Il luogo

 

Il mare. Ma al tramonto, quando diventa una tavola d’olio che riflette le cangianti sfumature del calar del sole. La spiaggia si svuota e al vocio, alla musica a palla diffusa dagli impianti stereo di alcuni lidi, si sostituisce il suono ipnotico della risacca. Le voci dei “bagnanti serali”, tutti coloro che preferiscono immergersi in acqua con nessuno intorno, vengono veicolate sulla riva dalla brezza. Sono momenti magici, da vivere con lo sguardo rivolto all’orizzonte e la mente sgombra, svuotata dal peso accumulato durante il giorno. Basta allertare i sensi per percepire le vibrazioni scaturite da quegli istanti di armonia cosmica, l’ atmosfera sospesa che aleggia mentre il sole, in un caleidoscopio di colori, sprofonda nella massa acquosa. Camminando sul bagnasciuga, ci si imbatte in chi  approfitta dell’ incanto del tramonto per praticare yoga o in qualche gabbiano che zampetta sulla sabbia prima di riprendere il volo. E’ ora di lasciar spazio al relax. Di sorseggiare un calice di vino frizzante e di ammirare l’ infinito perdendosi lungo la linea dell’ orizzonte. L’ immensità del mare si tramuta in un concetto, in un’ immagine emblematica; ci insegna a relativizzare e a meditare sul suo spazio senza limiti. Ma il mare è anche una porta aperta sul mondo, tangibile e intangibile. Al di là del mare esistono nuove terre, nuove culture, nuove lingue, nuove etnie. Ammirare il mare sconfinato è mettersi in contatto con l’universo sondando dimensioni altrettanto incommensurabili. Il mare, poi, ha un linguaggio proprio, che chi lo ama impara presto a decifrare: come disse Verga, ” Il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole. “

 

 

 

Sirene

 

” Le sirene esistono? O forse non sono altro che il sogno di inchiostro di un polpo geniale che si diverte a disegnarle nell’acqua e a farle apparire ai marinai inconsapevoli? Questo polpo ha il talento di un pittore e nessuno lo sa.”
(Fabrizio Caramagna)

Quella delle Sirene è una storia antica: affonda le radici nella mitologia greca, che le raffigurava come donne dal viso umano su un corpo piumato di uccello. La loro voce, però, era talmente affascinante che riusciva ad ammaliare chiunque. Nel Medioevo, la rappresentazione di queste incantate creature mutò completamente e cominciarono ad assumere l’aspetto di giovani donne con una coda di pesce invece delle gambe. Intorno all’ VIII secolo d.C., ibridi metà donna e metà pesce erano già stati catalogati in un volume, il Liber Monstrorum de Diversis Generibus, una sorta di inventario di tutti gli esseri viventi “portentosi” – non conformi, cioè, agli standard fisici dell’ epoca. L’ italiano “sirena” deriva dal greco “siren”. Ricorderete bene il ruolo delle Sirene nell’ “Odissea” di Omero: anche allora (tra il 700 e l’800 a.C.) venivano descritte come delle incantatrici, abitanti di un’ isola che alcuni studiosi collocarono a sud della penisola di Sorrento, altri tra Scilla e Cariddi, avvezze ad attirare i marinai con il loro canto per poi divorarli ed ammassarne le ossa sulla scogliera. Omero narra che tentarono Ulisse senza riuscire, però, ad ingannarlo. Grazie all’ aiuto della maga Circe, infatti, il suo equipaggio superò l’ insidiosa isola con dei tappi di cera nelle orecchie; Ulisse, non smentendo il proprio spirito avventuroso, fece a meno dei tappi ma chiese di essere incatenato all’ albero della nave. Udì il seducente canto delle sirene, tuttavia resistette e non cadde in trappola. Le doti ammalianti delle Sirene, a differenza del loro aspetto che variò nel tempo, rimasero una costante. Nel Medioevo le “donne-pesce” erano considerate il simbolo della vanità e della lussuria, non a caso appaiono di frequente nei bestiari che adornano le chiese romaniche. Scolpite sui capitelli o sulle facciate, le Sirene, con il busto voluttuoso e il magnetismo nello sguardo, incarnavano la quintessenza del peccato: l’ ambiguità della seduzione che prima attira a sè e poi sopprime, la parvenza maliarda che nasconde l’ inganno. Non c’è bisogno di dire, quindi, che la loro presenza nella chiese era un monito a tenersi alla larga dalle tentazioni. In quasi tutte le culture antiche, le Sirene venivano dipinte come creature infidamente seduttive. Fu probabilmente Hans Christian Andersen, nel 1837, a ribaltare quel canone: ne “La Sirenetta”, la protagonista della fiaba si dà la morte affranta dall’ impossibilità di coronare il suo amore per il Principe. Ma le Sirene sono sempre e solo state figure mitologiche tout court?

