Gabrielle “Coco” versus Elsa

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” (…) la competizione con l’ Altra si consuma nello stesso quartiere, negli stessi locali, spesso sulle pagine delle stesse riviste, “Vogue” e “Harper’s Bazaar” in testa. Ma anche su “Femina” e “Minerva” i titoli dedicati alle due sono partite di ping-pong, così se “Chanel lancia uno splendido vestito in jersey verde scuro”, “Schiaparelli crea un abito di ciniglia rossa per la sera”; a “una creazione di Chanel per la sera con la fodera di satin bianco ricoperto di una cascata ricamata in perle”, Schiaparelli risponde con colori accesi come il blu pervinca, il blu lavanda, il verde lattuga, uno sfrontato arancione. Chanel, sacerdotessa della semplicità, disegna abiti da sera blu elettrico, lontani dal consueto monocromatismo del beige, dei neri, dei bianchi e ci aggiunge perle, paillettes, frange, ricami. “La collezione di Elsa Schiaparelli basta a mettere in crisi il vocabolario” scrivono i giornali. Elsa non fa molto per essere simpatica alle giornaliste, ma sa costruire la sua immagine, anche se non ama “essere costretta ad assumere il ruolo di enfant terrible dell’ alta moda francese, per distinguersi dai suoi colleghi che, a eccezione di Chanel, sono reticenti e controllati nei contatti con la stampa”. (…) Ormai il conflitto è di dominio pubblico e si trasferisce su ogni sfilata, per Schiaparelli una complessa mise-en-scene di corpi in movimento, per Chanel un’ ordinata sequenza di abiti e “modelle che incedono a testa alta, spalle indietro, fianchi in avanti, una mano in tasca e l’ altra che tiene un cartoncino con il numero del modello”. Durata massima: trenta minuti. “

 

Paola Calvetti, da “Le Rivali. Dieci donne di talento che hanno cambiato la storia”

 

 

 

 

 

Foto: Coco Chanel posa in piedi via Chariserin from Flickr, CC BY 2.0 , Elsa Schiaparelli posa in piedi via Kristine from Flickr, CC BY-NC 2.0 , Coco Chanel mezzobusto by Justine Picardie, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons, Elsa Schiaparelli mezzobusto via Kristine from Flickr, CC BY-NC 2.0

 

 

Acqua

 

” Una paziente attesa non ti si addice. Vedo che nella tua personalità c’è molta acqua. L’acqua non aspetta mai. Cambia forma e scorre attorno alle cose, trovando sentieri segreti a cui nessun altro ha pensato: un pertugio nel tetto o un piccolo buco in fondo a una scatola. Senza alcun dubbio è il più versatile dei cinque elementi. Può dilavare la terra, spegnere il fuoco, far arrugginire un pezzo di metallo e consumarlo. Persino il legno, che è il suo complemento naturale, non può sopravvivere se non viene nutrito dall’acqua. “

 

Arthur Golden, da “Memorie di una Geisha”

 

 

 

 

 

Margherita e la magia al chiar di luna

 

” In quanto a Margherita, essa mandò un fischio acuto e, cavalcando la spazzola che l’ aveva seguita al volo, si portò al disopra del fiume sulla riva opposta. L’ ombra della collina di creta non arrivava fin lì, e tutta la riva era inondata dal chiaro di luna. Non appena essa toccò l’erba umida, la musica sotto i salici si fece più forte e volò su più allegro il fascio di scintille dal falò. Sotto i rami dei salici, costellati di teneri, soffici amenti, visibili sotto la luna, sedevano in due file certe rane dal grosso muso e, gonfiandosi come fossero di gomma, suonavano su pifferi di legno una marcia brillante. Pezzetti di legno putrido fosforescenti, appesi ai ramoscelli di salice davanti alle suonatrici, illuminavano gli spartiti, sui musi delle rane guizzava la luce irrequieta del falò. La marcia era eseguita in onore di Margherita. L’ accoglienza che le fu tributata non avrebbe potuto essere più trionfale. Le diafane ondine interruppero la loro carola sopra il fiume per salutare Margherita agitando delle alghe, e sopra la deserta sponda verdastra risonarono gemebondi, udibili da lontano, i loro auguri di benvenuto. Streghe ignude, balzate fuori di dietro ai salici, si disposero in fila e cominciarono a fare riverenze e a strisciare inchini di corte. Un essere dal piede caprino accorse, si precipitò a baciarle la mano, stese sull’ erba un drappo di seta, s’ informò se la regina aveva fatto un buon bagno e l’ invitò a sdraiarsi e a riposare. La qual cosa Margherita fece. “

