Cappotto time

 

Il freddo è arrivato: dai 20 gradi dei giorni scorsi siamo passati a una media giornaliera di 13 gradi. Ed è subito cappotto time. Un consiglio? Sceglietelo in colori neutri come il nero, il bianco, il grigio, il marrone, il beige e il blu navy: sono dei passepartout e non passano mai di moda. Unica eccezione il burgundy, tonalità di gran tendenza dell’autunno 2026 sia nella moda che nel settore beauty.

 

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Il senso del mistero tipicamente autunnale: perché ne siamo tanto attratti?

 

I misteri illuminano le tenebre che ci circondano mantenendo il segreto di se stessi, come una lampada che ci dà luce anche se non capiamo il suo funzionamento.

(Paul Claudel)

 

L’autunno è una stagione misteriosa: pensate solo agli spettri di Halloween, o alle prime brume. In autunno il buio cala presto, gli alberi si spogliano, si ricomincia ad accendere le candele. Alla solarità dell’estate, alla sua vita proiettata verso l’esterno, si sostituiscono le ombre del crepuscolo e uno stato d’animo rivolto all’introspezione. L’autunno sancisce, forse, la svolta più profonda dell’anno: un cambio di ritmo che coinvolge direttamente il nostro mondo interiore. E anche l’attrazione per il mistero, così spiccata in questo periodo dell’anno, diventa parte di una precisa risposta psicologica, biologica e culturale all’“umore” dell’autunno e alle sue atmosfere.

 

 

Il fascino della transizione

La natura, in autunno, si impregna di una forte suggestività: tutto è pronto per il riposo stagionale. La nebbia fa le sue prime apparizioni e le ore di luce si riducono notevolmente, sprofondando il paesaggio nell’oscurità. I rami degli alberi, che perdono le foglie a poco a poco, ci ricordano che l’inverno è vicino, segnando un punto di non ritorno con la rigogliosità estiva. Psicologicamente sperimentiamo una fase detta “liminale”, dal latino “limen”, ovvero “soglia”: una transizione tra un periodo che abbiamo superato e un altro che ci accingiamo a raggiungere. Questa fase comporta un coinvolgimento profondo delle nostre emozioni, sensazioni e percezioni. La natura che si trasforma ci invita a lasciarci alle spalle il passato e a predisporci al rinnovamento,  andando incontro a un futuro che non ha ancora preso forma; ed è proprio qui che risiede il suo fascino: nel senso di mistero, nell’indefinitezza. Le atmosfere intime e raccolte dell’autunno, l’avanzare dell’oscurità, stimolano il pensiero introspettivo e l’immaginazione. Nel buio può nascondersi qualsiasi cosa. Il mistero aleggia in ogni angolo di strada. Le ombre celano segreti. Dove l’occhio non vede, la mente vaga a ruota libera.

 

 

Halloween e il mistero del velo che si assottiglia

Il senso di mistero tipico dell’autunno affonda le sue radici anche in questa antica ricorrenza celtica, originariamente chiamata Samhain: per i celti era il Capodanno, lo spartiacque tra l’ultimo raccolto e l’inizio dell’inverno. E’ importante dire che, la notte di Samhain, il velo tra il mondo dei vivi e l’aldilà si assottigliava: ciò permetteva alle anime dei defunti, ma anche agli spiriti maligni e alle entità malvagie, di vagare liberamente nei luoghi della vita terrena. Non è un caso che tutta l’iconografia orrorifica legata alla vigilia di Ognissanti sia orientata al macabro, all’oscuro, al soprannaturale; l’enfatizzazione delle credenze celtiche ha portato a definire l’autunno una “spooky season”, la stagione più spaventosa dell’anno. Ottobre, di conseguenza, è diventato l’epitome di quel mood predominante.

