne a portafoglio in pelle, le ecopellicce zebrate, e in particolare le calze nere in pizzo che rievocano un must dell’ epoca. Ma la grande novità è la collaborazione con Adidas: moda e sport si fondono in un connubio di fortissimo impatto. Le tre strisce che contraddistinguono il marchio di sportswear spadroneggiano; le cuffie da nuoto diventano cappelli, i guanti da ciclista prendono il posto dei guanti classici, il logo a trifoglio campeggia, enorme, sulle camicie. La contaminazione riguarda persino gli abiti da sera, costruiti su maglie extralong da football americano o decorati con corsetti ricavati da dettagli delle felpe.

BLUMARINE

L’ ispirazione sono gli stilemi del fotografo Helmut Newton, che per il marchio ha realizzato delle iconiche campagne pubblicitarie. La femminilità eterea, la grazia della donna Blumarine diventano marcatamente sensuali: si tramutano nell’ audacia di una donna sicura di sè e del suo fascino. Il mood è notturno, seduttivo, provocante. I colori sono decisi, come il nero, il bianco e il rosso; le nuance pastello signature del brand assumono sfumature più intense. Ritroviamo quindi il rosa, il celeste, il giallo pallido: ma il rosa tende a virare al lilla, il celeste al bluette, il giallo all’ ocra. Riappare anche il fiore della rosa, che si tramuta in ornamento di volta in volta raffinato o sexy, come quando riproduce due boccioli su un corpetto posizionandoli proprio in zona capezzolo. I look sono intriganti con disinvoltura, ricchi di spacchi, drappeggi, volants e vertiginose scollature. Miriadi di perle e paillettes profuse li impreziosiscono, le trasparenze abbondano (con cuori di velluto nei punti strategici), le ecopellicce restituiscono sensazioni di una soffice femminilità. Il reggicalze impera così come la veletta (un classico dello stile di Newton), ai volants si alternano le tute in vernice da mistress. Su tutta la collezione aleggia un’ impalpabile raffinatezza.

ALBERTA FERRETTI

Alberta Ferretti reinterpreta i propri codici stilistici sotto una nuova luce, condizionata da due anni di pandemia: la collezione privilegia look all’ insegna del comfort, sofisticati ma da indossare nella quotidianità. I pantaloni sfoggiano un’ ampiezza extra, abbondano tessuti soavi come il velluto; l’ ecopelliccia, oltre ad assumere innumerevoli declinazioni, impreziosisce i colli e i polsini dei capispalla. La silhouette è fluida, l’ eleganza accentuata dalla laccatura dei maglioni, che acquistano un aspetto glaciale e metallico. Il knitwear non manca all’ appello, eccellendo nelle lavorazioni a treccia e nei decori di frange in full color. La palette cromatica spazia dall’ argento al grigio, dal nero al cobalto, dal cammello all’ ametista. A concludere la sfilata è una serie di abiti da sera in puro stile Ferretti: chiffon, trasparenze, piume, paillettes, gorgiere e mantelle con cappuccio si alternano a miriadi di plissè che si schiudono come magici ventagli.

London Fashion Week: 10 flash dalle sfilate

 

Prosegue il resoconto sulle Fashion Week delle collezioni Autunno Inverno 2022/23. Oggi siamo a Londra,  dove dal 18 al 22 Febbraio si sono alternate sfilate dal vivo, presentazioni e lookbook in versione digital. La piattaforma web per ammirare gli show era, come di consueto, quella della London Fashion Week (oltre ai social e ai siti dei vari brand); il calendario ha evidenziato una massiccia presenza di new talents e un minor numero di big. Questi ultimi hanno privilegiato la formula della sfilata live: in passerella sono andate in scena le creazioni di Erdem, Richard Quinn, Roksanda, Matty Bovan, David Koma, Simone Rocha, Richard Malone, Halpern, Rejina Piyo, Molly Goddard (per citare solo alcuni brand), mentre Dame Vivienne Westwood, ad esempio, ha preferito il digitale. Scuole di moda quali il London College of Fashion e la Central Saint Martins non sono mancate all’ appuntamento, mentre le assenze di marchi del calibro di Burberry, Victoria Beckham, Christopher Kane, Emilia Wickstead e Alexander McQueen (la cui sfilata è prevista a New York per il 15 Marzo) hanno suscitato un certo clamore. Partiamo ora con la selezione dei 10 look estrapolati da altrettante collezioni e ai relativi commenti.

 

RICHARD QUINN

Risalta la passione di Richard Quinn per la storica Haute Couture parigina: sfilano ampi cappotti a trapezio corredati da cappelli a tesa larga, entrambi declinati in stampe che esibiscono enormi rose. Accenti fetish si evidenziano nella tuta nera in lattice da dominatrice e nei leggings-guaina color fucsia abbinati al corsetto e agli opera gloves. La seconda parte della collezione punta invece su una serie di look sviluppati “in verticale”, con lo scollo che si innalza fino a coprire il capo a mò di cappuccio. Le proporzioni si stravolgono e ridefiniscono, così come i volumi. 

DAVID KOMA

Un roboante connubio di glamour, sport ed emblemi britannici omaggia il paese (il Regno Unito, appunto) dal quale David Koma sta per ottenere la cittadinanza. Il designer si ispira alla calciatrice Lily Parr, vissuta nella prima metà del ‘900, e reinterpreta le tipiche divise da football, rugby e cricket tramutandole in look seduttivi ed opulenti. Ad adornarli sono bordature di cristalli che sottolineano un mood regale. I colori? Il rosso, il blu Klein, il nero e l’ argento per enfatizzare il cotè glam.

TEMPERLEY LONDON

L’ ispirazione è il selvaggio West: prevalgono ampi poncho, frange, pattern che rievocano i grafismi dei nativi americani, tailleur pantalone con cravattino old style western, cappelli da cowboy, abiti che ricordano quelli della serie cult “La casa nella prateria”. Tra i materiali spiccano la pelle, tempestata di borchie, la lana e il velluto dei tailleur pantalone monocromi. I numerosi bijoux – orecchini e, soprattutto, anelli con turchese – ribadiscono i riferimenti della collezione. Una serie di long dress scintillanti, sensuali e iper femminili intervalla il mood Western con uno chic “serale” sopraffino.

