Mthrshp Mega Celestial Divinity palette di Pat McGrath, un inno alla meraviglia del cosmo

 

I luccicanti bagliori del cosmo, le favolose cromie di un’ esplosione stellare: la Celestial Divinity Collection di Pat McGrath Labs è di uno splendore che mozza il fiato. I prodotti che la compongono sono tre Lux Quads (quartetti di ombretti) in differenti sfumature, quattro Matte Trance Lipstick in confezione luxury e un illuminante dal galattico fulgore. Ma la star della collezione è senza dubbio lei, Mthrshp Mega, una palette occhi a dir poco sublime. Il suo pack, un astuccio rosa con ornamenti oro che riproducono un grande occhio circondato da miriadi di putti e felci, dà subito l’idea della preziosità di questa tavolozza. Le diciotto nuance di Mthrshp Mega traducono superbamente il fascino di un viaggio interstellare: il loro finish, multidimensionale, si moltiplica in versione matte, shimmer, glitterata, iridescente, originando un tripudio cromatico all’ insegna della maestosità. Gli ombretti, esaltati dall’ intensità dei pigmenti, si declinano in dodici shade di culto tratte dall’ archivio McGrath a cui si aggiungono sei sfumature del tutto inedite. Colpiscono i viola ipnotici, uno champagne che cattura il chiarore lunare, i luminosissimi toni del bronzo e quelli del verde, talmente eterei da sembrare onirici. Tanto splendore non stupisce, perchè la palette couture Mthrshp Mega è un inno al cosmo e  i suoi colori affascinano quanto quelli di una supernova.

 

 

La texture cremosa che sfoggia, soffice al tatto, valorizza i pigmenti perlati e metal rendendo le loro cromie ancora più vivide. Basta una sola stesura per notare che ogni ombretto aderisce perfettamente alla palpebra, si sfuma con facilità e non origina grinze: tutti dettagli che garantiscono una tenuta estrema. Le tonalità, in sintesi, si suddividono in colorazioni dal finish brillante oppure più vellutato e opaco, ma invariabilmente multidimensionale. Non ci resta che scoprire, dunque, le diciotto stellari nuance che contiene l’ ennesimo capolavoro firmato da Pat McGrath.

 

 

A partire dalla fila in alto, da sinistra a destra possiamo ammirare Saturnalia (un cremisi intenso che vira al rosa), Bronze Nebula (un bronzo dorato metal), Major Mahogany (un mogano caldo e matte), Lunar Champagne (uno champagne scintillante dai toni caldi), Violet Void (un viola profondo “flashato” di rosa), Gold Standard (un oro brillante a 24 carati). Nella fila di mezzo troviamo Venomous Void (un magenta smorzato e opaco), Odyssey (un tortora mixato con il lilla e scintillante di rosa), Fuchsia Shock (un fucsia shimmer che vira al viola), Megabyte (un brillante mix tra il verde e il kaki), Bronze (un bronzo metal ultrascintillante), Electron (un cosmico duo composto dal bronzo rosa e dal blu luccicante). La terza fila in basso include invece CosmiK (un binomio sfolgorante di rosa e di color diamante), Smoked Amethyst (un melanzana che vira al nero con luccichii rosa), Dragonfly (un oro caldo e metallico “flashato” di verde-blu), Venusian Orchid (un rosa completamente matte), Galactic Gold (un binomio di platino e chartreuse dorato) e Corruption (un bronzo molto intenso).

 

 

Magnificando spettacolari shade planetarie e magnetici riflessi siderali, la guru del make up Pat McGrath ha ancora una volta dato vita a  una palette meravigliosa, ad alto tasso di evocatività. Un assoluto must have per chi ama l’ incanto della notte e le sue suggestioni cosmiche, ma non solo: Mtrshp Mega è un autentico gioiello della galassia, da autoregalarsi oltre che da regalare.

