Sulle tracce del Principe Maurice – Un Autunno di rinascita

 

L’ Autunno del Principe Maurice ha avuto inizio nella magica atmosfera del circo. Dal 23 al 27 Settembre, infatti, Maurizio Agosti Montenaro Durazzo (il suo nome all’ anagrafe) ha funto da Gran Cerimoniere di un evento unico nel suo genere, l’ International Salieri Circus Award: coniugando arte circense e musica classica, la prima edizione di questo festival ha addentrato il pubblico in un mondo incantato, onirico, grondante di fascino. Un mondo, al di là del puro intrattenimento a cui mira, permeato di vera e propria arte; di talento e sacrificio. Non è un caso che al Teatro Salieri di Legnago, in provincia di Verona, sia stato celebrato con un contest a cui hanno partecipato i più geniali artisti circensi. A proposito di circo, sapevate che anche Maurice è un professionista del settore? Nei panni del Clown Bianco da lui stesso ideato, “Il Principe”, ha preso parte a spettacoli allestiti sotto tendoni autorevoli quali quello del Circus Roncalli. E non stupisce, perchè come ben sapete l’ ironia è insita nel suo DNA! Lo ha dimostrato anche in TV, di recente, quando su Canale 5 è apparso tra i “diabolici” protagonisti di una burla ai danni di Antonio Zequila nel programma “Scherzi a Parte” (se ve lo siete perso, guardatelo a questo link). Ebbene sì, il nostro eroe sta cominciando a muovere i primi passi nell’ universo televisivo: un traguardo meritatissimo, per la leggendaria icona del Teatro Notturno. La nuova stagione, insomma, ha portato innumerevoli novità nella vita professionale del Principe. Ce le racconterà in questa intervista, alternando l’ entusiasmo per il ritorno a una quasi-normalità dopo l’ incubo Covid al disappunto per le riaperture contingentate dei club.

Ci ritroviamo dopo un’ Estate per te particolarmente rovente. Intanto è già arrivato l’ Autunno e l’Equinozio, il 22 Settembre scorso, ha sancito il suo ingresso. Per molti è un periodo di svolta, di nuovi progetti…un giro di boa. Che rappresenta, per te, questa stagione?   

L’ Autunno, innanzitutto, mi piace molto: è sontuoso – penso ai suoi colori – e anche misterioso per quello che porta con sé, Halloween in particolare…Tra l’altro, per me è stato foriero di cose meravigliose che mi sono accadute e che mi stanno accadendo. Dò il benvenuto a questo Autunno che spero sia di rinascita, anche se normalmente viene visto come un periodo che conduce al freddo e alla “morte” dell’Inverno. Per me, invece, è una sorta di Primavera dell’anima! Inoltre compio gli anni in novembre… E poi bisogna dire che l’Autunno, per il mondo dello spettacolo, corrisponde al preludio della stagione più importante: quella invernale. Evidentemente non è un caso che io lo adori.

 

Il Principe nelle vesti del suo Clown Bianco “Il Principe” a Vienna, con il Circus Roncalli

 

Su VALIUM, le tue ultime news risalgono alla serata degli Amen Spiritual Awards tenutasi alla Terrazza Biennale del Lido di Venezia. Cosa ci racconti dell’evento “I say a little prayer…for me”, che hai dedicato alle donne vittime di sofferenza fisica e morale? Pensi che possa diventare un appuntamento a cadenza fissa?     

Non solo diventerà un appuntamento a cadenza fissa, ma con il patron di Amen, Giovanni Licastro, abbiamo pensato di dedicare una docufiction, un film o una serie a queste storie. Vorremmo dar voce alle donne che normalmente pregano da sole e in silenzio, vorremmo che riuscissero a raccontarsi e a trovare sostegno nel loro sfogo, che al tempo stesso è anche una denuncia. Bisogna che le donne imparino a riportare le violenze subite, a proteggersi e ad affiancarsi a persone che le stimano – quindi le aiutano e le rispettano – come noi. Nell’ aria non c’è solo l’intenzione di ripetere gli Amen Spiritual Awards: il nostro gruppo si renderà promotore di un’iniziativa mainstream che darà risalto in tutto e per tutto a queste problematiche. Come ti accennavo, le storie che raccoglieremo verranno riprodotte in una sorta di fiction che le drammatizzerà e “illustrerà” i racconti delle donne. Starà a loro decidere se rimanere anonime o meno. Alcune situazioni sono molto pericolose, per cui suppongo che dovranno scegliere l’anonimato. Mentre casi come quello di Micol Rossi, che lotta con coraggio contro il morbo di Crohn, vanno sicuramente considerati esemplari e quindi divulgati senza vincoli di sorta: ha appena fondato con persone che vivono il suo stesso problema (non solo donne) un movimento che si chiama “Guerrieri Invisibili”, che si può contattare e coadiuvare sui social.

 

Alcuni scatti tratti dal Red Carpet e dal Gala dell’ evento “I say a little prayer…for me – Amen Spiritual Awards”. Nella foto qui sopra, da sinistra: Giovanni Licastro, Matilde Brandi, Micol Rossi e Christophe Mourey insieme al Principe

Come ci avevi preannunciato qualche mese fa, hai rivestito il ruolo di Gran Cerimoniere del prestigioso International Salieri Circus Award di Legnago: un festival (alla sua prima edizione) che celebra le arti circensi nella città natia di Antonio Salieri. Come hai vissuto quella straordinaria esperienza?