 

 

Jung e la zona d’ombra

Carl Gustav Jung, fondatore della psicologia analitica, affermava che ognuno di noi convive con una zona d’ombra dove si celano gli impulsi, le emozioni, i tabù e i desideri inconsci, rimossi perché non accettati da noi stessi o dalla morale comune. L’autunno, con le sue atmosfere nebbiose e le sue cupezze, diventa lo scenario ideale per metterci in contatto con la nostra zona d’ombra: i racconti macabri, la visione di horror memorabili, il gusto per il brivido vengono sdoganati e tollerati socialmente in vista della festa di Halloween. Il mistero ci attrae perchè dona l’adrenalina necessaria per condurci nelle profondità di tutto ciò che, in altri contesti e situazioni, ci spaventerebbe. Le storie dell’orrore e la celebrazione di ciò che è oscuro ci permettono di esorcizzare paure come quelle della morte e dell’ignoto, ammantandole non di rado della giocosità di certi travestimenti halloweeniani.

 

 

La chimica del mistero

A proposito dei brividi che proviamo addentrandoci nella spooky season, sapevate che è una questione di chimica? Penetrare il mistero ed i suoi enigmi provoca in noi una potente euforia: tutto merito della dopamina, dell’adrenalina e delle endorfine che il nostro cervello rilascia quando subiamo il fascino della paura. Questa sensazione scaturisce da una sicurezza di fondo, quella della propria incolumità. Dopotutto stiamo guardando un horror al sicuro, tra le pareti di casa nostra, oppure partecipiamo ad una festa dove siamo sì circondati da mostri, ma sono tutti nostri amici…

 

 

Quando il mistero ci culla dolcemente

Il mistero, però, non si associa solo alle emozioni forti. Può essere dolcemente malinconico, persino rassicurante. I primi freddi, le foglie che cadono, la pioggia che batte sui vetri, infondono una cupezza avvolgente, una malinconia che non ci affrettiamo a nascondere, poichè sembra giustificata dalle caratteristiche stagionali. Il mistero dell’autunno, insomma, riesce a cullarci nelle sue atmosfere dark risultando quasi confortevole. E a sottrarci la verve senza farci sentire sbagliati.

 

 

La casa come rifugio

La riscoperta del comfort casalingo, che gli scandinavi chiamano “hygge”, passa proprio attraverso il mistero tipicamente autunnale. Gli stessi elementi che contribuiscono a creare in noi inquietudine e ombrosità rappresentano dei potenti incentivi a cercare protezione nel guscio della nostra casa, dove ci rifugiamo in cerca di serenità e relax.

 

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Tendenze autunno 2026: calze a tutto colore

 

Autunno: con il calo delle temperature, arriva il momento di rimettere le calze. E quest’anno è un gesto di tendenza, oltre che una necessità. Perché i collant della nuova stagione sono spessi, coprenti, ma tinti di colori briosi e vibranti: burgundy, vinaccia, viola, rosa, rosso, bluette, verde acqua, ocra…la palette è ricca e variegata. Anche il bianco, su calze rigorosamente 60 denari, conquista la ribalta; rimanda agli Swinging Sixties e allo stile minimale (vedi abiti a trapezio) dell’epoca. Tra le tonalità più modaiole troviamo il marrone, il verde bosco, il rosso in ogni gradazione, il petrolio, il melanzana. Per affrontare i primi freddi all’insegna di un connubio che coniuga stile, sofisticatezza e vivacità.

 

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Le Frasi

 

” Dove si crea un’opera, dove si continua un sogno, si pianta un albero, si partorisce un bimbo, là opera la vita e si è aperta una breccia nell’oscurità del tempo. “

(Herman Hesse)

 

L’autunno e l’odore di fumo

 

Da dove proviene l’odore di fumo che impregna i mesi autunnali? Dall’accensione dei camini, delle stufe a legna o a pellet con i primi freddi, certo, ma non solo. Partiamo, comunque, da questi sistemi di riscaldamento: capita spesso che l’utilizzo di legna umida o la fuliggine accumulatasi nella canna fumaria accentuino l’odore del fumo, con le sue note acri e dolciastre a un tempo. A tutto ciò contribuisce anche il fenomeno dell’inversione termica, tipico di stagioni quali l’autunno e l’inverno. Quando uno strato di aria calda va a sovrapporsi all’aria fredda presente a livello del suolo, forma una sorta di “cappa” che impedisce a entrambe di mescolarsi. Di conseguenza, i fumi e le polveri sottili rimangono bloccati in vicinanza del terreno e non riescono a disperdersi nell’alta atmosfera, soprattutto di sera o di primo mattino.

