“Tramonto”, una poesia di Antonia Pozzi

 

Fili neri di pioppi –
fili neri di nubi
sul cielo rosso –
e questa prima erba
libera dalla neve
chiara
che fa pensare alla primavera
e guardare
se ad una svolta
nascano le primule –
Ma il ghiaccio inazzurra i sentieri –
la nebbia addormenta i fossati –
un lento pallore devasta
i colori del cielo –
Scende la notte –
nessun fiore è nato –
è inverno – anima –
è inverno.

(da “Parole”, Mondadori, 1939)

 

Coprirsi

 

E’ arrivato il momento di coprirsi. Magari con una bella pelliccia: ecologica, naturalmente. L’inverno 2026 sancisce la fine della tendenza-colore, privilegiando materiali soffici e rigorosamente in tonalità naturali. L’eco fur, poi, non è mai sola: la affiancano guanti, cappelli, stole, cappucci e paraorecchie in finta pelliccia. Perchè esagerare è lecito, se gli animali rimangono al sicuro.

 

Foto via Unsplash

 

“Come ti cucino la tivù”: il nuovo libro di Aldo Dalla Vecchia che mescola memoria, gusto e poesia

 

Ci sono libri che non si limitano a raccontare: invitano a sedersi, ad assaggiare, a ricordare. “Come ti cucino la tivù”, il nuovo volume di Aldo Dalla Vecchia pubblicato da QUBI’ Editore , accoglie il lettore come una cucina impregnata di sapori e calore familiare, dove la televisione italiana diventa un ingrediente da mescolare con ironia, cultura pop e un pizzico di nostalgia. Dalla Vecchia, autore televisivo e giornalista con quasi quarant’anni di esperienza, firma qui il suo venticinquesimo titolo. E lo fa con un’idea tanto semplice quanto geniale: raccontare la storia dei programmi di cucina e, allo stesso tempo, trasformare la TV in un ricettario vivo, corale, affettuoso.

 

La copertina e il retro copertina del libro

 

Un viaggio nella cucina televisiva italiana

La prima parte del libro è un saggio brillante che ripercorre la storia dei programmi gastronomici televisivi, da “Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini” di Mario Soldati (1957) ai format contemporanei. È un percorso che attraversa epoche, linguaggi, stili di conduzione e modi di raccontare il cibo, mostrando come la cucina in TV sia diventata specchio dei tempi e rito collettivo. Dalla Vecchia osserva, analizza, ricorda. E lo fa con la serena minuzia che solo chi conosce davvero la materia può permettersi.

 

 

Ricette d’autore: quando la TV si mette ai fornelli

La seconda parte del volume è un piccolo teatro gastronomico: amici, colleghi, volti noti della televisione hanno donato all’autore una loro ricetta, interpretata dallo chef Fabrizio Damiano Casali e fotografata da Giulia Godeassi. Ne nasce un mosaico di sapori e personalità che rende il libro – arricchito dalla prefazione gourmet di Laura Marsadrivivo, conviviale, sorprendente. Ed è proprio qui che entra in scena una figura molto speciale

 

La Contessa Pinina Garavaglia insieme ad Aldo Dalla Vecchia

 

La Contessa Pinina Garavaglia, un volto amato dai lettori di MyVALIUM, e il tocco di poesia che illumina il libro

Tra le pagine del volume, come un dessert a sorpresa servito alla fine del pasto, compare la Contessa Pinina Garavaglia. Chi segue MyVALIUM.it la conosce bene: è apparsa più volte tra le sue pagine virtuali, con il suo stile inconfondibile, i cappellini scenografici, la sua ironia elegante e quella vena poetica che la rende immediatamente riconoscibile. È una presenza che i miei lettori hanno imparato ad amare, e ritrovarla qui, in un contesto così giocoso e culinario, crea un ponte naturale tra il libro e la nostra piccola comunità. La sua poesia divertissement, “L’amore è un dolce a strati”, è un dessert letterario che chiude il volume con grazia e leggerezza. Il testo sembra scritto apposta per questo libro: colorato, goloso, teatrale, capace di trasformare un sentimento in una torta a piani rialzati, dove ogni strato aggiunge sapore e poesia. La partecipazione della Contessa non è un semplice cameo: è un contributo che impreziosisce il progetto editoriale, aggiungendo quella nota di eleganza eccentrica che solo lei sa sfoggiare. In questo blog, Pinina Garavaglia ha lasciato più di un’impronta: ritrovarla nel libro “Come ti cucino la tivù” è come rivedere un volto familiare.

 

La poesia divertissement della Contessa

Le proposte per una colonna sonora da accompagnare al libro di Aldo Dalla Vecchia

 

Un libro da gustare, pagina dopo pagina

“Come ti cucino la tivù” è un libro che si legge con il sorriso. È un invito a guardare la televisione con occhi nuovi, a riconoscere nei suoi sapori un pezzo della nostra storia, a lasciarsi sorprendere da un progetto editoriale che unisce cultura pop, memoria, cucina e poesia. È un libro che profuma di casa, di set televisivi, di ricette raccontate tra amici, di delizie culinarie e versi zuccherini, di storie che si intrecciano come ingredienti in una ciotola. Un libro che, come ogni piatto ben riuscito, lascia la voglia di un altro assaggio.