E’ stato pazzesco! E’ stato bellissimo innanzitutto perché la casa di produzione di questo evento, la ProEventi, è super efficiente e ha rappresentato una garanzia dal punto di vista organizzativo. Il festival è stato un esperimento nuovissimo: c’era una giuria prestigiosa, gli artisti erano pazzeschi, ma soprattutto c’erano dei giovani davvero entusiasti, che avevano voglia di mettersi alla prova e magari eseguivano per la prima volta le loro performance con composizioni classiche in sottofondo…L’ esperimento è riuscito in pieno. Abbiamo potuto conoscere meglio il personaggio di Antonio Salieri, che era stato, come dire?,  un po’ “travisato” dal film su Mozart, e da questa esperienza scaturirà senz’altro una voglia di recupero della cultura classica legata a Salieri, un grande del suo tempo. Era molto più conosciuto e di successo di Mozart, poi però è stato dimenticato: la sua era essenzialmente una musica di corte che rimaneva a corte. Ma quando le corti si sono estinte, l’interesse attorno a lui si è spento. Ora merita di essere rivalutato. In questa prima edizione del festival, per problemi di sicurezza associati al Covid, ci siamo dovuti privare di un’orchestra dal vivo. Dalla prossima edizione, tuttavia, potremo avvalerci della presenza di una nota orchestra; al momento non posso anticiparvi più di tanto. Secondo Antonio Giarola, lo stratosferico Direttore Artistico del festival e uno dei massimi esperti mondiali di Arte Circense, il fatto che la musica verrà eseguita dal vivo sarà molto importante. L’intento è proprio di elevare il circo a un’Arte vera e propria accompagnata dalla Musica d’Arte, facendo sì che entrambe si valorizzino reciprocamente e che si crei una commistione nell’ interpretazione davvero sentita, autentica. Della giuria facevano parte personaggi autorevoli: il Direttore di Palcoscenico del Moulin Rouge Thierry Outrilla, il Direttore del Casting del Cirque du Soleil Pavel Kotov, il Ministro della Cultura Ungherese Péter Fekete, che è anche il direttore e fondatore del Circo Stabile di Budapest, e poi Joseph Bouglione, Direttore del Cirque d’Hiver di Parigi…per farvi solo qualche nome. Il “parterre de roi” della nostra giuria, quindi, ha conferito subito grande importanza e dignità al festival. Anche gli artisti coinvolti erano di fama internazionale: 31 in tutto provenienti da 13 paesi, persino d’oltreoceano. E’ stata un’esperienza incredibile, non ultimo, per il loro slancio nell’ affrontarla! In apertura e in chiusura, il mio intervento artistico era affiancato da una performance del Piccolo Circo dei Sogni di Paride Orfei e Sneja Nedeva. Ha sede a Milano e oltre ad essere un’Accademia che divulga l’arte circense propone anche corsi di danza e di recitazione.

 

Maurice insieme a Arturo Brachetti, Presidente della Giuria dell’ International Salieri Circus Award

Act circensi all’ evento del Teatro Salieri di Legnago

Che rapporto hai con il mondo del circo? Immagino che tu sia molto attratto dalla sua magia e dalle atmosfere felliniane che lo permeano…

Ci hai proprio azzeccato! (ride, ndr.). Ho sempre subito la magia del circo e, se devo essere sincero, anche del fatto di poter vedere da vicino molti animali esotici (oggi una sensibilità diversa ci porta ad accantonare la visione negativa di un animale che si esibisce). Però devo dire che la sfida che gli artisti circensi lanciano ai loro corpi, quando con il sorriso sulle labbra eseguono evoluzioni che richiedono un sacrificio abnorme, mi affascina immensamente. La figura che io ho interpretato più volte, anche per circhi prestigiosi come il Roncalli o il Togni, è quella del Clown Bianco. Ti dò una notizia esclusiva che è conosciuta solo negli ambienti del circo: sono un clown ufficialmente, ho creato un nuovo clown che si distingue da qualsiasi altro pagliaccio non solo per il costume ma anche per il trucco. L’ho battezzato “Il Principe”. (ride, ndr) E’ un personaggio a sé stante nel mondo del circo, formalmente riconosciuto. Sono anche un po’ circense, come vedete! Una volta ho avuto l’occasione di intervistare Moira Orfei e lei mi raccontò degli aneddoti, delle cose talmente meravigliose sul circo da farmelo apparire ancora più affascinante…E’ un universo straordinario fatto di gente straordinaria. E poi ho conosciuto tanti altri personaggi, tra i quali il fondatore del Cirque du Soleil Guy Lalibertè che ha rivoluzionato il circo rendendolo più teatrale. Adoro anche il circo equestre, lo trovo molto elegante: i cavalli sono animali abituati a stare con l’uomo, la loro presenza è più compatibile con gli spettacoli circensi rispetto a quella delle bestie feroci.

 

Un’ altra immagine del clown “Il Principe” a Vienna

Con Elena Grossule, regista dell’ International Salieri Circus Award

Dalla provincia di Verona passiamo a Londra, dove a Settembre sei volato per raggiungere uno dei più grandi amori della tua vita: Grace Jones. Di questa eccezionale trasferta devi raccontarci proprio tutto…

Avevo tanta voglia di rivedere Grace, che dalla Giamaica si è trasferita temporaneamente a Londra. Era lì per ultimare un nuovo disco ma anche per stare vicino al fratello Chris, che aveva dei problemi di salute molto gravi. Siamo andati a trovarlo negli ultimi giorni della sua vita e questo fatto, seppur tristissimo, mi ha rincuorato perché sono riuscito a rivederlo e a stare al suo fianco. Chris Jones è mancato proprio in quei giorni, mentre eravamo a Londra. Per Grace era una sorta di fratello gemello, era molto attaccata a lui…Ma nella capitale inglese era volata anche per partecipare a una serata di gala destinata alla raccolta fondi per bambini bisognosi voluta da una Fondazione Reale, che ha organizzato uno spettacolo durante la London Fashion Week. Alla serata hanno preso parte molti stilisti, tra cui Philip Treacy; è stato un bellissimo evento. Chris era una persona carissima, dolcissima, che è stata di grande aiuto per Grace perché pur essendo anche lui un artista, in realtà ha dedicato la sua vita ad assistere la sorella. Lo porterò sempre nel cuore. L’ultima immagine che ho di lui risale a quando gli ho fatto visita prima che se ne andasse. Sono riuscito ad abbracciarlo, e lui ha poggiato la testa sulla mia spalla facendomi capire che era pronto… La prima volta che sono andato a trovarlo in ospedale, invece, non appena mi ha visto ha aperto le braccia e in italiano mi ha detto “Mauri, anche tu qui? Grazie, grazie!” Il fatto di avergli regalato un sorriso nella situazione in cui si trovava mi dà conforto.

 

Foto di gruppo a Londra. Al centro, tra il Principe e Grace Jones, c’è Paulo, il figlio che la diva ha avuto da Jean-Paul Goude

Una bella immagine di Chris Jones in Giamaica, prima che un male incurabile lo aggredisse

Toglimi una curiosità: com’è la “vera” Grace Jones? Al pubblico si mostra aggressiva, grintosa, seduttiva, fiera…una vera pantera, insomma. Ma a riflettori spenti è realmente così?

