Andar per funghi

 

” Sono i giorni più belli dell’anno. Vendemmiare, sfogliare, torchiare non sono neanche lavori; caldo non fa più, freddo non ancora; c’è qualche nuvola chiara, si mangia il coniglio con la polenta e si va per funghi. Noialtri andavamo per funghi là intorno; Irene e Silvia combinarono con le loro amiche di Canelli e i giovanotti di andarci in biroccino fino a Agliano. Partirono una mattina che sui prati c’era ancora la nebbia; gli attaccai io il cavallo, dovevano trovarsi con gli altri sulla piazza di Canelli. (…) Quel giorno venne un grosso temporale, lampi e fulmini come d’agosto. Cirino e la Serafina dicevano ch’era meglio la grandine adesso sui funghi e su chi li cercava che non sul raccolto quindici giorni prima. Non smise di piovere a diluvio neanche nella notte. Il sor Matteo venne a svegliarci con la lanterna e il mantello sulla faccia, ci disse di stare attenti se sentivamo il biroccio arrivare, non era tranquillo. Le finestre di sopra erano accese; l’Emilia corse su e giù a fare il caffè; la piccola strillava perché non l’avevano portata a funghi anche lei.”

 

Cesare Pavese, da “La luna e i falò”

 

 

 

 

 

 

Sulla strada

 

” E così in America quando il sole tramonta e me ne sto seduto sul vecchio molo diroccato del fiume a guardare i lunghi cieli sopra il New Jersey e sento tutta quella terra nuda che si srotola in un’unica incredibile enorme massa fino alla costa occidentale, e a tutta quella strada che corre, e a tutta quella gente che sogna nella sua immensità, e so che a quell’ora nello Iowa i bambini stanno piangendo nella terra in cui si lasciano piangere i bambini, e che stanotte spunteranno le stelle, e non sapete che Dio è Winnie Pooh?, e che la stella della sera sta tramontando e spargendo le sue fioche scintille sulla prateria proprio prima dell’arrivo della notte fonda che benedice la terra, oscura tutti i fiumi, avvolge le vette e abbraccia le ultime spiagge, e che nessuno, nessuno sa cosa toccherà a nessun altro se non il desolato stillicidio della vecchiaia che avanza, allora penso a Dean Moriarty, penso perfino al vecchio Dean Moriarty padre che non abbiamo mai trovato, penso a Dean Moriarty. “

 

Jack Kerouac, da “Sulla strada”

 

 

 

 

 

Nottate milanesi

 

” E poi è stato grazie a quei primi fumetti che sono arrivato a Milano, e ho cominciato a spassarmela. Lavoravo tanto, ma riuscivo anche a godermi le nottate milanesi, che erano intensissime. Soprattutto al Capolinea, storico jazz club sui Navigli. C’era una band fissa, con ospiti che si alternavano di volta in volta. Lì ho visto e sentito spesso Enzo Jannacci. Ed era bellissimo anche andare nel quartiere di Brera, quello degli artisti. E dei ribelli. A Brera ho conosciuto Andrea Valcarenghi di “Re Nudo”, un leader assoluto della controcultura. Di quelle notti ero uno spettatore. Bevevo con gli occhi e con le orecchie quello che vedevo, ed era tutto straordinario. E si beveva anche nel senso più comune, parecchio. Certe “mattine” cominciavano a mezzogiorno, con un gran mal di testa. I tipi che si incontravano, al Capolinea o nei locali di Brera, stavano cambiando il mondo. Ero affascinato da quegli ambienti milanesi, ma non stupito, perchè avevo già respirato quell’ aria nuova a Venezia, tra il ’67 e il ’68. Ma anche prima, per la verità: alla Biennale di Venezia del ’64, in cui avevano presentato la pop art americana. Mentre dall’ Inghilterra stavano cominciando ad arrivare le canzoni dei Beatles e Rolling Stones, in Italia si ascoltava anche De André. Per me, giovanissimo, era stato un cambiamento culturale, prima che politico. Un cambiamento partito dall’arte, dalla musica, dalla letteratura. “