 

 

Era il 1493 quando nientemeno che Cristoforo Colombo dichiarò di averne viste tre mentre emergevano dalle profondità del mare. Anche alcuni uomini dell’ equipaggio di Henry Hudson, nel 1608, sostennero di aver scorto una sirena dai lunghi capelli neri durante un viaggio di esplorazione nell’ Oceano Artico. Altri avvistamenti risalgono alla seconda metà dell’ Ottocento e al 1967: entrambi riguardano la costa pacifica del Canada. In questi giorni che molti di noi si apprestano a vivere in vacanza, magari al mare, che ne dite?, imbattersi in una mitologica creatura acquatica potrebbe essere un’ eventualità possibile?

 

 

 

 

 

Haute Couture AI 2021/22: flash dalle sfilate di Parigi (parte 2)

DIOR

Dopo le presentazioni realizzate attraverso la settima arte, Dior torna a sfilare in presenza: il tessuto e la lavorazione degli abiti diventano, quindi, protagonisti principali. La ricerca tessile è una priorità che coinvolge materiali eterogenei oltre che svariati tipi di trame e di ordito. Il ricamo acquista centralità, non tanto in virtù di ornamento quanto di “tattilità”, di una sensorialità che coinvolge tatto e vista a un tempo. La scenografia della sfilata, non a caso, è un’ opera intitolata “Chambre de Soie“, galleria di 40 metri di lunghezza sulle cui pareti l’ artista francese Eva Jospin ha riprodotto una serie di ricami ispirati agli affreschi della Sala dei Ricami di Palazzo Colonna. I look della collezione alternano le forme sobrie dei capispalla in tweed (“spezzato” da inserti a colori) a fluttuanti silhouette, a tunica o svasate, che inneggiano al plissè. Risalta la lavorazione a rete, un elemento decorativo che diventa parte integrante dell’abito. Per quanto riguarda i colori, Maria Grazia Chiuri privilegia il nude, il tortora, il grigio, il nero, il blu notte e l’azzurro polvere.

 

VIKTOR & ROLF

 

“The New Royals” di Viktor & Rolf è una collezione regale, ma non in termini di maestosità. Può essere considerata una riflessione sulla dicotomia tra realtà e apparenza, tra umano e istituzionale. Il soggetto principale riguarda i Reali di nuova generazione e l’ evoluzione del concetto di regalità: dietro al protocollo c’è un’umanità che non va trascurata. E che, con il passar del tempo, si fa un tutt’uno con la facciata istituzionale. La gente è sempre più intrigata da questo coté “da comuni mortali” dei Reali, si nutre di news e avvenimenti che lo evidenziano. Il risultato? La fusione tra pubblico e privato si tramuta in una spettacolarità ad uso e consumo della massa. Ecco dunque abiti tempestati di pietre (preziose o false? Propenderei per la seconda ipotesi), perle e ricami king size (è il caso di dirlo!), corone, lunghi mantelli con strascico ed ampie cappe svasate, piume a miriadi che ci illudono di essere pelliccia, fasce onorifiche su cui sono impressi slogan (un trademark di Viktor & Rolf) irriverenti: “Always wear your invisible crown”, “Size Queen”, “Build castles in the air”, “Don’t be a Drag just be a Queen”, tanto per citarne qualcuno. Cromaticamente, “The New Royals” esalta squarci vividi di arancio, rosso, giallo e verde su una palette in cui prevalgono l’argento e il nude.