 

 

 

L’Interdit Eau de Parfum Intense di Givenchy: la notte nella sua quintessenza olfattiva

 

Notturno, ammaliante, intenso come il suo nome: tre aggettivi per definire L’Interdit Eau de Parfum Intense, la nuova versione dell’ iconico profumo Givenchy. A dargli il volto è sempre  Rooney Mara. L’ attrice americana, ora, sfoggia una chioma che le cade fluente sulle spalle, ma l’ abito nero couture in pizzo è lo stesso (troppo sublime per subire variazioni) che indossava nell’ ad di L’ Interdit, così come identico rimane il desiderio della diva di farsi travolgere dalla notte parigina. L’ Interdit Intense asseconda questa aspirazione, anzi, la amplifica, invitando all’ esplorazione del proibito per appagare le pulsioni dell’ interiorità più profonda. E’ una fragranza che esalta le emozioni, le lascia galoppare a briglia sciolta. Non è un caso che persino il suo flacone sia tinto di nero, il colore della notte: il risultato è affascinante, di forte impatto visivo. Esprime eleganza ma anche mistero, magnetismo e inebriamento.

 

 

Il jus prende vita dal connubio tra un fiore underground, la tuberosa, e le note voluttuose di cuoio e di vaniglia con cui si fonde per contrasto. L’ aroma che ne scaturisce ha accenti oscuri, viscerali e intensi, costantemente enfatizzati da una suprema raffinatezza. Potremmo definirlo un mix di suggestioni notturne e sentori orientali: un incontro dove il “bianco” degli accordi floreali viene travolto dal “nero” dei legni e delle spezie. La composizione di L’ Interdit Intense, oltre che della sensualità profonda della tuberosa, si avvale della radiosità dei fiori d’arancio; l’ amalgama tra il cuoio, la vaniglia e un pizzico di sesamo salato tostato crea un’ alchimia dai toni dark, potenziata dalle vibranti note del vetiver e del patchouli. E’ questo accordo legnoso a sigillare la fragranza, a evidenziare la sua oscurità ipnotica.

 

 

Il flacone, laccato di nero in toto, esprime mirabilmente lo spirito di L’ Interdit Intense. Rievoca un universo misterioso, proibito, al pari dell’ irresistibile eau de parfum che custodisce: la base del tappo è circondata da un fiocco di onice in total black ravvivato dall’ argento del celebre logo 4G. Anche il lettering è argentato; il bicolor originato dai dettagli luminosi su sfondo scuro rimanda al suggestivo incontro tra buio e luce che il profumo simbolizza. A me fa pensare al binomio cromatico composto da un cielo nero intervallato dall’ argento delle stelle, e credo che sia un abbinamento altrettanto pregnante: non dimentichiamo che è proprio la notte il nucleo ispiratore di L’ Interdit Intense.

 

 

 

 

L’ Interdit Eau de Parfum Intense è disponibile nei formati da 35, 50 e 80 ml.

 

 

In viaggio verso Halloween

 

Il legame tra VALIUM e la notte, il sogno, la magia, non si spezza mai. Questo fine settimana, non a caso, sancisce l’ inizio di un percorso che culminerà con la festa di Halloween, il 31 Ottobre. Ci addentreremo in un bosco in cui aleggiano atmosfere magiche, i sentieri sono offuscati dal mistero e il chiarore della luna viene fagocitato da nuvole che vagano nel cielo nero. Passo dopo passo, però, la notte abbandona la sua cupezza. Suggestioni esoteriche ed emozioni ataviche si fondono con una potente energia cosmica, la volta celeste ci sorprende con un tripudio di vibrazioni stellari. Siamo calati in un universo onirico dove l’ aria pungente dell’ Autunno costituisce l’unico legame tangibile con il reale. La strada è lunga davanti a noi, manca più di una settimana prima di arrivare alla meta…E in attesa di scorgere le fiamme palpitanti dei falò, le luci che baluginano nelle zucche intagliate, proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta del lato più luminoso e rivelatore dell’ oscurità. Siete pronti? Io sono già sul piede di partenza.