Grace Jones è una persona oltre ad essere un’artista, e ha tutte le sfumature emotive di una donna estremamente sensibile. L’ho vista così materna, così dolce nei confronti del fratello, e la ricordo molto affettuosa anche nei miei confronti. Certo, è una pantera: bisogna sapere come accarezzarle il pelo, perché se sbagli verso può darsi che ti tagli a fette con gli artigli! (ride, ndr.) E’ passionale, ma anche portatrice di un’umanità straordinaria e di una sensibilità incredibile…perché è una persona speciale. Quando stavamo insieme, spesso congedavamo il personale di servizio; lei cucinava per me e io lavavo i piatti. (ride, ndr.) I piatti li ha lavati molto raramente, Grace, però cucina benissimo: soprattutto le pietanze giamaicane! A Londra le ho procurato un piccolo barbecue, perché ogni tanto facevamo il barbecue in terrazza come una vecchia coppietta. E’ bello vivere questi Vip anche in una dimensione così pulita, semplice e serena. Penso di aver regalato a Grace tanta tranquillità, perché sono una persona pacifica e lei si lasciava piacevolmente contagiare dalla mia serenità. Poterle essere di conforto anche nel triste momento della scomparsa di Chris, per me è stato molto importante. Il nostro rapporto è di grande vicinanza: siamo rimasti i migliori amici l’uno dell’altra.

 

Grace Jones con il modista Philip Treacy, autore del copricapo che ha sfoggiato all’ evento “This is Icon” inserito nella London Fashion Week

Altri scatti dal charity show londinese “This is Icon”

Passo ora a una domanda clou. La sera del 4 Ottobre ti abbiamo visto in TV, precisamente su “Scherzi a parte”, dove eri impegnato nell’ investitura a conte di Antonio Zequila. E ti “dilettavi” sadicamente nel bacchettarlo, peraltro, mentre gli insegnavi il galateo della tavola! Potresti raccontarci qualche aneddoto, qualche dettaglio intrigante sul backstage dello scherzo?

(ride, ndr.) Voi avete visto solo un brevissimo estratto di quello che è successo con Zequila, perché noi con lui siamo stati in ballo dal primo pomeriggio fino a tarda notte. “Scherzi a parte” aveva bisogno di un personaggio come me: dovete sapere che, quando vengono fatti gli scherzi, tutti i protagonisti vanno a cercare su Google con chi hanno a che fare. Quindi, quando sono stato presentato c’è stata immediatamente una ricerca…Io sono un uomo di spettacolo, ma sono anche Principe, per cui mi hanno presentato col mio nome. L’ intera situazione era grottesca! Non so come si possa cadere in un tranello del genere, perché tutto era estremamente surreale. Faccio i complimenti a me stesso perché sono stato bravissimo, e me lo dico da solo! Ma anche tutti gli altri attori, soprattutto l’attrice che ha interagito con Zequila “in notturna”…Devo dirvi che su “Scherzi a parte” è tutto improvvisato (a parte il soggetto, molto particolareggiato), perciò non avevamo un “copione”. Certo, a volte gli autori ci davano ulteriori input da dietro le quinte con gli auricolari, soprattutto per rendere più credibile la vicenda. Per me è stata veramente una bella prova dal punto di vista professionale, mentre dal punto di vista umano…A Zequila è dispiaciuto moltissimo non essere diventato conte: non tanto per la ricchezza, quanto per il titolo. Perché lui ci credeva! A un certo punto ha chiamato al telefono sua madre, Ivana Trump, Barbara D’Urso e chi più ne ha più ne metta per dare la notizia: era davvero convinto di essere entrato a far parte dell’ aristocrazia. Poi, quando ha scoperto che era tutto uno scherzo, è rimasto delusissimo. Ed è dispiaciuto tanto anche a me, non sapevo come confortarlo…mi è venuto il magone. Zequila aveva proprio la velleità di diventare nobile. Ma che risate, quando lo redarguivo! Io la bacchettavo davvero, tant’è che mi diceva che gli stavo facendo male! Quello scherzo è stato troppo divertente…

Sul piccolo schermo ti vediamo sempre più di frequente. Diventare un volto fisso della TV ti piacerebbe?

Mi piacerebbe avere un salotto nel quale poter ospitare i miei amici artisti e raccontare un po’ di storie, oltre a organizzare il format incentrato sulle donne in difficoltà. Diciamo di sì! E’ arrivato anche per me il momento di cominciare a fare televisione, sempre che trovi uno spazio dove io abbia la possibilità di gestire me stesso. Dovrei avere il controllo della redazione, altrimenti non so se mi troverei davvero a mio agio. Oppure, potrei intervenire come opinionista nei settori di mia competenza. Sì, lavorare in TV mi piacerebbe molto! Adorerei condurre un talk show dove farei intervenire sia personaggi famosi che tutti coloro che hanno qualcosa da raccontare, perché secondo me abbiamo bisogno di ascoltarci, scambiare opinioni, dialogare…

 

Il Principe sul Red Carpet di “I say a little prayer…for me” con Alberto Barbera, direttore della 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Matilde Brandi, Emma Mach e Flavia Cavalcanti al Gala degli Amen Spiritual Awards

Cambiando argomento ed affrontandone uno molto attuale: cosa pensi della riapertura delle discoteche con capienze contingentate?

Sono felice che finalmente il Governo si sia degnato di prendere in considerazione il nostro settore. Del resto, ormai, si ballava ovunque tranne che nei luoghi deputati. Lo scorso weekend è stato il primo di “semilibertà” al ballo. Il contingentamento è assurdamente prudente e denota la confusione scientifica, e anche politica, che ancora domina la scena. Speriamo che l’effettivo miglioramento riguardo contagi e ricoveri dia adito ad uniformare le capienze con gli altri luoghi cosiddetti di assembramento. Giovedì 21 Ottobre faremo un punto della situazione con il Presidente del Silb Maurizio Pasca, esponenti politici ed esperti del settore. Penso che comunque sarà una gran bella festa soprattutto per i giovani, che meritano di divertirsi in luoghi adatti e belli con la musica che a loro più piace e di essere coccolati all’ infinito dopo tutto il sacrificio e il delirio degli ultimi tempi. Viva la musica, che è vita!

 

Maurice bacia Micol Rossi, una delle donne premiate con l’Amen Spiritual Award

Concludo questa serie di domande con il consueto focus sui tuoi progetti e su tutti quegli impegni che, essendo incalcolabili, ho tralasciato involontariamente (mea culpa!) nelle domande…A te la parola!

