San Valentino, Festa degli Innamorati: la malia del colpo di fulmine

 

Come se si potesse scegliere in amore,
come se non fosse un fulmine
che ti spezza le ossa
e ti lascia lungo disteso
in mezzo al cortile.
(Julio Cortázar)

Chi non è mai stato travolto da un amore a prima vista? Chi non ha mai provato l’ebbrezza di un incontro che, tempo una manciata di secondi, ha sconvolto la  sua vita e cambiato la sua concezione del mondo? Sono sensazioni che non si provano spesso, e proprio per questo rimangono ancorate nell’anima. Anche perchè, in quel momento, proviamo un benessere istantaneo e totale. Ma è solo voglia di romanticismo, una semplice illusione o qualcosa che coinvolge concretamente, e in modo simultaneo, la mente, il corpo e il cuore? La risposta corretta è la seconda. Ebbene sì: gli scienziati hanno evidenziato il ruolo fondamentale giocato dalla neurochimica in questo tipo di situazioni. Bisogna partire da una premessa. L’amore, nel nostro cervello, scatena un prodigioso cocktail di emozioni. Ad attivarsi sono sostanze chimiche e neurotrasmettitori come la dopamina, l’adrenalina, l’ossicitina e la serotonina, ormoni che regalano un immediato senso di beatitudine, piacere ed energia. Grazie a loro, in breve, l’euforia sale alle stelle. Che cosa succede, però, durante un colpo di fulmine?

 

 

L’incontro che fa sbocciare un amore a prima vista coinvolge l’amigdala, un agglomerato di nuclei nervosi situato nel lobo temporale del cervello, la “centralina” adibita a gestire e memorizzare le emozioni oltre che ad innescare la reazione “fight or flight” (attacco o fuga) di fronte a qualsiasi allarme. L’amigdala stimola risposte fisiologiche istantanee: durante un colpo di fulmine, ad esempio, accelera la frequenza cardiaca e il ritmo del respiro. Ed è proprio l’amigdala la responsabile della nota sensazione di “farfalle nello stomaco” che avvertiamo quando incontriamo una persona speciale. In quel mentre, il cervello rilascia dosi massicce di dopamina, noradrenalina (detta “ormone dell’amore”, un potente eccitante) e adrenalina. Il risultato? Emozioni intense che danno origine a una sintonia e un’attrazione immediate. Quindi l’amore è solo questione di chimica? Assolutamente no. Scopriamo subito il perchè.

 

 

Diciamo che, durante il colpo di fulmine, scatta un click particolare. E’ una scossa elettrica scaturita innanzitutto dall’inconscio, che porta a farci individuare in quella persona, senza rendercene conto, dettagli familiari (possono essere un profumo, un modo di fare o di muoversi, lo sguardo, le cose che dice), qualcosa che abbiamo già sperimentato e ci è rimasto impresso indelebilmente. C’è l’attrazione fisica, d’accordo, ma non è prioritaria. Contano di più i bisogni e i desideri interiori che proiettiamo sulla persona che abbiamo di fronte, le affinità che ci accomunano, il senso di similarità percepito che si alterna a quello di complementarietà. Parlare del rapporto con la figura paterna o materna renderebbe questo articolo una dissertazione, perciò, anche se si tratta di un elemento importante da prendere in considerazione, per il momento è meglio non addentrarsi in tortuosi sentieri psicanalitici.

 

 

Quel che è certo, è che nell’attimo dell’innamoramento proviamo un entusiasmo contagioso: il colpo di fulmine ci fa star bene. Siamo convinti di aver trovato la persona del cuore, l’“altra metà della mela”, di impersonare gli eletti che un destino fatato ha fatto incontrare. Questo concetto, in psicologia chiamato I-sharing, è stato introdotto nei primi anni del 2000. L’I-sharing indica la sensazione immediata e profonda  che ci porta a pensare di condividere, in quel preciso istante, la realtà delle persona appena incontrata. Ci sentiamo un tutt’uno con lei, percepiamo che la nostra “singletudine” sia terminata; scatta una connessione romantica subitanea.

