México

 

Un abito lungo, impalpabile, fluttuante, tinto di uno splendido blu oltremare (un colore che approfondiremo a breve). Nessun accessorio, solo una lunga chioma scura sciolta sulle spalle. Sullo sfondo, un’afosa e soleggiata ambientazione messicana: sono scatti che sintetizzano mirabilmente come anche il caldo più cocente possa coniugarsi con lo stile.

 

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Le Frasi

 

“Ho sempre pensato, come qualsiasi persona normale, che dietro a chi scrive ci debba essere necessità di scrivere, libertà, autenticità, rischio. Bisogna avere la forza della critica totale, del rifiuto, della denuncia disperata e inutile.”

(Pier Paolo Pasolini)

 

Il ghiacciolo e la sua storia

 

Mentre l’anticiclone africano sta raggiungendo il suo apice, con picchi di calore che sfiorano i 40 gradi, molti di noi cercano sollievo nei cibi e nei dolci freddi. Un esempio? Il classico ghiacciolo, acqua congelata e aromatizzata sostenuta da uno stecco di legno. La sua caratteristica principale sono i colori, vivaci e corrispondenti al gusto del gelato: bianco per il gusto al limone, arancione per quello all’arancia, verde per quello alla menta e così via. Ma il ghiacciolo è davvero rinfrescante? In realtà, offre un refrigerio temporaneo dal calore estivo. L’acqua di cui è composto, sicuramente, contribuisce a reidratare il corpo e ad abbassare la sua temperatura. Però non apporta nutrimento e contiene zuccheri aggiunti che fanno impennare la glicemia provocando, subito dopo, un crollo energetico. Per ovviare a tutto ciò, è consigliabile preparare i ghiaccioli in casa: utilizzare la frutta frullata permette di fare a meno degli zuccheri raffinati.

 

 

La storia del ghiacciolo è piuttosto singolare. Avreste mai detto che a inventarlo fu un bambino? Era il 1905 quando Frank Epperson, un undicenne di Oakland, California, lasciò distrattamente sul davanzale il bicchiere di acqua e soda che aveva mescolato con un bastoncino. Il freddo invernale, nottetempo, congelò completamente la bevanda. Il giorno dopo, Frank pensò di estrarre il ghiaccio che si era formato nel bicchiere e iniziò a gustarlo servendosi del bastoncino di legno. La sua idea fu talmente geniale che decise di brevettarla: il ghiaccio da gustare con lo stecco, un gelato  a cui diede il nome di popsicle, venne registrato nel 1923. In Italia il ghiacciolo arrivò molto più tardi, più o meno alla fine della seconda guerra mondiale, ma ottenne immediatamente ampi consensi.

 

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“Ma se il tramonto”, una poesia di Attilio Bertolucci

 

Ma se il tramonto dura sulle cime
degli alberi che chiudono la pianura
soffocata da brume estive, il cielo
è una leggera arida spoglia inerte.

Eterno giorno, che cos’è la morte
quando sui visi radianti si posa
la maschera lucente
del tramonto lentissimo di luglio?

Non c’è memoria più, non c’è speranza
nel transito fatale del tempo.

(da “Le poesie”. Milano, Garzanti, 2014)

 

Brezza, la nostra salvezza

 

Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare, ma per noi che sappiamo anche la brezza sarà preziosa.
(Rainer Maria Rilke)

 

Mentre le temperature continuano a salire, le previsioni meteo non ci prospettano una realtà troppo consolante: l’anticiclone subtropicale africano avanza a grandi passi, la terza ondata di calore ha già preso ufficialmente il via. E pare, purtroppo, che dovremo sopportarla più o meno per tutto il mese di Luglio. Aria condizionata a parte, quale potrebbe essere la nostra salvezza? Non ci resta che confidare nella brezza, quel venticello leggero che dà sollievo nelle giornate di bel tempo. Avete presente il ponentino che spira su Roma durante le torride serate estive? Sto parlando proprio di questo. La brezza è un fenomeno meteorologico tipicamente locale, un vento debole che raggiunge una velocità compresa, in genere, tra i 7 e i 20 km orari. Potremmo definirlo un vento periodico, poiché inverte la sua direzione ogni 12 ore circa, ed è determinato dalle diverse temperature che caratterizzano la terra e le masse d’acqua o le montagne e le vallate.

 

 

Possono esistere, infatti, due tipi di brezza: la brezza costiera, che spira dal mare in direzione della terraferma, e la brezza di monte e di valle, che spira dalla valle in direzione delle cime delle montagne.