 

 

 

Maria Antonietta meets Moschino: il backstage beauty & hair della sfilata AI 2020/21

 

Parrucche altissime, traboccanti di boccoli, tinte di nuance naturali o di un tripudio di cromie candy: sono il leitmotiv dell’ hairstyle della sfilata Autunno Inverno 2020/2021 di Moschino  e Maria Antonietta le avrebbe adorate. L’ allure è settecentesca, intrigante e seduttiva, il volume oversize in puro stile Versailles; non c’è bisogno di dire che il beauty look del défilé sia interamente focalizzato sull’ acconciatura. Per realizzarla, l’ hairstylist Paul Hanlon e lo staff ghd si sono avvalsi di parrucche che hanno richiesto tre giorni di lavorazione ciascuna, ma il risultato teatrale e iper scenografico conferma che ne è proprio valsa la pena. Una miriade di capelli è stata applicata su una struttura verticale imbottita e rigida quanto basta, fissata sul capo delle modelle grazie a un tessuto adesivo che il make up ha sapientemente cammuffato. La palette cromatica delle chiome include le sfumature più disparate: dal biondo platino al glicine, dal cioccolato al rame, passando per tonalità pastello come il menta, il pesca, il blu polvere, il rosa, il lilla; tutte colorazioni esaltate dalla massa di onde e boccoli che hanno ornato le parrucche una volta indossate. Bigodini, ferro arricciacapelli e phon sono stati gli strumenti utilizzati per “movimentarle”, per rifinirle con la massima accuratezza. L’ effetto è mozzafiato, un hairlook torreggiante e rococò che ci immerge nelle atmosfere raffinatamente giocose della corte di Luigi XVI.

 

 

Riguardo al make up, però, niente “eau d’ange” (l’ essenza che regalava la pelle immacolata molto in voga all’ epoca): il make up artist Tom Pecheux per MAC Cosmetics ha evidenziato le guance con dosi massicce di blush rosa in crema che, per contrasto, è stato abbinato a un tratto deciso di eyeliner allungato verso la tempia. Lo sguardo ha immediatamente acquistato un mood grintoso e magnetico, coniugando la contemporaneità signature di Moschino con suggestioni d’altri tempi, ma dal fascino sempre vivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Laide

 

“Eppure, in quella svergognata e puntigliosa ragazzina una bellezza risplendeva ch’egli non riusciva a definire per cui era diversa da tutte le altre ragazze come lei, pronte a rispondere al telefono. Le altre, al paragone, erano morte. In lei, Laide, viveva meravigliosamente la città, dura, decisa, presuntuosa, sfacciata, orgogliosa, insolente. Nella degradazione degli animi e delle cose, fra suoni e luci equivoci, all’ombra tetra dei condomini, fra le muraglie di cemento e di gesso, nella frenetica desolazione, una specie di fiore.”

 

Dino Buzzati, da “Un amore”

 

 

 

 

 

Tendenze AI 2020/21 – Autumn in Black

 

Gucci

” Io sono nero di amore, né fanciullo né usignolo, tutto intero come un      fiore, desidero senza desiderio.”

(Pier Paolo Pasolini)

La settimana in cui la notte, su VALIUM, ha fatto da leitmotiv, non poteva che concludersi con una tendenza moda dal sapore dark: il trionfo del nero. Denominatore comune di tutte, ma proprio tutte, le collezioni Autunno Inverno 2020/21, il nero sfoggia una allure senza tempo e si fonde alla perfezione con il mood autunnale. Il 25 Ottobre, il ripristino dell’ ora solare sancirà il predominio ufficiale della notte sul giorno. In questi giorni gli alberi, ormai quasi del tutto spogli, esibiscono rami corvini e il mondo oscuro di Halloween ci trascina già nelle sue cupe atmosfere. Il nero della moda si incastra mirabilmente nello scenario appena descritto: fluttua nel tulle, alterna trasparenze e suggestioni urban, esalta la femminilità attraverso maniche a sbuffo, plissè ondeggianti e luccichii incantati. Tra gli accessori che completano i look in black, si fanno notare gli ankle boots minimali con un alto platform; li hanno proposti – per citare solo un paio di nomi – brand del calibro di Valentino e di Versace. Il loro valore aggiunto? Donano grinta alla mise evidenziando uno chic disinvolto e metropolitano.