 

BALENCIAGA

 

Modelli e modelle sfilano in silenzio, da Balenciaga. Si odono distintamente il loro tacchettio e il fruscio delle stoffe che lo accompagna. E’ un silenzio che è un omaggio a Cristòbal Balenciaga e che fa da sfondo, al tempo stesso, alla meditazione di Demna Gvsalia. La collezione che scaturisce da queste riflessioni è un connubio mozzafiato di heritage e suggestioni street, eleganza e underground puro. Colpiscono gli smoking dalle ampie spalline squadrate, i coat con strascico in taffetà, i preziosi ricami floreali, le scollature a V “rovesciate” sulla schiena, le silhouette fascianti alternate a quelle svasate o ad anfora, i volumi oversize che ricordano il decostruttivismo Jap degli anni ’80. Ma risalta, soprattutto, l’immensa abilità di Gvsalia nel tramutare classici dello street style come i jeans, le lunghe camicie comode, i parka, in perfetti capi couture. Un enorme cappello nero che cela lo sguardo esalta uno chic potente dal sapore d’antan. La palette cromatica evidenzia il predominio del nero seguito da colori vibranti come il turchese, il verde mela, il bluette, il rosso e il rosa confetto.

 

GEORGES HOBEIKA

 

Per l’ immaginario collettivo, l’ Haute Couture è tutto ciò che caratterizza le creazioni di Georges Hobeika: sfarzo, metri e metri di chiffon, strascichi, gonne danzanti, cristalli e ruches a profusione. Hobeika rimane fedele a questo trademark dotandolo di un vibrante imprinting anni ’60; battezza la sua collezione “Mod” e si ispira alla preziosa, gioiosa eleganza dell’ omonimo movimento giovanile nato a Londra. Gli abiti sono iper femminili, la quintessenza dello chic, ma rifuggono dagli orpelli e dall’ opulenza. Cristalli, strass e piume in abbondanza adornano look ricchi di trasparenze e di sofisticatissime lavorazioni, come le ruches “in verticale” che danno vita a ondulature sorprendenti. La raffinatezza di “Mod” è impeccabile, eppure briosa e fresca. La collezione alterna vertiginosi spacchi ad orli maxi e mini e sfoggia un tripudio di ricercati ricami. Inaspettatamente, poi, appare un decoro inedito: le lunghe, fitte frange che spuntano a sorpresa sui polsini e sulle bordature di un abito. I colori chiave della palette? Celeste, giallo, rosso, pesca, rosa, bianco, menta e lavanda affiancati a un argento sfavillante.

 

 

 

 

Hello, Gorgeous! Direttamente da Manhattan, arriva la nuova fragranza di Michael Kors

 

Una giovane donna attraversa la strada nel cuore di Manhattan: è bellissima, sicura di sé e sorridente, non provocherebbe stupore se fermasse il traffico. Sfoggia una lunga chioma ondulata, un suit pantalone di stampo anni ’70, una borsa a spalla e un paio di stivali con tacco alto e massiccio. La ragazza in questione (ritratta da Inez & Vinoodh) è Sara Sampaio, portoghese, acclamatissima modella e attrice, che Michael Kors ha fortemente voluto come volto di Gorgeous!, la sua nuova fragranza. Scritto proprio così, con il punto esclamativo: “gorgeous” è un aggettivo che gli anglosassoni utilizzano per esprimere apprezzamento, l’ entusiasmo ispirato dal bello, sia esso associato a una cosa, a una persona o a un’ atmosfera. “Hello, gorgeous!” è il saluto che la donna Michael Kors rivolge al mondo, ma anche quello che riceve. Perchè sprigiona femminilità, ottimismo e disinvoltura, un mix che si identifica con un fascino travolgente. Inez & Vinoodh, nella campagna pubblicitaria del profumo, catturano questo mood in scatti spumeggianti, immortalando al tempo stesso la gioia di vivere della testimonial e il vibrante fermento che anima New York, la metropoli che Kors più ama al mondo.