 

 

La brezza costiera

Durante le ore diurne, la terra si scalda molto più rapidamente rispetto all’acqua. Quando il suolo, battuto dai raggi solari, raggiunge temperature elevate, la massa d’aria calda si innalza, scontrandosi con l’aria fresca che sovrasta la superficie del mare. Quest’ultima prevale sull’aria calda e, spirando verso la terraferma, la sostituisce generando una piacevole brezza. Nelle ore notturne avviene il fenomeno contrario: la brezza spira dalla terra in direzione del mare.

 

 

La brezza di monte e di valle

La modalità è piuttosto simile, ma entrano in gioco fattori diversi. La morfologia delle aree montuose riveste un ruolo fondamentale: durante il giorno, il sole colpisce le pendici dei monti, facendo sì che assorbano il calore emanato dai suoi raggi. L’aria calda, che dalle pendici si eleva in direzione delle vette, viene sostituita dall’aria fredda che spira dal fondovalle. Il movimento che si genera, diretto verso l’alto, origina la cosiddetta brezza di valle. Di notte, al contrario, l’aria fredda scende a valle dando luogo al fenomeno della brezza di monte.

 

 

Di qualunque tipo sia, la brezza si rivela, comunque, essenziale per rendere più sopportabili le infuocate temperature che caratterizzano ormai la stagione calda.

 

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Il luogo: tra i vicoletti di Mdina, “Città del Silenzio” e antica capitale di Malta

 

Quando si nomina Malta vengono subito in mente le sue spiagge, le baie della celebre Laguna Blu, le spettacolari grotte marine nei pressi di Zurrieq. Ma quest’isola del Mediterraneo possiede un patrimonio sconosciuto ai più: sto parlando di Mdina, l’antica capitale, detta “La città del Silenzio”. Situata su una collina a 15 km da La Valletta, dalla quale la separano vasti oliveti e piantagioni di fichi, Mdina è una città fortificata, un  autentico museo a cielo aperto ricco di testimonianze architettoniche medievali e barocche. Per visitarla, però, non potete avvalervi dell’auto: Mdina è un concentrato di vicoletti e palazzi in pietra calcarea dove l’accesso ai veicoli a quattro ruote è consentito solo ai residenti. La posizione della città, a quasi 200 metri di altezza sul livello del mare, la rende un luogo perfetto per ammirare i panorami di Malta. Ma perchè l’appellativo di “Città del Silenzio”? Il motivo è molto semplice. Mdina è un’oasi tranquilla, composta da vicoli e piazzette in cui abitualmente risuonano soltanto i passi dei turisti o dei suoi abitanti. Inoltre, pare che oggi vi risiedano circa 300 persone: un numero piuttosto esiguo che tuttavia non fa che accrescere il suo fascino prezioso. Non è un caso, infatti, che la maestosa porta d’accesso alla città, la Porta di Mdina, edificata nel 1724, sia apparsa nella prima stagione della serie TV “Il Trono di Spade”.

 

 

La storia della città

Le origini di Mdina sono molto antiche. Furono i Fenici a fortificarla; correva l’anno 1000 a.C. e ritennero che la sua altitudine, la sua posizione nel cuore dell’isola di Malta, fossero altamente strategiche. Successivamente, Mdina entrò a far parte dell’Impero Romano e prese il nome di Melite. Nel 60 a.C. anche San Paolo approdò a Mdina, dove rimase per tre mesi in seguito a un naufragio occorso mentre viaggiava verso Roma. A dare l’impronta alla città, però, furono gli Arabi, che conquistarono Malta nell’870 d.C. Gli Arabi ribattezzarono Mdina, ovvero “città fortificata”, l’antica Melite romana, e modificarono il suo assetto urbanistico costruendo il labirinto di vicoletti e le massicce mura, oltre che il fossato che la separa da Rabat. Nel 1091 d.C., l’arrivo dei Normanni pose fine al dominio arabo e Mdina entrò a far parte del Regno di Sicilia. La città rimase capitale dell’isola fino al 1530, quando l’imperatore Carlo V cedette l’arcipelago maltese ai Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni, che poi presero il nome di Cavalieri di Malta. Proprio durante la supremazia di questi ultimi, nel 1693, Mdina fu colpita da un forte terremoto che distrusse alcuni dei monumenti più importanti della città. Tuttavia, grazie a una solerte opera di restauro, oggi possiamo continuare ad ammirare sia tutti i suoi edifici che le sue mura.

 

 

Cosa vedere

Le Mura. Sono la caratteristica della città, restaurate dall’architetto Charles- François de Mondion dopo il tremendo terremoto del 1693. Nella zona alta di Mdina, poi, è possibile godere di stupefacenti scorci panoramici.