 

Fendi

Valentino

 

Etro

Celine

 

Simone Rocha

 

Max Mara

Marco De Vincenzo

 

Rochas

 

Bottega Veneta

Versace

 

Dolce & Gabbana

 

 

 

 

“Iconic”: il ritorno in versi e musica della Contessa Pinina Garavaglia

 

Nello spettacolare panorama cosmico di Ottobre (che l’ altroieri VALIUM ha approfondito in un post) si inserisce idealmente una stella che non smetterà mai di brillare: la Contessa Pinina Garavaglia, un’ autentica icona della movida notturna. Una movida fatta di sperimentazione artistica, eccentrica eleganza, poesia dinamica ed evocativa. Poliedrica al pari dei suoi interessi, Pinina Garavaglia annovera nel proprio Curriculum esperienze come autrice teatrale d’avanguardia e studi di danza classica (è stata allieva nientemeno che della Maestra Maria Cumani, seguace della scuola di Isadora Duncan e moglie di Salvatore Quasimodo), ma in seguito ha messo a frutto il suo estro nelle vesti di autrice di inconfondibili versi in rima e di art director. Organizzatrice di eventi, di epiche feste nei club più cool, PR, image maker, raffinata conoscitrice della fenomenologia della vita notturna ma anche di poesia, arte, antiquariato, lirica  e balletto…la Contessa è tutto questo e molto altro ancora. Incasellarla in definizioni è riduttivo, preferisco prendere in prestito le parole con cui si è descritta durante un’ intervista rilasciata a Sipario.it: “una Regina dell’ Effimero Apparente”. Ma – come afferma la stessa Garavaglia – “nulla è apparente più dell’ effimero”, che riflette l’essenza dell’ uomo e del suo tempo nei momenti dello svago, quando ogni sovrastruttura viene abbandonata. Colta e brillante, la Contessa ha sempre ostentato look stravaganti (i suoi eclatanti cappelli sono leggendari) dimostrando come un’ esteriorità eccentrica e ostentatamente frivola possa convivere con un’ interiorità profonda. Gli spettatori della TV l’hanno conosciuta grazie a programmi quali il “Maurizio Costanzo Show”, “Pronti a tutto”, “Mattino 5”, il popolo della notte la venera come una dea: non è un caso che Pinina Garavaglia abbia voluto mettersi in gioco anche nel ruolo di vocalist. Il suo genere musicale? Un sound elettronico di matrice trance rivolto, of course, al mondo delle discoteche. Tra i brani che ha reso famosi, “L’ Occhio del Pensiero” rimane un cult. Pinina declama i suoi versi su un tappeto di note incalzantI che invitano a lasciarsi andare, a scatenarsi, a immergersi nelle atmosfere incantate e fiabesche evocate dalla “Contessa Rock”.

 

L’ artwork di “Iconic”

Oggi Pinina Garavaglia torna con “Iconic”, un pezzo travolgente firmato da Bitinjuice e curato da Sergei Antonov per quanto riguarda il video concept. Significativamente introdotto da una frase di Samuel Beckett che recita “Dance first. Think later. It’s the natural order”, il brano nasce come un tributo che la Contessa rivolge alla sua carriera di vocalist e si snoda su un ritmo martellante irresistibile. E’ un sound che rievoca gli anni ’90, quello di “Iconic”, il periodo di maggior splendore della nightlife italiana: trasmette vibrazioni positive, fa rivivere l’incredibile mood underground dell’ epoca, rimanda ai tempi in cui esprimersi attraverso il look, essere unici e irripetibili era un must assoluto. Pinina Garavaglia ci guida in questo viaggio a ritroso declamando un’ ipnotica filastrocca in rima. Il tema? Una festa liberatoria e palpitante dove la “polvere di stelle sfavilla sulla pelle” e le “gocce di cristallo” trasudano dagli “astri blu cobalto”. I versi della Contessa Garavaglia hanno il potere di trascinarci in un vortice di suggestioni: “nessuno ti può fermare, con le tue ali devi volare, in alto, in un cielo nero, ma con le stelle nel tuo pensiero”…E’ come un rituale collettivo al quale abbandonarsi tutti insieme, con gioia e con un pizzico di nostalgia per un periodo in cui eravamo liberi di incontrarci, di ballare, di ritrovarci senza rischiare assembramenti nè contagi. Una realtà che “Iconic”, peraltro, non tralascia di menzionare. Il brano si conclude infatti con un sibillino “e fra cent’anni non si sa quale mondo ci sarà”. Proprio così: chissà quale sarà il mondo del futuro. L’importante è non perdere mai la cognizione di tutto ciò che ruota attorno al concetto di “ballo”: la convivialità, l’ armonia, l’ espressione di sé, la rappresentazione artistica, l’ interazione, la seduzione e, last but not least, l’audacia creativa. Perchè “audace ci piace”, citando il noto motto della Contessa Garavaglia.