 

 

La fragranza con cui lo stilista omaggia la sua figura femminile di riferimento è un jus sensuale, radioso e inebriante: i nasi Nicolas Beaulieu, Sophie Labbe e Laurent Le Guernec l’ hanno ottenuto tramite un connubio di note legnose e floreali. Gorgeous! esordisce con gli accordi di un bouquet fiorito e vanta un cuore aromatico, molto intenso, di tabacco. Il fondo legnoso, misto a sentori cuoiati, esalta la potenza seduttiva del profumo.

 

 

Il flacone rispecchia lo spirito della donna che indossa l’ eau de parfum. E’ agile, essenziale, dalle forme nette, ma viene addolcito da un rosa tenue di cui si tinge anche il pack. La scritta “a mano” del nome Gorgeous! caratterizza ulteriormente la fragranza, contrapponendo sensazioni di giocosità e spensieratezza alla linearità della boccetta.

 

 

Gorgeous! è disponibile in versione Eau de Parfum nei formati da 30, 50 e 100 ml.

 

 

 

 

 

 

Haute Couture AI 2021/22: flash dalle sfilate di Parigi

Giambattista Valli

Con il persistere della pandemia di Covid e delle varianti del virus, una boccata di meraviglia non può che far bene. Le sfilate delle collezioni AI 2021/22 di Haute Couture ne hanno elargita ad ampie dosi, in certi casi andando in scena in presenza, in altri attraverso straordinari corti o video. Su VALIUM, a partire da oggi, troverete una selezione in due tranche delle collezioni, presentate a Parigi (tranne alcune eccezioni, vedi Valentino) durante la Haute Couture Week che si è tenuta dal 5 al 10 Luglio. A fare da comune denominatore sono state creazioni decisamente spettacolari: come se la creatività avesse raggiunto l’ apice nel tentativo di sconfiggere, o quantomeno esorcizzare, una realtà tuttora piuttosto drammatica.

 

GIAMBATTISTA VALLI

 

Vere e proprie architetture in tulle, lunghi strascichi, forme vaporose e scolpite da miriadi di plissè e di ruches: Giambattista Valli non cessa di stupirci con la sublimità della sua Couture. Acconciature cotonate in stile anni ’60 e voluminosi copricapi in piume completano i look, immortalati quasi per contrasto negli spazi labirintici, geometrici e massicci dello Spazio Niemeyer (sede del Partito Comunista Francese). La palette cromatica è sognante e fa sognare. Tonalità pastello come il rosa, il verde acqua, il giallo, il pesca e il menta si alternano all’ arancio, al rosso, al panna, al nero e al lime, combinandosi a volte tra loro e accentuando l’ eterea sofisticatezza dei look. Verso la fine del video che svela “Haute Couture 21”, a sorpresa, appaiono alcuni look maschili: lunghe mantelle nere, pizzo e piume a profusione evidenziano una allure da dandy, vagamente decadente.

 

Credits: Giambattista Valli Haute Couture

 

ARMANI PRIVE’

 

La collezione Armani Privè ci lascia senza fiato davanti a strepitosi giochi di colore, stoffe fluttuanti e impalpabili, texture talmente fluide da sembrare liquide. Lo stile signature di Giorgio Armani abbraccia la leggerezza e la luminosità: il tulle, il raso e la seta si combinano tra loro dando vita a un’ eleganza iper femminile, le paillettes tempestano gli abiti di sfavillanti riflessi, le linee sono morbide. La palette evidenzia nuance floreali e cromatismi cangianti: predominano il rosa confetto, il cipria, il magenta, il lilla e l’azzurro polvere affiancati da pennellate di argento e di verde smeraldo.