VIVIENNE WESTWOOD

Uno stile, quello di Vivienne Westwood, che ha fatto storia al punto tale da ispirare di continuo la designer stessa. Le stampe prevalgono: il tartan, le righe, le grandi lettere dell’ alfabeto, il pattern con l’occhio che si rifà a Matisse si alternano a dettagli dei dipinti di Breughel e Jean-Baptiste Oudry. In questa collezione, inoltre, l’ anno cinese della Tigre viene omaggiato con una serie di fantasie tigrate e dettagli che rimandano ai grandi felini realizzati tramite tecniche innovative. I look sono un’ esplosione inconfondibile di sovrapposizioni, asimmetrie e assemblaggi stilistici all’ insegna della pura iconoclastia.

RAF SIMONS

Fa da leitmotiv una silhouette slanciata e sottile, che sembra tendere verso l’ alto. Il velluto, la lana e la vernice si alternano in look composti per la maggior parte da cappotti squadrati, mantelle con cappuccio, giubbotti di nylon (anche rasoterra), trench in vinile. L’ attenzione si concentra sui capispalla e su copricapo che occultano buona parte del volto alimentando un senso di mistero. Le calotte, lasciando scoperto solo il mento, esibiscono un’ apposita fessura per gli occhi.  Il nero impera, accanto al rosso e al viola. Accenti fetish ed enigmaticità la fanno da padrona: una mantella scarlatta fascia completamente il corpo, mostrando le braccia solo in un trompe-l’oeil frontale.

SIMONE ROCHA

Simone Rocha si ispira alla fiaba dei Figli di Lir, i figli di un re irlandese che vennero trasformati in cigni da una matrigna malvagia. Rimasero cigni per 900 anni e morirono dopo aver riassunto la forma umana. La collezione celebra uno stile signature romantico, ma intriso di venature oscure; ampi volumi, balze, maniche a sbuffo, tulle, trasparenze, sovrapposizioni, grandi fiocchi, pizzo, ricami e lingerie si affiancano ed alternano, tempestati di perle e di cristalli. Tra i tessuti, il velluto e la maglia fanno la loro comparsa, quest’ ultima plasmata anche in passamontagna riccamente decorati. I colori sono il bianco, il nero, il panna, il blu cobalto. Un arabesco rosso rubino spunta sugli abiti più candidi, delineando forse un richiamo al sangue.

ROKSANDA

Due anni di pandemia hanno addentrato Roksanda Ilincic nei sentieri dello sportswear, ma senza rinunciare ai colori esplosivi e ai maxi volumi che contraddistinguono la sua estetica. Nella collezione, sporty, comfort e forme scultoree si mixano in un connubio perfetto. Trionfano abiti simili a vere e proprie costruzioni architettoniche, look inneggianti a un pot-pourri cromatico che non disdegna le tinte al neon. Le mise che concludono la sfilata, realizzate in collaborazione con Fila, sono strabilianti: piumini enormi e bouffant, parka dilatati e sovrapposti, avveniristici “bozzoli” ricoperti di piume rappresentano un antidoto al freddo stilisticamente mozzafiato.

PAUL & JOE

Quando lo stile preppy e quello anni ’60 si fondono, il risultato è all’ insegna della freschezza. Paul & Joe presentano una collezione giovane e disinvolta: abitini con colletto arrotondato e doppia fila di bottoni, tartan declinato in pantaloni, microgonne e long dress, tailleur pantalone floreali, fluttuanti abiti in stile impero, pull tirolesi, cappottini stretti in vita da una cintura si alternano spensieratamente in passerella. Ad accompagnare i vari look, un paio di spessi collant bianchi e scarpe o stivali issati su un vertiginoso plateau.

ERDEM

Una collezione preziosa e decadente, chic e vagamente oscura. Una collezione notturna: Erdem si ispira alla Berlino della Repubblica di Weimar e a un gruppo di donne innovative, progressiste, libere nonostante l’ imcombenza della guerra e del conservatorismo. Sono Madame D’Ora, fotografa, Anita Berber e Valeska Gert, ballerine, Jeanne Mammen e Elfriede Lohse-Wachtler, pittrici. Artiste geniali, ognuna diede il suo contributo al fermento culturale dell’ epoca. Erano i tempi del Cabaret di Weimar, nei locali predominavano la stravaganza e l’ ambiguità sessuale. Tra look gender fluid, frange, pizzi, perline e trasparenze in bilico tra il nero e le paillettes scintillanti, Erdem riflette le crepuscolari ma vibranti atmosfere di tutta un’ era. (Foto di Jason Lloyd Evans)

PREEN BY THORNTON BREGAZZI

Justin Thornton e Thea Bregazzi compiono un excursus sulle sottoculture giovanili del XX secolo e lo traducono in un patchwork di stili. Un’ importanza cruciale acquistano gli anni ’80: l’era Post-Punk, l’ era dei New Romantic. Ecco perchè risaltano le gonne di tulle a balze, i body in pizzo, i decori di piume. Ad essi si aggiunge un tripudio di bomber, minigonne plissè, giacche squadrate, cardigan a rombi e un mix travolgente di stampe, dal pattern a righe al floral, dal tartan all’ animalier, combinati tra loro per esprimere gioia ed esuberanza. Un unico denominatore comune: le scarpe in finta pelliccia che completano ogni look.

New York Fashion Week: 10 flash dalle sfilate

 

Le Fashion Week sono tornate a ravvivare le capitali mondiali della moda: a New York, Londra, Milano e Parigi stanno andando in scena gli show delle collezioni Autunno Inverno 2022/23. La Grande Mela ha come sempre dato il via alle kermesse. Dall’11 al 16 Febbraio ha proposto oltre 50 défilé in presenza affiancati da svariate presentazioni in digitale, tutti divulgati dalla piattaforma CFDA Runway 360 e, parallelamente, dai social e dai siti dei brand partecipanti. Questa edizione della New York Fashion Week ha registrato l’ avanzata di un gran numero di talenti emergenti e la defezione di non pochi big: tra gli assenti, nomi  del calibro di Tom Ford (Presidente del Council of Fashion Designers of America), Rodarte, Pyer Moss, Christopher John Rogers e Marc Jacobs, che tuttavia ci ha sorpreso pubblicando la sua collezione su Instagram poco prima che si concludesse la rassegna. Carolina Herrera, Michael Kors, Ulla Johnson, Gabriela Hearst, Anna Sui, Altuzarra, Jason Wu, Coach, Christian Siriano, Brandon Maxwell, Proenza Schouler e Eckhaus Latta sono invece solo alcuni dei top brand presenti. Diamo dunque il via alla selezione di 10 look che ho tratto per voi da altrettante collezioni. Lo schema sarà lo stesso anche per le Fashion Week di Londra, Milano e Parigi; a proposito di Milano, proprio ieri Giorgio Armani ha privato del soundtrack la sua sfilata: un silenzio assoluto in segno di rispetto per l’ Ucraina e per le vittime del tragico confilitto in corso.