 

Michail Bulgakov, da “Il Maestro e Margherita”

 

 

 

 

 

Solomeo

 

” Poco dopo la notte la luce bianca che accompagna l’aurora si diffonde per le strade e lambisce le case di Solomeo accarezzandole. Dalla valle spira un vento leggero che spinge su verso l’antica rocca i profumi della campagna, profumi che aspiro a pieni polmoni come se fossero la vita stessa. Amo passeggiare in questa luce, che favorisce le idee più serene e pure, quando la natura e gli uomini ancora dormono, e tutto sembra un immenso giardino. In queste ore, prima che la porta della vita si spalanchi sulle urgenze degli affari di un industriale, sui molteplici viaggi, sull’imprevedibile serie di incontri con persone che vogliono offrire o vogliono avere, (…) in queste piccole ore sono gratificato dal pensare in quiete vagando per questo borgo dello spirito, del mio spirito, dove ogni pietra, ogni albero, ogni rosa fragrante mi richiama alla mente questo o quel ricordo pieno di tenerezza, nel quale mi riconosco. Di tutte le cose di Solomeo, due hanno radici nel cuore come fiori di piante sempreverdi: il castello, dove nacque tutto, e il teatro, simbolo centrale di quanto è stato e sarà fatto. Lo studiolo del castello, decorato con antiche pitture, con le piccole finestre che guardano il borgo e tutta la valle di Solomeo, è il luogo dei ricordi e delle idee. Stimo le idee, perché le ritengo comunque più importanti delle cose che producono. La mia passeggiata termina sempre lì, in quel luogo magico dove la memoria, la concentrazione e uno stupore eternamente giovane agiscono insieme sul mio animo come uno stimolo vitalizzante. Solo lì posso abbandonarmi in pieno ai ricordi. “

 

Brunello Cucinelli, da “Il sogno di Solomeo. La mia vita e l’ idea del capitalismo umanistico”

 

 

 

 

 

Storie

 

” Cercare storie. Inventarle o scoprirle. Riconoscerle e intuirne la presenza dietro i loro assurdi nascondigli. Stanarle da una scena di vita quotidiana, un racconto, un episodio di cronaca, una testimonianza, un romanzo, un fatto storico, persino da un gesto, un ricordo, un volto, un dettaglio, un’immagine, un profumo. Catturare storie e portarsele dietro per anni, pensandole e ripensandole. Elaborarle, macerarle e riviverle infinite volte. Amarle. Sognare di farne dei film ma, ed ecco il punto, prima che il sogno fallisca, abbandonarle in un cassetto. Per sempre…Questo è in realtà il mestiere del regista cinematografico, oggi. E sarebbe davvero la professione più bella del creato se la sua perfezione non venisse ciclicamente deturpata da quegli irragionevoli incidenti che finiscono talvolta con il condannare una storia ad assumere le sembianze di un film. Per fortuna sono soltanto rare eccezioni nella vita di un uomo di cinema, anomalie insensate e stravaganti, niente di più. La regola aurea del cineasta è nella quiete dei cassetti, non nel caos di un set. “

 

Giuseppe Tornatore, da “Diario Inconsapevole”

 

 

 

 

Kairos

 

” Ci viene insegnato che nella lingua araba classica una radice comune lega tappeto e farfalla e certo non soltanto per la fascinazione dei colori. Il tessere e l’annodare alludono di per sé alle vicende ordite per gli uomini da invisibili mani. E si sa come il vocabolo greco che indica l’attimo senza ritorno, da cogliere come un fiore miracoloso − kairos – sia usato per definire un altro indefinibile: la momentanea, lampeggiante fissura tra l’ordito e la trama in cui la spola penetra fulmineamente, come la lama mortale tra i due pezzi di un’armatura. “