 

 

SCHIAPARELLI

 

Daniel Roseberry battezza la collezione “Matador” e omaggia l’ heritage surrealista della Maison: ogni creazione è artistica, preziosa ed eccentrica nel tipico Schiaparelli style. Il capo che più la identifica è il giacchino da torero, adornato da un tripudio di ricami che raffigurano occhi (un soggetto ricorrente nel Surrealismo) e dorati arabeschi barocchi, ma risaltano anche omaggi a Jean Cocteau x Schiaparelli (un miniabito con maniche ad anfora tempestate da rose in seta) e a Giacometti (i bijoux a forma di naso, bocca, e occhi in ceramica verniciata in oro). Elementi del corpo umano, basti pensare ai seni conici, diventano accessori, gioielli, ornamenti, fondendosi con texture originate dal contrasto duro/morbido, umano/tecnologico.E poi ci sono i colori: oltre al nero – che fa da leitmotiv – spiccano il bluette, il corallo, il rosa skocking e il salmone, gioiosi e giocosi.

 

 

IRIS VAN HERPEN

 

“Earthrise”, questo il titolo della collezione, esplora e omaggia l’ Anima Mundi: il mondo come un corpo unico con ogni organismo che lo abita. La Terra vive, palpita, respira. Una percezione avvertita da tutti gli astronauti dell’ Apollo 8 mentre, sul suolo lunare, vedevano il nostro pianeta sorgere dall’ orizzonte. Iris Van Herpen celebra una visione cosmica che coniuga la Terra con l’ immensità del cielo e dello spazio: non è un caso che nello splendido corto di presentazione appaia il volo “coreografico” della campionessa mondiale di paracadutismo Domitille Kiger. Gli abiti, simili a ricche ali fluttanti, si declinano in ogni gradazione di blu o in colori più tipicamente “terrestri” come il ruggine, il viola,il panna, il bianco, il verde, il nero. Forme scultoree, tulle danzante, stampe in 3D e lavorazioni futuribili, scaturite dal connubio tra innovazione tecnologica e artigianalità couture, sono l’ affascinante trait d’union che collega il respiro della Terra con il senso di libertà simboleggiato dai volteggi della Kiger nel cielo infinito.

 

 

(TO BE CONTINUED)

 

 

Orgasm on the Beach Cheek Palette di NARS, inebriante per i sensi e per lo sguardo

 

Di NARS avevo parlato qualche mese fa, in occasione del lancio della Bronzing Collection. E dato che è un marchio che ospito frequentemente in questo blog, non potevo non aggiornarvi sulle news che lo riguardano. La più recente è l’uscita di una capsule ispirata ad Orgasm, l’iconica nuance-simbolo del brand fondato da François Nars. La Orgasm on the Beach Collection, questo il nome della linea, è composta da svariati prodotti (due quad di ombretti, blush e rossetti declinati in texture molteplici, uno stick “multitasking”, una cipria illuminante), ma voglio concentrarmi su una novità assoluta: Orgasm on the Beach Cheek Palette, la palette che impreziosisce il viso di sfumature da mozzare il fiato. Le nuance che la compongono sono sei, tutte catturate nei magici istanti del calar del sole, e risultano perfette per qualsiasi tipo di incarnato. Con l’ abbronzatura, però, raggiungono il top del glamour, donando un’ allure sublimemente magnetica al volto. Tanto per darvi un’ idea, posso dirvi che le tonalità spaziano dall’ oro al bronzo, dal rosa pesca di Orgasm al corallo, dallo champagne al rosso…Sono i colori di un tramonto sul mare, che il crepuscolo rende ancora più vividi. Per ottenere l’ effetto “full color”, NARS si è avvalso di un tripudio di pigmenti puri in sospensione racchiusi in microsfere semi-trasparenti: una formula da cui originano gradazioni molto intense. La texture in polvere, leggerissima e scorrevole, permette di modulare i colori e di applicarli con estrema facilità. Le nuance si fondono con la pelle dando vita a cromatismi potenti, intrisi di riflessi. Orgasm on the Beach Cheek Palette, venduta in limited edition, è un tributo all’estate e alle sue “calienti” atmosfere; il look “baciato dal sole” che la contraddistingue regala fascino in dosi massicce. Non va trascurata, poi, la versatilità del prodotto.