 

CHRISTIAN COWAN

Un tripudio di piume, glitter e lamè rievoca il glamour della Old Hollywood coniugandolo con la patinata estetica del fotografo Guy Bourdin e con il mood irriverente della Generation Z.

PROENZA SCHOULER

Abiti-scultura, inserti, drappeggi, una sartorialità spiccata che non intacca la fluidità dei look ed esprime una sensualità raffinata, ma senza fronzoli.

MICHAEL KORS

A cromie chic-classiche quali il beige, il nero e il grigio si alternano il fucsia, il corallo e il giallo oro per tratteggiare un glamour imperniato sui capispalla: voluminose e sensualissime pellicce eco ed avvolgenti cappotti a tre quarti. La musa ispiratrice? Marilyn Monroe. 

DION LEE

Look che sembrano elementi architettonici, multitasking ed assemblabili tramite chiusure a strappo. La sensualità non viene meno grazie ai miniabiti in maglia intrecciata con maniche oblò, ai corsetti in pelle “spalmati” sul busto e ai long dress in pizzo aderentissimo e see-through.

ECKHAUS LATTA

I 10 anni di esistenza del marchio vengono celebrati da una collezione in stile indie DOC: i look, fluidi ma minimali, sono ricchi di squarci inaspettati e coniugano il comfort con un luccichio profuso. Il “fatto a mano”, uno dei punti di forza di Eckhaus Latta, trionfa nei capi in cotta di maglia minuziosamente realizzati.

PUPPETS & PUPPETS

Un brand emergente ma già gettonatissimo. La collezione è intitolata Coven (congrega di streghe) e mescola elementi vintage (come i corsetti rétro e le pencil skirt) con capi naif in tartan e un imperante nero gotico. Magia ed eccentricità sono i segni distintivi di ogni creazione.

MARC JACOBS

Dieci look presentati via web “last minute”, quasi in chiusura della Fashion Week. Solo due colori, il bianco e il nero, per creazioni avveniristiche che scoprono e coprono il corpo in un gioco di squarci, aderenze e larghezze oversize. Le gonne sono lunghe, fascianti o svasate, gli opera gloves sostituiscono le maniche e i piumini sono come sculture che si avvolgono intorno al collo o che donano volume alle mise.

CAROLINA HERRERA

Wes Gordon si isprira al celebre stile di Carolina Herrera alternandolo a look iper femminili ma grafici, dalle linee ben marcate ed altamente sartoriali. Predominano maniche a sbuffo, corpetti con una scollatura a cuore delineata alla perfezione, gonne che si aprono a corolla con movimento asimmetrico e volants a cascata “imprevisti” come certi flash di colore.

ALTUZARRA

La collezione racconta la storia di un marinaio sedotto da una sirena che si trasforma in sirena a sua volta. I look riflettono splendidamente questa transizione: si spazia dalla marinière abbinata a cappotti con collo in pelliccia a un tripudio di sensuali abiti in maglia tie-dye, per poi concludere con una serie di luccicanti long dress in paillettes graduate che rimandano alle squame dei pesci.

KHAITE

I capispalla predominano in svariate versioni, privilegiando la pelle: giacche, trench, giubbotti da aviatore, biker jacket in diverse lunghezze (alcuni si indossano come un abito) acquistano un’iconicità immediata. Il riferimento è Emmanuelle Seigner in “Frantic”, ma alla seduttività grintosa si affiancano look a base di drappeggi, tubini tempestati di cristalli e creazioni in tulle lavorate a punto smock e pervase dalle ruches.

 

Paris Fashion Week: flash dalle collezioni PE 2022

 

La Milano Fashion Week ci ha sorpreso con un gran finale: lo show di “Fendace”, ovvero Fendi visto da Versace e viceversa. Dal 28 Settembre fino al 5 Ottobre, poi, il popolo della moda si è trasferito a Parigi per assistere alla Fashion Week più lunga di tutte. In quasi dieci giorni di sfilate, sono state 97 le Maison che hanno svelato le proprie collezioni Primavera Estate 2022, di cui 37 in presenza e le rimanenti tramite corti, lookbook e filmati diffusi via web. A divulgarli sono stati, come sempre, i profili social dei vari brand e – non ultima – la Fédération de la Haute Couture et de la Mode, ma anche i défilé dal vivo si sono avvalsi del live streaming. La kermesse ha esordito con la sfilata di Kenneth Ize, il vincitore del Premio LVMH 2019, e si è conclusa con un evento d’eccezione: un fashion show organizzato da AZ Factory al quale hanno preso parte ben 49 griffe. Non si è trattato di moda tout court, bensì di un omaggio; un meraviglioso tributo corale ad Alber Elbaz, l’ indimenticato designer venuto a mancare (a causa del Covid) l’ Aprile scorso. Tornando alla Fashion Week e alle sue sfilate, sono andati in scena in presenza marchi quali – tra gli altri –  Balmain, Chanel, Chloé, Dior, Givenchy, Hermés, Isabel Marant, Miu Miu, Saint Laurent, Valentino, Andreas Kronthaler for Vivienne Westwood, Giambattista Valli e Louis Vuitton. Balenciaga si è invece affidato a uno show digitale molto discusso, al tempo stesso giocoso e velatamente critico: lo compongono un cartoon in cui la Maison invita i Simpson a sfilare a Parigi (Marge sognava da sempre di sfoggiare un abito Balenciaga, ma non poteva permetterselo) e un défilé sotto forma di red carpet, dove Vip o presunti tali indossano significativamente i capi della collezione Primavera Estate 2022. Questa edizione della Paris Fashion Week ha segnato anche il debutto di Charles de Vilmorin al timone creativo di Rochas e di Raf Simons alla sua prima collezione interamente femminile in collaborazione con Miuccia Prada, quella del marchio Miu Miu. Marine Serre si è servita di un corto (piuttosto controverso) per presentare le proprie creazioni; hanno optato per il digitale anche Cecile Bahnsen, Dries Van Noten, Situationist, Patou, Nina Ricci, Paul Smith, Issey Miyake, Andrw GN, Lutz Huelle, Germanier, Alexandre Vauthier, Anrealage, Dice Kayek, Zadig & Voltaire, Maison Margiela, Ungaro, Schiaparelli e Agnès B., per citarne solo alcuni. Ma passiamo ora alla selezione di VALIUM: il focus su quattro sfilate, e i relativi commenti, della Settimana della Moda parigina. Tra le belle e interessanti collezioni svelate nella Ville Lumière ho scelto quelle di Christian Dior, Givenchy, Valentino e Giambattista Valli.