 

 

E’ molto facile, dunque, che il caratteristico odore di fumo si fonda con sentori olfattivi tipicamente autunnali, ad esempio quello dei composti organici rilasciati dalle foglie morte e quello della geosmina, una molecola prodotta dai batteri contenuti nella terra umida. Ne risulta un mix straordinariamente intenso, un vero e proprio trademark stagionale.

 

 

Alcuni hanno rinvenuto delle vaghe somiglianze tra l’odore del fumo di camino e quello del tabacco. In effetti, entrambi provengono dalla combustione incompleta di sostanze vegetali: la legna per il camino, le foglie di tabacco essiccate per il tabacco. Ma questo non è l’unico elemento che li accomuna. Tutti e due contengono, infatti, aldeidi, fenoli, perticolato e idrocarburi aromatici policiclici, che conferiscono il tipico sentore “affumicato” all’aria circostante. Tuttavia, l’aroma del tabacco (soprattutto quello presente nei sigari) ha accenti più dolci e vanigliati, mentre l’odore del fumo risulta leggermente acre, legnoso e resinoso.

 

 

Ma cosa evoca, in sintesi, l’odore di fumo dell’autunno? Ognuno può associarlo liberamente a determinate sensazioni, immagini o ricordi: il focolare della propria infanzia, un barbecue al limitare del bosco, le atmosfere raccolte e intime della stagione fredda. Oppure a particolari ambienti e sensazioni del presente e del passato. Perché non esiste nulla di più potente della memoria olfattiva.

 

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Tendenze capelli dell’autunno 2026: la low ponytail

 

La coda di cavallo dell’autunno è bassa: una coda che coniuga eleganza e praticità. Per raccogliere i capelli utilizza gli elementi più disparati, dai fiocchi alle collane di perle, dai nastri ai foulard, ma non perde mai l’aria naturale. E se il liscio “grafico” resiste, ravvivato da riflessi che catturano la luce, le onde morbide impazzano, inneggiando a un hairstyle fluido e vagamente bohémienne.

 

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“Ottobre”, una poesia di Antonia Pozzi

 

È crollo di morta stagione
quest’acqua notturna sui ciotoli.

Lànguono
fuochi di carbonai sulla montagna
e gela
nella fontana un fioco lume.

L’alba vedrà
l’ultima mandria divallare
coi cani, coi cavalli,
in poca polvere
dietro un dosso scomporsi.

Pasturo, 30 settembre 1935

(da “Parole”, a cura di Graziella Bernabò e Onorina Dino. Milano, Ancora Editrice, 2015)

 

Ottobre, pura meraviglia

 

Sono così felice di vivere in un mondo in cui c’è Ottobre. 

(Lucy Maud Montgomery)

 

Sono d’accordo con Lucy Maud Montgomery: Ottobre è pura meraviglia. Dove trovate un altro mese con i suoi colori, il suo fascino, la sua magia, le sue atmosfere misteriose? Ad Ottobre, la natura ci regala un tripudio di cromie spettacolari: il rosso, l’arancio, il giallo di cui si tinge il fogliame. Le primizie di Ottobre sono molteplici, tutte assai ghiotte e salutari: dalle castagne alle zucche, dalle mele ai funghi, dai cachi alle melagrane. La magia di Halloween è nell’aria, pronta a ricordarci che la morte, anche se fa paura, è solo una tappa del ciclo di rinnovamento della vita. Come si fa a non amare il mese di Ottobre? E’ uno dei mesi più intensi, l’ emblema di una profonda trasformazione. Per omaggiarlo, per celebrarlo così come merita, ho voluto dedicargli questa nuova photostory.