 

 

Orgasm on the Beach Cheek Palette può essere utilizzata per illuminare il viso, ravvivarlo, scolpirlo e creare straordinari effetti tridimensionali: basta scegliere i pennelli ad hoc all’ interno dell’ ampia gamma proposta dal brand.

 

Veniamo ora alle sei nuance della palette. Nella foto qui sopra, dall’ alto a sinistra, potete ammirare Turtle Bay (un luminoso champagne pesca), Naples (un oro rosa metal), Mandalay (un bronzo caramello satinato), Montezuma (un luminoso pesca oro), Orgasm (un rosa pesca con riflessi oro), Zuma (un rosso satinato). La nuovissima cheek palette di NARS, non c’è che dire, inebria i sensi così come lo sguardo.

 

 

 

 

La cocenza dell’ amore

 

” Era la primavera, secondo le favole antiche, la stagione de’ rinnovati o comincianti amori: e anche questa è leggenda. Gli uomini, più insaziabili delle bestie, non hanno più, e forse non hanno mai avuto, una sola stagione per la cocenza dell’amore. E semmai l’hanno trasferita all’incandescente estate: già l’antichissimo Esiodo aveva notato che nell’agosto son più lascive le donne. Ma tutti i mesi, per l’uomo, sono ugualmente propizi, tanto più che l’amore entusiasmo, l’amore passione, l’amore pazzia, ai quali si riferivano i poeti e i trattati di Eros, vanno velocemente scomparendo dagli animi e dai costumi dei nostri popoli inciviliti fino all’imbecillità e oltre. “

 

Giovanni Papini, da “La spia del mondo”

 

 

 

 

 

La colazione di oggi: frullati e milkshake, healthy drinks versus golosità pura

 

Stiamo entrando nel cuore dell’estate, e includere un frullato o un milkshake nella prima colazione sarebbe l’ideale. Sono salutari, nutrienti, rinfrescanti ma soprattutto golosi, in particolare i milkshakes. Eppure li dividono differenze sostanziali: i frullati si avvalgono di frutta e verdura in dosi massicce, mentre i milkshakes contengono gelato e latte più un tripudio di delizie aggiuntive che li sormontano. Un esempio? Ghiaccio tritato, frutta di stagione, svariati tipi di scrioppo, granella di pistacchio, biscotti, montagne di panna e scacchi di cioccolato, proprio volendo esagerare. E’ chiaro che in questo caso la bevanda si tramuta in un pasto ghiottissimo, ma ad alto tasso di calorie. A voi la scelta, dunque, a seconda delle vostre esigenze e con la consapevolezza che gli eccessi non dovrebbero mai diventare la norma.

 

 

Cominciamo dal frullato: come ben saprete, è facilissimo da preparare. Bastano un frullatore e della frutta fresca, che si può alternare o mixare ad ortaggi e verdure. Per fluidificare la base è possibile utilizzare un po’ d’acqua, dei succhi di frutta o del latte vegetale, ma alcuni preferiscono esaltare la sua consistenza densa con una manciata di frutta essiccata o con spezie dolci come la polvere di vaniglia e di cannella. Naturalmente, i frullati contengono tutti gli elementi salutari della frutta e della verdura: le fibre regolarizzano l’ intestino, espellono le tossine e riducono il colesterolo in eccesso, mentre le vitamine e i sali minerali sono un toccasana che rende il frullato un pasto a tutti gli effetti.