 

DIOR

 

 

Maria Grazia Chiuri si interroga sul senso della moda ed esplora, al tempo stesso, la collezione Slim Look, che nel 1961 sancì l’esordio di Marc Bohan alla direzione creativa di Dior. Per completare la sua ricerca si avvale di una scenografia significativa: “Il gioco del nonsense”, riproduzione di uno dei celebri giochi da tavola (somiglia un po’ al gioco dell’ oca) creati da Anna Paparatti e realizzato dall’ artista stessa. Il nome non è un caso. “Penso che si debba accettare che la moda è un gioco”, spiega Maria Grazia Chiuri a VOGUE America; e “come in tutti i giochi, c’è una parte seria e una divertente”. La moda è un modo per esprimere noi stessi e per rappresentarci tramite l’abito, il fashion show la rappresentazione di questa rappresentazione: una sorta di arte performativa. La collezione è ricca di suggestioni Mod e ispirate alla Pop Art, agli anni ’60. Il rimando all’ estetica di Marc Bohan è evidente. Prevalgono linee nette, in puro stile Swinging Sixties, lunghezze mini, un color block che sottolinea le forme ed i volumi. La palette cromatica privilegia l’ arancio, il verde, il giallo, il rosso, il rosa, alternandoli al bluette, al bianco e al nero. Anna Paparatti “incasella” il tutto negli spazi del suo “Gioco del nonsense”, che ne diventa la speciale e pregnante cornice. Non dimentichiamo che la Paparatti, negli anni ’60, apparteneva al giro che gravitava attorno al Piper Club di Roma, locale leggendario e ricco di fermento artistico, culturale, musicale. Nei suoi spazi, visivamente “grafici” e coloratissimi, si sperimentava anche un nuovo modo di vestire. Chiuri si rifà a quell’ humus per pensare alla moda del dopo pandemia: prende come riferimento i cappotti lineari, i mini tailleur con piccolo colletto a punta, gli abitini ad A e con lunga zip frontale, avvicendandoli a look in tessuti hi-tech simili alle tenute esibite dai pugili durante un match, oppure ad outfit composti da bralette e minigonne in fantasie “jungle”, oppure ancora ad evening dress in stile impero ornati da grandi fiocchi. Abbondano i bermuda, gli shorts, fanno la loro comparsa miniabiti che rivisitano il look “Space Age” in un tripudio di frange argentate…Ma non c’è alcun indizio nostalgico, in questa rilettura. Il nuovo attinge al passato cogliendone l’ effervescenza creativa, l’ ottimismo, la giocosità. Delle basi da cui rinascere, in cui il “nonsense” acquista un senso profondo. 

 

 

GIVENCHY

 

 

La sfilata di Givenchy ha luogo su un pavimento ovale, completamente bianco, de La Defénse Arena: la location ideale per mettere in risalto una collezione sorprendente. Si inizia con una serie di look total black in neoprene, bolerini e corsetti ingentiliti da volants e ondulazioni accompagnati a minigonne ricche di sovrapposizioni. E’ costante la presenza di cuissardes in pelle altissimi, che inguainano le gambe pressochè per intero, e di zip frontali molto in linea con il tessuto hi-tech. L’allure è grintosa, sfrontata, quasi da dominatrice, le lavorazioni sono accuratissime e decisamente Couture. A partire però da un outfit rosso ruggine, dove la maglia a costine sfocia in una miniskirt “danzante” e i cuissardes si declinano in morbido camoscio, la collezione prende una piega più soave: nuove versioni dei look di esordio adottano nuance quali il beige, il grigio perla e il verde pastello, sfilano culotte in pizzo abbinate a una giacca strutturata e fascianti long skirt in tulle, con tanto di gorgiera in vita, adornate di ricami sparkling. Le linee alternano armonia e rigore, esaltando quest’ ultimo attraverso svariate giacche sleeveless e minimali. E’ a quel punto che la collaborazione di Matthew M. Williams con l’artista newyorchese Josh Smith si palesa. I suoi disegni risaltano su una maglieria multicolor tempestata di frange, capispalla dal sapore activewear, pull in knitwear con una manica che penzola a effetto sciarpa. I cuissardes, in vernice o camoscio, diventano parte integrante degli outfit. A concludere la sfilata, da cui si sprigiona un mood che coniuga seduttività e audacia, sono mise che riprendono le caratteristiche di quelle di apertura, però reinterpretate in color panna: i cuissardes si declinano esclusivamente in camoscio e i look acquistano accenti più romantici pur senza affievolire il coté strong. Il cerchio si chiude, ma la grinta imperante non viene meno.