 

Ottobre è la foglia caduta, ma è anche un vasto e chiaro orizzonte.
(Hal Borland)
Ciò che desidero davvero dalla musica: che sia lieta e profonda come un pomeriggio di ottobre.
(Friedrich Nietzsche)
Ottobre, fresco, nebbioso, dorato ottobre, quando la luce è dolce e grave.
(Angela Carter)
Poi venne ottobre, pieno di raggiante delizia.
(Edmund Spenser)
Ottobre è una sinfonia di permanenza e cambiamento.
(Bonaro Wilkinson Overstreet)
Ottobre è il mese della gloria, della maturità.
(Henry Ward Beecher)
L’anno è prossimo alla fine. Ottobre è il suo cielo al tramonto, novembre il tardo crepuscolo.
      (Henry David Thoreau)
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Il “Cantico delle Creature”: ricordando Francesco di Assisi nell’ottavo centenario della sua morte

Johann Anton Ramboux, “San Francesco predica agli uccelli” (1808)

 

Domani, 4 Ottobre, ricorrono ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, una delle figure più luminose della spiritualità cristiana. Uomo di pace, di fraternità e di profonda umiltà, Francesco seppe guardare il mondo con occhi capaci di cogliere in ogni creatura un riflesso dell’amore di Dio. Fu proprio negli ultimi anni della sua vita che compose il Cantico delle Creature, noto anche come Cantico di Frate Sole, uno dei testi più amati della nostra tradizione spirituale e letteraria. Le fonti francescane collocano la stesura del Cantico nel 1225, presso il monastero di San Damiano ad Assisi. In queste parole non troviamo soltanto una preghiera, ma uno sguardo pieno di meraviglia verso il creato. Il sole, la luna, le stelle, l’acqua, il fuoco e la terra diventano fratelli e sorelle dell’uomo, perché tutti provengono dallo stesso Padre. Per Francesco la natura non è qualcosa da possedere o dominare, ma un dono da contemplare con gratitudine. Nel creato egli riconosce la presenza e la bontà del Creatore, e per questo ogni elemento della natura diventa motivo di lode. A distanza di otto secoli, il Cantico, composto in volgare umbro, conserva intatta la sua forza. È un invito alla semplicità, alla riconoscenza e a quella fraternità universale che Francesco seppe vivere e testimoniare con tutta la sua esistenza. Per commemorare il patrono d’Italia, riporto il testo in italiano allo scopo di facilitarne la lettura.

 

Altissimo, Onnipotente Buon Signore, tue sono le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione.

A te solo, o Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno di menzionarti.

Lodato tu sia, mio Signore, per tutte le tue creazioni, specialmente per il fratello sole, il quale è la luce del giorno e tu tramite lui ci illumini: è bello e raggiante con grande splendore e di te, Altissimo, porta il segno.

 

 

Lodato tu sia, o mio Signore, per sorella luna e le stelle: in cielo le hai create, chiare preziose e belle.

 

 

Lodato tu sia, mio Signore, per fratello vento, e per l’aria e per il cielo; per quello nuvoloso e per quello sereno, per ogni stagione tramite la quale alle creature dai sostentamento.

 

 

Lodato tu sia, mio Signore, per sorella acqua, la quale è molto utile e umile, preziosa e pura.

 

 

Lodato tu sia, mio Signore, per fratello fuoco, attraverso il quale illumini la notte. Egli è bello, giocondo, robusto e forte.

 

 

Lodato tu sia, mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale ci sostiene e ci governa: produce diversi frutti, con fiori variopinti ed erba.

 

 

Lodato tu sia, mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore, e sopportano dolori e malattie.

Beati quelli che li sopporteranno serenamente, perché da te, Altissimo, avran corona.

Lodato tu sia, mio Signore, per la nostra sorella morte corporale, dalla quale nessun uomo che vive può scappare; guai a quelli che moriranno mentre sono in peccato mortale.

 

 

Beati quelli che troveranno la morte mentre rispettano le tue volontà. In questo caso la morte spirituale non farà loro alcun male.

 

 

Lodate e benedite il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.

 

(foto via Unsplash)