 

 

Potremmo definirlo il momento in cui Cupido scocca la sua freccia dorata: il putto munito di arco e frecce, dio dell’amore e del desiderio, soleva infatti scatenare colpi di fumine con le sue frecce d’oro dalla punta a forma di cuore,  mentre utilizzava quelle di piombo per suscitare odio.  Nella mitologia greca, Cupido era il figlio di Afrodite (Venere) e di Ares (Marte). I greci sostenevano che l’amore fosse in balia di Eros, Cupido per i romani, ed Eros era visto come una forza impetuosa e incontrollabile capace di suscitare il caos nella vita dei comuni mortali. Ecco perchè l’amore, ma ancor più il colpo di fulmine, viene spesso considerato “cieco” e “irrazionale”: sarà irrazionale quanto vogliamo, ma l’euforia che ci dona è pura gioia interiore.

 

 

Non è un caso che l’amore a prima vista sia stato immortalato in una celebre opera che Guercino realizzò nel 1633: in “Venere, Cupido e Marte“, custodita nella Galleria Estense di Modena, la dea della bellezza fissa intensamente lo spettatore e fa cenno a Cupido di trafiggerlo con una delle sue frecce: chi osserva il quadro, se Cupido centrerà il bersaglio, cadrà immediamente preda della malia del colpo di fulmine.

 

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Are you ready for Valentine’s Day?

 

Non ami qualcuno per il suo aspetto, i suoi vestiti o per la sua macchina da sogno, ma perché canta una canzone che solo tu puoi sentire.
(Oscar Wilde)

Prepararsi per San Valentino: una serie di gesti che racchiude tutto un mood. Pensare ai fiori, ai regali, ai pasti e alle bevande, agli abiti da indossare, sono azioni finalizzate a rendere il giorno più romantico dell’anno ancora più speciale. A fare da fil rouge sono colori come il rosso, un classico della Festa degli Innamorati, ma anche il rosa: perchè rappresenta la dolcezza, i sentimenti duraturi, l’ammirazione. Ed è complementare al travolgente, infuocato, impetuoso rosso passione. Buona vigilia del 14 Febbraio con la nuova photostory di MyVALIUM.

 

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Le prussiane, i biscotti a forma di cuore perfetti per San Valentino

 

Se il simbolo di San Valentino è un cuore, perchè non accendere i riflettori sui biscotti a forma di cuore più conosciuti al mondo? In Francia e nei paesi anglosassoni li chiamano “palmiers”, ma nel Regno Unito e negli USA sono anche noti come “little hearts” e “butterflies”. In Spagna e America Latina li hanno battezzati “palmeritas”, a parte la Colombia dove sono i “mariposas”. In Grecia portano il nome di “gyalákia” (piccoli occhiali), e non è un caso che in Catalogna siano detti “ulleres” (occhiali). In Cina li conoscono come 蝴蝶酥(paste a farfalla), in Svizzera sono i “prussiens” o “cœur de France”. In Germania e Scozia non hanno optato per nomi troppo romantici, denominandoli rispettivamente “Schweineohren” e “pig’s lugs” (orecchie di maiale). E in Italia? In Italia questi cuori di pasta sfoglia prendono il nome di “prussiane”, forse in riferimento alle decorazioni presenti sulle uniformi dei militari prussiani nell’Ottocento. Alcuni, tuttavia, preferiscono paragonarli a dei ventagli piuttosto che a dei cuori

 

 

La preparazione

Prepararli non è troppo difficile, servono solo tre ingredienti: pasta sfoglia, acqua e zucchero in abbondanza. Ecco come si procede. Dopo aver cosparso completamente di zucchero un rotolo rettangolare di pasta sfoglia, lo si arrotola alle estremità per formare due tubicini che, incontrandosi al centro, vengono uniti tra loro in una coppia di spirali. Poi si taglia il tutto in diverse parti per separare i singoli biscotti, e li si cuoce in forno. Una volta infornati, i biscotti si sviluppano in larghezza dando vita al noto aspetto a cuore. Nel frattempo, il calore elevato fa sì che lo zucchero sia sottoposto a un processo di caramelizzazione che rende i dolcetti superbamente croccanti. E’ possibile creare differenti varianti delle prussiane, magari aggiungendo del cacao o un po’ di cannella: in questi casi, basta aggiungere il cacao o la cannella in polvere allo zucchero spennellato sul rotolo di pasta sfoglia.