La mia più grande soddisfazione è che il 23 Ottobre sarò impegnato nei panni di Casanova a Monte Carlo. In collaborazione con Delia Grace Noble, all’ Hotel de Paris, sotto il patrocinio dell’Ambasciata Italiana nel Principato di Monaco e del Principe Alberto II, con le finalità di sempre, allestiremo il mio primo ballo in maschera: un’anticipazione del Carnevale di Venezia che speriamo di riuscire a fare in presenza l’anno prossimo e a cui si sta già lavorando con la partecipazione di VELA, la società partecipata che si occupa di tutti i grandi eventi veneziani. Anche il direttore di Rai Veneto, Giovanni de Luca, si è detto entusiasta di mettere a disposizione lo splendido Palazzo Labia per poter proporre una programmazione di classe, ma divertente, in vista del Carnevale. E dato che rientreremo ancora nelle celebrazioni del 1600simo di Venezia, verrà omaggiata anche la storia del Carnevale. Oltre a questo ho in previsione innumerevoli altri impegni, ma ve ne parlerò più avanti! Sostanzialmente percepisco una gran voglia, un gran fermento…Il desiderio di ricominciare a vivere e a godere dell’arte dell’intrattenimento e della bellezza in generale. 

 

Un annuncio da fare col megafono: sabato 23 Ottobre, a Monte Carlo, il Principe Maurice sarà il Maestro di Cerimonia del Gran Masked Ball!

 

Photo courtesy of Maurizio Agosti

 

 

Paris Fashion Week: flash dalle collezioni PE 2022

 

La Milano Fashion Week ci ha sorpreso con un gran finale: lo show di “Fendace”, ovvero Fendi visto da Versace e viceversa. Dal 28 Settembre fino al 5 Ottobre, poi, il popolo della moda si è trasferito a Parigi per assistere alla Fashion Week più lunga di tutte. In quasi dieci giorni di sfilate, sono state 97 le Maison che hanno svelato le proprie collezioni Primavera Estate 2022, di cui 37 in presenza e le rimanenti tramite corti, lookbook e filmati diffusi via web. A divulgarli sono stati, come sempre, i profili social dei vari brand e – non ultima – la Fédération de la Haute Couture et de la Mode, ma anche i défilé dal vivo si sono avvalsi del live streaming. La kermesse ha esordito con la sfilata di Kenneth Ize, il vincitore del Premio LVMH 2019, e si è conclusa con un evento d’eccezione: un fashion show organizzato da AZ Factory al quale hanno preso parte ben 49 griffe. Non si è trattato di moda tout court, bensì di un omaggio; un meraviglioso tributo corale ad Alber Elbaz, l’ indimenticato designer venuto a mancare (a causa del Covid) l’ Aprile scorso. Tornando alla Fashion Week e alle sue sfilate, sono andati in scena in presenza marchi quali – tra gli altri –  Balmain, Chanel, Chloé, Dior, Givenchy, Hermés, Isabel Marant, Miu Miu, Saint Laurent, Valentino, Andreas Kronthaler for Vivienne Westwood, Giambattista Valli e Louis Vuitton. Balenciaga si è invece affidato a uno show digitale molto discusso, al tempo stesso giocoso e velatamente critico: lo compongono un cartoon in cui la Maison invita i Simpson a sfilare a Parigi (Marge sognava da sempre di sfoggiare un abito Balenciaga, ma non poteva permetterselo) e un défilé sotto forma di red carpet, dove Vip o presunti tali indossano significativamente i capi della collezione Primavera Estate 2022. Questa edizione della Paris Fashion Week ha segnato anche il debutto di Charles de Vilmorin al timone creativo di Rochas e di Raf Simons alla sua prima collezione interamente femminile in collaborazione con Miuccia Prada, quella del marchio Miu Miu. Marine Serre si è servita di un corto (piuttosto controverso) per presentare le proprie creazioni; hanno optato per il digitale anche Cecile Bahnsen, Dries Van Noten, Situationist, Patou, Nina Ricci, Paul Smith, Issey Miyake, Andrw GN, Lutz Huelle, Germanier, Alexandre Vauthier, Anrealage, Dice Kayek, Zadig & Voltaire, Maison Margiela, Ungaro, Schiaparelli e Agnès B., per citarne solo alcuni. Ma passiamo ora alla selezione di VALIUM: il focus su quattro sfilate, e i relativi commenti, della Settimana della Moda parigina. Tra le belle e interessanti collezioni svelate nella Ville Lumière ho scelto quelle di Christian Dior, Givenchy, Valentino e Giambattista Valli.

 

DIOR

 

 

Maria Grazia Chiuri si interroga sul senso della moda ed esplora, al tempo stesso, la collezione Slim Look, che nel 1961 sancì l’esordio di Marc Bohan alla direzione creativa di Dior. Per completare la sua ricerca si avvale di una scenografia significativa: “Il gioco del nonsense”, riproduzione di uno dei celebri giochi da tavola (somiglia un po’ al gioco dell’ oca) creati da Anna Paparatti e realizzato dall’ artista stessa. Il nome non è un caso. “Penso che si debba accettare che la moda è un gioco”, spiega Maria Grazia Chiuri a VOGUE America; e “come in tutti i giochi, c’è una parte seria e una divertente”. La moda è un modo per esprimere noi stessi e per rappresentarci tramite l’abito, il fashion show la rappresentazione di questa rappresentazione: una sorta di arte performativa. La collezione è ricca di suggestioni Mod e ispirate alla Pop Art, agli anni ’60. Il rimando all’ estetica di Marc Bohan è evidente. Prevalgono linee nette, in puro stile Swinging Sixties, lunghezze mini, un color block che sottolinea le forme ed i volumi. La palette cromatica privilegia l’ arancio, il verde, il giallo, il rosso, il rosa, alternandoli al bluette, al bianco e al nero. Anna Paparatti “incasella” il tutto negli spazi del suo “Gioco del nonsense”, che ne diventa la speciale e pregnante cornice. Non dimentichiamo che la Paparatti, negli anni ’60, apparteneva al giro che gravitava attorno al Piper Club di Roma, locale leggendario e ricco di fermento artistico, culturale, musicale. Nei suoi spazi, visivamente “grafici” e coloratissimi, si sperimentava anche un nuovo modo di vestire. Chiuri si rifà a quell’ humus per pensare alla moda del dopo pandemia: prende come riferimento i cappotti lineari, i mini tailleur con piccolo colletto a punta, gli abitini ad A e con lunga zip frontale, avvicendandoli a look in tessuti hi-tech simili alle tenute esibite dai pugili durante un match, oppure ad outfit composti da bralette e minigonne in fantasie “jungle”, oppure ancora ad evening dress in stile impero ornati da grandi fiocchi. Abbondano i bermuda, gli shorts, fanno la loro comparsa miniabiti che rivisitano il look “Space Age” in un tripudio di frange argentate…Ma non c’è alcun indizio nostalgico, in questa rilettura. Il nuovo attinge al passato cogliendone l’ effervescenza creativa, l’ ottimismo, la giocosità. Delle basi da cui rinascere, in cui il “nonsense” acquista un senso profondo. 