 

 

 

Ottobre, la Luna Blu e altre meraviglie cosmiche

 

Il cielo notturno ci offre non poche sorprese, questo mese: la Luna Blu e Marte, il cosiddetto “pianeta rosso”, hanno deciso di regalarci delle indimenticabili visioni cosmiche.  La luna piena ha dato inizio allo show. E’ già comparsa il 2 Ottobre e tornerà per un bis il 31, la notte di Halloween. Potremmo dire che sia venuta ad inaugurare il mese e che riapparirà per concluderlo, forse per questo indosserà un sontuoso abito blu; ma solo immaginario, sfortunatamente. L’ appellativo di Luna Blu indica infatti la seconda luna piena del mese e deriva dal modo di dire anglosassone “once in a blue moon” (“una volta ogni luna blu”), riferito alla rarità di un evento o di una circostanza. Certo, la concomitanza con Halloween ci farebbe auspicare una Luna Blu di nome e di fatto: che chiedere di meglio, per la notte più magica dell’anno? Dovremo però “accontentarci” di ammirare una luna piena che, in virtù dell’ esoterico contesto in cui si mostrerà, ci riporta alla mente un famoso aforisma di George Carlin, “Ci sono notti in cui i lupi stanno in silenzio e solo la luna ulula”.

 

 

Per quanto riguarda Marte, invece, la sua presenza si inserisce in un vero e proprio spettacolo planetario. Il 6 Ottobre ha già raggiunto la distanza minima dalla Terra (62 chilometri) e stanotte sarà in opposizione, ovvero agli antipodi del Sole rispetto al suo posizionamento nei confronti del nostro pianeta. Ciò significa che potremo vederlo brillare come non mai, e rimarrà visibile per tutta la notte.  Nel corso di qualche settimana, addirittura, spetterà proprio a Marte il titolo di pianeta più  lucente delle prime ore del buio. Con l’ opposizione, il Sole, la Terra e Marte si allineeranno: quando l’ astro di fuoco tramonterà, Marte sorgerà al lato opposto del firmamento. Il “pianeta rosso” compierà una traiettoria da Est verso Ovest che avrà inizio la sera per terminare poco prima dell’ alba, culminando a notte fonda in direzione Sud.

 

 

In realtà, per tutto il mese di Ottobre sarà possibile vedere i pianeti più splendenti,  ad occhio nudo, da mattina a sera. Venere, il più luminoso in assoluto, appare ad est qualche ora prima dell’ aurora. Dopo il crepuscolo, invece, i “giganti” Saturno e Giove campeggiano a sud-ovest dalla costellazione del Sagittario; Urano, in opposizione il 31 Ottobre, resterà visibile per l’ anno intero ma con l’ ausilio di un telescopio. Per quanto riguarda i pianeti distinguibili dopo il calar del Sole, sappiate che avremo l’ opportunità di ammirarli in una serie di affascinanti “danze” con la Luna: il 29 Ottobre sarà la volta di Marte, mentre il 22 e il 23 l’ astro d’argento si congiungerà con Giove e con Saturno. La nuova stagione, non c’è che dire, è iniziata all’ insegna della pura meraviglia cosmica!