 

 

San Valentino e la delizia delle prussiane

La forma a cuore rende le prussiane un dolce perfetto per San Valentino. E se volete impreziosirle con un dettaglio a tema, è sufficiente che le decoriate con un tripudio di zuccherini a cuoricino rossi, oppure rossi e rosa. Per un tocco goloso in più, vi consiglio di intingere i biscotti nel cioccolato fuso: saranno una delizia di San Valentino che difficilmente potrete dimenticare.

 

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La via del cuore

 

Come una candela ne accende un’altra e così si trovano accese migliaia di candele, così un cuore ne accende un altro e così si accendono migliaia di cuori.
                                                                  (Lev Tolstoj)

Oggi è San Valentino: è lecito vedere cuori ovunque e seguire la via del cuore. Perchè è proprio il cuore, da sempre, ad indicarci la strada per la felicità. E noi lo celebriamo con questa nuova photostory, il racconto per immagini che dedichiamo al giorno della Festa degli Innamorati.

 

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Baci, Sospiri e voluttà: i dolci di San Valentino della tradizione italiana

 

In Italia non esistono dolci tipici associati alla ricorrenza di San Valentino, ma sono molti i prodotti di pasticceria che, in un modo o nell’altro, rimandano all’amore. A volte solo per il nome, o grazie a un aspetto che rievoca i simboli della voluttà. Questi dolci, preparati dal Nord al Sud dello Stivale, sono sempre stati reputati un regalo perfetto per dichiararsi alla persona amata. Per risalire alle loro origini, bisogna andare a ritroso nel tempo: la data di nascita di alcuni di essi si colloca nientemeno che tra il XV e il XVI secolo. Andiamo subito a scoprire i più rappresentativi.

 

I Baci di Dama

 

Sono originari di Tortona, in provincia di Alessandria, dove vennero preparati per la prima volta nel XIX secolo. Hanno un nome romantico di cui non si conosce la storia; quel che è certo, è che possono essere considerati una vera e propria eccellenza pasticcera. La loro forma sferica e la farcitura al cioccolato li rendono inconfondibili. Prepararli è molto semplice. La ricetta dei Baci di Dama  include ingredienti come il burro, lo zucchero, le nocciole, la farina e il cioccolato fondente.

 

I Baci di Giulietta e Romeo

 

Provengono da Verona, la città della sfortunata coppia che ispirò la tragedia (“Romeo e Giulietta”, appunto) di William Shakespeare. E con Romeo e Giulietta, questi squisiti biscotti condividono il nome; ideati dal pasticcere veronese Enzo Perlini nel 1950, li caratterizza un “impasto meringa” con farina di mandorle e nocciole e una farcitura di ganache al cioccolato bianco o fondente. Nei biscotti di Romeo viene aggiunto del cacao, mentre quelli di Giulietta deliziano il palato grazie al cocco. La tradizione vuole che, a San Valentino, le donne regalino i  Baci di Romeo (al cioccolato fondente) e gli uomini i Baci di Giulietta (bianchi) ai propri partner.

 

I Baci di Assisi

 

A metà tra biscotti e pasticcini, sono tipici di Assisi, città natale di San Francesco. Hanno una forma tondeggiante, la consistenza soffice della pasta di mandorle. E le mandorle, stavolta sotto forma di fette sottilissime, li ricoprono completamente. Il sapore dei Baci è irresistibile: non è un caso che ne esistano molteplici varianti. I dolcetti storici, tuttavia, sono composti di farina, uova, lievito, burro, zucchero e mandorle, rigorosamente tritate e a fette.

 

I maritozzi

 

Anche Roma ha i suoi dolci della tradizione amorosa. Uno di questi è il maritozzo, che le ragazze, in tempo di Quaresima, solevano regalare ai loro promessi sposi. Quei maritozzi, senza panna ma ricchi di uvetta, canditi e pinoli, contenevano anelli o minuscoli monili d’oro nell’impasto: oggetti dalla forte valenza simbolica che si associavano a un amore destinato ad essere coronato dal matrimonio. Secondo una leggenda, le giovani donne donavano i maritozzi che loro stesse preparavano all’uomo più attraente della comunità. Costui avrebbe poi impalmato la “pasticcera” più brava.