 

Milo Manara, da “A figura intera”

 

 

 

 

 

Meduse

 

” Il bambino ama tutto del mare: ama i pesci di grande taglia, i tonni o i pescespada squaliformi, con il loro corpo muscoloso, le pinne dure, la coda forcuta, che i pescatori d’altura lasciano cadere in tonfi sordi dai ponti delle navi sul cemento del molo. Ma ama anche i piccoli cavallucci marini che popolano le acque basse con la loro coda prensile e il muso a forma di trombetta (il bambino li cattura in un secchiello, li osserva a lungo, poi li rimette in libertà), e ama perfino le meduse bluastre che la risacca porta a squagliarsi al sole della riva. Non le tocca, il bambino, le meduse urticanti, ma le ama nella loro gelatinosa inconsistenza, quando, svanendo, ritornano al mare disciolte in una bava di pianto. “

 

Antonio Scurati, da “Il bambino che sognava la fine del mondo”

 

 

 

 

 

 

Nelle azzurre sere d’estate

 

” Nelle azzurre sere d’estate, me ne andrò per i sentieri, / punzecchiato dalle spighe, a calpestare l’erba tenera: / trasognato, ne sentirò la frescura ai piedi. / Lascerò che il vento bagni la mia testa nuda. “

 

Arthur Rimbaud, “Senzazione”. Da “Poesie”

 

 

 

 

 

Fiori tra i capelli

 

” Karla si fermò per comprare dei fiori. Senza chiedere che glieli confezionassero, ne prese alcuni e li infilò tra i suoi capelli e quelli di Paulo. Era un gesto che, lungi dall’ apparire ridicolo, intendeva celebrare una piccola conquista della vita, proprio come i greci facevano millenni or sono con i vincitori e gli eroi, sostituendo l’oro con corone di lauro – anche se appassivano, i serti erano leggeri e non richiedevano una sorveglianza attenta. Molti giovani portavano fiori tra i capelli, e sembravano offrire al mondo una nuova speranza. Nell’aria si spandevano i suoni dei flauti di legno, dei violini, delle chitarre e delle cetre: era una colonna sonora che riempiva quelle stradine prive di marciapiedi e affollate di biciclette, come la maggior parte delle vie della città – lì, il tempo sembrava fluire con diverso ritmo, ora più lento ora più veloce. Paulo temeva che prevalesse quest’ ultimo, e il sogno finisse. Aveva la sensazione di non essere in una strada, bensì in un diorama fantastico nel quale i personaggi erano reali, parlavano in una varietà di lingue straniere e ammiravano la ragazza che camminava al suo fianco (…). Lungo le viuzze c’erano persone che offrivano incensi, braccialetti, casacche colorate, probabilmente confezionate in Perù o in Bolivia: Paulo avrebbe voluto comprare tutto perché ricambiavano i suoi sorrisi, e non si offendevano per i rifiuti né insistevano per proporre le loro mercanzie, come spesso accade nei negozi. Qualunque cosa avesse comprato, per loro avrebbe significato un’altra notte in paradiso – tuttavia era convinto che quei tizi fossero in grado di sopravvivere tranquillamente in questo mondo. “

 

Paulo Coelho, da “Hippie”

 

 

 

 

Il sé pensante

 