 

 

VALENTINO

 

 

Anche Pierpaolo Piccioli ha riflettuto a fondo sul futuro della moda post-pandemia. Mai più torri d’avorio, esclusività ad oltranza, lusso per pochi privilegiati: queste le conclusioni scaturite dalle sue meditazioni. Il risultato è una collezione che rispecchia i nuovi valori della Maison Valentino, una splendida fusione tra l’ heritage più iconico e un mood estremamente rilassato e disinvolto. Aleggia un sapore anni ’70, riferito in particolare agli inizi della decade: l’ epoca, tanto per intenderci, in cui furoreggiavano icone unconventional quali Jane Birkin, Veruschka o Talitha Getty. Le linee delle creazioni sono fluide, i volumi ampi e fluttuanti. Predominano lunghe mantelle, long dress plissettati che ondeggiano a ogni passo, camicie sbottonate e con maniche che coprono l’ intera mano, bermuda abbinati a bluse talmente comode da somigliare a dei parka, e poi caftani, mini poncho…tutti rigorosamente accompagnati da sandali rasoterra alla schiava con lacci dorati che arrivano al ginocchio: una calzatura cult dell’ era già citata. Non è un caso che siano presenti capi ispirati all’ archivio Valentino di fine anni ’60: il miniabito bianco che apre la sfilata, con lunghi polsini plissé e una cascata di applicazioni floreali, rievoca quello della collezione “Total White” (1968) in cui fu immortalata Marisa Berenson, il cappotto tigrato che sfiora il pavimento rimanda al capospalla indossato da Veruschka nel 1969…Piccioli fa rivivere lo stile di un passato che la “Generation Z”, a cui si rivolge, non ha mai conosciuto, ma che troverà sorprendente nella sua reinterpretazione. La palette cromatica e gli accostamenti dei colori, come sempre, sono a dir poco mozzafiato: il viola ricorre alternato al giallo, al verde, al marrone, all’ oro, al fucsia, al bronzo, al rosso Valentino, sebbene il bianco e il nero non manchino. Colpiscono le policromie di turchese + verde, turchese + marrone e magenta, violetto + marrone, giallo + marrone + violetto. La collezione, inoltre, è stata esaltata da uno show pieno di significato. I modelli e le modelli, dopo aver sfilato nella location del Carreau du Temple, si sono riversati per strada, a portare la moda tra la gente. Avanzavano lungo la via adiacente all’ antico mercato coperto, davanti al folto pubblico che sedeva fuori dai café, generando un clima di partecipazione umanime. Pierpaolo Piccioli è riuscito alla perfezione nel suo intento: creare una moda viva, portabile, che coniuga un’ alta qualità sartoriale e uno chic spigliato. Una moda vibrante, proprio come questa collezione.

 

 

GIAMBATTISTA VALLI

 

 

La pandemia di Covid ha segnato un punto di svolta anche nella moda. La maggior parte dei designer si è concentrata sul cambiamento determinato da questa drammatica esperienza, ognuno reagendo a proprio modo. Giambattista Valli ha pensato ad una collezione di rinascita, inneggiante alla bellezza: dopo mesi di lockdown casalingo, chi non vorrebbe dire addio alle felpe e ai pigiami multiuso? Così, negli spazi più raccolti del Musée d’Art Moderne de Paris, ha presentato creazioni completamente all’ insegna della femminilità e del romanticismo. I look rievocano nuvole impalpabili, delineano un’ allure eterea ma anche molto sensuale. Gli orli spaziano dal corto al lungo, sia rasoterra che a metà polpaccio, le linee fasciano il corpo oppure si svasano in una corolla voluminosa. Ruches, ricami e fantasie floreali predominano, impreziosendo outfit composti da bralette e gonna o da abiti intrisi di grazia e charme. Il tulle e il pizzo sono materiali ricorrenti, arricchiti non di rado da accenti see-through. Svariati look sfoggiano bordure oro, altri sono ornati da un tripudio di piume; la femminilità viene accentuata da decori di perle e di cristalli. Un mood seduttivo permea tutte le creazioni, declinandosi in lunghe gonne asimmetriche forgiate da balze in tulle e in trasparenze con lingerie “a vista”. Ma anche i pantaloni trovano spazio, nel romanticismo intrigante della collezione: Valli li propone ampi, a vita alta, e li abbina a magliette in pizzo all over o al crop top. Gli accessori completano mirabilmente ogni look. I sandali gioiello fanno pendant con gli orecchini in pietre e strass, copricapi come un fez e un fazzoletto piumato annodato sulla nuca la fanno da padroni. I colori sono pastello, ma con “intermezzi” strong: trionfano il rosa delicato, il bianco e il lilla avvicendati al rosso, al corallo, al verde, al nero e al rosa acceso.

 

 

 

La Contessa Pinina Garavaglia per Adriana Hot Couture: un’icona sulla passerella di uno dei brand più iconici della Milano Fashion Week

 

Prima di trasferirci a Parigi per ammirare le collezioni Primavera Estate 2022 presentate nella Ville Lumière, un approfondimento sulla Fashion Week milanese è d’obbligo. Soprattutto perchè voglio annunciarvi una favolosa news: la Contessa Pinina Garavaglia, che i fan di VALIUM conoscono benissimo anche grazie alla sua presenza ricorrente in questo blog, ha sfilato nelle vesti (è il caso di dirlo) di super special guest del brand Adriana Hot Couture, il più avantgarde tra i pilastri della “extravaganza” fashion. Tanto per darvi un’idea: un marchio scelto da star del calibro di Rihanna, Jaret Leto, oltre che – per rimanere entro i confini italici – da Miss Keta per il video di “Le ragazze di Porta Venezia”. Un concentrato di kawaii style e colori al neon, ruches all over e tulle a profusione, glitter e piume, romanticismo e seduttività sfrontata, sancito da una giocosità vertiginosa come le zeppe abbinate agli outfit, è il trademark della griffe fondata a Milano dalla fashion editor Elisa Zaccanti insieme a Rujana Cantoni, Greta Gerardi e Bianca Luini. Il binomio “arte e moda” rappresenta il cardine su cui Adriana Hot Couture poggia le sue basi, proponendo uno stile allegramente distante dal mainstream. La Contessa Garavaglia, da sempre ironica sperimentatrice di mode e modi sia nella sua attività di poetessa “dell’ Infusione” che nel circuito del clubbing, non poteva che essere la protagonista ideale del défilé Primavera Estate 2022 di questo brand emergente ma già iper acclamato.