 

I Sospiri

 

Un nome che è tutto un programma, rimanda alle dolci (in tutti i sensi) tribolazioni amorose. Creati a Bisceglie, in Puglia, vantano una storia romantica che si dirama in due differenti versioni: secondo la prima, furono ideati dalle monache in occasione del matrimonio tra Lucrezia Borgia e il Conte di Conversano. Poichè le nozze non furono mai celebrate, le religiose si inventarono questi dolcetti per alleviare l’uggia degli invitati durante l’interminabile attesa degli sposi. Quando vennero serviti, il sorriso tornò a splendere sul volto di tutti: la pasta soffice, la farcitura di crema e la copertura di glassa rendono i Sospiri invitanti al solo sguardo. Ma fu soprattutto la forma a togliere il fiato ai presenti; i Sospiri rievocano inequivocabilmente il seno di una donna. La seconda versione dell’origine dei dolcetti ha per protagonista un giovane pasticcere. Pare che, quando venne abbandonato dalla donna che amava, tra lacrime e sospiri preparò questi pasticcini ispirandosi al suo seno. Dei Sospiri esiste anche una variante senza glassa, curiosamente battezzata “tette delle monache”.

Foto via Pexels, Pixabay e Unsplash.

Foto del maritozzo di Andy Li, CC0, da Wikimedia Commons

 

San Valentino e i proverbi tra Inverno e Primavera

 

Anche San Valentino ha i suoi proverbi, lo sapevate? No, non sto parlando dell’amore, ma proprio del 14 Febbraio, la Festa degli Innamorati. Che ovviamente la saggezza popolare associa ai primi indizi che segnano il passaggio tra l’Inverno e la Primavera. A metà Febbraio le giornate sono più lunghe, il sole tramonta solo dopo le 17; le temperature si intiepidiscono e gli uccelli ricominciano a cantare sotto il cielo stellato. La Primavera fa capolino: sparge le sue tracce qua e là, e sono tracce che non sfuggono alla popolazione agreste. Chi è abituato a vivere a contatto con la natura, infatti, sa cogliere ogni minimo segnale dei suoi mutamenti.

 

 

Per San Valentino la lodola fa il nido.

 

 

Per San Valentino la Primavera sta vicino.

 

 

Per San Valentino mezzo pane e mezzo vino.

 

 

Per San Valentino fiorisce lo spino.

 

 

Per San Valentino tutti i venti vanno in marino.

 

Foto: Allison Saeng e Mel Poole via Unsplash

 

Rose rosse a San Valentino

 

Il mio bacio ha il fiato delle rose rosse,
petalo che si scioglie sulla bocca.
(Sergej Esenin)

 

Se pensiamo ai simboli di San Valentino, quelli che ci vengono in mente per primi sono il cuore e le rose rosse. Già, ma perchè le rose, e perchè proprio le rose rosse? Il motivo affonda le sue radici nella notte dei tempi. La rosa rossa era il fiore prediletto da Venere, per i Greci Afrodite, la dea della bellezza, della fecondità, dell’amore e della potenza dell’eros. Già in epoche antichissime, quindi, la rosa rossa veniva associata agli innamorati e considerata un loro emblema. Ma il fiore tanto amato dalla dea, molti secoli dopo, entra anche a far parte di una leggenda che ha come protagonista San Valentino. Si narra che, mentre il Santo era impegnato nella cura del suo giardino, udì una coppia litigare furiosamente. Questo fatto lo colpì a tal punto che decise di intervenire: colse una rosa rossa e la posò tra le mani dei due innamorati, stando molto attento affinchè non fossero punti dalle sue spine. I fidanzati smisero immediatamente di bisticciare e pregarono San Valentino di benedire la loro coppia. Da allora, vissero in armonia per tutta la vita.

 

 

Il galateo dei fiori prevede per le rose delle regole ben precise; a seconda del loro colore e del numero compreso nel bouquet, infatti, trasmettono un messaggio completamente diverso. Cominciamo col dire che la rosa rossa rappresenta l’amore romantico e la passione.  Innanzitutto, il numero di rose che compone il bouquet dev’essere rigorosamente dispari. Esiste un’eccezione: il mazzo di dodici rose è perfetto così com’è, dato che ognuna è l’emblema di un mese dell’anno e svela il desiderio di passare il resto della vita insieme. Il linguaggio dei fiori stabilisce poi che regalare un’unica rosa rossa (ma priva di spine) indica un colpo di fulmine, e scongiura l’eventualità di spezzare il cuore.  Donare tre rose è un modo per comunicare il proprio amore, mentre un mazzo di cinque denota un amore all’apice della sua intensità. Sette rose sono un simbolo di possesso, dicono “ti voglio tutt* per me”. Nove rose rappresentano una coppia che basta a se stessa, dichiarano “io e te siamo il mondo intero”, undici sottolineano l’amabilità del partner. Dopo un litigio, si regalano quindici rose rosse per chiedere perdono; trentatré rose o, ancor meglio, centouno, significano che l’amore è ben saldo e rimarrà eterno.