 

 

GIVENCHY

 

 

La sfilata di Givenchy ha luogo su un pavimento ovale, completamente bianco, de La Defénse Arena: la location ideale per mettere in risalto una collezione sorprendente. Si inizia con una serie di look total black in neoprene, bolerini e corsetti ingentiliti da volants e ondulazioni accompagnati a minigonne ricche di sovrapposizioni. E’ costante la presenza di cuissardes in pelle altissimi, che inguainano le gambe pressochè per intero, e di zip frontali molto in linea con il tessuto hi-tech. L’allure è grintosa, sfrontata, quasi da dominatrice, le lavorazioni sono accuratissime e decisamente Couture. A partire però da un outfit rosso ruggine, dove la maglia a costine sfocia in una miniskirt “danzante” e i cuissardes si declinano in morbido camoscio, la collezione prende una piega più soave: nuove versioni dei look di esordio adottano nuance quali il beige, il grigio perla e il verde pastello, sfilano culotte in pizzo abbinate a una giacca strutturata e fascianti long skirt in tulle, con tanto di gorgiera in vita, adornate di ricami sparkling. Le linee alternano armonia e rigore, esaltando quest’ ultimo attraverso svariate giacche sleeveless e minimali. E’ a quel punto che la collaborazione di Matthew M. Williams con l’artista newyorchese Josh Smith si palesa. I suoi disegni risaltano su una maglieria multicolor tempestata di frange, capispalla dal sapore activewear, pull in knitwear con una manica che penzola a effetto sciarpa. I cuissardes, in vernice o camoscio, diventano parte integrante degli outfit. A concludere la sfilata, da cui si sprigiona un mood che coniuga seduttività e audacia, sono mise che riprendono le caratteristiche di quelle di apertura, però reinterpretate in color panna: i cuissardes si declinano esclusivamente in camoscio e i look acquistano accenti più romantici pur senza affievolire il coté strong. Il cerchio si chiude, ma la grinta imperante non viene meno.

 

 

VALENTINO

 

 

Anche Pierpaolo Piccioli ha riflettuto a fondo sul futuro della moda post-pandemia. Mai più torri d’avorio, esclusività ad oltranza, lusso per pochi privilegiati: queste le conclusioni scaturite dalle sue meditazioni. Il risultato è una collezione che rispecchia i nuovi valori della Maison Valentino, una splendida fusione tra l’ heritage più iconico e un mood estremamente rilassato e disinvolto. Aleggia un sapore anni ’70, riferito in particolare agli inizi della decade: l’ epoca, tanto per intenderci, in cui furoreggiavano icone unconventional quali Jane Birkin, Veruschka o Talitha Getty. Le linee delle creazioni sono fluide, i volumi ampi e fluttuanti. Predominano lunghe mantelle, long dress plissettati che ondeggiano a ogni passo, camicie sbottonate e con maniche che coprono l’ intera mano, bermuda abbinati a bluse talmente comode da somigliare a dei parka, e poi caftani, mini poncho…tutti rigorosamente accompagnati da sandali rasoterra alla schiava con lacci dorati che arrivano al ginocchio: una calzatura cult dell’ era già citata. Non è un caso che siano presenti capi ispirati all’ archivio Valentino di fine anni ’60: il miniabito bianco che apre la sfilata, con lunghi polsini plissé e una cascata di applicazioni floreali, rievoca quello della collezione “Total White” (1968) in cui fu immortalata Marisa Berenson, il cappotto tigrato che sfiora il pavimento rimanda al capospalla indossato da Veruschka nel 1969…Piccioli fa rivivere lo stile di un passato che la “Generation Z”, a cui si rivolge, non ha mai conosciuto, ma che troverà sorprendente nella sua reinterpretazione. La palette cromatica e gli accostamenti dei colori, come sempre, sono a dir poco mozzafiato: il viola ricorre alternato al giallo, al verde, al marrone, all’ oro, al fucsia, al bronzo, al rosso Valentino, sebbene il bianco e il nero non manchino. Colpiscono le policromie di turchese + verde, turchese + marrone e magenta, violetto + marrone, giallo + marrone + violetto. La collezione, inoltre, è stata esaltata da uno show pieno di significato. I modelli e le modelli, dopo aver sfilato nella location del Carreau du Temple, si sono riversati per strada, a portare la moda tra la gente. Avanzavano lungo la via adiacente all’ antico mercato coperto, davanti al folto pubblico che sedeva fuori dai café, generando un clima di partecipazione umanime. Pierpaolo Piccioli è riuscito alla perfezione nel suo intento: creare una moda viva, portabile, che coniuga un’ alta qualità sartoriale e uno chic spigliato. Una moda vibrante, proprio come questa collezione.

 

 

GIAMBATTISTA VALLI

 

 

La pandemia di Covid ha segnato un punto di svolta anche nella moda. La maggior parte dei designer si è concentrata sul cambiamento determinato da questa drammatica esperienza, ognuno reagendo a proprio modo. Giambattista Valli ha pensato ad una collezione di rinascita, inneggiante alla bellezza: dopo mesi di lockdown casalingo, chi non vorrebbe dire addio alle felpe e ai pigiami multiuso? Così, negli spazi più raccolti del Musée d’Art Moderne de Paris, ha presentato creazioni completamente all’ insegna della femminilità e del romanticismo. I look rievocano nuvole impalpabili, delineano un’ allure eterea ma anche molto sensuale. Gli orli spaziano dal corto al lungo, sia rasoterra che a metà polpaccio, le linee fasciano il corpo oppure si svasano in una corolla voluminosa. Ruches, ricami e fantasie floreali predominano, impreziosendo outfit composti da bralette e gonna o da abiti intrisi di grazia e charme. Il tulle e il pizzo sono materiali ricorrenti, arricchiti non di rado da accenti see-through. Svariati look sfoggiano bordure oro, altri sono ornati da un tripudio di piume; la femminilità viene accentuata da decori di perle e di cristalli. Un mood seduttivo permea tutte le creazioni, declinandosi in lunghe gonne asimmetriche forgiate da balze in tulle e in trasparenze con lingerie “a vista”. Ma anche i pantaloni trovano spazio, nel romanticismo intrigante della collezione: Valli li propone ampi, a vita alta, e li abbina a magliette in pizzo all over o al crop top. Gli accessori completano mirabilmente ogni look. I sandali gioiello fanno pendant con gli orecchini in pietre e strass, copricapi come un fez e un fazzoletto piumato annodato sulla nuca la fanno da padroni. I colori sono pastello, ma con “intermezzi” strong: trionfano il rosa delicato, il bianco e il lilla avvicendati al rosso, al corallo, al verde, al nero e al rosa acceso.