I VIP che hanno firmato una ricetta in esclusiva per “Come ti cucino la tivù”

I personaggi le cui ricette costituiscono la seconda parte del libro sono molteplici e provenienti da diversi settori professionali, ma in qualche modo hanno tutti a che fare con il mezzo televisivo. Ritroviamo i nomi di Roberto Alessi, direttore di Novella 2000, Lorenzo Arrigoni, autore televisivo, Annamaria Bernardini de Pace, avvocato, Edmondo Conti, produttore televisivo, Elisa D’Ospina, modella e conduttrice, Duccio Forzano, regista, Tessa Gelisio, conduttrice, Roberto Gerosa, architetto, Giovanni Macrì, il “dentista dei VIP”, Laura Marsadri, fondatrice e presidente del Festival Giallo Garda, Rosalba Piccinni, detta “la cantafiorista”, Santo Pirrotta, giornalista, Veronica Rossi, autrice televisiva, Enza Sampò, conduttrice,  Massimo Scaglioni, docente universitario, Elisa Scheffler, inviata, e Federico Skon, influencer.

Una nota personale

Confesso che scrivere di questo libro è stato un po’ come ritrovare vecchi amici: la televisione che ci ha accompagnati per anni, le ricette che sanno di convivialità, e soprattutto la Contessa, con la sua presenza luminosa e inconfondibile. C’è qualcosa di profondamente rassicurante nel vedere come certi fili — la cultura pop, la poesia, il gusto, la memoria — possano intrecciarsi ancora, creando nuove storie da condividere. E forse è proprio questo il bello: scoprire che, anche oggi, c’è sempre un nuovo sapore da assaggiare e una nuova pagina da gustare insieme.

Tre ricette d’autore

Le polpette di Roberto Alessi, direttore di Novella 2000

 

La pasta e pesto con gambi di asparagi di Tessa Gelisio, conduttrice televisiva

 

Le polpette al sugo con polenta concia di Rosalba Piccinni, nota come “la cantafiorista”

 

Il materiale fotografico e le ricette sono stati gentilmente forniti da QUBI’Editore

 

Ondate di gelo

 

Un’ondata di gelo artico ha sommerso buona parte dell’Europa: ad essere coinvolti sono stati soprattutto la Scandinavia, dove in Svezia e in Norvegia le temperature sono scese, rispettivamente, a  40 e 42 gradi sottozero, e i paesi occidentali; basti pensare che la Germania ha raggiunto i – 20 gradi. L’arrivo del maltempo, di una tempesta destinata a sferzare la nostra penisola, è previsto per l’inizio della prossima settimana, ma pare che la responsabilità non sia da attribuire alle correnti artiche. Si parla, piuttosto, di uno scontro tra ondate di aria fredda provenienti dall’Atlantico del Nord e di aria calda del deserto del Sahara, una collisione che scatenerà un vero e proprio ciclone sul Mediterraneo. Intanto, in Europa, gelo e neve continuano a farla da padrone. Diversi aeroporti sono stati chiusi e le temperature non accennano a salire. La neve abbondante, infatti, contribuisce a mantenerle su valori minimi: quando il suolo è ammantato di neve, gela molto velocemente tramutandosi in un bacino di aria fredda costante. Per la fine di Gennaio, in breve, l’anticiclone tra Scandinavia e Nord Europa e gli scontri tra enormi volumi d’aria eterogenei non favoriranno  un miglioramento climatico. Tanto vale celebrare il gelo, la neve, il ghiaccio e tutti i suoi cristalli con una bella photostory.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Le Frasi

 

“La semplicità dell’inverno ha una profonda morale. Il ritorno della natura, dopo una stagione di splendore e prodigalità, alle abitudini semplici ed austere. “
(John Burroughs)

 

Gli scialli di Pavlovo-Posad, eccellenza artigianale e simbolo della Russia nel mondo

 