 

 

La location? La casa dell’ artista Maurizio Cattelan, uno scrigno fatato, surreale e coloratissimo al pari delle creazioni indossate dalle modelle. Qui, in una sorta di Wunderkammer variopinta, lo show “Tacky Hangover” – che tradotto suona pressappoco come “post-sbornia kitsch” – è andato in scena lo scorso 24 Settembre. Ma Pinina Garavaglia non si è limitare a sfilare: i suoi ipnotici sonetti, alternati alla colonna sonora del sound designer Paolo Forchetti, hanno fatto da sottosfondo a buona parte della sfilata. “Se bastassero i nastri, i fiori, i colori/per scordare le pene, gli affanni, i dolori, che mai vincono chi crede, chi spera/ dall’ alba del suo mattino/fino all’ ombra della sera”…Così recitava uno dei componimenti di apertura, in apparente contrasto con l’ estetica caleidoscopica della collezione ma, a guardar bene, non troppo. Perchè se la forza d’animo appartiene a chi crede, a chi spera, a chi tiene a debita distanza dolori e affanni, è anche vero che la moda di Adriana Hot Couture è un inno esplosivo all’ ottimismo, alla vivacità, alla gioia di vivere.

 

 

Il 24 Settembre alle 18, dunque, ha avuto inizio una travolgente parata: su una passerella di pelliccia sintetica rosa bordata di fiori finti hanno sfilato, in una serie di audaci look a tinte fluo impreziositi da cappelli enormi e da un tripudio di ruches, le extravaganti dee di Adriana Hot Couture. La Contessa, personificazione vivente del mood del brand, è stata subito accolta da un’ ovazione. Ma se pensate che fosse “en pendant” con i cromatismi vibranti che si alternavano in passerella, vi sbagliate di grosso: Pinina Garavaglia ha lasciato senza fiato il parterre sfoggiando un lungo abito nero in lattice corredato da guanti in tinta e da un headpiece simile a una cuffia, sempre in lattice, cosparsa di ruches. Mentre avanzavano modelle in mini-outfit lingerie nei più disparati colori, la Contessa trionfava in un total black che sottolineava e ribadiva a chiare lettere la sua unicità. D’altronde, non stupisce. L’ indiscussa regina della techno made in Italy (rileggi qui l’ ultimo post che VALIUM le ha dedicato) con Adriana Hot Couture condivide l’ immaginario onirico e fiabesco, giocoso e deliziosamente naif, provocante e audace…(“Audace ci piace”, recita un suo celebre motto). Può quindi permettersi di declinarlo in nero pece senza alterarne lo spirito e i tratti identificativi. Perchè solo la Contessa Pinina Garavaglia, potentemente iconica oltre che ironica, è in grado di indossare un look corvino come se fosse vestita di rosa dalla testa ai piedi: lo stesso rosa che Adriana Hot Couture ha assurto a suo colore-emblema. Volete saperne di più? Stay tuned su VALIUM per un (meritatissimo) focus su questo intrigante brand che inneggia al massimalismo e all’ opulenza!

 

 

L’ onirica facciata della casa di Maurizio Cattelan
La Contessa Pinina Garavaglia in uno scatto nel backstage

Photos and videos courtesy of :

Contessa Pinina Garavaglia e Adriana Hot Couture

Milano Fashion Week: flash dalle collezioni PE 2022

 

Cari fan di VALIUM, oggi ci trasferiamo a Milano dove dal 21 al 27 Settembre si è tenuta la Fashion Week delle collezioni Primavera Estate 2022. La moda è tornata a emozionare “live” attraverso un buon numero di sfilate in presenza, esattamente 42, ma le presentazioni via web registrano ancora, comunque, parecchi consensi: 23 brand hanno scelto questa formula per svelare le proprie collezioni. In totale il calendario ha annoverato 173 appuntamenti, di cui ben 125 dal vivo. Vaccino anti-Covid e Green Pass si sono rivelati essenziali in tal senso, permettendo il ripristino di una “quasi normalità”. Tra i ritorni in passerella si segnalano quelli di brand del calibro di Roberto Cavalli, con Fausto Puglisi alla direzione creativa, Moncler e BOSS. Hanno debuttato sui catwalk meneghini, invece, Luisa Spagnoli, MM6 Maison Margiela, Joy Meribe, Hui, Vitelli e Maison Alvine Demanou. Il progetto “We are made in Italy (Black lives matter in Italian Fashion – collective) “ è tornato ad animare, in digitale, la settimana della moda, e sempre in digitale il 22 Settembre si è tenuto il convegno “Creating Collective Change: A Circular Fashion Ecosystem”, incentrato sulla sostenibilità. Uno sguardo ultra rapido alle tendenze: da New York a Milano è ormai assodato il trionfo della bralette, che si indossa prevalentemente sotto la giacca al posto del top o della t-shirt. Cominciamo subito, dunque, con i commenti sulle collezioni dei quattro marchi selezionati a Milano da VALIUM: stavolta assisteremo alle sfilate di Dolce & Gabbana, Versace, Fendi e Tod’s.

 

DOLCE & GABBANA

 

 

Un’ esplosione di luce, sensualità, fasto in puro Dolce & Gabbana style: il duo creativo si ispira alla sua collezione cult del 2000 e la aggiorna al terzo millennio ammantandola di brillantezza. L’era del Covid ha stimolato un po’ in chiunque una certa nostalgia del passato, ma in questo caso si tratta di ripristinare, con entusiasmo, i connotati iconici di uno stile che ha ammaliato il mondo. Il mood con cui Dolce & Gabbana reinterpretano quella collezione è la chiave di lettura dei numerosi – sono 103 – look proposti. La voglia di vivere, di divertimento, di luminosità sfolgorante dopo il buio della pandemia predominano, in #DGLight  (questo il nome che è stato dato alla linea). Sprigionano tanto ottimismo e tanta speranza gli ensemble in denim tempestati di pietre scintillanti, i top con grandi maniche a farfalla, le minigonne rivestite di lustrini, le giacche “da torero” in broccato sfavillante, il tripudio di frange danzanti e fantasie animalier. Gli stivali che arrivano al ginocchio sottolineano una allure grintosa e seduttiva, così come la lingerie a vista e la pressochè  onnipresente bralette. Un choker di cristalli che copre quasi interamente il collo accentua il sapore ultra glam dei look. La palette cromatica abbaglia con l’oro e l’argento, ma esalta anche il nero, il bianco, il rosa, alternandoli ai pattern zebra, floreali e maculati.