” Secondo me, tutti possediamo la stessa saggezza interiore che troviamo in Madre Natura. E’ la voce della saggezza di Buddha, o della coscienza di Cristo, che abita nel profondo di noi stessi. E’ tutta questione di escludere il rumore di fondo del nostro ego per poter ricevere i messaggi. Quando riusciamo a vedere oltre le distrazioni e a percepire con chiarezza la mente, ecco che la saggezza interiore ci guida verso l’azione più indicata in quel particolare momento. Se vedi con chiarezza te stesso, anche la strada diventerà chiara e avrai il potere di cambiare tutto ciò che si frappone tra te e il successo, la salute, la felicità. Tuttavia, i meccanismi della mente sono davvero misteriosi ed è difficile stabilire dove sia collocato il “sé pensante”. Spesso sembra che i pensieri emergano dal nulla, eppure plasmano la realtà del mondo in cui viviamo. Ogni cosa che l’umanità abbia mai creato è cominciata con un pensiero. I pensieri si traducono in parole e gesti, che a loro volta creano karma. Marco Aurelio, imperatore e filosofo romano, alludeva a questo quando disse: “La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri”. Ecco perché cerco di infondere allegria e umorismo nei miei pensieri, e in definitiva nelle mie parole: perché contribuiscano a illuminare la mia giornata. Gli amici mi hanno fatto notare che persino quando parlo di cose dolorose del mio passato, lo faccio con umorismo. Sai cosa si dice della comicità, vero? Che è la tragedia nel tempo. Io sono felice di essere arrivata al punto di riuscire a ridere della mia vita e di me stessa; rende i miei pensieri più indulgenti. E’ importante, perché i pensieri e il modo di pensare imprimono una direzione a ogni passo del nostro cammino. “

 

Tina Turner, da “Diventare felicità”

 

 

 

 

 

L’ oceano

 

“Era convinta che le grandi religioni del mondo esistenti fino a quel momento fossero nate prima che qualcuno avesse avuto la possibilità di crescere accanto all’oceano. Lei credeva nell’oceano. Jacaranda credeva che l’oceano fosse un gigantesco dio che la cullava, che si poteva convincere a vedere le cose come le vedeva lei e che poteva generare onde perfette. “Onde perfette, onde perfette, onde perfette,” ripeteva Jacaranda nei giorni di piatta. Nei giorni in cui c’erano grandi onde, in silenzio chinava il capo verso l’oceano e lo ringraziava. Parlava con l’acqua, la implorava di riscaldarsi. Quando il surf era rovente, tutto raggiungeva uno stato di gloria assoluta ed equilibrio perfetto tra il suo corpo, le onde e l’eternità. “Ragazzina, tu sei cresciuta in California,” le dicevano spesso, “non hai idea di cos’è la vita. Un giorno andrai a sbattere contro un muro di mattoni.” “Tipo?” chiedeva. “La neve?””

Eve Babitz, da “Sex & Rage”

 

 

 

 

 

 

La cocenza dell’ amore

 

” Era la primavera, secondo le favole antiche, la stagione de’ rinnovati o comincianti amori: e anche questa è leggenda. Gli uomini, più insaziabili delle bestie, non hanno più, e forse non hanno mai avuto, una sola stagione per la cocenza dell’amore. E semmai l’hanno trasferita all’incandescente estate: già l’antichissimo Esiodo aveva notato che nell’agosto son più lascive le donne. Ma tutti i mesi, per l’uomo, sono ugualmente propizi, tanto più che l’amore entusiasmo, l’amore passione, l’amore pazzia, ai quali si riferivano i poeti e i trattati di Eros, vanno velocemente scomparendo dagli animi e dai costumi dei nostri popoli inciviliti fino all’imbecillità e oltre. “

 

Giovanni Papini, da “La spia del mondo”

 

 

 

 

 

Un’ infinita varietà di blu

 

” Dal cielo al mare, era un’infinita varietà di blu. Per il turista, quello che viene dal nord, dall’est o dall’ovest, il blu è sempre blu. Solo dopo, quando ci si sofferma a guardare il cielo e il mare, ad accarezzare con gli occhi il paesaggio, se ne scoprono altre tonalità: il blu grigio, il blu notte e il blu mare, il blu scuro, il blu lavanda. O il blu melanzana, nelle sere di temporale. Il blu verde. Il blu rame del tramonto, prima del mistral. O quel blu così pallido, quasi bianco. “

 

Jean-Claude Izzo, da “Chourmo. Il cuore di Marsiglia”