 

 

 

 

Nuit de Feu di Louis Vuitton, il fascino notturno e millenario dell’ incenso

 

La notte è parte integrante dell’ iconografia di Ottobre. Non è un caso che questo mese si concluda con le atmosfere oscure dell’ antico Capodanno Celtico, conosciuto oggi come Halloween. Ed è proprio dal buio che Louis Vuitton  – o meglio, il suo Maitre Parfumeur Jacques Cavallier Belletrud – ha tratto ispirazione, al momento di creare la nuova fragranza della Collezione di Profumi Orientali: Nuit de Feu, che segue Ombre Nomade e Les Sables Roses, nasce sulla scia della cultura olfattiva del Medio Oriente e vanta un sillage intenso, notturno, inconfondibile. Emana il potente aroma dell’ incenso, che gli conferisce il fascino dell’ eterno, e accentua la sua allure ipnotica grazie a un infuso di pelle e legno di oud. Belletrud ha voluto raccontare una storia che va a ritroso nel tempo e che affonda le radici in un’ olfattività antica, quasi archetipa.

 

 

Ecco il perchè della scelta di ingredienti emblematici, lussuosi e intrisi di un significato profondo, che l’uomo utilizza sin da ere remotissime: Nuit de Feu instaura un dialogo con l’anima, parla attraverso le emozioni e il benessere dello spirito. Il Maitre Parfumeur aveva in mente una visione ben precisa, il deserto di notte e i sentori di incenso che diffondono le sue dune. Il buio cala all’ improvviso, nelle aree desertiche, portando con sè un freddo gelido ma anche un tripudio di stelle. Sotto quel cielo, Belletrud immagina un fuoco scoppiettante e tutto intorno viaggiatori che assaporano il suo tepore. Le fiamme danzano nell’oscurità, il fumo disegna anelli che lievitano nell’ aria. Nuit de Feu sigilla questo istante e lo riproduce olfattivamente: un’ alchimia a base di incenso, fragranza sacra per eccellenza che ha attraversato secoli e culture. Veneratissimo, l’incenso possiede un’aura mistica che il tempo non ha mai scalfito. Il “naso” di Louis Vuitton lo stempera tramite un’ infusione di pelle naturale combinata con inebrianti accordi di muschio e legno di oud, dando vita a un jus impregnato di incantevoli reminiscenze storiche e di irresistibili suggestioni.

Nuit de Feu è disponibile in un’unico formato (ricaricabile) da 100 ml

 

 

 

 

 

 

 

Paris Fashion Week: flash dalle sfilate delle collezioni PE 2021

1.KENZO

Quarta e ultima tappa di VALIUM alle Fashion Week delle capitali mondiali della moda: il gran finale, come ogni anno, spetta a Parigi. Nella Ville Lumière, a differenza di New York e Londra, si è registrato un minor numero di presentazioni digitali. A cavallo tra il 28 Settembre e il 6 Ottobre – queste le date della Paris Fashion Week – le classiche sfilate “live” (in presenza o meno) e le esibizioni virtuali si sono suddivise in modo equo. Chanel non ha rinunciato al suo celebre show al Grand Palais, perpretrando così la tradizione della sfilata-evento nella location adorata da Karl Lagerfeld. Massiccia è stata la partecipazione dei big: Dior, Balmain, Louis Vuitton, Chloé, Hermès, Givenchy (con la collezione opera prima del designer Matthew M. Williams), Balenciaga, e poi ancora Maison Margiela, Marine Serre, Yohji Yamamoto, Rick Owens, Giambattista Valli, Loewe, Miu Miu e Andreas Kronthaler x Vivienne Westwood non sono mancati all’ appuntamento con i défilé Primavera Estate 2021, ma sono state parecchie anche le defezioni. Valentino a parte, assente giustificato dato il trasferimento a Milano, nomi del calibro di Alexander McQueen, Celine, Comme des Garçons, Dries Van Noten, Sacai, Off-White, Lacoste e Lemaire hanno disertato la settimana della moda. Non può essere trascurata, poi, l’ assenza di Saint Laurent; Anthony Vaccarello ne ha spiegato i motivi accennando al suo nuovo modo di rapportarsi al processo creativo. Sul versante ispirazione, ancora una volta il lockdown e il mondo forgiato dal Covid hanno prevalso. Ogni brand ha espresso le proprie considerazioni al riguardo tramite la sua collezione, imbastendo un fil rouge “filosofico” che permea tutte le creazioni.