 

 

 

Dolci d’Autunno

 

Dolci d’ Autunno: la scelta è illimitata. I sapori intensi, la qualità e la varietà dei frutti di questa stagione fanno sì che ci si possa sbizzarrire nella realizzazione (o nell’ assaggio) di torte, biscotti e dolcetti di ogni tipo. Accanto alle zucche, alle castagne, ai fichi, all’uva, alle noci, alle mandorle, alle more e ai melograni fa la sua ricomparsa il cioccolato, che con i primi freddi si tramuta in una bomba di energia, e il miele spadroneggia insieme alle marmellate; ma quelli appena citati rappresentano solo alcuni degli ingredienti ricorrenti nei mesi che seguono all’ Estate e precedono il Natale. Autunno e dolci sono un binomio inscindibile. Perchè le temperature che calano incentivano il consumo degli zuccheri, ma anche perchè c’è più voglia sia di prepararli, che di consumarli. Dedicare un pomeriggio di pioggia all’ impasto di una torta è un’ occupazione allettante, così come gustare un delizioso dessert davanti al camino. Date un’ occhiata a questa gallery e fatevi venire qualche spunto…ne varrà la pena! Buon weekend a tutti.

 

 

 

Chi di notte sogna

 

” Chi di notte, dormendo, sogna, conosce un genere di felicità ignota al mondo della veglia: una placida estasi e un riposo del cuore che sono come il miele sulla lingua. Sa anche che la vera bellezza dei sogni è la loro atmosfera di libertà infinita (…). Il piacere del vero sognatore non dipende dalla sostanza del sogno, ma da questo: tutto quello che accade nel sogno, non accade solo senza il suo intervento, ma fuori del suo controllo. Si creano spontaneamente paesaggi, vedute splendide e infinite, colori ricchi e delicati, strade, case che non ha mai visto e di cui non ha mai sentito parlare. Compaiono degli sconosciuti che sono amici o nemici, benché chi sta sognando non abbia mai fatto nulla per loro né contro di loro. L’idea della fuga e l’idea dell’inseguimento tornano sempre, nei sogni, entrambe egualmente estasianti. Tutti dicono cose piene d’intelligenza e spiritose. È vero che, cercando di ricordarle durante il giorno, paiono sbiadite e senza senso perché appartengono a un’esistenza diversa; ma appena il sognatore si sdraia, la notte, il circuito si riallaccia e i sogni tornano a sembrargli stupendi. “

 

Karen Blixen, da “La mia Africa”

 

 

 

 

Il focus

 

Un ritorno: la frangia corta. Le passerelle delle collezioni Autunno Inverno 2021/2022 l’ hanno vista protagonista in moltissimi show. Alcuni esempi? Da Etro (vedi foto di copertina), da Borbonese, da Sportmax, da Dior, per citare solo qualche brand. Ma a prescindere dalla sua versione mini, la frangia spopola letteralmente. Le declinazioni sono infinite: lunga fin quasi a coprire gli occhi, piena, scalata, pari, asimmetrica, più lunga ai lati…Possiede una versatilità che affascina, ma non è solo questo il suo punto di forza. Innanzitutto, ringiovanisce il viso. Poi, dona un tocco di volta in volta più fresco, intrigante, iconico e sbarazzino all’hairstyle. Basta adottare una serie di accorgimenti e scegliere la frangia che più si armonizza con i propri lineamenti, con la propria personalità e con il proprio look abituale. Troppo geometrica e squadrata, ad esempio, potrebbe “appesantire” il volto ed evidenziarne gli eventuali difetti. Con la frangia mini, in genere, si va sul sicuro. Tranne nei casi in cui il viso è troppo tondeggiante: lo farebbe sembrare ancora più tondo. Per il resto, via libera. Anche perchè si è ormai emancipata dallo stereotipo che la voleva associata al vintage, ai look rétro tipo “Summer Jamboree”. La frangia corta è perfetta con qualsiasi stile la si coniughi, o quasi: Etro, sul catwalk, l’ ha abbinata ad outfit ricchi di frange, velluti e paisley pattern, Borbonese ad una collezione che mixa suggestioni Cottagecore e linee nette, pulite, tipiche dello chic milanese. Sportmax, dal canto suo, l’ ha accompagnata rigorosamente agli occhiali scuri e a un’ eleganza urban, in cui predominano i look monocromo, mentre Dior ha puntato sulla frangia corta (tra le altre acconciature) per esaltare creazioni ispirate al mondo delle fiabe. E voi, con quali mise la sfoggereste?

 

Etro

Borbonese

Sportmax

Dior

 

 

Tendenze AI 2021/22 – Oro di giorno

Valentino

 

Bagliori dorati pervadono le collezioni Autunno Inverno 2021/2022: niente a che vedere con l’ oro “natalizio”, piuttosto un’ode al colore più fulgido dello spettro cromatico indossato nella quotidianità. Non solo evening dress, tenute disco o look riservati ad occasioni speciali. L’ oro si trasferisce sulle giacche, sui pantaloni, sui capispalla e su abiti diurni a 360 gradi. Sarà che è una delle nuance di punta del foliage, o che la sua luminosità rimanda agli ultimi raggi di sole prima dell’ arrivo dell’ Inverno, ma la tonalità oro puro è un top trend di stagione. Perchè se non è tutt’ oro quel che luccica, l’ oro luccica indiscutibilmente.

 

Alberta Ferretti

Balmain

Versace

Chanel

Anrealage

Calcaterra

Burberry

Burberry

Zara

Michael Kors Collection

 

 

 

Replica Autumn Vibes di Maison Margiela: l’aroma e le atmosfere di un bosco autunnale

 

L’ Autunno sta diventando un vero e proprio filo conduttore dei contenuti di VALIUM. Bene: è arrivato il momento di celebrare la terza stagione dell’anno anche a livello olfattivo. “Autumn Vibes”, la nuova Eau de Toilette della collezione Replica di Maison Margiela, mi sembra la fragranza perfetta per questo scopo. Il suo nome è indicativo, evocativo al pari del suo aroma. Perchè “Autumn Vibes”, come tutti i profumi della linea Replica, racconta innanzitutto un’ atmosfera. Immaginate di assaporare dei momenti di evasione in un bosco autunnale, calpestando tappeti di foglie morte e percorrendo sentieri costeggiati da alberi millenari; tra i cespugli spuntano bacche dai colori intensi, l’ aria pungente vi sferza il viso. Il silenzio, di tanto in tanto, viene interrotto dal cinguettio degli uccelli e dallo scricchiolio del fogliame secco sotto i vostri piedi. Sono attimi di incanto, in cui la contemplazione della natura si accompagna al sentirsi un tutt’uno con essa. Le splendide tonalità della foresta, la metamorfosi a cui si sottopone la vegetazione, irradiano un fascino irresistibile, difficile da descrivere a parole. L’ Autunno è la stagione del mutamento: la natura si addormenta in attesa del risveglio che coinciderà con un nuovo ciclo produttivo. Ma anche così, mentre si accinge a immergersi nel suo torpore, non cessa di emanare meraviglia e suscitare stupore. L’ aroma di “Autumn Vibes” cattura questi precisi istanti, le sensazioni generate da una simile atmosfera.