 

 

E chi sceglie di trasmettere un messaggio pur senza buttarsi a capofitto in una relazione amorosa, quali possibilità ha? Può senza dubbio optare per rose in colori diversi dal rosso. Ad esempio, la rosa bianca simboleggia l’amore platonico; la rosa gialla la volontà di tramutare un’amicizia in amore, oppure rappresenta la gelosia; la rosa blu è un invito a scoprire il messaggio che si cela dietro il suo dono, la rosa rosa esprime ammirazione, omaggia il fascino di qualcuno. E voi, avete già pensato alle rose che vi piacerebbe ricevere o regalare a San Valentino?

 

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Un San Valentino in total red

Balmain

Quale colore per San Valentino, se non il rosso? Rosso come il simbolo del cuore, come le rose che si regalano alla propria innamorata…A proposito di rose rosse, vi anticipo che ritorneremo sull’argomento proprio il 14 Febbraio. Intanto concentriamoci sul look, rigorosamente all’insegna del rosso passione. E se l’anno scorso la moda decretava il predominio del cuore, sia sotto forma di dettagli che di elementi ornamentali, stavolta le rose trionfano. Basti pensare alle rose in vernice, tridimensionali, disseminate su uno spolverino di Balmain, un capo già incluso tra i più iconici della Primavera Estate 2024. Oppure alle rose ricamate, tra ruche e drappeggi, su una serie di abiti impalpabili griffati Cecilie Bahnsen. Ma gli esempi non finiscono qui. I look, però, è molto meglio ammirarli piuttosto che descriverli: è il momento di lasciar spazio alla gallery, un omaggio e al tempo stesso un preludio al San Valentino in total red di VALIUM.

 

Lebor Gabala

Cecilie Bahnsen

Son Jung Wan

Cherry Massia

Comme des Garçons

Simone Rocha

Alberta Ferretti

Zimmermann

Elie Saab

Christopher Erber

Rick Owens

Habey Club

Hermès

Peter Do

 

Buon San Valentino

 

Non sia mai ch’io ponga impedimenti
all’unione di anime fedeli; Amore non è Amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l’altro s’allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

(William Shakespeare, “Sonetto 116”)

 

 

 

San Valentino

 

“Eppure, per una di quelle intuizioni dell’animo, apparentemente assurde, che magari al momento non ci si bada ma rimangono dentro, per poi ridestarsi a distanza di mesi e di anni, quando il meccanismo del destino scatterà, Antonio ebbe un presentimento: come se quell’incontro avesse importanza nella sua vita, come se il coincidere rapidissimo degli sguardi avesse stabilito fra loro due un legame che non si sarebbe spezzato mai più, a loro stessa insaputa. Già in passato, più di una volta, aveva constatato l’incredibile potenza dell’amore, capace di riannodare, con infinita sagacia e pazienza, attraverso vertiginose catene di apparenti casi, due sottilissimi fili che si erano persi nella confusione della vita, da un capo all’altro del mondo…”

Dino Buzzati, da “Un amore”

 

Buon San Valentino! Ve lo auguro con un brano tratto dal libro-capolavoro “Un amore” di Dino Buzzati e con una serie di immagini in cui il cuore – rappresentato in svariate versioni – fa da leitmotiv. Come disse Antonio Machado, “il cuore è la regione dell’ inatteso”: un concetto che lo associa all’ amore da sempre e che calza a pennello, peraltro, con la trama del romanzo di Buzzati (chi l’ha letto, mi capirà al volo). In un mondo dove dilaga l’ usa e getta dei sentimenti, celebrare l’ amore “puro” (inteso cioè nella sua quintessenza) è confortante. Viva l’ amore, dunque, e soprattutto viva il cuore: perchè se nasce dal cuore, qualsiasi cosa possiede un valore aggiunto.