 

 

VERSACE

 

 

Anche Versace rivisita i suoi capi cult. In un periodo cruciale come quello del post-pandemia, per alcuni brand il termine “rinascita” equivale ad un rafforzamento della propria identità, dei propri codici iconici. Naturalmente, reinterpretando entrambi in chiave squisitamente contemporanea: nel caso di Versace, emblematico è un accessorio come il foulard, che per la Primavera Estate 2022 diventa parte integrante dell’ outfit (plasmando gonne, pantaloni, top, miniskirt) oltre a rimanere un complemento d’abbigliamento tout court. Oppure le spille a balia, che vengono utilizzate in dosi massicce e in un’inedita versione variopinta sui look in total black. Le silhouette sono grafiche, disinvolte e molto cool. I colori fluo trionfano letteralmente: tra essi prevalgono il fucsia, il giallo, l’ arancio e un verde mela “segnaletico”, affiancati anche in color block. Il nero non viene accantonato e dà vita a una serie di mise dalle linee pulite, ma movimentate da spacchi, squarci improvvisi, pantaloni a zampa, giacche strutturate e cosparse, per contrasto, delle spille a balia in technicolor già menzionate sopra. Il vinile esalta una allure anni ’80 declinandosi in pencil dress con il corpetto a cuore, i tailleur pantalone si tingono di total fluo, le stampe Medusa e La Greca si impregnano di suggestioni sporty. Un accessorio (già avvistato nelle precedenti sfilate di Versace) regna sovrano: il foulard annodato sulla nuca o sotto il mento. Le nuance della collezione spaziano dal nero al vinaccia, dal viola brillante al verde mela, dalle vibranti tonalità fluo alle policromie delle stampe.

 

 

FENDI

 

 

La Maison Fendi, quasi centenaria (fu fondata nel 1925), manda in passerella la seconda collezione dello stilista inglese Kim Jones. Un’ eleganza fluida, essenziale, sensuale, pervade tutti i look. Leitmotiv ispiratore è la produzione artistica risalente agli anni ’60 e ’70 dell’ illustratore Antonio Lòpez: dettagli dei suoi disegni sono stati ingigantiti e riprodotti sugli abiti, oppure riportati a mò di pattern ricorrente, come il profilo della musa di Lòpez Jane Forth. Un glamour dal sapore anni ’70 (non a caso il periodo in cui la fama di “Antonio” raggiunse l’ apogeo) impregna l’ intera collezione, composta da diverse serie di look monocromatici: si inizia con il bianco per passare successivamente al tortora, al grigio delicato, alle quadricromie di nero, beige, bianco e marrone. Si prosegue con il cipria, il celeste chiarissimo, il marrone, concludendo con il nero. I look in bianco colpiscono per il connubio di seduttività e raffinatezza; gilet con revers importanti e vertiginose scollature vengono abbinati a pantaloni larghi e svasati, il reggiseno fa capolino dalle giacche da smoking. Le bluse sono fluide, con lunghe e vaporose maniche a sbuffo, impalpabili pellicce di marabù si indossano con pantaloni palazzo in seta. Un logo Fendi disegnato da Antonio Lòpez si insinua tra le righe diagonali di alcuni abiti e caftani, mentre svariate rielaborazioni del profilo di Jane Forth adornano outfit dagli orli mini e i cuissardes a cui si accompagnano. Il tailleur pantalone ampio, con reggiseno abbinato, è un look vincente e non stupisce che chiuda la sfilata: in questo caso, il “bra” è in pizzo come la maggior parte degli abiti della serie “in nero”.

 

 

TOD’S

 

 

Con Walter Chiapponi, al timone creativo di Tod’s dal 2019, lo sporty si fa chic. Denominatore comune della collezione sono gli orli mini, sia che si tratti di abiti che di capispalla o pantaloni. Un vago mood anni ’60 pervade tutti i look: gli abitini hanno linee essenziali, spesso a trapezio; a volte sottolineano il punto vita, altre sfoggiano una vita alta e si svasano a palloncino. I pantaloni, affusolati in stile Mod, sono sempre accompagnati dalla giacca e arrivano alla caviglia a malapena. Le lavorazioni colpiscono per la loro preziosità: risaltano minidress all’uncinetto, con lunghe frange in lana, scolpiti in molteplici plissè o forgiati da decori geometrici suddivisi in fasce lavorate a maglia. I colletti a punta accentuano l’ allure rétro, la bralette spunta dalla giacca ampia e squadrata. Ma è il colore, l’autentico punto di forza della collezione; il turchese, il verde smeraldo, l’ arancio, il giallo oro, il violetto e il rosa carico energizzano e danno nuova linfa ai parka, ai piumini, ai trench, ai giubbotti sportivi resi aerosi dal nylon gazar. La palette viene completata da una serie di toni écru rafforzati dal bianco e dal nero. Anche le calzature contribuiscono a donare un tocco di raffinatezza estrema ai look: trionfano i mocassini con alto plateau e tacco massiccio, un inno alla femminilità dinamica che caratterizza il nuovo corso sporty-chic di Tod’s.

 

 

 

 

London Fashion Week: flash dalle collezioni PE 2022

 

Per assistere alle Fashion Week delle collezioni Primavera Estate 2022, oggi voliamo a Londra. Anche nella città di “The Shard”, il grattacielo emblema della capitale inglese nel terzo millennio, dal 16 al 21 Settembre molti brand hanno puntato sulla formula della sfilata live. Il ritorno in passerella, tra gli altri, ha visto protagonisti marchi quali Preen by Thornton Bregazzi, Bora Aksu, Roksanda, Richard Quinn, Toga, Mark Fast, Paul & Joe, Richard Malone, Rejina Pyo, David Koma, Roland Mouret e Tiger of Sweden. In presenza hanno sfilato inoltre Erdem, Halpern e Simone Rocha, questi ultimi “raddoppiando” la propria presenza in versione digitale tramite, rispettivamente, uno short movie e un livestream. Rocha, che festeggia il decimo anniversario dalla sua fondazione, per l’occasione ha lanciato una linea di casalinghi inaugurata nello store di Dover Street Market con una spettacolare installazione. Non sono mancati, comunque, i marchi “aficionados” alla presentazione via web. Qualche nome? Molly Goddard, Vivienne Westwood, Matty Bowan, Emilia Wickstead, JW Anderson, Marques’ Almeida, Victoria Beckham: in molti hanno optato per un lookbook digitale. Tra gli assenti, invece, va segnalato Burberry, che probabilmente svelerà la propria collezione al di fuori del calendario ufficiale. Il brand low cost Cos ha debuttato in passerella, così come la vincitrice del LVMH Prize 2021 Nensi Dojaka. Dalla partnership del British Fashion Council con la BBC è scaturito il 50.50: The Equality Project, un progetto all’ insegna dell’ inclusività che ha registrato la partecipazione di svariati designer: hanno aderito, solo per citarne alcuni, label del calibro di Tiger of Sweden, Roksanda, Matty Bovan e Saul Nash. L’ iniziativa The Clearpay Collective si prefigge, dal canto suo, di divulgare il talento degli stilisti emergenti avvalendosi soprattutto della piattaforma di TikTok e contemplando la creazione di capsule dedicate ai giovanissimi. Passiamo ora alle quattro collezioni che VALIUM ha selezionato dalla Fashion Week londinese: sono firmate da Simone Rocha, Vivienne Westwood, Halpern e Molly Goddard. Vi dò appuntamento a Milano a breve: seguitemi, perchè ho in serbo per voi delle straordinarie, sbalorditive sorprese!