 

 

Il milkshake è composto da tre parti di gelato e una di latte, ma se preferite tenere a bada le calorie non dovete far altro che dosare le proporzioni degli ingredienti a vostro piacimento (ad esempio, diminuendo la quantità di gelato). Oppure, utilizzate del gelato fatto in casa e del latte scremato, privo di zuccheri. Come ho già accennato, inoltre, meglio non esagerare con i “topping” straripanti di ghiottonerie: vanno bene solo se volete concedervi uno sfizio una tantum. Per godere dei benefici della frutta, invece, è sufficiente aggiungere qualche frutto fresco nel frullatore. Se volete ottenere una bevanda il più possibile rinfrescante, via libera al ghiaccio tritato tipico del frappè. Un consiglio basilare: il milkshake è perfetto per la prima colazione, la merenda o un’ uscita serale, ma non consumatelo mai dopo i pasti. E’ molto sostanzioso e, come il frullato, può essere considerato un alimento completo.

 

 

Qualche curiosità sul frullato e sul milkshake? Sono entrambi “born in the USA”. Il primo risale agli anni ’30, il decennio in cui venne lanciato il frullatore elettrico, il secondo è un classico del lifestyle americano: il film “Grease” e la serie TV “Happy Days” lo hanno decretato bevanda cult dei bar frequentati dai protagonisti. Gli anni ’50, infatti, coincisero con il suo boom. Ultimamente, la voga delle sperimentazioni culinarie ha dato vita a dei gusti particolarissimi sia per quanto riguarda i frullati che i milkshake. Tra i più insoliti, si segnalano il frullato al bacon (sì, avete capito bene…il noto salume britannico) e il milkshake alla birra, nello specifico la celebre Guinness: pare che il suo connubio con il gelato sia da leccarsi i baffi. Parlando di  milkshakes, qualche anno fa il fast food newyorchese “Black Tap” ne ha proposto versioni da mozzare il fiato: alti quasi mezzo metro, erano degli autentici capolavori architettonici arricchiti da bon bon variopinti, gelato a cascata, praline al cioccolato, enormi fragole, fette di torta, biscotti come se piovesse, litri di sciroppo, Nutella e torri di panna montata. Cliccate qui per visualizzarli direttamente sul feed Instagram di “Black Tap”!

 

 

 

 

 

La meravigliosa estate di Greta Boldini

 

Colori sorbetto, glamour e una femminilità che fonde sogno, portabilità e poesia: sono i segni distintivi della collezione Primavera Estate 2021 di Greta Boldini, il brand co-fondato a Roma, nel 2011, dal designer Alexander Flagella. Flagella ha saputo creare uno stile unico, del tutto inconfondibile, originato da un connubio tra la più squisita tradizione sartoriale e la ricerca nella tecnica delle lavorazioni. A fare da fil rouge sono i tessuti pregiati, di alta qualità, “scolpiti” o resi duttili in base all’ ispirazione che anima ciascuna creazione. Per la stagione calda attuale, il mood predominante esalta indizi eterei e al tempo stesso sensuali. Oufit a costine che scivolano sul corpo, maniche a sbuffo amplificate a dismisura,  ruches che plasmano interi abiti, fantasie Vichy movimentate da enormi colletti a punta, vestiti sottoveste invasi dalle piume, bordature volant, sognanti prom dress in tulle si alternano seguendo una palette cromatica ben precisa. E’ costituita da pochi colori ricorrenti, perfettamente in linea con l’ imprinting aggraziato/fascinoso della collezione: il lilla, il rosa, il lime, l’arancio, il bianco, il giallo, l’oro…Ognuno a definire la storia raccontata dal look, a sottolineare il suo essere protagonista. Colpiscono gli abiti in tulle bamboleggianti, impalpabili, impreziositi da volant fluttuanti come onde del mare: meravigliosi. Non è un caso che “Meraviglioso” (un titolo che, peraltro, rimanda a una nota hit di Domenico Modugno) sia anche il nome della collezione Primavera Estate 2021 di Greta Boldini.