La Cattedrale di San Paolo. In puro stile Barocco, si contraddistingue per i due campanili annessi alla facciata. Su di essi compaiono due orologi: il primo indica l’ora, il secondo i mesi e i giorni dell’anno; secondo una leggenda, il secondo orologio sarebbe servito per raggirare il demonio. Non mancate di visitare il Museo della Cattedrale, ricco di dipinti e di cimeli di arte sacra.

Palazzo Vilhena. Un altro imponente edificio Barocco che risale al 1730. Ospita il Museo di Scienze Naturali, dove è possibile ammirare, tra l’altro, una grande quantità di minerali e di riproduzioni della fauna autoctona. Lateralmente al Palazzo si staglia la Torre dello Stendardo, incastonata nelle mura di Mdina.

Palazzo Falson. Edificato nel 1495, fu residenza di molte famiglie aristocratiche. Al suo interno, il cortile ospita una spettacolare fontana. Nelle 17 stanze visitabili si rimane incantati esaminando le splendide collezioni degli antichi proprietari del Palazzo, come quella di libri storici.

I vicoletti. Sono imperdibili, altamente suggestivi e costellati di botteghe artigianali dove si esegue la lavorazione del vetro.

 

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Tra fasi lunari e superstizione: i proverbi che la saggezza popolare ha dedicato alla Luna

 

Se il Sole è il Re dell’estate, la Luna potrebbe essere considerata la Regina. Decantata da poeti, artisti e scrittori sin dalla notte dei tempi, ha sempre rivestito un ruolo importante presso le popolazioni rurali: le fasi lunari erano, e sono tuttora, un punto di riferimento per attività agricole come la semina, il raccolto e la potatura. Se volete approfondire l’argomento, vi invito a cliccare qui. Oggi esamineremo, invece, quali detti la saggezza popolare ha dedicato all’astro che, a dire degli agricoltori, orienta l’andamento dei lavori nei campi. E tanto più a Luglio, il mese della mietitura e della preparazione del letto di semina per le colture autunnali. Ma come appare la Luna nei proverbi? Incarnazione del principio femminile per eccellenza, è definita volubile, bugiarda, incostante“Donna e luna, oggi serena e domani bruna”, recita un noto detto toscano. Poi, naturalmente, esistono i riferimenti alle fasi lunari, a cui si aggiungono numerosi adagi intrisi di superstizione. E’ estremamente affascinante, in sintesi, scoprire come la cultura agreste abbia cercato di decifrare e di descrivere l’astro più misterioso e magnetico del firmamento.

 

 

Gobba a levante, luna calante; gobba a ponente, luna crescente.

 

 

Chi taglia a luna nuova, fa mala prova.

 

 

La luna è bugiarda; quando fa C, diminuisce e quando fa D, cresce.

 

 

Quando la luna ha il culo in molle, piove, voglia o non voglia.

 

 

Quando scema la luna, non seminar cosa alcuna.

 

 

Luna nuova, tre giorni in prova.

 

 

Quando la luna è tonda, essa spunta e il sol tramonta. 

 

 

Luna pallida annuncia la pioggia, la rossa marca il vento e la chiara promette il bel tempo.

 

 

A luna scema non salare, a luna crescente non tosare, se vuoi risparmiare. 

 

 

Tempo, vento, signor, donna, fortuna, voltano e tornan come fa la luna.

 

 

Sega l’erba a luna nuova e la vacca al bisogno trova.

 

 

L’anno di tredici lune, fa piangere i bimbi nelle cune.

 

 

Luna mercolina è peggio di tempesta e brina.

 

 

La luna, regge il lume ai ladri.

 

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Hippie Beach

 

L’estate è vita all’aria aperta, contatto con la natura, libertà…con la brezza marina che scompiglia i capelli e l’andirivieni delle onde che, scandito da un ritmo ciclico e antichissimo, invita a un nuovo rendez-vous con il mare. A un anno esatto dal Sessantesimo della Summer of Love, che a San Francisco, all’insegna del motto “Love and Peace”, convogliò una miriade di giovani hippie, torna il post che MyVALIUM dedica ogni anno alla moda, agli ideali e alle suggestioni del movimento dei “figli dei fiori”.

 

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“A lume di luna”, una poesia di Konstantin Dmitrievič Bal’mont

 

Quando la luna sfavilla nella notturna foschia
con la sua falce tenera e lucente,
la mia anima aspira a un altro mondo,
ammaliata da lontananze infinite.
Ai boschi, ai monti, alle candide cime
io mi affretto nei sogni come uno spirito infermo,
io veglio sul mondo tranquillo
e dolcemente piango e respiro la luna.
Assorbo questo pallido splendore,
come un elfo vacillo in una rete di raggi,
ascolto il silenzio loquace.
Mi è lontano il tormento del prossimo,
mi è straniera la terra con la sua lotta,
sono una nube, un alito di brezza.