 

SIMONE ROCHA

 

 

La nascita e il battesimo sono i cardini attorno a cui ruota l’ intera collezione: un po’ perchè Simone Rocha – che celebra il decimo compleanno del suo brand – è diventata mamma di recente, un po’ per simboleggiare la rinascita post-pandemica, della quale le sfilate in presenza sono un pregnante esempio. I look, di conseguenza, sono un tripudio di pizzi (anche Sangallo), tulle, ricami, volants e fiocchi profusi su creazioni bamboleggianti che rievocano gli abitini da battesimo per bimbi. Non è un caso che la palette cromatica privilegi il bianco, alternandolo solo al nero, al lilla e a “pennellate” di rosso (un emblema del sangue versato dalle puerpere). Stilisticamente predominano lavorazioni pointelle, nastrini che fanno capolino da un occhiello all’ altro, abiti simili a camicie da notte, reggiseni da allattamento impreziositi da gioielli e ricami, enormi colletti triangolari merlettati come antiche lenzuola, voluminosi cappottini in broccato, maniche a sbuffo…Le forme sono vaporose, molto ampie; le coroncine indossate dalle modelle donano un tocco regale a riti ancestrali già di per sè solenni, ricchi di significato.

 

 

VIVIENNE WESTWOOD

 

 

Vivienne Westwood rinnova il suo impegno a favore della sostenibilità: i materiali che utilizza sono a bassissimo impatto ambientale, riciclati, eco-compatibili e rigorosamente cruelty-free. L’ ispirazione attinge  a una collezione del 1998 della “Mother of Punk”, “Tied to the Mast”, inneggiante a storie di marinai e di pirati. Quel nucleo tematico resta, ma aggiornandosi al 2021 e convertendosi, dunque, in un’ ode al benessere dei mari. Lo sporty strizza l’ occhio al tipico stile Westwood intriso di volumi oversize e di asimmetrie intriganti. Le fantasie rigate si alternano al tartan declinato in innumerevoli versioni; i look sono eccentricamente sartoriali, le gambe inguainate nelle parigine, gli abiti drappeggiatissimi e sensuali, i pantaloni a vita alta e con cavallo ultra basso. Il tailleur ricorre, con gonna o pantalone, privilegiando i modelli in tartan. Abbondano giacche allacciate a sghimbescio, felpe da lupo di mare, pencil skirt attillatissime, camicie con jabot e lunghi lacci, corsetti sovrapposti agli outfit o che ne diventano parte integrante. I colori spaziano dal blu al grigio, dall’arancio al rosso, passando per il bianco e il carta da zucchero.

 

 

HALPERN

 

 

Halpern presenta la propria collezione con un corto intitolato significativamente “A return to movement”. E fa danzare, piroettare, volteggiare i ballerini del Royal Ballet di Londra con indosso le sue creazioni: il risultato è straordinariamente d’impatto su più fronti. La collezione, insieme al corto, è innanzitutto un omaggio ad una delle categorie dello showbusiness che ha maggiormente risentito delle restrizioni imposte dalla pandemia di Covid. Ma è anche un inno al movimento nella sua espressione più artistica e armonica, quella del balletto. Non va tralasciato, poi, che tramite la danza il “movimento” insito negli abiti si svela appieno allo spettatore. I look, realizzati con minuziosa cura artigianale, spaziano dal tipico stile “disco” di Halpern (tailleur con pantaloni a zampa e miniabiti interamente ricoperti di glitter) a svolazzanti long dress in raso, stratificati e bicolor, dalle sontuose creazioni in balze di tulle ai vestiti-“sfera”, ornati da reticolati argentei o ammantati di lunghe piume. Un abito che è un tripudio di frange in color block sembra l’ emblema stesso della collezione: fluttua, vibra e danza insieme alla ballerina che lo indossa. La palette cromatica include nuance strong quali il viola, il giallo oro, il rosso, l’arancio e il fucsia oltre che le tonalità caleidoscopiche dell’ abito con frange.

 

 

MOLLY GODDARD

 

 

Lo stile signature di Molly Goddard si è evoluto ulteriormente. In virtù della sua recente gravidanza, la designer ha dichiarato di aver creato una collezione ispirata all’ abbigliamento per l’ infanzia. Il focus è incentrato sul punto Smock, un trademark del brand, che viene sviluppato in una serie di nuove lavorazioni. Gli inconfondibili abiti in tulle griffati Goddard mutano pelle a loro volta, tramutandosi in vaporosi babydoll che sfiorano appena i fianchi; sono impalpabili, femminilissimi, declinati in colori pop come il pesca, il rosa e il giallo sorbetto, ma vengono abbinati a dei jeans ampi e comodi. Il contrasto, evidente, fa da denominatore comune alla quasi totalità dei look. Basti pensare che le gonne più elaborate, increspate da grandi ruches, si accompagnano a maglioni di lana in tinte fluo o a semplicissimi twin set a righe. Di eterei e sognanti abiti se ne vedono pochi, tutti rivisitati in chiave inedita: un modello color lilla ha il corpetto completamente see-through, un altro si declina in minidress e un altro ancora, candido, viene indossato con pantaloni della tuta, calze a righe e ballerine. L’ estetica stilistica di Molly Goddard, insomma, mantiene le sue coordinate base seppur rivisitate e corrette. Più che al fiabesco fa riferimento alla quotidianità, a cui si incorpora sapientemente.