 

2.KENZO

“Bee a Tiger”: è questo il titolo della collezione proposta da Felipe Oliveira Baptista, al timone creativo di KENZO dal 2019. Ma vedremo più avanti il senso di quel “bee”. Cominciamo col dire che l’ ispirazione di Baptista scaturisce dalle riflessioni sulla Terra ai tempi del Coronavirus. Come poter andare avanti, come mantenere la positività in un mondo malato, calato in una realtà in gran parte ancora ignota e tanto difficile da sostenere? Le idee si moltiplicano, a volte in accordo ed altre in contrasto fra loro: la collezione rispecchia questo stato d’animo tramite un eclettismo costante. Le stampe floreali, uno dei trademark di Kenzo, “piangono” grazie a un effetto che ce le mostra sfuocate, scolorite a causa delle lacrime. Ma un antidoto alla crisi proviene proprio dalla natura e precisamente dalle api, grandi benefattrici del pianeta. I benefici che erogano in termini di mantenimento della biodiversità sono innumerevoli, la loro estinzione metterebbe a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza. Ecco il perchè dei molti look ispirati all’ abbigliamento protettivo degli apicoltori, con tanto di cappelli il cui velo ricopre, a volte, l’intera mise. Le silhouette sono lineari, ma movimentate: predominano le canotte indossate come minidress, spesso abbinate a pantaloni da ciclismo oppure larghi e comodi, zeppi di tasche a toppa come i gilet, i soprabiti, i marsupi. Il colore, altro signature di Kenzo,  assume sfumature tenui e quasi sbiadite. Il rosso, il verde menta, il giallo, l’arancio, il lilla, il bluette sono immersi nella medesima nebulosità che offusca il mondo attuale. Tuttavia, è nel messaggio trasmesso dalla collezione che è insita la speranza, la via per la liberazione: ritrovare l’armonia con la natura è tassativo.

 

3.KENZO

 

1.DIOR

Maria Grazia Chiuri si concentra sui cambiamenti che il drammatico periodo attuale ha apportato nelle nostre vite. Per raccontare tutto questo serve un nuovo linguaggio: nella moda si traduce in una concezione innovativa del taglio dell’ abito, l’ elemento attraverso il quale un capo “dialoga” con l’esterno ed esprime la propria filosofia. Chiuri rivisita quindi la silhouette DIOR per allinearla alle sensazioni e alle emozioni del nostro tempo. Il suo non è un gesto eversivo, bensì un atto d’amore nei confronti dell’ heritage della Maison, che omaggia rileggendolo alla luce di una nuova visione. La giacca Bar viene rielaborata sulle basi di una collezione che Christian Dior creò in Giappone nel 1957: assume linee vagamente a kimono e sottili cinture la stringono in vita per sagomarla sul corpo a seconda dell’estro personale. Le gonne e gli ampi pantaloni sono sostenuti da una coulisse, la camicia è onnipresente e molto lunga, a volte indossata a mò di chemisier; il tailleur include immancabilmente la giacca “kimono” di cui sopra. Sul punto vita si concentra una delle novità rispetto al taglio: scende appena sopra ai fianchi, sottolineato dalla lavorazione smock, oppure “sale” in stile impero. Un tocco etnico pervade tutta la collezione, le creazioni sono intrise di pattern Paisley e il raffinato pizzo si alterna al Tie-Dye. Non mancano i lunghi abiti in chiffon, fluttuanti e declinati in una splendida palette di indaco, blu oltremare, rosa intenso, verde e cipria; i tessuti si mescolano, i ricami proliferano, spighe e motivi floreali riappaiono in grande stile. Fanno da leitmotiv linee fluide e ondeggianti, che accarezzano il corpo con leggerezza sintonizzandosi alla perfezione con l’ anelito di libertà e i mutamenti associati a quest’ era di transizione.