 

 

Il legno di cedro e un accordo di muschio rievocano gli intensi sentori del bosco, il pepe rosa e il cardamomo l’aria frizzante e la “croccantezza” delle foglie morte sotto i piedi. La fragranza esordisce proprio con un’ inebriante combinazione di essenze di pepe rosa, coriandolo e cardamomo. Il cuore, speziato, si avvale di note di noce moscata, semi di carota e olibano, sempre sotto forma di essenza, mentre il fondo privilegia i legni tramite un mix di Labdanum Resinoid, essenza di cedro e assoluta di balsamo di abete. Il profumo che sprigiona “Autumn Vibes” è decisamente in linea con il suo nome; d’altronde, tutte le Eau de Toilette della collezione Replica traducono olfattivamente un determinato ambiente, un lasso di tempo, una situazione. Maison Margiela, non a caso, definisce la linea una “riproduzione di profumi e momenti familiari di svariati luoghi e periodi”. Qualche esempio? Le fragranze sono state battezzate “By the Fireplace”, “Jazz Club”, “Beach Walk”, “Music Festival”, “At The Barber’s”, “Coffee Break”, per citarne solo qualcuna.

 

 

“Autumn Vibes” si concentra sull’ Autunno e su tutte le emozioni che una passeggiata nel bosco è in grado di ispirare; è un inno alla natura in divenire di questa stupefacente stagione. Potete acquistare il profumo in versione travel size da 10 ml oppure in edizione classica, sempre con vaporizzatore, da 30 o 100 ml.

 

 

 

La colazione di oggi: le castagne, il “pane” dell’ Autunno

Ottobre = castagne: un’equazione che viene spontanea. Insieme alla zucca, infatti (che tratteremo a tempo debito), i frutti del castagno rappresentano un emblema dell’arrivo dell’ Autunno. E dell’ Autunno incarnano la suggestività più profonda. Pensate solo alle caldarroste degustate insieme al vino, meglio ancora se davanti al focolare…un’ immagine ricorrente, quando si vaga con la mente all’ inizio della stagione fredda. Ma oltre ad evocare tutta un’ atmosfera, le castagne sono ricche di proprietà benefiche. Comincio subito col dire che – ebbene sì – contengono parecchie calorie: gli zuccheri, declinati in amido, compongono l’ 84% del frutto della “Castanea Sativa” (questo il nome dell’ albero da cui ha origine). In compenso, però, le castagne racchiudono un’ alta quantità di fibre e di vitamina E, B2 e PP, accompagnate da minerali quali il potassio, il fosforo, il ferro, il magnesio, il calcio e lo zinco. Da questo mix scaturisce vigore puro, una vera e proprio bomba di energia. Ecco perchè i “marroni” sono spesso utilizzati per combattere la stanchezza, durante la convalescenza e dagli sportivi quando devono fare il pieno di sprint. Per contrastare gli effetti della copiosa dose di amidi, però, c’è un trucco: bisognerebbe diminuire (o addirittura eliminare del tutto) la quantità di pane che si ingerisce insieme a un pasto a base di castagne. Tanto per farvi un’idea, considerate che una decina di castagne contengono amidi in un numero pari a quello di 50 g di pane integrale. In più, le castagne sono prive di glutine e le fibre, di cui al contrario abbondano, diminuiscono drasticamente il quantitativo dei grassi compresi nel frutto. Riassumendo il concetto, dunque, dovrebbero essere sempre degustate evitando l’ abbinamento con cibi come appunto il pane, ma anche la pasta e le patate, ricche di amidi parimenti. 

 

 

Bisogna aggiungere che, proprio in virtù dell’ elevato contenuto di amidi racchiusi nelle castagne, l’ideale sarebbe consumarle durante i pasti brevi o gli spuntini. La prima colazione o la merenda, per esempio, oppure a pranzo o a cena, ma combinandole preferibilmente con le verdure. A noi, però, interessa la prima colazione: come inserire le castagne nel menu di inizio giornata? In modi innumerevoli. Torte, biscotti, budini, creme spalmabili (utilizzate anche per guarnire i dolci), mousse di castagne, sono solo alcune delle delizie a cui dà vita questo frutto tipicamente autunnale. Oppure, gustatele sotto forma di caldarroste: se le abbinate alla vaniglia o alla cannella in polvere otterrete, garantito, un connubio irresistibile.

 

 

Le ricette, comunque, sono numerose e tutte da leccarsi i baffi. Basti pensare che la farina di castagne viene utilizzata per preparare delle succulente crepes! Tramite una ricerca mirata sul web, potrete trovare una miriade di spunti. Accantonando l’ aspetto culinario per esplorare quello delle tradizioni e delle leggende associate al frutto ottobrino, scopriamo notizie estremamente interessanti. Le sue radici pare che risiedano nell’ antica Grecia: lì, in Tessaglia (una regione centrale del paese), sorgeva una città nel bel mezzo di vasti castagneti. I Romani, ghiotti di castagne a tal punto da decantarle nei componimenti poetici, non esitarono nel diffondere il castagno non solo in Italia, bensì in tutta Europa. Grazie alle loro proprietà nutrienti, le castagne vennero subito utilizzate dai poveri come pasto principale; abbiamo già visto, infatti, che la ricchezza di amidi del frutto fa sì che possa sostituire il pane (lo storico Senofonte, vissuto tra il 400 e 300 a.C., non a caso aveva battezzato il castagno “albero del pane”). Dal 1770 in poi, tuttavia, anche l’aristocrazia cominciò ad apprezzarle sotto forma di marron glacé. Con il passar del tempo, le castagne spopolarono soprattutto in versione “dessert”: in Francia era ricercatissima la crema di cioccolata e farina di castagne preparata dal dottor Bonneau, un farmacista parigino. Da allora, cucinate in modi incalcolabili, quei frutti divennero un “basic” della gastronomia europea.