 

Cristina Campo, da “Il flauto e il tappeto”

 

 

 

 

 

Primavera…è la tua voce

 

” Scioglie il suo nastro azzurro primavera | nuovamente nell’aria. | Dolci, noti profumi, | rigano di presagi la campagna. | Trasognate viole | chiedono di sbocciare. – | Ascolta: un tocco d’arpa, chissà dove! | Primavera, sei giunta! È la tua voce! “

 

Eduard Mörike, da “E’ la sua voce”, Poesie, XIX sec.

 

 

 

Immagine: John William Waterhouse, “Windflowers”, 1902

 

Primavera in città

 

” Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra su cui si accalcavano, per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse, per quanto estirpassero qualsiasi filo d’erba che riusciva a spuntare, per quanto esalassero fiumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, – la primavera era primavera anche in città. Il sole scaldava, l’erba, riprendendo vita, cresceva e rinverdiva ovunque non fosse strappata, non solo nelle aiuole dei viali, ma anche fra le lastre di pietra, e betulle, pioppi, ciliegi selvatici schiudevano le loro foglie vischiose e profumate, i tigli gonfiavano i germogli fino a farli scoppiare; le cornacchie, i passeri e i colombi con la festosità della primavera già preparavano nidi, e le mosche ronzavano vicino ai muri, scaldate dal sole. “

 

Lev Nikolàevič Tolstòj, da “Resurrezione”

 

 

 

 

Aubazine

 

” Certi dettagli di Aubazine sarebbero rimasti con noi per sempre. Il bisogno d’ordine. L’ amore per la semplicità e il profumo di pulito. Uno spiccato senso del pudore. L’ attenzione per la cura artigianale, le cuciture impeccabili. La serenità del contrasto tra bianco e nero. Le stoffe ruvide, sgualcite, dei contadini e degli orfani. I rosari che le suore portavano legati in vita come catene. I mosaici nel corridoio, ricchi di simboli mistici come stelle e mezzelune, destinati a riapparire come bijoux de diamants su collane, bracciali e spille. I simboli che si ripetevano sui vetri istoriati, le “C” intrecciate che sarebbero diventate sinonimo di lusso e prestigio. Lo stesso monastero, così vecchio, vasto e vuoto, che ci aveva lasciato lo spazio per immaginare, per lasciar schiudere le possibilità. Per tutti quegli anni in rue Cambon, a Deauville, a Biarritz, la gente pensava di comprare Chanel, eleganza, sofisticati modelli parigini. In realtà quello che compravano erano gli ornamenti della nostra infanzia, i ricordi delle suore che ci avevano educate, dell’ abbazia che ci aveva protette. Un’ illusione di ricchezza germogliata dagli stracci del nostro passato. “

 

Judithe Little, da “Le Sorelle Chanel”

 

 

 

 

 

La moda

 

” Che cos’è per voi la moda? Strumento di seduzione, espressione di vanità, voglia di giocare o di trasformarvi, talvolta anche di nascondervi dietro una maschera…Di certo l’ abito rappresenta la massima espressione di uno status, di linguaggio del corpo, di narcisismo, esibizionismo o insicurezza, parla di noi e dei nostri desideri. E’ il biglietto da visita che offriamo al mondo e, lo si voglia o no,  è parte integrante della nostra vita, persino di quella di chi considera la moda con indifferenza, sopponenza o disprezzo. (…) La vera moda è eccessiva, geniale, carismatica, ironica, sempre capace di reinventarsi, in bilico tra sogno e realtà, sontuosa o minimale, nera o caleidoscopica, specchio dei tempi e vintage, un mix originale capace di accendere desideri impensabili. Un prisma misterioso e onirico che scompone la luce in una miriade di colori. “

 

Mariella Milani, da “Fashion Confidential”