 

2.DIOR

3.DIOR

 

1.BALMAIN

Il tratto distintivo della collezione ideata da Olivier Rousteing è evidente: un’ eleganza ispirata agli anni ’70 con incursioni nel decennio successivo. Non è un caso che lo show si apra con un breve défilé introduttivo in cui trionfano pantaloni palazzo a vita alta, maglie dolcevita, completi a zampa d’elefante, mantelle, tutti nei toni del grigio e invasi da un pattern monogram ripreso dall’ archivio di BALMAIN. Persino il modo di muoversi delle modelle rimanda a quell’ epoca: avanzano disinvolte, sorridenti, con le mani in tasca, ammiccando al pubblico e volteggiando su se stesse. Questa scena fa da apripista a una collezione sartorialmente accuratissima e dal forte impatto visivo; basti pensare che il primo look è un suit giallo fluo con pantaloni svasati e una giacca che sfoggia le spalle a pagoda ricorrenti in ogni creazione. La parata fluo include anche il rosa, spesso mescolato al giallo, evidenziando completi drappeggiati e fasciatissimi. Poi torna il grigio, e l’attenzione si focalizza sul tailleur declinato in svariate versioni a partire da alcuni elementi base: spalle a pagoda (anche asimmetriche), drappeggi, pantaloncini da ciclismo. Tutti gli outfit della collezione avvolgono il corpo in panneggi e forme aderenti che la svasatura rende più easy, mentre le spalle a pagoda accentuano una “drammaticità” teatrale e vagamente Couture. Le ritroviamo in variante smoking, in pelle grintosa, in denim, sul bolerino con grandi revers in un colore a contrasto. Le silhouette si fanno fluide verso la fine del défilé, tramite abiti (indossati a piedi nudi) scintillanti di Swarovski che tramutano la donna Balmain in un’ autentica dea.

 

2.BALMAIN

3.BALMAIN

 

1.GIVENCHY

E’ stato un debutto attesissimo, quello di Matthew M. Williams alla direzione creativa di GIVENCHY. E non ha deluso. La sua collezione Primavera Estate 2021 irrompe come un vortice: per la Maison, senza dubbio, comincia una nuova era. Williams si propone di trovare “l’ umanità nel lusso” focalizzandosi sulla realtà delle persone che indosseranno le sue creazioni, ma non trascura l’heritage di Givenchy. Un intento celebrativo, il suo, e al tempo stesso la volontà di perpetrare uno stile che ha sempre guardato al passato, al presente e al futuro. Con Williams lusso e streetwear si intrecciano in un connubio potente. Esaltazione dell’ hardware, linee pulite e lavorazione dei materiali sono i cardini del suo creare: i gioielli ispirati ai celebri “lucchetti degli innamorati” del Pont des Arts di Parigi adornano le scarpe, gli accessori e i tessuti degli abiti, mirabilmente trattati. Un esempio? I pantaloni solcati da fitte rughe che ricordano le crepe nei muri. Ma è anche il modo in cui il materiale viene utilizzato a originare degli “effetti speciali”, come nel caso dei capi (top, pantaloni, lunghi abiti a sirena) composti da listelli orizzontali simili a quelli di una veneziana, oppure delle aderentissime magliette see-through ornate da disegni che potrebbero essere scambiati per tatuaggi. Tra le creazioni abbondano, poi, tailleur pantalone con la giacca priva di revers e dotata di soprammaniche geometriche. I pantaloni, dal taglio dritto, sono a vita bassa e hanno la piega frontale, gli abiti più lunghi e sinuosi scoprono completamente la schiena, i drappeggi omaggiano lo stile Givenchy. Le borse, extrasize e munite di lucchetto, diventano parte integrante del look, mentre le G Chains, catene gioiello composte da una sfilza di G, sono già candidate a must have. Altamente iconiche risultano anche le mantelline, rigide e squadrate sulle spalle, in pelle di coccodrillo groffata. Un unico giudizio, quindi, per il debutto di Matthew M. Williams da Givenchy: promosso cum laude.

 

2.GIVENCHY

3.GIVENCHY