 

 

Esistono moltissime leggende sulle castagne, sia correlate al loro aspetto che alla loro valenza di “pane dei poveri”. Una di queste, ad esempio, narra che le castagne, stanche di patire il freddo dell’ Inverno, chiesero al castagno che le aveva generate se avesse qualche consiglio da fornire al riguardo. L’ albero suggerì ai suoi frutti di convocare i ricci del bosco: avrebbero avuto, per caso, amici non più in vita a cui sottrarre il manto spinoso? Le castagne seguirono il suggerimento e i ricci le aiutarono di buon grado. Consegnarono loro una serie di manti ispidi e, da quel momento, le castagne rimasero per sempre al riparo dai rigori dell’ Inverno. Sapete, invece, perchè il guscio delle castagne si apre a croce? Racconta una leggenda che il popolo medievale, attanagliato dalla fame, avrebbe voluto nutrirsi di castagne, ma non poteva a causa delle spine dei loro ricci. Supplicò quindi San Benedetto affinchè venisse in suo aiuto; al che, il Santo benedisse i frutti e questi si aprirono formando una croce per onorare il sacrificio di Cristo. Sempre riguardo le spine dei ricci, esiste un’ altra leggenda: Dio aveva creato le castagne perchè potessero sfamare le popolazioni della montagna. Il loro guscio era liscio, apribilissimo. Ma il Diavolo, per impedire che la povera gente raccogliesse quei frutti, lo cosparse di spine. Non appena se ne accorse, Dio benedisse le castagne e il guscio, apertosi a forma di croce dopo il suo gesto, cadde a terra in modo che tutti i bisognosi potessero coglierlo facilmente.

 

 

 

 

La Contessa Pinina Garavaglia per Adriana Hot Couture: un’icona sulla passerella di uno dei brand più iconici della Milano Fashion Week

 

Prima di trasferirci a Parigi per ammirare le collezioni Primavera Estate 2022 presentate nella Ville Lumière, un approfondimento sulla Fashion Week milanese è d’obbligo. Soprattutto perchè voglio annunciarvi una favolosa news: la Contessa Pinina Garavaglia, che i fan di VALIUM conoscono benissimo anche grazie alla sua presenza ricorrente in questo blog, ha sfilato nelle vesti (è il caso di dirlo) di super special guest del brand Adriana Hot Couture, il più avantgarde tra i pilastri della “extravaganza” fashion. Tanto per darvi un’idea: un marchio scelto da star del calibro di Rihanna, Jaret Leto, oltre che – per rimanere entro i confini italici – da Miss Keta per il video di “Le ragazze di Porta Venezia”. Un concentrato di kawaii style e colori al neon, ruches all over e tulle a profusione, glitter e piume, romanticismo e seduttività sfrontata, sancito da una giocosità vertiginosa come le zeppe abbinate agli outfit, è il trademark della griffe fondata a Milano dalla fashion editor Elisa Zaccanti insieme a Rujana Cantoni, Greta Gerardi e Bianca Luini. Il binomio “arte e moda” rappresenta il cardine su cui Adriana Hot Couture poggia le sue basi, proponendo uno stile allegramente distante dal mainstream. La Contessa Garavaglia, da sempre ironica sperimentatrice di mode e modi sia nella sua attività di poetessa “dell’ Infusione” che nel circuito del clubbing, non poteva che essere la protagonista ideale del défilé Primavera Estate 2022 di questo brand emergente ma già iper acclamato.

 

 

La location? La casa dell’ artista Maurizio Cattelan, uno scrigno fatato, surreale e coloratissimo al pari delle creazioni indossate dalle modelle. Qui, in una sorta di Wunderkammer variopinta, lo show “Tacky Hangover” – che tradotto suona pressappoco come “post-sbornia kitsch” – è andato in scena lo scorso 24 Settembre. Ma Pinina Garavaglia non si è limitare a sfilare: i suoi ipnotici sonetti, alternati alla colonna sonora del sound designer Paolo Forchetti, hanno fatto da sottosfondo a buona parte della sfilata. “Se bastassero i nastri, i fiori, i colori/per scordare le pene, gli affanni, i dolori, che mai vincono chi crede, chi spera/ dall’ alba del suo mattino/fino all’ ombra della sera”…Così recitava uno dei componimenti di apertura, in apparente contrasto con l’ estetica caleidoscopica della collezione ma, a guardar bene, non troppo. Perchè se la forza d’animo appartiene a chi crede, a chi spera, a chi tiene a debita distanza dolori e affanni, è anche vero che la moda di Adriana Hot Couture è un inno esplosivo all’ ottimismo, alla vivacità, alla gioia di vivere.

 

 

Il 24 Settembre alle 18, dunque, ha avuto inizio una travolgente parata: su una passerella di pelliccia sintetica rosa bordata di fiori finti hanno sfilato, in una serie di audaci look a tinte fluo impreziositi da cappelli enormi e da un tripudio di ruches, le extravaganti dee di Adriana Hot Couture. La Contessa, personificazione vivente del mood del brand, è stata subito accolta da un’ ovazione. Ma se pensate che fosse “en pendant” con i cromatismi vibranti che si alternavano in passerella, vi sbagliate di grosso: Pinina Garavaglia ha lasciato senza fiato il parterre sfoggiando un lungo abito nero in lattice corredato da guanti in tinta e da un headpiece simile a una cuffia, sempre in lattice, cosparsa di ruches. Mentre avanzavano modelle in mini-outfit lingerie nei più disparati colori, la Contessa trionfava in un total black che sottolineava e ribadiva a chiare lettere la sua unicità. D’altronde, non stupisce. L’ indiscussa regina della techno made in Italy (rileggi qui l’ ultimo post che VALIUM le ha dedicato) con Adriana Hot Couture condivide l’ immaginario onirico e fiabesco, giocoso e deliziosamente naif, provocante e audace…(“Audace ci piace”, recita un suo celebre motto). Può quindi permettersi di declinarlo in nero pece senza alterarne lo spirito e i tratti identificativi. Perchè solo la Contessa Pinina Garavaglia, potentemente iconica oltre che ironica, è in grado di indossare un look corvino come se fosse vestita di rosa dalla testa ai piedi: lo stesso rosa che Adriana Hot Couture ha assurto a suo colore-emblema. Volete saperne di più? Stay tuned su VALIUM per un (meritatissimo) focus su questo intrigante brand che inneggia al massimalismo e all’ opulenza!

 

 

L’ onirica facciata della casa di Maurizio Cattelan
La Contessa Pinina Garavaglia in uno scatto nel backstage

Photos and videos courtesy of :

Contessa Pinina Garavaglia e Adriana Hot Couture