Come una ragazza russa nel gelo della Taiga siberiana: proteggersi dal freddo è un’arte che mixa funzionalità e stile. A risaltare è un accessorio iconico, lo scialle russo tradizionale di Pavlovo-Posad, in lana e ornato di vibranti stampe floreali. Le sue origini risalgono ad oltre due secoli orsono, quando lo si produceva artigianalmente a Pavlovo-Posad, una cittadina a 78 km da Mosca. Fu Ivan Labzin, un abitante del luogo, a fondare la fabbrica nel 1795; inizialmente avviò una produzione di scialli in seta di modeste proporzioni, ma un secolo dopo, nel 1860, la manifattura divenne azienda leader nel settore grazie a Yakov Labzin, nipote di Ivan, che alla produzione di scialli in seta affiancò quella degli ormai celebri scialli in lana decorati. Con la Rivoluzione d’Ottobre, l’impresa fu nazionalizzata e all’epoca della Seconda Guerra Mondiale si dedicò principalmente alla realizzazione dei tessuti per le divise dell’Armata Rossa. La partecipazione all’Esposizionale Universale di Parigi nel 1937 segnò un punto di svolta per la fabbrica, che si fece conoscere in tutto il mondo; all’Esposizione Mondiale di Bruxelles del 1958, gli scialli di Pavlovo-Posad ricevettero addirittura la Gran Medaglia d’Oro: da quel momento in poi, vennero inclusi nel patrimonio culturale russo divenendone un potente emblema identitario. Ma come sono fatti, esattamente, gli scialli Pavlovo? L’ispirazione attinge al folklore russo, alla sua arte e alla sua cultura. Il materiale che predomina è la lana, alternata alla seta e al misto cotone. Le dimensioni sono molto ampie, i colori vivaci; il loro “marchio di fabbrica” è costituito dalle elaborate stampe floreali, con disegni tuttora realizzati a mano (su sfondo prevalentemente scuro) prima che vengano impressi sul tessuto. Anche le frange sono applicate in modo manuale. Le tonalità e la ricchezza dei motivi ornamentali rappresentano le caratteristiche principali degli scialli di Pavlovo-Posad, un prodotto artigianale di alta qualità tramutatosi in un simbolo della Russia nel mondo.

N.B.: le immagini sono state reperite in una piattaforma foto e non rappresentano necessariamente gli scialli Pavlovo-Posad.

 

Foto via Unsplash

 

Dry January: il buon proposito più popolare del 2026

 

E’ il buon proposito per il 2026 più “gettonato” di tutti: il “dry January” (letteralmente “Gennaio a secco”, dove con “a secco” si intende “senza alcol“) è un obiettivo che si sono dati in moltissimi, per iniziare l’anno nuovo. Dopo i bagordi natalizi, infatti, sale il numero di coloro che scelgono di fare a meno del consumo di alcol per un mese intero, naturalmente quello di Gennaio; si parla di milioni e milioni di persone sparse, badate bene, in tutto il mondo. Ma cosa comporta, in termini di benessere, una decisione del genere? Sicuramente, nient’altro che benefici: secondo numerose ricerche scientifiche, pare che eliminare l’alcol influisca positivamente sui valori della pressione sanguigna, riduca la concentrazione di zuccheri nel sangue, aiuti a smaltire i chili superflui, sia un toccasana per la salute del fegato, migliori il riposo notturno e stabilizzi l’umore.

 

 

Recentemente, enti come l’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità), l’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), i NIH (National Institutes of Health) degli Stati Uniti e il nostro Ministero della Salute hanno redatto studi incentrati sui rischi legati al consumo di alcol, dove è emerso che da quest’abitudine scaturiscono molteplici conseguenze dannose per la salute. Secondo il “Global status report on alcohol and health and treatment of substance use disorders”, pubblicato dall’OMS nel 2024, bere alcolici espone al rischio potenziale di contrarre ben 200 patologie, alcune di esse molto gravi. Le regole di non bere regolarmente in modo massiccio e di evitare di alzare il gomito andrebbero scrupolosamente osservate; tuttavia, da ulteriori studi si evince che non esiste un livello di consumo “sicuro” rispetto all’alcol, e che anche un bere moderato pare possa comportare rischi.

 

 

Gli esperti reputano positiva anche una riduzione nel consumo di alcol: in poche parole, non è necessario restare del tutto “a secco”, ma può apportare benefici anche solo un consumo episodico, non sistematico, di alcolici (ribattezzato “Damp January”, “Gennaio umido”).  Per affrontare il Dry January o il Dump January, però,  occorre l’atteggiamento giusto: non servono un detox completo o un semi-detox, se per l’inizio di Febbraio si prevede di ricominciare a bere pesantemente. Innanzitutto, è essenziale concentrarsi cui benefici riscontrati in assenza dell’alcol, magari annontandoli, scrivendo riflessioni a tema. Dopodichè andrebbero formulati buoni propositi, se possibile, più a lungo termine. Perchè se privandoci dell’alcol abbiamo trovato giovamento per la nostra salute, per il nostro benessere, tanto vale programmare una riduzione (o un’eliminazione tout court) degli alcolici che si estenda anche al resto dell’anno.

 

 

Il Dry January, nella massiccia condivisione del proposito di fare a meno dell’alcol, rappresenta senz’altro una bella esperienza, un’avventura da vivere insieme ai nostri amici e a tante persone che, in tutto il mondo, hanno puntato sull’alcol detox. Se ci sentiremo bene affrontandolo, se il nostro corpo ci invierà segnali positivi, vale la pena di meditare sul rapporto che abbiamo con gli alcolici e trarne le dovute conclusioni. Per proseguire, di conseguenza,  lungo un percorso che conduce esclusivamente al nostro benessere.

 

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